A Discovery of Witches: una favola dark, ma banale...

Molti della mia generazione e non, compiuti gli 11 anni, hanno aspettato (e magari aspettano ancora)...

Sanremo: finché la barca va!

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Zero Zero Zero: l'attesissima serie lascia qualche dubbio...

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"Un gesto per la vita": giornata di formazione per la disostruzione dele vie aeree

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A Discovery of Witches: una favola dark, ma banale...
Febbraio 20
Molti della mia generazione e non, compiuti gli 11 anni, hanno aspettato (e magari aspettano ancora) con ansia la lettera da Hogwarts. Nessuno può infatti dire di non essere mai stato, anche per un breve momento, affascinato dalla magia e desideroso di possederne un po’. Ed è per questo che i numerosi spot di A Discovery of Witches – Il manoscritto delle streghe ha affascinato molto la sottoscritta. Si tratta di una serie composta da otto episodi, prodotta da Sky Original e basata sui libri della Trilogia delle anime di Deborah Harkness. Nello show, tra gli umani “si nascondono in bella vista” creature magiche quali streghe, vampiri e demoni. Soggetti alla Congregazione e alle sue regole, la convivenza tra le specie è caratterizzata da ritrosie e sospetti reciproci. L’equilibrio è destinato a rompersi quando la ricercatrice Diana Bishop (Teresa Palmer), da sempre restia a indossare i panni della strega che è, si ritrova in possesso di un prezioso manoscritto e travolta dalla (sua stessa) magia. Contro ogni regola, l’unico di cui si fida è il vampiro Matthew (un Matthew Goode azzeccatissimo, dato che sembra non invecchiare mai). Ad episodi visti, bisogna dire che lo show aveva grandi potenzialità e, almeno all’inizio, si è rivelato davvero interessante, accattivante e anche originale nel caratterizzare le creature magiche senza i soliti pregiudizi triti e ritriti (basti pensare che il vampiro Matthew ci viene presentato mentre prega in chiesa col rosario in mano e in piena luce del sole). Proseguendo con gli episodi, però, la vicenda si fa banale, prevedibile e scade in cliché e stereotipi. Si evolve come una sorta di fiaba d’amore, con la relazione sentimentale tra la strega e il vampiro che si svela in un numero esorbitante di scene romantiche degne del peggior melodramma e con dei dialoghi inqualificabili. Il finale, addirittura, praticamente non esiste: la famosa guerra che si prepara negli otto episodi non avviene, lasciando un senso di delusione e frustrazione per l’attesa non soddisfatta. Un vero peccato. Link alla foto: http://www.wilditaly.net/a-discovery-of-witches-serie-tv-matthew-goode-teresa-palmer-51992/
Sanremo: finché la barca va!
Febbraio 19
Anche quest’anno non sono mancati i colpi di scena presenti sempre nella Kermesse italiana più famosa nel mondo: il Festival di Sanremo. Fai rumore, interpretata magistralmente dal cantante Diodato, è risultata vincitrice di questa settantesima edizione, che però non verrà ricordata per questa meritata vittoria, ma per tutte le polemiche che si sono scatenate sui giornali e sui social intorno a diversi attori del Festival stesso.   Ad una settimana dalla fine della rassegna sonora, continua a tenere banco in TV la lite Bugo-Morgan rispetto alla quale ognuno dice la sua e chissà per quante altre puntate Barbara D’Urso andrà avanti con questa soap. Per adesso ha invitato la mamma e la sorella di Marco Castoldi, ma ci aspettiamo prossimamente di vedere la maestra delle elementari, le zie e i cugini. Comunque, se posso dire la mia, credo che Morgan pensasse di fare un dispetto a Bugo, ma, con quella performance, ha fatto in modo che molti siano andati ad ascoltare le canzoni di un artista sconosciuto fino all’altro giorno.   Al contrario, sottobanco è passata la censura ordita ai danni dell’ex leader dei Pink Floyd, Roger Waters che aveva mandato un videomessaggio, certamente non per salutare il pubblico italiano, ma probabilmente per parlare di ciò che al momento gli sta più a cuore: le condizioni dei palestinesi e le sorti del giornalista Assange che rischia 175 anni di prigione per aver detto semplicemente la verità. La RAI per evitare beghe ha optato per l’oscuramento dell’intervento del musicista.   Sottobanco è passato anche lo sfogo del maestro Beppe Vessicchio che ha lamentato la scarsa retribuzione degli orchestrali aggiunti, quelli che non appartengono all’orchestra sinfonica. Ciascun musicista è stato pagato 50 euro al giorno per 12 ore di lavoro. Certo è una nota molto stonata se si considera il confronto tra questi cachet e quelli dati ad ospiti e presentatori. Così a Sanremo capita che talvolta non stonino solo i cantanti, ma anche la musica!   la foto di copertina è stata scaricata qui
Zero Zero Zero: l'attesissima serie lascia qualche dubbio...
Febbraio 14
Attesissime, ieri sera sono finalmente state trasmesse le prime due puntate di Zero Zero Zero su Sky Atlantic (canale 110 di Sky). Dimenticate Gomorra. Certo, si tratta sempre di un prodotto tratto da un libro di Saviano e diretto da Stefano Sollima, ma l’atmosfera è completamente diversa. Zero Zero Zero potrebbe essere descritto come un cupo affresco del meschino ma enorme business della droga, che coinvolge praticamente tutto il mondo – e infatti le ambientazioni della serie vanno dal Messico alla Calabria passando per gli Stati Uniti – e soprattutto lega saldamente spacciatori, criminali, imprenditori, forze militari e istituzioni politiche. Si può infatti dire che non ci sono dei veri e propri protagonisti poiché, nonostante si seguano le vicende di alcuni individui – una famiglia criminale calabrese, un militare messicano corrotto e una mediatrice –, a far da padrone sono proprio i meccanismi che la produzione e la vendita della droga comportano. Il tocco di Sollima si riconosce subito: inquadrature ampie e scure e una continua tensione narrativa sono elementi fondanti e godibilissimi dei primi due episodi. Le immagini e le vicende, per il modo in cui sono assemblate e sottoposte allo spettatore, fanno sì che quest’ultimo provi un notevole senso di disgusto e vergogna per questo mondo che è sotto i nostri occhi, ma che troppo spesso facciamo finta di non vedere. Tuttavia – a modestissimo parere di chi vi parla – non si raggiungono qui le vette di gradimento di altri lavori di Sollima (penso soprattutto alla prima meravigliosa stagione di Gomorra): al di là dell’eccessiva frammentazione cronologica della trama, che si dipana in un gioco eccessivo di flashback e sbalzi temporali, la ragione sta proprio nell’assenza di protagonisti da indagare, studiare, giudicare e a cui appassionarsi. Non si viene quindi a creare quel legame di fidelizzazione che costituisce l’elemento basilare per ogni serie tv. Link alla foto: https://www.comingsoon.it/serietv/news/zerozerozero-il-primo-trailer-della-nuova-serie-crime-di-sky/n93940/
"Un gesto per la vita": giornata di formazione per la disostruzione dele vie aeree
Febbraio 12
L’ostruzione delle vie aeree è un evento fortuito, non frequente ma che si può rivelare molto pericoloso, caratterizzato dal passaggio di un corpo estraneo nelle vie respiratorie. Un fenomeno che può accadere a ogni età ma che interessa soprattutto i bambini tra 1 e 3 anni. Può succedere sia mentre i piccoli mangiano, sia mentre giocano con oggetti di dimensioni ridotte, dato che la conoscenza del mondo che li circonda passa, per loro, prima di tutto attraverso la bocca. Per questo, è fondamentale che il genitore sappia quando è necessario intervenire davanti a un bambino che ha inalato un corpo estraneo. La Fondazione Istituto Antoniano ha deciso di dedicare la giornata del 13 febbraio, dalle 16.30 alle 18.30, alla conoscenza della problematica: con la presenza di esperti del settore saranno analizzati i casi principali e verranno mostrate le tecniche pratiche di disostruzione, grazie all’ausilio di manichini esemplificativi.    Con le sue diverse proposte formative, con gli eventi periodici e con il monitoraggio costante dei suoi ospiti, da oltre 60 anni la Fondazione Istituto Antoniano rappresenta sul territorio una presenza significativa, sia da un punto di vista socio-educativo che socio-sanitario, proponendosi come presidio di riferimento per la tutela del benessere delle persone in difficoltà e come opportunità di formazione e di aggiornamento tecnico per il personale implicato nei processi dell’intervento; attraverso le sue diverse sedi, svolge prestazioni altamente qualificate in favore di persone disabili o in condizione di disagio sociale; fornisce accoglienza a chi si trova in bisogno temporaneo, come i migranti.    Il corso è gratuito. Per maggiori info e prenotazioni è possibile mandare una mail a:  o telefonare al numero: 0817753054.   
