ANTEPRIMA: Jason Bourne è tornato... ancora una volta

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“Da dove sto chiamando”, l’America senza opacità di Raymond Carver

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ANTEPRIMA: Jason Bourne è tornato... ancora una volta
Luglio 28
L’estate cinematografica 2016 è segnata dal ritorno sul grande schermo di alcune delle saghe più amate e seguite degli ultimi decenni. Non poteva mancare il quinto episodio della saga di Jason Bourne, interpretato da Matt Damon, ovvero la versione 3.0 dello Smemorato di Collegno. Solo che, in questo, lo Smemorato, per lo spettatore poco addentro alla saga, è un killer spietato e super addestrato dalla Cia per combattere il pericolo terrorismo. La prima domanda spontanea che suscita la visione di Jason Bourne è - era necessario un nuovo episodio? -. Probabilmente no, ma è chiaro che i fan, e soprattutto i produttori pensando ai lauti incassi, siano di parere contrario. Jason Bourne non presenta nuovi e interessanti approfondimenti della trama e non regala veri colpi di scena riguardo al passato del protagonista. Semmai, mette a fuoco alcuni particolari della vita privata dello Smemorato e di come sia diventato tale e per mano di chi. Jason Bourne è il film ideale per chi ama il genere in prevalgono le scene d’inseguimento forsennato in auto e i combattimenti corpo a corpo. Le scene “action” sono davvero spettacolari, intense, vibranti e, anche se in parte inverosimili, tengono inchiodato lo spettatore alla sedia. Non aspettatevi dialoghi ricchi e spumeggianti perché gli autori hanno preferito dare spazio più alle immagini che alla parola. Il problema è però che due ore di spari, fughe e inseguimenti alla fine tendono a ripetersi e annoiare. Volendo citare un saggio proverbio “Jason Bourne è tanto fumo e poco arrosto”. La regia di Paul Greengrass è spettacolare, dinamica, potente e visivamente grandiosa e incisiva, ma si ha la sensazione di avere tra le mani un guscio grande e bello per un uovo molto piccolo. Matt Damon si conferma l’attore ideale per interpretare il ruolo di Jason Bourne: poche parole, tanta azione e minima espressività facciale richiesta. Tommy Lee Jones è come sempre una garanzia d’esperienza, talento e solidità attoriale. È un raggio di sole nel buio della sala vedere apparire e recitare il Premio Oscar Alicia Vikander. L’attrice svedese in un ruolo ben lontano da quello di Danish Girl dimostra tutta la sua personalità e carisma sulla scena. Il futuro è dalla sua parte. Jason Bourne è un film da gustarsi senza farsi troppe domande e sperando che, alla fine, lo Smemorato Bourne possa trovare un po’ di pace.   “Jason Bourne” è un film del 2016 diretto da Paul Greengrass, scritto da Matt Damon,Paul Greengrass,Christopher Rouse , con: Matt Damon,Alicia Vikander,Julia Stiles,Tommy Lee Jones,Vincent Cassel.   Il biglietto d’acquistare per “Jason Bourne” è: 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre  
“Da dove sto chiamando”, l’America senza opacità di Raymond Carver
Luglio 27
Per chi tra un tuffo al mare e un match di racchettoni può permettersi solo una breve pausa lettura, non c’è niente di meglio di un libro di racconti; e se parliamo di racconti, non c’è niente di meglio di Raymond Carver.     Tra gli autori del novecento, Carver è senza dubbio uno dei migliori ritrattisti dell’America negli anni centrali del secolo. Amante dei quartieri residenziali e delle piccole esistenze di provincia, delle anime bistrattate della società moderna e dell’amoralità incensurata di mariti, mogli, amanti e genitori. La penna di Carver non risparmia nessun tipo umano, avvolgendone le storture, i difetti, le vergogne, con uno stile preciso, netto, sentimentalmente inamovibile.     “Da dove sto chiamando” è l’autoantologia di Carver, una raccolta di racconti voluta e organizzata dall’autore stesso poco prima della sua scomparsa (1988). Un filo logico c’è nella scelta dei racconti, e somiglia al cavo in plastica grigia dei primi telefoni sip. La scelta del racconto “Da dove sto chiamando” come eponimo della raccolta, suggerirebbe l’idea di una telefonata metaforica, in cui, da un lato ci sono i protagonisti di Carver, con le loro storie, i loro enigmi, i loro crucci e dall’altro capo del telefono c’è il lettore, che li ascolta, li scruta e ne percepisce la tacita richiesta d’aiuto. Un libro che vi consigliamo di leggere accompagnato da un buon ghiacciolo zuccheroso, perché di amaro in bocca ve ne resterà tanto: Carver non è un cantastorie, è uno scrittore della realtà, nuda e cruda, e non ci si può aspettare che alla fine tutti vivranno “felici e contenti”!   MYGENERATION SULLA SPIAGGIA Mare, sole, una bibita fresca, un ombrellone sulla testa … manca solo il tocco finale e per quello ti aiutiamo noi con MY GENERATION sulla spiaggia: una rubrica estiva che ti suggerisce il libro giusto da portare con te in vacanza!Ogni settimana sarà pubblicata sulla nostra rivista MYGENERATIONWEB una breve recensione del libro “da ombrellone” che ti consigliamo di leggere. Segui la nostra rubrica, condividila inserendo l’hashtag con il titolo del libro che porterai con te quest’estate seguito da #MYGENERATIONsullaspiaggia e partecipa al nostro concorso.MYGENERATIONWEB apre le porte ai giovani talenti e ti invita a condividere la TUA recensione del libro che hai letto durante l’estate. Scrivici all’indirizzo mygenerationstaff@gmail.com, le recensioni migliori saranno pubblicate sulla nostra rivista!
MyToptweet140
Luglio 26
Questa settimana è stata davvero molto dura, tanti sono stati gli avvenimenti che hanno sconvolto il mondo e che sicuramente meritano più attenzione del tema che ho scelto per la rubrica di oggi. Ma, come ormai spero sappiate, MyTopTweet nasce con lo scopo di strappare un sorriso ai lettori e quindi, fatta questa doverosa premessa, torniamo a essere “non seri”. La classifica di oggi è dedicata ai tifosi del Napoli che questa settimana hanno subito un duro colpo con la notizia del passaggio di Higuain alla Juventus, un po' come se Adinolfi decidesse di iscriversi all'Arcigay! Devo dire però che l'hanno presa davvero con filosofia, come dimostrano i tweet che ho selezionato per voi....     #Higuain   Fortunato Cerlino: #Gomorra2 #Napoli #SSCNapoli   Arsenale K: A questo punto può succedere di tutto. [@mic_tod] #Higuain #DiMaio Bufala News: #Higuain alla Juventus, a Napoli la prendono con filosofia. Sεɢυσ Tυттı!: Pare che l'incendio sul Vesuvio sia stato provocato dai tifosi del Napoli che bruciavano le maglie di #Higuain Marco Simonelli: Il momento in cui #Higuain ha convinto Marotta... Cristiano Militello: Era questione di ore.... #Higuain #HiguainAllaJuve inca..zzato: in fondo non l'hanno presa poi così male i tifosi #HiguainAllaJuve   Gli Autogol.: Continua la rubrica "A #Napoli l'hanno presa bene.." Decapitato #Higuain #Dimaro #HiguainAllaJuve   Fabio Salerno: Lo stiamo perdendo, lo stiamo perdendo, lo......... Vabbè tanto perdiamo sempre! #HiguainAllaJuve inca..zzato: ecco chi sostituirà #HiguainAllaJuve   Alla prossima!!!
"Vikings": Netflix ci porta nei fiordi!
