Deadpool 2: lo spumeggiante ritorno!

La sentite? Quella voce ininterrotta e irritante? È lui. È tornato. No, non parlo del Furer, ma del ...

Nel regno dei Cinemaniac

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Tutti gli Atenei Campani riuniti per discutere su una nuova scienza all'Università "Parthenope" il 1...

SalTo 2018: quel successo inaspettato che mette a tacere gli scettici

Perché è esattamente di questo che si parla: di un successo che nessuno poteva immaginarsi quando du...

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E se... il Napoli ci riuscisse?

Se la memoria ci lega al passato, l'immaginazione è lo strumento che ci permette di interpretare il ...

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Deadpool 2: lo spumeggiante ritorno!
Maggio 20
La sentite? Quella voce ininterrotta e irritante? È lui. È tornato. No, non parlo del Furer, ma del Mercenario Chiacchierone, che dallo scorso week end ha invaso i nostri cinema con il nuovo capitolo della sua saga. Deadpool 2 ha già battuto il record del miglior giorno d’esordio per un film vietato ai minori (Rating R) con i 53.3 milioni di dollari incassati solo venerdì e battendo i 50.4 milioni di It. Il primo film era definito dallo stesso Deadpool come una storia d’amore. Questo è una storia per famiglie. [SPOILER ALERT] Intenzionato a creare una (stravagante) famiglia con la sua amata Vanessa (Morena Baccarin), Deadpool (Ryan Reynolds) vede svanire questo sogno quando la sua bella viene uccisa da alcuni bad guys, la cui morte Wade aveva solo ritardato. Sconvolto, demotivato e ferito, Deadpool prova vanamente a uccidersi per ricongiungersi con la sua amata, ma dovrà fare i conti con Cable (Josh Brolin), venuto dal futuro per fermare (cioè uccidere) un ragazzino che sta appena scoprendo i suoi poteri da mutante e ha problemi col controllo dell’aggressività. Metterà su una bizzarra squadra di eroi, l’X-Force, ma non sempre le cose sono facili come sembrano. Pur temendo il linciaggio dei fan, chi vi scrive deve confessavi le iniziali perplessità riguardo questa pellicola. Effettivamente, replicare il grande successo del primo capitolo non è facile per nessuno. Inoltre da un film su Deadpool non ci si aspetta una grande trama. Ma al Mercenario Chiacchierone le sfide piacciono e soprattutto gli piace vincere. Perciò ecco che abbiamo un film con una trama di tutto rispetto, seria e che non sfocia mai troppo palesemente nell’irreale. Si procede abilmente per gradi, in modo da non infastidire lo spettatore con salti troppo repentini. Il tutto è supportato da combattimenti e acrobazie davvero spettacolari e affascinanti. Va da sé che la caratteristica principale resta sempre l’umorismo, soprattutto nelle forme del sarcasmo, dell’autoironia e del citazionismo più esagerato. Le gag comiche riempiono tutta la pellicola, ma sono innumerevoli, infatti, anche le citazioni di ogni tipo: dalla ripetizione di frasi di cult anni ’80 o altri film contemporanei, dalla parodia degli altri film Marvel e degli altri supereroi (Wolverine sempre presente!), fino alla replica in tema di fotografia di scene memorabili e alla scelta di musiche palesemente tratte da altri film. In particolare [Super Spoiler Alert] penso alla scena in cui Deadpool deve lanciarsi dall’aereo e si sentono rockeggiare gli ACDC: come non pensare ad Iron Man, amante dei lanci dagli aerei e della band australiana? Esilarante! E come non ridere quando DP per riferirsi a Cable lo chiama Thanos?! (I due ruoli sono interpretati dallo stesso Josh Brolin) Immancabile poi lo sfondamento della quarta parete, col Mercenario Chiacchierone che guarda in camera e parla col pubblico. Anche i camei sono rivisitati in salsa deadpool e alcuni sono tanto difficili da notare quanto spassosi. Quando Cable [SPOILER] torna indietro nel tempo, finisce in campagna, nei pressi di due contadini su un pickup che analizzano la migliore tecnica per pulirsi il fondoschiena. Uno dei due, pur coperto da tanto trucco e nascosto da una studiata mancanza di luce, è Matt Damon! L’attore però non appare nei titoli di coda se non con lo pseudonimo di Dickie Greenleaf, che è poi il nome del personaggio cui Damon ruba l’identità nel celebre Il talento di Mr. Ripley. Altre due grandi star appaiono poi come membri dell’eccentrico team che Deadpool ingaggia: Zeitgeist è Bill Skarsgard (il Pennywise di It) e l’esilarante Svanitore che si intravede solo per pochissimi secondi è addirittura Brad Pitt. Inoltre il cattivissimo Fenomeno ha la voce dello stesso Ryan Reynolds. Tuttavia DP deve sempre superarsi. Le ormai ampiamente conosciute e amate scene post credits (dopo i titoli di coda) qui non mancano e, nonostante l’ironia e lo stravolgimento della trama, a detta degli autori del film sono da considerare parte integrante della pellicola. In più Deadpool presenta dei titoli di testa che sono uno spettacolo che non potete perdervi. Che state aspettando? Tutti in sala!Link alle foto: https://www.foxmovies.com/movies/deadpool-2;  http://los40.com.ar/los40/2018/01/15/cine/1516023172_503365.html; http://www.fantascienza.com/23623/deadpool-2-tutti-i-folli-video-e-non-solo-creati-per-il-lancio-del-film
Nel regno dei Cinemaniac
Maggio 20
  Cari lettori di MyGeneration se qualcuno di voi volesse intraprendere la carriera di cantanti è bene che sappia che il percorso, anche se uno su mille ce la fa, è pieno di difficoltà e di intoppi. Purtroppo quegli spazi che una volta aiutavano gli artisti ad emergere stanno scomparendo perché i locali tendono a fare serate di Karaoke o Dj Set; i Talent scout sono in via di estinzione e le case discografiche non vogliono investire a lungo termine su cantanti emergenti, ma sull'usato garantito come i remaster e sulle meteore canore provenienti dai programmi televisivi che hanno molti Follower. Quindi non basta né la passione né il talento, ma bisogna ingegnarsi per ottenere quello che nessuno ti regala: avere un'ottima capacità manageriale per farsi conoscere.Su questa tematica avremmo potuto intervistare una qualunque band emergente, ma ci è piaciuto parlarne con Giada Torella, voce dei Cinemaniac, perché la sua band mixa spettacolo musicale e allegria. Le loro non sono solo esibizioni musicali, ma trascinano il pubblico con simpatici siparietti.   1. Come e quando è nato il vostro gruppo?L'idea è nata nell'estate 2015 dalla volontà di creare un progetto capace di unire la passione della musica a quella del cinema. Solo nel gennaio 2016, dopo vari tentativi e prove con diversi musicisti, sono riuscita a trovare la giusta formazione e da li a pochi mesi abbiamo iniziato a suonare live. 2. Da che deriva la scelta di interpretare principalmente canzoni tratte dai film?Interpretiamo solo colonne sonore perché ci piaceva l'idea di arrivare al cuore delle persone facendo rivivere le emozioni scaturite dai film, attraverso la musica. Difatti durante le esibizioni musicali vengono proiettate anche le immagini del film. 3. Usualmente una band musicale sceglie di intraprendere uno specifico genere musicale: Pop, Rock, Discomusic... Con la vostra scelta non pensate di rinunciare ad una propria identità musicale?No, anzi il cinema è il nostro filo conduttore. L'idea è quella di creare uno spettacolo musicale con supporto video, intermezzi recitati, uso di costumi e di oggetti di scena ed un coinvolgimento attivo del pubblico. Inoltre i brani sono stati interamente arrangiati e spaziare da un genere musicale ad un altro è una prerogativa che ci dà originalità, consentendoci di creare atmosfere diverse durante lo spettacolo. 4. Voi vi esibite principalmente nei locali che una volta venivano frequentate dai Talent Scout. Oggi questa figura non esiste più, tuttavia il locale può essere un trampolino di lancio per l'affermazione della vostra carriera?È un po' complicato rispondere a questa domanda, perché dipende dal tipo di locale. Mi spiego meglio: attualmente nella nostra città non c'è molto spazio per la musica live. Spesso i locali, più che essere una vetrina per le band, ricercano la musica dal vivo per ampliare la propria clientela. Chiunque abbia suonato a Napoli si sarà sentito dire almeno una volta: "Avete seguito? Quanta gente portate?".Ecco, questo modo di fare svilisce l'artista in quanto sembra che sia più importante essere un buon PR che un musicista. E' più raro trovare locali che godono di prosperità propria e che investono sulla musica live. Con questo non intendo far nessun tipo di polemica semplicemente ho esaminato negli anni questo fenomeno e credo cha da un lato sono tempi durissimi per chi investe nella gestione di un locale per le numerose spese di gestione, dall'altro canto la musica live non è il genere di intrattenimento che "va per la maggiore" e sta vivendo una lenta e stentata ripresa. 5. Qual è il rapporto che avete con i Social Network? Sulla vostra pagina FB ci sono tanti video con le vostre esibizioni. Sono solo una vetrina o sono messi affinché abbiate una migliore interazione con il pubblico?È un rapporto stretto ed importante perché è un mezzo per arrivare a più persone possibile. I Social Network sono necessari per pubblicizzare gli eventi ed, indirettamente, il locale che ci ospita. Abbiamo una nostra pagina Facebook aggiornata con foto, link e video. 6. É possibile ascoltarvi via Spotify o su Itunes?No.7. Abbiamo saputo che nei vostri spettacoli la gente si diverte. Qual è il vostro segreto?Si è vero, in genere il pubblico si diverte perché siamo noi per primi a divertirci. L'energia positiva che nasce dal nostro feeling si trasmette in maniera naturale al pubblico che di rimando ci dà nuova carica. Quando si crea quest'alchimia il risultato è pazzesco, una vera bomba di adrenalina e ci sentiamo realmente soddisfatti del nostro lavoro. 8. C'è un momento dei vostri spettacoli che ricordate particolarmente?Personalmente c'è un momento per me "speciale" : quando a fine esibizione scendo dal palco, spengo il microfono ed abbraccio i miei musicisti, compagni d'avventura ma soprattutto amici. É in quell'abbraccio sudato che raggiungo il culmine della mia gioia. Portare avanti una band non è affatto semplice ma a conclusione di un concerto, sentire l'affetto dei tuoi compagni di squadra è davvero emozionante.Ringrazierò sempre la musica per avermi dato l'opportunità di condividere momenti indimenticabili con ciascuno di loro. Vorrei citarli e ringraziarli per la loro amicizia e professionalità: Gaetano Salzano alla batteria, Sergio Carleo al basso, Roberto Castaldo alle tastiere, Giovanni Impagliazzo al sax, Lello Cocchiaro e Giuseppe Dardano alla chitarra. 9. La gavetta comprende, come fate voi, proporvi anche per feste private. Qui lo spettacolo, rivolgendosi ad un pubblico ristretto è diverso? Più libero o più complicato?Ci capita di suonare per feste private ed in queste circostanze cerchiamo di accontentare il più possibile le esigenze del committente. 10. Ci parlate dei vostri prossimi impegni?Innanzitutto stiamo facendo le prove per il nostro prossimo spettacolo che si terrà a Napoli, l'8 Giugno, al "Dublin pub" (Via Pasquale del Torto, 15) e poi siamo in trattativa per partecipare al "Salento International film festival" che si terrà a settembre. Incrociamo le dita.     Ringraziamo Giada per la sua disponibilità   Foto prese dalla pagina Facebook: Cinemaniac FB Official Page  
