No al ticket al San Giovanni Bosco

Venerdì scorso il Comitato Campano si è radunato alle porte dell’ospedale San Giovanni Bosco per man...

Costanzo vs Ferrante: quale sarà il volto di Napoli nella serie HBO e Rai?

Nel 2011, sulle instabili fondamenta di una città dalle sproporzionate ambizioni di riscatto, Elena ...

Il ciclone "Stranger Things"

Si può davvero definire "ciclone" quello che dal 2016 sta investendo Netflix, la piattaforma di stre...

A Capodichino tra tammurriate e flamenco

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Il suo nome è Silvestro Sentiero, ha 57 anni e fa il poeta di strada da trent’anni. La prima volta f...

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No al ticket al San Giovanni Bosco
Novembre 16
Venerdì scorso il Comitato Campano si è radunato alle porte dell’ospedale San Giovanni Bosco per manifestare contro il ticket ospedaliero. Il pagamento del ticket tende ad escludere una buona fetta dei cittadini, quasi undici milioni di italiani non possono permettersi di acquistarlo, impedendo in maniera smodata l’accesso alle cure mediche. L’iniziativa di venerdì ha visto partecipe ben tre ambulatori dell’ospedale, i quali, solo per quella giornata, hanno aperto le porte gratuitamente a tutti i pazienti, evitando così il passaggio attraverso il ticket. Uno sciopero alla rovescia del personale medico, che pur non timbrando il cartellino, hanno esercitato la loro funzione per i diritti dei cittadini. Dalle 8:30 del mattino fino alla sera, sono stati numerosi coloro che hanno approfittato di questa giornata di “grazia”. I medici che hanno aderito lottano anche contro i disservizi dello stesso ospedale. Gli esponenti del Comitato affermano che il pagamento del ticket è anticostituzionale e servirebbe celermente una riforma nazionale per modificare tale pratica. L’articolo 32 della Costituzione infatti recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Per questo motivo non si spiega la necessità di questo ticket visto che anche attraverso le tasse la spesa per il settore medico è molto alta. “La salute non è una merce!” gridano con rabbia i tanti che si sono riuniti all’esterno del San Giovanni Bosco. A tal proposito il Comitato Campano ha organizzato una manifestazione il 17 novembre che partirà da piazza Garibaldi e terminerà al Municipio per combattere tutte le tipologie di esclusione sociale, tra cui, appunto, l’esclusione sanitaria. Tra le varie proposte che si avanzeranno sono molto interessanti quelle della promozione di una commissione popolare della sanità  gestita da tecnici e della creazione di un organo di controllo e di proposte per migliorare il servizio sanitario.  
Costanzo vs Ferrante: quale sarà il volto di Napoli nella serie HBO e Rai?
Novembre 16
Nel 2011, sulle instabili fondamenta di una città dalle sproporzionate ambizioni di riscatto, Elena Ferrante diede alla luce il primo volume di un saga destinata al successo planetario: L’amica geniale. Nelle intenzioni dell’autrice, il progetto avrebbe dovuto consistere in un lungo racconto da pubblicare in libro unico, ma la storia sembrò venir fuori da sola e finì per riempire ben quattro volumi: dopo L’amica geniale, furono pubblicati Storia del nuovo cognome (2012), Storia di chi fugge e di chi resta (2013) e Storia della bambina perduta (2014). I quattro episodi - tutti editi da Edizioni e/o - hanno ormai conquistato gli scaffali delle librerie di tutto il mondo e dopo sei anni dalla pubblicazione del primo volume, HBO e Rai ne hanno acquistato i diritti per trarne una serie TV diretta da Saverio Costanzo, che andrà in onda nel 2018.   La vicenda de L’amica geniale inizia negli anni cinquanta e racconta l’amicizia tra due bambine, poi donne, Raffaella ed Elena. Nel racconto, la voce narrante è quella di Elena – Lenù, per amici e parenti – una bambina cresciuta nel Rione Luzzatti, che racconta la sua vita attraverso un perenne e faticoso confronto con Raffaella – per lei, solo per lei, Lila -. Intorno alla narrazione di Elena, Napoli e i suoi abitanti si muovono come un terzo protagonista, arrogante e violento. Negli stessi anni in cui Lila ed Elena crescono, capiscono, invecchiano, anche Napoli s’ingrigisce, si spacca, ricomincia, si arresta, si assopisce e di nuovo riprende il suo ciclo di frenesie e paturnie. Lo sguardo della scrittrice si muove su Napoli svelando un sentimento ambivalente, tra la malinconia e il rifiuto. Lenù, nonostante gli sporadici ma convinti tentativi di farcela, non è mai riuscita ad avere la forza, non solo di provare a cambiare la città, ma neanche di accettarla così com’è.   In una delle pagine più toccanti della tetralogia, Lenù saluta Napoli regalandoci uno dei ritratti più veri di questa città così difficile da amare: “Sono andata via da Napoli definitivamente nel 1995, quando tutti dicevano che la città stava risorgendo. Ma ormai l’avvento della nuova stazione ferroviaria, il fiacco svettare del grattacielo di via Novara, i veleggianti edifici di Scampia, il proliferare di costruzioni altissime e splendenti sopra il pietrame grigio dell’Arenaccia, di via Taddeo da Sessa, di piazza Nazionale. Quegli edifici, […] sorti tra Ponticelli e Poggioreale con la solita lentezza guasta, subito, a velocità sostenuta, avevano perso ogni fulgore e si erano mutati in tane per disperati. Sicché quale resurrezione? Era solo cipria della modernità spruzzata a casaccio, e in maniera sbruffona, sopra la faccia corrotta della città”. Le aspettative dei lettori non possono che essere alte, ma lo schermo sarà realmente in grado di riprodurre questa “lentezza guasta”, questo ritratto appassionato e disilluso di Napoli? La megaproduzione italoamericana saprà ricreare l’efficacia e la lucidità della scrittura di Elena Ferrante? Manca poco per scoprirlo.