Luglio 26
Miei cari venticinque lettori (dai Manzoni, prestami i tuoi!), quest'oggi è un giorno molto importante per la vostra AC: è il suo compleanno! La torta la mangio io, ma per voi ho comunque una chicca. Netflix ha infatti deciso di omaggiarmi (si, certo...) inserendo nel suo catalogo una delle mie serie preferite, che spero anche voi conosciate. Sto parlando di Vikings, che se non conoscete DOVETE guardare assolutamente. Si tratta di una serie trasmessa a partire dal 2013 in Canada sul canale History e ambientata nel mondo dei vichinghi. Originariamente pensata come una miniserie, Vikings ha avuto un tale successo da permetterle di arrivare alla quarta stagione, che inoltre ha più episodi delle precedenti.     Gli episodi iniziali della prima stagione possono apparire forse un po' lenti e fiacchi, poiché devono introdurre lo spettatore in un mondo tanto lontano quanto diverso da quello di oggi e hanno quindi un taglio quasi documentaristico. Ma la pazienza è pienamente ricompensata. La serie infatti è ci porta a scoprire gli affascinanti usi ei costumi del tempo, ma ad entusiasmare sono i meccanismi del potere di una società che riteniamo meno civile, ma che forse non è poi così diversa dalla nostra. Ed ecco davanti ai nostri occhi lunghi viaggi nei meravigliosi fiordi norvegesi, ma anche intrighi e complotti, sanguinose battaglie corpo a corpo, avvincenti strategie di guerra e infine sorprendenti invenzioni. Il tutto è estremamente avvincente, soprattutto se si pensa all'alto tasso di fedeltà storica.     Protagonisti della serie sono Ragnar Loðbrók (Travis Fimmel, visto recentemente in Warcraft – L'inizio), un giovane vichingo contadino dalle grandi ambizioni, e la sua famiglia, in particolare l'agguerrita moglie Lagertha (Katheryn Winnick) e il fratello Rollo (Clive Standen), inconsciamente relegato all'ombra del fratello. Significativi sono anche Floki (Gustaf Skarsgård), amico di Ragnar non propriamente sano di mente, ma tanto ingegnoso quanto divertente, e Athelstan (George Blagden), frate cattolico rapito da Ragnar durante una razzia, che avrà un ruolo molto importante nella storia.   Che state aspettando? Da oggi, 26 luglio, sono disponibili su Netflix le prime 3 stagioni, mentre in America è andata in onda la prima parte della quarta, che riprenderà in autunno.
Un territorio in cammino
Luglio 24
Per riqualificare un territorio come Scampia si è pensato di dare attenzione al contesto urbano, sociale ed ecologico in modo da favorire una riorganizzazione, che conservi il tessuto sociale, per impedire il degrado. È palese che per anni questo luogo ha accumulato un substrato d'influenze camorristiche, che hanno attirato nel loro vortice molte persone che hanno visto nel delinquere l'unica alternativa all'inesistenza di lavoro onesto. Questo non è certamente un alibi per coloro che hanno scelto quella strada, e nemmeno è una scusante la penuria di risorse investite dalle istituzioni locali e nazionali; bisogna tener presente che, poiché la scelta è sempre personale, a prescindere dal livello di scolarizzazione dell'individuo, su circa 40.000 abitanti coloro che delinquono non sono che una minoranza. Scampia certifica il fallimento dei modelli imposti dall'alto: si pensi ad esempio alle famosissime Vele, ispirate alle costruzioni di Le Corbusier, nate con l'intento di riprodurre i vicoli di Napoli, con piccole botteghe che avrebbero contribuito a creare un nuovo senso d'identità; sfortunatamente non si possono esportare, in modo artificiale, i colori i sentimenti e l'allegria di un antico vissuto. Questo modello non ha prodotto niente di vivibile e niente di sostenibile, per le vicende ormai note a tutti, ma se il quartiere ha iniziato a cambiare volto è grazie alle nuove spinte dal basso che hanno come imperativo categorico la volontà di riuscire laddove gli architetti e i politici hanno fallito. Nel corso degli anni, l'VIII municipalità ha visto il fiorire di moltissime associazioni, più di cento, come ad esempio il Centro Hurtado, il Gridas, l'Officina delle Culture, il Dream Team – Donne in rete... etc., nate con l'intento di radicare nel territorio la cultura della legalità (con la speranza che la bonifica, anche se a lungo termine, si attui in modo tale che Scampia non sia più vista come la generatrice e la sede di Gomorra) e per contrastare il germe dell'individualismo attraverso la riscoperta del senso di communitas e per respingere la realtà atomizzata in cui facilmente ci si imbatte. Le associazioni svolgono un importante servizio di aggregazione proponendo incontri culturali, interculturali, cineforum, mostre di artisti locali, caffè letterari e offrono opportunità, per gli adolescenti, di imparare a suonare uno strumento, seguire corsi di informatica, svolgere attività sportive anche a livello agonistico, aiutare le donne in difficoltà - seguite sia da un punto di vista legale che psicologico - e offrire sostegno ai migranti mediante l'insegnamento della lingua italiana e preoccupandosi di fornire loro beni primari. Inoltre, si occupano anche della riqualificazione del verde, creando e curando le tante aiuole diffuse sul territorio: frotte di volontari hanno ripulito terreni pieni di erbacce, piantando fiori e alberi particolari, con la speranza di attirare farfalle, qualcuna in via d'estinzione, che volino percorrendo uno speranzoso Corridoio delle Farfalle, simbolo della rinascita di un quartiere in cui la sinergia tra associazioni ed enti locali inizia a dare i suoi risultati. Questo perché i clan del territorio - una volta ben solidi ma negli ultimi dieci anni decimati dalle faide e dagli arresti - non hanno più lo spessore criminale di un tempo; sta quindi alle nuove generazioni mantenere e portare avanti il progetto di rinascita.
"Who needs actions when you got words?": Apologia semiseria di "Pokémon Go"
Luglio 24
Ci risiamo.   Appena un gioco/programma/applicazione/ristorante/modo di vestire ha successo, spuntano i moralizzatori e gli haters, pronti a metterci in guardia sui pericoli o la malvagità intrinseca dell'ultima novità.   "Peras imposuit Iuppiter nobis duas: - scrisse Fedro - propriis repletam vitiis post tergum dedit, alienis ante pectus suspendit gravem." Il che testimonia come un simile comportamento sia vecchio come il mondo (almeno quello classico!), tuttavia devo scrivere ancora il mio articolo di luglio e quale argomento migliore, visto che gli Europei sono finiti da un pezzo ormai?   «Allons-y!» come direbbe il Dottore e cerchiamo di capire le argomentazioni di chi odia Pokémon Go (ma come si possono mai odiare Bulbasaur, Charmander, Squirtle  e gli altri?).     1) «È pericoloso: stando col naso nel cellulare vi farete male.» Vero, io stesso la prima sera ho colpito questo affare,     ma i fautori di questa argomentazione sembrano dimenticare che i più giovani stanno comunque col naso nel cellulare tra social networks, messaggistica istantanea, e-books (ceeeeeeeeeeeeeeeeeeeeerto) e altri giochini. Certo, PG richiede - in teoria - maggiore attenzione e quindi il rischio aumenta, ma l'antidoto è il semplice buonsenso: prestare attenzione e giocare responsabilmente. Come per gli alcolici, o le macchinette da bar contro le quali non ho riscontrato lo stesso astio.     2) «È una fesseria.» Opinione non fatto. Ma ragioniamo per assurdo un attimo e accettiamola come tale. Per me i reality sono una fesseria, i talent sono una fesseria e soprattutto gli scooteroni sono una fesseria ma non ricordo costantemente a chi la pensa diversamente che coi soldi di un Tmax si compra una Nightster, o che le emozioni del cambio manuale e del rombo di una Harley sono inimitabili. Al limite inforco la moto e scelgo una strada tutta curve per fare qualche bella scalata come piace a me, senza, ripeto, senza deridere o rompere le scatole a chi non la pensa così. È tanto chiedere il medesimo trattamento?     