Napoli Film Festival: i concorsi

Dopo la preapertura di venerdì 23 settembre, parte oggi il Napoli Film Festival 2016, giunto alla su...

Alla ricerca di Dory e i segreti del record al Box-office

La pesciolina chirurgo più dolce e smemorata della Barriera Corallina è tornata nei cinema di tutto ...

Il lavoro nobilita. Alle volte uccide.

Nella Costituzione italiana si riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro, che costituisce i...

4-2-3-1 Nerazzurro

Finalmente, dopo anni di confusione societaria e non solo, la piazza nerazzurra ritrova la speranza ...

“Où va le monde?!”, la domanda che muove il nuovo album dei La Femme

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Set cinematografico e Widelux F8: l'altra faccia di Jeff Bridges

Jeff Bridges a molti noto come  il protagonista de “Il grande Lebowski” non è solo un attore fa...

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Napoli Film Festival: i concorsi
Settembre 26
Dopo la preapertura di venerdì 23 settembre, parte oggi il Napoli Film Festival 2016, giunto alla sua diciottesima edizione. Tema di quest'anno è il confine. MYGENERATION è Media Partner dell'evento. Con l'aiuto dei suoi inviati, la redazione accompagnerà i lettori alla scoperta di tre sezioni di concorso. - SchermoNapoli Scuola vede protagonisti i film dei ragazzi, suddivisi in due sezioni: 5 - 14 e 14- 18. Location: Cinema Metropolitan (lunedì 26 settembre ore 10) e Institut Francais Napoli(martedì 27 settembre ore 10). - SchermoNapoli Doc è la sezione dei documentari. Tra questi, Napolislam eNormale #La Fede di Giuseppe Alessio Nuzzo, che inaugura il concorso. Le proiezioni sono ad ingresso libero al PAN, da oggi a sabato 1 ottobre. - Terza sezione, SchermoNapoli Corti, come da titolo, sei giorni di corti tra i quali Stanza 52 di Maurizio Braucci, presentato nell'ultima edizione del Festival di Venezia. Location: Cinema Metropolitan. Posto unico: 5 euro, ridotto 4 euro per over 65, studenti universitari e convenzionati Napoli Film Festival. A questo link il programma completo -> http://www.napolifilmfestival.com/nff/sites/default/files/allegati/allegati_news/Programma%20Concorsi%20Napoli%20Film%20Festival%202016.pdf Oltre ai concorsi, tanti incontri, approfondimenti e ospiti: Claudio Giovannesi, i Manetti Bros. e Giuseppe Piccioni sono solo alcuni.   Gli altri concorsi: Europa/Mediterraneo Lunedì 26 Enclave [Enklave] v.o. sott. ita Martedì 27 Dust Cloth [Toz Bezi] v.o. sott. ita Mercoledì 28 Simshar [Id.] v.o. sott. ita Giovedì 29 Riverbanks [Ohtes] v.o. sott. ita Venerdì 30 Our Mother [D'une pierre deux coups] v.o. sott. ita Nuovo Cinema Italia Lunedì 26 Montedoro Martedì 27 Al di là del risultato Mercoledì 28 Non voltarti indietro Giovedì 29 Wide blue delivery Venerdì 30 L'ombelico magico     
Alla ricerca di Dory e i segreti del record al Box-office
Settembre 25
La pesciolina chirurgo più dolce e smemorata della Barriera Corallina è tornata nei cinema di tutto il mondo con Alla ricerca di Dory, prodotto dalla Pixar e distribuito dalla Walt Disney Pictures. La pellicola è il sequel di Alla ricerca di Nemo che, nel 2003, rappresentò il secondo grandissimo successo firmato Pixar dopo Toy Story (1995). Si tratta di uno spin-off poiché Dory, che nella prima pellicola era un personaggio caratteristico ma secondario, diventa l’assoluta protagonista di questo film d’animazione che la vede lasciare la barriera corallina australiana, dove vive con Nemo e Marlin, per andare alla ricerca dei suoi genitori fra i padiglioni di un parco oceanografico di San Francisco. Gli unici indizi che possono aiutarla nella ricerca sono degli sporadici flashback della sua infanzia. Questi flussi di memoria, sparsi come mollichine di pane nella foresta, rendono il film vicino ad Inside Out. Rispetto al suo predecessore, Alla ricerca di Nemo, la ricerca, filo conduttore che lega le due pellicole, non è ambientata nell’oceano ma all’interno di un parco a tema, i cui spazi acquatici ridotti sono interrotti da strade ricolme di visitatori che la nostra Dory dovrà attraversare per raggiungere il padiglione “Mare aperto”, nel quale spera di ritrovare la sua famiglia. Durante questo percorso pieno di gag esilaranti, Dory incontrerà numerosi compagni di viaggio. Oltre ai sempre presenti Nemo e Marlin, la pesciolina 'riabbraccerà' l’amica di infanzia Destiny, uno squalo balena miope che va a sbattere contro le pareti della vasca in cui vive, e Bailey, beluga convinto di aver perso l’uso dell’ecolocalizzatore naturale. Fondamentale sarà l’aiuto di Hank, un polpo a sette tentacoli dal carattere burbero che ha la fobia dell’oceano e dei bambini. Ogni personaggio vive quindi un disagio fisico e psicologico che lo rende vicino a Dory, affetta da sindrome della perdita della memoria a breve termine. Insieme supereranno i loro limiti, aiutando la pesciolina nella sua ricerca. La pellicola, distribuita nelle sale Usa il 17 giugno scorso, ha ottenuto un successo al box-office assolutamente straordinario. Si tratta del film d’animazione con il maggior incasso di sempre al botteghino nel weekend d’apertura. La cifra record ammonta ad oltre 136 milioni di dollari. Successivamente, il film ha incassato un totale di 479.800.00 milioni di dollari soltanto negli Stati Uniti. Nel resto del mondo l’incasso ha raggiunto la cifra di circa 451.200.000 milioni di dollari. Soltanto in Italia, dove il film è stato distribuito nelle sale il 15 settembre, nei primi quattro giorni l’incasso ha superato i 5 milioni di euro . Impallidiscono gli altri film, tra cui Trafficanti, che si accontenta di un mesto secondo posto al box-office italiano, con un incasso, a confronto ridicolo, di 879.300 euro. Un oceano d’oro, una sterminata barriera corallina di “verdoni”, uno tzunami di soldi. Il raggiungimento di queste cifre è reso possibile da un insieme di fattori fra cui la grande abilità delle produzioni cinematografiche di sfruttare Internet e i social network per divulgare, da molti mesi prima dell’uscita in sala, tre o quattro trailer diversi , inserti di ogni tipo, pagine ufficiali legate ai retroscena del film, foto, modalità di interazione diretta fra pubblico e attori, e tutto ciò che il marketing permette. Nel caso specifico della Disney, c’è da analizzare una peculiarità sicuramente diversa e straordinara. In ogni film d’animazione la Walt Disney costruisce personaggi secondari le cui caratteristiche sono talmente originali e peculiari che gli spettatori vengono attirati più da loro che non dai protagonisti. Questo permette alla Disney di renderli protagonisti di nuovi spin off, serie tv targate Disney Channel, sequel, prequel e tutte le operazioni di marketing allegate. Dory, pesciolina svampita, smemorata e fonte di infinita ispirazione per tante gag, rientra perfettamente nella serie di personaggi 'costruiti ad hoc' . Oltre a lei ricordiamo benissimo il successo che ebbero i simpaticissimi Timon e Pumba, Buzz Lightyear, la terribile Crudelia Demon, il Gatto con gli stivali, Capitan Uncino, il brillante Genio della lampada, Filottete, il fauno burbero che allena Hercules, e molti altri. La caratterizzazione dei personaggi secondari è sempre stata uno tra i principali strumenti di marketing adottati dalla Disney. Dory rientra così nel panorama di questo modello paradigmatico, pesciolina dal gran cuore e sempre ottimista, nonostante la perdita di memoria a breve termine, la cui dolce e insicura voce italiana è brillantemente prestata da Carla Signoris. Alla ricerca di Dory risulta una pellicola ben fatta, tecnicamente pensata per il 3D, dinamica e divertente, avvolta nelle varie sfumature di blu che il fondale marino propone.
Il lavoro nobilita. Alle volte uccide.
Settembre 25
Nella Costituzione italiana si riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro, che costituisce il principio cardine della nostra forma di stato: il lavoro rappresenta il mezzo attraverso il quale i cittadini acquisiscono quanto necessario per il loro sostentamento. Purtroppo questo diritto spesso viene calpestato, da un lato da leggi che, seppur ritenute giuste dai nostri governanti, favoriscono la precarizzazione, dall'altro viene mortificato da molti datori di lavoro che non applicano adeguate misure di sicurezza sul luogo di lavoro, perché fonte di costi aggiuntivi, troppo esosi, per la loro attività imprenditoriale. Il mantra imprenditoriale è: ottimizzare il profitto contenendo i costi! Questi dati oggettivi si rivelano facce di una stessa medaglia poiché, in molti casi, costringono ad accettare anche quei lavori che hanno un indice di infortunio elevato, proprio per la mancanza di strumenti utili alla prevenzione. Accade così che ogni anno moltissime persone perdano la vita durante lo svolgimento dell'attività lavorativa, senza parlare di coloro che rimangono invalidi, più o meno gravemente. Sono molte le imprese che sfuggono alle loro responsabilità cercando di manipolare la realtà dei fatti per non riconoscere quei risarcimenti che, nella maggioranza dei casi, risultano comunque non adeguati ai danni subiti. In agricoltura, più della metà dei decessi avviene per ribaltamento dei trattori e anche in altri ambiti lavorativi sono i mezzi di trasporto e di sollevamento a provocare vittime, indipendentemente dalla qualifica del personale impiegato: rischiano tanto il manovale addetto alla catena di montaggio quanto l’impiegato, il muratore come l’elettricista, il carpentiere come l'autista…  Quando si verifica un incidente, se si ha la fortuna di non perdere la vita, si possono comunque avere inconvenienti fisici: malattie respiratorie, ulcere, ustioni, dermatiti.  Non si conoscono dati riguardanti gli infortuni nei casi di impiego a nero; di certo i dati prodotti dall'INAIL attestano che nel 2015 gli infortuni sul lavoro sono stati 637 mila, di cui 1246 mortali. Da Gennaio a Luglio 2016, infatti, nel nostro Paese si contano 562 morti sul lavoro. Non ci vuole molto per stabilire che in media si tratti di 80 vittime al mese! In questi giorni la cronaca si è molto soffermata sugli incidenti avvenuti a Roma, a Taranto e a Piacenza, “morti bianche” su cui non bisogna abbassare i riflettori, poiché nonostante vi siano decreti e norme che disciplinano la sicurezza nei luoghi di lavoro la situazione non sembra migliorare. Cos'è che non funziona? 