Il ciclone "Stranger Things"
Novembre 15
Si può davvero definire "ciclone" quello che dal 2016 sta investendo Netflix, la piattaforma di streaming più usata al mondo. Un ciclone che ha un nome ben preciso: STRANGER THINGS, serie di fantascienza e puro inno all'estetica degli anni '80.Ambientata proprio in quegli anni, ci riporta con delicatezza all'aria che all'epoca si respirava: i New Kids on the Block, le videocassette registrate, il vestiario eccentrico. I creatori della serie, Matt e Ross Duffer, mettono quindi in scena quello che poi è stato l'approdo alla contemporaneità. Oltretutto i fans del genere avranno sicuramente notato delle strane connessioni con un'icona dell'horror molto in voga questo periodo: stiamo parlando della riproposizione in chiave moderna del romanzo del 1986 di Stephen King ,IT, che è da poco uscito nelle sale.   La serie di Stranger Things esce per la prima volta nel Luglio 2016 non con grandissime aspettative di successo, e alla fine, con grande sorpresa, implode sulla piattaforma e comincia ad essere seguita da milioni di persone in tutto il mondo. La chiave del suo innegabile successo sta forse nella perfetta scelta narrativa: senza l'uso della tecnologia i misteri sembrano più reali e i mostri più grandi e divoratori. L'atmosfera di mistero che i fratelli Duffer riescono a creare danno quell'incipit in più che spinge i telespettatori ad appassionarsi a quello che vedono; è l'inspiegabile che improvvisamente si catapulta nella vita dei piccoli protagonisti, che crea quell'effetto di suspense che ci tiene incollati agli schermi.     La seconda stagione, rilasciata da qualche settimana sulla piattaforma Netflix Italiana, come per la prima, sta riscuotendo un enorme successo mediatico. Questa volta il direttore della fotografia, Tim Ives, ha fatto un lavoro a dir poco eccezionale. I colori rispetto alla prima stagione, brillano di luce propria, i neon la fanno da padrona, e l'estremo richiamo agli anni '90 da quel tocco di meraviglia in più. Insomma, la carica emozionale in questa seconda stagione è stata più intensa che mai, e anche se è da poco stata rilasciata in Italia, i più appassionati stanno già pensando alla terza, la cui uscita è prevista per Settembre/Ottobre 2018. Quindi non ci resta che aspettare, e nel frattempo prepararci a qualche nuovo sorprendente colpo di scena!           Le immagini provengono dai seguenti siti: http://www.repubblica.it, http://tvweb.com e https://blog.screenweek.it
A Capodichino tra tammurriate e flamenco
Novembre 15
Il 13 novembre, in occasione della giornata della Gentilezza, l’aeroporto di Capodichino si è trasformato in una grande sala da ballo, dove a ritmo di tammurriate e di flamenco tanti ballerini si sono esibiti in simpatici spettacoli per accogliere i turisti in arrivo a Napoli. Promosso dal progetto “Helper”, questa giornata speciale è stata pensata per far affiorare le emozioni positive e goderne i benefici perché donare un sorriso ripaga sempre. La manifestazione alle 15,30 ha preso avvio proprio all’interno dei gate, per poi spostarsi all’esterno e continuando al primo piano, vicino la Feltrinelli, con la rappresentazione di flamenco ad opera di quattro ballerine. Il tutto accompagnato dal trio di musicisti popolari del “Popolo Vascio” insieme alle ballerine Cristina, Monica e Antonella. Napoli non è stata l’unica tappa di questo mega tour della gentilezza: hanno aderito anche l’aeroporto di Bologna, di Fiumicino e di Ciampino, ma anche quello di Parigi, per un totale di 33 aeroporti. Questa giornata della Gentilezza nacque nel 1997 a Tokyo, in Giappone. Non è un caso che la Giornata sia nata proprio in Giappone: qui esiste infatti quello che è probabilmente il più antico e famoso movimento dedicato alla gentilezza nel mondo, lo “Small Kindness Movement” giapponese, che oggi conta quasi 500mila iscritti ma che ebbe origine da uno sfortunato incidente: in una fredda mattinata del febbraio 1963 Seiji Kaya, futuro rettore dell'Università di Tokyo, fu aggredito da un pendolare che aveva saltato una coda e che lui aveva ripreso. Ci rimase molto male perché nessuno dei presenti alzò un dito per aiutarlo, quindi decise di intraprendere una crociata affinché i suoi studenti non si comportassero in tal modo: “Voglio che ciascuno di voi abbia il coraggio di praticare un piccolo atto di gentilezza, così da creare un'ondata di gentilezza che un giorno ripulirà l'intera società giapponese”, furono in quell'occasione le sue parole.
C'è chi combatte il pregiudizio con la poesia: Vincenzo Monfregola
Novembre 14
Albert Einstein asseriva che è più difficile disintegrare un pregiudizio che un atomo e di questa affermazione sono testimoni gli abitanti di Scampia che dai mass-media sono messi tutti in unico calderone.    Se poi si vive nelle Vele si può essere addirittura discriminati anche dagli abitanti dello stesso quartiere, proprio perché il pregiudizio è come un morbo: colpisce chiunque.   Di questo Vincenzo Monfregola, oggi quarantenne, fu vittima già da bambino, quando, alle elementari, dovette subire la decisione della sua maestra che divise la classe in due a seconda della provenienza abitativa dei bambini.   I pregiudizi l'hanno accompagnato per molti anni: “Da ragazzo l’abitare nelle Vele mi rendeva difficile la frequentazione sia con i coetanei di Scampia, sia con quelli di altre zone di Napoli.”  Ai più sembrerà strano che nelle Vele abitino tante persone che hanno scelto la strada del lavoro onesto e non quella dello spaccio ma, comunque, sono etichettati come “quelli che abitano nelle vele”. Proprio questo accadeva a Vincenzo: “Mi sentivo appartenere a quella fetta di persone etichettate ed escluse sia dalla Napoli bene che dalla criminalità organizzata”. Ma il vestito che spesso la società cuce addosso alle persone può essere strappato dall'impegno dei tanti singoli che, in questi anni, si sono prodigati per il quartiere. Monfregola ha contribuito, nel suo piccolo, a dare un volto diverso a Scampia, organizzando un doposcuola nelle Vele, il “Centro Insieme”, per dare dignità e futuro ai bambini che le abitano affinché possano scegliere chi essere e che fare nella vita.  E lui nella vita ha scelto di farsi conoscere attraverso le sue poesie, raccontando la sua infanzia, i suoi sentimenti, le sue emozioni e i suoi sogni. Vincenzo Monfregola non è uno sconosciuto poiché ha partecipato a diversi concorsi letterari classificandosi egregiamente; ricevendo la Targa di Merito al Premio Internazionale di Poesia Alda Merini, il Premio alla Carriera per la Letteratura al Gala di Poesia di Rende e nel 2016 è stato proclamato vincitore assoluto al Premio Renato Pigliacampo a Porto Recanati. Potremmo andare ancora avanti nell'elenco, ma preferiamo solo ricordare che alcune sue poesie sono nelle antologie scolastiche. Ha dato vita, nel 2016, alla prima edizione del concorso nazionale di poesia “Una poesia per il futuro”, il cui obiettivo è stato quello di portare la poesia nella terra sovrana del pregiudizio.
Intervista al poeta di strada più famoso d’Italia
Novembre 14
Il suo nome è Silvestro Sentiero, ha 57 anni e fa il poeta di strada da trent’anni. La prima volta fu a Capri nel 1990, al centro della famosa piazzetta: si circondò di pannocchie sgranocchiate e iniziò a scrivere e recitare poesie attraendo tantissima gente che si avvicinò incuriosita. Ma in realtà la sua storia inizia ben prima, quando era ancora un bambino. Da piccolo era solito seguire suo padre sulla barca; il babbo era un pescatore e passava molto più tempo in mare che in casa. Silvestro era sempre stato attratto dall’orizzonte, quell’orizzonte così lontano e sconfinato che già allora lo faceva vagare con la mente. Tutto ciò gli ha permesso di diventare un visionario, un gentile animo sensibile che guarda il mondo pieno di meraviglia ancora oggi; è stesso lui che ammette che quando si trova con la penna in mano e un foglio di carta si sbalordisce da solo per l’energia che si centrifuga dentro di lui, ed è proprio in quel momento che diventa anche lui un pescatore, un pescatore di persone. Riesce a innamorarsi pienamente per un minuto della persona che ha di fronte e come per magia il mondo del suo interlocutore cambia per pochi attimi. Entra in sintonia piena con l’animo della persona che ha di fronte, la pienezza dell’amore lo comanda. E’ questa la vera arte. Infatti Silvestro ha iniziato a scrivere per dare semplicemente un po’ di gioia alle persone; prima ai parenti, poi agli amici e infine agli sconosciuti. Ma c’è bisogno di precisare che per lui nessuno è uno sconosciuto, infatti è alla società stessa che vanno i suoi ringraziamenti poiché la sua arte l’ha trasformata in un vero e proprio lavoro. Lui riesce a vivere proprio facendo il poeta. Non sopravvivere. Vivere. Ha cambiato più di tre macchine e adesso con la sua Station Wagon gira l’Italia (soprattutto nei mesi estivi) per farsi conoscere e donare tanta altra gioia. Ad oggi è possibile incontrarlo a Port’Alba nei weekend, durante la settimana scrive libri (l’ultimo si chiama “Chissà cosa canta il pesciolino”) ma dopo il periodo natalizio partirà ancora per un viaggio molto intimo e personale, per cercare altra ispirazione. E donare altra gioia.