"Entre-deux et Nouvelle Brachylogie": convegno internazionale alla Parthenope
Maggio 16
Tutti gli Atenei Campani riuniti per discutere su una nuova scienza all'Università "Parthenope" il 17 e il 18 maggio, questo l'intento manifestato dal Magnifico Rettore, prof. Alberto Carotenuto, dal Pro-Rettore all'Internazionalizzazione, prof. Luigi Romano e dal Direttore del Dipartimento di Studi Economici e Giuridici, prof. Antonio Garofalo. Il gruppo Brachilogia-Italia dell'Università "Parthenope" (proff. Carolina Diglio, Raffaella Antinucci, Maria Giovanna Petrillo) ha organizzato, in collaborazione con "L'Orientale" (proff. Jana Altmanova, Maria Centrella, Federico Corradi), la "Federico II" (proff. Giovanni Agresti, Valeria Sperti), il "Suor Orsola Benincasa" (prof. Alvio Patierno), la "Luigi Vanvitelli" (prof. Carmen Saggiomo), il Coordinamento Internazionale di Ricerca e Studi Brachilogici (CIREB - Parigi), la S.I.DE.F. (Società Italiana dei Francesisti), l'Istituto Isabella d'Este Caracciolo di Napoli, un convegno internazionale dal titolo Entre-deux et Nouvelle Brachylogie: Convergences et divergences de deux concepts con il patrocinio dell'Università Italo Francese. Il concetto di Nouvelle Brachylogie è definito come "un modo di essere verso sé stessi, verso l'altro, secondo il discorso basato sullo spirito di conversazione come principio etico e di concretizzazione filosofica della democrazia intesa come ideale di partecipazione di ciascuno, nell'equivalenza degli statuti, alla gestione degli affari di tutti", come afferma il papa della Nuova Brachilogia, Mansour M'Henni dell'Università di Tunisi.     Così, la Nouvelle Brachylogie avrebbe due volti, il volto della "brachipoetica", che costituirebbe il metodo di approccio e di analisi della logica del discorso da un punto di vista conversazionale, e il volto della "brachilogia generale", chiamata a studiare i funzionamenti e le implicazioni della pratica conversazionale sulla vita comune e professionale.   Il convegno internazionale, in cui converranno studiosi di chiara fama e i cui interventi saranno pubblicati sulla rivista internazionale "Conversations", prevede la proiezione del docufilm selezionato al festival di Avignone, Le Projet du traducteur di Gaëlle Courtois con Pietro Pizzuti e la partecipazione di Stefano Massini prodotto da Alain Esterzon e, a chiusura una mostra fotografica a cura dello studio "Dueminimo" intitolata Des Mots aux choses, che rifletterà, in questo percorso, sulla possibilità di distinguere un'architettura discorsiva da un'architettura conversazionale.
SalTo 2018: quel successo inaspettato che mette a tacere gli scettici
Maggio 15
Perché è esattamente di questo che si parla: di un successo che nessuno poteva immaginarsi quando due anni fa la direzione del Salone internazionale del libro di Torino, il più importante e travagliato d’Italia, venne affidata a Nicola Lagioa, uno scrittore. Non un business manager, uno scrittore (Premio Strega 2015, se vogliamo essere ancora più precisi). Che a sua volta si è circondato di scrittori e artisti, e ha infranto ogni regola del marketing per portare avanti la sua idea di circolazione della cultura: quella che alza l’asticella della qualità al massimo e che di tutta risposta riceve solo quantità.     Con il ritorno dei grandi gruppi (Mondadori in primis) e l’affluenza incontrollabile di editori piccoli, medi, grandi, indipendenti e non, il “Saloon” fa un grande smacco alla concorrenza e si riscatta ufficialmente dai suoi tempi bui, riguadagnandosi il ruolo di Salone nazionale, o meglio, internazionale. Non si bada a spese e tra gli ospiti di quest’anno si è goduto del Premio Nobel Herta Müller; di alcuni celebri scrittori italiani e stranieri che spopolano nelle classifiche (Javier Marìas, Alicia Giménez Barlett, Niccolò Ammaniti per citarne solo alcuni); dei maestri del cinema italiano e internazionale Bernardo Bertolucci e Luca Guadagnino; di filosofi (Edgar Morin), di economisti (Alan Friedman), di giornalisti (Roberto Saviano), di attori (Francesco Pannofino che legge Harry Potter), di illustratori e fumettisti (con l'immancabile ZeroCalcare). Le cifre non mentono: 144.386 visitatori in fila al Lingotto; incontri sold out nelle grandi sale; 26.500 lettori agli eventi del SaloneOff disseminati in città.   Ma i grandi numeri creano disagi, è vero. File lunghe per gli eventi, corsie asfissianti tra gli stand, le porte del Lingotto chiuse in alcune ore per il sovraffollamento. Eppure non si può dire che ci fosse disorganizzazione: la comunicazione cartacea e digitale è stata impeccabile. L’elemento di disordine l’hanno creato solo le persone, tante, troppe, che a pensarci bene è ciò che ha reso il SalTo 2018 un’esperienza davvero unica. Dopo le “pillole” dispensate ogni giorno nell’Arena Robinson e le altre occasioni che hanno reso il contatto del direttore Lagioia con il pubblico incredibilmente costante, "Mr Saloon" si lascia sfuggire una considerazione cardinale:  «Tra i disagi legati al successo e i disagi legati all’insuccesso permetteteci di privilegiare i primi».     Si chiude con un sapore di trionfo e ottimismo la XXXI stagione del Salone internazionale del libro di Torino e le date per la prossima edizione sono già state annunciate: 9-13 maggio 2019.
MyGeneration intervista Calaciura
Maggio 13
Ancora letteratura d'autore a Scampia dove, presso la Scugnizzeria, il giornalista e scrittore Giosuè Calaciura, finalista del Premio Campiello (2002), ha presentato il suo ultimo romanzo, Borgo Vecchio, edito da Sellerio, con cui ha vinto il Premio Lettarario Nazionale Paolo Volponi (2017). Nella sua opera, ambientata a Palermo, sono presenti storie e personaggi inventati che rispecchiano pienamente la realtà di una qualunque periferia, dove malessere, disagi, miseria, arretratezza culturale sono all'ordine del giorno. Protagonisti del libro sono anche gli animali perché, come ha spiegato lo scrittore, attraverso la favola è più semplice raccontare realtà allucinanti, quelle rifiutate da taluni lettori che non vogliono essere ammorbati da problematiche sociali.Lo sguardo di Calaciura si sofferma in quelle strade, in quei vicoli, in cui non esiste la legalità, non esistono regole del buon vivere e dove la mancanza delle istituzioni favorisce la criminalità.Con l'autore palermitano abbiamo voluto approfondire qualche argomento:             - I vicoli di Palermo, anche se non è mai citata, sembrano la fotocopia di quelli napoletani dove si respira la stessa aria problematica. C'è speranza per i figli di queste terre? Palermo e Napoli sono molto simili. Nelle vele vedo l'architettura dello Zen, quella stessa architettura che è speculare alla marginalità, come se fosse costruita apposta per rendere le persone distanti e ghettizzate. In questi luoghi la speranza intanto è per chi ce la trova. Appartiene a quelli che rimangono e a quelli che si impegnano a raccontare storie così tenebrose. - Il suo è un racconto corale, ma senza scomodare Verga, quanto ha inciso nella stesura del libro il suo essere giornalista di strada?Ha inciso molto il fatto che il giornalista deve dare conto di tutte le voci in gioco. L'elemento corale è una scelta letteraria, dovuta alla volontà di dare un andamento tragico al mio racconto.   - Lei racconta un universo spietato, fatto di prostitute, di malviventi e malaffare. Lo fa solo per puntare il dito su una realtà che esiste o per denunciare l'assenza delle istituzioni?Per entrambe le cose. Per dare voce a chi da molto tempo non ne ha e per denunciare la totale assenza delle istituzioni in realtà così depresse e marginali, dove anche l'architettura è nemica. I bambini in queste periferie non vedono il bello, il mondo attorno a loro è orribile, allora mi chiedo: perché devono scegliere la legalità? - Molti di quelli che hanno letto il suo libro potrebbero pensare di trovarsi davanti al solito scritto che mette in luce solo gli aspetti negativi di un territorio e che addirittura li amplifichi. Lei a queste critiche cosa risponde?A me sembra che le uniche storie da raccontare siano quelle di cui parlo. Le altre mi interessano poco. Voglio raccontare le ferite. Perché? Per sanarle. Le storie che raccontano di una borghesia e di una realtà pacificata e serena, spesso a scapito di altri, non mi interessano, anzi mi indignano. - Nel suo libro i carnefici sono anch'essi vittime delle circostanze?Nei miei libri non ci sono vittime e carnefici. I miei personaggi sono tutte vittime. Anche chi fa il male è una vittima. L'importante è che gli uomini sappiano scegliere con giustizia tra bene e male, tra chi commette il male per il proprio tornaconto e chi lavora per la comunità.     link immagine principle:     Zen di Palermo
E se... il Napoli ci riuscisse?
