Autotune o non Autotune: questo è il problema!

Da quando l'informatica è entrata prepotentemente negli studi di registrazione e, in alcuni casi, an...

Il concorsone del Ministero degli Esteri, grandi cifre e grandi gaffe

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Autotune o non Autotune: questo è il problema!
Gennaio 17
Da quando l'informatica è entrata prepotentemente negli studi di registrazione e, in alcuni casi, anche nelle esibizioni live, vi è stata sempre una grande polemica sull'uso di softwares, come Autoune, in grado di modificare, distorcere e correggere i Pitches delle voci. Questi programmi sono il male assoluto per molti critici, perché li ritengono responsabili di togliere alle interpretazioni la naturalezza, non permettendo al pubblico di cogliere quelle emozioni che solo una voce "non mascherata" può trasmettere. Sebbene l'Autotune abbia debuttato ufficialmente con la canzone "Belive" di Cher, solo da qualche anno è esplosa la mania di servirsi di questo strumento e di altri programmi simili in grado di manipolare voci, tonalità e tempo.Spesso gli artisti hanno dovuto piegarsi alla volontà delle case discografiche ed usare questa nuova tecnologia che, sicuramente, rende più agevole l'iter della registrazione e pubblicazione di un disco. Sotto i riflettori sono finiti molti artisti sui quali viene puntato il dito perché ritenuti non capaci di cantare e di essere soltanto un "prodotto fittizio" del business.Ma siamo sicuri che prima non si usavano, almeno in sala di incisione, "trucchi" per ottenere effetti strani?Faccio solo un esempio: "Tomorrow never knows" dei Beatles. Molti sanno che essa è la traccia finale dell'album Revolver, ma pochi sanno che Lennon, voleva che la sua voce avesse un effetto strano, "come quella del Dalai Lama mentre cantilenava dalla montagna più alta", così i tecnici di Abbey Road, per accontentarlo, immisero la sua traccia vocale nel Leslie Speaker.Nessuno, all'epoca, ebbe da ridire, mentre oggi tutti criticano l'Autotune, tanto che nell'occhio del ciclone è finito anche Paul McCartney, colpevole di averlo utilizzato nel suo ultimissimo brano "Get Enough". Ma come? Qualcuno inizierà a chiedersi se l'ex Beatle sia diventato terrapiattista o se c'è davvero qualcosa di buono dietro questa nuova frontiera tecnologica.Innanzitutto, se si è completamente stonati questo marchingegno non trasformerà la propria voce in quella di Freddie Mercury, ma metterà in mostra maggiormente le imperfezioni vocali. È uno strumento usato per correggere piccole défaillance, dovute allo sforzo vocale a cui sono soggetti i cantanti, o per dare un particolare effetto vocale, come fecero i Gemelli Diversi a Sanremo cantando "Vivi un miracolo".Una cosa è sicura, le polemiche si placheranno solamente all'arrivo di nuovi software che faranno rimpiangere il "vecchio" Autotune.   foto libera presa da:   https://pixabay.com/it/cantante-musica-dal-vivo-canto-3548070/
Il concorsone del Ministero degli Esteri, grandi cifre e grandi gaffe
Gennaio 16
Circa trentamila italiani si preparano al “concorsone” indetto dal Ministero degli Esteri. Dal 14 gennaio, alla Nuova Fiera di Roma, sono iniziate le prove preselettive. L’obiettivo? Riuscire a far parte dei 221 funzionari del Ministero degli Esteri, di cui 177 per amministrativo contabili e consolari e 44 per l'area della promozione culturale. Se vi sembrano pochi, considerate anche che buona parte di questi posti sono riservati a chi lavora già all’interno del Ministero. Insomma, l’ennesima sfida italiana all’ultimo sangue per il “posto fisso”… e che posto! Il bando pubblicato sul sito del Ministero degli Esteri lo scorso luglio ha subito stuzzicato l’appetito di quanti, talvolta laureati o plurilaureati, sono ancora alla ricerca di un loro posto nel mondo, e possibilmente nel proprio Paese.    Gli iscritti, divisi per gruppi secondo l’ordine alfabetico, sosterranno una prova di cinquanta minuti per rispondere a settanta quesiti di varia natura. Per i quindicimila che concorrono ai 44 posti per l’area della promozione culturale, ci saranno domande su patrimonio culturale italiano; lingua inglese; elementi di diritto amministrativo; elementi di contabilità dello Stato; elementi di economia e gestione delle imprese culturali. Per gli altri quattordicimila che concorrono per l’amministrativo contabili e consolari, invece, i quesiti verteranno su diritto civile e internazionale privato; diritto consolare; diritto amministrativo; contabilità dello Stato e lingua inglese.     Negli ultimi giorni, alcune trasmissioni televisive e alcuni notiziari hanno parlato del concorsone. Perché è un’opportunità importante che lascia parlare di sé, certo, ma anche perché – ci duole dire “come al solito” – la cattiva organizzazione e gestione degli affari pubblici nel nostro Paese fa notizia. Molti dei quesiti pubblicati nella banca dati, infatti, presentano degli errori: refusi, inesattezze, incoerenze. Insomma, una questione già così delicata che mette a rischio il futuro di migliaia di italiani è diventata l’ennesima barzelletta da vignetta satirica.   Riusciranno i nostri eroi a cavarsela? Qualcuno sì, e che vinca il migliore!                                                Link immagini; https://quifinanza.files.wordpress.com/2018/07/farnesina1.jpg http://www.aclis.it/wp-content/uploads/2016/02/Concorso-scuola-20161.jpg
"Trottole", storia di pattinaggio e di crescita
Gennaio 12
Vincitore del Premio Eisner 2018, Trottole (Mondadori 2018) racconta per immagini la storia di Tillie Walden e del suo rapporto con il pattinaggio. Ma i suoi salti da tre, i suoi flip, i suoi axel e tutte le altre acrobazie sul ghiaccio sono in realtà un espediente per raccontare una storia di crescita, di esplorazione e scoperta di se stessi.     Tillie non ama il pattinaggio, ma si trascina come per inerzia su quelle piste ghiacciate per ben dodici anni. Gli allenamenti, i provini, le gare, i viaggi, le nottatacce hanno però un loro scopo e la vita reale saprà sconvolgerla e portarla in alto più di un triplo axel.   Trottole è una storia di determinazione, di scoperta, di coming out, ma è anche una storia piena di silenzi, che riesce a raccontarsi attraverso le immagini. Un graphic memoir intenso e delicato.     Lustrini, applausi, sorrisi, medaglie. Tillie non sbaglia un salto, non sbaglia una trottola. Tillie è brava. Tillie vince. Tillie odia tutto questo. Per riscoprire se stessa Dovrà togliere i pattini da ghiaccio E incamminarsi lungo un sentiero diverso, seguendo nuove traiettorie.             link immagini: https://img2.tgcom24.mediaset.it/binary/fotogallery/agenzia/27.$plit/C_2_fotogallery_3092939_upiFoto1F.jpg?20181114163814 https://www.oscarmondadori.it/content/uploads/2018/10/978880468649HIG.JPG  
Suburra 2 - La Serie
Gennaio 11
È ormai ufficiale da qualche settimana il ritorno sulla piattaforma Netflix di Suburra, uno dei crime thriller italiani più amati, prodotto da Cattleya in collaborazione con Rai Fiction e tratta dall'omonimo romanzo di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini. La seconda stagione, prevista per il 22 febbraio sarà ambientata solo tre mesi dopo la fine della prima, e gira voce che le prime puntate saranno principalmente incentrate sulle elezioni comunali romane. La stagione completa consta di otto episodi che si prospettano ricchi di battaglie che raccontano un qualcosa che purtroppo è tremendamente reale: lo scontro fra politica, Chiesa e criminalità.   Gli interpreti saranno gli stessi volti che siamo abituati a vedere e ormai riconoscere: Aureliano Adami (interpretato da un glorioso Alessandro Borghi, che ultimamente di meriti ne ha ricevuti come fossero regali di Babbo Natale); Spadino Anacleti, detto lo "Zingaro", (interpretato da Giacomo Ferrara); Gabriele Marchilli, (interpretato da Eduardo Valdarnini); Sara Moreschi, ambiziosa consulente finanziaria legata alla Chiesa, (interpretata da Claudia Gerini); Samurai, lo spietato boss che tutto vede dall'alto della sua posizione, (interpretato da Francesco Acquaroli).Questi solo alcuni dei già volti noti al grande pubblico.     In questa seconda stagione vedremo che di fondamentale importanza sarà il ruolo delle donne, assolutamente protagoniste di quasi tutti gli episodi. Le vicende dei protagonisti ancora una volta saranno sullo sfondo di una Roma violenta; una Roma da conquistare e temere; una Roma che vedrà scontrarsi per il suo dominio e grossi affari le due famiglie rivali: gli Adami e i sinti Anacleti. Due famiglie tormentate da un odio di fondo, che non solo porterà impeto e furia, ma anche nuove alleanze e colpi di scena.     Una seconda stagione, quella di Suburra, che è stata attesa da milioni di spettatori, e che di certo, viste le premesse, non deluderà il pubblico.         Link alle immagini originali: https://www.wantedinrome.com/news/netflix-screens-season-2-of-rome-crime-series-suburra.html https://www.spettacolo.eu/suburra-netflix-data-seconda-stagione-prime-immagini/ https://www.mymovies.it/netflix/news/suburra-la-serie/adami-anacleti/