3) «È nocivo e antisociale: sempre a pensare a quei così mostriciattoli invece di vivere la vita.» Rispondere a questa è fin troppo facile che quasi quasi chiedo a uno dei gatti di farlo per me. Se prima i videogiocatori più incalliti non vedevano la luce del sole per giorni (è capitato anche al sttoscritto, l'ultima volta con Ocarina of Time), gli utenti di PG devono camminare e camminare e camminare. Ad esempio, alcune uova, per schiudersi, richiedono al player di percorrere anche 10km! Certo, non vanno fatti tutti assieme, ma comunque spingono i ragazzi a usare le loro gambe, dal momento il gioco non tiene conto degli spostamenti fatti al di sopra di una certa velocità (auto, moto, bus, cammello, zampalunga, ecc...) Per quanto riguarda l'essere antisociale, date uno sguardo alle palestre (dove i giocatori si riuniscono) e ditemi se non si fraternizza. Come dite? Socializzare con i Pokémon è una fesseria? Tornate al punto 2. Senza passare dal «Via!» e senza ritirare le 20.000 Lire.     4) «È un gioco stupido: i veri capolavori sono altri.» Solo un pazzo potrebbe affermare che PG sia dotato dello stesso spessore o profondità di Heavy Rain o Dear Esther o The Last of Us (tanto per dirne tre che lasciano Hideo Kojima fuori dall'equazione), ma vi invito a fare un salto indietro tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo. Le innovazioni tecnologiche come la radio, il telefono, il grammofono, la fotografia o la radiografia mettevano l'accento sui limiti dei nostri sensi, aprendo contemporaneamente la strada a nuovi modi per percepire ed interpretare la realtà; una delle correnti che più trasse ispirazione da una simile condizione fu il Modernismo (per approfondire date uno sguardo a The Senses of Modernism. Technology, Perception and Aesthetics di Sara Danius), che diede vita ad alcuni dei maggiori prodotti culturali della storia dell'umanità. Ora, del legame tra Modernismo (e Postmodernismo!) e videogiochi se ne è già discusso, quello che mi preme sottolineare qui è che anche PG apre la strada a nuove contaminazioni tra videogioco, realtà e realtà aumentata. Se consideriamo inoltre che PG sta a questa nuova generazione di prodotti come PONG sta ai videogiochi tradizionali, non c'è bisogno di essere un genio per capire che le possibilità di fruttuose contaminazioni estetiche sono virtualmente illimitate. Certo l'hater medio non ci arriverà, ma pazienza...     5) «È una forma di controllo di Google e della CIA: sanno tutto su di te tramite le immagini della tua fotocamera!» Permettetemi di citare Homer Simpson per rispondere a quest'ultimo punto:«I am not going to dignify that with an answer.»     Gotta catch 'em all!     P.S.: Se non sapete cos'è uno Zampalunga (o Tallstrider in Inglese), eccolo qui:  
Capodimonte riapre le sale del terzo piano dedicate all’Arte Contemporanea
Luglio 23
Grandi novità per il Museo di Capodimonte che dal 14 luglio 2016 offre ai suoi visitatori di poter godere non solo del ricchissimo patrimonio di opere dei suoi prestigiosi maestri, ma anche dell’importante sezione di arte contemporanea, aperta permanentemente dalle ore 8,30 alle 19,30. Si tratta di un’opportunità eccezionale se si pensa che la reggia dei Borbone è stato il primo museo di arte antica in Italia a dedicare uno spazio all’arte contemporanea, a partire dal 1978 con la personale di Alberto Burri, sotto la sovrintendenza di Raffaello Causa. La collezione si è poi formata e arricchita nel tempo con le opere di artisti di fama internazionale, alcune ispirate proprio dal luogo e dalla città, altre donate o acquisite, fino a riunire più di 90 capolavori, prima visibili solo su prenotazione e adesso offerti a tutti dopo i lavori di ripristino delle sale del terzo piano e di manutenzione sulle opere che ne necessitavano.     Mimmo Paladino e Mario Merz     Si potranno dunque ammirare l’enorme Grande Cretto Nero di Alberto Burri del 1978, Vesuvius  di Andy Warhol del 1985, Onda d'urto di Mario Merz del 1987, Mare Nostrum di Anselm Kiefer del 2006, Indizi-Opera in situ di Daniel Buren del 1987-1996, Vasca di Mimmo Paladino del 1984, White Bands in a Black Room di Sol LeWitt del 2002, tanto per citarne alcune. Sono tutte opere di altissimo rilievo cui si è aggiunta, per l’occasione e in prestito temporaneo, Io e Zeus di Cy Twombly del 1963. Il valore di questa collezione è tale che appare doveroso ricordare coloro alla cui preparazione, intelligenza e sensibilità se ne deve la costituzione: Nicola Spinosa, Mariella Utili e Angela Tecce, nonché la passione di amanti dell’arte e galleristi come Lucio Amelio e Graziella Lonardi Buontempo, fondatrice degli Incontri Internazionali d’Arte, scomparsa nel 2010, alla quale è dedicata la Sezione di Arte Contemporanea.     Sergio Fermariello     Dagli artisti antichi ai contemporanei il percorso attraverso le sale del Museo di Capodimonte è senza soluzione di continuità, poiché la sezione del contemporaneo “è in dialogo con le altre opere presenti e il parco” come afferma il direttore Sylvain Bellenger il cui progetto è proprio quello di dare di Capodimonte un’immagine globale del museo e del parco. Si può accedere alla sezione utilizzando la nuova Artecard che permette di visitare l’arte contemporanea da Napoli a Caserta.   *Nell’immagine di copertina: Eliseo Mattiacci     LUOGO: Museo Nazionale di Capodimonte - Via Milano, 2, Napoli ORARI: Aperto tutti i giorni dalle 8.30 alle 19.30, ultimo ingresso fino alle 18:30; Mercoledì giorno di chiusura; tutti i Giovedì dal 12 maggio al 29 settembre 2016 aperto fino alle 22.30, ultimo ingresso alle 21.30 BIGLIETTO:  Intero € 8,00; Ridotto € 4,00 per visitatori dagli 18 ai 24 anni INFO: Tel 081-7499111; http://www.museocapodimonte.beniculturali.it/portfolio_page/arte-contemporanea/
Al San Carlo Aida senza Aida
Luglio 23
Al San Carlo ritorna l'Aida firmata Franco Dragone, allestimento già del San Carlo nel remoto 2013 e in origine contestato. Torna dunque rimaneggiata. scanso equivoci e nuove proteste, dal regista per la ripresa Michele Sorrentino Mangini, che ne rifinisce difetti ed impurità di fabbricazione. L'idea perseguita da Dragone ed elaborata da Mangini è quella di un'Aida nuova, priva di orpelli e pacchianate già viste... e per troppo tempo apprezzate dal grande pubblico. La rappresentazione scenica diventa quindi puramente concettualistica e mai narrativa o descrittiva servendosi a questo fine della sola musica Verdiana e riuscendo per altro a renderne coerente il principio dell'evocazione, chiave di volta della partitura dell'opera. In Aida la musica è evocazione pura, reminiscenza di drammi passati e intuizione di quelli futuri, è la celebrazione dolce e sinuosa dell'amore proibito e profondo, la rappresentazione aurea e gloriosa del potere dei grandi sopra ogni cosa. Tutto questo basta a giustificare l'assenza invadente dell'Egitto opulento e polveroso della cartapesta, delle finte piramidi, delle sfingi e dei baldacchini instabili. Al loro posto delle colonne fluttuanti in uno spazio scenico delimitato da pareti di corde, particolarmente duttili nella trasformazione delle scene e nella continua e diversificata distribuzione degli spazi. Dragone, e con lui lo scenografo Benito Leonori, portano in palcoscenico tutta la monumentalità austera di un Egitto non figurato, ma intelligentemente sublimato, frammentato in parte dalle belle luci di Vincenzo Raponi, attento ad affiancare alle tinte più generose ed invadenti le ombre più scure e desolanti, avvolgendo il teatro intero in un percorso visivo più che surreale. All'ambizioso e visionario progetto registico risponde una coerente orchestrazione, gestita dal Maestro Pinchas Steinberg con brillante cura espressiva, equilibrata nel rapporto con il palcoscenico, eccetto qualche sfasatura negli attacchi del coro. Steinberg sembra incitare, con la sua direzione i volumi fievoli delle voci in palcoscenico, quelle di un cast composto da nomi illustri quanto illustre è la loro fama di voci adatte a ben altro repertorio. L'orchestra avanza sempre vigorosa negli slanci tipicamente verdiani, prendendosi a carico tutta la drammaturgia delle voci in palcoscenico: nel ruolo del titolo la bellissima Kristin Lewis, un'Aida dal fascino di Schérazade, dalla voce suscettibile e ribelle ai ruoli drammatici e particolarmente differenziati nelle diverse sfumature non solo espressive ma anche tecniche. La bella e luminosa sonorità della Lewis è offuscata da un canto costantemente soffocato e ingolato, dai suoni piatti e aciduli che ne derivano e da un fraseggio inesistente, se per esso non si intenda il già citato “sospirar-cantando”. Ugualmente indebolito sembra essere il Radames di Antonello Palombi, che ricerca con scarso successo una finezza verdiana non di comoda riuscita, si veda il filato del “celeste Aida”, primo mal riuscito esempio di una lunga serie di salite e discese non propriamente verdiane, appunto, e giunte alla fine in un quarto atto tutto sospiri e soffocamenti, per ovvio e prevedibile fiato corto, causa per altro di una difficoltà nei legato rari e stentati. Nino Surguladze sostituisce con modesto successo una preannunciata Daniela Barcellona, rendendo più che apprezzabile la sua Amneris ma tradendo la natura mezzosopranile che le appartiene, scurendo la voce nel registro medio basso e conferendo al suo canto una spiacevole seppur velata artificiosità. L'autentica impronta verdiana è nelle corde dell'Amonasro di Giovanni Meoni, recentemente applaudito al San Carlo in Traviata, che ne fa un padre fastidioso e austero. Bene anche il re di Dario Russo e il Ramfis di Riccardo Zanellato, che affrontano le rispettive parti con straordinaria cura, mantenendo costanti coerenza scenica e musicale e facendo delle rispettive interpretazioni esempi unici e autentici di canto verdiano. Monumentale è l'intervento del coro diretto da Marco Faelli, intriso di un fascino oleografico sia scenico che musicale. Va in porto quindi con i sui pregi e le sue carenze la seconda proposta del SanCarlOpera Festival, tornita di contestazioni esasperate e isolate ad una regia spavalda e fiera, e (non) segnata da tiepide ovazioni agli interpreti. 
