Marvel Comics annuncia Heroes Reborn 2021

La Marvel Comics ha presentato un teaser per il lancio nel 2021 di un nuovo evento, Heroes...

BUONE NOTIZIE : CHIUSO IL BUCO DELL’OZONO IN ANTARTIDE

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Marvel Comics annuncia Heroes Reborn 2021
Gennaio 22
La Marvel Comics ha presentato un teaser per il lancio nel 2021 di un nuovo evento, Heroes Reborn. Un chiaro richiamo al crossover pubblicato tra il 1996 e il 1997 che coinvolgeva personaggi importanti come Avengers, Fantastici Quattro, Dottor Destino e Hulk. La Marvel affidò l’evento ai WildStorm Studios di Jim Lee e agli Extreme Studios di Rob Liefeld dopo che i due ex impiegati avevano lasciato la casa editrice per fondare la Image Comics.   L’evento durò un solo anno e fu poi seguito da Il ritorno degli eroi, una “restaurazione” con i personaggi di ritorno nella continuity ufficiale e storie di taglio più classico. Nel corso degli anni, però, Marvel è tornata saltuariamente a raccontare storie ambientate all’interno dell’universo narrativo de la rinascita degli eroi. Può darsi che questa nuova Heroes Reborn sia la conseguenza della storyline attualmente in corso negli Stati Uniti sulla testata Avengers, in cui gli eroi sono alle prese con la Forza Fenice.   A dicembre, Tom Brevoort – editor esecutivo e vicepresidente del settore publishing di Marvel Comics – aveva infatti affermato che in seguito allo storyarc intitolato Enter the Phoenix e alla distruzione operata dalla Fenice ci sarebbe stata una “rinascita”.     Link alle immagini: https://www.marvel.com/articles/comics/marvel-comics-announces-heroes-reborn
BUONE NOTIZIE : CHIUSO IL BUCO DELL’OZONO IN ANTARTIDE
Gennaio 16
Dopo pochi giorni dall’inizio del nuovo anno la World Meteorological Organization ha annunciato la chiusura del buco dell’ozono in Antartide, finalmente una buona notizia. Il buco dell’ozono del 2020 è stato il più duraturo e ampio (ha raggiunto quasi i 25 milioni di chilometri quadrati) fin dalle prime osservazioni del 1985 e per fortuna si è ridotto del tutto lo scorso 28 dicembre. L'ozono è lo strato di gas naturale presente nella stratosfera che protegge gli esseri viventi dalle radiazioni ultraviolette del sole, responsabili di vari disturbi e malattie. L’emissione eccessiva di sostanze nocive e l’avvento di particolari condizioni meteorologiche sono responsabili della riduzione e della successiva perforazione dello strato di ozono. L'assottigliamento di questa superficie di gas è un fenomeno stagionale che si verifica in Antartide durante il periodo tra agosto e novembre (primavera antartica). Quest’anno, in particolare, il foro si è allargato a dismisura e per più tempo, a causa di un vortice polare forte, stabile e freddo. Le concentrazioni di ozono sono state monitorate per la prima volta dalla British Antartic Survey nel 1957 e con gli anni si è notata la loro progressiva diminuzione. Nel 1987 è stato siglato il protocollo di Montreal, al fine di ripristinare lo strato di ozono tramite la riduzione e la graduale interruzione di emissione delle ODS cioè delle sostanze usate nelle attività umane che reagiscono con i raggi UV e che, liberando bromo e cloro nell’atmosfera, ostacolano la formazione di ozono. Grazie all’efficacia del protocollo ci sono stati, fino al 2019, dei miglioramenti riguardo l’eliminazione della produzione e del consumo delle sostanze dannose per l’ozono anche se, Oksana Tarasofa, capo della divisione di ricerca sull’ambiente atmosferico della World Meteorological Organization, afferma che bisogna continuare ad applicare le norme dell’accordo di Montreal perché c’è ancora molto lavoro da fare prima di giungere ai miglioramenti sperati. Nonostante le sostanze nocive abbiano la loro influenza sul fenomeno, questa volta le maggiori responsabili sono le anomale temperature dell’ozonosfera. Di solito, durante la primavera antartica, il buco dell’ozono sulla regione si dilata; quando le alte temperature nella stratosfera iniziano a salire, l’esaurimento dell’ozono rallenta, il vortice polare diventa più debole fino ad esaurirsi, ottenendo livelli di ozono normali entro il mese di dicembre. Tuttavia, questa volta, un vortice polare forte ha mantenuto la temperatura dell’ozonosfera costantemente fredda ostacolando la mescolanza di aria impoverita di ozono sopra l’Antartide, con altra aria ricca di ozono che deriva dalle elevate altitudini. Questa volta, dunque, le concentrazioni di ozono stratosferico hanno raggiunto valori prossimo alle zero, causando l’estensione duratura del buco e il consequenziale allarmismo degli scienziati che analizzano ogni anno il fenomeno. Anche se l’origine del fenomeno è naturale, il processo è stato accelerato dai materiali inquinanti da noi prodotti e ciò è un ulteriore monito affinché ognuno di noi dia il proprio contributo per tutelare l’ecosistema.       Link immagine di copertina: https://i1.wp.com/www.scientias.nl/wp-content/uploads/2014/10/gatozonlaag.jpg?resize=848%2C424
Che zona siamo oggi? Gira Conte e lo saprai!
Gennaio 16
Un DPCM è scaduto ieri, il prossimo entra in vigore domani. E oggi? In che zona siamo? Possiamo uscire, andare a ristorante o solo divano e pizza a domicilio?Questo sabato 16 gennaio 2021 si apre all'insegna della confusione per molti italiani, ma un sito internet accorre in nostro soccorso. Cliccando qui potrete scoprire in che zona è la vostra regione e magari godervi la bella giornata di sole, almeno per quanto riguarda la Campania.Basta selezionare la propria regione dal menù a tendina che apparirà al centro dello schermo e la data, cliccare “START SPIN!” e il gioco è fatto. Scoperto di che colore siete, vi verrà anche data la possibilità di scaricare l'autocertificazione e, cliccando il tasto “Scopri di più”, di essere reindirizzati alla pagina web creata sul sito del governo in cui sono raccolte le domande più frequenti sull'emergenza Covid-19. Nella homepage, inoltre, viene ricordato di lavare spesso le mani, di mantenere il distanziamento sociale e di indossare la mascherina.Infine, si può anche condividere il risultato su Whatsapp o Telegram.Il tutto è reso più simpatico dalla presenza di immagini che raffigurano il premier Giuseppe Conte in pose diverse a seconda del colore: con lo champagne per la zona gialla, con una pizza da asporto per la zona arancione e sul divano intento a leggere per la zona rossa. Cliccando "START SPIN!" queste immagini del Giuseppi nazionale inizieranno a girare come se fossimo davanti ad una slot machine, per poi divenire tutte e tre uguali e scoprire dunque in che zona si è.Non si può dire che non ci metta la faccia!E voi in che zona siete? O, meglio, che Conte vi è uscito? Collezionali tutti!Link alle foto: www.chezonaeoggi.it
WandaVision: debutta la prima serie Marvel su Disney+!