Perchè Sanremo è Sanremo!
Febbraio 09
È già l’una del mattino, ma qui sembra che la serata vada avanti ancora per molto: questa edizione del festival sembra un insieme confusionario di eventi (assurdi!) che non finiscono mai, ma che vanno stranamente bene. Fiorello se la cava, alla grande, ovviamente, facendo battute su quello che in realtà pensiamo un po’ tutti: ma quando finisce? Arrivano le due, il terzo posto è stato assegnato dieci minuti fa: i Pinguini Tattici Nucleari hanno fatto una canzone carina, piacevole da ascoltare, ma forse il terzo posto è un po’ esagerato. Questa edizione ha ricambiato un po’ le carte in tavola, ma ha anche mostrato come il pubblico italiano ancora non sia pronto. Certo personaggi come Rancore (che non ha bisogno di parole, perché parla già da solo e lo fa benissimo), che ha vinto il meritatissimo premio come miglior testo, e Lauro sono entrati nella Top Ten, ma in un certo senso non è abbastanza, senza poi considerare l’assurda polemica sul caso Cally, svantaggiato in partenza, destinato ad arrivare tra gli ultimi ancora prima di cominciare la gara.  Gli italiani sono ancora troppo vincolati ad idee stupide, poco disposti a mettersi in discussione, come dimostra la classifica finale, dove il 34% del risultato finale era affidato al televoto e che ha ribaltato quella precedente: il pubblico non è ancora pronto. La musica, così come qualsiasi forma d’arte, è una rappresentazione sociale e la dimostrazione di un bisogno di appartenenza, non può essere legata in modo imprescindibile ad un artista. Achille, ad esempio, non è solo quello che canta, ma è quello che fa: un personaggio meravigliosamente eclettico che trascende le regole e lo fa benissimo (con la presenza di Boss Doms il risultato è ancora più bello!), con un’eleganza che forse non ci si aspettava da quel ragazzetto che portava a tracolla sul dorso nudo borselli da uomo per le periferie di Roma. Sei meraviglioso: il personaggio che ci serve! Meraviglioso anche Piero Pelù, che dimostra di stare sempre sul pezzo e ruba la borsetta di una signora tra il pubblico (grande Piero!); ridicolo Morgan, che dimostra ancora una volta la sua scarsa professionalità, offendendo sul palco, in diretta, il suo collega (il videio qui): non importa se è merito suo se sta su quel palco, è anche merito suo se se n’è andato dal palco! Trovata pubblicitaria o meno, il cantante dei Bluvertigo si sta circondando di un’area sempre più fastidiosa, che supera il suo talento: attento! L’umiltà prima di tutto (anche se bisogna ammettere che lo sketch ha divertito, dopotutto). Stantii alcuni artisti, da cui non si può pretendere se non una buona esecuzione: bravi comunque!! Stranamente ad hoc il lavoro di Amadeus, forse supportato dall’amicizia tra lui e Fiorello, percepibile sul palco stesso e quasi assente la presenza delle donne. C’erano o no, il risultato non sarebbe cambiato probabilmente (anche se bisogna fare tanti complimenti alla Salerno: sempre bellissima!). Un’edizione piena di strane sorprese e piccole scenette, come quella di Ghali che cade dalle scale (apposta, ma sotto gli occhi increduli di Fiorello) o quella tra Amadeus e Ronaldo, che dopotutto non è andata così male. Piccole perle che quasi mandano anche in secondo piano (ma senza esagerare) la prestazione di Benigni. Ovviamente non ci si può dilungare troppo su ogni artista e dettaglio, perché, altrimenti, bisognerebbe scrivere almeno una tesi, piuttosto che un articolo: come fanno notare i commenti sul web di questo Sanremo, la sua caratteristica principale è stata la durata, infinita, di ogni puntata. Come è stato scritto all’inizio, il terzo posto è stato assegnato intorno alle due del mattino, ma tra il terzo posto e la proclamazione del vincitore (il bravissimo Diodato, che dopo tanta gavetta e la sua terza presenza al festival, ha vinto con una canzone semplice e complessa allo stesso tempo: bravo Antonio!!!! E poco importa se sia dedicata o meno a Levante, anche lei presente al festival tra i concorrenti, questo non ci riguarda. Bella pe’ te, ci!) è avvenuta intorno alle 2 e 30… sette ore di diretta: spettatori e presentatori distrutti; probabilmente il figlio di Amadeus avrebbe preferito andare a scuola e neanche il casuale (?) spoiler di Sky è riuscito a mandare a letto i telespettatori: il finale è stato un susseguirsi di cantanti, che sembravano quasi presi a caso (forse lo erano davvero?) per temporeggiare. Insomma questa edizione 2020 è stata piena di sorprese, un misto di trash in connubio con l’arte, senza però risultare fastidioso: si può dire che ad un certo punto, come ha detto Fiorello, “non si capiva più nulla!”.  Molti probabilmente, e forse lo spero, si staranno mordendo le mani per non averlo visto, ma per fortuna siamo nell’era del web e di Raiplay, quindi andate a rivederlo, non avete scuse. E poi c’è il maestro Peppe Vessicchio!! Standing Ovation!Link alla foto: https://tg24.sky.it/spettacolo/musica/2020/02/07/quarta-serata-sanremo-2020-pagelle.html
Nel segno del punk: Sid Vicious
Febbraio 09
  Questo mese la nostra rubrica musicale si occupa di un personaggio molto discusso che abbracciò appieno il mondo del punk britannico: Sid Vicious. Fu bassista dei Sex Pistols, gruppo attivo sulla scena del rock inglese alla fine degli anni ‘70, celebre per il look da teppistelli, per l’irriverenza dei testi di e per un recupero di sonorità lontane dagli standard del rock progressive.   Infatti gli artisti punk, di questo periodo, non solo rifiutavano e rispingevano la filosofia hippies, ma non vedevano di buon occhio i cantanti che avevano iniziato la loro carriera discografica nel decennio precedente. Questi, dalla corrente punk più aggressiva, erano ritenuti dinosauri dal punto di vista musicale e incapaci di penetrare il mondo dei teenagers, giovani disillusi e traditi da una politica non attenta ai loro bisogni.   Chi riuscì a intercettare l’insoddisfazione giovanile furono proprio quelle band dal look trasgressivo e dalla musica rumorosa tanto inorridita dalle vecchie generazioni poiché pensavano che con quel genere musicale si fosse toccato il fondo, non sospettando che quel modo di esprimersi era solo il proto-tappeto del futuro grunge. Questa nuova controcultura veniva ben espressa da Sid Vicious che, con la sua vita sregolata, venne preso a modello da molti giovani che pensarono di opporsi al sistema facendo uso di droghe a ritmo di Anarchy in the Uk e conducendo una vita di espedienti.  E infatti fu questa la vita che condusse il “nostro” prima di diventare famoso. Riuscì a farsi fotografare dalla polizia per ubriachezza molesta, rissa e furto, fino ad essere dichiarato, su un documento ufficiale, delle forze dell’ordine, delinquente abituale. Ma il suo sogno era quello di sfondare come musicista e per le sue scarse doti fu estromesso da diverse band e per il suo modo di vivere anche dai Sex Pistols. Lui stesso ammise di essere un tipaccio, di trattare male tutti, di perdere spesso la pazienza, di bere e fare a botte per sfogare la sua rabbia e forse quel suo mal di vivere lo portò al presunto suicidio.     La foto di copertina è stata presa dalla pagina ufficiale Facebook dei Sex Pistols
LA CONOSCENZA, L’UNICA ARMA CONTRO IL SISTEMA
Febbraio 07