4-2-3-1 Nerazzurro
Settembre 24
Finalmente, dopo anni di confusione societaria e non solo, la piazza nerazzurra ritrova la speranza e la gioia di seguire una squadra che, nonostante i primi affanni, sembra aver trovato il bandolo della matassa, difatti dopo le ultime due vittorie contro la prestigiosa Juventus e la più modesta, seppur molto ostica, Empoli sembra tutto più definito: la formazione, i ruoli e il progetto di un futuro che inizia con un allenatore olandese che sembra quasi italiano per quanto è atipico. Possiamo quindi trarre le prime conclusioni su una squadra ancora in costruzione ma che mostra segni evidenti di quello che è e quello che sarà nel futuro prossimo. Il tecnico olandese, si sapeva dai suoi inizi recenti all’Ajax, predilige la difesa, infatti il suo modulo tipo, il 4-2-3-1 è uno dei moduli più equilibrati attualmente usati nel panorama europeo, con il quale i ragazzi di De Boer, a mio parere, si sposano alla perfezione. Il modulo infatti non richiede per forza, vista la densità a centrocampo, né ai centrali né ai terzini particolari caratteristiche offensive, in pratica non si chiede ai centrali di costruire, ma solo di difendere e al massimo scaricare sulla line a due di centrocampo più vicina, e non si chiede, almeno per forza, ai terzini di salire. Queste caratteristiche non solo esaltano le capacità difensive del quartetto di difesa, in particolare di Miranda e Murillo, ma sopperiscono alle lacune nella capacità di costruzione del gioco e di sovrapposizione. De Boer posiziona Medel e Joao Mario davanti alla difesa, ma il vero e unico mediano è il cileno, il quale, anche grazie a un mercato che gli ha portato dei registi con cui giocare, ritorna a fare quello che sa fare, cioè schermare la difesa posizionandosi davanti alla stessa e a sostituire i difensori in caso di transizione negativa o eventuali sovrapposizioni. Joao Mario fa altro, ma lo fa molto bene, difatti non solo esautora Medel da compiti offensivi costruendo il gioco, ma dimezza la stanchezza di Banega, posizionato centrale nella linea di centrocampo a 3, scambiandosi di posto con lui più volte e con il quale sembra abbia trovato un intesa notevole. Il trio dietro la punta è probabilmente, se ve ne è uno, il nucleo del gioco, difatti il mercato ha portato un rinforzo di lusso in questo senso, Candreva, come lo stesso Perisic, è dotato di una grande velocità e resistenza, caratteristiche necessarie per gli esterni di centrocampo in questo modulo poiché non solo devono assolvere ai normali compiti offensivi, affiancandosi alla punta e fraseggiare con la stessa, ma devono rientrare dietro la linea del pallone in fase di non possesso, pressando sempre molto alti. Infine la punta, qui De Boer non ha scelta, Icardi ha tutto, è prestante fisicamente e riesce a tenere palla e smistare per i compagni con delle perle che allo Juventus Stadium ricorderanno ancora per molto, dopodiché non solo è un grande finalizzatore, ma questo modulo esalta la grinta di un capitano che non molla un centimetro e pressa trascinandosi una squadra con la quale può raggiungere grandi traguardi. De Boer è partito dal lavoro di Mancini, che applicava lo stesso modulo, ma lo ha migliorato sia grazie a un mercato mirato sia grazie ad una straordinaria abilità di leggere le partite e sfruttare la versatilità del modulo e le pedine a disposizione. Questa è la migliore Inter, si vedrà se durerà.
“Où va le monde?!”, la domanda che muove il nuovo album dei La Femme
Settembre 24
<<Adoro Parigi... Le donne, il vino, tutto tranne la loro versione moscia del Rock’n’Roll...>> -Carl Carlson, I Simpson (21x05) - video in basso dal minuto 13.37 a 13.50.   Malgrado sia del tutto d’accordo (o quasi) con Carl Carlson, ascoltare il gruppo parigino dei La Femme è stata l’eccezione che ha confermato la regola. Il loro rock non è moscio, e non è neanche rock. O meglio, non solo. Dal loro ultimo lavoro, Mystère, si percepiscono un’infinità di influenze differenti. Potremmo dire che ogni traccia è diversa dalla precedente, l'album mischia emozioni edinfluenze per dare vita a quello che gli stessi parigini definiscono psycho-pop-surf-electro che già dal lavoro d’esordio, Psycho Tropical Berlin, li ha resi protagonisti indiscussi della scena alternatif europea, riuscendo a distinguersi per le loro sonorità tutt’altro che comuni e per il sottilissimo, quasi invisibile, filo logico che unisce i brani. Non è semplice intuire l’idea di fondo che ispira i lavori, ma il prodotto finale rende tutto più scorrevole, riuscendo anche a mettere in mostra le spiccate capacità artistiche dei ragazzi, capaci di passare da una sonorità all’altra senza alcun problema. Ne è un esempio il brano Où va le monde, in cui i La Femme raccontano i grandi disagi di ragazzi e ragazze nella Francia contemporanea, unendo ambientazioni tipiche degli spaghetti western con il contesto metropolitano in cui vivono, tratteggiando l’idea di un cowboy dei nostri tempi. Ma questo sarebbe riduttivo: nel singolo che ha preceduto l’uscita di Mystère, Septembre, si fanno strada sonorità molto più morbide (appena accennate nel primo lavoro) svelando un indie che va a braccetto con un genere elettronico psichedelico.La giovane età del gruppo fa ben sperare per i futuri traguardi che potranno raggiungere questi strani ragazzi francesi che, per ora, hanno voluto darci solo un assaggio della loro distorta visione della realtà e di conseguenza della loro idea di “fare musica”.    
Set cinematografico e Widelux F8: l'altra faccia di Jeff Bridges
Settembre 23
Jeff Bridges a molti noto come  il protagonista de “Il grande Lebowski” non è solo un attore famoso, ma anche un apprezzatissimo fotografo. Figlio d’arte, il padre era l’attore Lloyd Bridges, iniziò la sua carriera cinematografica a soli due anni. Artista eclettico si dedica anche alla musica.   Fin dal 1984, cominciando da quello di STARMAN, sui diversi set in cui lavora, porta con se una Widelux F8  e dopo le riprese si diletta a fotografare al di qua della cinepresa. I suoi scatti sono riusciti ad immortalare i momenti più naturali e spontanei di registi, attori e operatori del settore; quei momenti in cui alleggeriti dal lavoro svolto, ci si concede un pò di relax. In genere, alla fine delle riprese, Jeff Bridges era solito realizzare dei piccoli album, che donava ai componenti delle troupe.       Tra le immagini, spuntano nomi come Francis Ford Coppola, il compianto Seymour Hoffman, John Turturro, John Goodman, Kevin Spacey e molti altri. Questi lavori, in bianco e nero, gli hanno valso la candidatura agli “Infinity Awards”, una premio a livello globale della fotografia.     Le sue fotografie sono state esposte in diverse sedi museali soprattutto negli Stati Uniti. Circa sessanta dei suoi scatti sono stati esposti , invece, a Bologna, l’anno scorso, presso la galleria ONO ARTE CONTEMPORANEA, chissà che non tornino presto a fare il giro del Bel Paese. Alcuni delle sue immagini sono pubbliche sul profilo Twitter dell’attore, https://twitter.com/TheJeffBridges, e sul suo sito personale http://www.jeffbridges.com/photojan10a.html o ancora nel volume Pictures by Jeff Bridges, disponibile online, dove in qualche modo l’osservatore può ritrovarsi dentro ai suoi film, con la particolarità che stavolta ci si trova dall’altro lato.   A proposito del sito, forse, vi farà piacere sapere che è presente un guestbook, dove i visitatori possono lasciare un commento un saluto o semplicemente fare qualche domanda.     Regalatagli dalla moglie, la Widelux è dotata di un obiettivo rotante che permette di realizzare inquadrature di 180° con un formato stampa particolarmente simile alla pellicola cinematografica. Lo stesso Bridges, che sul suo sito, da consigli e svela trucchetti per utilizzare al meglio questo tipo di macchina fotografica, afferma: “La Widelux è un’amante volubile; il suo mirino non è accurato e il fuoco è fisso, perciò c’è una mancanza di precisione di fondo. Ed è ciò che mi piace. È qualcosa a cui aspiro nel mio lavoro, una mancanza di precisione che renda tutto più vero, più onesto, una volontà di catturare ciò che c’è in quel momento e di lasciar fluire naturalmente il risultato”.     On line è disponibile un libro intitolato: “Pictures by Jeff Bridges “ dove nell’attesa del suo ritorno in Italia si può prendere visione degli scatti  e in qualche modo ritrovarsi dentro ai suoi film, con la particolarità che stavolta ci si trova dall’altro lato.  