Oltre i confini: conversazione con un amico turco
Luglio 22
Forte dei miei 30 anni, entro di diritto nella generazione Erasmus. Noi la guerra non la conoscevamo, così come il concetto di confini. Venerdì sera ho scoperto in diretta del colpo di stato in Turchia e il mio primo pensiero è andato agli amici che vivono lì. Ho contattato uno di loro, Facebook è stato il mezzo, l’inglese la lingua e le prime parole: – Come stai? -. La risposta è arrivata un po’ in ritardo: -Sto bene, è stata una brutta nottata. – La mia curiosità ha preso il sopravvento - Vuoi raccontarmi cosa è successo dal tuo punto di vista? - e la risposta affermativa non si è fatta attendere. Ho preparato delle domande, è stato strano, lo ammetto, come si intervista un amico? La persona che ti ha cantato 'buon compleanno' in turco quando spegnevi 23 candeline. - Ho paura - mi dice - ma non voglio che questa prenda il controllo della mia vita. Che dicono in Italia? Cosa si percepisce da voi? -. - Qui si parla di un colpo di stato fasullo, atto a rafforzare Erdogan.- rispondo. - Non so se sia finto o meno. Quello che so è che non capisco cosa stia succedendo né cosa accadrà. Ci sono stati centinaia di morti e migliaia di arresti e qui c'è gente che è scesa in strada e ha festeggiato dopo questa terribile nottata. Capisci, Emma, hanno festeggiato!- - Tu dov'eri? – chiedo. - A casa, da solo, seguivo tutto in TV. - mi risponde. - Non avevano oscurato televisioni e social e preso possesso della CNN turca?- - La CNN era occupata, ma i canali privati trasmettevano e anche Facebook e Whatsapp funzionavano qui ad Istanbul. Mio fratello stava tornando in aereo e io ho sentito che l'aeroporto era bloccato, le notizie erano confuse. Ora è qui e sta bene, ma abbiamo avuto paura. Non c'è differenza tra questo colpo di stato, o qualunque cosa sia, e gli attacchi terroristici come quello di Nizza. Noi viviamo nel terrore e non vogliamo soccombere davanti a questa paura, io non desidero che mi cambi la vita. – Lo saluto, gli dico che lo aspetto a Napoli, mi dice che a Istanbul c’è sempre una cosa per me. Mi chiedo se ne avrei il coraggio, di andare. Mi chiedo quanto questo terrore ci stia cambiando e quanto attenti alla libertà prima che alla vita. Noi che siamo stati ovunque, da soli, senza paura, ora dove andremo?
«Vote for Alice!» Vincent cambierà le nostre vite
Luglio 22
Sì, avete letto bene. Ha tanto l'aria di essere l'inizio di una commedia grottesca o satirica, invece si tratta del mondo reale. Anche la leggendaria rockstar Alice Cooper ha un sogno politico da realizzare, quello di cambiare la vita dei cittadini insoddisfatti degli USA e dell'Inghilterra. Infatti ha recentemente lanciato, in modo simultaneo, online due campagne per diventare Primo Ministro della Gran Bretagna e Presidente degli Stati Uniti d'America. Con le incombenti nuove elezioni americane e la travagliata Brexit dell'Inghilterra, Alice non può che rappresentare la più straordinaria delle scelte possibili. Il nostro Vincent ha aperto dei siti internet, aliceforprimeminister.com e VoteAliceCooper.com, dove è possibile creare banner personalizzati e leggere il fantastico manifesto elettorale da lui stesso stilato, in otto punti: 1 – Riportare Brian Johnson negli ACϟDC2 – Un serpente in ogni vaso3 – Basta penne e basta libri4 – Aggiungere la faccia di Lemmy al Monte Rushmore5 - Cambiare il nome del Big Ben in "Big Lemmy"6 - Groucho Marx sulle banconote da 50 dollari7 – Peter Sellers sulle banconote da 20 sterline8 – Portabicchieri in ogni sedile aereo9 – Divieto assoluto di parlare durante la proiezione di film10 – Divieto assoluto di scattare selfie, eccetto che in una giornata nazionale denominata "Selfie Day"   Ebbene sì, Alice migliorerà la qualità delle vostre vite ed è pronto a tutto per farlo. Come mai questa decisione insolita? A spiegarlo è il suo staff, attraverso un comunicato stampa che recita:"Alice è stufo della retorica e frenesia dei media. Tenendo sempre il serpente in gabbia e la ghigliottina in cantina, vuole mettere le persone al primo posto. Alice vuole essere eletto". Poi, In riferimento alla gara presidenziale degli Stati Uniti tra Hillary Clinton e Donald Trump, e alla nomina di Boris Johnson come Ministro degli Esteri britannico, il comunicato prosegue: "Egli chiede ai suoi colleghi americani, ai suoi amici inglesi e a tutti coloro che nel mondo sono delusi dai loro leader di partecipare al wild party! Alice Cooper affronta le preoccupazioni di tutti i giorni tra uomo e donna, intrattenendo e discutendo con persone ogni giorno durante l'esecuzione di quasi 100 concerti l'anno in tutto il pianeta". Ci ritroveremo tutti a girare per strada con dei serpenti intorno al collo, come fossero sciarpe, e truccati come Jane Hudson di Che fine ha fatto baby Jane? Sarebbe meraviglioso, Tim Burton ne sarebbe fiero. Intanto, sempre sul sito ufficiale possiamo ascoltare una nuova versione di Elected, brano del 1972 registrato di nuovo per l'occasione.
Due anni di iocisto, la libreria di tutti
Luglio 22
Si è festeggiato ieri sera il secondo compleanno della libreria iocisto, nata come una provocazione e continuata con un successo che per molti è stato inaspettato. Da una battuta detta quasi per caso, per vedere l’effetto che fa, ad oggi la libreria ha compiuto passi da gigante, girando tra i trafiletti dei giornali di tutto il mondo e organizzando presentazioni di grande richiamo; non ultimo l’incontro con Maurizio de Giovanni e Marco d’Amore (il nostro resoconto della serata qui). Iocisto, sita nei pressi di piazza Fuga, al Vomero, rappresenta il primo caso di libreria ad azionariato popolare, nata due anni fa per rispondere all'allarmante assenza di luoghi di cultura e di aggregazione dl quartiere collinare. (Un'intervista datata 21 luglio 2014 per spiegarvi come è nata la libreria: prima parte e seconda parte). L’attività della libreria è così intensa che quasi stupisce siano trascorsi appena due anni, ma questo straordinario successo può essere legato solo alla grande passione profusa quotidianamente dai soci. L’infaticabile lavoro è ripagato da un calendario fitto d’incontri, alcuni così appetibili al grande pubblico da rendere necessaria l’autorizzazione per l’utilizzo della piazza. Non sono mancati anche gli eventi di nicchia, quelli degli artisti ad inizio carriera, poiché, come spesso usano ricordare i soci, la libreria rappresenta un pretesto per fare cultura, per aggregare più persone possibili intorno agli eventi letterari. Quindi ogni buona idea, ogni richiamo al passato o proiezione al futuro è sempre ben accetta. Ciononostante, l’associazione sulla quale si fonda la libreria è alla continua ricerca di ulteriori soci, in primis per collaborare nella gestione di un’attività che è a tutti gli effetti di volontariato. Tutti i soci, infatti, scelgono di dedicare il proprio tempo libero al progetto, e la gestione di una libreria richiede una tale energia, difficile da immaginare, che può essere sostenuta solo con la partecipazione di quante più persone possibile. Non a caso lo slogan è: iocisto, la libreria di tutti. La festa di compleanno di ieri sera si è aperta con Giovanni Block, giovane cantautore napoletano impegnato con il tour promozionale del suo ultimo lavoro discografico: S.P.O.T. (ne abbiamo parlato qui). L’artista si è alternato con le incursioni di diversi soci d’onore come gli Assessori Nino Daniele e Annamaria Palmieri, l’attrice Rosaria De Cicco, lo scrittore Martin Rua e l'autrice Enza Alfano. Amici, soci, sostenitori che hanno dato voce all’entusiasmo che ogni giorno anima quest’idea unica al mondo. La serata si è conclusa con un buffet offerto da diversi sponsor, con la possibilità di visitare la libreria, comprare qualche libro, associarsi o approfittare di un buono per ottenere degli sconti. Le novità, insomma, non finiscono mai, le idee per coinvolgere sempre più persone sono tante e vedranno la luce nei giorni e nei mesi a venire. La redazione di MYGENERATION si unisce ai festeggiamenti e augura buon compleanno ad iocisto!       