Gennaio 15
15 gennaio 1974: andava in onda il primo episodio di Happy Days.Ma non dovevamo parlare dei WandaVision? Perdonate, ho visto abiti anni '50 e mi sono emozionata per la coincidenza.Sì, perché i primi due episodi di questo show Marvel ci portano indietro negli anni '50, tra gonne larghe e tostapane scintillanti, con i nostri due eroi impegnati ad integrarsi nel quartiere e a sembrare “normali”, con esiti alquanto bizzarri e comici, ed uno stile del tutto simile alla serie Vita da Strega.Vi parlo dei primi due episodi perché Disney+ ha caricato per ora solo i primi due episodi. Per gli altri dovremmo attendere: ogni venerdì verrà caricato un nuovo episodio, fino a raggiungere il nono, l'ultimo. Sappiamo però che nel corso della serie, ci sarà una sorta di viaggio nel tempo, per giungere fino ai giorni nostri, e che lo show rimanderà sempre a serie tv molto amate, nelle diverse decadi.Dunque, questi due episodi sono molto piacevoli da guardare: si ride genuinamente e fa piacere rivedere questi due personaggi che, come i fan Marvel ricorderanno, non hanno goduto di molta fortuna nelle pellicole in cui li abbiamo visti insieme agli Avengers. Qui possono finalmente godere del loro amore e della felicità tanto agognata.Ma com'è possibile? Visione è stato ucciso da Thanos. E come hanno fatto a tornare negli anni '50 insieme? Si tratta di una diversa linea temporale? Lo spettatore non può fare a meno di farsi queste domande perché fin dall'inizio c'è qualcosa di strano. Banalmente, nonostante le “figuracce” comiche che i nostri due beniamini fanno nello show se la cavano sempre egregiamente. Poi si aggiungono delle “interferenze radio” che chiamano Wanda e un elicottero colorato, mentre tutto lo show è in bianco e nero – almeno finora. Si aggiungano poi le immagini mostrate nei titoli di coda – a cui lo spettatore è sottilmente “costretto” ad assistere dalla scritta “please stand by” (per favore attendere): sono immagini di computer, tastiere... insomma, di tecnologie moderne.Il risultato? Beh è senza dubbio che si sta incollati allo schermo per la necessità di capire cosa stia realmente accadendo e anche perché la visione è decisamente piacevole, con la sopracitata ironia, la ricostruzione storica eccellente e l'ottima interpretazione del cast.P.s. Avete notato i due piccoli spot pubblicitari con riferimenti Marvel? Chi vuole un tostapane Stark Industries? Nerd in visibilio tra 3, 2...Link alle foto: https://www.meganerd.it/wandavision-in-un-video-le-nuove-immagini/https://www.ciakgeneration.it/wandavision-serie-tv-marvel-disney/https://www.cinemablend.com/television/2561476/3-key-marvel-references-in-those-awesome-wandavision-commercials
Nel 2021 le auto di F1 tornano sul Santerno
Gennaio 14
Lo strano mondiale 2020 di F1 si è chiuso da poco ed il prossimo dovrebbe iniziare, a meno di altri intoppi, tra circa 90 giorni a Sakhir, in Bahrain. E poiché il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi l’appuntamento di Melbourne, che da qualche anno apre il campionato, per il Covid-19, è stato spostato, per garantire agli sponsor e agli appassionati il format di 23 gare, quasi a fine campionato. Speriamo che il calendario delle gare non subisca altre variazioni in corso d’opera.     Quest’anno il campionato sarà più corposo per volere dei team che vogliono recupere le perdite dello scorso anno, così rientra dalla finestra nuovamente in gioco il circuito Enzo e Dino Ferrari che nel 2020 fu inserito come Jolly. Speriamo che diventi un appuntamento fisso, proprio come quando in passato il tracciato imolese ospitava il Gran Premio di San Marino, tanto apprezzato sia dagli appassionati che dai piloti. Ayrton Senna lo ha sempre citato tra i suoi circuiti preferiti e beffardamente proprio su questa pista ha perso la vita alla curva del Tamburello.     La nuova generazione di piloti avendo potuto assaggiare il circuito del Santerno ha sperato di ritornare su questa pista che ha conservato, nonostante alcune modifiche, la sua autenticità, caratterizzata da saliscendi, curve vere e chicane che servono solo a rallentare le auto e non a far comparire meglio gli sponsor sugli schermi della TV, come accade nei tilkodromi moderni.   La pista agli spettatori piace tanto anche se in gara non avvengono sorpassi à gogo, come vuole adesso il nuovo sport entertainment, ma perché i duelli tra le macchine innescano, ad ogni giro, emozioni non indifferenti. Infatti i piloti, su questo circuito, quando decidono di effettuare un sorpasso non devono aspettare il solito lungo rettilineo per attivare poi il noiosissimo DRS, ma cercano di indurre in errore i loro avversari.   Proprio in questo si intravede il manico del pilota che dalla sua non deve avere solo un’auto veloce, ma abilità, destrezza e, come si dice a Napoli, cazzimma. Questo genere di spettacolo è poco televisivo poiché non ci sono continui sorpassi, e forse sarà questo il motivo per cui Imola è stata abbandonata dal 2007.   Ci voleva purtroppo il Covid per far risorgere questo circuito e speriamo che il nuovo Management di Liberty Media dia più spazio a piste con caratteristiche vere piuttosto che layout studiati al computer che fanno contenti soprattutto sponsor e TV.        Link alle foto:   http://www.autodromoimola.it/20-03-20-il-ponte-del-circuito/ https://www.facebook.com/McLaren.Racing/photos/a.134005641412/10158866153866413/ https://it.wikipedia.org/wiki/File:Monumento_ad_Ayrton_Senna_-_Parco_delle_Acque_Minerali_di_Imola.jpg  
FutureMe: scrivi una lettera... al futuro!
Gennaio 12
Il viaggio nel tempo è un qualcosa che affascina da sempre l'uomo: rivivere epoche passate e ritrovare – forse – i bei vecchi tempi, oppure andare nel futuro e scoprire se la macchine, prima o poi, voleranno.Un po' tutti, però, ammettiamolo, andremo alla ricerca di noi stessi, magari per dare consigli al nostro io del passato o per chiedere al nostro io del futuro se ce la caveremo a quell'esame o a quel colloquio.Purtroppo non sono qui per darvi la buona notizia che ho scoperto come viaggiare nel tempo, vi chiedo perdono. Intanto che gli scienziati ci lavorano, però, potete scoprire un sito che, nato nel 2002, sta ora godendo di una grande popolarità.Si tratta del sito di FutureMe (clicca qui) che permette di scrivere una lettera – una mail per la precisione – al nostro io del futuro. In pratica, si scrive il messaggio e si imposta l'invio, scegliendo se riceverla tra uno, tre o cinque anni.Scrivere una lettera e inviarla nel futuro e poi, dopo uno, tre o cinque anni, e magari dopo aver dimenticato la cosa, ricevere a sorpresa una lettera dal passato! L'atto di scrivere, è risaputo, può avere effetti benefici, catartici e terapeutici, ma la cosa può avere anche aspetti ironici: oltre a inviare, magari, parole di conforto, raccontare (a se stessi, quindi in totale libertà) le proprie emozioni del momento e rivelare i propri sogni, in queste lettere al futuro si potrebbero inserire delle predizioni sulla propria vita o sugli sviluppi del mondo e vedere se si avverano o meno.Se vi siete decisi a scrivervi una lettera del tempo, diciamo così, usare FutureMe è molto semplice: già nella homepage compare una finestra in cui inserire il vostro testo, selezionare il "tempo di consegna" e inserire la propria email. Un consiglio è quello di indicare, per la ricezione, una mail che ritenete di utilizzare a lungo, ma nel caso doveste cambiarla, potete tornare sul sito di FutureMe e aggiornarla col nuovo indirizzo.Questa è la versione basic, ma c'è anche una versione premium del servizio che permette, ad esempio, di inserire immagini nella mail o inviare lettere ad altre persone, sempre nel futuro.Infine, abbiamo FutureMe Pro pensato in modo che insegnanti, educatori, organizzazioni, marchi, ecc., possano creare e condividere una propria versione di FutureMe con la propria comunità, gratuitamente e senza pubblicità.Il sito consente di rendere “pubblica, ma anonima” la propria lettera: significa che il proprio testo sarà visibile sul sito, a tutti, ma in forma anonima (nomi e mail non saranno visibili), nel caso in cui si volesse condividere la propria storia e – perché no? – ispirare altre persone.Link alla foto: https://www.youtube.com/watch?app=desktop&v=bKPf9fWg_r4&ab_channel=CraynierMaarat
L’insostenibilità della sostenibilità
Gennaio 10
Ambientalisti di tutto il mondo è arrivato il momento che ammettiate che ormai il re è nudo. Dall’età della ragione sento parlare di temi ambientali supportati solo da buone intenzioni, niente fatti, solo promesse da marinaio, tanto che le tematiche che quaranta anni fa erano in voga oggi ancora aperte. Ogni tanto sentiamo il rumore del vapore della pentola a pressione dell’insoddisfazione di chi protesta per l’immobilismo di una governance che si presenta inerme nei confronti di un problema globale, problema che si risolverà solo quando le multinazionali capiranno come riuscire a fare affari con prodotti a basso impatto ambientale.   Per adesso inquinano e pensano soltanto al loro tornaconto.Al tavolo degli imputati siedono i maggiori responsabili del riscaldamento globale tra cui i big dell’energia, i big dei trasporti e i colossi degli allevamenti intensivi. Tutti attori che non vogliono cambiare il loro sistema di produzione perché considerato antieconomico.   Ma non possiamo puntare il dito solo su di loro, ma anche sui i nostri comportamenti: quando per esempio lasciamo che l'acqua del rubinetto scorra di continuo quando ci laviamo e, altresì, quando lasciamo impunemente la luce accesa in una stanza vuota. Di queste colpe siamo consapevoli,  ma non lo siamo, invece, quando acquistiamo un capo di abbigliamento che molto spesso viene trattato con composti chimici molto dannosi sia per la salute dei lavoratori sia per il consumatore finale.   Si potrebbe pensare che almeno chi compra si possa tutelare lavando, prima di indossarlo, il capo acquistato e stare in tal modo tranquillo, ma non è così. Tutte le sostanze inquinanti presenti nel tessuto finiscono nelle nostre acque, contaminandole. Di conseguenza, le grandi marche rendono i consumatori complici dell’inquinamento globale. La soluzione è quella di acquisire una maggiore consapevolezza e, dunque, rifiutarsi di acquistare prodotti dalle aziende con  politiche non chiare.   Uno stile di vita corretto all'insegna della sostenibilità da parte dei cittadini deve essere coadiuvato dal rispetto dell'Agenda 2030 dell'Unione Europea (Obiettivo 13: Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico) e, quindi, dalla nascita di un nuovo paradigma socioeconomico basato su una visione ecocentrica e non più ecocentrica. La diffusione del Covid - 19 ha messo a dura prova l'intero pianeta, ma nonostante la immane difficolta la classe politica e i conosciati sono chiamati a pensare e ad agire come società umana che rispetta il pianeta terra e che assurge la tutela di esso al rango di obiettivo primario. Link alle immagini: https://pixabay.com/it/photos/satellite-iss-1030779/   https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/inquinamento-smog-riscaldamenti-allevamenti-intensivi-polveri-sottili-pm-particolato/4eb39bde-39f5-11e9-a27a-3688e449a463-va.shtml
Bridgerton: la serie del momento avrà un lungo proseguimento?