Nuovo Teatro Sanità tra giovani realtà, sinergie, Toni Servillo e Roberto Saviano
Settembre 21
Presentata la stagione 2016/2017 del Nuovo Teatro Sanità. In prima fila le forze dell'ordine, segnale forte di un desiderio di riappropriarsi del quartiere attraverso legalità e cultura. - La presenza delle forze dell'ordine garantisce quella dello Stato, perché la cultura dà vita a sicurezza - ha dichiarato nel corso della conferenza stampa Alessandra Clemente, Assessore alle politiche giovanili e alla legalità. Da qui al teatro, il passo è breve e ne rappresenta la naturale conseguenza. Primo appuntamento in stagione, Noi siamo barbari di Philip Lohle, una coproduzione NTS e Goethe Istitute in cui Mario Gelardi, direttore artistico del teatro, dirige il testo di uno dei più interessanti autori contemporanei tedeschi. Secondo spettacolo in cartellone, Fuje Filumea, scritto e diretto da Peppe Fonzo, rappresenta il desiderio di rafforzare la rete tra l'NTS e il Magnifico Visbaal di Benevento, che produce lo spettacolo, assieme agli altri 'teatri di provincia' e di frontiera, Nostos di Aversa e Civico14 di Caserta. Nello Mascia presenta Il guardiano di Pinter con Franco Iavarone, in scena a novembre. On stage h24 è il secondo spettacolo dell'undicesimo mese dell'anno: riprendendo l'idea del Kino Lab, format per il quale filmmaker di tutto il mondo si incontrano e girano cortometraggi in tempi brevissimi, Fabiana Fazio e Carlo Caracciolo si fanno promotori di un progetto in cui l'NTS crea un open stage sul quale professionisti del teatro creeranno uno spettacolo da zero; è possibile iscriversi dal 20 settembre. Da Venezia il teatro di figura di Tomato soap di e con Ariela Maggi e Giulio Canestrelli andrà in scena il 19 e 20 novembre. A dicembre l'apprezzato lavoro di Michele Danubio, Sonata napoletana per topi e bambini, nato come saggio dell'NTS, sbarca per merito in stagione con uno spettacolo che gira intorno alla maschera di Pulcinella. Dal 16 al 18 dicembre tornano le tre signore de La Terza comunione, Carlo Caracciolo, Luigi Credendino e Ciro Pellegrino, con Niente fiori ma opere di bene. Rosario Sparno torna al Nuovo Teatro Sanità con Antonella Romano in Ria Rosa - Il viaggio, dai testi della cantante napoletana di inizio '900 che dà il titolo alla pièce, al pianoforte Josi Cincotti. Il Responsabile Arcigay nazionale per la cultura, Claudio Finelli, presenta Quei ragazzi del 96 - Boy-scout in The band, tratto dal primo film a tematica dichiaratamente omosessuale realizzato ad Hollywood e riambientato a Napoli. Con la regia e l'interpretazione di Renato Carpentieri, L'intervento: il grande attore sbarca all'NTS, "presidio di cultura", con il testo meno indifferente di Moravia. Da un grande del teatro ad un altro, arriva all'NTS la drammaturgia di Enzo Moscato, interpretata da Tina Femiano con la regia di Mario Gelardi. Il Civico14 sbarca all'NTS con la produzione Cenerè. A marzo, lo spettacolo Idroscalo 93. La morte di Pier Paolo Pasolini, diretto e interpretato da Ivan Castiglione, drammaturgia di Mario Gelardi. Il mese continua con Requiem per due serve, scritto da Fabio Brescia, anche in scena, da Le serve di Genet, e diretto da Gerardo D'Andrea con Franco Iavarone e Stefano Ariota. Per il trentennale di Teatri Uniti, una serata speciale con Toni Servillo, il 21 marzo, Magic People show di Giuseppe Montesano messo in scena da Enrico Ianniello, Tony Laudadio, Andrea Renzi e Luciano Saltarelli. I festeggiamenti continueranno con altri appuntamenti da definire. A maggio in scena due bambini per Peter e Alice attraverso lo specchio. Ad aprile, il nuovo libro di Roberto Saviano, La Paranza dei bambini, in uscita a dicembre, diventa uno spettacolo con la regia di Mario Gelardi. Teatro All You can eat come cibo per la mente che non va sprecato, con un energy drink i cui proventi andranno all'NTS. Si inaugura quest'anno la rassegna nel foyer del Nuovo Teatro Sanità, a cura di Milena Cozzolino, con cinque spettacoli di nuova drammaturgia: Where are we now?, Edipo a colono rivisitato dalla Compagnia Manovalanza, Il Volo di Michelangelo, scritto e diretto da Nicola Zavagli, con Beatrice Visibelli, Marco Natalucci e al viloncello Ginevra Prunetti, U.R.A. Tearto con Avemmaria di Emilio Nigro, Spingi e respira di e con Lorenzo Praticò e, infine, la Compagnia Ragli in L'Italia s'è desta. Un piccolo [falso] mistero italiano, scritto e diretto da Rosario Mastrota.
Harry è tornato, preparate le scope e volate in libreria!
Settembre 21
Per tutti quelli che neanche quest’anno hanno ricevuto l’agognata lettera da Hogwards, una consolazione c’è. Se non possiamo arrivare alla più celebre scuola di magia e stregoneria attraversando il pilastro tra i binari 9 e 10 di King’s Cross o a bordo di una Ford Anglia volante, possiamo almeno viaggiare con la fantasia e il nuovo libro nato dalla penna della scrittrice più amata di tutti i tempi è pronto a farci rivivere la magia.     Il countdown è arrivato a -3 e, finalmente, il 24 settembre “Harry Potter e la maledizione dell’erede” arriverà (consegnato da stormi di civette ?) nelle librerie italiane!   Il libro “del ritorno” tanto atteso è già disponibile nella versione in lingua originale, ma non preoccupatevi, non faremo spoiler! Dobbiamo, però, smentire le prime voci, quelle che parlano de “l’ottavo Harry Potter”, nient’affatto: il nuovo libro di J.K.Rowling, John Tiffany e Jack Thorne, non ha niente a che vedere con la storia di Harry Potter come siamo stati abituati a leggerla. In effetti, si dovrebbe piuttosto parlare di sequel, poiché il protagonista, stavolta, non è più l’amato maghetto dagli occhiali tondi, ma la sua versione adulta e matura, che abbiamo già visto nelle ultime pagine del settimo libro della saga. La nuova storia “inizia dalla fine” e l’“erede” cui si fa cenno nel titolo è Albus Severus Potter, secondogenito di Harry su cui la penna di J.K.Rowling si è soffermata solo qualche minuto prima di congedarsi da tutti i suoi fan e lasciarli in un fiume di lacrime.        Che altro possiamo dirvi? Beh, una cosa fondamentale: non sarà un romanzo. Forse per prendere meglio le distanze dalla saga - che più volte ha definito conclusa -, J.K. Rowling ha deciso di cambiare genere e quest’ultimo libro è una sceneggiatura teatrale in due parti (entrambe contenute nel volume che uscirà a breve in Italia). Dunque, sentitevi già consolati: la magia non finisce con l’ultima pagina, ma continua a teatro, e forse anche al cinema, chissà!                     Intanto, per ingannare l’attesa, vi consigliamo gli eventi a tema “Harry Potter” organizzati dalle librerie di Napoli. Aspettando la vendita di mezzanotte del 23, presso la libreria Iocisto, dal 17 al 24 settembre, “Il mondo di Hogwards incontra il mito di Partenope”: un mix esplosivo di culture magiche a confronto per rimmergersi nell’atmosfera stregata di Hogwards. Restano aperte fino a mezzanotte anche La Feltrinelli di Via Santa Caterina a Chiaia e la libreria Mooks, che a partire dalle ore 17:30 del 23, organizzerà giochi e laboratori a tema Howgards e la maratona degli otto film della saga.     Per tutte le info è possibile consultare le pagina Facebook delle librerie:  https://www.facebook.com/libreriaiocisto/?fref=ts . https://www.facebook.com/events/659257687558176/ https://www.facebook.com/events/998249263621389/   Il ritorno di Harry è imminente, preparate le scope e volate in libreria! #-3 #staymagic  
MyTopTweet144
Settembre 19
Questa settimana è tornato uno dei programmi più cari alla mia rubrica, fonte inesauribile di ispirazione, da cui potrei trarre una classifica a settimana se non rischiassi il linciaggio dalla mia caporedattrice!! Mi riferisco al Boss delle cerimonie... sia che voi lo amiate, come la sottoscritta, sia che voi lo odiate ormai tutti sapete di cosa parla e conoscete il mitico Don Antonio.Nella prima puntata della quarta stagione la famiglia Polese è andata a Roma per comprare il vestito per i 18 anni del primo nipote del boss e lì Don Antonio si è superato riuscendo con una semplice parola a spazzare via pagine e pagine di libri di storia dell'arte e guide turistiche. Passando in carrozza, che io speravo tanto fosse trainata da poni pomellati, davanti al Colosseo Don Antonio ha esclamato “Il Colosseo è proprio colossale”, pare che la Raggi lo abbia già contattato per nominarlo assessore al turismo della capitale!!La seconda puntata non è stata da meno con uno splendido cross over tra il Boss delle Cerimonie e il talent dedicato ai pasticceri amatoriali Bake Off subito rinominato dalla figlia di Don Antonio “Bake Offi”. In questo episodio grande spazio anche al multiculturalismo con il fratellino musulmano della sposa che pratica il “Damadam” e “Ci piace molto il Kepap”!Insomma se questo è solo l'inizio, prevedo che anche quest'anno il programma scriverà la storia del Trash televisivo!!   #Ilbossdellecerimonie M@nu L: In carrozza in tangenziale. #IlBossDelleCerimonie Righetto: MORTISSIMO #IlBossDelleCerimonie Saitella Tv: Donna Imma, nostro nuovo mito! <3 #ilbossdellecerimonie Saittela Tv: Altro che Armani e Versace... #Ilbossdellecerimonie SaittellaTv: In gite a Rome #ilbossdellecerimonie SaittellaTv: Il piccolo Mohamed essendo musulmano, non può mangiare carne di maiale, vediamo cosa ne pensano lo sposo e la madre della sposa. #Ilbossdellecerimonie contechristino: Incontri che resteranno nella storia. #BakeOffItalia #SerataCheCiao Perìto Perària: Rivedo il pono pomellato nella sigla, ed è sempre un'emozione. #IlBossDelleCerimonie Rorò: Immaginatelo a San Pietro per l'angelus. Pronto a convertirmi. #IlBossDelleCerimonie Carmela: La sposa #IlBossDelleCerimonie Alla prossima!!