ANTEPRIMA: Star Trek Beyond, il viaggio continua
Luglio 22
Lo confesso: non sono un grande appassionato di fantascienza e la saga televisiva, e poi cinematografica, di Star Trek non è mai stata tra le mie preferite. Pur apprezzando la glaciale ironia del vulcaniano Spook e il coraggio del Capitano Kirk, ho sempre avuto un atteggiamento tiepido nei confronti dell’Enterprise e delle sue avventure nello spazio. Ciononostante, assistendo in anteprima alla nuova puntata della saga, ammetto di essermi divertito e di essere stato coinvolto dalla storia, ben scritta e articolata. Star Trek Beyond è, da una parte, il classico film di genere per cui il fan non potrà non rimanere affascinato dalla bellezza e spettacolarità delle maestose scenografie e ricostruzioni di universi diversi e lontani. Dall’altra, quest’episodio della saga è caratterizzata da un elemento introspettivo e riflessivo inaspettato che coinvolge i due maggiori protagonisti: il capitano James Kirk (Pine) e Spock (Quinto). Per motivi diversi, Kirk e Spock si interrogano sul proprio futuro, chiedendosi se esplorare lo spazio infinito e oltre possa essere davvero lo scopo delle rispettive vite. Formulando questo interrogativo, di fatto gli sceneggiatori pongono direttamente allo spettatore la questione: se una vita avventurosa sia davvero la migliore e più interessante possibile. La struttura narrativa di Star Trek Beyond è semplice, chiara e lineare e, nello stesso tempo, è piena di colpi di scena, dinamica e veloce nel cambiare continuamente scenario e prospettiva narrativa. Il punto di forza del testo è il forte richiamo all’identità storica della saga, esaltata e rinverdita in diversi passaggi della proiezione. Un elemento nuovo e positivo è la presenza nei dialoghi di un’ironia fresca, brillante e incisiva, dimostrando in maniera tangibile il contribuito di Simon Pegg nella stesura della sceneggiatura. La regia di Justin Li è creativa, veloce, incalzante, dotata di ritmo e capace di tenere incollata lo spettatore allo schermo fino ai titoli di coda. Da segnalare la scena della battaglia finale, davvero bella e divertente, unisce effetti speciali e musica anni '90. L’intero cast è un riuscito e apprezzabile esempio d’interpretazione corale e coesa. Non c’è un vero protagonista, la sceneggiatura concede la giusta e meritata vetrina a ogni attore che può così dimostrare il proprio talento, personalità e carisma. Forse il punto debole del film è il villain, cattivo sì, ma non tanto carismatico da bucare lo schermo come fu all’epoca Kahn.   Il biglietto d’acquistare per “Star Trek Beyond” è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre (Con riserva)   “Star Trek Beyond” è un film del 2016 diretto da Justin Lin, scritto daDoug Jung,Simon Pegg con:Chris Pine, Zachary Quinto, Zoe Saldana, Simon Pegg, Idris Elba, Karl Urban, Sofia Boutella, Anton Yelchin, John Cho, Deep Roy, Joe Taslim, Lydia Wilson.
Kairós Edizioni presenta le nuove proposte, tra storie d'amore e integrazione e thriller di qualità
Luglio 21
Con due presentazioni in tre giorni, la Kairós Edizioni ha mostrato al pubblico napoletano le sue nuove proposte, perfette per letture estive impegnative, perché, si sa, sotto l'ombrellone è meglio mantere il cervello in esercizio! Martedì 19 luglio Iocisto, che oggi compie due anni, ha ospitato l'incontro sul libro C’è sempre tempo per svegliarsi di Aziza Isma’il, al secolo Rita, mentre stasera, giovedì 21 luglio, per le ore 18 è fissata la presentazione de Le pagine perdute di Ugo Nasi alla Mooks - Mondadori di Piazza Vanvitelli. Da una storia d'amore e integrazione tra Occidente e Oriente ad un thriller di qualità di uno scrittore milanese. L'offerta variegata ha trovato una doppia vetrina nelle due librerie vomeresi. La presentazione di martedì 19, moderata da Roberta D'Agostino, ha visto l'intervento di Laura Capobianco, Professoressa e membro della Consulta Regionale femminile, della giornalista Gabriella Galbiati e del professore Malik Abrah che, con l'autrice, hanno aperto un interessante dibattito. La storia di Rita/Aziza è quantomai di insegnamento per un'epoca come la nostra in cui, all'invito alla tolleranza tra popoli e culture differenti, si risponde con violenza, fisica e verbale. Nella storia d'amore raccontata in questo libro autobiografico, una donna partenopea descrive il suo matrimonio con il marito di religione islamica e, con la stessa leggerezza, la sua scelta, assolutamente personale, di studiarne la cultura, la religione e la lingua. C'è un coraggio in queste azioni non semplice da spiegare. La difficoltà non sta nell'atto di avvicinarsi ad una cultura differente, si chiama scelta non a caso, quanto piuttosto nel subire gli assurdi commenti degli altri, alcuni tristemente ascoltati anche alla presentazione, che hanno più volte rivolto all'autrice le stesse domande: ha davvero cambiato nome per sua scelta? Non è stata costretta a cambiare religione?  Al giorno d'oggi, siamo tutti esperti senza aver davvero studiato un argomento, opinionisti della vita altrui senza averne ascoltato le ragioni. II motivo è difficile da identificare, ma una soluzione potrebbe nascondersi in incontri come questi e nella lettura, l'arma più grande contro il pregiudizio. L'invito è dunque quello di partecipare all'incontro sul libro Le pagine perdute di Ugo Nasi, presenti l'autore, lo storico GuidoD’Agostino e la giornalista Francesca Cicatelli. Le letture sono a cura di Roberta D’Agostino e Gianni Sallustro. Date le premesse di martedì, è vietato mancare!
"Il Settimo Splendore": il dolce sapore dell'attesa
Luglio 21
Con l'avvento dell'estate cresce sempre più la voglia di partire, di esplorare luoghi sconosciuti o di rivederne altri già visti molti anni addietro. Così inizia la graphic novel edita dalla Bao Publishing, Il Settimo Splendore, titolo ispirato da una citazione della terza cantica della celeberrima Divina Commedia di Dante Alighieri, è un'opera creata a sei mani da Leonardo Favia, sceneggiatore ed editore, Ennio Buffi, disegnatore e Walter Baiamonte, colorista.   La prima pagina del romanzo raffigura un cielo azzurro intenso segnato dalle scie degli aerei ed eccolo li, Modì, il protagonista della storia, seduto su una sedia della sala d'attesa dell'aeroporto in attesa di partire. L'attesa sarà la sua spalla durante il viaggio che dovrà affrontare, la sua co-protagonista in quest'avventura che sta per iniziare. È proprio accanto a lui: nessuno la vede, ma tutti possono sentirla.   Lei lo prende per mano e lo conduce a Parigi, una città che lo riporta indietro nel tempo, alla sua infanzia ed agli innumerevoli soggiorni trascorsi con la madre nella capitale dell'amore. Lo trascina in giro per i luoghi che la sua mamma ha amato, di cui sentiva la mancanza e che si è presa gli ultimi momenti della sua vita, il suo ultimo respiro. È il motore che gli da la spinta. Durante il suo soggiorno conosce persone che lasceranno un segno di speranza nella sua anima attanagliata da un peso grande quanto un macigno. Parigi non gli da le risposte che cercava, ma anzi gli pone nuovi quesiti, gli insinua nuovi dubbi, sia sulla reale vita della madre scomparsa sia sul rapporto che avevano i suoi genitori. Il botta e risposta tra passato e presente lo porterà a capire che il cardine della vicenda non è quello di dissipare dei dubbi, ma far luce sulle bugie che si è raccontato da solo nel corso degli anni vissuti in completa solitudine. Al termine del viaggio c'è sempre lei che lo attende, l'attesa, stavolta carica di sentimenti positivi, per un futuro più limpido, come il cielo che osservava oltre le vetrate dell'aeroporto.  