Gennaio 09
A Natale Netflix ha rilasciato quella che risulta essere una delle serie attualmente più seguite: si tratta di Bridgerton. Questa serie prodotta da Shondaland è basata sui romanzi di Julia Quinn, ambientati nell’alta società inglese di inizio 800. La serie è stata già dichiarata la quinta più vista di Netflix, infatti tutti i fan fremono dalla voglia di sapere se avrà un seguito oppure no. Nell’episodio finale della prima stagione traspaiono degli indicatori nascosti che ci fanno pensare che ci saranno anche altre stagioni; in effetti la serie è stata già rinnovata ufficiosamente da Netflix e le riprese della seconda stagione partiranno da Marzo. Giorni fa inoltre è stato rivelato che, molto probabilmente, gli otto episodi della prima stagione sono solo l’inizio di una lunga saga che, essendo tratta dai nove libri della Quinn, potrebbe prevedere altre otto stagioni. Ognuna di esse si concentrerà su uno dei fratelli Bridgerton e sembra che la seconda sarà su Anthony, il fratello maggiore della famiglia. La prima emozionante stagione narra dei sei mesi del mercato matrimoniale, periodo durante il quale le famiglie aristocratiche si recano in città per far maritare i figli che, frequentando balli, feste ed eventi, aumentano le loro possibilità di incontrare buoni partiti. In questo scenario si colloca la grande famiglia Bridgerton e in particolare la storia si incentra su Daphne, la più grande delle sorelle che, durante una festa per il suo debutto nell’alta società, incontrerà Simon, il duca di Hastings di cui si innamorerà perdutamente. Anche se loro sono i protagonisti, di sicuro ad aver affascinato gli spettatori non è solo la loro travagliata storia d’amore ma anche i pettegolezzi e gli intrecci della corte inglese, ricchi di romanticismo e colpi di scena. Ogni episodio può essere visto tutto d’un fiato grazie alla travolgente ambientazione ottocentesca con gli sfarzosi abiti del tempo, gli interessanti scandali dell’epoca e le scene passionali degli affascinanti e multietnici personaggi scelti; ad esempio molto apprezzato dal pubblico femminile risulta essere l’audace e misterioso duca di Hastings, interpretato da Regé-Jean Page. Riguardo l’ipotesi delle otto future stagioni della serie, molti fan potrebbero adorare l’idea ma altri potrebbero risultare scettici perché, concentrare ogni stagione su un membro della famiglia Bridgerton, potrebbe essere poco accattivante dato che, quando si guarda una serie, si vive diversamente ogni personaggio e non tutti intrigano allo stesso modo; in ogni caso la serie ha riscosso un grande successo e noi siamo fiduciosi nel suo sviluppo. A proposito delle puntate già prodotte, invece, coloro che hanno letto i romanzi della Quinn notano una piccola pecca data dal fatto che, chi non ha letto i libri, potrebbe non cogliere alcuni particolari. Ad esempio negli episodi ci sono alcune inquadrature di api ma non ne è chiarito il motivo: ebbene nei romanzi, il defunto padre di Daphne, è venuto a mancare proprio a causa di una puntura di un’ape e per la famiglia, dunque, questo insetto cela significati nascosti. Magari qualche evento nelle prossime stagioni potrà chiarire questo ed altri piccoli dubbi che, dopo tutto, sono proprio l’incentivo giusto per attendere le ulteriori evoluzioni dell’acclamata serie.Link alla foto: https://elcomercio.pe/resizer/koEgOxtH47IjPxj1i8Sc8ntUEg=/980x528/smart/filters:format(jpeg):quality(75)/cloudfront-us-east-1.images.arcpublishing.com/elcomercio/DMMNPCJENNATHP3ULCXB47UOKQ.jpg
Storia delle parolacce: Netflix tra irriverenza, ironia e scienza
Gennaio 06
Un buon proposito per l'anno nuovo? Essere più onesti. A partire da questa domanda: voi le dite le parolacce? Onesti, abbiamo detto.La risposta che state cercando è “sì”. Tutti noi diciamo le parolacce, chi più chi meno, chi anche in pubblico e chi solo in privato. Ed è forse inevitabile, perché le parolacce ci fa sentire meglio, ci aiuta a sfogare stress, rabbia e frustrazione, e ci fa anche sentire più parte del gruppo (soprattutto per quanto riguarda gli adolescenti).Sì, dire le parolacce potrebbe essere una sorta di terapia e ha degli effetti scientificamente provati. È ciò che potete ascoltare da studiosi di linguaggio e neuroscienziati che hanno partecipato ad una nuova docu-serie di Netflix, Storia delle parolacce, disponibile dallo scorso 5 gennaio.Nel corso dei sei episodi dello show, della durata di 20 minuti circa, insieme alle testimonianze scientifiche, ci sono battute, gag e “esperimenti” (dire parolacce permette di resistere con una mano nel ghiaccio il doppio rispetto a chi non le dice durante il test, volete provare?), ma anche un tentativo di ricostruire la storia e l'origine delle parolacce, anche se [SPOILER ALERT] con esiti puramente comici.A raccontarci questa storia e a sollecitare la partecipazione di comici e studiosi è un buffissimo Nicholas Cage. È doveroso avvisarvi, però, che la serie è disponibile unicamente in inglese, ma con i sottotitoli. Sarebbe infatti impossibile semplicemente tradurre l'audio di questo show, basato su parolacce in lingua inglese: bisognerebbe rifare il programma in tutte le lingue del mondo.Potrebbe però essere un'idea per una seconda, terza, quarta, ecc., stagione. Immaginiamo come sarebbe la versione italiana: si potrebbe addirittura dedicare un episodio ad ogni regione e dialetto!Link alla foto: https://www.netflix.com/it/title/81305757
"Ciao, 2020!": la parodia russa dei capodanni italiani anni '80
Gennaio 03
Sono passati solo tre giorni da quello strano 2020. C’è chi ancora deve prendere consapevolezza che niente è cambiato e che niente cambierà per un po’ ancora, però bisogna tirare avanti o pensare a modi alternativi per svolta’, come si dice a Roma. Intanto, nell’attesa di capire il colore delle nostre zone, le tempistiche dei vaccini, che probabilmente non toccheranno alla disgraziata generazione dei millenials o a quella oramai definita “senza maturità” prima di dicembre, possiamo già cominciare a pensare ad un prossimo capodanno o pensare ancora a quello appena passato deliziandoci con questo meraviglioso video arrivato direttamente dalla Russia e diventato virale. C’è chi l’ha ricevuto per Whatsapp o chi ci è inciampato su Facebook, ma la genialità di questo video realizzato da Channel One, primo canale della tv di Stato russa, non può che deliziare in queste ore ancora oscure. Lo spettacolo è una parodia russa dei classici capodanni televisivi italiani degli anni ’80 (c’è chi direbbe, purtroppo o per fortuna, anche di quelli attuali, dato che la televisione italiana non cambia), con tanto di presentazioni e pubblicità, che richiamano, in tutto e per tutto, colori e musiche ed è realizzato dal programma satirico Evening Urgant  di Ivan Urgant, conduttore televisivo celebre in Patria. Il programma è interamente realizzato in italiano, dalla presentazione alle canzoni fino alla pubblicità, anche piuttosto buono e le musiche piacevolmente orecchiabili. Insomma, vedetelo, subito e allietatevi.
Nasce il sito per insultare il 2020 e sfogare lo stress!