RadioImmaginaria: la radio degli adolescenti
Gennaio 09
La radio ha sempre appassionato milioni di ascoltatori. Se qualcuno pensava che le nuove tecnologie l'avrebbero oscurata, ha sbagliato le previsioni. Infatti grazie al web non si è avuto un ridimensionamento del suo ruolo, ma un potenziamento del suo raggio d'azione, perché oggi, con l'avvento degli store digitali è più facile ascoltare, tramite app, la stazione preferita.Su questo hanno puntato alcuni nativi digitali di Castel Guelfo creando, nel 2012, RadioImmaginaria. Castel Guelfo è un pesino minuscolo che non offre molto ai ragazzi per svagarsi, così, alcuni di loro, pensarono di mettere su una radio. All'inizio erano molto impacciati nelle loro esposizioni, ma poi, pian piano, presero confidenza con il microfono e riuscirono nel loro intento: dare voce agli adolescenti.Sì, perché RadioImmaginaria è un'antenna gestita dai giovani, dagli 11 ai 17 anni, per i giovani.Il successo fu tale che si pensò di impiantare postazioni in altre regioni, ed oggi, dopo più di 6 anni, vi sono 300 speaker in Italia e in Europa. Una di queste postazioni, inaugurata il primo dicembre 2018, si trova alla Scugnizzeria di Scampia, dove una bella gioventù, addestrata da tutor venuti dalla casa madre, è pronta a farsi sentire. Per diventare speaker non c'è bisogno di provini, ma avere solo di tanta voglia di comunicare. Lo scopo di RadioImmaginaria è quello favorire l'approccio relazionale tra adolescenti, di invitarli a parlare dei loro problemi e di tematiche sociali. Così parlano sia di cose stupide e banali, sia di musica e di serie TV, sia di temi importanti quali bullismo, lavoro, disagio e integrazione.Da RadioImmaginaria viene trasmessa tanta musica, ma non basta perché si da spazio anche alle band emergenti e ai ragazzi che cantano, scrivono o recitano.È un network, trasmesso su internet, dove i ragazzi più esperti vanno in diretta, mentre gli altri registrano un podcast che la sede madre si occupa di editare e poi pubblicare su speaker.com. E tutte le antenne si attengono ad un unico palinsesto, l'unica cosa che può cambiare è la lingua, poiché le trasmissioni possono essere anche in inglese, francese, spagnolo e albanese.     link della foto utilizzata: http://www.giffonifilmfestival.it/news-giffoni-experience/item/3901-teen-parade,-a-radio-immaginaria-poletti-e-gubitosi-annunciano-l-evento-sul-lavoro.html
J.K. Rowling e i 49 migranti
Gennaio 08
I 49 migranti a bordo della Sea Eye e della Sea Watch 3 attendono che qualcuno decida le loro sorti. Sono ore di tensione che si rinnovano ogni giorno per ogni nuovo carico umano in arrivo dal mare e a me viene in mente J.K. Rowling. L’autrice di Harry Potter, sì, ma non per questo. Che cosa c’entra, allora, vi chiederete.   Nel 2008 J.K. Rowling ha tenuto un importante, poi diventato celebre, discorso alla cerimonia per il diploma di Harward. Alcuni anni dopo, nel 2015, Salani ha realizzato un piccolo libro contenente l’intero testo del discorso, Buona vita a tutti. Mi è capitato di leggerlo solo qualche giorno fa, motivo per cui le parole mi sono rimaste bene in testa e riesco ancora a sentirle mentre i giornali parlano di nuovi sbarchi.     C’è un momento del discorso in cui J.K. Rowling parla dell’importanza dell’immaginazione nella sua vita. Non l’immaginazione che le ha permesso di creare Harry Potter, ma quella che durante gli anni di collaborazione con Amnesty International le permetteva di vedere e sentire sulla propria pelle le storie delle persone che cercava di aiutare. Parla, inoltre, di tutta la sofferenza che questa immaginazione le provocava. Un dolore vero, un sentimento di impotenza che, però, augura a tutti di provare. Perché chi si volta dall’altra parte e sceglie l’indifferenza, soffoca in un dolore ancora più profondo: quello di un'indiretta, tacita complicità.   Sono tempi in cui si rischia di perdere il contatto con la realtà, tempi d’indifferenza virale e egoismo cronico. Questo piccolo libro è un memorandum intelligente e piacevole da sfogliare per ricordarci, tra le altre cose, di restare umani.                     link immagini: https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/81wvB%2B9N7SL.jpg https://odysseyonline-img.rbl.ms/simage/https%3A%2F%2Fassets.rbl.ms%2F17153886%2F980x.jpg/2000%2C2000/QYyxQxyqJAjV1z%2F6/img.jpg
Das Boot - Debutto evento per la serie di Sky
Gennaio 06
La Seconda Guerra Mondiale si è conclusa da più di settant’anni, ma ancora fa parla di sé. Oggi parliamo di Das Boot, la nuova serie prodotta da Sky Deutschland. Ha debuttato sugli schermi lo scorso venerdì, 4 gennaio, su Sky Atlantic (canale 110) e ha già battuto un record: i primi due episodi, infatti, sono stati visti da più di 257mila spettatori medi, caratterizzandosi come il miglior debutto per una produzione europea di Sky. Siamo nel 1942, in una Francia occupata dai nazisti. Il nuovissimo sommergibile U-612, fiore all’occhiello dell’ingegneria tedesca dell’epoca, ha appena lasciato i cantieri e si inoltra nell’Atlantico, avido di vittime. Quaranta giovani uomini lo occupano ed è tramite la loro prospettiva che viene vista la guerra. Una guerra fin troppo idealizzata, ma non pienamente capita da questi giovani che quasi giocano a far i grandi, interpretando dei ruoli impostigli dall’alto, ma che non gli appartengono. C’è poi la dolce Simone (Vicky Kreips), per cui la guerra consisteva semplicemente nel tradurre dei messaggi. Un lavoro d’ufficio, quasi un’esercitazione scolastica. Eppure Simone verrà catapultata nella dura e amara realtà della guerra. I primi due degli otto episodi previsti per la prima stagione – la seconda è già stata confermata – convincono, ma non sorprendono più di tanto. È un prodotto di buona fattura, di qualità. Fotografia ottima. L’argomento, poi, è un evergreen e la prospettiva innovativa – quella dei giovani militari e non la solita ristretta cerchia di alti generali vicini a Hitler – è sicuramente la maggior dote di questa serie. L’interpretazione degli attori è generalmente buona, ad eccezione forse di Vicky Kreips, mentre prevedibilmente ottima è quella dei – probabilmente – unici due volti noti al pubblico italiano: Lizzy Caplan (Now You See Me 2, Masters of sex) e Tom Wlaschiha (Il Trono di Spade). Tuttavia manca qualcosa. Non si riesce a mantenere costante l’attenzione dello spettatore poiché spesso i tempi morti si dilungano eccessivamente e probabilmente perché vi è sempre un’algidità tutta tedesca che ostacola l’immedesimazione del pubblico coi personaggi. Staremo comunque a vedere cosa ci riserveranno gli altri episodi. P.S. Il giovane comandante Klaus Hoffmann (Rick Okon) non assomiglia terribilmente al Capitano James Nicholls (Tom Hiddleston) di War Horse (S. Spielberg, 2011)?!? Link alle foto: https://tg24.sky.it/spettacolo/serie-tv/das-boot/home.html https://www.prisma.de/news/Das-Boot-Rick-Okon-mit-29-schon-Kapitaen-in-der-Sky-Serie,20599814 https://www.mirror.co.uk/3am/celebrity-news/tom-hiddlestons-family-hero-who-8072263
Quali nomi e quali progetti si celano dietro Los Unidades?