Capita alle volte di non riuscire a frenare il turbinio di informazioni che quotidianamente ci scaraventano addosso: alcuni si proteggono indossando le cuffiette ed alzando il volume, altri indossano a prima mattina la maschera dell’indifferenza e, di conseguenza, fingono di non accorgersi dell’ignoranza elevata a sistema. Infine, nascosti, ci sono tutti coloro che cercano di frenare la deriva del nostro paese, soffocato dai rumori dei femminicidi, dagli estenuanti episodi di violenza e disumanità e che, nonostante ciò, continuano a porsi domande e a cercare soluzioni. Allora, chiedersi perché ormai nel nostro paese all’ordine del giorno accadono episodi razzisti è desueto, perché consolidato sulla nostra pelle. Analizzare perché questi fenomeni sono fomentati da chi dovrebbe stilare moniti giusti ed, al contrario, esplicita il suo impegno politico infangando storia e memoria e lanciando messaggi d’odio è doveroso. Aprioristicamente, il razzismo non esiste, non è un lemma congenito nella natura umana, ma è un prodotto artificiale inscatolato che l’uomo ha scelto di costruire. Costruire, esatto perché è proprio così che è andata: sessismo, classismo, omofobia, discriminazione nei confronti dei tossicodipendenti, meridionali, immigrati cose, non come uomini. Perché il vero uomo è solo quello occidentale, educato, pulito, insomma quello che non inquina l’ordine. Ebbene, tutte le società creano stranieri e, a loro volta, li distruggono per corroborare l’ordine della nazione, dello Stato. Quello Stato che oggi impiega 5 minuti per screditare una persona, nella sua frenesia smodata di distruggere i rapporti sociali e di costruirsi un’”identità” che fungerà da direttiva costante, ed ormai quasi patetica, nelle attività istituzionali. Il conio di questa identità fascista ha fatto sì che tutti coloro che celavano la loro indole e la loro voglia di repulsione nei confronti di chi è un prodotto difettoso, di scarto dello zelo ordinatore dello stato, si senta finalmente rappresentato dal sistema. E così, l’odio si è riversato nelle strade, nei confronti di qualsiasi soggetto senza collocazione, con tratti somatici diversi: dagli occhi, all’odore della pelle. Odio verso le donne, come verso gli stranieri, l’importante è individuare qualcuno di più debole da prendere di mira sui social o da schernire con commenti da bar. È fuoriuscito tramite il linguaggio comune che adesso normalizza l’orrore, rendendolo così banale tanto da diventare paradigma di propaganda. Il linguaggio di rappresentanza di una parte della politica, quindi, palesa sintomi congeniti di antidemocrazia e cavalca gli umori della popolazione per avere consensi. Questo atteggiamento rende tutto lecito, anche ciò che non dovrebbe esserlo e conia il nuovo status in cui viviamo: l’indifferenza al disagio della postmodernità. La nostra generazione sta vivendo nella profonda convinzione di poter sapere tutto senza, però, conoscere davvero e, al contempo, credendo che tutto ciò che accade al di fuori del proprio giardino non la tocchi, non la riguardi ed è proprio questo modus vivendi a dar man forte all’orrore dilagante. È più comodo volgere il pensiero ad Achille Lauro sul palco dell’Ariston, ai suoi presunti atti osceni in tv, contro l’ordine, gli schemi, contro il pudore, contro il lessema maschio. È comodo perché è l’argomento del giorno e dicendo la nostra, dunque, possiamo tirare un sospiro di sollievo e sentirci facenti parte dell’ordinamento. Ora si può spegnere la luce, infilarsi sotto il piumone di flanella e si può andare avanti. Ma non è così, così si torna indietro e non si costruisce una coscienza collettiva forte, attenta e solidale. Quella coscienza, presupposto imprescindibile per sostenere uno Stato di diritto e per creare un vero collante generazionale. Pertanto, capire è impossibile, conoscere è necessario. Conoscere oggigiorno è l’unica arma per superare le atrocità che ci rendono imbelli di fronti ai drammi quotidiani. Conoscere senza puntare il dito, ma cercare di tessere i connettivi del nostro paese per arrivare a capire il motivo del suo marciume ed il dilagare imperante di una impronta fascista che per anni è stata sottaciuta.
Ragnarok: dal mito ad oggi!
Febbraio 01
Thor, Loki, Odino. Molti li hanno conosciuti grazie alla Marvel, ma esistevano già da prima e non erano proprio li vediamo al cinema o nei fumetti, in cui infatti sono stati modificati – per non dire snaturati – per esigenze narrative, ecc. Questi personaggi fanno parte della mitologia norrena, patrimonio culturale e religioso dei popoli scandinavi prima della conversione al cristianesimo avvenuta nel Medioevo. Nonostante molta di questa cultura sia andata perduta a causa della trasmissione esclusivamente orale (fino al Medioevo), si tratta di storie e leggende davvero affascinanti e interessanti. Era dunque logico che se ne traesse una serie tv! Ed ecco che ieri sono sbarcati su Netflix i sei episodi di Ragnarok. Il protagonista è il giovane Magne (David Stakston) che, trasferitosi nuovamente nella piccola città natale, Edda, scopre in sé dei profondi mutamenti e nella città un mondo insopportabilmente ingiusto e da cambiare. Ciò lo porta inevitabilmente a doversi rapportare gli Jutul, la famiglia più importante di Edda, rispettata e quasi idolatrata, ma con un terribile segreto. Una menzione va fatta anche a Lauritz (Jonas Strand Gravli), fratello incredibilmente scaltro e un tantino irriverente del protagonista, che striscia ai margini di ogni episodio, ma che è impossibile non notare e non adorare. La serie presenta molti punti di forza: una trama avvincente, con il giusto mix di introspezione psicologica e scene di azione; l’attenzione a temi ambientali (l’inquinamento) e sociali (l’enorme potere anche politico degli industriali); un cast quasi esclusivamente giovanile ma notevolmente talentuoso; ottima regia, bellissima colonna sonora e meravigliosa fotografia; infine i meravigliosi paesaggi norvegesi, che non necessitano di ulteriori commenti. Merito della serie è anche e soprattutto quello di omaggiare la mitologia norrena, riuscendo a trasportarla ai giorni nostri, attualizzandola, ma rispettando la sua natura. Infatti [SPOILER ALERT] ben presto si comprende che Magne è come una versione adolescenziale e attuale di Thor: non è il dio del tuono, ma un suo corrispettivo moderno, una sorta di suo erede soprattutto morale e spirituale. Stessa cosa vale per Lauritz, simpaticissimo (per via dell’incredibile mimica facciale dell’interprete) discendente spirituale e (a)morale di Loki, il dio dell’inganno. Gli Jutul, invece, sono veramente i giganti con cui gli dei norreni si scontrano nel mito, giunti fino a noi in quanto estremamente longevi, se non immortali. “Molti credono che Ragnarok sia stato la fine. Si sbagliano. È dove tutto ha inizio.” Queste le parole conclusive dell’ultimo episodio. Ci aspettiamo assolutamente una seconda stagione! Link alla foto: https://www.heavenofhorror.com/reviews/ragnarok-season-1-netflix-series/
The Real Housewives di Napoli: quando il trash si fa orrore
Gennaio 25