Imbavagliati: Festival Internazionale di Giornalismo Civile - II^ edizione
Settembre 19
Oggi, lunedì 19 Settembre e fino a sabato 24, si terrà presso il PAN, Palazzo delle Arti di Napoli (Via dei Mille 60), la seconda edizione di “Imbavagliati”. Il tema di quest'anno è “Fuga per la Vita, Fuga per la libertà”. Testimonianze dalla Turchia all'Ucraina, dalla Siria all'Africa. Il Premio Siani (in memoria del giovane giornalista ucciso dalla camorra nel 1985, da questa edizione gemellato con “Imbavagliati”) sarà dedicato a Giulio Regeni, il 28enne ricercatore assassinato in Egitto. Un evento con una forte carica simbolica, che mostra Napoli come un porto sicuro per chi non smette di cercare la verità e per chi difende il diritto alla parola. Saranno sette giorni di eventi con oltre 50 ospiti, con un focus sul fenomeno dell’immigrazione da paesi scenari di conflitti e persecuzioni, dove la censura dittatoriale impedisce la libera espressione, ponendo i giornalisti in costante pericolo di vita. “Imbavagliati” è prodotto dall’Associazione “Periferie del Mondo-Periferia Immaginaria”, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli e la Fondazione Polis della regione Campania con il patrocinio di Amnesty International Italia ('per l'impegno, a favore della libertà di espressione, nel creare spazi aperti di confronto volti a superare ogni censura'), del Comitato Regionale Campania per l’Unicef Onlus e dell’Ordine dei Giornalisti della Campania. Tutti i giorni, dalle 10:00 alle 12:00, ci sarà uno Spazio Redazione Imbavagliati che darà voce a chi combatte contro le censure e i regimi che soffocano la libertà di espressione attraverso il giornale online, prodotto dal festival, imbavagliati.it. La Redazione Imbavagliati è aperta al pubblico e alla stampa. Vi prenderanno parte i giornalisti/testimoni Kadri Gürsel e Doğan Özgüden (Turchia), Andrei Babinski e Oksana Chelysheva (Russia), Rami Jarrah, Fuad Roueiha e Siruan Hadsch Hossein (Siria), Ali Anouzla (Africa) e il disegnatore Fabio Magnasciutti, illustratore e musicista, collaboratore dell'Unità e di Repubblica. Quest'ultimo è stato docente presso l'Accademia dell'Illustrazione di Roma, è cofondatore della scuola di illustrazione OfficinaB5 e ha curato la videografica del programma TV “Che tempo che fa”."La questione turca post golpe” è il primo argomento che aprirà gli incontri del festival, oggi alle 16, con l’intervento di due importanti testimoni: Kadri Gürsel e Doğan Özgüden, moderati da Marco Cesario. Partecipano Ottavio Lucarelli, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Regione Campania, e Ottavio Ragone, Direttore di Repubblica Napoli.Gürsel scrive di politica estera turca, libertà di stampa, questione curda e questione islamica. È presidente del Comitato Nazionale Turco dell’Istituto Internazionale della Stampa. Per otto anni è stato editorialista del quotidiano turco Milliyet, fino al licenziamento nel luglio 2015 per un tweet critico sulla politica in Siria del presidente Erdoğan. Gürsel ha inoltre lavorato come corrispondente da Istanbul per Agence France-Press, dal 1993 al 1997. Durante questo periodo, nel 1995, è stato rapito nella Turchia Sud-Orientale dal PKK. Doğan Özgüden, nella sua lunga carriera, è stato vittima delle forme più violente di censura. Trascinato in diversi processi per delitto d’opinione con pene che ammontavano a 300 anni di detenzione, riparò in Belgio dove fondò l’agenzia stampa Info Türk. Condannato in contumacia per la sua attività giornalistica in patria, nel 2007 è stato insignito del Premio dell’Associazione dei Giornalisti di Turchia. Già membro del Partito Operaio Turco (TIP), esponente di spicco della sinistra turca, ha scritto per Milliyet e Sabah, è stato redattore di Akşam, il più grande quotidiano di sinistra turco. Fondò negli anni ’70 la rivista socialista Ant ma nel 1971, dopo il colpo di stato militare, la rivista fu bandita e Doğan ricercato dai militari. Con loro interverrà Marco Cesario, il giornalista napoletano che lavora dal 2006 per l'Ansa e Ansamed, il ramo dell’agenzia specializzato sul Mediterraneo e il Medio Oriente arabo-musulmano. Oggi alle ore 18:00, “Letizia Battaglia per Imbavagliati”: incontro con la grande fotografa siciliana che, con i suoi celebri scatti in bianco e nero, ha raccontato la guerra di mafia e pezzi importanti di storia e della società italiana. Interverranno Nino Daniele, Assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, e Mirella Armiero, Responsabile cultura per la redazione del Corriere del Mezzogiorno di Napoli. Martedì 20 Settembre alle 18:00 il tema sarà il conflitto tra Russia e Ucraina, nonché il ruolo degli Stati Uniti in questo contesto, con l'intervento di Andrei Babinski. Giornalista russo e reporter di guerra, Babinski ha lavorato per Radio Liberty dal 1989 al 2014, raccontando l' "August Coup”, il colpo di stato Sovietico del 1991, la guerra nel Tajikistan, la Prima e la Seconda Guerra Civile Cecena, che ha vissuto sul campo. Nel 2001 è stato rapito dalle forze russe. Nel 2004 è stato arrestato in aeroporto, mentre si recava a North Ossetia per un servizio giornalistico. Attualmente vive e lavora a Praga, dove si trova la sede centrale di Radio Liberty. Mercoledì 21 Settembre si parlerà della Siria, con Rami Jarrah e Fouad Roueiha. Giornalista siriano, Jarrah è conosciuto anche con lo pseudonimo di Alexander Page, da lui utilizzato per rivolgersi ai media internazionali. Nel 2011 è stato bandito dall’Intelligence Siriana, ma ha continuato il suo lavoro pubblicando commenti riguardanti la questione siriana sulle piattaforme social. Detenuto e torturato dalle autorità siriane, è stato rilasciato dopo aver firmato un documento nel quale dichiarava di essere “un terrorista mandato dall’estero”. Nel 2012 ha vinto l’International Press Freedom Award, premio dedicato ai giornalisti che hanno dimostrato la loro dedizione alla tutela dei diritti umani con reportage e articoli, nonostante i numerosi ostacoli per realizzarli. Fouad Roueiha è un giornalista radiofonico, ideatore e autore di trasmissioni, speaker e conduttore. Project manager nell’ambito della cooperazione internazionale nel campo dei media, è responsabile per la Siria presso l’Osservatorio Iraq, Medio Oriente e Nord Africa. Insieme i due giornalisti sono stati gli autori della campagna internazionale “Liberi per la Siria”, la prima in Italia in cui si parlava dell’Isis nel dicembre del 2013. Giovedì 22 Settembre al centro della conferenza ci sarà lo scottante tema dell'immigrazione, con l'intervento di Ali Anouzla e il giudice Nicola Quatrano. Anouzla è noto per i suoi articoli contro le leggi instaurate dal re Mohammed VI. La sua pagina internet, lakome.com, è stata da lui creata per combattere la disinformazione causata dal regime marocchino. Era uno dei primi quattro siti più cliccati in Marocco, finché non è stato interdetto dal Regime. Anouzla è stato arrestato poiché ha pubblicato un video contro il re Mohammed VI, che terminava incoraggiando il popolo a sollevarsi contro il Regime. Anche gli uffici del sito lakome.com sono stati perquisiti e gli impiegati sottoposti a interrogatorio. L'arresto di Anouzla ha suscitato molta indignazione, soprattutto sui social. L'hashtag "FreeAnouzla" è utilizzato per denunciare la sua ingiusta incarcerazione. Nicola Quatrano, irpino di Sant’Angelo dei Lombardi, dal 1981 in magistratura, è presidente di uno dei collegi del tribunale del Riesame ed è impegnato, con giuristi francesi, spagnoli e svizzeri, nell’Osservatorio internazionale per la difesa dei diritti umani nel Magreb e nel Sahel ed è animatore del sito www.ossin.org.Interviene Antonio Sasso, Direttore de Il Roma. Venerdì 23 Settembre, in occasione del 31° anniversario dell'omicidio di Giancarlo Siani, è previsto l'incontro “Siani per Regeni”, nell'ambito del “Premio Siani” che da anni ricorda il giornalista vittima della camorra, divenuto un'icona per il suo impegno nella lotta contro l'illegalità. Previsto un video intervento di Roberto Saviano e un dibattito con la partecipazione di Giuseppe Giulietti (vice presidente Fnsi), Armando D’Alterio (Procuratore della Repubblica di Campobasso) e Nino Daniele (Assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli).Alle ore 19:30 ci sarà l' inaugurazione della Mostra “Giancarlo Siani | ri-Scatti”: foto inedite che riprendono Giancarlo nella sua duplice dimensione, umana e professionale. Con i suoi sorrisi e la sua voglia di vivere. Con la sua passione per il giornalismo e il suo entusiasmo. Nella sua eterna giovinezza, che la mano assassina della camorra non è riuscita minimamente a scalfire e che vive dentro ognuno di noi. Sabato 24 la Redazione Imbavagliati è aperta al pubblico con la possibilità per i giovani reporter di confrontarsi con il direttore artistico Désirée Klain. Nel corso del festival, dalle 20:00 alle 22:00, una serie di eventi collaterali si svolgeranno sulle terrazze del Pan nello spazio “Terrazza, swing e sabor”: concerti, presentazioni di libri, reading e tanti dialoghi e sapori da condividere. - Presentazione del libro “La Frontiera” di Alessandro Leogrande (19 sett.) - Spettacolo “Tracce Migranti” della compagnia teatrale Bakwè, tratto dall’omonimo libro di Mauro Biani (20 sett.) - Presentazione del libro “Avarizia” di Emiliano Fittipaldi (21 sett) - "Un Murale per Giancarlo Siani. Storia e valori di un progetto" (22 sett) - Presentazione del libro "Il contrario della paura" di Franco Roberti (23 sett).