Gennaio 05
Da qualche settimana è in circolazione il primo singolo di una nuova band, E-Lo dei Los Unidades, un pezzo decisamente pop con una venatura etnica, spiccatamente africaneggiante. Ma quali sono i nomi e qual è il progetto che si cela dietro il lancio di questo nuovo gruppo?     Come primo nome spicca fra tutti quello di Chris Martin, seguito dal resto del gruppo che da più di vent’anni infiamma i palcoscenici di tutto il mondo, i Coldplay. La celebre rock band si lancia in un progetto pop che di rock inglese non ha decisamente più niente, e lo fa per prendersi un momento di pausa e dedicarsi a un’iniziativa socialmente utile. L’idea è sopratutto quella di dar vita a un nuovo album, il Global Citizen Ep.1, in collaborazione con Pharrell Williams, per sostenere un evento sociale di cui intendono essere portavoci e crearne la colonna sonora.     Los Unidades sono stati infatti infatti al centro del Global Citizen Festival: Mandela 100, un evento organizzato per celebrare il centenario della nascita di Nelson Mandela tenutosi a Johannesburg il 2 dicembre. Un grande momento di ritrovo per megastar della musica contemporanea come Beyoncé, Jay-Z, Ed Sheeran e molti altri. Non solo, il festival è stato anche l’occasione per celebrare il lavoro della Global Citizen, un’organizzazione che dal 2012 lotta contro la povertà estrema nel mondo e che si propone di eliminarla definitivamente entro il 2030.   Una piccola pausa per il Coldplay, dunque, ma non per Chris (curatore del festival), Guy, Jay e Will, perché saranno impegnati a promuovere un nuovo concetto di musica: solidale e impegnata.                         link immagini: https://www.google.com/url?sa=i&source=images&cd=&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwifkYuqsM_fAhVR3qQKHbf2Ba0QjRx6BAgBEAU&url=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DYn2HovoAj1U&psig=AOvVaw2I2KnsaYw2FR4VwRsE5z1d&ust=1546528089057440  https://cdn.filestackcontent.com/MiLGYTGQQ7W6qe3SD81x/convert?cache=true&crop=0%2C0%2C1920%2C960  https://cdnrockol-rockolcomsrl.netdna-ssl.com/UWCrWUCHqGdXvue2NwR1pJhFGIE=/702x526/smart/rockol-img/img/foto/upload/losunidades.jpg   
Il sequel di “Chiamami col tuo nome” ? Ecco quanto si sa
Gennaio 04
Da più di una fonte trapela un’informazione piccantina, che potrebbe stuzzicare l’interesse di quanti hanno amato il romanzo (di André Aciman) e il film (di Luca Guadagnino), Chiamami col tuo nome.   Ebbene, a quanto pare sarebbe in cantiere… un sequel! Ad annunciarlo è un post su Twitter dell’autore egiziano: “Vorrei proprio scrivere un sequel di Chiamami col tuo nome. E infatti lo sto scrivendo”.     Ma anche Guadagnino si lascia sfuggire qualche anticipazione su un film in lavorazione. A quanto pare, il secondo episodio di Chiamami col tuo nome sarà ambientato a Parigi nel 1988. La storia riprenderà la scena finale del film, con Elio (Timothée Chalamet) in lacrime che, stavolta, non guarda le fiamme nel camino ma un film del regista francese Paul Vecchiari, Once More. Da Parigi, le scene si sposteranno a Berlino, nell’anno della caduta del muro (1989) e nel copione sarà presente anche un personaggio femminile interpretato da Dakota Johnson, che dopo il remake di Suspiria, potrebbe diventare la nuova attrice feticcio di Guadagnino (?).   Non è un mistero che il regista siciliano abbia scelto come maestro il recentemente scomparso Bernardo Bertolucci. Saprà tener fede alle linee guida di uno dei registi italiani che meglio ha saputo interpretare la verve artistico rivoluzionaria del ‘68 parigino?   Cosa dobbiamo aspettarci dal sequel di un romanzo e di un film ineccepibili? Che poi, se proprio vogliamo essere romantici e un pizzico malinconici… un sequel è proprio necessario?                   link immagini: https://nssdata.s3.amazonaws.com/images/galleries/15637/1516991992927-call-me-by-your-name.jpeg https://media1.popsugar-assets.com/files/thumbor/3p9MD-_FcA86DHvR94UXH5XJFA0/fit-in/2048xorig/filters:format_auto-!!-:strip_icc-!!-/2017/11/27/069/n/1922283/tmp_Y0Oxak_d45af897db3e546d_PEACH.jpg 
“Il ritorno di Mary Poppins”, un classico Disney come piace a noi
Gennaio 02
Noi di MYGENERATIONWEB siamo così, ci piacciono le novità, ma ci piacciono anche gli anni Novanta e quell’infanzia di PlayStation 1 e VHS: quella in cui se avevi la febbre era l’occasione perfetta per una scorpacciata di cartoni Disney.   Ecco perché il nuovo film di Rob Marshall, Il ritorno di Mary Poppins, rientra perfettamente nelle nostre corde: si canta, ci si diverte, si piange, si riflette, si vola in cielo appesi a un palloncino. Sarà che l’ambientazione è quella di un vero classico Disney (la Londra negli anni della Grande Depressione) e che a certe luci, a certi abiti e a certi suoni siamo un po’ affezionati, ma questo film tocca un tasto delicatissimo, reinterpreta un’atmosfera difficilmente reinterpretabile, e la nuova Mary Poppins (Emily Blunt) riesce a reggere questa enorme responsabilità.     La storia è l’adattamento cinematografico del romanzo di Pamela Lyndon Travers, Mary Poppins ritorna, del 1935, e va letta come il sequel del classico Disney, Mary Poppins, diretto da Robert Stevenson nel 1964.   Michael e Jane Banks sono ormai grandi, ma non smettono di aver bisogno di aiuto. I loro problemi ora riguardano i debiti di Michael, impiegato di banca e artista, che ha dovuto abbandonare tele e pennelli dopo la scomparsa della moglie per occuparsi dei loro tre bambini. Jane è una sensibile sindacalista e una zia affettuosa, e cerca di aiutare il fratello a ritrovare dei vecchi documenti del padre che potrebbero aiutarlo a saldare i debiti e a non perdere la casa di famiglia. Ma il tempo è poco e la cura dei bambini impegnativa… chi potrà aiutarli a venir fuori dai guai?   Una tata magica di nostra conoscenza piomberà dal cielo al momento giusto!                       link immagini: https://www.cinematographe.it/wp-content/uploads/2018/08/il-ritorno-di-mary-poppins-emily-blunt-1.jpg https://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/thumb/e/eb/MaryPoppinsReturnsEnsemble.png/1200px-MaryPoppinsReturnsEnsemble.png  http://th.cineblog.it/Jjl21ZeDckaOwahhMmB6ZLmUtRs=/fit-in/655xorig/http%3A%2F%2Fmedia.cineblog.it%2F5%2F5f1%2Fil-ritorno-di-mary-poppins-nuovo-trailer-italiano-del-sequel-disney.jpg     
“Anche Superman era un rifugiato”, l’immigrazione raccontata ai ragazzi
Gennaio 02
Barche, carovane, fiumane di persone attraversano il globo in cerca di un posto migliore in cui vivere. Il fenomeno dell’immigrazione esiste da sempre, da quando l’uomo, anche solo con l’immaginazione poetica, ha sentito l’esigenza di fuggire.   Da questa consapevolezza nasce il progetto ideato di comune accordo tra UNHCR e la storica collana per ragazzi di Piemme, Il Battello a Vapore. Il risultato di questa collaborazione è il libro Anche Superman era un rifugiato, una raccolta di dodici incredibili racconti accompagnati da dodici illustrazioni d’autore.     L’idea portante è quella di raccontare storie di esodi e fughe intrecciando le storie di oggi con quelle del passato, della mitologia e della fantasia. Anche Superman era un rifugiato, così come lo sono stati Enea, Dante, ma anche Freddy Mercury, Conrad e molti altri protagonisti di storie che abbiamo già ascoltato, ma che questo straordinario libro per ragazzi ci permette di guardare da un’altra prospettiva.   I dodici autori che hanno collaborato all’iniziativa hanno incontrato personalmente i rifugiati di cui raccontano le storie: li hanno intervistati, hanno passato del tempo con loro, cercando di sentirsi il più vicino possibile al loro passato. Ai racconti di Igiaba Scego, Davide Morosinotto, Helena Janeczek (Premio Strega 2018), Paolo Di Paolo, Francesco d’Adamo, Patrizia Rinaldi, Flora Farina, Carlo Greppi, Lilith Moscon, Alessandro Raveggi e Giuseppe Palumbo sono state affiancate le preziose illustrazioni di Fabio Santomauro, Marino Neri, Laura Scarpa, Rita Petruccioli, Giovanni Scarduelli, Fabio Visintin, Marco Brancato, Tiziana Romanin, Laura Riccioli, Mariachiara Di Giorgio, Francesco Chiacchio eMarco Paschetta.   Anche Superman era un rifugiato non è soltanto un bel libro, ma è anche un gesto di solidarietà: per ogni copia venduta, infatti, 1 euro del ricavato sarà dato in beneficenza a UNHCR, l’Agenzia dell’Onu che dal 1951 fornisce protezione e assistenza ai rifugiati.                             link immagini: http://www.integrazionemigranti.gov.it/Attualita/Notizie/PublishingImages/Anche-Superman-era-un-rifugiato_copertina.jpg https://www.unhcr.it/wp-content/uploads/2018/11/Anche-Superman-era-un-rifugiato_copertina.jpg
Piove? Governo honesto!