FAIDA VASTARELLA- SEQUINO: I RAGAZZI(NI) DI OGGI…Sono lontani gli anni in cui i Sequino e i Vastarella siglavano le tregue scambiandosi i figli primogeniti a garanzia del patto per essere poi ‘liberati’ una volta formalizzata l’intesa.
Novembre 13
Da qualche settimana alla Sanità sta tornando quel clima di tensione che fa male al quartiere e l’installazione delle telecamere non sembra abbia sortito l’effetto sperato. Scoraggiare certe menti poco avvezze all’etica e alla morale pare che sia diventata una sfida davvero troppo ardua. Se prima c’era il vecchio Campolongo che con una stretta di mano riusciva a placare anche le liti familiari in mezzo alla strada, oggi ci sono giovani scellerati che nella loro breve vita ancora non hanno capito che perseguire la strada della illegalità non porta a giovamenti ma solo a una breve illusione, che si trasforma in carcere o morte sicura in ancor meno tempo. Lo sanno bene quelli dei Vastarella: è noto infatti che da giorni ci sono delle risse in strada, delle spedizioni punitive contro il clan Sequino; la regola è “non fatevi vedere in mezzo alla strada che vi riempiamo di botte”. C’è anche un ragazzino di origini africane tra loro, uno che non ne manda a dire. Una guerra per avere il potere su cosa? Sul racket locale impartito ai poveri negozianti del quartiere. E’ sulle spalle della povera gente del loro stesso quartiere che vogliono mangiare. Siamo vicini al periodo natalizio e quindi bisogna fare i regali e soprattutto pagare gli avvocati: è proprio questo l’arco di tempo in cui gli usurai si presentano e vogliono sempre di più. Sono quasi tutti ragazzini che per colpa della dispersione scolastica e delle cattive amicizie intraprendono questa vita. Un tempo ci si tirava su le maniche e si investiva su di sé.  Certamente il territorio purtroppo non dispone di valide alternative visto che il sistema scolastico della zona è vicino al fatiscente. Tra istituti che chiudono e lavoro nero malpagato, questi “barbudos” o “no barbudos” (è così che sono stati soprannominati dalle cronache locali) si appellano alla loro valenza umana. Chi fa parte di un clan “ten e’ pall’”. Secondo loro. Secondo noi ha le cosiddette pigne in testa.
I dieci motivi per cui procrastinare è una cosa meravigliosa
Novembre 13
Fin dalle scuole elementari, ci hanno inculcato il lapidario "prima il dovere e poi il piacere". E noi a rispettarlo ci abbiamo provato. Dalle catartiche richieste d'aiuto al secchione della classe, fino a consultare i siti di auto-aiuto new age. E da lì ad abbonarci al settimanale Buddha ti protegge, lava quei piatti è stato un attimo. Adesso, però, siamo stanchi di sentirci utili quanto un deumidificatore nel Gobi. E quale modo migliore per reagire, se non quello di stilare un elenco di tutte le ragioni per cui procrastinare, in realtà, è una cosa meravigliosa? Giuro che dopo mi metto a studiare.   1) La procrastinazione ci ha resi degli ottimi pianificatori. C'è da ammettere che, oltre ad aver incrementato il profitto globale dei produttori di agendine, abbiamo una mirabolante capacità di programmazione. Teniamo conto tanto degli eventuali tempi di latenza quanto dei picchi di concentrazione, fino al millesimo di secondo di conversazione durante la pausa pranzo. Tutto accuratamente organizzato. Il senso di pace che ne deriva, vale di certo il pomeriggio sottratto a preparare la presentazione della tesi; che discuteremo domani mattina.   2) Rimandare il nostro lavoro ci ha fornito una cultura generale senza pari. Dalla perfetta conoscenza della questione palestinese, fino alle abitudini alimentari dell'alpaca boliviano, siamo in grado di dialogare fluentemente con qualsiasi interlocutore. Una brillante conversazione è essenziale per guadagnarsi una posizione di rispetto, sotto i ponti.   3) Siamo capaci di elaborare scuse geniali. Specialmente con la nostra coscienza. O non staremmo qui a fare liste.   4) Sappiamo esattamente che cosa vogliamo dalla vita. Abbiamo passato così tanto tempo nel vuoto cosmico del non fare un accidenti, che qualche domanda su quello che desideriamo ce la siamo fatta. Alcuni di noi una risposta se la sono data, e sono più che propensi a darsi da fare! Appena finisce la puntata di Violetta.   5) Abbiamo una stanza sempre in ordine. Se il nostro compito era quello di studiare per un esame. Se il nostro compito fosse stato riordinare la stanza, ora saremmo docenti ordinari a Cambridge.   6) Abbiamo sviluppato una smisurata empatia nei confronti del prossimo. Generalmente, un procrastinatore proprio come noi; sappiamo esattamente che cosa sta passando, conosciamo ogni suo singolo moto d'animo. Siamo in grado di fornirgli supporto e comprensione a trecentosessanta gradi. La procrastinazione ci ha resi delle persone migliori. O delle persone così annoiate da interessarsi al genere umano.   7) Abbiamo fatto la fortuna di centinaia di life coach, usufruendo di efficacissimi corsi motivazionali da pagare in cinquantaquattro convenientissime rate da settantadue Euro.   8) Oltre ad aver arricchito le casse del nostro ateneo. E' sempre una soddisfazione sapere che non fare una beata ciospa finanzierà la borsa di studio di un ricercatore in oncologia, e l'acquisto della laurea per il figlio del rettore.   9) Abbiamo impiegato così tanta esistenza a sprecarla, che si è rivelato a noi il suo vero significato. E cioè che al diavolo la tesi di dottorato: la vita è troppo breve per non ascoltare cinquantatré minuti di intervista alla mamma di Beyoncé.   10) C'è anche un decimo motivo per cui procrastinare è una cosa meravigliosa. Ma ve lo diciamo domani.       Le foto sono tratte dai siti www.theonion.com e www.keep-calm.net    
Quando il gioco diventa una malattia. Intervista a un ex ludopatico che ha deciso di dire la sua versione dei fatti. E del gioco.