Tiziana Cantone è morta e noi siamo gli assassini
Settembre 19
“Per migliorare la qualità della vita delle persone, e farle sentire più vicine”. Pare sia questa la risposta giusta, quando ci domandano a cosa serve Internet. Come negarlo; su Internet possiamo comprare un regalo e vedercelo recapitare in dodici ore, possiamo metterci in contatto con i nostri familiari a seimila km, possiamo autodiagnosticarci patologie terminali nel cuore della notte. Possiamo combattere battaglie, e a volte addirittura vincerle. Il fronte comune che siamo capaci di realizzare direttamente dalla nostra poltrona è straordinario. Ci fa sentire parte di qualcosa, e meno soli. La condivisione, la pubblicazione, l’approvazione. Alcuni medici dicono che, all’aumentare dei like, aumentano i livelli di serotonina e adrenalina che circolano nel nostro corpo. Un po’ come con le sostanze stupefacenti; sottomessi ad una felicità quantificabile in minuti. Risolvibile in un’illusione, capace di spingerti a fare qualsiasi cosa. Qual è la differenza tra la tossico dipendenza, e quella da social? Pare che la seconda sia universalmente accettata. Aveva trentun’anni, Tiziana Cantone, quando una forma di dipendenza da social le ha tolto la vita. Il suo nome è diventato famoso in un pomeriggio di un anno fa, per un gioco tra amici. Gli amici, quelli che hanno diffuso in rete un video hard della ragazza, e il gioco, quello che l’ha uccisa un anno dopo. E, con “gioco”, non ci riferiamo al motivo che l’ha spinta al suicidio. Non stiamo parlando del linciaggio mediatico che la ragazza ha subìto, dalla chiacchiera da bar al periodico nazionale, quello che l’ha costretta a cambiare nome e città. Chi sia il carnefice, questo non lo sanno i suoi avvocati, la sua famiglia, il suo fidanzato. Questo lo sa soltanto la vittima, e forse nemmeno lei. E appare ipocrita scagliarsi contro chi l’ha demonizzata tanto, contro chi ha violato la sua privacy e la sua dignità, e farlo solo ora. Il sostegno della compagine anticyberbullismo, quello che le avrebbe dato il coraggio di replicare e difendersi, non la riporterà alla vita. Non adesso. E allora no, quando parliamo di gioco che l’ha uccisa, non ci riferiamo a chi l’ha umiliata e a chi l’ha insultata in vita. Non ci piace prendere parte della sopracitata compagine; si potrebbe dire che l’abbiamo uccisa tutti, perché tutti abbiamo omesso di difenderla. Non ci riferiamo a quella morte. Parliamo di una seconda morte, quella più atroce, quella che coinvolge le persone che la amavano, e che la uccide per la seconda volta, per la terza e per la quarta. Tiziana non è morta una sola volta, è morta quando la vicenda ha ripreso vita, gettata nelle nostre news feed con un titolo strappalacrime dalla stessa testata che ci consigliava di sfogliare la gallery per i migliori meme sulla Cantone. È morta tra i commenti di chi l’ha accusata di essersela cercata, che così impara ad aver tradito il fidanzato; - certo, se ti fai filmare poi che ti aspetti, è normale che viene diffuso. È accettabile che la fai finita con un foulard alla gola. - È morta mentre si faceva il toto- causa del suo suicidio; sicuramente l’umiliazione, no macché, forse per i debiti, a lei farsi filmare piaceva tanto. È morta tra i “io non critico le scelte della sua sessualità, ma…”, e tra i “poverina” di chi ieri le faceva il verso. È morta di nuovo, tra le congetture di chi non sapeva, e che si è sentito in diritto di parlare. Per gioco. Tiziana non è morta una sola volta e tutte le volte che è morta l’abbiamo uccisa noi. Ora possiamo indignarci e tornare al nostro Candy Crush Saga.
Possono i muri fermare l'immigrazione?
Settembre 17
La supremazia quasi universale del potere europeo nel tardo Ottocento e quella planetaria degli Stati Uniti nel tardo Novecento ha diffuso moltissimi aspetti della civiltà occidentale in tutto il mondo ed ha stimolato la modernizzazione ed il progresso negli stati che volevano riedificare le proprie strutture in campo economico sociale e politico. Dopo l'undici settembre del 2001 però anche quelle minoranze che accettavano l'idea di un cambiamento radicale della loro cultura e della loro mentalità iniziarono a provare scetticismo nei riguardi della condivisione dei valori occidentali, poiché sentivano come imperialismo quello che l'Occidente spacciava per universalismo. L'esportazione della democrazia, voluta specialmente dagli Stati Uniti, è risultata inapplicabile in contesti socio-culturali così diversi, e infatti, non solo non ha ottenuto i risultati sperati, ma  è sfociata in una radicalizzazione delle identità locali. D'altro canto è immorale la convinzione che popoli non occidentali dovessero adottare cultura, valori e istituzioni occidentali!   È da rilevare che il capitalismo e il libero scambio in un primo momento hanno portato benessere e hanno spinto gli stati ad aprirsi sempre di più, invogliando intere masse a spostarsi da un continente all'altro, che tuttavia, spesso, non hanno saputo o avuto modo di amalgamarsi alle società esistenti, non vi è stata cioè una fusione di elementi eterogenei in un'unica identità: è la società del benessere che crea conflitto con reazioni etnocentriche contro tutto ciò che è diverso. Rientrano in questo quadro anche i processi antisolidaristici che si stanno scatenando sopratutto in Europa verso coloro che scappano dalle guerre, dalla povertà, dalla mancanza di libertà e dalla violazione dei diritti umani. Così, oggi, l'ostilità dell'Occidente si sta manifestando con la costruzione di muri che dovrebbero fermare questi nuovi “barbari” che parlano un'altra lingua, che pregano un altro Dio, che appartengono ad un'altra cultura e che minacciano il loro stile di vita. Eppure si pensava che con la caduta del muro di Berlino si fosse aperta la strada alla speranza di una futura solidarietà tra i popoli! L'ultimo, ma certamente non ultimo, dei muri di prossima costruzione sarà quello di Calais che, finanziato dalla Gran Bretagna, costeggerà sull'autostrada il campo profughi “Giungla” nel Nord della Francia, ultimo avamposto sulla terra ferma, prima di raggiungere l'Inghilterra.   In questi anni si sono alzati molti muri per fermare l'immigrazione: tra Ungheria e Serbia, tra Macedonia e Grecia, tra Bulgaria e Turchia, tra Messico e Stati Uniti.   La storia, del resto, insegna che tutti i muri generano o alimentano tensioni e scontri e che il progresso umano è avvenuto solo quando i popoli si sono incontrati e, come detto da molti, hanno realizzato ponti al posto di muri. Purtroppo c'è da dire che apparentemente tutti i muri sono eguali, ma ci sono “muri più eguali degli altri”, poiché nella critica contro i muri c'è sempre un'omissione: il muro in Israele. Muro che per le cancellerie europee è una linea di “separazione”, ma per i palestinesi è il “muro dell'apartheid”!  
La Cattedrale di Carlo Magno: la presenza viva del passato
Settembre 17
Esistono luoghi capaci di immergerci direttamente e quasi senza averne coscienza, nella loro storia, luoghi intrisi del loro passato a tal punto da percepirne tutt’oggi la viva presenza. Aquisgrana è uno di questi luoghi: non si fa fatica a riandare all’epoca di Carlo Magno (742-814), l’atmosfera è talmente piacevole e dolce che quasi naturalmente ritorna l’immagine del guerrier sovrano che si ritempra nei tiepidi lavacri di Aquisgrana. Le terme, infatti, caratterizzavano la città già dall’antichità, tanto che i romani le dettero il nome di Aquae Grani – Granno era il dio celtico della salute – e ancora oggi le sue trenta sorgenti idrominerali (le più calde dell’ Europa centrale) ne fanno un luogo di cure molto rinomato in Germania. Ma la gloria di Aachen – Aix-la-Chapelle per i francesi - nasce quando Carlo Magno decise di farne la capitale del suo regno, centro non solo del potere ma anche della rinascita culturale carolingia. Nuova Roma fu l’ambizioso nome datole dai contemporanei, era il rimando obbligato all’Impero. E il palazzo di Aquisgrana incarnò perfettamente la grandiosità di tali propositi.     Al centro di questo complesso stava la Cattedrale che, costruita in fasi successive, presenta stili architettonici di vari periodi. Il coro risale al XIII-XIV sec. mentre la Cappella Palatina, che ne costituisce il nucleo più antico, fu eretta nel 794, secondo lo stile bizantino, dal maestro Oddone da Mertz e consacrata nel 804 da Papa Leone III. Qui ancor più si annulla la distanza dei secoli, è un grande privilegio ripercorrere gli ambienti dove Carlo Magno veniva quotidianamente, posare gli occhi sulle stesse immagini che egli contemplava, sentire la forte potenza evocativa di quel trono di marmo bianco sul quale, dopo di lui, furono consacrati più di trenta sovrani del Sacro Romano Impero fino al 1531. Ogni volta la storia del mondo non poteva non passare di lì!   Il trono di Carlo Magno   Nel far erigere la Cappella, il restauratore dell’Impero d’Occidente aveva espresso l’intenzione di ripetere nella sua capitale le basiliche romaniche da lui ammirate a Roma e a Ravenna e infatti il modello architettonico che subito torna alla mente - la pianta ottagonale con ampio ambulacro voltato e coperta da cupola - è quello di San Vitale. Le colonne, di quel porfido rosso riservato agli edifici imperiali, furono fatte portare da Carlo Magno direttamente da Roma, i marmi e i mosaici hanno l’impronta di Ravenna e Costantinopoli. Ulteriori riferimenti all’intento di restauratio imperii sono la piccola pigna di bronzo al centro della fontana nel cortile del Vaticano e la lupa pure in bronzo - in effetti un'orsa presa per una lupa - che, in maniera molto evidente, simboleggia Roma e il suo potere.   Il candeliere donato da Federico Barbarossa nel 1170   Al centro della Cappella c’è un enorme lampadario in rame dorato (1160-70) che fu commissionato e donato da Federico Barbarossa. Basato sulla ripetizione del numero otto, esso presenta sedici torricelle e quarantotto fiamme e ripete la figura ottagonale della pianta della Cappella che simboleggia, secondo Sant’Ambrogio, la Resurrezione. In quanto figura intermedia tra il quadrato - la Terra - e il cerchio - il Cielo - l’ottagono è infatti un simbolo che rimanda al percorso di redenzione dal mondo terreno alla salvezza eterna e pertanto lo si ritrova nelle piante di molti battisteri e basiliche.   Il coro con la Pala d'Oro e il Sarcofago di Carlo Magno   Al fascino della Kaiserkapelle contribuisce la presenza di un meraviglioso coro di stile gotico, costruito quando, distrutte in gran parte le strutture del palazzo imperiale, si adattò la Cappella a Chiesa Cattedrale. La splendida stanza di vetro, consacrata nel seicentesimo anniversario della morte di Carlo Magno, contiene straordinari capolavori dell’oreficeria renana, due donati da Enrico II il Santo: la Pala d’oro, realizzata attorno al 1020 e l’ambone, del 1014, ricoperto di lamine d’oro e rame tempestate di pietre preziose. Il terzo è il Karlsschrein, l’urna d’argento dorato, eseguita nel 1200-1215 per custodire le spoglie dell’imperatore, le cui crociate contro i Mori di Spagna sono narrate nei bassorilievi e ci portano, ancora una volta, alle origini della nostra civiltà europea. Aachen e i tesori della sua Cattedrale continuano a raccontare in ogni epoca le proprie storie, affidandole ad ogni visitatore che abbia la sensibilità di ascoltarle.                                                                                                                               
Familia, una nuova Sophie Ellis Bextor
Settembre 17
Dopo circa due anni di silenzio, Il 2 Settembre di quest’anno Sophie Ellis Bextor è tornata col suo ultimo lavoro, Familia. Prodotto da Ed Harcourt per la EBGB’s, è il sesto studio album della cantautrice britannica ed è stato anticipato dai singoli Come with Us e Unrequited, che per qualche pessima scelta di marketing sono stati distribuiti nel pieno dell’estate (19 Luglio e 26 Agosto). Ciò è stato possibile data la forte connotazione “pop” dell’album. Infatti, quest’azione “estiva” di guerriglia marketing è nata con l’intenzione di creare nuovi tormentoni (Come with Us). Una volta uscito l’album, tutto è diventato più chiaro, nelle undici tracce non c’e solo pop, viene posto l’accento su questa forte nota dance che ha sempre accompagnato la carriera di Sophie (nella musica e anche sulle passerelle del mondo della moda). In tracce come Wilde forever e Death of love questo mood è più evidente, ma si affievolisce in pezzi come Hush little voices, per poi quasi scomparire in Crystallise e My puppet heart lasciando trasparire una versione della Bextor quasi dimenticata. Quella dei The audience, del britpop e del panorama indie. Stavolta c’e qualcosa di diverso, spesso la chitarra acustica che accompagna i brani centra qualche nota sudamericana ricordando i mariachi del Messico. Qualcosa di innovativo tutto sommato per lei, anche se è evidente in poche tracce. A conti fatti potremmo comunque vedere Familia come un punto di svolta per la cantautrice, l’apice di un lento percorso di mutamenti artistici iniziati un paio d’album fa con Make a scene e fomentato dal produttore Ed Harcourt che è riuscito a mitigare l’essenza dancefloor della Bextor.