Novità musicali: Isole minori settime e il loro primo EP dal vivo
Luglio 21
Il panorama partenopeo è sempre brulicante di interessanti esperimenti musicali più o meno coraggiosi, giovani ispirati dalla dea dell’arte che bacia molti, ma va solo con i più meritevoli. L’ambiente undergound napoletano è quanto di più frazionato si possa immaginare e c’è veramente solo l’imbarazzo della scelta. Tra le tante nuove proposte musicali, il gruppo delle Isole minori settime sta facendo parlare di sé. Fondato nel 2013 dai cantautori Enzo Colursi, Alessandro Freschi e Lorenzo Campese, insieme ai musicisti Alberto Savarese (chitarra elettrica), Marco Maiolino (basso) e Alessandro Bellomo (batteria), il gruppo registra dal vivo, al Cellar Theory, Elemosina, il suo primo EP, dal titolo omonimo di un brano in esso contenuto. Sei brani che sprigionano energia positiva, voglia di fare musica di un certo livello. Seppur si evinca la formazione acerba che ancora cerca una dimensione precisa, è altrettanto evidente l’ottima preparazione musicale dei componenti. Di per sé questa non dovrebbe essere una novità, ma fa sempre bene sottolinearlo, soprattutto perché troppo spesso i teatri e gli stadi sono gremiti per la venuta di pseudo-artisti che scambiano le note musicali con quelle a piè di pagina, quando va bene. Vale la pena incoraggiare una formazione preparata e che, nonostante la giovane età dei suoi componenti, mette nella stesura delle proprie tracce una parte di quella preparazione acquisita con il tanto studio e la profonda abnegazione. Elemosina è un EP eterogeneo, come si è accennato: si va dal delizioso folk al rock ruvido, passando per un cantautorato che trae piena ispirazione dalle lezioni musicali di Lucio Dalla (in tal senso si consiglia l’ascolto del brano Lune Storte). Ne risulta un insieme di brani slegati, isole appunto, come suggerisce il nome del gruppo. Il primo ascolto potrebbe essere spiazzante e questo, in un’epoca di appiattimento generale, non può che essere un punto a favore, insieme alla qualità (oggigiorno fin troppo sottovaluta) di aver qualcosa da dire.
NazzaBot: va in stampa il futuro
Luglio 20
Come anticipato nell'articolo sullo SpaceApps Challenge di quest'anno, trattiamo oggi l'argomento della stampante 3D.Questa versione, inventata da Edoardo Mazzaracchio, ha reso possibile in poco tempo la stampa del prototipo dello SpaceDive, lo strumento che, attraverso la realtà virtuale, simula le passeggiate extraveicolari. La particolarità di questa stampante, da lui battezzata "NazzaBot", oltre ad essere la più grande "in kit" da montare abbastanza facilmente da soli, è quella di abbattere i costi, al fine di massimizzarne la diffusione, pur mantenendo un'altissima qualità di stampa. Questo è stato reso possibile lavorando più volte sul design di ogni pezzo, riducendo il numero di componenti all'essenziale, e mantenendo un'alta tolleranza sul sistema di fissaggio, affinché possa essere facile montata ma anche personalizzata, e migliorata. Le dimensioni sono generose: si parla di un volume di stampa pari a un metro cubo (un metro per lato), il che significa che si possono realizzare molte opere a grandezza naturale, anche busti, oggetti di scena, o cosplay come l'armatura dei marine di StarCraft 2, usata come caso d'uso, e che ha attirato anche l'attenzione della Blizzard.     Il funzionamento è piuttosto semplice: si crea o si scarica un file e si modella in 3D, lo si lavora con software come Slic3r e lo si manda in stampa. Ovviamente, andando a realizzare oggetti mediamente grandi, i software di preparazione alla stampa impiegheranno un po' più di tempo rispetto alla preparazione di portachiavi o altri oggetti piccoli per stampanti "tradizionali". I filamenti utilizzati per realizzare gli oggetti derivano dalla fermentazione degli scarti del mais, e il risultato è uno zucchero chiamato PLA (acido polilattico), che viene estruso ad alta temperatura e raffreddando si solidifica. Il progetto è in attesa di approvazione per la Maker Faire di quest'anno, ove si prevede si affacceranno molti soggetti interessati all'acquisto, alla partecipazione e allo sviluppo di quella che sarà la stampante di riferimento per FabLab, workshop, laboratori, scuole, il tutto in un'ottica open source e open hardware. Tradotto per i profani, ognuno può scaricarsi i progetti e farsene uno, così come si ha la possibilità contribuire allo sviluppo della stessa comprando un kit, e proponendo successivamente modifiche e miglioramenti.     Attualmente il sito è in costruzione, ma è già possibile farsi un'idea del prototipo in funzione andando a questo link:   https://www.youtube.com/channel/UCa_z8BLhPB42PIskfY6_cEw   Seguendo il canale sarà possibile rimanere aggiornati sullo sviluppo del prototipo e avere informazioni circa la data di lancio sul mercato (molto probabilmente questo autunno), Stay Tuned.
Qu’est-ce qu’il se passe à Avignon? Festival di Avignone 2016
Luglio 20
Per la 70esima edizione del Festival del Teatro di Avignone non mancano entusiasmo, energia  e un’atmosfera magica che solo i francesi sanno tingere di quella particolare sfumatura di rose. MYGENERATION atterra nel cuore pulsante della Provenza per raccontarvi ce qu’il se passe à Avignon, quello che succede al più celebre festival di teatro francofono. In questo articolo vi daremo un assaggio del Festival OFF di Avignone, che, a differenza degli spettacoli ufficiali del Festival IN, abbraccia un pubblico molto più ampio e variegato, che è quello a cui vogliamo rivolgerci anche noi. Ecco gli spettacoli visti per voi! “Mars et Venus” di Sebastien Cypers al Paradise République. Una commedia di basso livello, sessista e dai contenuti fin troppo banali. Le battute non riescono a superare il confine dello stereotipo della vita di coppia: uomini rudi e scansafatiche vs desperate housewives.                 “Antigone” di Jean-Charles Raymond al Théâtre Des Lucioles è l’interessantissima rivisitazione della tragedia sofoclea in chiave ispanica della Compagnie la Naïve. Un transessuale in uno scintillante abito rosso è la voce narrante di uno spettacolo che si svolge all’interno di una vera e propria arena costruita sul palco. Sabbia, acqua, forte presenza del colore rosso, elementi che richiamano la passione e il dolore della sventurata figlia di Edipo. Non mancano allusioni ai drammi contemporanei, con un Tiresia simbolo delle vittime dell’omofobia. Uno spettacolo profondamente toccante. “Le Horla” di Slimane Kacioui al Théatre Des Corps Saints. L’ispirazione all’omonimo romanzo di Maupassant farebbe pensare ad uno spettacolo adrenalinico e carico di tensione, ma non è così. La mise en scène non rende giustizia all’innegabile talento attoriale di Florent Aumaître, attore e unico protagonista. Il suo farneticante monologo di un’ora e mezza non riesce - causa la quasi totale assenza di movimento e di oggetti di scena – a regalare allo spettatore il giusto pathos. Risultato: uno spettacolo piatto. “Peau Neuve” di Fred Radix e François Pilon al Théatre Des Lucioles. È in assoluto il modo migliore per concludere un’intensa giornata di spettacoli! Un duo frizzante e scatenato quello di Lili Cros e Thierry Chazelle, che in scena cantano, ballano, raccontano storie, e suonano  gli strumenti, la loro stessa pelle e – invenzione di Thierry – il tape à donf (una pedana collegata ad un microfono che trasforma i passi in un suono simile a quello di un tamburo). Insomma, una coppia carica di energia, dentro e fuori dal palco, con cui siamo riusciti a scambiare due chiacchiere e a prolungare il piacere dello spettacolo. Caldamente consigliato! Il Festival del Teatro di Avignone continua con la sua accattivante energia ad attrarre un pubblico sempre più entusiasta fino al 30 luglio… Non è ancora troppo tardi per farci un salto!