Gennaio 01
È ufficiale: il 2020 è terminato.Un anno che ha toccato le vite di tutti, in tutto il mondo, per un motivo o per un altro: c'è chi ha contratto il Covid e chi ha perso (almeno) una persona cara a causa di questo virus; c'è chi ha perso il lavoro, chi si è ritrovato solo, in difficoltà; c'è chi ha dovuto lavorare il doppio o il triplo, perché figura professionale indispensabile.Ma non solo il Covid: terremoti, frane, alluvioni, incendi.Un anno che vogliamo tutti dimenticare. Un anno faticoso, pesante, impegnativo, per non perdere la finezza, ma si potrebbe descrivere in ben altri termini. E perché non farlo?Perché non insultare questo 2020? Ormai è andato, non può risponderci, nell'insultarlo possiamo essere ben compresi dagli altri e, in fin dei conti, potrebbe anche essere terapeutico e permetterci di sfogare un po' dello stress, della tristezza, della rabbia e della frustrazione accumulati per un anno circa.È ciò che hanno pensato all'agenzia creativa Melismelis, creatrice di una piattaforma online dove possiamo accanirci sull'anno appena terminato: si tratta di un sito dove è possibile scrivere un messaggio di insulto al 2020 e così, magari, rilasciare un po' di tensione. Il messaggio può poi essere condiviso sui social, in modo da regalare un sorriso anche agli amici.“Questo 2020 ha portato seriamente problemi e drammi a quasi tutta l'umanità” ha dichiarato Massimo Melis, CEO di Melismelis. “In agenzia – ha aggiunto – abbiamo pensato così di lanciare un progetto utile a tutti, esorcizzante, quasi catartico che potesse avere la stessa funzione di prendere a pugni il cuscino”Il sito sta già riscuotendo un grande successo: sono già migliaia gli insulti generati, con notevole fantasia e creatività, tra citazioni cinematografiche, sarcasmo e originalità, e il tempo di permanenza medio degli utenti è di circa un minuto e mezzo.E tu cosa aspetti? Non vuoi dirgliene quattro al dannato 2020? Clicca qui!Link alle foto: https://www.today.it/strano-ma-web/sito-insulti-2020.htmlhttps://www.maximitalia.it/insulta-il-2020-voltiamo-pagina-con-un-sorriso/https://tg24.sky.it/lifestyle/2020/12/31/capodanno-sito-insulti-2020#13
SI SPEGNE PIERRE CARDIN: GRANDE STILISTA DAL FUTURISMO AL PRÊT-À-PORTER
Dicembre 30
«Ho sempre lavorato al mio stile che è diverso da tutti gli altri, era sempre stata mia intenzione essere diverso perché questo è l’unico modo per durare» così esordiva Pietro Costante Cardin (nome originario di Pierre Cardin), stilista di grande fama fin dalla seconda metà del 900 che si è spento il 29 dicembre 2020. Nato il 2 luglio 1922 a Sant’Andrea di Barbarana, è stato uno stilista italiano naturalizzato francese, apprezzato in tutto il mondo per il suo prêt-à-porter e il suo stile avanguardistico. Pietro apparteneva ad una ricca famiglia di proprietari terrieri che, caduta in disgrazia, si trasferì in Francia nel 1924 per fuggire dall’Italia fascista. Pierre non si è mai sposato e non ha avuto figli, ha sempre preferito dedicarsi all’ambito professionale nel quale ha saputo ben rappresentare il mix di stile tra Italia e Francia che aveva caratterizzato la sua vita. Nel 1936 Cardin iniziò l’apprendistato presso il sarto Manby a Vichy, in seguito ha lavorato a Parigi presso Jean Paquin e da Elsa Schiaparelli. Nel 1947 è diventato sarto della casa di moda Christian Dior, dopo essere stato rifiutato dalla maison Cristobal Balenciaga. Nel 1950 Pierre fondò la sua omonima azienda di moda e nel 1953 si cimentò nell’haute couture cioè la lavorazione di abiti su misura con materiali pregiati. Oltre che stilista, è stato designer di interni, proprietario appassionato di residenze storiche, fautore di artisti e musicisti. Il creatore di moda, dopo essersi dimesso dalla Chambre Syndicale, iniziò a mostrare le sue creazioni in una nuova sede: l’Espace Cardin, spazio dedicato anche alla promozione di nuovi talenti. Di suo possesso fu il palazzo Ca’ Bragadin a Venezia e le rovine di un castello a Lacoste che dopo aver ristrutturato, ospitò festival teatrali. Negli anni Ottanta acquistò il Palais Bulles, nel quale tutto è disegnato in forma sferica richiamando la sua passione per le forme geometriche. Nel 1947 ha partecipato all’invenzione del new look, lo stile che esaltava l’eleganza e la forma a clessidra del corpo femminile. Infatti, nel 1954 la sua ideazione del «bubble dress», un vestito a palloncino stretto in vita e rigonfiato sulla gonna. Il couturier è conosciuto soprattutto per essere stato promotore del prêt-à-porter ossia della vendita di capi non realizzati su misura come fino agli anni 50, ma già confezionati in taglie standard. Con il lancio della sua collezione ai grandi magazzini Printemps a Parigi, egli introdusse così la sua innovazione che ha segnato il passaggio dalla sartoria artigianale alla produzione in serie. Inoltre, ha realizzato vestiti all’avanguardia ispirati all’era spaziale in cui viveva e al futurismo con forme geometriche e spigolose, ottenute da tessuti sperimentali come plastica e vinile. Pierre sosteneva che il vestito e il corpo si regolassero l’uno sull’altro, anche per questo è stato il primo a liberare il corpo femminile dalle convenzioni creando abiti non vincolati dal genere sessuale, lanciando lo stile unisex. L’indiscusso genio puntava sulle sperimentazioni e stravaganze, aveva sempre desiderato essere diverso dagli altri  ed infatti, dopo aver fatto la storia della moda, è riuscito a lasciare un segno indelebile nei ricordi di tanti amanti del settore e non solo.
Il misterioso fascino della nuova serie Netflix: Il caos dopo di te
Dicembre 19
Netflix conclude questo anno regalandoci un ultimo prodotto spagnolo: Il caos dopo di te, titolo italiano di El desorden che dejas. La nuova avvincente miniserie sta spopolando su Netflix e in solo una settimana è già nella top10 della piattaforma. Questa comprende otto puntate ricche di suspense, che prendono spunto dall’omonimo romanzo di Carlos Montero, la stessa mente che ha prodotto anche il teen drama di successo Elite. Queste due serie hanno in comune l’ideatore, l'ambiente scolastico e la partecipazione del tanto amato Aròn Piper, ma in realtà differiscono per tutto il resto, giungendo ne Il caos dopo di te ad una notevole maturazione e introspezione psicologica. Il thriller in questione è drammatico ed emozionante, tiene col fiato sospeso e gioca con i flashback inchiodando lo spettatore avanti allo schermo, mentre cerca di capire chi è il colpevole di una morte sospetta. Questo piccolo gioiello di narrazione, è strutturato sul fascino e l’inquietudine di due linee temporali diverse, che vedono il sovrapporsi delle vicende vissute da Raquel nel presente (Inma Cuesta) e da Viruca nel passato (Barbara Lennie), due vite che si intrecciano tanto da sovrapporsi. La storia è ambientata in un paesino della Galizia dove Raquel, insegnante di letteratura spagnola, accetta un ruolo di supplente. In realtà all’istituto Novariz una notizia inaspettata le dà il benvenuto: sarà la sostituta di Viruca, una giovane insegnante che tre settimane prima si è tolta la vita…o almeno così si crede. In effetti i conti non tornano e Raquel, interessandosi a colei che l’ha preceduta, scopre i fatti salienti della sua vita e, soprattutto, conosce coloro che la circondavano; in particolare Iago (Aròn Piper), uno studente che aveva perso la testa per lei e che condurrà Raquel sulla pista per scoprire cosa c’è dietro questa misteriosa sparizione. Gli eventi e i problemi ben analizzati sembrano però concludersi rapidamente verso l’ultimo episodio, che forse sarebbe potuto essere più dettagliato. La storia è costellata di avvenimenti inaspettati, ma in realtà è proprio l’ossessione di Raquel che manda avanti l’avvincente racconto. La donna infatti, prima ancora di riuscire a capire se stessa, si ostina a voler comprendere la vita di Viruca che non ha mai conosciuto, come se questo potesse aiutarla a far chiarezza sui propri avvenimenti personali, senza affrontarli direttamente. In effetti dentro tutti noi si combatte sempre una battaglia con la quale molte volte è doloroso avere a che fare e che risulta difficile da raccontare. Per questo, quando ci rendiamo conto che qualcosa non va, siamo spaventati perché ci accorgiamo di correre il rischio di non uscire indenni, affacciandoci in un abisso dal quale non sempre sappiamo uscire. Dopo tutto, chiunque ha un po’ di caos e di disordine nella propria vita, c’è sempre una parte di noi che non ci piace e che vogliamo cercare di nascondere sotto il tappeto come i protagonisti di questa serie. Ma cos’è il disordine? E’ qualcosa di umano che ci accomuna tutti e in fondo un po’ di esso è inevitabile.Link alla foto: https://indiehoy.com/wp-content/uploads/2020/12/el-desorden-que-dejas-netflix.jpg
Random Street View: viaggia in tutto il mondo con un click
Dicembre 17
Per contrastare la diffusione del Covid-19 siamo impossibilitati a compiere viaggi. In molti approfittavano delle vacanze natalizie per evadere dalla città e recarsi sulle piste innevate o, per i nostalgici del costume, in qualche isola tropicale. Quest'anno potremmo solo viaggiare dal salotto alla cucina o fare un road trip tra le varie stanze da letto? No, possiamo fare di più.Giunge in nostro soccorso la tecnologia, con un sito che ci permette di viaggiare in tutto il mondo, comodamente seduti sulla poltrona di casa. Stiamo parlando di Random Street View (clicca qui), un sito appartenente a Google, con foto di spettacolari location del nostro globo. Non solo le mete più note, ma soprattutto luoghi insoliti, sconosciuti ai più, ma ricchi di fascino: dalla periferia di Bogotà allo sterminato Botswana, dalle foreste dell'Ungheria ai ghiacci del Canada, ce n'è per tutti i gusti.Per ogni località scelta a caso dal sito, ci si può spostare in avanti e indietro o “farsi un giro”, facendo ruotare la telecamera che sostituisce i nostri occhi. E per spostarsi da un punto all'altro del pianeta non serve altro che cliccare sul tasto “next” sullo schermo. Verrà, infatti, selezionata casualmente un'altra location del mondo e mostrata nel giro di pochi secondi.Si può anche raffinare la ricerca: sopra il tasto “next”, c'è un menù a tendina in cui poter selezionare uno Stato in particolare, tra cui anche l'Italia con le sue innumerevoli bellezze.Certo, il fascino e l'adrenalina che ci investono in un viaggio fisico, effettivo, per ora non possiamo provarle, ma nell'attesa di tornare a preparare i bagagli e salire su treni e/o aerei, possiamo viaggiare almeno con gli occhi grazie a questo sito e, magari, trovare delle mete impensate per le nostre prossime partenze.Link alla foto: https://twitter.com/randmstreetview
Cops - Una banda di poliziotti, ma poche risate...