Dicembre 31
Il 2018 volge al termine e, come ogni fine anno, è il momento giusto per fare bilanci, o perlomeno per guardarsi indietro e riconsiderare i momenti belli e brutti. In questo senso, abbiamo pensato a dedicare a ciascuna lettera dell'alfabeto un momento memorabile del governo o di qualche esponente politico della maggioranza.   E come non incominciare il nostro viaggio se non con l'   Abolizione della povertà promessa da Di Maio? Seguita solo dall'abolizione della cellulite, della calvizie e dell'acne giovanile, una tale chicca già renderebbe il resto dell'articolo inutile, ma viene ridimensionata da altre affermazioni, come quella di Conte che si paragona nientemeno che a Papa   Bergoglio! Il Premier ha infatti posto l'accento sulla sua opera di riforma, paragonandola a quella intrapresa dal Santo Padre. Ed effettivamente, il cambiamento è sotto gli occhi di tutti. Uno su tutti? A cosa servono i vaccini? Nulla se possiamo andare tutti dal   Cugino della Taverna per immunizzarci! Con lo charme e la raffinata dialettica che la contraddistinguono, l'esponente del M5S ha suggerito una via alternativa. D'altronde gli italiani sono stufi della vecchia politica tutta cervello e niente sentimenti... Esempio di ciò è il   Decreto fatto col cuore di cui parlava Toninelli. Certo, a differenza del Global Compact non sarà sotto l'   Egìdia (sic!) dell'ONU, come affermato da Fico, ma tant'è. E a proposito, vogliamo spendere due parole sugli   F35? Anche Tofalo ne ha lodato la tecnologia. Certo, non troppo tempo fa i 5 Stelle si sono scagliati contro i velivoli, ma... il fatto è che a volte le cose vanno viste da una differente angolazione... È una questione di   Gradi, che siano essi 45, 90 o 370, come quelli dell'informazione secondo la Lezzi. 360 erano troppo, troppo pochi! Non se ne poteva più... Così invece tutto cambia, prendete ad esempio   Hezbollah: un partito politico? Gente che ha combattuto contro Daesh? Non secondo Salvini che ha definito su Twitter i suoi membri come terroristi islamici. D'altronde bisogna difendersi assolutamente, e stare pronti col coltello tra i denti perché devono venire prima gli   Italiani, che si sono dimostrati sempre più un popolo buono e compassionevole, pronti a difendere a spada tratta i diritti delle minoranze, e rispettosi delle donne. Tra un arancino e una fetta di pane e Nutella, Salvini ha infatti tirato fuori il meglio da ciascuno di noi, difendendo le sue scelte con dovizia di argomentazioni e ragionamenti logicamente inattaccabili, come quando ha formulato ipotesi sulla sobrietà di   Juncker, ma d'altronde la manovra andava protetta a tutti i costi, senza indietreggiare di un passo. Il 2,40% era troppo troppo importante e non si doveva fare nemmeno un passo indietro! Al di là di ciò che ne dice l'Europa o la   Kasta! Questa era scontata, ma era troppo, troppo difficile resistere! Certo, finora abbiamo parlato di grandi cose, ma non tutto è stato rose e fiori, basti pensare alla povera deputata   Lapia... aggredita! Anzi no! Anzi sì, anzi boh? Lei non sa chi sono io! La verità? La sapremo tra   Mesi, al massimo anni: uno dei momenti semanticamente più alti di questo 2018, e guarda caso, un altro "Toninelli Official Seal of Quality"! Ma parliamo un po' del   No profit: secondo la Castelli (l'unica capace di insidiare il mitico Danilo nei nostri cuori) con la Manovra 2019 si tasseranno i profitti delle imprese non profit. Prossimo obbiettivo: gli zuccheri nelle bevande senza zuccheri, il piombo nella benzina senza piombo e... i vaccini dei no vax! Ok, l'ultima era fuori luogo in maniera inversamente proporzionale a quanto lo sia la Taverna all'   OSCE, dove i suoi «Ma vva a morì ammazzato!» e «Me stai a rompere!» porteranno il dibattito ad un livello superiore. Una vittoria per tutti noi, e come tale va festeggiata col   Pugno alzato, e se questa non è del tutto chiara, magari un supporto visivo può aiutare.       Offensivo? Beh,   «Questo lo dice lei!» che è una frase capace di riassumere questo 2018 come poche altre. L'ex ministro Padoan a Porta a Porta ha provato a spiegare alla Castelli (visto che è una degna Toninelli in gonnella?) l'effetto dello spread sulla vita di tutti i giorni. Ehi, ma d'altronde, se di due persone una ha studiato e l'altra no, non è detto che chi ha studiato ne sappia di più, o no? Ma passiamo alle cose importanti come il   Reddito di cittadinanza: sì? No? Forse? Ma quando parte? Con che cifre? Chi ne ha diritto? Ma ancora più importanti sono i   Selfie di Salvini: in uniforme, in maniche di camicia, a letto, con la polenta e la salsiccia: un raffinato strumento politico... per tutte le occasioni! Come quella del   Tunnel del Brennero: è vero non esiste ancora, ma Toninelli è talmente avanti da vederlo già ora. Un po' come le tamarre che scrivono "Scusate le spalle ma sono troppo avanti" su Facebook. Toninelli è proiettato nel futuro. Toninelli è il futuro. Così come l'   Università, che occupa un posto centralissimo nella manovra... Naturalmente stiamo parlando dell'Università della Vita, non uno dei banali, scontati triti e ritriti atenei. E a proposito di   Vita, come non ricordare quella che i giornalisti hanno stressato al povero Casalino. Quei cattivoni volevano infatti delle notizie sulle intenzioni del governo poco dopo la caduta del Ponte Morandi, senza tener conto del diritto al riposo del povero Casalino! Oh, gli era anche saltato Ferragosto! Davvero senza tatto questi giornalisti! Non sono dei sognatori come... come... come i fratelli   Wright, ai quali Di Maio ha paragonato sé stesso e il M5S. Ma prendiamoci un minuto per le lettere difficili come la   X del Totocalcio che scompare. Ben fatto! Il Totocalcio sì che era uno dei guai di questo paese! E ancora:«A, E, I, O, U,   Ypsilon!» dell'allegro trenino dei deputati 5 stelle in discoteca mentre Antonio Megalizzi lottava tra la vita e la morte (il che probabilmente spiega perché la salma del nostro collega è stata accolta all'aeroporto dal solo Mattarella). Ma chi siamo noi per giudicare? E chiudiamo in bellezza con   «Zitti per anni. Ora lasciateci lavorare!» di Salvini a Confindustria. Che altro aggiungere se non «Grande Capitano!!!!!111!!!!11! Siamo tutti con te!!!11!!!!11»   Prima di chiudere, un pensiero per tutte quelle voci che per poco – o pochissimo – non sono entrate nell'articolo. Le prime cinque che vengono? I condizionatori, i tecnici del MEF, i festeggiamenti sul balcone, la nave Diciotti... e qualunque cosa detta da Di Battista.   Buon 2019 a tutti!