Ammettiamolo: un po’ di trash piace a tutti. Inutile negarlo. Si può non essere adepti di Maria (quasi non serve dire il cognome) De Filippi o fan del Castello delle Cerimonie, ma un pizzico di trash c’è sicuramente nella vita di tutti oggi giorno. Ed è per questo che chi vi parla ha pensato bene di dare almeno un’occhiata al nuovo show di Real Time (canale 160 di Sky): The Real Housewives di Napoli. Il programma – in onda il venerdì alle 22.20 – ruota intorno alla vita di sei donne facoltose, residenti nel napoletano (una, infatti, abita a Torre del Greco) e decise a godersi la bella vita. Fin qui, direte voi, tutto ok, sembra anche interessante. Il risultato, tuttavia, non convince, ma anzi delude ampiamente lo spettatore. Il primo episodio, benché sia di mera presentazione delle protagoniste e quindi privo di una vera e propria trama o vicenda, non giunge al risultato di avere lo spettatore affezionato alle housewives e neppure interessato a vedere qualche sviluppo. Il problema risiede proprio nelle protagoniste stesse, che appaiono non solo superficiali e frivole (cosa che per il trash va bene) ma anche terribilmente snob e alienate dalla realtà, rendendosi inoltre portatrici di messaggi negativi: oltre all’insistenza sulla necessità e sulla correttezza del ricorrere già intorno ai 18 anni alla chirurgia estetica, si pensi al fatto che alcune delle protagoniste affermino che gli unici quartieri frequentabili a Napoli sono quelli di Chiaia e Posillipo, in quanto gli unici con la “gente giusta e per bene”, mentre tutti gli altri non sono che periferie (come se ci fosse qualcosa di negativo nel vivere in periferia). L’obiettivo del trash non è denigrare qualcuno o qualcosa. Si potrebbe anzi dire che il trash, nascendo come esigenza di dar voce e spazio ad individui spesso relegati ai margini della società, in modo buffo e leggero, rivela in realtà un cuore profondamente democratico. I protagonisti di programmi quali Uomini&Donne o Il Castello delle Cerimonie, per quanto non acculturati o non propriamente fini, sono persone che vivono una determinata realtà e che quest’ultima mostrano in televisione. Hanno, dunque, la genuinità e la spontaneità che manca alle Real Housewives di Napoli. Link alla foto: https://it.dplay.com/realtime/real-housewives-di-napoli/
Spring/Summer 2020 by GUCCI: le nuove forme di una moda trascendentale
Gennaio 22
Non c’è molto da dire, se non che la nuova campagna primavera/estate 2020 di Gucci, concepita da Alessandro Michele e Christopher Simmonds e diretta da Yorgos Lanthimos, è essenziale ed essenzialmente geniale. I protagonisti? I cavalli. Scenari paradossali dove la figura umana passa in secondo piano, scavalcata dai colori e dai lustrini degli abiti e dall’eleganza – perché sì, qui di eleganza si sta parlando – di un cavallo. Una decostruzione dell’uomo, come il più abile Bourdin potrebbe fare e che forse parte direttamente da quell’immaginario; una campagna eclettica, si potrebbe dire ascetica, che immerge fortemente il marchio in queste “nuove” frontiere della moda.    Everybody’s Talkin’ di Harry Nilsson accompagna le immagini (il video qui): un’hostess che accoglie e saluta i passeggeri di un aereo; due donne a passeggio su un cavallo tra le auto ferme; un’altra che esce da un “Foodmarket” e arriva in auto, dove ad aspettarla c’è il suo amico-cavallo. Un tempo indefinibile, quasi a testimoniare il carattere trascendentale del marchio stesso: Gucci non appartiene a nessun tempo, a nessun luogo e a nessuna categoria; volti particolari, bellezze non canoniche, diastemie che aiutano a ridefinire i nuovi canoni di bellezza, declassando quella stereotipata dei primi due decenni degli anni 2000: una rivoluzione che è cominciata e che coinvolge la moda a pieno – tanto da spingere Victoria a non far sfilare più i suoi angeli- dove Gucci mostra di essere al di sopra delle convenzioni, temporali ed estetiche, sfidando la banale realtà fenomenica; Gucci può essere chi vuole. Link alle foto: https://www.gucci.com/it/it/st/stories/advertising-campaign/article/spring-summer-2020-campaign
Sex Education 2: ancora meglio della prima stagione!
Gennaio 22
Il liceo. Gli anni più belli. Così dicono. Sarà vero? A ben pensarci quegli anni presentano anche vari aspetti non proprio piacevoli da ricordare: l’ansia delle interrogazioni, i brufoli sempre al posto sbagliato nel momento sbagliato, qualche bisticcio coi compagni e soprattutto lo stress causato dal non essere più bambini ma neanche adulti. Perciò il liceo non è proprio una passeggiata e lo sanno fin troppo bene i protagonisti della serie Sex Education. Lo show aveva debuttato su Netflix nel gennaio 2019 e a quasi un anno di distanza torna con una seconda stagione che si presenta ancora più bella della prima. La serie ruota intorno alle (dis)avventure di Otis (Asa Butterfield), del suo amico Eric (Ncuti Gatwa) e di altri compagni di scuola, nonché della mamma di Otis, Jean (Gillian Anderson, che molti ricorderanno come la Scully di X-Files), del preside e di altri pochi adulti, alle prese con la propria crescita, anche – se non soprattutto – sessuale e col rapporto tra generazioni, non sempre idilliaco. Numerose sono le gag, dato che il taglio dello show è prevalentemente comico, ma nella seconda stagiona si vivono anche momenti commoventi o drammatici di forte impatto per lo spettatore. Oltre all’altissima qualità degli elementi tecnici (interpretazione del cast, sceneggiatura, scenografia e fotografia), il merito del successo della serie risiede anche nel trattare di un gran numero di argomenti spesso scottanti e talvolta ancora taciuti nella società di oggi (omosessualità, feticci sessuali, rapporti sessuali tra minori, uso di sostanze stupefacenti, ecc.) con precisione scientifica, rispetto per le varie opinioni e anche in modo interessante. La serie è ricca di messaggi positivi, come ad esempio la necessità di accettarsi per ciò che si è e quella di rispettare chiunque ci sia di fronte, apprezzandone le diversità; messaggi che vanno dritti al cuore e alla mente di un pubblico giovanile ma anche più adulto, visto che la serie parla praticamente a tutti. Quanto detto finora era già apprezzabile nella prima stagione, ma nella seconda diventa lampante e davvero molto piacevole, facendo sì che lo spettatore divori letteralmente lo show in pochissimo tempo. Ci auguriamo che venga presto annunciata e realizzata una terza stagione altrettanto bella. Link alla foto: https://www.telefilm-central.org/sex-education-2-poster/
Il diamante pazzo: Syd Barrett
Gennaio 19
Quest'anno, una volta al mese, la sezione musica di MyGeneration punterà la lente di ingrandimento su un artista che, dal suo punto di vista, ha lasciato un'impronta indelebile nell'universo musicale.Si incomincerà presentando Roger Barrett, in arte Syd, che ai più giovani non dirà nulla, ma che, per gli appassionati, risulta di essere una delle figure principali del rock psichedelico.È bene sapere che la vita di questo musicista si intrecciò con la storica band britannica dei Pink Floyd che, per tutto l'arco della sua esistenza, tributò canzoni e album al quel suo primo frontman, sebbene fosse rimasto con il gruppo poco tempo. Il nucleo originario, indirizzato verso il blues, Sigma 6, fu fondato da Richard Wright e da Roger Waters, ma fu con l'entrata di Syd Barrett la svolta verso il sound psichedelico e la sostituzione del nome con cui la band divenne famosa. È inutile cercare sui dizionari d'inglese, ma il nome del gruppo deriva dall'unione dei nomi di Pink Anderson e Floyd Council, musicisti amati dal futuro diamante pazzo che grazie al suo "certo non so che" riuscì a far ottenere ai Pink Floyd degli ingaggi nelle balere della Swinging London come la Roundhouse o l'UFO Club e un contratto discografico presso la EMI Records.Ma, come spesso avviene per alcunu artisti, ad un'ascesa rapida segue una discesa ancor più rapida. Il successo travolse il "Sorridente Syd", come lo chiamava affettuosamente Hendrix , e un'aspirale di droga, sesso e rock'n roll lo portò alla follia e alla defenestrazione dal gruppo che fu costretto, per raggiungere l'agognato successo commerciale, ad affiancare l'ingestibile Syd ad un giovane David Gilmour, che in seguito, lo sostituì del tutto. Chi l'ha incontrato in quel periodo ha parlato di un Syd distaccato, presente nel corpo, ma non nella mente. Probabilmente l'acido assunto gli devastò le sinapsi celebrali e, come disse anche Gilmour, gli accelerò un processo, già era in atto, che lo portò alla schizofrenia.Ma a noi della sezione musica piace ricordare l'artista e il musicista perché proprio i suoi pezzi, come "Arnold Layne" e "See Emily Play", hanno lanciato commercialmente la band ed anche perché le sue canzoni soliste, contenute nel album "The Madcap Laughs", uscite giusto 50 anni fa, nel gennaio del 1970, hanno influenzato tantissimi artisti tra cui David Bowie, Peter Gabriel e Marc Bolan, personaggi di cui ci occuperemo nei prossimi mesi.   La foto è stata presa dal seguente sito: http://www.ondamusicale.it/index.php/musica/19444-syd-barrett-e-la-sua-ultima-intervista