Dicembre 15
Dopo una notevole e ingente – per non dire asfissiante – campagna pubblicitaria, ieri sera su Sky Cinema e Now Tv ha fatto il suo debutto il primo dei due episodi di Cops – Una banda di poliziotti. Si tratta di due film (il prossimo andrà in onda lunedì 21/12) prodotti da Sky e Banijay Italia, e diretti da Luca Miniero, noto per aver diretto film di successo come Benvenuti al Sud e Sono tornato.Un cast ricco di facce note al grande pubblico italiano: Claudio Bisio, Pietro Sermonti, Francesco Mandelli, Stefania Rocca, Dino Abbrescia, Guglielmo Poggi.Ma di che parla?Il primo episodio ci porta ad Apulia, la “Città più tranquilla d'Italia”, così tranquilla che non vede crimini da venti anni e il commissariato di polizia rischia la chiusura per inattività. Per evitare di essere trasferito in Sicilia e per risparmiare il licenziamento agli agenti più giovani, il Commissario Cinardi (Bisio) si spinge oltre il limite: se in giro non ci sono reati, si può sempre commetterli!Ed ecco che i poliziotti si rendono colpevoli di piccoli furti e atti di vandalismo, che però non passano inosservati al Ministero, che invia il Commissario capo Nardelli (Stefania Rocca) a controllare.In realtà la cittadina non è così tranquilla: il famigerato boss Zu Tore torna a farsi vivo come un vulcano creduto dormiente che torna ad eruttare. E non solo lui...Il film si ispira allo svedese Kops del 2003 e promette un susseguirsi di gag esilaranti e disavventure tragicomiche.Tuttavia, alla resa dei conti, la visione non riesce a scaldare il cuore dello spettatore, che non riesce a dare più di qualche sorrisetto. In poche parole, non fa poi così ridere. Manca innanzitutto un vero protagonista che sappia trainare la storia. Le vicende, poi, risultano inscenate con molta superficialità, senza trasporto emotivo: le problematiche sperimentate dai protagonisti non sembrano poi angustiarli tanto, le azioni che decidono di intraprendere sono frutto più di un infantile istinto che di un vero e proprio ragionamento, le conseguenze non raggiungono la giusta drammaticità. Infine, le gag divertenti non suscitano autentica ilarità e sembrano piazzate un po' per caso durante il film.Probabilmente causa di tutto ciò è anche la ridotta durata della pellicola, che ammonta a circa 90 minuti. Forse con un'altra mezz'ora si sarebbe potuto portare a giusta maturazione i vari elementi mancanti.Speriamo che la prossima puntata sappia darci una bella smentita.Link alla foto: https://www.tpi.it/spettacoli/tv/cops-una-banda-di-poliziotti-trama-cast-film-sky-20201214712989/
Quelli che non passano mai di moda: I Ricchi e Poveri
Dicembre 13
Continua la nostra rubrica mensile con il viaggio nella storia dei gruppi vocali di maggior successo, che questo mese è dedicato ad uno dei maggior gruppi vocali italiani, apprezzati anche in molti altri paesi: i Ricchi e Poveri.Nati con la volontà di portare in Italia le sonorità tipiche dei Mama's & Papa's (quelli di California Dreamin'), distinguibili per i loro arrangiamenti vocali precisi e ben curati, seppero a loro ispirarsi mantenendo, tuttavia, una propria originalità, dovuta anche al fatto che le loro voci sono ben diverse l'una dall'altra. Infatti Franco canta con una voce profonda e bassa, mentre Angelo è dotato di una estensione tenorile che gli permette di raggiungere note alte, alle loro, si contrappongono le voci femminili: quella vivace e acuta di Angela, e quella di Marina che è in grado di passare da un registro naturale grave a quello in falsetto.Sembra uno schema banale, conservato anche quando Occhiena lascerà il gruppo, ma questo ingrediente ben miscelato al loro carisma di performer, ben compreso, agli inizi della loro carriera da De André e da Franco Califano, è stata la chiave di volta affinché ottenessero non solo un successo planetario, ma anche l'attenzione da parte di una famosa band svedese che proprio a loro si ispirò: gli Abba! Il loro repertorio, spinto da innumerevoli passaggi televisivi e da trasmissioni radiofoniche, ha risentito delle sonorità tipiche degli anni '80, quando era di moda usare sintetizzatori elettronici e batterie elettroniche e le canzoni pop strizzavano l'occhio alla dance.Gli italiani, negli anni '70 e '80 stavano superando il modello tradizionale familiare nucleare, tipico dei nostri nonni, per passare ad un altro, più contemporaneo, quello della famiglia allargata. Così attraverso le loro orecchiabili canzoni, si raccontavano le trasformazioni sociali che stavano avvenendo nel Belpaese. Ad esempio, sulle note di "La prima cosa bella", si sottolineano i sentimenti di una persona innamorata, di un amore che non promette impegno e su quelle di "Se mi innamoro" il rapporto totalizzante di coppia viene messo in discussione in un mondo in cui bisogna agire razionalmente. Eppure la maggior parte delle persone, e forse neanche i Ricchi e Poveri, ha mai pensato che queste canzoni fossero in "qualche modo" impegnate, ma le ha sempre ascoltate e cantate con leggerezza, senza porsi problemi e senza pensare che vi fossero, secondo noi, messaggi subliminali!   link alla foto di copertina:https://www.facebook.com/RicchiePoveriOfficial/photos/2405158056442332
Casa Tolkien all'asta: si mobilita il cast del Signore degli Anelli e Lo Hobitt
Dicembre 04
Quando si parla di fantasy non si può fare a meno di pensare ad un professore inglese che non si è limitato a scrivere dei libri, ma ha creato un vero e proprio universo parallelo. Stiamo parlando di John Ronald Reuel Tolkien, conosciuto dai più come autore de Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit.Ripercorrere la sua carriera e trattare di tutte le sue opere richiederebbe giorni e giorni, mentre l'urgenza è un'altra: la casa dello scrittore, proprio quella in cui hanno visto la luce le sue grandi opere, sta per essere messa all'asta.“Non vi dirò non piangete, perché non tutte le lacrime sono un male”, disse Gandalf agli hobbit, ma forse più a noi spettatori. In questa occasione, l'interprete del mago, Sir Ian McKellen, fa squadra con altri membri del cast e della crew dei film diretti da Peter Jackson, come Martin Freeman (Bilbo Baggins ne Lo Hobbit), John Rhys-Davies (Gimli), John Howe (illustratore de Il Signore degli Anelli) e Annie Lennox (Premio Oscar per la colonna sonora del terzo capitolo della saga) in un progetto per salvare la dimora. Ai nomi sopracitati, si aggiunge anche quello di Sir Derek Jacobi, che figura nel cast di Tolkien, il film biografia del 2019.Si tratta di “Project Northmoor”, nome che deriva dall'indirizzo di casa Tolkien, 20 Northmoor Road, appunto, ad Oxford, in cui l'autore visse con la moglie Edith e i quattro figli dal 1930 al 1947, mentre insegnava letteratura anglosassone nella vicina Oxford University. L'obiettivo sarebbe quello di raccogliere 5,3 milioni di dollari in tre mesi. Con tale cifra si potrebbe trasformare l'abitazione, grande quasi 380 metri quadrati, con sei stanze a letto e un ampio giardino, in un museo e/o centro letterario.“Non potremmo mai raggiungere questo obiettivo senza l'appoggio di tutti i fan di Tolkien in tutto il mondo” ha detto Ian McKellen in un video postato sul sito dell'iniziativa. Una vera e propria chiamata alle armi per tutti gli appassionati. “Si tratti di un'opportunità da non poter ignorare. Tra mille anni le persone staranno ancora leggendo le sue opere. […] Il fatto che questo luogo non sia stato preservato verrà considerato un atto di ignoranza, follia e arroganza da parte di tutti noi”, afferma John Rhys-Davies.I nomi di tutti i donatori, una volta raggiunto lo scopo, rimarranno per sempre in un libro esposto nello studio di Tolkien.Volete partecipare? Eccovi qui il link dell'iniziativa.“Ci sarà un giorno in cui il coraggio degli uomini cederà, in cui abbandoneremo gli amici e spezzeremo ogni legame di fratellanza, ma non è questo il giorno!” Aragorn ringrazia per tutte le donazioni.Link alla foto: https://www.secoloditalia.it/2019/10/sei-camere-da-letto-55-milioni-di-euro-in-vendita-a-oxford-la-casa-di-tolkien/