Fëdor Dostoevskij e il tempo immobile de Le Notti Bianche
Luglio 20
Il libro di questa settimana è dedicato agli inguaribili romantici, ai sognatori, a quelli che non hanno bisogno di giornate di caldo afoso per sciogliersi come un gelato al sole. Torniamo indietro nel tempo, ad un’estate di metà ottocento, e lasciamoci trasportare dall’incanto delle Notti Bianche di San Pietroburgo, dal fascino delle atmosfere sognanti che solo il genio di Fëdor Dostoevskij è in grado di ricreare.     Il personaggio di questa storia non ha un nome ed è proprio l’appellativo affibbiatogli dal suo autore a collocarlo in un non-luogo onirico, ai confini con l’immaginazione: è il Sognatore, un giovane che vive un’artistica estraneazione dal mondo e dalle cose concrete. Dopo l’incontro con Nasten’ka, giovane donna vittima di una nonna possessiva e di scottanti delusioni amorose, qualcosa inizia ad agitarsi nell’irrazionale protagonista del romanzo: un sentimento nuovo, forte, prorompente, destinato a riscuoterlo con vibrante eccitazione dal suo lungo sogno. Quella del Sognatore non è neanche una vera e propria storia, perché non sembra avere uno sviluppo, ma è come intrappolata in un tempo immobile, irreale, in una San Pietroburgo deserta e perennemente sveglia, con un sole che è come un giudice attento, che resta fisso nel cielo a far luce sui discorsi dei due personaggi, a rischiarare le loro identità, ad accendere i loro sentimenti.     Un romanzo dalle tinte tenui e sognanti, intriso di un romanticismo astratto, delirante, con cui Dostoevskij realizza un piccolo, meraviglioso capolavoro della letteratura russa.      MYGENERATION SULLA SPIAGGIA Mare, sole, una bibita fresca, un ombrellone sulla testa … manca solo il tocco finale e per quello ti aiutiamo noi con MY GENERATION sulla spiaggia: una rubrica estiva che ti suggerisce il libro giusto da portare con te in vacanza! Ogni settimana sarà pubblicata sulla nostra rivista MYGENERATIONWEB una breve recensione del libro “da ombrellone” che ti consigliamo di leggere. Segui la nostra rubrica, condividila inserendo l’hashtag con il titolo del libro che porterai con te quest’estate seguito da #MYGENERATIONsullaspiaggia e partecipa al nostro concorso. MYGENERATIONWEB apre le porte ai giovani talenti e ti invita a condividere la TUA recensione del libro che hai letto durante l’estate. Scrivici all’indirizzo mygenerationstaff@gmail.com, le recensioni migliori saranno pubblicate sulla nostra rivista!
Gli effetti di "Pokémon Go" su persone apparentemente sane
Luglio 19
Sono giorni che li vediamo armeggiare con il loro smartphone, muovendosi con un'andatura circospetta e mantenendo uno sguardo vitreo, fisso sullo schermo. All'inizio pensavamo fossero la versione 2.0 della famiglia Cullen, quella appassionata di selfie panoramici. Non c'è voluto molto per capire che non erano dei succhiasangue, ma che loro stessi erano stati risucchiati; e da un telefono! Di chi stiamo parlando? Ma degli intrepidi giocatori di Pokémon Go! In Italia da venerdì, Pokémon Go ha fatto la sua apparizione sui dispositivi a partire dal 6 Luglio, quando è stato ufficialmente lanciato negli Stati Uniti. Il gioco consiste nel catturare quanti più Pokémon possibile, e allenarli per renderli più forti, così da sfidare altre squadre in un combattimento. La caccia si svolge raggiungendo fisicamente le bestioline indistinte, le quali, grazie alla fotocamera del telefono, possono essere geolocalizzate un po' dappertutto. Una valida alternativa ad un cinema, ad una serata rimantica o in genere alla vita, insomma! E definire il suo successo come "clamoroso" è un eufemismo.   La popolarità di Pokémon Go ha raggiunto livelli tali da far balzare alle stelle il valore delle azioni della Nintendo, salite del 50% in una sola settimana. Giornali, siti di notizie, programmi TV, commenti sui social: della battaglia all'ultimo Pokémon ne parla veramente chiunque, coinvolgendo grandi e piccini, persone comuni e celebrità. Gli effetti che una baraonda tale ha generato sulla nostra quotidianità? Presto detto. Dalla data di pubblicazione del gioco, ecco un proliferare di selfie mentre si accarezza uno Snorlax, di screenshot compulsivi con i risultati ottenuti, di foto di Pidgeot che compaiono nei luoghi più disparati, dalla fila alla posta ad una bara. E, mentre stai trascorrendo una tranquilla serata con gli amici, eccoli fuggire tutti nella stessa direzione; un'emergenza, un terremoto? No, è solo comparso Jigglypuff su di una panchina. E queste non sono le maggiori bizzarie a cui il gioco ha dato luogo; secondo le testimonianze dei vari forum, c'è chi per pubblicare sui social la foto di un Pokémon apparso in ufficio, ha violato la politica aziendale e ha perso il lavoro. C'è chi, nel Missouri, è stato irretito nella trappola di un gruppo di malviventi, che intercettava gli spostamenti dei giocatori per rapinarli. Una diciannovenne del Wyoming, per catturare un Pokémon, si è addirittura imbattuta in un cadavere. Insomma, non possiamo che nutrire qualche perplessità nell'assistere alle sfide a colpi di sfere Poké dei nostri amici sposati e con figli. Tuttavia, oltre ad augurarci che l'allenamento non li intrattenga mentre sono al volante, e che questo improvviso ritorno al duemila non porti con sé anche i pantaloni a zampa di elefante, dobbiamo essere sollevati. Per una volta, un videogame porta le persone fuori casa! Speriamo che il prossimo le induca anche a guardarsi in faccia.
MyTopTweet139
Luglio 19
Questa settimana è stato fin troppo facile scegliere l'argomento a cui dedicare la mia rubrica. L'Italia, anzi il mondo, è stato invaso dalla Pokèmon mania con la nuova app lanciata dalla Nintendo Pokemon Go, che ha letteralmente fatto impazzire tutti. Sicuramente non c'è bisogno di dirvi come funziona questa applicazione anche perchè ora l'universo si divide in due categorie di persone: i fan accaniti, che ormai trovano ogni scusa per uscire di casa, e quelli che ritengono sia una cosa da sfigati, ma che comunque sanno come funziona. Io mi schiero subito con gli accaniti, anzi ora vi lascio perché devo andare in esplorazione.....     #PokemonGo   Marcè : È chiaro che siamo arrivati a un punto di non ritorno.... #pokemonGo     Eric van Tok.: So accurate. #PokemonGO   Isteven: Morto e risorto. #PokemonGO     Nicola Carmignanii: Ho installato #PokemonGo e finalmente ho trovato il primo Pokemon da catturare!!!    Tevhale:  Daniele Tomasoni : Incontestabile! #PokemonGO   Raffaele Romeo Arena: Qua stiamo perdendo la testa #PokemonGO   Maia Lino: E con questa addio #PokemonGO    Ágætis byrjun: Le priorità dell'Internet #PokemonGO     Andrea Dianetti: VERITÀ ASSOLUTA. #pokemongo       Alla prossima!!!
La leggenda di Tarzan: l'urlo si è spento
Luglio 19
Nell’immaginario collettivo il simbolo del machismo sexy per eccellenza è Tarzan, l’uomo scimmia. Le stesse femministe più radicali potrebbero aver sognato, almeno una volta, di essere Jane e di farsi accogliere tra le braccia possenti e muscolose del signore della giungla. Io che invece non ho mai avuto gli addominali scolpiti e non tengo più folti e lunghi capelli ho sempre faticato a entusiasmarmi davanti a questo eroe ecologista e puro. Sono un uomo di città e per me la giungla evoca caldo e insetti. Tralasciando però i miei gusti e l'invidia, cerchiamo di tornare sul pezzo e di spiegare perché “The Legend of Tarzan” mi ha conciliato il sonno per quasi due ore di proiezione. David Yates ha costruito un film sul piano scenografico e ambientale sicuramente bello e affascinante. Gli effetti speciali sono di ottimo livello e trascinano lo spettatore dentro la giungla. L’occhio del pubblico è soddisfatto, ma a questo film manca tutto il resto. La regia di Yates è ricca, colorata, maestosa, ciononostante non incanta più di tanto. Tarzan significa libertà, simbiosi con la natura e critica all’avidità e al cinismo della cosiddetta civiltà. La scelta narrativa degli autori di porre Tarzan, o meglio, John Greystoke (Skarsgard), nuovamente civilizzato ed elegante nella Londra di fine ottocento e felicemente sposato con l’amata Jane (Robbie), convince poco. Tarzan è Tarzan e il richiamo della foresta è più forte di ogni cosa e quando John è invitato con l’inganno a recarsi in Congo, su invito di Leopodo II Re di Belgio, è la stessa Jane a essere celere a fare i bagagli e partire per il continente nero. "The Legend of Tarzan" è un racconto piatto, scontato, privo di mordente e incapace di tradurre efficacemente in azioni il vero significato della storia originale, inventata e scritta da Edgar Rice Burroughs nei suoi romanzi dal 1912. La stessa Africa e i suoi paesaggi, sebbene siano mozzafiato, non riescono a bucare totalmente lo schermo. La misteriosa e magica giungla e i suoi abitanti appaiono come delle belle statuine e non come i veri protagonisti della vicenda. L’intreccio narrativo basato sulla netta e manichea divisone tra i buoni e giusti, incarnati da Tarzan e i suoi amici, e i cattivi, dagli avidi e senza scrupoli belgi guidati dal Capitano Rom (Waltz), è troppo schematico, prevedibile e crea solo in parte una tensione drammaturgica apprezzabile e con il giusto pathos e ritmo narrativo. Alexander Skarsgård e Margot Robbie sono belli, giovani e sicuramente sexy, ma sono un coppia mal assortita. Si vede poca alchimia tra i due e non si nota quella scintilla d’amore, frutto del contatto tra civiltà e magnetismo della giungla. Samuel L. Jackson e Christoph Waltz svolgono i loro rispettivi ruoli senza andare oltre una stiracchiata sufficienza e, da due attori di grande talento e personalità, ci si aspettava qualcosa in più. Alla fine della proiezione allo spettatore resta la sensazione che per Tarzan, come per chiunque altro, si è a casa dove si è felici anche privi delle care e ricercate comodità.   “The Legend of Tarzan” è un film del 2016 diretto da David Yates , scritto daStuart Beattie eCraig Brewer, con: Alexander Skarsgård,  Margot Robbie,  Samuel L. Jackson,  Christoph Waltz, Ella Purnell, Djimon Hounsou.    Il biglietto d’acquistare per “The Legend of Tarzan” è: 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5)Sempre.  