Maggio 08
Se la memoria ci lega al passato, l'immaginazione è lo strumento che ci permette di interpretare il futuro producendo realtà aumentate legate a infiniti mondi possibili le cui dinamiche si consumano fra i vapori delle nostre docce , mentre in sottofondo un brano di Simon and Garfunkel concilia l'agire in fieri dei nostri avatar. È ovvio, a questo punto, in base alla definizione che ne ho dato, che la mia immaginazione è talmente fervida da essere buona solo ad inutili film mentali. Ed è in questa sede che mi preme darle libero sfogo, immaginando un mondo parallelo in cui il Napoli ce la fa: scalza la Juventus e vince il suo terzo scudetto! Poiché sanguino neroazzurro, e ho visto Julio Cesar volare, levando dall'angolino basso il tiro della vita di Leo Messi, ho ammirato Maicon penetrare nella difesa del Barcellona, impetuoso come Charles Bronson ne La Grande Fuga, provo tenerezza nel vedere le baccanali dionisiache che i napoletani inscenano per una vittoria a Torino e mi chiedo cosa potrebbero essere in grado di fare se effettivamente riusciranno a scucire il tricolore dalle maglie dei gobbi. Mi rispondo immaginando il verde brillante dell'erba del San Paolo, il 20 maggio. Va in scena Napoli-Crotone, ultima giornata di un campionato pazzo. La partita si mette subito in salita. I ragazzi di Sarri non reggono la pressione, se la fanno sotto, e cominciano la partita più contratti dei muscoli facciali di CR7. Dopo appena due minuti e quaranta, Simy "sbuccia" di tibia un pallone che sembrava piovere innocuo. Reina si oppone come un oplita dell'esercito di terracotta in esposizione alla Basilica del Santo Spirito, ed è 0-1 per i calabresi. Intanto le lancette girano inesorabili e da Torino arrivano voci incontrollate: gira voce che la Juventus stia vincendo 20-0 contro il Verona, e che abbia segnato anche Buffon di testa, su calcio d'angolo.   Ma sono solo voci.   In realtà perde con un gol di mano.   In fuorigioco.   Oltre il tempo di recupero del primo tempo.   È ormai l'ottantasettesimo minuto di gioco e anche la speranza sembra essersi esaurita, quando improvvisamente Zielinski, entrato al posto di uno scialbo Hamsik, spara una cannonata di destro dai trenta metri, che si insacca all'incrocio dei pali. Sull'onda del ritrovato entusiasmo, i ragazzi di Sarri, sospinti dal ruggito del San Paolo, trovano il raddoppio al novantatreesimo , con un goal–fotocopia di Koulibaly, che ripropone il decollo autorizzato dall'aeroporto Caselle di Torino. È l'apoteosi: manca ancora un minuto al fischio finale, ma i 75.000 inscenano triplici fischi fittizi, mandando in controtempo il cornicione di Ultras che si è già riversato sugli spalti per fare invasione.   Al fischio finale e telecamere di Sky inquadrano Luigi De Magistris mentre stampa un bacino umido sulle labbra del presidente De Laurentiis, che nel post partita dichiara che da questo momento in poi ha chiuso con il calcio, lui vuole tornare a fare cinema, perché ha una macchina da presa al posto del cuore.         Link all'immagine https://www.calcionews24.com/koulibaly-juventus-napoli-zaza-gol/
Barcellona infinito!
Maggio 07
A causa della mentalità fortemente provinciale che connota larga parte del giornalismo sportivo italiano, quando una grandissima squadra europea perde contro una di Serie A , il giorno dopo si sprecano i titoloni in pompa magna sulla classica "fine di un'era". Comincia una parata grottesca che vede in prima linea una serie di sofisti incravattati, intenti a spiegare agli abbonati delle Pay TV che Dybala vale quanto Messi e che Cristiano Ronaldo farebbe fatica a trovare spazio nella Juventus. Quest' anno, tale sorte è toccata al Barcellona, in occasione della cocente sconfitta subita all'Olimpico contro la Roma che è costata l'eliminazione dalla Champions League. Il giorno dopo, a giudicare dai titoli di giornale, sembrava che il Barcellona fosse arrivato al capolinea di un ciclo di incredibili vittorie. Invece, a più di un mese da quella partita, i catalani si sono laureati campioni di Spagna per la nona volta in dodici anni, conquistando, con la vittoria della Coppa del Re, l'ottavo "doblete" della sua storia. Altro che fine di un' era. Sicuramente l'arrivo di Valverde ha stimolato un cambio d'impostazione in una squadra molto più dedita alle transizioni offensive rispetto agli anni passati. La rete fittissima di passaggi a centrocampo, l'ormai celebre tiki taka, si è pian piano assottigliata, privilegiando fraseggi offensivi più asciutti. Questo moderato cambiamento di rotta è in parte dovuto al ricambio generazionale che investe le fila della mediana catalana: Dopo il grande Xavi, anche Andres Iniesta ha detto addio al Camp Nou. Con la perdita del duo che incarnava la filosofia di gioco del grande Barcellona di Guardiola, la manovra a centrocampo si è dovuta evolvere seguendo forme più asciutte, dettate dalle menti certamente meno geniali di Rakitic e Paulinho. Anche in attacco le cose sono cambiate, dato che un tridente offensivo collaudato sul modello della "MSN" è ancora in fase di costruzione a causa del macchinoso ambientamento di Dembelé, e alle giocate ancora troppo avulse dal contesto di un comunque fortissimo Coutinho. Eppure, nonostante i lavori in corso, il Barcellona ha vinto dominando, chiudendo la lotta per il titolo a ben dieci punti di distanza dal Real di Cristiano, battuto al Bernabeu per 3-0. La grande bellezza del mancino argentino risplende ancora di magia e la genialità di Iniesta, forse il centrocampista più forte della storia insieme a Zidane, ha illuminato il Camp Nou un' ultima volta.   Ma la leggenda del grande Barcellona continua!         Foto tratta da Barcellona.org
Brad Pitt produrrà un film sullo scandalo Weinstein
Aprile 27
Le vie dell’ispirazione sono infinite, o lo sono quelle per far soldi? Il capostipite della famiglia Benetton…ehm, Brad Pitt, ha deciso di produrre nientemeno che un film sullo scandalo delle molestie di Henry Weinstein.   Come ben sappiamo, il magnate è stato distrutto e messo alla gogna dal lavoro di due giornaliste, Jodi Kantor e Megan Twohey, reporter entrambe per il New York Times. Le donne hanno svolto un lavoro sopraffino per incastrare Weinstein: indagini meticolose, raccolte di prove schiaccianti, interviste, dichiarazioni, nominativi. Proprio grazie a loro e al direttore che le ha pubblicate, moltissime stelle del mondo di Hollywood si sono fatte avanti, denunciando tramite #MeToo e #TimesUp gli abusi e le molestie ricevuti.     Ebbene, Plan B, la casa produttrice di Pitt, ha annunciato l’intenzione di realizzare un film sullo scandalo. La pellicola sarà incentrata sull’attività di investigazione delle due giornaliste, che porterà poi alla scoperta dell’orrore perpetrato dal produttore. Quello di Pitt è un modo come un altro per guadagnare, anche speculando sulla sofferenza delle persone, o è uno strumento per portare alla luce l’orrore e donare alle donne il coraggio per opporsi e farsi sentire? Attendiamo le vostre opinioni!     link alle foto: http://variety.com/2018/film/news/weinstein-bankruptcy-big-mess-1202710896/ https://www.gossipcop.com/brad-pitt-neri-oxman-babies-kids/
I primi giornali a Napoli
Aprile 26