Dracula: Gatiss e Moffat per Netflix non decollano...
Gennaio 16
Il vampiro più famoso di tutti i tempi? Facile: Dracula (no, Twilight per favore no!). Perché parlarne? Anche questa è facile: il Conte nato dal romanzo di Bram Stoker nel 1897 è il protagonista di una nuova serie tv, chiamata appunto Dracula e creata da Steven Moffat e Mark Gatiss. State cercando di ricordare dove avete già sentito questi nomi? Vi aiuto io: sono i creatori di Sherlock. Ed è facilissimo notare il loro stile nei tre episodi – della modica durata di circa 90 minuti l’uno – che compongono questo tv show, distribuito da Netflix lo scorso 4 gennaio. Innanzitutto è impossibile non notare la precisione storica che traspare non solo dalle date e dai dialoghi, ma anche dagli oggetti di scena, dai costumi e dalle scenografie. Inoltre c’è un’iniziale fedeltà al romanzo che appare come vivificato dall’abilità di Moffat e Gatiss. Iniziale poiché nel corso degli eventi la fedeltà viene persa, in favore di un’originalità studiata e graditissima: basti pensare l’antagonista di Dracula qui è Agatha Van Helsing (una stupenda Dolly Wells), una suora davvero furba e scaltra, che fa subito breccia nei cuori del pubblico – forse anche più del protagonista stesso, che a ben vedere risulta un tantino bidimensionale e statico, al di là della splendida interpretazione di Claes Bang. Infine, bisogna considerare che la vicenda viene portata da due creatori – nel terzo episodio, per la precisione – ai tempi nostri, nell’attualità: in questo modo Dracula invia email e la suora lascia il posto ad una pronipote, la scienziata Zoe Van Helsing (sempre Dolly Wells). Ciò non è nuovo a Moffat e Gatiss e anzi risulta un po’ prevedibile. Dunque, le altissime aspettative su questo prodotto telefilmico sono in parte deluse poiché abbiamo sì un’ottima interpretazione del cast, ottime scenografie e fotografia, ma la storia manca di colpi di scena – gravissima pecca tenuto conto dell’importante durata degli episodi – e l’interesse dello spettatore cala lentamente ma irreversibilmente ad ogni episodio. Un vero peccato! Link alla foto: https://www.cinematographe.it/focus-serie/dracula-differenze-serie-tv-netflix-libro-bram-stoker/
Alcuni spettacoli irrinunciabili del 2020
Gennaio 06
Il 2020 porterà con sé tante novità, non solo in ambito politico, sociale ed economico, ma anche in ambito musicale. L'Italia, in modo particolare, verrà inondata da kermesse musicali a cui, per molti appassionati, la partecipazione è irrinunciabile. Arene e stadi si riempiranno di fans sfegatati accorsi ad acclamare i propri beniamini.Artisti italiani e performers internazionali hanno scelto il Belpaese come una delle tappe dei loro interminabili tour, segno che le città italiane sono delle location affascinanti che aiutano a rendere indimenticabili gli spettacoli musicali e forse per questa ragione sono molti quelli che, per celebrare la loro carriera, hanno ben pensato di esibirsi nella nostra penisola. Non vogliamo fare un elenco interminabile, perciò puntiamo il dito solo su alcuni di loro che, per giudizio personale, sono i musicisti più significativi del panorama nazionale e internazionale. Il concerto dei Kiss si terrà all'arena Verona il 13 Luglio. Sarà un tour d'addio, infatti il gruppo newyorkese, convinto ormai che il rock sia morto, ha deciso di appendere microfoni e chitarre al chiodo con una tournée internazionale di oltre 75 date. Un altro veterano che cavalcherà i palchi nostrani sarà Ozzy Osburne, accompagnato dai Judas Priest, che celebrerà i suoi 50 anni di carriera, il 19 novembre, con uno show all'Unipol Arena di Casalecchio di Reno. Ricordiamo che lo spettacolo è stato rimandato e poi cancellato più volte a causa dei problemi di salute dell'ex voce dei Black Sabbath. Chi manca dal paese di Dante da ben 7 anni è l'arzillo baronetto di Liverpool, Paul McCartney, il quale ha annunciato, tramite i suoi canali social, che finalmente suonerà al Lucca Summer Festival e in Piazza Plebiscito a Napoli rispettivamente il 10 e il 13 giugno. Altro gradito ritorno sarà quello dei Red Hot Chilli Peppers che, al Festival Firenze Rocks, si esibiranno il 13 giugno all'Ippodromo del Visarno. Questa tournée vedrà il ritorno, nella formazione, di John Frusciante, lo storico chitarrista della band. Tra i gli artisti italiani segnaliamo che il 10 luglio, allo Stadio San Siro di Milano, ci sarà il concerto di Max Pezzali che festeggerà i 30 anni di carriera che, iniziata con gli 883, continua ancora oggi.   l'immagine è stata scaricarta da qui : https://pixabay.com/it/photos/musicista-chitarrista-chitarra-2708190/
I due papi: un ritratto umano e rispettoso nella nuova perla di Netflix!
Dicembre 22
“Fratelli e sorelle… buonasera!” Una frase estremamente semplice, ma entrata nella storia: si tratta delle prime parole di Papa Francesco, al tempo cardinale Jorge Bergoglio, asceso al soglio pontificio il 13 marzo 2013. Una data di giubilo, preceduta però da mesi di incertezza e stupore: era impensabile, infatti, che un papa potesse dimettersi dal suo ruolo. Eppure così ha fatto Papa Benedetto XVI, al tempo Joseph Ratzinger, forte delle sue conoscenze storiche e di diritto: non è stato il primo papa a dimettersi, infatti, poiché prima di lui molti altri lo fecero, ma mai dopo il 1415, e la rinuncia al papato è contemplata dal Diritto Canonico (Canone 332, comma 2). Come già detto, furono mesi di incertezza e stupore, in cui fedeli e non rimasero incollati agli schermi tv per avere sempre maggiori notizie. Oggi sappiamo com’è andata a finire la vicenda, ma sappiamo davvero come si è svolta? Ecco che arriva allora adesso un film che rivela molto del “dietro le quinte” di questa singolare vicenda: si tratta di I due papi, diretto da Fernando Meirelles e distribuito da Netflix lo scorso 20 dicembre. La pellicola ruota intorno ad un soggiorno romano del cardinale Bergoglio, intenzionato a far accettare al papa, Benedetto XVI, le proprie dimissioni. Un soggiorno in cui i due religiosi, tra disaccordi e confidenze, impareranno a conoscersi l’un l’altro e a conoscere se stessi. Le conseguenze di questo incontro scuoteranno le fondamenta della Chiesa. Un film con un argomento di notevole interesse per fedeli e non, con un cast eccezionale che vede i due papi interpretati da un meraviglioso Anthony Hopking (Ratzinger) e un superlativo Jonathan Pryce (Bergoglio), ma che soprattutto riesce nell’ardua impresa di ritrarre due figure storiche e attuali di notevole spessore in modo umano, diretto e semplice, ma sempre con profondo rispetto e precisione. I due papi, infatti, ad un livello superficiale, si rivelano così come i mass media ce li hanno spesso proposti: l’uno freddo, austero e distaccato, l’altro estremamente buono e caritatevole. Ad uno sguardo più attento, però, tramite le proprie parole, ma ancor di più la propria gestualità, i due protagonisti rivelano innumerevoli sfaccettature del proprio carattere: ad esempio, nonostante papa Ratzinger tenda puntualmente ad evitare il contatto visivo e fisico con gli altri, in realtà ne ha profondamente bisogno e, nei momenti di estrema necessità, rivolge degli sguardi estremamente eloquenti al cardinale Bergoglio; quest’ultimo, d’altro canto, al di là della sua estrema bontà, rivela un carattere forte e deciso, non sempre disposto al compromesso. In conclusione, una pellicola tecnicamente ineccepibile, con una vicenda e un messaggio davvero importanti e – no spoiler – un finale davvero simpatico! Link alla foto: https://www.ecodelcinema.com/i-due-papi-conferenza-stampa.htm
Un classico di Natale: “Tu scendi dalle stelle”.
Dicembre 15