Novembre 07
Fabio ha 52 anni ed è una persona felice, ha una moglie, un figlio e un bellissimo cane nero. Fabio è da sette anni che non gioca più perché ha intrapreso un percorso con una associazione che, sia moralmente che psicologicamente, è riuscita a tirarlo fuori da questo modus vivendi. La famiglia non l’ha mai abbandonato ma anzi, hanno partecipato attivamente alla sua “rinascita”, non pensando nemmeno una volta di abbandonarlo e lasciarlo solo nel suo mondo. Fabio come sei entrato nel mondo del gioco? Avevo 14 anni quando feci la prima scommessa: fu col calciobalilla che iniziai. Ma poi scommettevo su qualsiasi cosa, dalle partite di calcio tra di noi al poker a qualunque gioco di carte. Poi sono arrivate le slot… Con le slot-machine cosa è accaduto? Le slot-machine fu Raffaele Bambù a portarle a Napoli negli anni ’80, il camorrista che aveva in casa una tigre e dove ora per fortuna c’è la sede della Fondazione 'A voce d''e creature, di don Luigi Merola. Il problema delle slot è che c’è una vincita o una perdita che è immediata, è meccanica e non c’entra la bravura della persona che ci sta giocando. Solo il 7% vince attraverso le macchinette collegate alla Camorra (i Casalesi sono coloro che gestiscono questa fetta di mercato)La velocità mette adrenalina nell’essere umano ed è per questo che giocarsi anche una sola moneta viene vista come una azione innocua, presa con molta, troppa leggerezza. Qual è il gioco più pericoloso? Sicuramente il Poker, le Slot e il Bingo. E in questi lunghi anni ne ho viste di tutti i colori. Dalle casalinghe che si prostituivano nei centri di Bingo per acquistare una scheda alle Slot a forma di Totò. Non c’è limite allo scempio. Quali sono le cose che più ti fanno arrabbiare oggi? Vedere tanti giovani che spendono il loro tempo davanti a un centro di scommesse sportive. Le partite virtuali invece hanno aumentato ancora di più il fenomeno. La domenica soprattutto, ma anche il mercoledi mattina presto ci trovi i ragazzi asiatici o srilankesi che giocano in diretta per le partite del proprio Paese d’origine. Non conta l’etnia, purtroppo con l’età e l’esperienza si capiscono certe cose. 
Cartesio e la raccolta del cartone (gratis) che non c’è più. La Cooperativa che si occupava della raccolta è stata fatta fuori dal Comune. Con qualche dubbio.
Novembre 06
Dario Falzetta è il presidente della Cooperativa Sociale Cartesio, una solida realtà nata dietro suggerimento di COMIECO nel 2013, specializzata nella raccolta del cartone all’interno del Rione Sanità insieme all’associazione AMBIENTE SOLIDALE. Falzetta, dopo un periodo iniziale molto felice, ad oggi si trova solo e senza aiuti e ancora non ha compreso bene a che gioco sta giocando il Comune. Infatti, dopo tanti elogi e tante vittorie, il Comune decise nel 2014 di far partecipare Cartesio al bando per la raccolta del cartone, dandogli tante speranze, ma affidando alla fine il bando a una ATI formata da tre aziende: New Ecology, l’azienda che fornisce le camionette ad ASIA, GPN Srl Servizi Ecologici Ambientali la quale era, e resta tuttora indagata, ed una terza azienda che, a quanto pare, non ha scheletri nell’armadio. Qual è stata la causa per cui non avete vinto il bando? “Il Comune ha indetto un bando a ribasso e le nostre tasche non potevano permettersi di abbassare ancora il prezzo durante l’asta. Ma è stato folle tutto ciò: più abbassi i prezzi e più si lavora male. L’azienda che oggi si occupa della raccolta del cartone va in giro con un dipendente a camionetta e ogni mese che passa il personale si licenzia per le condizioni in cui lavorano.” Qual è la differenza tra voi e l’ATI che ha vinto il bando? “Noi siamo persone del quartiere, non esterni e qui tutti quanti si fidavano di noi e ci conoscono. Conosciamo il territorio e avevamo un personale formato da 5 lavoratori (ad oggi disoccupati) con contratto part time e con una camionetta in fitto raccoglievamo 2,3 tonnellate di cartone al giorno. ASIA non ha mai superato i 900 kg.” Qualche rimpianto? Tanti. Nel 2013 offrivamo un servizio serio, pulito e ottimale per la riqualificazione del quartiere. Oggi vedo tanti abusivi che ritirano il cartone e continuando così non si fa altro che tornare indietro. Avevamo il sogno di fare la raccolta del cartone “casa-casa” ma fino al prossimo bando abbiamo le mani legate. Sempre se riusciremo a sopravvivere, visto che più si va avanti con i tempi e più è vicina la nostra chiusura.”
L'Ultimo Tappeto Rosso
Novembre 05
      Siamo arrivati al girone finale di questa 12esima edizione della Festa del Cinema di Roma 2017 e ospiti di questa giornata sono nomi di non poco rilievo. La mattinata comincia con uno splendido Orlando Bloom, che si presenta al pubblico in grandissima forma indossando un aderente completo nero che dà uno stile impeccabile alla sua figura. Cordiale con i fotografi e soprattutto affettuoso con i fan, si presta all'obiettivo in tutta la sua raffinatezza e semplicità. Barba un po' incolta e sguardo magnetico hanno sicuramente attirato l'attenzione di tutti e perché no, ci hanno fatto anche un po' "rifare gli occhi".     In serata, il premio alla carriera David Lynch, si mostra di una eleganza che è propria del suo stile. Anche lui, sceglie la tradizionalità: un completo nero (che come sappiamo è sempre la scelta più appropriata per occasioni come queste). Nella sua estrema compostezza, Lynch, ha dimostrato ancora una volta, che spesso, la serietà non è sintomo di durezza con il prossimo, ma solo di grandissima professionalità.     Infine, abbiamo avuto ospiti di questa decima giornata il "numeroso" cast del nuovo film di Paolo Genovese "THE PLACE".L'attrice Vittoria Puccini, sceglie per la serata un completo Armani di ciniglia, molto mascolino ma allo stesso tempo femminile e sexy, un outfit che le cade a pennello sul fisico snello. I capelli sono raccolti in una coda di cavallo, mostrando al pubblico i lineamenti naturali del suo viso, incorniciando i suoi bellissimi occhi verdi.     Passiamo poi alla "nostrana" Sabrina Ferilli, che preferisce invece un abito lungo bianco con merletti e pizzi. Sorriso sempre pronto per l'obiettivo e massima semplicità sono i punti di forza dell'attrice, che non manca mai di battute simpatiche e facce buffe. Insomma, chi è "de Roma" si nota!     Arriviamo al celebre Alessandro Borghi, che a quanto pare si diverte con i suoi capelli, mostrando come qualche tempo fa, una folta chioma. L'attore indossa un completo Gucci a pois che sicuramente non passa inosservato. Borghi è riuscito a coinvolgere tutti con il suo modo di fare "giocoso" e ha chiuso questa ultima giornata nel modo che meglio gli si addice: RIDENDO!     Foto dell' autrice.