È stupendo leggere al mattino, restando ancora a letto, le news su un tablet. Non ci meravigliamo di poter ricevere notizie in tempo reale da qualunque parte del mondo: il tutto ci sembra scontato.   Ma ci siamo mai chiesti in che modo i nostri predecessori riuscissero a ricevere e a diffondere le notizie? Su questo argomento c'è una vasta letteratura e poiché proprio Napoli fu tra le prime città in cui il popolo veniva informato da un giornale sugli avvenimenti e sulle notizie di rilievo, sia locali che estere, ne approfittiamo per inoltrarci nel suo passato e scoprire un aspetto della sua storia sociale della nostra città. Già nel Seicento, sotto la dominazione spagnola, esistevano gli avvisi, costituiti da fogli volanti, scritti a mano, che venivano consegnati a coloro che pagavano un tanto per riceverli e che con il tempo si trasformarono in Gazzette. La prima Gazzetta risale al 1631, sovvenzionata dal governo vicereale, pubblicata settimanalmente e stampata in un palazzo dell'attuale Via Monteoliveto; non aveva libertà di informazione né scelta di notizia nel campo politico, la verità veniva spesso alterata.   Anche a quel tempo esistevano le fake news!   Finalmente con Carlo di Borbone, nel settecento il giornalismo napoletano cominciava ad assumere carattere letterario; il Regno delle due Sicilie si mise alla pari con gli altri stati e la nostra città attraversò un risveglio sia nel campo dell'informazione che in quello del giornalismo nozionistico e culturale. Alle pubblicazioni collaborarono eminenti personaggi come il Vico, il Giannone e il Genovesi, tre nomi che basterebbero a farci comprendere il livello giornalistico a Napoli nel '700. Nel 1741 la Gazzetta Napolitana inserì nelle sue colonne una rubrica a carattere letterario chiamate "Novelle letterarie". Alla seconda metà del settecento appartiene il giornale enciclopedico di Napoli di Giuseppe Vairo Rosa in cui comparvero anche riproduzioni di dipinti come Il Ritratto del Sovrano eseguito dal Bonito. Altre pubblicazioni del tempo furono l'Analisi ragionata dei libri nuovi e il Giornale del 1797, che con il sorgere della repubblica parteneopea divenne subito politico e si chiamò "letterario". Fu la più diffusa Gazzetta del suo tempo insieme al Monitore di Eleonora Pimentel Fonseca. Questi giornali rispecchiavano fedelmente gli orientamenti e la varietà degli interessi intellettuali di una Napoli settecentesca in cui si affermavano le più avanzate correnti di pensiero e rappresentano il cospicuo contributo che il Regno di Napoli dette al pensiero riformatore che si stava diffondendo in Italia.         Link all'immagine: https://pixabay.com/it/napoli-panorama-campania-italia-2663371/
Avengers: Infinity War - Diario a caldo di una sopravvissuta
Aprile 25
[Avviso: il seguente articolo contiene spoiler anche pesanti ed è frutto del turbinio di emozioni provate da una fan Marvel appena uscita dal cinema.] Ieri, 25 Aprile, come ogni anno si celebrava l’anniversario della liberazione dell’Italia al termine della seconda Guerra mondiale. Ieri, 25 Aprile 2018, dopo una lunghissima e spasmodica attesa, è stato liberato Avengers: Infinity War in tutte le sale cinematografiche d’Italia. Alcune sale hanno addirittura proiettato il film già a mezzanotte e con una gran risposta del pubblico giovanile. Ma parliamo del film, che ha avuto dalla critica americana delle critiche positive, ma non entusiastiche come per gli altri film Marvel. Indubbiamente i registi, i fratelli Russo, hanno affrontato una sfida enorme: creare uno dei più grandi kolossal di tutti i tempi. Perché? Beh, nel cast ci sono così tanti attori che sembrava impossibile riuscire a farli apparire tutti in scena. Invece ci sono proprio tutti, anche se bisogna ammettere che alcuni personaggi hanno più spazio e molte più battute rispetto agli altri. So che state pensando a Robert Downey Jr., lo so. E fate bene. La trama? Il già potentissimo Thanos è in procinto di impadronirsi delle Gemme dell’Infinito, di cui vuole sfruttare il potere per dominare l’universo. Il suo scopo è quello di sterminare metà della popolazione di ogni pianeta, visto che le risorse naturali sono in esaurimento, mentre gli esseri viventi aumentano esponenzialmente e sono destinati a morire per carestie e fame. Sostanzialmente, visto che molti moriranno, tanto vale farli morire ora. Questo, secondo Thanos, è pietà. Peccato che i vari supereroi Marvel non la pensino allo stesso modo. Sia gli eroi che già davano la caccia a Thanos e sia quelli che lo hanno appena conosciuto condividono lo stesso obiettivo: fermare Thanos. Collaborare è indispensabile e inevitabile. Vediamo quindi formarsi sostanzialmente due gruppi, attivi tra lo spazio e la terra: da un lato Iron Man, Doctor Strange, Spiderman, Starlord e i suoi; dall’altro Cap, Falcon, Vedova Nera, Bucky, Pantera Nera, Visione, Scarlet Witch, Iron Patriot e un Bruce Banner apparentemente e simpaticamente privo di Hulk. Mina vagante è Thor, il primo a subire il passaggio di Thanos, all’inizio del film, e apparentemente il più imbestialito. Thor merita una menzione speciale. È quello che, a modestissimo parere della sottoscritta, ci mette più impegno, viaggia a destra e a manca nell’universo ed è proiettato costantemente al superamento dei suoi limiti affrontando pesanti sfide. Gli altri si dividono tra chi a stento proferisce parola (Cap, Vedova Nera), chi fa solo da tirapugni (Drax, Falcon) e chi si propone di elaborare piani e contribuire decisivamente alla sconfitta del nemico, ma finisce preso da drammi personali e problemi psicologici tanto degni di compassione quanto inutili ai fini della “missione” (Iron Man, Starlord, Gamora). E poi c’è Doctor Strange. Personaggio che in parte appartiene al gruppo di eroi sopracitato (quelli che dovrebbero fare, ma non fanno), ma che – sempre a modestissimo parere di chi vi parla – può racchiudere le sorti della storia. Esperto di arti mistiche, le sue parole sono elusive e potrebbero rivelare più di quanto sembra in apparenza. Potrebbe addirittura aver fatto più di quanto sembrerebbe, potrebbe in un certo senso aver svolto il ruolo di burattinaio, influenzando gli inconsapevoli colleghi. Tutti questi nodi dovrebbero venire al pettine nel secondo capitolo della Guerra Infinita, la cui uscita è prevista per il mese di maggio 2019 e sulla cui trama ora inizieranno tante di quelle speculazioni che a tutti gli appassionati del mondo fumerà il cervello. Infatti, la pellicola uscita ieri appare un po’ come una sorta di lunga preparazione al secondo capitolo. Piano piano vengono presentati tutti i personaggi (accolti in sala dall’applauso di quello stesso pubblico che applaude il pilota all’atterraggio, direi) e nel finale c’è una battaglia, bella ma non epica, che si conclude con la sconfitta degli eroi. Tuttavia, almeno per quanto riguarda gli Avengers, una sconfitta iniziale la si becca sempre. Dopo, inviperiti, si inizia a giocare duro fino alla vittoria. Personalmente, ritengo che ci si può aspettare di tutto dalla seconda parte di Infinity War. La Marvel, dai primi film in cui i supereroi sconfiggevano i nemici senza versare una goccia di sudore e praticamente a suon di battute di spirito, ha fatto molti passi avanti, affinando la capacità di mixare l’umorismo (pur prevalente) alla tensione dei combattimenti e alla drammaticità di alcuni eventi. In particolare, potrebbe accadere qualcosa che restauri la situazione precedente l’arrivo di Thanos sulla Terra, ma potremmo anche dover accettare alcuni dei drammatici cambiamenti visti in questa pellicola. Mi spiego, qualcuno dei nostri beniamini potrebbe non ritornare. C’è infatti da considerare il fatto che il contratto di alcuni degli attori è terminato. Parlo di Chris Evans e Tom Hiddleston, ad esempio. Il primo potrebbe anche voler continuare a vestire i panni di Steve Rogers, magari per dargli una degna conclusione. Il secondo, pensandoci, potrebbe realmente aver smesso i panni del Dio dell’Inganno, che nel film è morto, spezzando il cuore della sottoscritta. Ma è tutto da vedere! E voi? Cosa ne pensate?
"Casa de Papel 2" ai blocchi di partenza!