4 3 2 1... Buon anno!
Dicembre 31
Tra i libri più interessanti letti nel 2018 è impossibile non annoverare l’opera monumentale di Paul Auster. E perdonateci la banalità del gioco di parole, ma 4 3 2 1 si presta fin troppo bene a un articolo di Capodanno. Ci piaceva l’idea di concludere il 2018 della sezione Biblioteca con un libro eccezionale, che dopo la Trilogia di New York consacra l’incredibile talento di Auster nel raccontare tutti i volti della città that never sleeps e la sua periferia.     La storia di 4 3 2 1 si divide in quattro: i quattro possibili destini di Archie Ferguson, nato il 3 marzo 1947 a Newark. La nascita di Archie avviene a pagina 34 e nelle 905 pagine successive questo personaggio cresce, si innamora, a volte muore, altre invece no. Nei suoi quattro possibili destini, Archie sarà orfano di padre o figlio di divorziati, studierà alla Columbia o a Princeton, diventerà poeta o reporter, si innamorerà di donne o uomini, o uomini e donne contemporaneamente. Archie ha la possibilità di vivere quattro volte la stessa vita e di risolvere quel cervellotico enigma del “… E se?”.   Attraverso la storia di Archie Ferguson, Auster racconta anche Newark, New York e il fermento rivoluzionario degli anni ’60 e ’70: i movimenti sessantottini nelle università americane, le rivolte dei neri di Newark.   4 3 2 1 è il libro che racconta la vita e per farlo non si accontenta di una sola storia possibile.                 Link immagine: https://www.einaudi.it/content/uploads/2017/10/978880623501HIG.JPG
"GG": pronti al re-watch?
Dicembre 29
La piattaforma di streaming Netflix ha già annunciato da qualche settimana la sua volontà di ospitare le scandalose vicende delle élite di Manhattan della serie Gossip Girl: difatti, proprio allo scoccare della mezzanotte del nuovo anno, saremo tutti pronti a ri-tuffarci nel teen-drama più glamourous degli ultimi anni. La serie TV statunitense, basata sugli omonimi romanzi di Cecily Von Ziegesar, ha fatto letteralmente impazzire le teenagers di tutto il mondo ed è stata trasmessa dal 2007 al 2012, sul canale THE CW. L'intera storia ruota attorno proprio a Manhattan, e vede i suoi protagonisti coperti dal lusso, da un egoismo e narcisismo sfrenato, oltre che da una padronanza del proprio essere davvero poco credibile. Ma sta proprio qui il grandissimo successo della serie: nel mettere in un infinito loop scandali, situazioni al limite del possibile, amori, tradimenti e ricchezza.     Fino all'ultimo episodio, l'identità di Gossip Girl rimane segreta, e non pochi tra i protagonisti sono stati accusati nel corso della serie di esserlo: la bellissima e popolare Serena Van Der Woodsen, interpretata da Blake Lively, accusata da molte delle ragazze della Constance Billiard (istituto dove la maggior parte delle storie dei protagonisti si intrecciano) di usare il suo fascino per ottenere tutto quello che vuole; la sua amica del cuore Blair Waldorf, interpretata da Leighton Meester, egocentrica, subdola ed orgogliosa e che ama essere al centro dell'attenzione; Chuck Bass, interpretato da Ed Westwick, che inizialmente ricopre il ruolo di antagonista: vanitoso, narcisista e bisessuale, ma che troverà il significato del vero amore solo dopo l'incontro con Blair Waldorf. I suoi unici veri interessi? Il sesso e il denaro. E ancora Dan Humphrey (Penn Badgley), personaggio sensibile, romantico e amante della poesia. Innamorato da sempre di Serena Van Der Woodsen, un amore che, a parer suo, risulta impossibile in quanto la loro appartenenza a mondi così diversi pare insormontabile. Jenny Humphrey, interpretata da Taylor Momsen, sorella minore di Dan e fan accanita della bella Serena: ragazza dolce, ma estremamente ambiziosa, sogna di fare la stilista di moda. Entrando a far parte della ristretta cerchia lussuosa di Blair Waldorf e del suo mondo patinato arriverà anche a perdere la fiducia di chiunque le voglia bene e, non meno importante, la sua moralità. Infine, abbiamo Nate Archibald, miglior amico di Chuck Bass, interpretato da Chace Crawford. Un ragazzo sempre calmo e rilassato, principalmente grazie agli spinelli che fuma insieme agli amici, è inoltre il fidanzatino d'America della irrequieta Blair Waldorf.     Che dire, non resta che gustarci questo geniale re-watch, e, per chi non avesse mai avuto l'opportunità di vederlo, posso garantire che se ne innamorerà non appena avrà premuto il tasto play!           Le foto sono state prese dai seguenti siti: https://dilei.it/notizie/gossip-girl-ritorno-sugli-schermi/460517/https://www.glamour.com/story/the-gossip-girl-sex-scenes-considered-too-hot-to-airhttps://www.tvserial.it/gossip-girl-su-netflix-uscita-news-video/
Black Mirror: Bandersnatch - Netflix ancor più interattivo!
Dicembre 28
Libero arbitrio. Ognuno compie le proprie scelte secondo la sua volontà, senza imposizioni da forze esterne. E se non fosse così? Se fossimo solo marionette nelle mani di qualcun altro? È così che si sente Stefan Butler (Fionn Whitehead), adolescente problematico e con disturbi psicologici, ma forse semplicemente dotato di una straordinaria percezione. Nonostante i pesanti psicofarmaci a lui imposti dalla complicità dal padre e della psicoterapeuta, Stefan sente di non compiere autonomamente le proprie scelte, di essere manovrato nelle proprie azioni. Chi è che decide per lui? Siamo noi spettatori! Sì, perché Bandersnatch è il primo episodio/film interattivo di Black Mirror e di Netflix. [SPOILER ALERT] Come spiega un veloce intro, allo spettatore vengono proposte due alternative, che faranno cambiare il corso degli eventi narrati dal film. A seconda del dispositivo, infatti, si potrà selezionare una delle due opzioni (tramite il mouse per il pc, il telecomando per la tv e il joystick per le console) e scoprire in che modo la trama cambierà. La scelta va compiuta in un tempo limitato, ma variabile a seconda dell’importanza delle opzioni. Il tutto, magnificamente, avviene senza il benché minimo taglio e senza fastidiosi artifici: tutto fila incredibilmente liscio come l’olio. Quasi come se l’episodio fosse stato girato già e solo in quel modo. In realtà ci sono circa un trilione di scelte e ben cinque finali possibili per un film la cui durata media oscilla intorno ai 90 minuti. Ma di cosa parla la trama? Il protagonista è il sopracitato Stefan, che trae spunto da un libro, Bandersnatch, appartenuto alla madre, morta quando lui era un bambino, per realizzare un videogioco interattivo, in cui il giocatore può compiere una scelta tra due opzioni e il gioco varierà in base alla scelta fatta. Proprio come il film. Tuttavia, ben presto ci si accorge che c’è qualcosa di strano in questa interattività. Innanzitutto alcune scelte sono pressoché irrilevanti ai fini della trama, come la scelta della marca di cereali o del tipo di musica da ascoltare. Nello specifico, però, si può ben presto