“SportCarpet”
Novembre 05
    In questa nona giornata di Roma Cinema Fest la fa da padrone il mondo dello sport, proprio in corrispondenza dell' uscita nelle sale del film Borg McEnroe. Troviamo in questa serata uno splendido nuotatore azzurro, Filippo Magnini, che, anche se un po' disorientato, si mostra sempre cortese e ben disposto. Magnini per l'occasione ha scelto una semplice, ma curata, camicia bianca con pantalone nero classico annesso, e cinta nera borchiata che circonda il giro vita.   Troviamo poi in splendida forma, l'ex tennista italiano Adriano Panatta, che senza esitare, si diverte con i fotografi mostrando la felpa del film in uscita. Panatta, sempre impeccabile, indossa, andando sul sicuro, un completo nero che non passa mai di moda. Si vede che agli uomini piace vincere facile le partite della vita!     Seguìta sul tappeto rosso Irene Maiorino, che opta invece per un abito molto stravagante: maniche trasparenti con strane forme geometriche nella parte superiore e classicità nella parte inferiore. Insomma, un mix di tradizione e modernità. I capelli, raccolti in un leggero chignon, incorniciano perfettamente le linee del suo viso e le danno un'aria sbarazzina gradevole.     Infine chiudiamo il quadro della giornata, con la meravigliosa Martina Pinto, che sceglie tutto meno che il sobrio, difatti la troviamo in un abito argentato, con fascia nera che le copre l'intero fianco sinistro. Le scarpe, anch' esse nere che riprendono perfettamente la fasciatura nera del vestito, sono la particolarità dell'intero dell'outfit. La Pinto, in ogni modo si presenta sempre molto carina, innocente e genuina nei suoi modi di fare.   Foto dell' autrice
Ecco The Sooper, l’app che ti aiuta a scoprire il meglio da fare a Napoli.
Novembre 05
The Sooper è un’app che intende far scoprire a turisti e cittadini le bellezze di Napoli. Attraverso una selezione accurata, questa app consente all’utente di venire a conoscenza di tutti i posti più “in” della città. L’applicazione è già disponibile sia per IOS che su AppStore ed è online già il sito web per chi non vuole togliersi spazio sullo smartphone scaricandosi l’app. Si divide in 3 categorie: mangiare- fare- scoprire. In ogni categoria ogni giorno vengono scelti i luoghi da consigliare, vicini e non. The Sooper è un’app da raccomandare a chi non vuole perdersi nulla di ciò che offre la città di Napoli. Ci sono più di cento bar, ristoranti e altrettanti luoghi da scoprire. Una app da utilizzare quando si è indecisi su dove andare o quando non si hanno idea su dove poter gustare qualche prelibatezza nostrana. Il tutto accompagnato da scatti di piatti e fotografie mozzafiato che rappresentano al meglio ciò che di più bello questa città offre. Nata dall’idea di tre ragazzi napoletani, sono già molte le città italiane che si stanno muovendo su questa scia. Ogni luogo poi ha una recensione in cui vengono suggeriti i piatti migliori di tale bar/ristorante o le curiosità più nascoste che si celano dietro un monumento o una piazza. Ogni recensione ha la sua particolarità: infatti viene utilizzato un linguaggio molto vicino all’utente, con slang giovanili e battute a non finire, giusto per non risultare noiosi e uguali a tante altre app. Questa app è un’applicazione completa in tutto; ogni giorno il server aggiorna gli eventi migliori della settimana e, come un fedele cameriere, li mette in ordine cronologico con qualche commento simpatico sul perché quell’evento è da non perdere. Siamo sicuri che quest’app farà parlare molto di sé e certamente darà ancora più slancio al turismo e alla fierezza di ogni napoletano. Napoli è una città che non dorme mai e The Sooper questo lo sa bene. 
AEGEE: L'ASSOCIAZIONE CHE ABBATTE I CONFINI
Novembre 05
AEGEE, in italiano Associazione degli Stati generali degli Studenti dell'Europa, è una delle più grandi ed importanti associazioni studentesche nel panorama Europeo. L'acronimo vuole richiamare il mare Egeo, come luogo geografico che vide gli albori della democrazia greca, mentre  il nome contiene un riferimento alla prima assemblea parlamentare costituita all'inizio della Rivoluzione Francese, gli "États Généraux" (Stati Generali). E' un’associazione non governativa, politicamente indipendente e non-profit, AEGEE è aperta a tutti gli studenti(da 18 anni fino ad un massimo di 35) di ogni facoltà e disciplina ed è presente in 200 città universitarie, 26 italiane, di 40 paesi di tutta Europa. Ha il ruolo di osservatore nel Parlamento Europeo e ciò le permette di avere una notevole incidenza, potendo proporre istanze. Fu fondata in Francia nel 1985 dal nobile animo di Frank Bianchieri, politico, attivista dell'integrazione Europea e fondatore del progetto ERASMUS. Dal 23 al 26 novembre Napoli sarà ben lieta di ospitare“L'EuropeToujours”, un network meeting che avrà come base di appoggio l'istituto Salesiani, sito in via Don Bosco 8. Network significa antenna geograficamente collegata, le antenne espletano la loro funzione a livello locale e sono gestite da un board direttivo costituivo di almeno 3 membri (presidente, segretario e tesoriere) fino ad un massimo di 12. Questo evento, in lingua inglese, darà la possibilità a ben 50 persone ( AEGEEans) di potersi riunire e confrontarsi su temi attuali e di notevole importanza, come la gestione delle risorse umane, leadership, relazioni pubbliche e finanze, lavoro di gruppo, gestione di progetti all'interno dell'associazione ed  il Futuro dell'Europa. Per chi volesse partecipare da esterno, sono disponibili 5 posti, è necessario pagare il modico prezzo di 20 euro, 3 pasti al giorno, pausa caffè e social programme(programma degli incontri) entro e non oltre il 10 novembre (ecco i link di riferimento:https://www.facebook.com/events/1454245641329627 , https://www.facebook.com/aegeenapoli/). Un evento che ha come punto focale quello dell'educazione civica, il costruire insieme un' Europa migliore, unendo menti e cuori tramite una passione comune, la passione di viaggiare. AEGEE organizza eventi ludici (SummerUniversity), eventi culturali ed eventi tematici tutto l'anno, permettendo ai giovani di viaggiare low cost divertendosi e vivendo esperienze formative. Lo snodo fondamentale è il dialogo che permette di abbattere quei muri che la società odierna ci impone, come il muro del denaro e del pregiudizio, confrontandosi e cercando di avere un ruolo attivo nella nostra società. Essere consapevoli di ciò che possiamo essere in una comunità ci insegna a non guardare il nostro piccolo giardino, ma ad avere una visione di collettività basata sul rispetto dell'altro e sullo spirito di adattamento. “Ciò che mi piace di più è l'avere compagni sparsi in tutte le nazioni. AEGEE nella mia vita è stato un terremoto, ha reso per me l'Europa più vicina e senza confini.”- così Antonio, studente di 24 anni, descrive cosa significhi vivere davvero AEGEE. Più vicina e senza confini, questo è il monito e lo spirito di questa associazione. Mettersi in gioco e superare i propri limiti, dalla difficoltà con la lingua straniera alle difficoltà di adattamento nel trovarsi di fronte a situazioni nuove.  Mettersi in gioco, cercando di sconfiggere quella crosta di indifferenza della modernità, riunendosi e confrontandosi. Affrontando temi delicati come quello dell'immigrazione ed avendo a disposizione opportunità di formazione e sviluppo personale attraverso progetti di istruzione non formale. Corsi di formazione, workshop ed il coinvolgimento attivo, che comporta un notevole miglioramento in svariate competenze (come ad es. Capacità di leadership, di comunicazione e gestione del team).   Per info ed eventuali curiosità il venerdì sera al Greenwich pub, via San Giovanni Maggiore Pignatelli, i ragazzi di AEGEE Napoli si riuniscono e vi accoglieranno nella loro famiglia a braccia aperte.