Il Natale è alle porte e nella maggior parte delle case già troneggia il mitico ospite fisso: l'albero di Natale. Albero che, vero o finto, costudisce, sotto i suoi rami, grandi e piccoli pacchetti, che, per tradizione, verranno aperti il 25 dicembre quando nelle case spesso echeggiano i canti natalizi.   Eh sì, il Natale è anche questo, miscellanea di elementi religiosi e non, e la musica è forse quell'elemento protagonista di questo periodo perché è in grado, grazie alle sue note, di parlare direttamente ai cuori, indipendentemente dal proprio credo religioso.   Le canzoni natalizie sono così tante e sarebbe impossibile, a meno che non se ne facesse un elenco, ricordarle tutte, perciò ci soffermeremo solo su quella italianacomposta da ben sette strofe anche se, di solito, ne conosciamo a memoria solo le prime due che impariamo fin da piccoli e sentiamo ovunque durante il mese di dicembre: Tu scendi dalle stelle.   E se i brani natalizi più celebri vengono dalla cultura popolare che ha cantato il Natale unendo le voci a strumenti folkloristici come la zampogna, la ciaramella e l'organetto, a Tu scendi dalle stelle fa da sottofondo il suono della zampogna, tanto che questa melodia viene definita pastorale proprioperché la zampogna era ed è il tipico aerofono suonato dai pastori abruzzesi.   Questo inno composto da Sant'Alfonso De' Liguori, pubblicato nel 1769, ricalca Quanno nascette Ninno dello stesso autore, ha un testo molto semplice e pieno d'amore che racconta la storia della nascita di Gesù e la ragione della sua venuta sulla terra. Fu apprezzato anche da Giuseppe Verdi che, dopo averlo ascoltato nella cappella di Palazzo Doria, a Genova, la notte di Natale nel 1890, si complimentò con il coro dei ragazzi che avevano eseguito quel brano essenziale a creare l'atmosfera natalizia.     Questa melodia è famosa in tutto il mondo, alla pari di Jingle Bells, e ci inorgoglisce il fatto che, anche esistano traduzioni, il più delle volte viene intonata in lingua italiana.   L'immagine dell'articolo è stata scaricata da qui : https://pixabay.com/it/photos/coro-chiesa-coro-chiesa-408412/
Inge Morath in mostra a Roma.
Dicembre 12
  Inge Morath: donna dalle capacità letterarie elevate, incredibile viaggiatrice, poliglotta, ma soprattutto la prima fotografa ad entrare nel mondo MAGNUM, assieme a professionisti come Ernst Haas, Henri Cartier-Bresson e Robert Capa: personaggi che l'accompagneranno per tutta la sua vita.   Nata nel 1923 a Graz, in Austria, Morath studia linguaggio a Berlino. Oltre il tedesco, sua lingua nativa, parlerà altre sette lingue; grazie anche a queste sue abilità linguistiche comincerà a lavorare come scrittrice, occupandosi degli articoli che accompagnavano le foto di Haas o Capa. Ma dal 1951, a Londra, Inge comincerà a scattare e nel 1955 diventa a tutti gli effetti membro ufficiale della fondazione. Da qui in poi la fotografa farà numerosi viaggi in giro per il mondo, anche in Europa e in URSS creando un portfolio fotografico senza eguali, dove riesce a catturare il "momento decisivo", come affermava Cartier-Bresson. Momento decisivo sarà anche quello che permette alla Morath di scattare una delle foto più famose della sua carriera, legata inevitabilmente anche a fatti di vita personale: nel 1962, infatti, Morath sposerà Miller con cui rimarrà per tutta la vita. Nel 1960 farà da assistente ad Henri Cartier-Bresson sul set de Gli Spostati (The Misfits), film diretto da John Huston e sceneggiato da Arthur Miller, all'epoca marito di Marilyn Monroe, che aveva scritto quel personaggio basandosi proprio su di lei, ed è qui, nel Nevada, che durante un momento di pausa dalle riprese, la fotografa riesce a catturare una Marilyn solitaria, sfatta (se ci è concesso il termine) ed intenta a ripetere dei passi di danza: la delicatezza stessa dell'attrice, separata per un momento da quella femminilità prorompente che l'ha sempre accompagnata e che sempre lo farà nell'immaginario comune, traspare da questa foto, mostrandone un'umanità senza eguali, un'innocenza che la rende ancora più umana. Foto di personaggi importanti tra Parigi e New York, reportage di viaggi, rappresentazioni di vita comune, non importa quale sia il soggetto, ma in ogni caso questa superba fotografa è riuscita ad immergersi all'interno di un mondo "maschile", dove vi erano nomi già fortemente affermati ed a far emergere la sua poetica, il suo sguardo, aprendosi al mondo, perché come lei stessa affermava, fotografare vuol dire fidarsi di ciò che si vede e mettere a nudo la propria anima. Oggi le sue opere sono finalmente in Italia ed in mostra, dopo essere state esposte a Treviso e Genova, al Museo di Roma in Trastevere, fino al 19 gennaio 2020. La mostra, a cura di Marco Minuz, Brigitte Blüml-Kaindl e Kurt Kaindl, si divide in 12 sezioni e 140 immagini che ripercorrono la vita dell'artista: i suoi viaggi, la sua vita professionale raccontata dalle sue stesse mani e dallo sguardo che alcuni fotografi le hanno rivolto mostrati da una serie di ritratti della fotografa stessa. Le sue fotografie sono penetranti, apparentemente semplici, ma con una profondità interiore che entra nello "stomaco" di chi le guarda, risalendo la schiena con dei brividi che suscitano nello spettatore un'ammirazione che potrebbe (e forse è proprio ciò che si vorrebbe) non finire mai. Una fotografia senza costruzioni esterne, ma per chi ha voglia, come ne aveva Inge Morath, di lasciarsi guardare e, allo stesso tempo, saper osservare.             Museo di Roma in TrasteverePiazza di S.Egidio, 1b, Roma (RM)
I gialli islandesi di Ragnar Jonasson sbarcano in Italia
Dicembre 08
L’inverno è ormai arrivato e quest’anno ha portato con sé un tocco di Islanda. Beh, forse non a livello di temperatura, ma tramite i libri di Ragnar Jonasson, avvocato, giornalista e docente di diritto d’autore all’università di Reykjavik. Lo scrittore islandese, tra le sue varie pubblicazioni, è autore di cinque volumi costituenti la saga di libri gialli chiamata Misteri d’Islanda (Dark Iceland, in inglese), edita da Marsilio. Al momento, tuttavia, solo i primi tre volumi sono stati tradotti in italiano e intitolati rispettivamente L’angelo di neve, I giorni del vulcano e Fuori dal mondo. Protagonista principale di questi libri è Ari Thor, giovane poliziotto trasferitosi per lavoro dalla capitale, Reykjavik, a Siglufjordur, piccola e isolata cittadina del nord, non priva di misteri e segreti che bramano di essere svelati e risolti. I pensieri, le sensazioni e la volontà/necessità di integrazione nella piccola comunità di Ari Thor riempiono le pagine di questi libri insieme alle indagini poliziesche vere e proprie, a cui partecipano molti dei pittoreschi abitanti di Siglufjordur, facendo sì che la cittadina e l’Islanda tutta si caratterizzino come personaggi a tutti gli effetti, solo apparentemente relegati sullo sfondo, ma sottilmente onnipresenti. I volumi di Ragnar Jonasson si rivelano una lettura estremamente piacevole, alquanto leggera e gradevolmente scorrevole ma di ottima fattura, con un'ottima prosa e una sapiente organizzazione della struttura e della trama, in cui i colpi di scena si rivelano con i giusti tempi, alternandosi a momenti più riflessivi, ma ugualmente interessanti e mai statici. I casi sono abbastanza avvincenti, ma la peculiarità di questi libri risiede nella capacità dell’autore di far immergere totalmente il lettore nel clima islandese, nella mentalità dell’isola, facendo scoprire la vera identità dell’Islanda restando comodamente seduti in poltrona. Link alla foto: https://ilnautilus.net/2019/03/13/langelo-di-neve-i-misteri-dislanda-di-ragnar-jonasson/
"Statale 106: viaggio sulle strade segrete della 'ndrangheta": Antonio Talia a Napoli
Dicembre 08