notare che c’è comunque una sorta di controllo nelle scelte possibili. Il film è programmato, infatti, per far sì che non ci si allontani troppo dal disegno originale della trama. Alcuni sviluppi sono infatti bloccati e si viene riportati al punto di partenza. A tale scoperta la delusione può essere molto forte. Gli autori di Black Mirror non sono degli sprovveduti. Sopraggiunge quindi il discorso di un collega di Stefan, Colin (Will Poulter), tanto delirante quanto stimolante per la riflessione. Sarà questo discorso a recuperare alla serie la stima dello spettatore, che inizierà a capire il gioco e la critica sottesi all’intero film. Un’aspra polemica che, come si può facilmente intuire, si scaglia tutto ciò che limita la libertà dell’uomo: i governi “spioni”, le violazioni della privacy, i messaggi subliminali e chi più ne ha più ne metta. Problematiche, ahimè, all’ordine del giorno in una società come la nostra: ipertecnologica, ma per niente sicura. Black Mirror, dunque, si rivela ancora in grado di stupire, sconvolgere, stimolare, catturare.         Link alle foto: https://nerdmovieproductions.it/2018/12/27/black-mirror-bandersnatch-da-domani-su-netflix/ http://collider.com/black-mirror-bandersnatch-explained/
Illusioni, l’arte di raccontare l’arte
Dicembre 27
Una delle proposte editoriali più interessanti degli ultimi mesi, parte da una piccola casa editrice romana (di Ladispoli), D Editore, e si chiama Illusioni. Ovvero, tredici modi di raccontare quadri.   L’idea è stata quella di mescolare due campi artistici, quello della scrittura e quello delle arti figurative, e ciò che ne è derivato è una raccolta di racconti che non parlano di dipinti, ma delle storie che essi ispirano. A tredici autori, esordienti e non, è stato proposto di scegliere un dipinto e di raccontare la storia che a loro avviso si celava dietro il ritratto di un unico istante. Così, Demetrio Paolin, Paolo Zardi, Paola Mammini, Francesco D’Isa, Valerio Valentini, Igor Artibani, ma anche Mattia Bragadini, Antonio Esposito, Luca Franzoni, Giorgio Ghibaudo, Andrea Siviero, Maurizio Vicedomini e Marilena Votta hanno raccontato le storie dei personaggi, dei paesaggi e delle sensazioni provate osservando i dipinti scelti.   Il risultato è un libro dai volti e dai sapori diversi. Una lettura consigliatissima a chi ama l’arte della narrazione breve e i viaggi attraverso le immagini.                   Link immagine: http://deditore.com/wp-content/uploads/2018/09/Illusioni.jpg    
Netflix e la sua nuova sfida: "YOU"
Dicembre 23
A partire dal 26 Dicembre sarà lanciato sulla piattaforma streaming di Netflix la nuova serie tv YOU, tratta dall'omonimo romanzo best-seller di Caroline Kepnes. Personaggio principale, Joe Goldberg, interpretato da Penn Badgley, (che sicuramente ricorderemo per l'amatissima serie Gossip Girl che lo vedeva nei panni di Dan Humphrey).Ma non solo Badgley risulta un volto già noto al grande pubblico: difatti, da poco dismessi i panni di Emily Fields in Pretty Little Liars troveremo anche una meravigliosa Shay Mitchell nei panni della miglior amica della protagonista femminile; un'amica che però darà del filo da torcere a Penn nella scalata per l'iniziale conquista del cuore di Guinevere. Joe è un libraio dell'East Village di New York, che fa la conoscenza di Guinevere Beck, interpretata da Elizabeth Lail, un'aspirante scrittrice ricca di sogni di cui Joe si innamora perdutamente. Un amore che però non tarderà nel diventare una vera e propria ossessione deviata che lo trasformerà inevitabilmente in uno stalker compulsivo. Obiettivo di Joe? Togliere di mezzo qualsiasi ostacolo sulla sua strada che gli impedisca di star vicino a Guinevere, anche se questo dovesse significare uccidere.     Una serie ambientata nel nostro mondo ormai costantemente collegato 24 ore su 24; che ci fa inesorabilmente riflettere su quanto ognuno di noi sia vulnerabile e soprattutto manipolabile (virtualmente e realmente); una serie che esplora i limiti della possessività, della follia. Una nuova sfida quella del giovane Penn Badgley, che si troverà stavolta a confrontarsi con la parte più oscura del suo personaggio, molto lontano dal bravo ragazzo di Gossip Girl; un personaggio che ci mostra davvero come il giovane sia decisamente migliorato dalla sua ultima esperienza televisiva.     Beh, a questo punto non resta che attenderne l'uscita, e capire se tutto questo mistero avvolto nell'ombra valga la pena di essere svelato!
"Adulteri Oggi": una martellante commedia a ritmo di sesso, bugie e tradimenti
Dicembre 21
Ritmo. È questa la parola che definisce al meglio Adulteri Oggi (adattamento di Scene da un Adulterio di Daniele Luttazzi), commedia con Sergio Savastano e Paola Maddalena andato in scena lo scorso 15 e 16 dicembre presso lo ZTN in vico Bagnara a Napoli. I dialoghi serratissimi tra Mario e Luisa, i due fedifraghi protagonisti ospiti dell'immaginario talk show che dà il nome all'opera, rendono infatti i circa 50 minuti on stage incredibilmente densi di contenuti e di battute. Aizzati da un invisibile e luciferino presentatore (Luciano Cimmino), i due vuotano letteralmente il sacco delle loro relazioni amorose e dei loro tradimenti... reciproci! Savastano, che cura anche la regia, racconta come «erano diversi anni che avevo intenzione di mettere in scena questo adattamento. Era lì, in uno dei cassettini della memoria, pronto a venire fuori al momento giusto. Ed il momento è arrivato».     Dal punto di vista linguistico, i registri oscillano a ritmo vertiginoso, arrivando perfino a sovrapporsi: a un'elegante stilettata o una citazione letteraria può essere seguita senza particolari problemi da un tuffo nel trash più becero, figlio di quella stessa TV spazzatura che fa di programmi come lo stesso Adulteri Oggi il punto di forza dei propri palinsesti. Ritornando alla metafora musicale, si potrebbe dire che a un raffinato assolo di batteria di Gene Krupa fa da contraltare il più tamarro pezzo techno immaginabile. Adulteri Oggi è una commedia attuale, anzi attualissima: tra una risata e l'altra sferra dei cazzotti dolorosissimi dritti negli occhi degli spettatori, costringendoli a rendersi amaramente conto delle macerie morali e materiali che li circondano. Nulla è risparmiato. Non i legami familiari, non la malattia, non – chiaramente – l'amore: tutto fa brodo nel calderone di una (post?)modernità ridotta a mera apparenza. Da un lato la recitazione di Savastano e Maddalena dà vita a tipi umani volutamente esagerati e larger-than-life, più che personaggi realistici; eppure, per delle frazioni di secondo, le loro maschere vengono abbassate, come in un singolo, impercettibile frame di un messaggio subliminale, permettendo allo spettatore non tanto di guardarsi in uno specchio, quanto di rendersi conto di essere ormai dall'altra parta dello stesso.
Ave Cesare: Fans te salutant!