Cronache dal Red Carpet – XII Festa del Cinema di Roma: Giorno 8
Novembre 03
      Due carpet degni di nota di tutta la giornata numero 8 alla Festa del cunema di Roma. Le sfilate dei due artisti che hanno più caratterizzato la serata sono stati sicuramente  quelli di Vanessa Redgrave e Mcheal shannon. Volti alla sobrietà e alla tranquillità hanno donato sia al pubblico sia agli operatori, un' atmosfera tranquilla e rilassata .   IL primo Carpet quello che ha visto sfilare l'attrice è stato un pò controverso, nel senso che la Redgrave, inizialmente non aveva la minima intenzione di farsi fotografare in quanto, come diceva lei era venuta alla Festa del Cinema esclusivamente per parlare del suo film e della sua carriera, alla fine grazie alle insistenze dei fotografi e per intercessione del figlio ha accettato di posare e concedere qualche scatto e intervista a giornalisti e fotografi.      Diverso l'approccio di Michael Shannon il quale si è gentilmente prestato agli obiettivi e ai microfoni, facendo sfilare insieme a lui la meravigliosa moglie Kate. Tutti e due hanno portata una ventata di principesca sensibilità e affabilità rendendo piacevole la conclusione della serata. Inesistenti per i fan in questa serata gli autografi e i selfie,anche se alla fine è arrivata sul carpet un'ospite di eccezzione che ha portato una sana ventata di freschezza talica, l' ex Miss Italia alice Sabatini che oltre ai sorrisi smaglianti si è pure seduta sul palco fotografi e si è fatta scattare  una foto direttamente dal suo telefono.     Foto: TripperPhotograph
“L’eleganza è un’arte”
Novembre 03
    Tra gli ospiti che hanno calcato il tappeto rosso in questa ottava giornata di Roma Cinema Fest 2017, assolutamente da menzionare la presenza di Michael Shannon, che con il suo assoluto garbo e compostezza ha saputo regalarci non poche emozioni. Shannon si è presentato sul Red Carpet con un bellissimo completo blu oceano e cravatta a pois bianchi, scelta della cravatta molto apprezzata dal pubblico, poiché spezza la serietà dell' intero outfit. Lo accompagna la splendida moglie Kate Arrington, che sfoggia un fantastico sorriso regalando bellissime inquadrature ai fotografi.   Segue la superlativa Vanessa Redgrave, che, anche se inizialmente restìa a farsi fotografare, alla fine si lascia trasportare dal contesto. La Redgrave si presenta con molta semplicità nell' abbigliamento: pantalone e maglia nera, ai quali abbina un paio di stivaletti UGG alti sempre di color nero. Sembra dissolvere un po' tutta questa oscurità, un giacchetto bianco candido che ricade fino al fianco. Non azzardato l'outfit, ma abbondanti i gioielli.     Anche l'attrice Francesca Valtorta ha certamente fatto  parlare di sé, presentandosi con un abito firmato Chi-Glo molto particolare. La parte superiore in ciniglia, si accoppia perfettamente alla parte inferiore: una lunga e larga gonna nera che nell' aprirsi diventa un abito a dir poco principesco. Il make-up leggero lascia molto spazio all' acconciatura, tenuta lateralmente sulla fronte che incorniciando il viso, dona un tocco di mistero.     L' ottava giornata si conclude con la bellissima ex Miss Italia Alice Sabatini, la quale indossa un abito rosso fuoco dello stilista Franco Ciambella. Inizialmente, l' audacia nello scegliere il colore dell' abito avrebbe potuto rivelarsi rischiosa, alla fine invece è risultata vincente. Pezzo forte del vestito, la vertiginosa scollatura "a goccia d'acqua" che ha non poco attirato l' attenzione.In ogni modo la Sabatini nella sua semplicità e docezza, è riuscita a conquistare la scena in maniera ineccepibile.     Foto dell'autrice.  
“Carpet stellari”
Novembre 02
  Siamo giunti a questa settima giornata del Roma Cinema Fest 2017 e danno il via alla sfilata dei carpet le sempre presenti Laura e Silvia Squizzato, che indossano ambedue un abito della stilista brasiliana Aline Oliveira. L'una più "coperta" (grazie ad una pelliccia corta che ricopre l'intera scollatura, (la quale si presume sia di pizzo), l'altra meno castigata prepotentemente mette in mostra la scollatura mozzafiato. Danno entrambe ad ogni modo un tocco di allegria al tappeto rosso sfoggiando sorrisi smaglianti e pronti agli obiettivi dei fotografi.     La bellissima Beatrice Arnera, invece, durante il carpet del film "Addio fottuti musi verdi" dei The Jackal, indossa un completo molto semplice, ma efficace, di Atelier Emè. Sul tradizionale completo, l'Arnera cerca in qualche modo di dare quel velo di modernità, indossando un top nero sottostante la giacca. La scelta di non tenere i capelli sciolti e il pochissimo trucco, rendono il tutto molto armonioso e soprattutto consono all'occasione. Arriviamo alla bellissima Mariana Rodriguez che sfoggia orgogliosa un abito lungo dove la trasparenza la fa da padrona. Il vestito, interamente ricamato, ha la sua particolarità nella parte superiore, dove il colletto alla scolaretta da un tocco di originalità.Il trucco è inesistente, perché di certo la Rodriguez non ha bisogno di accentuarlo per far notare la sua estrema bellezza.   Chiudiamo il cerchio di star della giornata con il favoloso Ian McKellen che appare sul Red Carpet in una mise super glamour. Il completo beige si intona perfettamente con il colore della sua carnagione e la pashmina verde e gialla richiama efficacemente le scarpe, che lui prontamente tiene a far vedere ai fotografi, in quanto lateralmente tutte ricamate e ricche di particolari, come ad esempio il ricamo delle note musicali.Un uomo di altri tempi che con il suo garbo ha conquistato tutti, grandi e piccoli. foto dell' autrice  
S.O.S. da Capodimonte. Gli aerei volano troppo basso. La situazione è allarmante. La collina di Capodimonte è scomparsa dal Piano Rischi.