Stefano d’Orazio: per gli amici non c’è mai un addio
Dicembre 02
Il prossimo 5 dicembre, per celebrare la scomparsa di Stefano D'Orazio che ci ha lasciati il 6 novembre scorso, andrà in onda su Raiuno il concerto che i Pooh tennero dal vivo, allo Stadio di San Siro di Milano, l'11 giugno del 2016.L'emittente pubblica nazionale ha deciso di dedicare allo storico batterista un'intera serata e infatti il titolo della trasmissione sarà "Ciao Stefano amico per sempre" parafrasando il titolo di un album, pubblicato nel 1996, del gruppo più amato dagli italiani. È stato proprio l'ex tastierista Roby Fachinetti a dare questa notizia, dal suo profilo Twitter, ai fans, ma soprattutto a tutti quelli che hanno voluto bene al musicista romano che per più di quarant'anni è stato anche uno dei parolieri dei Pooh che, con la sua recente scomparsa, ha lasciato un vuoto non solo nei cuori di chi l'amato, ma anche nel panorama della musica nazionale.     Un grande grazie a Rai1 che ha voluto dedicare una serata alla memoria del nostro caro Stefano e a tutti quelli che l'hanno conosciuto e amato.Roby “CIAO STEFANO, AMICO PER SEMPRE”Sabato 5 dicembre in prima serata su RaiUno #CiaoStefano pic.twitter.com/7IWJm5eGFw — Roby Facchinetti (@RobyFacchinetti) November 29, 2020 Oltre al concerto citato, potremo vedere sia spezzoni editi che inediti di questi artisti, ma soprattutto potremo sentire la voce degli "amici di lavoro" che, dietro ad una cinepresa, racconteranno la loro lunga avventura. Non mancheranno i contributi dello stesso Stefano che si racconterà al pubblico in un'intervista inedita. Sicuramente ci racconterà di come avvenne il suo ingresso nella formazione e speriamo che ci spieghi anche perché nel 2009 decise di lasciare la band per intraprendere un suo percorso personale. Ricordiamo che all'epoca si impegnò a scrivere i testi del musical Pinocchio. Opera teatrale che fu portata addirittura a Broadway, con grande successo, dalla compagnia della Rancia. Sarà una grande emozione per quelli che non sono riusciti, a causa Covid, a dargli l'ultimo saluto lo scorso 9 novembre, ma soprattutto sarà l'unico modo per addentrarci in quella realtà vissuta da un gruppo che rimarrà nella storia della musica italiana e che non ha mai visto calare il gradimento del pubblico nemmeno in quei tediosi anni '80.   il link alla foto di copertina:   https://www.facebook.com/PoohOfficial/photos/1365389976829183
A cena con la strega: la nuova raccolta di storie brevi di Rumiko Takahashi
Novembre 29
A Cena con la Strega è una raccolta di 6 storie brevi che hanno diverse tematiche in comune, come lo scorrere del tempo.   La sensei Takahashi analizza l’avanzare dell’età sotto differenti aspetti: c’è chi crede fermamente di aver trovato un’altra anima gemella, chi cerca fugge dalla solitudine, c’è chi vuol finire un matrimonio corroso dal tempo e c’è chi cerca solo uno svago dalla monotonia matrimoniale.   Sono molte le sfaccettature degli anni che passano che ognuno di noi può scegliere di interpretare in modi differenti, come occasione per “rinascere” o come la fine di ogni cosa. Le storie create e narrate da Rumiko Takahashi sono sempre originali e genuine, talvolta anche molto crude. Rispetto alle sue celebri serie, la principessa dei manga è molto più portata per le storie brevi in cui da vita a storie per un target più maturo, ricche di morali e spunti di riflessione.     I disegni della sensei sono il suo tratto più distintivo, subito riconoscibili, abbastanza spogli, senza contorni inutili e molto espressivi, che rendono la sua narrazione sempre comprensibile.
Diego Armando Maradona. Una vita di cadute e di riscatti
Novembre 25
  E' scomparso il più grande calciatore di tutti i i tempi, è morto oggi a Tigres in Argentina Diego Armando Maradona. Aveva compiuto 60 anni il 30 ottobre. a lanciare la prima agenzia il quotidiano Clarine e dal sud america in pochi minuti la notizia è rimbalzata nelle redazioni di tutto il mondo. Letale per il Pibe de oro un attacco cardiocircolatorio, mentre si trovava a Tigres nella sua casa di Barrio Sant' Andres in compagnia della figlia Giannina. Allertate dalla donna, sei le ambulanze che si sono precipitate a dare soccorso, ma che hanno solo potuto constatare il decesso. Un quadro clinico compromesso in seguito all'operazione al cervello subita i primi di novembre, per un' ematoma subdurale. Il decorso postoperatorio era stato per certi versi sorprendente anche se le condizioni generali facevano temere complicazioni. Ma Diego era stato dimesso e seguiva un percorso riabilitativo. Il recupero è stato interrotto bruscamente dalla notizia della morte del mito. La morte del più grande giocatore di tutti i tempi.   Muore quello che è stato l' emblema del calcio in tutto il mondo insieme a Pelè, che pochi giorni fa affermava: " probabilmente  ci ritroveremo insieme a giocare in paradiso"   Diego Armando Maradona se n'è andato intorno alle 17:00 ora italiana; piange l' Argentina ma piange anche la sua Napoli. Una pugnalata dritta la cuore per tutto il mondo del calcio e non; per tutto ciò che Diego ha rappresentato in campo e fuori. Un artista, sia che giocasse alla Bombonera sia che giocasse al San Paolo di Napoli. Un trascinatore, il numero 10 per eccellenza sin da bambino, quando diceva di avere due sogni nel cassetto, il primo di giocare un mondiale, il secondo di vincerlo. Con il suo divino sinistro li ha realizzati, ha vinto da solo il mondiale in Messico del 1986 contro l' Inghilterra e con la famosissima Mano de Dios. Ma ha fatto immensamente di più per Napoli e con il Napoli consegnandogli due scudetti. Una sorta di rivincita sociale e di riscatto. Maradona è stato l' Eldorado, è stato il capopolo, idolo indiscusso e indiscutibile . Una storia unica quella napoletana durata 7 anni fatta anche di eccessi dentro e fuori dal campo, finita per una brutta storia di doping. Da li, il tentativo di riabilitazione a Siviglia, la rinascita calcistica, l'ultimo periodo nel suo amato Boca Junior e il passaggio dal campo alla panchina. Una vita spericolata quella di Maradona più di una volta riacciuffata per i capelli. Maradona era la bandiera di due paesi la sua Argentina e Napoli che soffrono e lo omaggiano. Le sue due patrie ricordano di quando il mondo si fermava con il cuore in gola stupito ed estasiato  ad osservare quel ragazzo che volteggiava in campo e sembrava volasse. oggi il mondo si ferma nuovamente commosso e con un groppo in gola a guardare mentre quello stesso ragazzo volteggiando per un ultima volta vola via.   Un personaggio leggendario anche se controverso, amato e venerato, discusso e discutibile. Un iconoclasta.   E adesso che il Pibe de Oro non c'è piu' la sua ormai famosissima frase: "è stata la mano di DIO" assume tutto un altro sapore. Diego era solito dire, i giornalisti non mi hanno capito, la gente invece si, Ed è proprio per questo che per comprendere a fondo cosa significhi la perdita del genio del calcio per Napoli abbiamo posto una semplice domanda a quattro ragazzi :   "Cosa ha rappresentato per te Diego Armando Maradona?"   Cristian: " Non è tanto cosa ha rappresentato per noi Maradona, ma cosa è stato per Napoli. Il riscatto sociale in un' Italia che ci ha sempre considerati come ultimi, parassiti e sfaticati. Siccome sai che in questo paese un giocatore di calcio vale più di un Santo, ecco la risposta alla tua domanda."   