Eco Summer 2016, il Festival estivo più green del casertano
Luglio 18
È green, è eco, è bio e chi più ne ha più ne metta! È l’Eco Summer Festival, che alla sua sesta edizione torna per regalarci cinque serate all’insegna della musica, del buon cibo (rigorosamente veg!) e di tutto il calore e l’armonia della nostra terra. L’Eco Summer Festival è un evento promosso dall’Associazione Culturale La Tenda di Parete, che dal 2009 si impegna nella tutela dell’ambiente e della cultura del casertano. A chi pensa che la Terra dei Fuochi bruci solo di roghi tossici, l’Eco Summer Festival regala la possibilità di invertire la prospettiva e di riscattare un territorio che ha delle enormi potenzialità di rinascita.  Come rendere possibile una sì ardua impresa? La sensibilizzazione al rispetto ambientale e alla legalità è una tematica di importanza cruciale con i tempi che corrono e, in tal senso, l’Eco Summer si fa promotore di una serie di attività in perfetta sintonia con l’amore e il rispetto per il nostro territorio. Durante i cinque giorni di festival, dal 26 al 30 luglio, saranno allestiti all’interno della Scuola Media Matteo Basile di Parete laboratori di riciclo creativo, attività ludiche e sportive (ping-pong, yoga) e una fiera per promuovere le associazioni culturali e le attività commerciali locali. La musica resta ovviamente una delle priorità del festival. Ad inaugurare la prima serata musicale (29 luglio) gli Slivovitz, a seguire, Sandro Joyeux, Buddha Superoverdrive e, in chiusura (30 luglio) il concerto di Giovanni Truppi. Il giorno 26 alle ore 21, a dare inizio al festival sarà la biciclettata, che da Piazza Berlinguer – dove alle ore 20 si terrà la conferenza stampa dell’evento – arriverà fino alla Scuola Media Basile. Insomma, un debutto in vero stile green! L’Eco Summer Festival è il modo migliore per trascorrere una piacevole serata estiva all’insegna della cultura e dell’amore per l’ambiente; noi ci saremo e che GOD SAVE THE GREEN! Clicca su video per un'anteprima.  Per ulteriori info sull’evento: https://www.facebook.com/EcoSummerFestival/?fref=nf
Turchia, ipotesi di complotto
Luglio 17
Siamo i gatti neri, siamo i pessimisti, siamo i cattivi pensieri e non abbiamo da mangiare… Era vero, era tutto vero. I soldati in strada li abbiamo visti tutti, i carrarmati anche, i detriti per gli spari sul Parlamento di Ankara sono stati rimossi il giorno seguente e la polvere che respiravano gli addetti alla rimozione li faceva tossire per davvero. Eppure c’è qualcosa che non torna, un sospetto colpevole si insinua inevitabile quando tutto sembra troppo strano per essere vero, nonostante le immagini. D’altra parte non sarebbe una novità, nelle strategie politiche, ritrovarsi di fronte ad una messinscena. Siamo nel campo incerto e labile delle ipotesi, un insieme forzato di ragionamenti che convogliano verso un solo punto designato a priori. Il classico errore dell’investigatore cocciuto che designa un colpevole e cerca in tutti i modi di far convogliare su di lui gli indizi. Eppure il vecchio detto sostiene che a pensar male si fa peccato, ma raramente si sbaglia. Specie se si parla di Capi di Stato, nazioni sull’orlo di un collasso politico ed eventi che in maniera disarmate si ripetono nell’eterno ciclo della Storia. Risulta così quantomeno lecito porsi dei dubbi e storcere il naso di fronte al tentato golpe della notte scorsa in Turchia, durato quattro ore; appena in tempo per fare atterrare il Presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, stanco di girare in tondo con l’aereo presidenziale. Ammesso che lui, su quell’aereo, ci fosse davvero. Il dubbio si alimenta con i conti che non tornano o con quelli che tornano ma restituiscono un risultato diverso da quello delle comunicazioni ufficiali. Qui potete leggere la cronaca di quelle ore e già in quegli stessi momenti di sgomento e confusione qualcosa sembrava non tornare. Innanzitutto il fatto che fosse solo una parte dell’esercito ad avere provato il golpe. Era quantomeno surreale vedere combattere i militari golpisti contro gli altri militari e la polizia. Il corpo della Marina si è subito dissociato dal tentativo di rovesciare lo stato di Erdoğan e così il corpo militare più grande del mondo, dopo quello statunitense, si è ridotto ad un manipolo poco organizzato di uomini in mimetica. Poco dopo l’inizio dell’attacco i siti social sono stati oscurati e fa quasi sorridere che proprio lui, il benemerito Presidente Erdoğan, contrario all’utilizzo di questi mezzi di comunicazione, abbia infine scelto di lanciare un messaggio attraverso uno di essi per invitare a scendere in strada e bloccare l’avanzata dei traditori. Qualche ora di destabilizzazione ed il capo di stato è atterrato senza correre alcun rischio per finalmente poter avanzare le sue pretese agli occhi del mondo, che fino a quel momento era stato a guardare paziente, non troppo turbato. I potenti, in questo caso, hanno dimostrato ancora una volta di essere essenzialmente disinteressati alle sorti del popolo, sbilanciandosi in timidi proclami solo dopo che il pericolo di golpe era rientrato. Atteggiamento molto diverso da quello adottato nel 2011 quando in Libia iniziarono le proteste contro il regime di Gheddafi, quando il mondo si accorse, dopo 42 anni di dittatura, che forse era il caso di mettere fine alla sua epoca. Con Erdoğan siamo di fronte ad una situazione piuttosto simile, anche se il Presidente turco si è dimostrato nel tempo più abile del suo collega libico, giocando una partita diplomatica con le grandi nazioni del mondo, forte di una posizione geografica ed un esercito – come si è detto – da far invidia. Visto di cattivo occhio dagli Stati Uniti per i suoi contatti con i leader islamici siriani, ha ben badato a tenersi stretto – ma non troppo – Vladimir Putin, innescando una sorta di seconda guerra fredda. Sta nelle abitudini dei dittatori non essere particolarmente ubbidienti rispetto alle imposizioni altrui, né tantomeno di avere l’esigenza di giustificare i propri gesti di fronte ad una corte planetaria. Ma è un fatto storico che dal ‘900 le guerre non si fanno più con il dichiarato scopo di conquistare e sottomettere gli altri popoli. Tutti hanno bisogno di un movente “nobile”, dall’esportazione della democrazia statunitense, alla liberazione dei popoli al confine tra Russia e Ucraina da uno Stato mal digerito. Scuse, balle storiche che solo la lucida analisi può smascherare, pur mancando di prove concrete e dichiarazioni ufficiali. Allo stesso modo il golpe dell’altra sera potrebbe essere solo un modo da parte di Erdoğan per giustificare l’inasprimento del suo governo, abbassando ancor più l’asticella della democrazia turca, ai minimi storici da quando nel 2014 è salito al potere. Adesso nessuno potrà negargli la possibilità di prendere le dovute contromisure affinché il rischio di golpe non si ripeta, poiché i carrarmati li abbiamo visti tutti, e la polvere delle macerie secca ancora la gola dei turchi. Ci sono anche 2800 militari arrestati e 300 morti. E quelli sono veri, spaventosamente veri.

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