Il Napoli di oggi, il Napoli del futuro
Settembre 16
Tra tutti i suoi difetti di certo non si può annoverare l'incoerenza, perché Aurelio De Laurentiis, almeno per quello che riguarda i criteri di mercato, non scende a compromessi: o sono giovani e di prospettiva, oppure non se ne fa niente. 22 anni e 32 milioni, tanto vale Arkadiusz Milik per il Napoli, e in un lampo già divenuto non un idolo - troppe le delusioni su questo fronte - ma un giocatore stimato e apprezzato.   Non so se sia migliore del Pipita ma c'è da dire che il ragazzo polacco ha dalla sua delle caratteristiche fisiche e tecniche che nel gioco di Sarri si sposano alla perfezione: la possanza fisica unita a una discreta velocità, che gli rendono più facile fare da boa per le ali, anche se ovviamente difetta sul piano finalizzativo rispetto all'argentino. Inoltre, come si è potuto vedere, fa del colpo di testa, il principale difetto di Higuain, il suo punto di forza, e forse grazie a lui riusciremo a vedere al Napoli quelle giocate per le quali Sarri veniva chiamato "Mr 33 Schemi". Infine, la sua figura non proietta abbastanza ombra da oscurare Gabbiadini, ed avere uno come Manolo come riserva non è da tutti.   È stato preso per circa la metà, ma, per quanto mi riguarda, questo è uno dei giocatori di cui si parlerà molto in futuro: mi riferisco a Piotr Zieliński, una mezz'ala all'occorrenza mediano e regista. Ha 22 anni ed è uno dei prospetti di centrocampo più interessanti della Serie A: pochi minuti per lui, probabilmente dovuti alla forma fisica non ancora al top, ma che già hanno mostrato il talento purissimo di questo polacco bravo nell'interdizione, ma ancora di più nella gestione del pallone e nel lanciare i compagni, nonostante il suo punto di forza sia una speciale capacità di muoversi tra gli spazi a mo' di trequartista, ruolo di cui il Napoli aveva estremamente bisogno. Poi diamine, se Sarri gli ha detto che lo voleva sin dall'inizio della sua avventura partenopea ci sarà un motivo.   In definitiva questo Napoli è pieno di talenti sia a breve che a lungo termine, ma senza illudersi, davanti a sè non ha avversari a portata, in nessuna delle competizioni, nelle quali, purtroppo, può solo sperare di fare un buon cammino e investire in un futuro che sembra roseo.
ANTEPRIMA - Blair Witch: Tanto rumore per nulla
Settembre 16
È possibile annoiarsi e sbadigliare in un bosco stregato di notte? Sì, se stai vedendo “Blair Witch”, l’atteso e inutile sequel di “Blair Witch Project”. Fossi nei panni della strega di Blair valuterei la possibilità di lanciare un incantesimo, un malocchio o semplicemente un accidentI ai produttori per aver realizzato uno dei più brutti film horror degli ultimi anni. Se vent’anni fa il film “The Blair Witch Project” diventò un fenomeno cinematografico, grazie a una magistrale campagna pubblicitaria e marketing, attirando milioni di persone al cinema e rinverdendo il genere “found footage movie", il suo sequel farà uscire lo spettatore con un fastidioso dolore alle orecchie. La famiglia è la famiglia anche nei film horror, così, da quando vent’anni fa è scomparsa sua sorella Emily nella foresta stregata di Black Hills, James (Mc Cune) ha trascorso il suo tempo a cercare indizi e tracce per ritrovarla. Grazie al video di un stravagante youtuber, pensa di avere la prova che la sorella sia ancora viva nella foresta e decide di organizzare una spedizione con amici fidati e con la reporter universitaria Lisa (Hernandez), quest’ultima determinata a realizzare un film sulla storia della strega di Blair. Una volta dentro la foresta, i ragazzi si ritrovano prigionieri, inseguiti da una pericolosa entità. Il film, girato come un video amatoriale per dare autenticità e trasmettere allo spettatore paura e inquietudine, risulta piatto e privo di pathos narrativo. Lo spettatore osserva i personaggi muoversi sperduti nella foresta colpita da scosse di terremoto nello stile del film “Tremors”, senza avere un vero e pieno coinvolgimento emotivo. La struttura narrativa convince poco e nulla, basandosi su una sceneggiatura povera e priva di vero e incisivo guizzo creativo. La scelta drammaturgica di basare il film più sulle immagini e sulle reazioni ad esse collegate, piuttosto che a un convincente intreccio narrativo, risulta fallimentare. La regia è debole, di poca personalità e a tratti caotica e dispersiva. Il giovane cast è volenteroso nel mettere in campo tutti i propri talenti, senza riuscire a dare un segno di distinzione e artistico di rilievo. Il finale, prevedibile e aperto, è la parte migliore del film, ma non salva lo spettatore dalla sensazione di aver perso un’occasione di impegnare il proprio tempo in qualcosa di più interessante e sicuramente più coinvolgente.   “Blair Witch” è un film del 2016 diretto da Adam Wingard, scritto da Simon Barett, con: James Allen McCune, Valorie Curry, Callie Hernandez, Brandon Scott, Wes Robinson, Corbin Reid.   Il biglietto d’acquistare per “Blair Witch” è: 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre.  