Aprile 25
Sacerdoti netflixiani di tutto il mondo, riunitevi! Divoratori voraci di serie TV, accorrete! La seconda stagione di Casa de Papel is in da house"! L'unica serie ispanofona che non propone incesti melensi al gusto di diabete. Il finale di stagione ci aveva lasciato senza fiato, con "El Profesor" (Álvaro Morte), l'ideatore della rapina del secolo, in procinto di essere scoperto dalla sua mantide religiosa, l'ispettore della polizia Raquel Murillo (Itziar Ituño) . Dopo questo spoiler, che vi meritare, (perché mica avete pensato alla fragilità delle mie corde emotive quando ripostavate su Facebook la scena della morte di Ciro Di Marzio) possiamo andare avanti.   Il clamore per il grande ritorno di Casa de Papel è direttamente proporzionale alla qualità delle caratteristiche che ne hanno garantito il successo. In primo luogo si tratta di una serie TV che fa del ritmo serrato la sua primissima cifra stilistica, ed è per questo che il binge watching non si accusa fisicamente, dato che la sceneggiatura è un ovetto Kinder la cui sorpresa è un fiume di dopamina che sfocia nel delta dell'adrenalina. Per ottenere quest'effetto, le funamboliche penne dello sceneggiatore hanno danzato la rumba sul filo del rasoio lungo tutta la durata della prima stagione. A questo si aggiunge una marcata caratterizzazione dei personaggi, le cui personalità spiccano come i sapori marini del nero di seppia o del riccio di mare. Si pensi, a tal proposito, al fascino sensuale e viscoso di "Berlin" (Pedro Alonso) o alla marcata esplosività di "Nairobi" (Alba Flores). La raffinata brillantezza intellettuale de "El Profesor", dietro la quale si nasconde un imbranato che piace, risalta per contrasto alla forza e alla tenacia dell'ispettore Raquel Murillo.   Altro elemento che piace è la dimensione politica che aleggia sull'impresa criminale. Di fatto i rapinatori non rubano niente a nessuno, semplicemente entrano all'interno della zecca nazionale spagnola e cominciano a stampare il loro danaro. Per fare questo, a differenza della maggior parte dei furti, devono restare sulla scena del crimine quanto più tempo possibile. In tal senso è fondamentale avvicinare l'opinione pubblica e sfruttare il ruolo dei media, mettendo sotto pressione la polizia. Si tratta quindi di una partita a scacchi che si gioca sul terreno della resistenza, un concetto candidamente espresso dalla scena madre della prima stagione, nella quale Berlin e El Profesor cantano Bella Ciao guardandosi negli occhi, facendomi esultare come Manolas contro il Barcellona.     La Fot è presa dal sito www.wikipedia.com 
Giorgio Biferali, l’esordiente candidato allo Strega racconta Roma e l’amore
Aprile 24
Inaspettatamente in lizza per il Premio Strega 2018, il romanzo d'esordio di Giorgio Biferali è una di quelle storie d'amore propriamente romane. Di quelle che la tradizione del genere – da La Dolce Vita in poi - ci insegna a collocare con facili associazioni mentali ai bar, ai sanpietrini, ai nasoni e alle piccole vie di Trastevere. Lì dove innamorarsi è un attimo, forse anche troppo veloce. L'amore a vent'anni (Tunué 2018) è un primo romanzo, ma ha una scrittura forte, già matura. Biferali gioca con l'innovazione senza inibirsi, sperimenta nuovi impianti rimescolandoli con un stile personalissimo: svincola i discorsi diretti dal dispotismo del virgolettato; dissolve e ricompatta il tempo e lo spazio, muovendosi come un regista in un moderno film d'essai. L'abilità nella scrittura è il vero segreto di questo romanzo, che altrimenti non potrebbe reggersi sulla sola storia di Giulio e Silvia. Un amore un po' stereotipato, poco credibile, piegato da quell'urgenza dell'autore di parlare di sé e dei propri gusti che spinge con troppa, narcisistica veemenza sotto la pellicola di protezione della finzione letteraria. Anche il titolo, L'amore a vent'anni, è un prestito un po' vanitoso dall'omonimo film di Truffaut. Giulio è un ingenuo romantico, cresciuto in una famiglia normale - con un padre e una madre che si amano, o che almeno si rispettano -, in una cameretta che conserva ancora la collezione dei coccodritti e dei fantasmini fosforescenti. Silvia è la donna perfetta – innaturalmente perfetta – che ha un anacronistico atteggiamento bohémien, in una Roma di Whatsapp e localizzatori, e che ha una visione un po' diversa dell'amore rispetto a Giulio; di certo meno duratura. Biferali affida a un colpo di scena il compito di rovesciare le sorti della storia ma, anche in questo caso, la scelta dell'autore si rivela troppo debole: un calco in vero stile Beautiful. La magnifica agilità con cui Biferali sa destreggiarsi con la scrittura è l'unico vero motivo per cui valga la pena leggere questo primo romanzo. Al lettore più scettico basterà sfogliare le prime cinque o sei pagine in libreria per convincersi che valga la pena andare avanti.         Link immagini: https://twitter.com/giorgiobiferali http://static.lafeltrinelli.it/static/frontside/xxl/629/8593629_3108240.jpg  
"Cabal" versione Montecitorio
Aprile 18
Che RaRt081 fosse un amante del retrogaming lo avevamo già intuito da poster come PAC-ANM,     ma poiché la creatura di Toru Iwatani appartiene ormai all'immaginario collettivo, il nostro ci dimostra di essere un connoisseur di giochi d'antan citando nientemeno che Cabal, innovativo sparatutto del 1988. Dimentichiamo però gli scenari esotici del titolo della TAD Corporation, poiché RaRt081 sceglie di ambientare l'opera in un contesto assai familiare...     A metà strada tra l'obelisco e Palazzo Montecitorio, il soldato senza nome (dettaglio assai interessante) rivolge lo sguardo alla frotta di sprites che sembrano correre a perdifiato verso l'ingresso. Il messaggio appare abbastanza chiaro, e la barra "politicians" in alto sembra non lasciare molti dubbi sull'identità dei suddetti sprites, eppure un attimo di riflessione è doveroso.   In primo luogo la posizione del protagonista: poiché in Cabal il player poteva spostarsi solo a destra e sinistra, era abbastanza raro trovarlo immobile; eppure RaRt081 lo ritrae proprio così: fermo, quasi in rassegnata contemplazione, e – altro dettaglio da tenere presente – nemmeno l'arma è immediatamente visibile. In secondo luogo, lo stesso mirino è puntato verso un punto qualsiasi, come a sottolineare il disinteresse verso i suoi nemici (che pure lo hanno lasciato con solo un quarto di salute, come si vede in alto a sinistra)... che stia pensando all'aumento del prezzo del piombo e abbozzando un rapido calcolo mentale tra costi e benefici?   Dal lato del significante, infine, un accenno sulla grafica pixellosa: esigenza compositiva o un'amara riflessione sulla nostra politica che sembra essere rimasta a decenni fa?   Ai poster(i) l'ardua sentenza.         Link all'immagine di copertina: http://davegamethoughts.blogspot.it/2011/03/cabal-clones.html L'immagine di PAC-ANM è presa dalla pagina Facebook di RaRt081 https://www.facebook.com/rart081/
Tormento primaverile: l'ora legale
Aprile 11
Odio guardare l'orologio e dire:«È già mezzogiorno ed ancora non ho concluso niente!» Odio che qualcuno mi dica:«Sbrigati che è tardi!» Forse non tutti saranno d'accordo con me, ma detesto l'ora legale poiché la considerò dannosa per il mio ciclo di vita naturale.Il mio corpo possiede un orologio interno collegato ai ritmi della natura che viene sbilanciato dall'ora legale ed un'ora di sole in più non mi serve nemmeno per sintetizzare la beneamata la vitamina D, dal momento che non posso passeggiare liberamente senza il timore di imbattermi in qualche baby gang. Qualcuno potrebbe obiettare che queste "birbe" non guardino l'orologio, ma io preferisco sperare che il buio le faccia rintanare nelle loro case! Logicamente sto ironizzando, ma l'odio per l'ora legale mi sorge spontaneo. Ma chi ha inventato l'ora legale, questa consuetudine che ci fa spostare le lancette un'ora avanti? Il colpevole è stato Benjamin Franklin che capì che facendo adattare l'orario ai cambiamenti della luce si sarebbe risparmiata energia destinata all'illuminazione. Il suo suggerimento cadde nel vuoto, ma fu riconsiderato, in molti paesi d'Europa, durante la Prima Guerra Mondiale, quando il risparmio energetico risultava importante. In Italia entrò in vigore con continuità nel 1966 e dal 1996 fu adottata con un calendario comune in tutta Europa. Ma i bisogni del mondo super-industrializzato sono cambiati: ciò che risparmiamo sulla bolletta per l'illuminazione è vanificato dall'uso eccessivo di apparecchiature elettriche che divorano energia indipendentemente dalle ore di luce. Anche alcuni eurodeputati hanno proposto l'abolizione del cambio orario affermando che studi scientifici hanno dimostrato che non ci sono stati  effetti economicipositivi, ma al contrario hanno rilevato effetti negativi sulla salute umana e sull'agricoltura. La richiesta è stata bocciata, ma spero che in futuro ci sia l'opportunità di ridiscuterla. L'ora legale scatta sempre la domenica in modo che le persone si adattino, dormendo un poco in più, dolcemente alla variazione di orario. Peccato, per me non è stato così. Il sabato sono andato al letto dopo la mezzanotte, la domenica mi son dovuto svegliare alle 6:30 per assistere al primo Gran Premio di F1 del 2018!         Link all'immagine originale: https://pixabay.com/it/tempo-di-conversione-orologio-2205490/
Omicidio Angelo Vassallo: storia esemplare che rischia di essere dimenticata
Aprile 04
"Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi"- B. Brecht. Non ci sono elementi rilevanti per il processo. Così l'assassino di Angelo Vassallo, il Sindaco Pescatore di Pollica ucciso il 5 settembre del 2010, resterà senza nome. Dopo più di sette anni i magistrati non sono riusciti a trovare prove che permettessero l'esercizio dell'azione penale e quindi l'avvio di un processo ai danni dei presunti responsabili dell'assassinio del Sindaco Pescatore. È difficile accantonare la storia di Angelo, paradigma di buona politica e di impegno civile. La sua passione per l'ambiente, per il mare e la terra, è sempre stata al centro del suo esercizio. Ciò ha portato le acque di Pollica ad essere le più premiate, negli anni, con le 5 vele – massimo riconoscimento – della Bandiera Blu di Legambiente e Touring Club. L'amore per la sua terra lo ha spinto a battersi contro il mercato della droga ad Acciaroli, arrivando ad affrontare in prima persona gli spacciatori. La sera del 5 settembre di quasi otto anni fa, fu ucciso barbaramente mentre rincasava alla guida della sua auto. Il nome dei suoi assassini è ancora ignoto. L'unico indagato, l'italo-brasiliano Bruno Humberto Damiani (arrestato a Bogotà nel 2015) considerato un frequentatore degli ambienti dello spaccio nella movida cilentana, è risultato negativo al test del DNA. Il fascicolo è stato gestito dalla PM Rosa Volpe, procuratore aggiunto a Napoli ma applicata dal CSM a Salerno proprio per coordinare l'inchiesta seguita sin dalle prime battute, e dal PM Leonardo Colamonici, con il coordinamento del procuratore Corrado Lembo.   Vassallo fu ucciso con 9 colpi di pistola esplosi da distanza ravvicinata a pochi passi dalla sua abitazione di Pollica. Era in auto, con il finestrino aperto e il cellulare in mano. Con ogni probabilità, conosceva l'assassino o comunque non temeva che l'uomo potesse sparargli. L'arma, una calibro 9 baby Tanfoglio, è stata cercata dappertutto, ma non è mai stata trovata.   La scelta di eseguire i test del DNA ad ampio spettro è stata dettata proprio dalla volontà di non trascurare alcun dettaglio utile a scoprire la verità, reclamata a gran voce in questi anni non solo dai familiari del Sindaco Pescatore ma anche dalla società civile. Nonostante la perseveranza della magistratura nel corso di questi lunghi anni, neanche l'ultimo tentativo investigativo – il test del DNA su 94 persone tra conoscenti di Vassallo e sospettati – ha sortito esito positivo. Ed ecco, quindi la chiusura del caso. Una ferita aperta, che brucia sempre di più. La legge, ai sensi dell'art. 408 CPP, disciplina la richiesta di archiviazione nel caso in cui il Pubblico Ministero non sia in possesso di elementi idonei a sostenere l'accusa nel processo penale. Il nostro paese in questo caso non deve plasmarsi alla legge formale affinché questo delitto così efferato non resti impunito. Per fare sì che l'Italia sia in grado di rendere giustizia ad Angelo, servitore delle istituzioni e amante della sua terra, le indagini devono continuare senza sosta. È importante sottoscrivere l'appello su change.org (ecco il link: https://www.change.org/p/no-all-archiviazione-dell-omicidio-vassallo), per l'istituzione di una commissione d'inchiesta sull'omicidio del Sindaco pescatore. Un omicidio che deve far parte dell'ordine del giorno senza cadere nel dimenticatoio, nella lunga lista di storie irrisolte. Storie che nascondono sofferenze ed affetti di intere famiglie e comunità che cercano la verità da troppi anni.   Quando la Verità illuminerà la Giustizia allora il nostro paese potrà dire a gran voce di aver vinto. Per Angelo, per tutte le vittime innocenti.         Immagine presa dal sito www.panorama.it
Da che pianeta viene Cristiano?