Novembre 02
Con i suoi quasi 200 voli giornalieri, l’Aereoporto di Capodichino incide in maniera determinante sulla conservazione dei beni del Museo di Capodimonte; questo perché la pista 06 dell’Aereoporto, quella orientata verso la città di Napoli, dovrebbe servire solo a far decollare i velivoli. Dovrebbe. Il recente incremento dei voli giornalieri ha manomesso il classico meccanismo per il quale la pista 06 fungeva solo da percorso per il decollo e la pista 24, quella orientata verso Casoria, era la pista d’atterraggio. Ad oggi quindi la situazione è più o meno così: si atterra e si prende il volo anche dalla pista 06 ma soprattutto in fase di decollo, quando il motore è al massimo della potenza, l’aeroplano provoca forti turbolenze che provocano un livello di inquinamento acustico molto alto che può mettere a repentaglio la stabilità dei tesori conservati nel Museo di Capodimonte a causa delle vibrazioni, e lo stesso discorso vale anche durante la fase d’atterraggio. Ma si sa, l’Aereoporto di Napoli doveva trovarsi a Grazzanise, al di fuori di un centro cittadino, proprio come prevede il piano regolatore. Bellenger dice: “oramai sono così sordo che non riesco più a sentirli”- e continua- “ stiamo intavolando una discussione con GESAC, presto ci saranno degli sviluppi per porvi rimedio”. Intanto esce fuori che dal Piano Rischi varato dalla giunta, datato marzo 2017, la collina di Capodimonte, dei Colli Aminei, del Vomero e dell’Arenella non è minimamente contemplata, ed è così che si scopre il perché quegli aerei volano a così bassa quota: la salute dei cittadini di queste zone (e quella delle opere d’arte) non viene presa in considerazione per garantire il giro di soldi che ogni aereo produce. All’interno del Piano Rischi è possibile leggere: “ ad oggi la Regione Campania non ha alcuna normativa in materia di tutela del territorio dal rischio generato dall’attività di volo”.  C’è solo da chiedersi: nei cieli del Museo del Louvre permetterebbero il volo degli aerei a bassa quota così come accade per il Museo di Capodimonte?
Cronache dal Red Carpet – XII Festa del Cinema di Roma: Giorno 7
Novembre 01
  Il primo carpet della giornata ha visto sfilare il fenomeno partenopeo degli ultimi anni. I The Jackal, hanno presentato il loro film in compagnia di un robottone, protagonista del loro: " Addio fottuti musi verdi" un film che affronta il dramma del precariato e della fuga di cervelli. I 5 ragazzi hanno chiacchierato un pò con i giornalisti e concesso qualche autografo corredato di selfie, hanno poi hanno posato per i fotografi distribuendo sorrisi e saluti, facendo trasparire anche in questo frangente la simpatia tipica del popolo napoletano. Secondo Carpet, forse il più magico della giornata è stato senza ombra di dubbio quello del geniale ed elegantissimo Ian McKellen, l'attore britannico è stato cordialissimo, con nochalance ha risposto alle domande dei giornalisti accorsi per scucire qualche parola, lui ha concesso molto di più dedicando tempo e attenzione ai microfoni. I fan in delirio hanno continuato a chiamarlo a gran voce anche mentre posava davanti ai fotografi entusiasti; coi suoi occhi di ghiaccio e la classe innata ha incantato chiunque, si è dimostrato davvero un uomo dalla grande simpatia e anche se, accecato dai riflettori del palco fotografi ha colto l'occasione per mostrare le scarpe in una posa da diva, si èin seguito diretto verso i fan ai lati del Red Carpet dove ha rilasciato tantissimi autografi e ha fatto mettere in posa tutto il pubblico al quale è stata scattata un'immagine che rimarrà assolutamente( per chi ha avuto la fortuna di entrare nell' inquadratura) il ricordo più bello della festa del cinema. Conclude la sfilata dei Carpet della prima settimana di Festa , il poliedrico artista Michael Nyman ( è infatti regista, compositore, pianista e autore delle colonne sonore più importanti della storia del cinema), il Carpet di Nyman, è stato sicuramente meno chiassoso di quello di Ian , infatti molto sobrio e posato, il compositore si è concesso agli operatori e ha inoltre tirato fuori la sua compattina per ricambiare il favore e scattare delle immagini dei fotografi.
“The white Carpet”
Novembre 01
    Sesta giornata di Roma Cinema Fest. Star della giornata la splendida Dakota Fanning che con un raffinato ed elegante abito bianco lascia spettatori e fotografi a bocca aperta. I gioielli sono rigorosamente Tiffany&Co., anch'essi semplici ed eleganti mantengono la coerenza con il vestito altrettanto poco vistoso. I capelli sono raccolti in un' alta coda di cavallo che in questo modo mettono a completa disposizione dell'obiettivo il bellissimo viso dell' attrice. Il make up, praticamente inesistente, dona al look una naturalezza sorprendente che si è cercata di mantenere nell' intero outfit.     Segue sul tappeto rosso un ineccepibile Carlo Verdone per la presentazione del film "Borotalco", che risulta sempre molto cordiale con fotografi e fan e che si presenta con un abbigliamento molto formale: un classico completo nero, adatto sempre per ogni occasione.Con aria divertita cerca in tutti i modi di intrattenere il pubblico e di essere il più allegro possibile per dare ai fotografi il tempo di qualche simpatico scatto.   ;   Accompagna Verdone la frizzante Eleonora Giorgi, che immediatamente si presta anche lei al gioco dei fotografi inventando pose da diva e piroette. Anche la Giorgi sceglie un abbigliamento molto classico: un tailleur nero avvitato. Il pezzo forte dell'outfit, le scarpe: un paio di tronchetti rossi, che però si sono dimostrati un fallimento, e, anche a detta della stessa attrice, forse la scelta del colore è stata parecchio azzardata e poco originale.   Foto dell'autrice
Cronache dal Red Carpet – XII Festa del Cinema di Roma: Giorno 6
Novembre 01
Cronache dal Red Carpet – XII Festa del Cinema di Roma: Giorno 6 Il primo Carpet della giornata, ha portato sul tappeto rosso i protagonisti di un film cult del cinema italiano: Borotalco. In occasione del 35° anniversario hanno sfilato Carlo Verdone, Eleonora Giorgi, e gli Stadio gli autori della splendida "Acqua e sapone", colonna sonora del film. Circa il film Carlo Verdone ha affermato: mio padre dice che Borotalco rimane il mio miglior film. Se non avesse avuto quel successo io sarei rimasto uello che fa i personaggi, in molti erano pronti a scommettere che sarei finito con quel film. Alla fine vincse cinque David di Donatello e molti altri premi. Secondo Carpet, assolutamente diverso ha visto sfilare l'autore controverso Chuck Palahniuk, colui che ha sempre detto di voler scrivere libri che il Cinema non sarebbe stato in grado di raccontare, si è ritrovato a sfilare sotto i riflettori, tra i fan e i flash dei fotografi. Abbigliato in un look casual, è stato molto simpatico, e ha regalato smorfie e sorrisi sia a fan che operatori sfoggiando un semplicissimo cappellino bianco. Conclude la carrellata dei Carpet una candida Dakota Fanning radiosa e sorridente che si è prestata volentieri a posare per i fotografi di MyGeneration, dopo aver tenuto una masterclass dove ha parlato di Stand By, la storia di una ragazza autistica appassionata di fantascienza che tenta di tutto pur di presentare la sua sceneggiatura su Star Trek, ha sfilato splendida sul tappeto rosso, completa la cornice il simpaticissimo regista, Ben Lewin, che oltre a qualche linguaccia, e molti saluti, ha postato circondato dalla bellezza della moglie e di Dakota. foto: TripperPhotograph
“GlamKitsch Carpet”
Ottobre 31
  Quinta giornata di Red Carpet all'insegna del Kitsch per quanto riguarda gli outift. Partiamo dalla simpaticissima Justine Mattera che per l'occasione sfoggia un abito targato Elisabetta Franchi, che può definirsi tutto tranne che non appariscente. La gonna alta anni '70 le cinge la vita in modo perfetto, la maglia trasparente con questo continuo gioco di vedo non vedo, (più vedo che non) ricorda un po' il periodo degli anni '80, quando il tema delle stelle era molto in voga.   Di seguito troviamo la Marchesa D'aragona con un abito che ricorda molto lo stile di Donatella Versace. Il serpente che le circonda il seno è tipico del suo stile, ma forse stavolta stiamo parlando di una mise vintage. La marchesa a quanto pare ha puntato tutto sugli accessori, indossando un meraviglioso basco Parigino che le dona in maniera particolare grazie ai suoi lunghi capelli fluenti che le cadono sulla schiena, dei delicati orecchini di perle e bracciali/anelli che richiamano le forme del vestito. E come poteva mancare sul Red Carpet di Roma Cinema Fest 2017, la nostra sensazionale Valeria Marini, che con quest'abito nero incanta tutti i presenti. E' sempre stato nello stile della showgirl indossare abiti molto eccentrici, e anche stavolta non ha deluso le aspettative, difatti la parte sottostante appare garbata e delicata, mentre la parte superiore ricca di glitter, lustrini e paillettes. La particolarità sta tutta nella borsa a forma di farfalla firmata Braccialini, che con i suoi colori accesi da vivacità all'intero outfit.   Chiudiamo il quadro con una incantevole Alessia Fabiani, che in fatto di stile sa sempre come muoversi, e difatti sceglie un lungo abito targato Gabriele Fiorucci. La showgirl opta per un make-up leggero per poter usufruire di maggiore intensità per quanto riguarda il rossetto. La contrapposizione tra abito elegante/lungo e capigliatura sbarazzina danno quel tocco di originalità che di certo durante i Carpet della giornata non è mancato.   Foto dell' autrice.  