Teatro deconfiscato: intervista al direttore artistico Giovanni Meola
Settembre 15
Inaugurata l'8 settembre con lo spettacolo L'Infame, sul tema della camorra, la prima rassegna realizzata in un bene confiscato (ex tenuta Magliulo ad Afragola) continua stasera con il secondo appuntamento, Panenostro, per terminare giovedì 22 con U Parrinu. I tre appuntamenti, facce diverse e coincidenti della criminalità organizzata in Italia, compongono Teatro Deconfiscato, rassegna ideata e fortemente voluta dal suo direttore artistico, Giovanni Meola, a cui abbiamo rivolto le nostre domande per conoscere meglio gli intenti e le finalità artistiche e sociali del progetto. Emma Di Lorenzo: Come hai scelto gli spettacoli che compongono "Teatro Deconfiscato"?  Giovanni Meola: L'idea base di questo mio format era appunto di legare un luogo simbolico, come un bene confiscato alla criminalità, alla scelta di spettacoli che raccontassero, ciascuno a suo modo, le tre mafie principali di questo paese, un assolutamente non invidiabile record che deteniamo in Europa. Quindi, ho immaginato di aprire con uno dei miei spettacoli, L'Infame, la storia di un pentito di camorra un po' particolare, spettacolo che ha quasi 15 anni di vita, vari premi vinti, partecipazioni a festival e più di 160 repliche all'attivo. Mi sembrava giusto rischiare in prima persona, dato che si tratta pur sempre di una prima edizione in un territorio molto poco predisposto, purtroppo, ad iniziative culturali. Dopodiché, essendo io uno spettatore attento e onnivoro, sono andato alla ricerca di spettacoli in grado di raccontare le altre realtà territoriali criminali e così ho invitato la combattiva compagnia calabrese Ragli, che presenta Panenostro, scritto e diretto da Rosario Mastrota. Lo spettacolo racconta una apparentemente poetica e svagata storia quotidiana legata alla figura di un fornaio innamorato del suo lavoro ma che, nell'incontro-scontro con la realtà della 'ndrangheta trapiantata al nord, ha una reazione inconsulta. Infine, ho invitato U Parrinu di Christian Di Domenico, spettacolo che sta avendo un notevole riscontro in questi ultimi anni. Vi si narra la vicenda del primo prete ucciso dalla mafia, don Pino Puglisi intrecciando cronaca e storia privata, dato che l'autore e attore conobbe di persona Puglisi, che aveva sposato i suoi genitori. Tutti e tre gli spettacoli sono, a mio modo di vedere, portatori sani di emozioni forti in grado di smuovere, scuotere, far riflettere.   E.D.L.: Qual è la storia della ex tenuta Magliulo? G. M.: I Magliulo sono la famiglia perdente nella guerra di camorra scatenatasi all'indomani della sconfitta di Cutolo da parte di tutti gli altri clan riuniti in alleanza strumentale nella Nuova Famiglia. Questa tenuta, questo manufatto che noi oggi vediamo nudo e semi-distrutto, e nel quale proviamo a portare vita ed emozioni, seppur solo per tre serate, in collaborazione col Comune di Afragola che ne è attualmente detentore ina ttesa di assegnarlo, era uno dei possedimenti della famiglia.   E.D.L.: Quanto è importante portare cultura e creare qualcosa di bello in luoghi dove per anni ha imperato l'orrore? Parliamo sia della zona che del bene confiscato. Che tipo di significato dai a questa rassegna realizzata proprio in un bene confiscato alla camorra? G. M.: L'idea di fare qualcosa del genere mi frulla per la testa da molti anni. In questo territorio, dove pure ce ne sono di manufatti o terreni con queste caratteristiche, non si eramai fatto nulla di simile prima. C'era stata una cosa simile anche se leggermente diversa, qualche anno fa, a Casal di Principe. Ma, insomma, troppo poco, indubbiamente troppo poco rispetto a tutto quello che si potrebbe fare e, perdipiù, a costi contenutissimi. Il significato di operazioni del genere può essere enorme se avrà un seguito, non dico per forza con una seconda edizione di Teatro Deconfiscato, ma con qualunque altra iniziativa gli enti pubblici e le associazioni private vogliano e sappiano mettere in moto, oppure può essere una gocciolina nel mare delle occasioni sprecate. Il deserto culturale pressocché totale di queste terre di provincia è assordante. Il deserto culturale di chi amministra la cosa pubblica è intollerabile. Il deserto culturale delle agenzie formative è inconcepibile. Ecco, per quanto si cerchi di proporre e realizzare progetti artistici e culturali, di formazione e di riappropriazione di luoghi simbolici e sottoutilizzati, il nucleo di gran parte delle problematiche legate ai nostri tempi è sempre quello, la mancanza di uno sguardo collettivo consapevole della forza e della necessità della cultura in tutti gli strati della nostra società. E quando affermo questo non mi riferisco solo agli strati popolari ma anche a quelo della media-alta borghesia, sempre più incolta, sempre più lontana dal teatro e dalla grande letteratura. Appuntamento dunque a stasera e a giovedì 22 settembre alle 20.45: l'ingresso è gratuito! Per ulteriori informazioni: http://www.virusproduzioni.it/vp/content/teatro-deconfiscato-1%C2%B0edizione Ex Tenuta Magliulo (via Capri, Ponza / Afragola - NA) giorni e orari: 8 settembre | 15 settembre | 22 settembre - ore 20:45 ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria alla mail: teatrodeconfiscato@gmail.com info - prenotazioni | 320 21 66 484  
"War & Peace": Tolstòj in TV
Settembre 15
«Bella di nonna, metti un poco a Cinque, mo' fa Biutifùll!»   È nato prima l'uovo o la gallina? Nessuno ha mai pensato di chiederlo ai protagonisti di Beautiful, serie tv da tutti considerata eterna. Tuttavia non lo è. Su su, non fate quelle facce. Non è che prima di Beautiful (The Bold and the Beautiful) – che per la cronaca è iniziata nel 1987 – non ci fossero amori contrastati, rivalità familiari, matrimoni, divorzi, scandali e incesti. C'erano sicuramente altri sceneggiati, ma prima ancora c'erano i libri. Non solo romanzetti di serie B, ma anche grandi classici si reggevano su trame complesse e intricate. Uno di questi è Guerra e Pace di Tolstoj, che diviene ora una Serie TV grazie alla BBC.   Che Dio la salvi questa BBC che ci offre l'ennesima ottima trasposizione di una grande opera! I sei episodi di War & Peace sono infatti un capolavoro: la ricostruzione storica e degli ambienti, i costumi, il trucco e le acconciature, tutto è a dir poco perfetto. Aggiungiamoci poi un cast portentoso, in cui regna sovrano Paul Dano (nel ruolo di Pierre Bezukhov), mentre non proprio delle migliori è l'interpretazione di Lily James, la cenerentola della Disney, che qui veste i panni di Natasha Rostova.     Per chi non avesse letto il libro – come la sottoscritta, che se ne vergogna e promette di correre ai ripari appena possibile – la storia è ambientata nella Russia di fine Settecento-inizio Ottocento. Mentre sullo sfondo imperversano le guerre napoleoniche, la trama principale è costituita dal giro di relazioni tra cinque delle più importanti famiglie dell'epoca, ma in particolare dalle (dis)avventure di Pierre e dalla tormentata relazione di Natasha e Andrej Bolkonskij (James Norton).   La serie è stata trasmessa in Gran Bretagna a gennaio, nella stessa fascia oraria di Downton Abbey, e ha riscosso un enorme successo. Finalmente giunge in Italia, precisamente su La EFFE a partire da domani, 16 settembre.   Qui il trailer:    
Dalla parte di Kaufmann
Settembre 15
“Non ti scordar di me” cantava la Tebaldi durante il suo ultimo bis al San Carlo, nell'anno dell'addio alle scene, un addio affettuoso e commosso, soffocato dai fiori e dal tripudio colossale perfettamente ricostruito, in parte inventato, da chi tanto a lungo ne ha ascoltato i racconti, le narrazioni altisonanti dei melomani d'un tempo. Da allora la sensazione di essere testimoni di un evento eccezionale se - alle volte capita anche a Napoli - dovesse passare il celeberrimo artista di turno, alimenta il carico di meraviglia mista al sempre armonioso campanilismo, fatale incantatore di divi e stelle della lirica nella speranza di occupare quel trono vacante dal 1975. E, mentre gira questa roulette di incantesimi, la folla di curiosi e appassionati non può non adunarsi nella grande sala del tempio, pronta a consacrare al santo o al divo gentilmente accorso. Questa volta è toccato al grande Jonas Kaufmann, artista anch'esso solo di passaggio, seppur ammaliato dal caffé e dai babà del golfo. Fumata nera anche per lui, niente trono, solo un “non ti scordar di me” dal sapore sarcastico più che celebrativo, “ma forse lui non sapeva”, e i fiori li avuti anche lui, come la Tebaldi. Per due ore, lunedì 12 settembre, ha parlato ai ragazzi dei conservatori campani, ben consapevoli della preziosità dell'occasione concessa loro, dell' importanza del tesoro da spolpare vivo perché il tempo stringe, e Kaufmann chissà quando tornerà. Così il Maestro ha dedicato tutta la sua attenzione a ogni domanda, non tralasciando nessun dettaglio, nessuna piccolezza tecnica che ha sfamato quasi letteralmente l'avidità del pubblico accorsoal San Carlo. Ha parlato dell'emozione, parte fondamentale dello strumento vocale, e della necessità di attualizzarla, di renderla coerente e vicina ad un pubblico abituato ad emozioni pronte all'uso. La vena talentuosa del cantante di Monaco è senza dubbio l'indiscutibile causa della sua fama internazionale, ciò non giustifica -spiega- nessun tipo di disattenzione nello studio della tecnica, perché avere talento non significa seguire l'istinto o inventare. Ma la tecnica- ci tiene a specificare- è solo in parte il fondamento del talento, che si compone per altro di un approfondito studio drammaturgico attraverso la  conoscenza della lingua: imparare un'opera significa conoscerne il significato, il carico emotivo attraverso lo studio della parola. Kaufmann non significa solo bell'aspetto e bella voce; in lui traspare una combattuta e minuziosa cura nello studio delle componenti spesso ignorate della musica, una voglia infinita di riportare l'opera alla sua natura autentica, fatta di emozioni tangibili e non di tecnicismi convenzionali. Cantare, secondo Kaufmann, non deve significare affrontare le intricate impalcature del canto convenzionale, ma capirne e trasmetterne l'essenza naturale e spontanea. Ecco giustificata la grande fama del tenore tedesco, così vicino all'autentico aspetto artistico della musica da ignorare gli isterici e diffusi meccanismi del settore.Così, poco importa se, con un po' di sforzo, bisogna vedersi rinfacciata la propria fama ad ogni angolo del teatro, resa sfacciatamente ed inutilmente pomposa, poco importa se durante il concerto il pubblico (non) pagante grida con feroce audacia “voce!” e gli tributa poi un trionfo memorabile anche se lui voce non ne ha più. Lui è Kaufmann, e il cantante, quello vero, lo fa altrove. Canta davanti a un pubblico che non lo applaude con la morbosità di chi si è appena accorto che in sala c'è “il tenore più famoso al mondo”, in teatri dove il provincialismo è fuori la porta assieme ai politici e ai capi di stato, dove lui fa il cantante, non la pignatta del marketing e della pubblicità o, peggio ancora, l'amuleto da venerare. Cantare Napoli significa tante cose ed implica un'eccellente qualità vocale, messa a repentaglio da una poco accorta gestione dei tempi dell'evento. Nel disco canta meglio, non c'è dubbio... allora acquistatelo, dame e gentlemen accorsi, senza badare all'ineleganza o alla futilità di tutto questo... Comprate! Comprate! Comprate!
ANTEPRIMA - Trafficanti: l'arte della Guerra? No, l'arte di fare soldi!