Marzo 31
Navigando negli insidiosi mari di YouTube, ho trovato un video in cui Federico Buffa racconta a una platea ipnotizzata dalla sua lingua magica, di quando Carlo Ancelotti gli raccontò che Cristiano Ronaldo, dopo aver fatto doppietta all'Allianz Arena contro il Bayern di Robben e Ribery , al rientro a Madrid, invece di andare a casa, dove lo aspettava una certa Irina Shayk, si è fatto accompagnare alle due di notte al centro sportivo del Real, per fare un bagno di mezz' ora in una vasca di ghiaccio, al fine di tonificare più velocemente i muscoli in vista della partita di campionato seguente. Forse soltanto Kobe Bryant e Michael Jordan sono stati capaci di raggiungere lo stesso grado di ossessività competitiva che informa Cristiano Ronaldo. L'elemento principale che preme sottolineare è che il portoghese è ormai paragonabile ad un elemento fisico. È tipo la forza di gravità. Determina le regole dello spazio circostante, per cui qualsiasi tipo di giudizio estetico a riguardo non influisce in nessun modo sul fatto che a quelle regole si debba sottostare per forza di cose. In carriera ha segnato quasi settecento goal di cui, ben oltre la metà, per il Real Madrid. I record di autentiche leggende del "madridismo" come Alfredo Di Stefano, Ferenc Puskás e Raul Gonzales Blanco sono stati spazzati via. Muovere critiche di fronte a questi numeri, e all'efficacia con cui si sono tradotti in risultatati, equivale a non percepire la realtà delle cose.   Paradossalmente l'unico appunto che si può fare a CR7 è quello di esser diventato talmente forte da non poter essere più oggetto di discussione. L'insindacabilità è un privilegio raro che Ronaldo ha ottenuto faticosamente, spogliandosi dei doppi passi e delle galoppate sulla fascia che connotavano il suo stile di gioco ai tempi del Manchester United, asciugandolo in modo funzionale, fino a renderlo robotico e impersonale, attraverso la dedizione maniacale per la dimensione fisica e tecnico-tattica. Il problema è che la perfezione di Cristiano appare troppo costruita. È questo il motivo per il quale Leo Messi è sicuramente un calciatore migliore. A differenza del campione portoghese, La Pulce argentina è riuscita a raggiungere gli stessi livelli assurdi attraverso il suo talento grezzo, mai troppo modellato. Il gusto per il dribbling che traspare dal magico sinistro di Leo è molto più verace, rispetto alla scarna supremazia raggiunta da Cristiano. Il numero dieci del Barcellona ha poi avuto la grande sfortuna di somigliare in modo blasfemo al più grande di tutti, uno che ha vinto la metà di un quarto dei trofei di Messi e Ronaldo, ma che portava in sé il Mistero essenziale del pallone. Se Messi ha con se tutta la simpatia che si può provare per un ragazzo schivo, iscritto, suo malgrado, ad una gara invincibile contro Maradona, Cristiano sembra lottare contro l'idea di se stesso, contro le insicurezze di un ragazzino venuto da una lontanissima isoletta dell'Oceano Atlantico. Forse pensa a questo ogni volta che si dispera per un passaggio banale sbagliato, e fa quasi tenerezza perché in quel momento sembra l'unico a non rendersi conto che è solo questione di tempo prima che una rovesciata impossibile ci faccia chiedere da che pianeta viene.         Fonte foto: SkySports.com
Jessica Jones: la seconda esplosiva stagione!
Marzo 27
Lo scorso 18 agosto su Netflix assistevamo all’incontro di quattro newyorkesi “speciali”. I loro nomi sono Matt Murdock, Danny Rand, Luke Cage e Jessica Jones. Sono i Defenders, protagonisti dell’omonima serie del Marvel Cinematic Universe. Serie che potrebbe riassumersi in “andiamo a sistemare i guai che quel piagnucolone ripetitivo di Iron Fist non sa risolvere da solo”. Tuttavia non siamo qui a insultare Danny Rand (ma lo abbiamo fatto qui). Siamo qui per parlare di uno dei personaggi che nei Defenders ha avuto troppo poco spazio: Jessica Jones. Per fortuna la nostra eroina ha una serie tutta sua, giunta ormai alla seconda stagione, disponibile su Netflix dall’8 marzo. Un giorno secondo me molto significativo per far uscire la serie su una giovane donna quanto più diversa dall’idea classica di supereroina. Una donna che ne ha passate davvero tante e che ancora sembra essere una calamita per le sventure. Una donna a mio avviso estremamente reale, seppur uscita dai fumetti. Guai e sfortune, infatti, capitano e portano a scoraggiarsi o a divenire cinici. Jessica Jones è cinica. È sarcastica. Forse è anche un po’ asociale. Pur dotata di superpoteri, Jessica Jones è terribilmente umana. Traumi, sfortune e seccature varie riempiono le sue giornate. Però Jessica Jones reagisce. Sempre. Non si arrende mai. Spesso commette errori, è vero. Ma prova e riprova finché ce la fa. (Sì, come nella sigla di Rossana) La seconda stagione, a mio modestissimo parere, porta alle estreme conseguenze alcuni aspetti della prima. È soprattutto il lato emotivo che viene esposto e coinvolto. Se nella prima stagione si trattava delle conseguenze che il passato recente di Jessica aveva sulla sua vita, ora si scava ancora più a fondo. Si va ancora più indietro nel tempo, pur non muovendoci mai dalla New York dei giorni nostri. Un passato che non è mai andato via, era solo sopito, ma che ora ritorna con la forza di un’esplosione (SPOILER: la scelta di parole non è casuale…) e non può più essere evitato. Un passato che cambierà drasticamente il presente, modificando radicalmente le dinamiche della vita attuale di Jessica. Tuttavia non c’è solo Jessica (Krysten Ritter). Tredici puntate dove si passa in modo estremamente fluido dalla trama principale – riguardante Jessica – alle trame secondarie, in cui anche gli altri personaggi – Trish (Rachael Taylor), Malcolm (Eka Darville), Jeri (Carrie-Anne Moss) – vedono loro vite trasformarsi in modi imprevisti e sconvolgenti. È tutto un veloce (ma non troppo) precipitare verso gli ultimi episodi, in un crescendo di emozioni e suspense irresistibili. [SPOILER ALERT] E poi che finale! Da urlo!Link alle foto: http://nerdmovieproductions.it/2018/03/06/jessica-jones-i-primi-5-episodi-della-seconda-stagione/http://ilnerdastro.blogspot.it/2018/03/ancora-uno-poi-basta-jessica-jones-2.htmlhttps://www.serialclick.it/news/73191-marvels-jessica-jones-recensione-della-seconda-stagione
Donne che odiano le donne
Marzo 26