Vincenzo: "Io ero piccolo ma per me era pura gioia. Si respirava un clima diverso in quegli anni non so spiegare C' era qualcosa in questo ragazzo che veniva a napoli per vincere, e alla fine era così naturale per lui che sembrava davvero come un sogno In fondo in un gioco di squadra c' era questo fenomeno che da solo ribaltava ogni pronostico Insomma sembrava una leggenda, tutti ne parlavano anche chi non seguiva il calcio e tutti andavano allo stadio per vedere questa leggenda. Non è mai successa una cosa simile prima e forse neanche dopo. Per me era come vivere una specie di favola perché sembrava che uno di quegli eroi delle leggende fosse sceso a Napoli per fare vincere qualcosa a quella città ma non era solo quello... la sua storia personale, il suo modo di fare, le origini lo rendevano in tutto e per tutto un napoletano e non solo, di sicuro, un talento particolare. Se vedi le sue partite anche se non segui il calcio puoi capire cosa abbia significato per Napoli che non vinceva da sempre. Anzi non aveva mai vinto. Ancora non ci si può credere in effetti che il più grande di tutti i tempi sia andato a Napoli invece delle solite squadre In due parole E' stata una benedizione Dopo il terremoto arrivò questo dono. E questo è quanto.   Stefano: " Cosa è stato Maradona? Maradona è stato, quello che oggi da grande posso definire, un nuovo Masaniello. Il leader di quella squadra di scugnizzi che era il Napoli degli anni '80. Squadra capace di far gioire un bambino tifosissimo di un'altra squadra campana (l'allora Salernitana di Di Bartolomei), che con le sue vittorie si prendeva una rivincita verso quelle squadre e quella mentalità del Nord, che già da allora sapevo avessero qualcosa di sbagliato e "cattivo". L'ho sempre visto come uomo del popolo, difensore dei più deboli, ma lo dico senza retorica, cioè lui per me era veramente il difensore dei più deboli, dei poveri, una salvezza per gli scugnizzi. Per certi versi devo ringraziare anche lui per come poi sono cresciuto (soprattutto mio padre che mi faceva capire poi il senso di quelle vittorie). Nonostante ora siano passati quasi 30 anni dalla sua partenza dall'Italia, la mia passione per quel Napoli, la porto sempre con me, andando contro alla "presunta rivalità della mia squadra la Salernitana, (ma in effetti questa rivalità non è mai esistita e non può esistere)  Per quelli che Maradona era droga, puttane, malavita ed evasione fiscale...dico solo...peccato, avete perso una grande occasione.   Questa scomparsa è al pari di quella di Massimo Troisi...due geni, due rivoluzionari, due Masanielli.   Fabiano: " Oggi il mondo piange la scomparsa di colui che era l'emblema e l'identità di tante generazioni.Piange la sua scomparsa, l' Argentina è distrutta dal dolore, Napoli perde il suo re, che con le sue prodezze ha incantato un popolo intero reduce da continui soprusi, schernito costantemente sul piano razziale fino ad allora. Si fino ad allora, perchè Diego, diventa colui che stralcia il velo dell' omertà calcistica, trascina una città, che comincia ad affrontare a petto pieno ogni insulto, ogni forma di denigrazione e tutto questo essendo sempre e solo se stesso. Diego era un leader, ha stregato e fatto innamorare i reietti, i dimenticati. Maradona è il simbolo della resistenza  partenopea, dell' insurrezione della gente comune, come d'altronde era lui, venuto dal nulla a difendere chi non aveva nulla. Ora il cuore di Napoli si stringe in una morsa di sofferenza e ogni giorno che passerà Diego si respiererà tra i vicoli, vivrà negli occhi della gente e probabilmente ogni anno il 25 di novembre si potranno ascoltare i suoi passi e il rumore dei suoi palleggi, li nello stadio, che mai come ora risuona di un silenzio assordante. un silenzio che rompe i timpani. Da oggi ogni bambino, disegnerà un 10 dietro la propria maglietta. Caro Diego, Napoli e i Napoletani si inchinano."  
Martine Frank: uno sguardo timido e potente sul mondo.
Novembre 25
  Martine Franck fotografata da Henri Cartier-Bresson, Paris, 1975 © Fondation Henri Cartier-Bresson / Magnum Photos   “La macchina fotografica è in se una frontiera, un tipo di barriera che bisogna costantemente abbattere per potersi avvicinare in questo modo il piùpossibile al soggetto. Facendo questo, si rischia di oltrepassare i limiti; c’è un senso di rischio, di andare oltre, di diventare eccessivo, di voler essere invisibili.” Martine Frank sulla fotografia. Nata ad Anversa, in Belgio, ma cosmopolita: passa la sua adolescenza tra New York, Arizona e Inghilterra. Si laurea in Storia dell’arte frequentandoprima l’università di Madrid, dal 1956 al 1957, per poi passare all’Ecole du Louvre di Parigi, tra il 1958 e il 1962, con una tesi sull’influenza del Cubismonella scultura. Dopo gli studi si rende conto che la carriera di critica non fa per lei: non vuole limitarsi a conoscere le immagini, lei vuole darvi vita. È così che comincia la sua carriera in ambito fotografico.Nel 1963 diventa assistente di Eliot Elisofson e di Gjon Mili nel laboratorio di Time-Life e dopo un anno di apprendistato comincia la sua carriera difotografa, sotto anche suggerimento del capo redattore di Life di Parigi.Lavorerà in giro per il mondo, tra India, Cina e Giappone, e diventerà poi Martine Franck fotografata da Henri Cartier-Bresson, Paris, 1975 © Fondation Henri Cartier-Bresson /Magnum Photos fotografa freelance per agenzie come Fortune, The New York Times e Vogue oltre lo stesso Life. Nel 1965 collaborerà anche come fotografa a Le Théâtre du Soleil. Sono gli anni a cavallo tra i Sessanta e i Settanta, Life è in crisi e Martine siavvicina al gruppo di giovani fotografi dell’agenzia Vu, diretta da Pierre Fenoyl, ma ciò che lei e i suoi colleghi cercano è qualcosa che ripercorra le strade della Magnum Photos e così, assieme a Guy Le Querrec, Richard Kalvar e altri, fonda Viva, un’agenzia-cooperativa,che nasce nel 1972 a Parigi. Da qui la necessità di raccontare la società che cambia.Così può dare mostra di sé, della sua necessità di raccontare le storie, le persone, scegliendo di farlo con un distacco chenon è mai emozionale.Martine entra in contatto con i soggetti ritratti, con quella timidezza che le permette di dare mostradei suoi attori, riuscendo a far emergere la loro vita dai suoi obiettivi, senza mai essere invadente. ©Martine Frank/ via Pinterest https://www.pinterest.it/pin/232498399483730580/     Purtroppo Viva si scontra con le esigenze di mercato e nel 1981 è costretta a chiudere. Da qui entra in contatto con il mondo Magnum e, dopouna candidatura effettuata nel 1980, diventa membro effettivo tre anni dopo.Una donna elegante e timida che è riuscita a vivere di vita propria nonostante fosse sposata con Henri Cartier-Bresson, ancor prima di entrarea far parte dell’agenzia. Martine si è fatta conoscere come Martine. Le sue foto sono cariche di storia: quella raccontata con rispetto. Riesce ad entrare emuoversi con dolcezza all’interno di spazi e dimensioni che, di norma, non le  appartengono.   Entra nei microcosmi sociali, come quelli dei monasteri buddisti, dove racconta dei giovani Tulkus, riconosciuti come reincarnazionedei grandi Lama del passato.Martine Frank documenta la realtà e la fugacità del tempo: storie che si sa essere destinate a finire, perché ammettiamolo, tutto lo è, e lo fa conmalinconia, ma allo stesso tempo con bellezza e dolcezza. Piccoli momenti che vengono fermati dalla camera, assieme alle emozioni del caso, per poitornare a riprendere il suo corso.