Al PAN l’inchiesta che ricostruisce le ramificazioni e i rapporti della ‘ndrangheta in Italia e nel mondo. Martedì 10 dicembre, alle ore 17:45, sarà presentato “Statale 106: viaggio sulle strade segrete della ‘ndrangheta” di Antonio Talia, edito da minimum fax. L’evento, promosso dall’Associazione Culturale L’Anguilla e dal quotidiano online Mar dei Sargassi, si terrà presso il Palazzo delle Arti di Napoli, in via dei Mille 60, e vedrà gli interventi del Sindaco Luigi de Magistris, dell’Assessore ai Giovani e al Patrimonio Alessandra Clemente e dello scrittore e sceneggiatore Maurizio Braucci. “Statale 106” ricostruisce e approfondisce le ramificazioni della ‘ndrangheta e la inquadra come un fenomeno criminale globale. Un viaggio di 104 chilometri su una strada a doppio senso, stretta tra le acque del mar Jonio e le pendici dell’Aspromonte: il percorso da Reggio a Siderno dura solo un’ora e mezza di auto, ma dalla Calabria si ramifica attraverso cinque continenti e oltre quarant’anni di crimini. Dall’omicidio del potentissimo amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato Lodovico Ligato fino a maxioperazioni di riciclaggio a Hong Kong; dai rapporti privilegiati coi narcos colombiani fino al brutale assassinio del giornalista Ján Kuciak e di Martina Kusnírová, in Slovacchia; dal più grande carico di ecstasy di tutti i tempi nascosto nel porto di Melbourne, fino alle guerre che stanno insanguinando i sobborghi di Montréal e Toronto: guidare sulla Statale 106 significa risalire fino alla sorgente del fenomeno globale ’ndrangheta, un’organizzazione capace di celebrare i riti ancestrali di una Madonna in lacrime mentre mette a segno spericolate operazioni finanziarie internazionali da milioni di euro. Con l’istinto infallibile del giornalista d’inchiesta, la passione del romanziere e l’emozione di chi racconta la propria terra d’origine, Antonio Talia ha costruito un reportage lucido e pieno di rabbia, un’immersione nel male che ha il sapore aspro della verità. Già presentato presso l’Istituto di Cultura italiano di Madrid, a Milano in presenza del Sindaco Beppe Sala e previsto a Venezia, Torino, Palermo e Roma, il volume ha un costo di copertina di 18 euro. Antonio Talia è nato a Reggio Calabria. Ex corrispondente da Pechino, si è occupato di riciclaggio di denaro tra Italia e Cina, gang di strada in Svezia, jihadismo in Indonesia e operazioni finanziarie illecite a Hong Kong. È coautore di Io sono il cattivo e Nessun luogo è lontano, trasmissioni di affari esteri in onda su Radio24. Mar dei Sargassi si propone come voce alternativa dell’informazione e della cultura partenopea, promotore di eventi come incontri con autori, concerti e tavole rotonde. Edito dall’Associazione Culturale L’Anguilla, è diretto da Alessandro Campaiola.
Storia di un matrimonio: il nuovo capolavoro di Netflix!
Dicembre 08
Negli ultimi tempi il colosso dello streaming era stato criticato per le sue ultime produzioni, ritenute non proprio eccelse dagli spettatori. Questo, però, prima di Storia di un matrimonio, un film che si può tranquillamente definire un capolavoro. La pellicola scritta e diretta da Noah Baumbach è disponibile su Netflix dallo scorso 6 dicembre, dopo essere stato presentato in anteprima alla 76a Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Al di là del titolo, nei fatti la vicenda ruota intorno al divorzio – ma non c’è divorzio senza matrimonio – di Charlie e Nicole, coppia newyorkese impegnata nel teatro – lui regista, lei attrice – e con un bimbo di otto anni. L’amore è svanito, ma non è questo il problema. Storia di un matrimonio è una storia di ricerca della propria identità, del proprio posto nel mondo; è uno scavo in sé stessi e nel proprio partner; è un’indagine sulle relazioni, non solo di oggi, ma di sempre; è un’esplosione di sentimenti ed emozioni, di rabbia e amore, di frustrazione e stima; è la storia di due anime connesse ma in crisi; è una storia di dignità, di forza e di fragilità. Un film in cui gli eventi sono pochi e la storia si dipana tramite dei dialoghi travolgenti per la forza delle idee e dei sentimenti che esprimono. È davvero impossibile non immedesimarsi in questa coppia tanto realistica è la vicenda e rivelata nella sua forza emotiva, così come è impossibile parteggiare per l’uno o per l’altro. I due personaggi principali, infatti, condividono la scena in egual misura e sono entrambi caratterizzati alla perfezione, rivelando la propria vera essenza, fatta di pregi e difetti, di errori e di ragioni. Si aggiunga poi che Charlie e Nicole sono interpretati da un Adam Driver e da una Scarlett Johansson al loro massimo splendore e che insieme fanno davvero faville. Sia chiaro, è una storia dolorosa, dura e difficile da sostenere emotivamente, ma la pellicola è così perfetta che è impossibile distogliere lo sguardo. Link alla foto: https://www.ciakgeneration.it/storia-di-un-matrimonio-uscita-netflix/
The Loudest Voice, la serie sullo scandalo sessuale di Fox News: bene ma non benissimo...
Dicembre 05
Nel 2017 si spense Roger Ailes, leader nei fatti del partito repubblicano, consulente di molti presidenti americani e fondatore del canale di informazione Fox News. Un uomo di grande carisma e ambizione, dotato di un notevole talento in ambito politico e delle telecomunicazioni, ma anche un personaggio sinistro: ad Ailes, infatti, è riconducibile la nascita del movimento Me Too, oggi molto noto e attivo nella difesa delle donne da molestie sessuali e violenze soprattutto nel mondo del lavoro. La storia di Ailes è ora raccontata dalla serie The Loudest Voice – ma nel 2020 uscirà nei cinema italiani un film sullo stesso argomento, Bombshell – sette episodi tratti dal libro The Loudest Voice in the Room di Gabriel Sherman e trasmessi da Sky a partire da ieri, 4 dicembre, sul canale Sky Atlantic (canale 110). La serie racconta dell’ascesa di Ailes, della sua scalata al successo televisivo e del potere acquisito in politica, ma anche – e soprattutto – della sua rovinosa caduta, seguita alle denunce di molestie sessuali da parte di numerose giornaliste e sue ex collaboratrici. Il tutto con un taglio quasi documentaristico, una fotografia accuratissima e un cast stellare: Ailes è interpretato dal premio Oscar Russell Crowe; il suo vice e responsabile delle pubbliche relazioni, Brian Lewis, è Seth MacFarlane; Sienna Miller è la remissiva moglie di Ailes, Beth; Naomi Watts è Gretchen Carlson, anchorwoman di Fox News e prima accusatrice del suo CEO. La vicenda è interessantissima e davvero attuale: oltre ad aver indotto la nascita del movimento Me Too, si può affermare che la meschina impronta che l’operato di Ailes ha lasciato sugli Stati Uniti e sulla loro politica ha permesso l’elezione di Trump a presidente. Tuttavia la serie non convince più di tanto, almeno per quanto riguarda i primi due episodi. La figura dominante, quella di Ailes, ci appare subito ritratta nel peggiore dei modi e ciò genera nello spettatore unicamente una reazione di antipatia – se non disgusto. Manca la controparte positiva, estremamente necessaria nella caratterizzazione di qualsiasi villain, protagonista o meno. Inoltre gli altri personaggi appaiono solamente come delle comparse, non hanno una sufficiente presenza scenica e risultato totalmente eclissati da Ailes/Crowe. Link alla foto: https://www.optimagazine.com/2019/11/29/serie-tv-su-sky-a-dicembre-2019-cosa-guardare-da-the-race-a-the-loudest-voice-con-russell-crowe/1646458
Paul McCartney a Piazza Plebiscito nel 2020
Dicembre 01