Dicembre 17
  Roma ha ospitato, l'11 e il 12 dicembre, la penultima tappa del “Cremonini live 2018”, un tour che ha toccato molte città italiane per concludersi poi il 16 dicembre al Mediolanum Forum di Milano. Pochi giorni prima del concerto era stato pubblicato l'album “Possibili Scenari per pianoforte e voce”, dal sound più intimo e minimale rispetto al suo omonimo pubblicato l'anno prima, che ha stravolto ed emozionato i cuori dei suoi fans, gli stessi che lo hanno applaudito, me inclusa, al Palalottomatica.   Cremonini emoziona sia in chiave elettrica sia in chiave acustica, ma lui stesso ha voluto spiegare la ragione per cui ha deciso di incidere un un album unplugged: «Penso sia il momento giusto in cui pubblicare un album come “Possibili scenari per pianoforte e voce”perché offre la possibilità di ricondurre il pubblico ad un ascolto della musica più attento, paziente e meno frenetico: significa svelare, uno ad uno, i segreti nascosti nelle mie canzoni, donare al pubblico la loro purezza. Brani, rielaborati liberamente, registrati ad occhi chiusi e senza sovrastrutture di arrangiamenti, costringono all’abbandono anche chi quelle canzoni le canta, slegandoci dalla velocità con cui la musica viene “consumata” oggi.»   Il concerto è iniziato alle 21:00 in punto. Ci siamo trovati di fronte ad un Cremonini emozionato a tornare nella amata città di Roma, una città che non lo ha mai deluso. Ha aperto lo show con un brano pop dal sound elettronico che ha fatto andare il pubblico in delirio: “Possibili Scenari”.   Il delirio è aumentato con “Lost in the weekend”, e i suggestivi cori e giochi di luce che hanno attraversato l’intero palazzetto hanno suscitato un grandissimo entusiasmo tra i giovani. Ma quando è arrivato il momento di “Le Sei e Ventisei”, “Vieni a Vedere Perché” e “Nessuno Vuole Essere Robin”, (portabandiera del nuovo album), la commozione mi ha travolta e non sono riuscita a trattenere le lacrime. È la magia della musica che riesce a toccarci così nel profondo e Cremonini possiede la bacchetta magica di questo mondo ed è riuscito, come d'altronde riesce sempre, a farci provare un saliscendi di emozioni, esaltate poi da un momento che potremmo definire “topico”, quello in cui il cantante ha esortato tutti a mettere via i cellulari e a cantare con le mani in alto, a squarciagola, “50 Special”: uno dei primi successi dei Lunapop (band di cui lui è stato frontman dal 1999 fino al loro scioglimento definitivo nel 2002).   Un gesto che è apparso quasi come un inno al ricordo di quei rigogliosi anni ’90, quando ancora la tecnologia non era il fulcro di quel business che oggi a fatica riusciamo a controllare. Quando la musica era davvero un momento di trepidazione suggestiva che apparteneva solo ed unicamente ad ognuno di noi. Non c'erano condivisioni, non c'erano like, non c'erano storie: c'era solo la musica!   Le foto del concerto sono state scattate da Camilla Greco La foto di copertina è stata presa dal profilo Fb di Cesare Cremonini
Macchine mortali: effetti speciali e messaggi edificanti coincidono
Dicembre 14
Avete presente i camper, i caravan e le roulotte? Piccole case su ruote, in altre parole. E se sulle ruote si mettesse una città? Vi immaginate una Londra-mobile? Impossibile dite? Nella realtà, ovvio – almeno per ora –, ma al cinema tutto è possibile. E infatti così che si apre Macchine mortali, uscito al cinema lo scorso 13 dicembre. C’è una piccola città industriale, tutta operosa. Ad un certo punto suona l’allarme. Frenesia generale, coprifuoco improvviso, panico dilagante. Ma cosa accade? Sta arrivando Londra, mega-città cacciatrice. Sì, Londra, la capitale britannica, disposta a strati su gigantesche ruote cingolate, col Big Ben, il Parlamento, i leoni di Trafalgar Square e, sulla sommità, la Cattedrale di San Paolo. Veloce e terrificante, Londra si avvicina sempre più e con dei giganteschi arpioni cattura e fagocita la piccola città industriale. La popolazione viene accolta tra i londinesi, mentre palazzi, strade e oggetti dati in pasto alla “belva” o riciclati se utili o provenienti dal passato. È la “old tech” il bene più prezioso per gli storici, classe al potere rispetto alla Gilda degli Ingegneri. Smartphone, televisori e perfino vecchi tostapane sono ricercatissimi, ma mai quanto le antiche armi. Siamo in un futuro distopico e post-apocalittico. È il 3018. Mille anni prima la vita sulla Terra come la conosciamo oggi è stata distrutta da un’arma nucleare. Ora il pianeta è diviso tra le città trazioniste, come Londra, che si spostano in cerca di altre città minori da inglobare per sopravvivere, e un oriente antitrazionista, stabile diciamo, e difeso da un’alta muraglia. In questo clima si intrecciano le storia di Tom (Robert Sheehan), giovane apprendista storico, e Esther (Hera Hilmar), misteriosa ribelle. I due si incontrano quando la ragazza cerca di uccidere il potente Thaddeus Valentine (Hugo Weaving), capo della Gilda degli Storici e collaboratore del sindaco. Tom salva Thaddeus, ma nel tentativo di catturare Esther viene da lei informato che il suo capo non è l’eroe che tutti credono, bensì l’assassino di sua madre. Esther fugge tramite una canale di scolo e Thaddeus, sospettando che Tom abbia scoperto troppo su sul conto, vi  getta anche lui. La vendetta personale di Esther si unirà alla necessità di fermare la sfrenata ambizione di Thaddeus e, così, salvare il mondo. Le vicende dei protagonisti, tuttavia, sono abbastanza banali ed estremamente prevedibili. I dialoghi scialbi e privi di vivacità. Ad eccezione del già navigato ma sempre impeccabile Hugo Weaving, il cast non brilla per talento. Sono la computer grafica e gli effetti speciali a mozzare il fiato, ma ciò era prevedibile data la presenza del nome di Peter Jackson (regista del Signore degli Anelli e King Kong) tra quelli dei produttori. Ed è grazie alla veste estremamente spettacolare che risulta chiaro e lampante il messaggio della pellicola. Un messaggio anzitutto ambientalista, ma anche sociale. Le grigie, sporche, inquinate e tetre città del film si nutrono di altre città, non delle risorse date dal pianeta, il quale risulta quindi rigoglioso e splendido perché immacolato. Implicitamente si riaffermano le enormi responsabilità del genere umano sul benessere della Terra, la cui distruzione non tarderà a distruggere gli uomini. Vi  è però anche un messaggio sociale, che può passare un po’ in sordina, ma risulta evidente se si pensa al personaggio che lo trasmette. Parliamo dell’“umano ricostruito” Shrike (Stephen Lang), un uomo trasformato in robot, che nonostante la prevalenza di parti meccaniche non riesce a sopire uno spirito umano, che lo rende immensamente più felice. Sono i ricordi degli affetti a costituire la segreta motivazione di tutte le sue azioni. Gli affetti che però la tecnologia porta a perdere. Ironica ma destabilizzante l’affermazione riguardante la presunta incapacità a leggere e scrivere sviluppata dagli “antichi” (cioè noi) a causa dell’eccessivo uso di smartphone. In conclusione un film spettacolare e avvincente, in cui è insito un messaggio da metabolizzare.P.S. La scena in cui appare la muraglia che difende l'Oriente fa pensare solo a me a quando si vedono i "neri cancelli di Mordor" nel Signore degli Anelli?P.P.S. [SUPER SPOILER] La ribelle Anna Fang (Jihae) non sarebbe morta se avesse indossato una cotta di maglia in mithril originale! Link alle foto: https://cinema.nerdplanet.it/macchine-mortali-la-recensione-no-spoiler/ https://cinema.everyeye.it/articoli/recensione-macchine-mortali-del-film-prodotto-peter-jackson-41954.html
Killing Eve: una spy story al femminile
Dicembre 11
Dal 15 Ottobre, sulla piattaforma di Tim Vision, troviamo la nuova serie tv targata BBC e ideata da Phoebe Waller-Bridge, Killing Eve, con una protagonista del calibro dell’attrice Sandra Oh, (l’amata Christina Yang di Grey’s Anatomy, tanto brava da essersi meritata una candidatura agli Emmy come miglior attrice protagonista).   Sandra Oh interpreterà qui l’agente Eve Polastri, impiegata all’MI5, intelligence britannica, e incaricata di catturare uno spietato sicario, Villanelle, nome in codice di Oksana Astankova, interpretata da Jodie Comer, dai tratti comportamentali spietati. Villanelle si presenta come la figura più ambigua dell’intera prima stagione in quanto è una pura sociopatica: egomaniaca, bugiarda, priva di qualsiasi tipo di empatia e moralità. Sarà proprio intorno a lei che ruoterà lo storytelling narrativo.   Fino a qui sembra essere l’ennesimo thriller psicologico che tutti noi siamo abituati a seguire con attenzione e suspense, ma la particolarità qui è tutt’altro che scontata: Villanelle rimane subito affascinata dalla sua nemesi, prova una profonda ammirazione per il suo speciale intuito e la sua grandissima forza di volontà e audacia, tanto da spingerla a cercare, per tutta la prima stagione, un contatto diretto con lei. Dal canto suo, Eve Polastri, è attratta anch’essa da questa antagonista che si presenta così trasgressiva e priva di sensi di colpa, un’attrazione che si rivelerà importantissima per uscire dalla sua routine fatta di normalità e convenzioni sociali da dover rispettare.     Una serie che dunque si può tranquillamente collocare nel genere delle spy story, ma che tende a sovvertirne qualche aspetto: si cerca di intraprendere il percorso seguito dalla famigerata saga di 007 e allo stesso tempo se ne manipolano gli schemi. Quello che maggiormente colpisce gli spettatori, è come la Waller-Bridge si prodighi, improvvisamente, nel farci piacere il personaggio di Villanelle nonostante la sua pessima e indomabile condotta morale. Come se in qualche modo volesse farci entrare in contatto con chi nella vita di dolore, a quanto pare, ne ha sofferto davvero troppo.     Quasi di pari passo, alla tragicità e seriosità della narrazione si affiancano anche momenti di humour: la scaltrezza del capo di Eve, Carolyn, interpretata da Fiona Show, ad esempio (che, parliamoci chiaro, di serioso ha ben poco), che spesso e volentieri va a letto con il nemico, lasciandosi andare a commenti ironici del tutto inappropriati al suo ruolo di boss.   Che dire, una serie bene avviata e che, a detta di molti, darà nuova vita a quello che sembrava un genere di ormai vecchia data.         Link alle foto:http://www.discorsivo.it/rubrica/2018/05/22/televisione-2/killing-eve-recensione-ad-un-passo-dalla-fine/ https://variety.com/2018/tv/news/sandra-oh-killing-eve-season-two-phoebe-waller-bridge-1202886835/ https://www.thetimes.co.uk/article/review-the-best-new-thrillers-including-the-enthralling-killing-eve-sequel-to-codename-villanelle-9p2zm5sxx
Giuseppe Gambi: una vita dedicata al canto e alla solidarietà.