Why always Mario?
Ottobre 31
Carissimi amici Nerd, sentite qua. Immaginate che durante una missione a Call of Duty dobbiate affrontare dei nemici molto più forti tecnicamente, più numerosi e decisamente meglio armati; in più siete feriti e non avete grandi margini di sopravvivenza. Per affrontarli dovete scegliere fra due armi: un paio di Beretta affidabili e funzionali o un bazooka che si inceppa. L'analogia calcistica che si evince fuor di metafora nerd è piuttosto semplice. La Nazionale di Ventura è alla fine di un percorso tribolato nel girone di qualificazione ai Mondiali di Russia 2018. Il gioco, come il centrocampo, non c'è e la qualificazione ce la giocheremo per il rotto della cuffia allo spareggio. Facciamo una fatica immane a pareggiare partite contro squadre di proto professionisti e lavoratori part-time come Malta. La Spagna ci ha preso per il culo sia all'andata che al ritorno, e in entrambe le occasioni, i nostri veterani hanno messo le mani avanti già la settimana prima della vigilia. Il gioco è mortifero per i telespettatori e il 4-2-4 sfoggiato in pompa magna dal Vate Ventura ha mandato a Chi l'ha visto? il resto del centrocampo e l'efficacia offensiva di Insigne. Siamo deboli e feriti e davanti abbiamo Immobile e Belotti, le nostre Beretta. In un movimento in crisi d'astinenza da fenomeni degli anni '90 , le allucinazioni mistiche che ne conseguono ci fanno davvero credere che quei due possano essere i nostri trascinatori al Mondiale. Per carità, sono professionisti serissimi, costanti ed efficaci in un contesto tecnicamente limitato come la Serie A dei nostri giorni. Sono lottatori valorosi e corrono come dei forsennati negli spazi con o senza palla, dando profondità e ampiezza alla squadra. Ma davanti alle corazzate del Mondiale tutto questo non basterà. E allora serve Mario Balotelli, il bazooka inceppato. Perché,per quanto possa essere svogliato, antipatico, imbronciato e disattento, è l'unico che può risolvere un quarto di finale bloccato con una botta dai trenta metri. L'unico che salta l'uomo da fermo e in corsa. L'unico in grado di nascondere il pallone agli avversari e farsi fare fallo per far rifiatare la squadra. Balo è diventato il simbolo del fallimento di Brasile 2014 dopo la bocciatura in diretta televisiva di Buffon. Invero, il bresciano di Palermo fu costretto a giocare pochissimi palloni a causa della lentezza di manovra di un centrocampo moribondo, e forse Gigi aveva dimenticato che Super Mario aveva già dimostrato di saper caricarsi la Nazionale sulle spalle ad Euro 2012. In un contesto calcistico fiorente, questo articolo non avrebbe ragion d'essere in quanto il nostro poteva essere considerato un inutile velleità al condizionale. Ma data questa moria delle vacche che affligge la Nazionale e il sistema calcio italiano tutto, il nostro non solo va preso in considerazione ma è – paradossalmente, lo so – la scelta più pragmatica da fare. A maggior ragione in un momento in cui sembra aver trovato una certa continuità nelle partite giocate dal Nizza. Quasi sicuramente non ci farà vincere il Mondiale, ma con lui in campo scegliamo di darci una possibilità. Amen.       L'immagine proviene dal sito https://imgur.com/gallery/aAtPwDW
Cronache dal Red Carpet – XII Festa del Cinema di Roma: Giorno 5
Ottobre 31
Anche la 5° giornata di Festival ha previsto solo tre carpet, ed è vero che se gli artisti sono stati pochi, hanno compensato gli ospiti che si sono divertiti a mettersi in posa davanti al palco fotografi. Il primo film a sfilare sul Red è stato "o Filme da Minha Vida" del regista Selton Mello, che si è presentato al cospetto delle macchina fotografiche e telecamere in compagnia di una frizzatissima Bruna Linmeyer, intreprete del film dal sorriso contagioso e dallo sguardo magnetico che simpaticamente ha offerto pose ed espressioni alle macchina fotografiche di Mygeneration. Il secondo Carpet quello di " Good Food" che oltre alla bellissima Justine Mattera prevedeva pure la presenza di Giorgio Colangeli, il quale purtroppo non si è presentato. Justine ha intrattenuto gli operatori sfoggiando sorrisi a 32 denti, occhi di ghiaccio e pose hollywoodiane, apparendo quadi come una moderna Marylin Monroe. La particolarità di questo Carpet è stata che oltre agli artisti sul tappeto rosso si sono presentate 5 coppie di sposi, che pubblicizzavano gli abiti del film e hanno concluso la loro apparizione con il classico lancio del bouquet. D' obbligo menzionare due ospiti , Valeria Marini che tra un bacio stellare e l'altro ci teneva a fare la foto sul Red con Mammà, creando forse un pò di confusione correndo avanti e indietro sul tappeto scatenando il panico generale, e il gentilissimo Garrison che dopo essersi prestato a qualche scatto si è avvicinato ai fotografi di Mygeneration e ha scambiato qualche chiacchiera e risata.   Il Carpet più atteso di tutti si è rivelato un pò una delusione. L' attesissimo Nanni Moretti,ha dato molto spazio alle interviste concendendo, come è giusto che sia, una chiacchiera un pò a tutti i giornalisti, alcuni operatori dal palco impazienti di fotografarlo hanno forse un pò esagerato nelle esternazioni e urlando hanno attirato la sua attenzione, il regista, giratosi di scatto li ha fulminati con lo sguardo, conclusa la sua intervista si è fermato in favore di macchine e telecamere visibilmente infastidito, e dopo appena pochissimi scatti ha salutato e preso la porta delle sale, accompagnato dal direttore Monda in Auditorium. Foto: TripperPhotograph

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