  Sir Paul McCartney ha annunciato, sui suoi canali social, che, il 13 giugno, tornerà finalmente a suonare nella città di Napoli, dopo un’assenza durata quasi 30 anni. Finalmente Napoli, per una sera, non sarà vista come l'ombelico del mondo per il traffico, per la spazzatura e per Gomorra che ha marchiato gli abitanti dell’area Nord, ma per il fatto che uno dei “quattro magnifici quattro” si esibirà a Piazza Plebiscito.   La città dovrà dimostrare di essere all’altezza di ospitare questo evento perché Paul McCartney non è un artista qualunque, ma è una leggenda musicale che ha ammaliato intere generazioni, non solo con i Beatles, ma con la sua interminabile carriera solista che continua ancora adesso. Bisogna sottolineare il fatto che il baronetto, per l’età, non è un leggiadro fiore, ma sono sicuro che, nonostante le sue quasi 78 primavere, riuscirà a stupire, ancora una volta il pubblico partenopeo.   Naturalmente i più giovani, forse, lo conoscono solo perché nel 2015 ha suonato la chitarra nel video di “Four, Five Seconds”, e proprio in quell’occasione qualche internauta ha detto che quel vecchietto era stato fortunato ad apparire in un video assieme a Rihanna e Kanye West. Ma bisogna dire ai giovanissimi che quel vecchietto è l’autore della canzone più invidiata di tutti i tempi, “Yesterday”, interpretata scherzosamente anche dal nostro Massimo Troisi nel film “Non ci resta che piangere”. Ma oltre a “Yesterday” c’è di più.   Basti ricordare che Macca è citato nel libro “Guinness dei primati” per esser stato autore di ben 32 “numero 1” nella classifica americana, di cui 26 canzone scritte con l’ex partner John Winston Lennon e di 29 Hits entrate in quella britannica, incluso il brano “Mull of Kyntire”, che nel 1977 vendette più di due milioni di copie, superando il vecchio record di una certa “She Loves You”. Solo questo basterebbe a mandare in cortocircuito i detrattori sul Web, ma invece stiamo per rincarare la dose.   E se Bob Dylan ha detto, di recente, che l’unico artista di cui ha un timore reverenziale è proprio Paul McCartney, perché è in grado di fare tutto in modo eccellente, di contro, c’è un certo musicologo, di cui non voglio far nome per non fargli pubblicità, che ha scritto che Paul McCartney è stato uno dei peggiori bassisti mai esisti e che il suo stile imitava quello di Brian Wilson. Peccato che il nostro saccente musicologo non sappia che molti album dei Beach Boys, incluso il mitico Pet Sounds, non era Wilson a suonare il basso, ma la turnista Carol Kaye e che inoltre il Macca ha sempre dichiarato di essersi ispirato, per le sue linee melodiche, ai bassisti della Motown, in particolar modo a James Jamerson, da alcuni definito come il Jimi Hendrix delle 4 corde. Inoltre è bene ricordare proprio il giudizio di Lennon, su Paul musicista, quando, poco prima di morire, asserì che McCartney era uno dei migliori bassisti al mondo e che al suo stile si erano ispirati le successive generazioni di bassisti. Un giudizio sincero quello di John poiché non è mai stato tenero nei confronti di Paul, il quale, paradossalmente, fu costretto dai suoi compagni della band, a suonare il basso, strumento che gli altri non volevano imbracciare.     Ma la chitarra, suonata sin da piccolo, è stata sempre nel suo cuore. E pochi sanno che nei momenti cruciali della band di Liverpool è stato lui a prendere in mano la sei corde elettrica per regalarci gli assoli di “Taxman” e di “Good Morning, Good Morning” e il suo tocco ha raggiunto l’apice con  l’esecuzione di “Blackbird”.   La sua voce gli ha permesso di cantare di tutto, dalle canzoni sussurrate a quelle urlate, dalle ballate a quelle rockeggianti. Infatti, è uno dei pochi cantanti che riesce a modulare perfettamente la sua voce cimentandosi tra le note basse, come in “The girl is mine” e in quelle alte, come in “Hey Jude”. Insomma come ha detto qualcuno è l’uomo dalle mille voci. Accogliamo questo questo artista con entusiasmo e facciamogli sentire il nostro cuore napoletano intonando con lui le sue canzoni.  
Il "Fishery Hackathon" a Villa Doria d'Angri
Novembre 25
Lunedì 25 Novembre, presso la sede di Villa Doria d’Angri dell’Università degli studi di Napoli Parthenope, in via Petrarca n.80 a Napoli si svolgerà il Fishery Hackathon, un evento promosso dal Flag Pesca Flegrea in collaborazione con il Clab UniParthenope, finanziata dal FEAMP - Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e della Pesca 2014 – 2020.   L’obiettivo dell’evento è quello di individuare soluzioni innovative nel settore della pesca mediante il format dell’hackathon, ovvero una competizione che, a partire da una tema principale, propone delle sfide ai suoi partecipanti, i quali, organizzati in gruppi eterogenei, hanno il compito di affrontarle, ricercando e progettando nuove soluzioni, modelli, processi o servizi innovativi. I 14 Team di giovani studenti selezionati nella fase inziale in risposta ad un bando pubblico, si sfideranno in una maratona creativa al fine di favorire la contaminazione di idee e il perfezionamento delle proposte progettuali con il supporto di mentor e tutor del Clab UniParthenope che offriranno gli expertises necessari.   L’evento si svolgerà in due fasi. Alle 11.00 il Prof. Antonio Garofalo, Prorettore per la Didattica e Affari Istituzionali dell’Università degli Studi di Napoli Parthenope e CLab Chief aprirà i lavori con i saluti di rito, seguirà l’intervento del Presidente del Flag Pesca Flegrea avv. Paolo Conte che presenterà gli obiettivi realizzati dal Flag Pesca Flegrea. A partire dalle 12.00 i 14 Team selezionati saranno coinvolti nel contamination round e nella preparazione dei pitch che saranno valutati da una Giuria qualificata, tra gli altri, da: Prof.ssa Stefania Campopiano, dott. Salvatore Peluso (Investment Manager Invitalia Ventures), Ing. Vittorio Ciotola (Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori dell'Unione Industriali Napoli) e il dott. Bruno Gianpiero (Vulcanicamente – Comune di Napoli).   Alle 17.00 è prevista la premiazione delle tre idee progettuali che avranno ottenuto il punteggio maggiore, ai quali saranno assegnati premi per un valore totale di 6.700 euro. Il Fishery Hackathon rappresenta un’interessante esperienza per la promozione e la creazione di Start Up per il pescato e i suoi risultati rappresenteranno un capitale prezioso di idee, proposte e suggestioni per valutare a che punto è la frontiera della innovazione nell’ambito della pesca e provare a selezionare energie capaci per andare oltre questa frontiera.
Il Clab UniParthenope vince la “Partita del Futuro” e ritira il premio al IX Festival della Dottrina Sociale Verona, Sabato 23 novembre 2019 ore 14:30
Novembre 23
Sabato 23 Novembre in occasione del IX Festival della Dottrina Sociale “Esserci nel lavoro, quale polifonia sociale?” che si terrà presso il Cattolica Center di Verona saranno premiati i progetti vincitori de “La partita del futuro” la sfida tra saperi e nuove idee svoltasi lo scorso 16 Ottobre allo Stadio di Napoli San Paolo e promossa dal Centro di Cultura e Studi Giuseppe Toniolo. Tra i tre progetti vincitori per la Regione Campania c’è Shark Patch la business idea realizzata da un team di studenti dell’Università degli studi di Napoli “Parthenope” (PARISI Ornella, POZIELLO Vincenzo, POZIELLO Giuseppe) che hanno partecipato alla I Edizione del Contamination Lab, progetto interdisciplinare di orientamento all’imprenditorialità del Dipartimento di Studi Economici e Giuridici dell’Università Parthenope di Napoli. Cinzia Rossi e don Danilo Magni dell’Associazione Toniolo daranno il via alla premiazione insieme a Giorgio Graziani Segretario aggiunto CISL, Marco Venturelli Segretario generale Confcooperative, Riccardo Ghidella Presidente nazionale UCID e Isabella Covili Faggioli Presidente nazionale AIDP.   Consegneranno i premi il Prof. Antonio Garofalo, Prorettore per la Didattica e Affari Istituzionali dell’Università degli Studi di Napoli Parthenope e Chief del CLab UniParthenope, Maria Grazia Penna Segretaria Regionale CISL Scuola Piemonte Rosanna Colonna Segretaria Regionale Cisl Scuola Campania Domenico Sorasio Direttore Regionale Confcooperative Piemonte e Maria Rosaria Soldi Direttore Regionale Confcooperative Campania.   La vittoria del progetto Shark Patch rappresenta motivo di orgoglio per il Clab UniParthenope ed uno stimolo per tutti gli studenti universitari e non ad impegnarsi in iniziative interdisciplinari volte alla generazione idee imprenditoriali attraverso la contaminazione di conoscenze, competenze e talenti.

Il re: attesissimo, ma non convince...

Sabato, 09 Novembre 2019 10:39 Pubblicato in Cinema

Montacchi e Copulati a Roma!

Mercoledì, 03 Ottobre 2018 14:34 Pubblicato in Serie Tv

Romeo e Giulietta nel chiostro di San Lorenzo Maggiore

Venerdì, 29 Luglio 2016 08:17 Pubblicato in Teatro

Phonemi, il suono delle parole

Domenica, 12 Aprile 2015 00:00 Pubblicato in Musica

106 anni...e non sentirli

Domenica, 09 Marzo 2014 13:00 Pubblicato in Calcio

Otello e Iago, opposti attratti dallo stesso fato beffardo

Domenica, 13 Gennaio 2013 15:39 Pubblicato in Teatro

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