Settembre 14
Tutti detestano la guerra e desiderano la pace e un mondo senza conflitti. Eppure la guerra è anche un grandissimo mercato che offre l’opportunità di fare soldi e di diventare ricchi. L’industria delle armi è una delle lobby più potenti e influenti che ci siano negli Stati Uniti e la seconda guerra del Golfo, voluta da George Bush Jr, più che da ideali di pace fu dichiarata per accontentare gli amici industriali del vicepresidente Dick Cheney, desiderosi di vincere ricche commesse con il Pentagono. Quando però il Congresso accusò l’amministrazione Bush di assegnare le forniture d’armi alle imprese amiche senza alcun bando, per evitare polemiche e conflitti d’interessi pericolosi fu istituita la FedBizOpps (Federal Business Operations), che aprì le porte alle aste sui contratti militarti a qualunque privato fosse interessato. Trafficati è basato sulla storia vera di due ragazzi americani appena ventenni Efraim Diveroll (Hill) e David Packouz (Teller), che decisero di far fortuna con il business delle armi ottenendo un appalto da 300 milioni di dollari con il Pentagono, anche agendo nell’illegalità. Una commedia amara su contraddizioni e corruzione della politica americana che, da una parte, vuole imporre il suo concetto di democrazia e libertà nel mondo e, dall’altra, fa della guerra il pretesto per lucrare e far arricchire i soliti noti. Efraim coglie l’opportunità per poter entrare nell’affare vincendo bandi minori, “briciole per i pesci grossi” che rappresentano invitanti e succulenti piatti per i piccoli, convincendo cosi David, costretto per sopravvivere a fare il massaggiatore per i ricchi di Miami, a diventare socio della sua società. In poco tempo i due ragazzi si arricchiscono e ampliano la propria azienda, virando ad una vita fatta di eccessi e di droga. Efraim e David, bramosi di fare il salto di qualità, decidono di partecipare al bando di fornitura delle armi per l’Esercito afghano, contando sul supporto del pericoloso trafficante interpretato da Bradley Cooper. Inizia così un’operazione costruita sull’illegalità e il raggiro del Governo degli Stati Uniti sulla regolarità della propria azienda e sull’origine cinese delle armi. Trafficanti è un film che si lascia vedere con buon pathos e coinvolgimento, grazie a una sceneggiatura lineare, ben scritta e diretta e, soprattutto, alle convincenti e credibili interpretazioni di Jonah Hill e Miles Teller, i quali formano una coppia artistica di talento, carismatica e funzionale al progetto, con una buona alchimia. Una storia drammatica raccontata in modo leggero, ironico che però mette il dito nelle magagne dell’amministrazione americana e sottolinea quanto la guerra sia soprattutto un fatto economico e commerciale. La regia di Philips è pulita, attenta, asciutta, di taglio televisivo, e capace di catturare l’attenzione e la curiosità dello spettatore fino alla fine, anche se il ritmo risulta abbastanza compassato, nel complesso è accettabile e fruibile.     “Trafficanti” è un film del 2016 diretto Todd Philipps, scritto da Stephen Chin, Todd Philips e Jason Smilovic, basato sull’articolo del Rolling Stone “Arms and the dudes” di Guy Lawson, con: Jonah Hill, Miles Teller, Ana De Armas, Bradley Cooper.   Il biglietto d’acquistare per “Trafficanti” è: 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto (Con Riserva) 5) Sempre. Data di uscita: 15 settembre 2016    
Gianni Morandi ha catturato Dragonite!
Settembre 13
Non bastavano gli scatti ad immortalarlo mentre tagliuzza verdure, o nel bel mezzo di intraprendenti gite fuori porta, accompagnato da una raggiante mogliettina. Il nostro Gianni ha deciso di rendersi ancora più social! Come raggiungere un grado di interazione più elevato? Il Morandi nazionale c'è riuscito, superando addirittura sé stesso: ed eccolo documentare in diretta le sue eroiche imprese come allenatore di Pokémon! Il cantante di Uno su mille non è il primo VIP ad aver svelato la sua passione per il gioco che, quest'estate, ha fatto uscire fuori di senno il web! Anche Francesca Michielin, Emma Marrone e Fedez non hanno resistito alla tentazione di scorazzare in giro alla ricerca di animaletti immaginari; ma Gianni ha voluto distinguersi anche in questo! Ha dato, quindi, il meglio di sé per migliorare le sue abilità come giocatore; tanto da riuscire a catturare nientemeno che Dragonite! Per chi non lo conoscesse, si tratta di uno dei mostriciattoli più ambiti dai coach; e Gianni non ha mancato di esprimere la sua soddisfazione con un post su Facebook ricco di orgoglio.   «Ce l'ho fatta, sono imbattibile! Finalmente ieri sera ho catturato Dragonite, un Pokémon epico tra i più rari e forti del gioco!». In un baleno, lo status ha ottenuto cinquantamila like e settemila condivisioni; tutti a celebrare un'eroica impresa per un eroe del social! L'ironia non è di certo mancata, tra i commenti: c'è chi ha osservato come il cantante parta avvantaggiato, poiché, grazie alle sue "enormi mani", avrebbe la possibilità di catturare tutti i Pokémon che desidera! C'è chi gli ha consigliato di continuare così, tanto, tra le sue innumerevoli scampagnate nei boschi, ne troverà di sicuro molti altri! Morandi, come al solito, non ha battuto ciglio, e le battutine dei followers non hanno in alcun modo compromesso la sua motivazione:"Me ne mancano ancora 53, in questo caso le mani possono poco. Una carezza". Non ci resta che attendere le prossime eroiche imprese dell'allenatore più intrepido del web! Chissà che, nella didascalia del prossimo post, non compaia un "Foto di Pikachu".
I Kings of Leon pubblicano il loro nuovo singolo "Waste a Moment"
Settembre 12
I membri della famiglia Followill hanno annunciato ufficialmente la pubblicazione del loro tanto atteso settimo album in studio, il cui titolo sarà Walls. Il disco, che conterrà 10 nuove tracce inedite, uscirà il prossimo 14 ottobre, a tre anni di distanza dal loro ultimo Mechanical Bull, ed è stato registrato a Los Angeles con il contributo del famoso produttore Markus Dravs, il quale ha precedentemente collaborato con artisti del calibro di Arcade Fire e Florence+the Machine. L’annuncio della pubblicazione è stato preceduto da un teaser, postato sulla pagina Facebook della band che mostra, in sequenza, i precedenti sei album dei KOL, per chiudere con la scritta "7 is coming"; mentre la nuova immagine di copertina mostra il titolo del nuovo lavoro. Intanto, venerdì 8 settembre è già stato pubblicato il primo singolo estratto da Walls, che potete ascoltare dal link incorporato alla fine dell'articolo. Waste a Moment sembra un brano molto immediato, lo si può canticchiare già al primo ascolto. Si può notare quanto il sound sia sempre contraddistinto dalla voce graffiante di Caleb Followill e da quella trama di chitarre e batteria che generano un rock brioso ed energico. L’unica pecca è che dà l’idea di qualcosa di ‘già sentito’, uno di quei pezzi che ascolteresti così, per caso, in un bar o in una comune giornata per darti un po’ di carica mattutina. Ci aspettiamo qualcosa di più da questa band che ha del potenziale, ben utilizzato in precedenti lavori come Only by the Night o il già menzionato Mechanical Bull. Ecco la trackist diWalls, il nuovo disco dei Kings of Leon in uscita il 14 ottobre: 01. Waste A Moment 02. Reverend 03. Around The World 04. Find Me 05. Over 06. Muchacho 07. Conversation Piece 08. Eyes On You 09. Wild 10. WALLS
"Victoria": intrighi a corte
Settembre 12
L'estate è ormai finita, si ritorna alla quotidianità, alla solita vita. Lavoro, scuola, università, la solita solfa. Già immagino tutti noi a guardare fuori dalla finestra, sognando una realtà diversa. Chi si immagina al mare, chi in montagna, chi a *cittàrandom*. E poi, si sa, quando si inizia a sognare si rischia di perdere il controllo e ci si spinge sempre più oltre. Chi di voi non ha mai immaginato di far parte di una Famiglia Reale? Il trono (non di spade, magari uno più comodo), i saloni, le feste, i balli, i giardini... che meraviglia! Tuttavia, non è tutto oro ciò che luccica. Almeno non in Italia, forse a Buckingham Palace si. Ed è proprio lì, in quel di Londra, che vi voglio portare oggi, Brexit permettendo.   Conoscete il canale ITV? Forse no, forse sì. In sostanza è quello che ha trasmesso Downton Abbey. Ora torna a farci sognare ambientazioni d'epoca con una nuova serie, Victoria. Chi mastica un briciolo di storia inglese avrà già capito di che parla la serie. Viaggiamo indietro nel tempo fino al 1837, quando una diciottenne divenne la sovrana più potente del mondo salendo al trono della Gran Bretagna (e della metà del mondo che allora faceva parte dell'Impero Inglese).     Le otto puntate della serie si ripropongono di seguire le orme di Downton Abbey, mostrandoci in parallelo le vicende della nobiltà e quelle della servitù in un tempo descrittoci alla perfezione per quanto riguarda ambientazioni, usi e costumi, ma in cui vi è comunque del romanzesco che rende la fedeltà storica alta ma non totale.   Il risultato però non è quello aspettato, in quanto i nobili dominano la scena. Ciò è forse un vantaggio, poiché i personaggi della servitù appaiono abbastanza privi di spessore, a differenza dei titolati, meglio delineati e interpretati magistralmente da un cast di semisconosciuti di grande talento, protagonisti delle avventure e degli intrighi che rendono possibile la serie.     Ma, in sostanza, di che parla?   Vittoria (Jenna Coleman), giovane e inesperta, si trova catapultata in un mondo pieno di responsabilità, ma soprattutto di insidie, dove pare che non possa fidarsi neanche della madre (Catherine Flemming), la cui mente pare ottenebrata da questa sorta di consigliere/compagno/amante/chipiùnehapiùnemetta che è sir Conroy (Paul Rhys). L'unico di cui si fida la giovane sovrana è il primo ministro, l'affascinante e misterioso Lord Melbourne (Rufus Sewell), a cui si lega così tanto da dipenderne quasi totalmente e al punto da rasentare lo scandalo. Criticata da molti e circondata da ogni parte da pretendenti al trono, come riuscirà questa giovane donna a imporsi?   Lo scopriremo nelle prossime puntate!

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