25 NOVEMBRE: DALLA PARTE DELLE DONNE NON SOLO OGGI, MA OGNI GIORNO
Novembre 24
“Celebrare il 25 novembre è un dovere e un diritto, ma non basta. È tempo di dare risposte concrete, di trovare le soluzioni e gli strumenti più adeguati per garantire alle donne il diritto di affermare sè stesse, di essere autonome e regolare la propria vita in base a scelte personali consapevoli e non a condizionamenti subiti che, soprattutto nell'ambito familiare, diventano causa di sottomissione e di violenza domestica”. Con queste parole il Comitato Nazionale per le Pari Opportunità del ministero del Lavoro celebra la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne che ricade il 25 novembre di ogni anno. Questa data commemora la tortura, lo stupro e l’assassinio del 1960 delle tre sorelle Mirabal, attiviste politiche della Repubblica Dominicana che cercarono di contrastare il regime del dittatore Rafael Leónidas Trujillo. Le sorelle Mirabal sono conosciute anche con il nome “Mariposas”, perché paragonabili a farfalle in cerca di libertà. Quella libertà che ancora oggi risulta assente. Infatti, sono all’ordine del giorno i casi di violenza sulle donne, sia fisica che morale. Con la diffusione della malattia infettiva Covid 19 le nostre vite sono cambiate drasticamente e le donne che già in precedenza subivano maltrattamenti tra le mura domestiche, si sono ritrovate a dover fronteggiarli quotidianamente senza aver più una via d’uscita. L’isolamento forzato dovuto alla situazione sanitaria ha portato e porta ancora oggi le donne a sentirsi sole e ad avere ancora più paura. Rimanere in casa ha comportato una estrema difficoltà per le stesse a mettersi in contatto con le Forze dell’ordine e i centri Anti-Violenza. Tuttavia, la lotta alla violenza non si è fermata e non si ferma: è sempre attivo il numero 1522 anti violenza e stalking, promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri- Dipartimento per le Pari Opportunità ed i centri violenza continuano ad operare, nel rispetto delle misure di contenimento Covid-19. Chiedendo aiuto si può intervenire in tempo e allontanare il maltrattatore. Inoltre, la presenza di tante donne audaci che, pur avendo subito violenze, tali da aver compromesso per sempre la loro vita, hanno avuto la tenacia di reagire portando avanti la propria testimonianza. Come Valentina Pitzalis, la ragazza sopravvissuta nel 2011 al tentato omicidio da parte dell'ex marito Manuel Piredda il quale, non riuscendo ad accettare la separazione, ha tentato di darle fuoco, incendiando la sua casa in Sardegna. Nonostante la morte dell’uomo, Valentina è rimasta invalida e con il volto sfigurato e, inoltre, ha dovuto affrontare una vera e propria battaglia legale che, dopo tre anni di indagini, si è conclusa con l’archiviazione delle accuse a suo carico. La Pitzalis ottenendo giustizia ha portato avanti la causa di tutte le donne che quotidianamente convivono con mariti o compagni violenti. È stata un coraggioso e tenace esempio di quello che ogni donna dovrebbe fare: affermare il proprio valore e pretendere di avere gli stessi diritti degli uomini.       link foto di copertina: https://www.viagginews.com/wp-content/uploads/2018/09/iStock-482694793-555x400.jpg
Cover … ando qua e là
Novembre 22
Quando un artista mette mano su un'opera musicale non sua, nota o sconosciuta, dandole una interpretazione propria senza mutare il DNA del brano da' vita ad una cover. Così a molti è capitato di innamorarsi di una canzone al primo ascolto per poi venire a sapere, in seguito, che si trattava appunto di una cover. Ascolto spesso più emozionante, più convincente rispetto al pezzo originale, sia perché, a volte, viene reso più attuale da un nuovo arrangiamento sia perché può venire riproposto da un vocalist che riesce a dare nuova vita ad un brano che, magari, prima era passato inosservato. Infatti ci sono stati casi davvero eclatanti in cui il successo ha baciato maggiormente l'interprete della cover come è successo con "With a Little Help From my Friends" riproposta da Joe Cocker; con "Without You" da Harry Nilsson o addirittura con "All Along the Watchtower" da Jimi Hendrix che in realtà si sono visti attribuire una paternità musicale che in effetti spettava rispettivamente ai Beatles, ai Badfinger e a Bob Dylan. Ma nella storia della musica troviamo anche canzoni sconosciute che hanno iniziato a vivere di luce propria solo quando sono state portate alla ribalta da artisti che, grazie al loro talento, hanno saputo reinterpretarle. Alla mente vengono subito le strafamossissime "Nothing Compares to You" - ricantata da Sinéad O'Connor – "Torn" rieseguita da Natalie Imbruglia e "Hurt" ricantata da Johnny Cash. Certo sia artisti inglesi che americani riuscivano a non modificare troppo i testi originali, ma quando c'era bisogno di tradurre in un'altra lingua, il testo veniva e viene tutt'ora stravolto come nel caso di "It's now or never" o di "Pregherò", testi sì stravolti, ma che hanno riscosso talmente tanto successo da sembrare canzoni nuove sebbene gemelle delle originali, e che hanno saputo collocarsi con forza nell'universo musicale.Eppure c'è una vasta platea di puristi che le definisce muzak, ovvero obbrobri musicali, poiché afferma che le canzoni originali non debbano essere scimmiottate per non cadere nel ridicolo proprio come avverrebbe se si volesse dare qualche altra pennellata ad un quadro perfetto anche nella sua imperfezione.   link all'immagine: https://pixabay.com/it/photos/contenitore-mercato-musica-vendita-1867697/
The Crown: la quarta intensissima stagione!
Novembre 19
God save the Queen! Amen.La regina Elisabetta II non è solo la sovrana d'Inghilterra, è un'icona, è un simbolo, è uno stile di vita.Nonostante non abbia alcun effettivo potere governativo, gli inglesi se la tengono stretta – anche se talora alcuni si lamentano dei costi che comporta avere una famiglia reale – e anche nel resto del mondo molti si considerano suoi fan.Ecco allora spiegato il successo di una serie come The Crown, incentrata proprio sulla novantaquattrenne più famosa del mondo.In realtà la serie, che sicuramente attrae per il gusto di scoprire cosa accade dietro i cancelli dorati di Buckingham Palace (e gli altri vari palazzi, castelli e residenze reali... insomma, dietro le quinte), ha molti altri fattori che tengono incollati lo spettatore allo schermo: una ricostruzione di trucco e parrucco da premio Oscar, delle ambientazioni da sogno, una fotografia ipnotica e un cast incredibilmente talentuoso.Siamo quindi giunti alla quarta stagione, attesissima in tutto il mondo. Perché? Perché la narrazione è giunta ad un periodo storico molto travagliato per la corona inglese, pieno di colpi di scena. Siamo all'inizio degli anni '80 circa e due donne contendono la scena alla regina (spesso oscurandola, almeno nello show): Margaret Thatcher e Diana Spencer, Lady Di (due strabilianti Gillian Anderson e Emma Corrin). Anni davvero intensi per gli inglesi: a livello politico, con la prima donna assunta alla carica di primo ministro e nota come The Iron Lady; a livello … reale, con la travagliate vicende da molti riassunte come 'guerra dei Galles', inerenti al travagliato matrimonio del Principe Carlo con Diana.Temi molto forti sono trattati in questa stagione: la crisi economica, la disoccupazione, lo smarrimento giovanile (un episodio è dedicato all'inspiegabile non-violenta irruzione che Michael Fagan riuscì a fare a Buckingham Palace, giungendo addirittura nella stanza da letto della regina), l'apartheid, i sacrifici che gli obblighi reali inducono a fare, l'infedeltà, l'infelicità, la bulimia, la fragilità della salute mentale.Gli scettici obietteranno adesso che sono tutti avvenimenti vecchi, passati, già visti. Si, ci siamo già passati, ma ripercorrere questi eventi è come rigirare il dito nella piaga. La ferita non è ancora totalmente guarita, forse non lo farà mai. La cicatrice resterà in eterno.Rivedere sullo schermo certe situazioni porta inevitabilmente a riviverle, almeno emotivamente, grazie anche alla sopracitata meravigliosa interpretazione di tutto il cast (già apprezzate da tempo Olivia Colman e Helena Bonham Carter, scopriamo un immenso talento in Josh O'Connor e Emma Corrin, rispettivamente dei perfetti Carlo e Diana). Sembra di aver fatto un viaggio nel tempo e di assistere, invisibili e inermi, a situazioni che hanno scosso la monarchia inglese.Alcuni hanno criticato una mancanza di accuratezza storica nella rappresentazione di alcuni eventi, realmente accaduti. È vero, spesso alcuni avvenimenti sono spostati di qualche anno in avanti o indietro, ingigantiti o (più spesso) ridimensionati, e le vicende risultano spesso notevolmente romanzate. Inoltre, la stagione risulta forse troppo di parte nel caso del matrimonio Carlo-Diana: nel complesso, la principessa appare fin troppo come una santa vittimizzata e Carlo e la famiglia reale sembrano relegati al ruolo di antagonisti senza il necessario approfondimento psicologico.Bisogna però ricordare che si tratta di una serie tv, non di un documentario. La verità possiamo trovarla sui libri di storia, qui cerchiamo emozioni... e ne abbiamo a tonnellate!Link alle foto: https://it.wikipedia.org/wiki/The_Crown_(serie_televisiva) https://cinema.icrewplay.com/the-crown-4-recensione-in-anteprima/

Il 60° anniversario della Fondazione Istituto Antoniano

Mercoledì, 10 Aprile 2019 09:11 Pubblicato in Napoli

Riapre l'M.S.O.I. a Napoli: presentazioni

Venerdì, 22 Febbraio 2013 08:33 Pubblicato in Napoli

Caccia al bianco rapace

Martedì, 02 Ottobre 2012 13:45 Pubblicato in Fotografia & grafica

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