Nei giorni scorsi è venuto alla luce un fatto sconcertante circa le affermazioni di una professoressa di storia e filosofia di un istituto superiore. La notizia rimbalzata su tutti gli organi di informazione, persino in prima serata sulle reti nazionali, riguarda una ferita aperta, troppo spesso presente nella cronaca italiana, il femminicidio. Ed è proprio questo il nodo cruciale della questione. È innegabile che il dovere morale della Scuola sia di educare i cittadini del domani al rispetto comune, alla giustizia e alla liberalità. Ma in tempi recenti tale dovere non sarebbe stato – presumibilmente - adempiuto dall'Istituto d'Istruzione Superiore "N. Pizi", di Palmi (RC): infatti, un membro del corpo docente avrebbe pronunciato una frase deprecabile contro le donne, tra l'altro in ricorrenza della Giornata Internazionale della Donna, proprio nella classe frequentata dalla figlia minorenne di Maria Chindamo, la mamma scomparsa in circostanze misteriose circa due anni fa nel vibonese. Dal 6 maggio 2016 la Procura di Vibo Valentia ha avviato le indagini sui reati di: sequestro di persona, omicidio e occultamento di cadavere (il corpo della donna non è mai stato ritrovato, sono state rinvenute solo tracce ematiche davanti alla sua proprietà nel giorno in cui si sono perse del tutto le sue tracce). La frase poco felice: «Tutte le donne andrebbero sterminate, non valgono a nulla» rivolta alla ragazza visibilmente scossa, sarebbe arrivata allo zio, attualmente tutore legale, tramite un SMS in cui la nipote raccontava quanto successo. Lo zio, fratello della madre, subito messosi in contatto con la dirigente sarebbe stato convocato e informato di quanto riferito dagli avvocati presenti «la professoressa conferma l'accaduto e non mostra alcun pentimento, posto che ritiene "normale" tali affermazioni.» Ora, ciò è già spiacevole di per sé, ma il fatto che tale affermazione sia uscita dalla bocca di una donna, per giunta un'educatrice la rende oltremodo agghiacciante.   La bufera mediatica che si è abbattuta sui protagonisti di tale episodio, e il relativo coinvolgimento di allievi e del resto del corpo docente, denota sicuramente, una leggerezza e una mancanza di tatto non solo nei confronti della figlia di Maria Chindamo, ma di altre persone che con l'episodio non c' entrano assolutamente nulla, professionisti seri che si spendono ogni giorno per fronteggiare una cultura popolare spesso retrograda e sbagliata, e ragazzi che si sono prontamente schierati dalla parte della compagna e della famiglia, biasimando il comportamento inusuale e fuori luogo della professoressa.   L'Istituto è stato inoltre accusato di promuovere una cultura "omertosa", a causa del silenzio del personale scolastico in merito alla vicenda. In realtà, il "Pizi" si dissocia senza dubbio dalla violenta asserzione dell'insegnante, che anzi condanna aspramente; d'altro canto, è ragionevole che la scuola tuteli dalla bufera mediatica tutta la comunità scolastica, composta in gran parte da minori, prima che le autorità competenti emettano la loro sentenza. Ciononostante, l'allieva più di tutti colpita (per via della sua condizione familiare) dall'aggressione verbale del professore, in una dichiarazione rilasciata pochi giorni fa, ha affermato di aver ricevuto non solo l'appoggio dei compagni e di tutti gli altri docenti, ma soprattutto il sostegno della Dirigente Scolastica, Prof.ssa Maria Domenica Mallamaci, che tempestivamente è intervenuta nella questione prendendo i dovuti provvedimenti e informando gli organi competenti dell'Ufficio Scolastico Provinciale e Regionale e successivamente diramando all'ANSA un comunicato in cui chiarisce nettamente la posizione assunta dalla scuola. Quest'ultima, insediatasi solo due anni fa alla Dirigenza dell'Istituto, ha svolto un instancabile lavoro di promozione della scuola come faro di cultura nel territorio pianigiano, creando nuovi percorsi di studi e curando i rapporti con tutti gli enti locali e le associazioni culturali interessati allo sviluppo formativo ed educativo della comunità giovanile, coinvolgendo la Diocesi Oppido-Palmi, esperti di psicologia, giornalisti ed autori affermati in campo letterario. Peraltro, sono frequenti i contatti proprio con il mondo della legalità: è stato da poco attivato un percorso di alternanza scuola-lavoro presso il Tribunale di Palmi e regolarmente sono tenuti incontri con esponenti del sistema giudiziario, da avvocati a magistrati e procuratori. Lo scorso 21 marzo, in occasione della Giornata contro le mafie, la scuola ha preso parte al consueto appuntamento della marcia annuale organizzata dall'associazione antimafia "Libera" di Don Ciotti. L'Istituto, poi, si preoccupa di stimolare la crescita culturale dei suoi studenti non solo attraverso le tradizionali lezioni frontali, ma anche grazie a progetti finalizzati a coltivare il loro lato umano ed artistico. Dunque, pur andando adesso incontro ad una spiacevole ed infamante vicenda, il "Pizi" riesce comunque a tenere alto il suo nome, proponendosi come garante di una solida formazione umana e culturale contro la discriminazione e la sopraffazione. Insomma, l'impegno e la passione di tutto il collegio docenti, degli alunni, del personale ATA e degli uffici non possono e non devono essere lesi o lasciati nell'ombra da generalizzazioni e distorsioni ad opera di informazioni semplificate agli occhi della società civile, per via dell'errore di un singolo che non è stato capace di portare avanti pienamente i valori condivisi dall' Istituto.   Proprio per questo ci si augura che, qualora venissero individuate responsabilità penali oltre che amministrative, lesive nei confronti in primo luogo della dignità della ragazza e successivamente di una scuola sempre attenta e vigile nella lotta ad ogni tipo di sminuimento e/o sopraffazione, sia essa culturale o umana, siano presi i giusti e dovuti provvedimenti.
Finché ci sono i nonni... c'è speranza!
Marzo 25
L'Italia è un paese in cui si registra un esercito di persone "diversamente giovani" che si prendono cura dei propri nipoti: i benamati nonni. Una volta lo stereotipo della nonna era quello di una vecchietta che, accanto al camino, lavorava la lana e coccolava i suoi nipotini con favole e filastrocche. Il nonno, in genere, era una figura più defilata, ma non mancava mai di rincasare con caramelle e dolci per i suoi piccoli. Se una volta erano considerati solo la memoria storica e, per cultura, non esternavano apertamente il loro amore, perché non era stato esternato a loro, tuttavia Il loro ruolo, all'interno della famiglia, è sempre stato importante nell'educazione dei nipoti. Un'importanza accentuata tanto più adesso dai bisogni della società odierna che vede i genitori sempre più impegnati nel lavoro.     Infatti oggi i nonni trascorrono sempre più tempo con i nipoti; giocano assieme; li vanno a prendere all'uscita di scuola; ascoltano la musica contemporanea e si dilettano con WhatsApp, Facebook e Instagram, insomma tutte attività che li avvicinano e rompono quel muro di soggezione che una volta esisteva tra di loro. Così tra nonni e nipoti si sviluppa una relazione magica fatta di continui scambi, grazie alla quale i nonni riescono a trasmettere un senso di continuità tra i vecchi insegnamenti e quelli nuovi e i nipoti riescono a dare ai nonni un nuovo senso alla vita che li rende dinamici e giovanili e, anche se fiaccati nel corpo dalla vivacità dei nipoti, hanno il cervello rivitalizzato. Ma i nonni non sono solo una figura di riferimento sotto il profilo affettivo, poiché molto spesso, grazie alle loro solide pensioni, sono diventati un welfare sicuro per quei figli che vivono in situazioni precarie e non riescono più ad arrivare alla fine del mese.Insomma si è passati dal concetto di famiglia nucleare composta da padre, madre e figli, a quello di famiglia allargata anche ai nonni e agli zii che contribuiscono sempre più al benessere dei propri nipoti.
La saga Cloverfield: strano ma bello!