Dicembre 08
  Nel mese di novembre sono stato a Praga, città deliziosa e fiabesca nel cuore dell'Europa. Sono rimasto incantato da questo posto non solo per la sua bellezza, ma anche perché, da buon napoletano mi ha fatto piacere e mi ha inorgoglito il fatto che le nostre belle melodie siano amate ovunque. Infatti in uno dei teatri più importanti della città, il Rudolfimum, spiccava in bella mostra, sul cartellone, il simpatico volto di un giovane e lanciatissimo tenore napoletano, apprezzato anche all'estero: Giuseppe Gambi.     Giuseppe Gambi si è diplomato in canto presso il Conservatorio di Avellino. Il suo debutto operistico è avvenuto nel 2011, dove ha interpretato Pinkerton in Madama Butterfly, all'Atena Opera Festival in Basilicata. È stato finalista in molti concorsi internazionali e numerose sono state le sue partecipazioni a programmi in onda su reti nazionali e locali. Nel 2015 incide “Italia Patria mia”, che da molti è ritenuto essere l’Inno degli italiani nel mondo.   Da turista ho dovuto usare la formula “toccata e fuga” per la visita alla città, ma finalmente a teatro sono rimasto più di due ore e mi sono goduto lo spettacolo. Il teatro non era pieno di migranti italiani, ma pieno di praghesi e turisti provenienti da ogni parte del mondo che desideravano calarsi nella magica atmosfera partenopea, assaporando quelle musiche che sono il vanto del popolo napoletano.   I diversi patrocinanti dell'evento praghese, tra cui l'Istituto Italiano di Cultura, il Comune di Praga e il Comune di Napoli, hanno scelto per quel concerto, tra le tante, una voce non solo melodiosa, ma potente al momento giusto e con un'autentica inflessione dialettale che ha fatto emergere sentimenti ed emozioni talvolta nascosti. Infatti quante volte abbiamo sentito qualcuno cantare le nostre belle canzoni per poi esclamare: «Chisto ha inguaiato 'sta canzone»?!   Con Giuseppe Gambi questo non accade. Nel mese di dicembre l'ho rincontrato a Napoli, al teatro Mercadante, in occasione del Premio Medical Care Onlus,dove ha duettato con Carlo Mey Famularo. Durante la serata è stato proiettato il docufilm “Gli Angeli Silenziosi”, un'opera che tratta il tema dell'umanizzazione della medicina e che ha visto Giuseppe Gambi e Raffaella Calafato interpreti della sua colonna sonora. Il tenore ha affermato che, su questo filone, inizierà un percorso di Music therapy negli ospedali di Napoli. Speriamo di poter parlare di questa iniziativa e di tanto altro ancora incontrando direttamente il nostro illustre conterraneo.   Le foto sono state prese dalla pagina Facebook di Giuseppe Gambi
Il ciclone "Elite"
Dicembre 08
Un vero e proprio ciclone quello che ha investito la piattaforma di streaming Netflix a partire dal 5 Ottobre. Un successo senza precedenti quello incassato dalla serie tv spagnola Elite, ideata da Carlos Montero e Darìo Madrona, che in pochissime settimane dal lancio ufficiale già diviene un fenomeno di cui tutti parlano.   Otto puntate in perfetto stile “Gossip Girl” in cui davvero non manca assolutamente nulla: scontri fra classi, integrazione, omosessualità, omofobia, gravidanze inaspettate, bullismo, sesso e droga. Un mix di argomenti che fanno discutere ma che ormai siamo abituati a trattare.   Bugie, intrighi e soprattutto un misterioso omicidio, ruoteranno attorno alla città di San Esteban, nel college migliore e più esclusivo della Spagna, Las Encinas. A causa di una forte scossa di terremoto, che rade completamente al suolo la loro scuola, tre ragazzi di tutt’altra estrazione sociale rispetto agli alunni de Las Encinas, vengono catapultati in un mondo del tutto nuovo e per loro difficile da comprendere. Nadia, Cristian e Samuel si troveranno immediatamente in uno scontro tra differenze sociali che li porteranno a dover lottare per diventare come “quegli altri”.     Elite punta anche sulla presenza di tre attori, già volti noti della ben avviata serie spagnola di La Casa di Carta”(anch’essa di produzione Netflix), tra cui troviamo: Marìa Pedraza (che qui interpreta Marina, la figlia di un importante ambasciatore), Miguel Herran (che interpreta Cristian, il ribelle fuori dalle righe e un po' coatto) e infine Jaime Lorente (che interpreta Nano, il fratello di Samuel appena uscito di prigione e che alle attività criminali non sa proprio rinunciare).   La serie ha deciso di puntare su vicende che di certo non passano inosservate, tanto per la loro mole di scandali quanto per la stranezza degli incastri effettuati: strane coppie che tentano rapporti a tre per tenere viva la passione, segreti che porteranno i personaggi fino all’esasperazione e amori impossibili che si riveleranno non così improbabili.   Nessuno alla fine si rivelerà per ciò che sembra ed è un po' la logica della nostra realtà: è più importante far credere agli altri ciò che non siamo piuttosto che rivelarci per come davvero siamo o comunque vorremmo essere.     Beh, a questo punto auguro buona visione a chi ancora non si è immerso all’interno di questo cubo di Rubik e, per chi già fosse a conoscenza di tutto, in attesa della seconda stagione, già confermata per il 2019, auguro di cominciare un gran replay!         Link alle foto: https://www.netflix.com/it/title/80200942 https://www.bustle.com/p/is-elite-based-on-a-true-story-this-prep-school-drama-is-all-your-fave-shows-rolled-into-one-12107559 //flipboard.com/@ign/elite-season-1-review:-netflix's-high-school-drama-is-a-murder-mystery-worth-sol/f-c68fe36fe9/ign.com
Con la testa nella Nuvola: Più Libri Più Liberi 2018
Dicembre 05
Anche questo dicembre, a Roma, si rinnova l'appuntamento con il variegato universo dell'editoria indipendente italiana. Ad accogliere gli stand e gli incontri organizzati da piccoli e medi edori nostrani è l'ormai consolidata tradizione di Più LIbri Più Liberi, la fiera dell'editoria indipendente che fa concorrenza ai due colossi di Milano (Tempo di Libri) e Torino (Salone Internazionale del Libro).  Per il secondo anno di seguito, PLPL torna nella Nuvola di Fuksas e si prepara per una diciassettesima edizione piena di stand, eventi, incontri e attività.   Dal 5 al 9 dicembre, la fiera accoglierà 545 espositori e darà vita a 650 eventi con protagonisti del mondo non soltanto dell'editoria, ma anche del cinema, della musica, dello spettacolo, della politica. Una polifonia di voci armonizzate da un tema centrale, che quest'anno ha una grande valenza sociale, oltre che culturale: "Per un nuovo umanesimo. Una risposta agli egoismi del nostro tempo".   "Umanesimo" non nel senso accademico nel termine, ma in quello di un richiamo universale a "restare umani". Perché la promozione culturale non può essere solo un invito alla lettura, ma deve anche essere un modo per condividere e mescolare idee.   Ogni incontro svilupperà il tema scelto per questa edizione declinandolo in tutte le sue forme - migrazioni, conflitti, disuguaglianze - e sarà animato da ospiti di ogni sorta: scrittori del calibro di Abraham Yehoshua, Andrea Camilleri, Joe Lansdale; i filosofi Giorgio Agamben e Massimo Cacciari; ma anche la Senatrice Liliana Segre, Emma Bonino e il sindaco di Riace finito nel mirino della stampa, Mimmo Lucano.   Per il programma completo dell'evento clicca qui, e non dimenticare di seguire le nostre dirette Instagram dalla Fiera su @Instamyg_official.           Link immagine: https://www.illibraio.it/wp-content/uploads/2017/09/pi%C3%B9-libri-pi%C3%B9-liberi.jpg    

"Westside" - Il nuovo reality musicale targato Netflix

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