Marzo 20
J. J. Abrams. Un nome, una garanzia. Regista(Mission Impossible III, Into Darkness – Star Trek, Star Wars: Il risveglio della Forza), sceneggiatore (Armageddon – Giudizio finale, Alias, Lost, Fringe) e produttore di molti dei prodotti televisivi e cinematografici più amati di sempre, J.J. Abrams ha messo il suo zampino – come produttore – anche in una particolare saga, composta da tre film, di cui due distribuiti nelle sale cinematografiche e uno, l’ultimo, solo su Netflix lo scorso 5 febbraio. Stiamo parlando di Cloverfield (2008), 10 Cloverfield Lane(2016) e The Cloverfield Paradox (2018). Tre pellicole estremamente diverse l’una dall’altra per ambientazione, personaggi, trama, stile di regia e, in un certo senso, anche genere. Tuttavia hanno un profondo e intenso legame. Alla base di tutti e tre i film vi è il fatto che l’umanità è tenuta ad affrontare qualcosa di inimmaginabile e totalmente imprevisto, che stravolge totalmente le esistenze delle persone e non solo.Cloverfield, il primo, si presenta come se fosse realizzato a partire dalle immagini ritrovare su una videocamera privata. Vediamo sei ragazzi che un attimo prima si stavano divertendo ad una festa e un attimo dopo devono fuggire in una New York devastata da un terribile e gigantesco mostro. Nel secondo capitolo la protagonista, Michelle (Mary Elizabeth Winstead), dopo un incidente d’auto, si trova segregata nel bunker di un bizzarro sconosciuto, Howard (John Goodman). Nonostante le rassicurazioni di Emmett (John Gallagher Jr.), un ragazzo che ha assistito al famigerato attacco di cui parla Howard e che è anch’egli ospite nel bunker, Michelle non riesce a non sospettare di Howard e cerca in tutti i modi di fuggire. Ciò che la aspetta all’esterno è davvero incredibile. The Cloverfield Paradox, l’ultimo, vede una squadra di astronauti internazionali che, nel 2028, in missione in orbita per cercare fonti di energie alternative, compiendo esperimenti scientifici che presentano un alto tasso di rischio e di “controindicazioni” che potrebbero cambiare la realtà così come la conosciamo. Come già detto, tre pellicole estremamente diverse, ma legate da un qualcosa che si percepisce, ovvero la natura post-apocalittica degli eventi e delle situazioni che i personaggi si trovano a dover affrontare (o – SPOILER ALERT – causare). Il primo film si presenta come un video-diario girato da ignari ragazzi che cercano solo di sopravvivere. La componente emotiva è estremamente forte: amici scomparsi o morti, perdita degli oggetti più cari, della sicurezza, per via di una minaccia tanto improvvisa quanto pericolosa e invincibile. 10 Cloverfield Lane, dopo un inizio un po’ lento e stentato, si presenta come una sorta di action movie dei comuni mortali, con la protagonista che si trasforma all’occasione in Sherlock Holmes e Lara Croft. L’ultimo capitolo appare più complesso sia per temi trattati che per le vicende vissute dai protagonisti e, soprattutto, (SPOILER ALERT) per le conseguenze delle loro azioni. Gli esperimenti scientifici che tentano, in un clima già di per sé complicato (vita in orbita a contatto con persone totalmente diverse, influenzati da culture e politiche nazionali spesso in conflitto), finiscono col danneggiare lo spazio-tempo in modo disastroso.La particolare natura di questa saga, in cui gli ultimi due film presentano una certa distanza cronologica dal primo, dipende da fattori esterni a quelli che potremmo definire cinematografici in senso stretto: in parole povere, non si trattava di problemi di budget. Il primo film ebbe sì un buon successo al botteghino, ma soprattutto continuò a vivere in altre forme: ad esempio, fu creato il sito del film (www.1-18-08.com), dove, insieme  a foto inedite, erano fornite ulteriori informazioni omesse nella pellicola; ancora, vennero creati i (finti) profili myspace dei protagonisti, i quali riportavano come ultima data di accesso proprio la data in cui si svolge il film (quella riportata anche nel sito). Il risultato è una trilogia particolare e per questo accattivante, che riesce a soddisfare i gusti di un vasto pubblico. L’ideale per una bella maratona con gli amici nerd e amanti del genere post-apocalittico. Preparate i pop corn!Link alle foto: https://fi.flixable.com/title/70082268/ https://cinapse.co/the-cloverfield-films-get-the-4k-treatment-cbceb2faf8e5http://ilbelcinema.com/10-cloverfield-lane/https://www.ilpost.it/2018/02/05/cloverfield-paradox-netflix-online-trailer/
Chi è RaRt081?
Marzo 20
Chi è RaRt081?   Nessuno lo sa, tantomeno noi di MYGENERATION.   Sappiamo però che è un giovane artista napoletano, che ha deciso di manifestare il suo dissenso restando nel più totale anonimato, scegliendo la nostra redazione come suo interlocutore privilegiato, ogni volta che una nuova opera vede la luce.   I suoi poster, affissi in varie zone di Napoli (e non solo!) hanno attirato l'attenzione di un crescente numero di curiosi e di appassionati, e vanno a toccare una serie di temi che spaziano dalla politica al sociale, dalla cultura alla TV, sempre in maniera intelligente. Talvolta forte, ma mai banale, come nel caso della serie di opere "ispirate" alla serie TV Gomorra, in cui la giustapposizione tra le frasi celebri dello show e i personaggi dell'universo Marvel o DC creavano un senso di straniamento nell'osservatore.   Ma passando a lavori più recenti, il primo che RaRt081 presenta a MYG è il seguente:     La semplicità della composizione si riflette nell'immediatezza del pensiero veicolato: se qualcuno va preso – metaforicamente? – a bastonate, quel qualcuno è chi ci governa, che anche nell'atto di fuggire si tiene ben stretta la sua borsa. L'opera è stata concepita mesi fa, come spiega lo stesso RaRt081, eppure il messaggio rimane – ahinoi – tristemente attuale.     In attesa di altri poster, per ora è tutto.
Starnone racconta l’amore e i suoi “Lacci”
Marzo 20
«L’amore è un contenitore dentro cui ficchiamo tutto». Ci mettiamo la gioia, certo, la passione, il traporto, l’emozione; ma non risparmiamo le notti in bianco, i rancori, le liti feroci e quel senso di vuoto che prevale quando la storia è ormai ai suoi ultimi sfilacci. Lacci (Einaudi 2014) di Domenico Starnone – da cui l’omonima pièce con Silvio Orlando - nasce dall’esigenza di raccontare gli ultimi respiri rantolosi di una storia d’amore malata e troppo avanti con gli anni. Il romanzo è un racconto a più voci: c’è quella capricciosa e venata di disprezzo di Vanda molti anni fa, e quella rassegnata, dai toni pacifici e malinconici di suo marito, molti anni dopo. Le storie d’amore procedono su binari non ben assestati, spesso deragliano e rischiano di finire fuori strada, a volte vanno avanti ma perdono qualcosa per strada: qualche bagaglio vola fuori dal finestrino, eppure il carico non diventa più leggero. Starnone cambia notevolmente tono e ritmo rispetto al romanzo con cui si aggiudicò lo Strega nel 2001, Via Gemito. C’è una differenza sostanziale: prima di forma – Lacci conta 133 pagine, contro le 389 di Via Gemito -, poi di contenuto. I toni sono più svelti, accesi, incalzanti. Insomma, un autore da riscoprire con un romanzo nuovo e pluritonale. Uno Starnone intenso e ricco di attese. url immagini: https://img.ibs.it/images/9788806228989_0_0_1541_75.jpg http://leultime20.it/wp-content/uploads/2015/08/starnone-lacci-570x300-1764x700.jpg
Zeppole, che passione!
Marzo 14
I dolci napoletani hanno origini antiche e loro nascita è stata spesso influenzata da un misto di culture. Alcune ricette risalgono all'epoca greca, altre rievocano sapori orientali, come si evince dall'uso del miele e dei canditi, altre ancora prendono spunto dalla cucina francese, ma tutte si sono poi trasformate secondo il gusto locale. Per ogni ricorrenza c'è una delizia per il palato: la pastiera, il babà, gli struffoli, la sfogliatella, il migliaccio e tanto altro ancora spalmato lungo tutto l'arco dell'anno. Così, marzo non è solo il mese della primavera, ma è anche il mese in cui tutta Napoli si riempie dell'odore di uno dei dolci più buoni della sua storia culinaria, ovvero quello delle zeppole. Queste soffici frittelle hanno origini antiche risalenti addirittura all'epoca romana, quando gli abitanti festeggiavano Bacco e Sileno durante le celebrazioni della Liberalia gozzovigliando con vino e paste di frumento, cotte nello strutto bollente. L'avvento del Cristianesimo non ha cancellato questa antichissima tradizione, ma l'ha assimilata e fatta propria per onorare uno dei Santi più amati a cui è dedicata la Festa del Papà che si festeggia mangiando proprio le ben note zeppole. Questa bontà è associata a San Giuseppe perché, secondo la leggenda, egli affiancò al mestiere di falegname quello di friggitore di frittelle durante la fuga in Egitto. La ricetta originale si avvicina a quella del bigné francese e risalirebbe, secondo il trattato Cucina teorico-pratica di Ippolito Cavalcanti, al 1837: un preparato a base di zucchero, uova, farina, burro, fritto e decorato con crema pasticcera, zucchero a velo e amarena sciroppata. È un dolce tradizionale mangiato ancora oggi, ma, nei tempi addietro, risultava costoso per il nostro popolo che onorava il Santo con le classiche ciambelle di patate fritte prima nello strutto e poi zuccherate. Ricetta ancora oggi rispettata.   Risulta, comunque, sempre delizioso mangiare l'uno o l'altro dolce. Buon appetito!           Link all'immagine originale: https://pixabay.com/it/pasticceria-zeppola-napoletana-1538782/ 
I supermercati Walmart hanno alzato il limite di età per l’acquisto delle armi
Marzo 07
Dai 18 ai 21 anni è stato elevato da Walmart il limite di età per poter acquistare armi da fuoco. La catena di supermercati americana ha, infatti, anticipato una proposta già in discussione al Congresso. Su di questa, il presidente Donald Trump ha mostrato sorprendenti aperture, incontrando l’opposizione generalizzata della Nra (National Rifle Association), il colosso americano per le armi.     Walmart è stata chiara: si impegnerà seriamente ad essere e rimanere un serio rivenditore di armi da fuoco, a costo di oltrepassare la legge federale con i suoi clienti. Essi, prima di acquistare un’arma, saranno sottoposti ad un accurato “background check”, e l’acquisto sarà loro interdetto fino al termine delle opportune verifiche.   Anche il rivenditore Usa Dick’s Sporting Goods sembra sulla stessa lunghezza d’onda. Ha, infatti, dichiarato che non venderà mai più fucili di assalto della tipologia dell’AR-15, utilizzato dal killer durante la strage nel liceo della Florida.   link alle foto: https://www.nytimes.com/2015/08/27/business/walmart-to-end-sales-of-assault-rifles-in-us-stores.html https://techcrunch.com/2016/01/12/visa-checkout-announces-walmart-starbucks-as-merchant-partners/  

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