Dopo averne parlato circa un anno fa (qui l’articolo) finalmente arriva nelle sale e nelle nostre case la trasposizione cinematografica de L’amica geniale.

 

Elena e Lila sono senza dubbio la coppia che bucherà il piccolo schermo quest’anno. Dopo tanta attesa, la serie evento targata Rai e HBO e diretta da Saverio Costanzo andrà in onda sulla rete nazionale entro la fine di questo mese.

 

Perché tutti parlano dell’Amica Geniale? Perché tutta questa attesa?

 

Il successo della saga di romanzi firmati dalla scrittrice anonima Elena Ferrante ha superato ogni aspettativa, superando i confini del nostro paese e vendendo milioni di copie in tutto il mondo. I fan non hanno mai avuto un’immagine reale cui aggrapparsi: Elena Ferrante è solo un nome, potrebbe essere una donna, un uomo, o entrambi. L’annuncio di una trasposizione cinematografica dei romanzi è stato un modo come un altro per colmare questo vuoto, quest’assenza visiva. I libri sono fatti per stimolare l’immaginazione, certo. Ma quando si toccano certe vette si sviluppa una sorta di insaziabilità: si vorrebbe andare sempre oltre, scoprirne di più, uscire fuori dalla pagina scritta.

 

Così dopo i primi rumors, la conferma di una serie tv tratta dalla tetralogia Ferrante, è stata confermata circa un anno fa e da allora sono trascorsi mesi di scalpitante attesa. Dopo l’anteprima mondiale al Festival del Cinema di Venezia, le proiezioni al cinema con prevendita online dei primi due episodi tra il 1 e il 3 ottobre, non lasciano dubbi all’incontenibile entusiasmo dei fan.

 

Quindi sì, sappiamo già di che si tratta. Se non siete riusciti a vedere l’anteprima al cinema, non avete letto tutti i romanzi e non amate gli spoiler non leggete l’articolo che pubblicheremo domani!

 

 

Per tutti gli altri, sappiate che sarà pieno di commenti succulenti!!!

 

Intanto vi lasciamo qualche informazione tecnica:

 

L’amica geniale

Dal 30 ottobre al 14 novembre 2018          

Su Rai1

In ogni serata saranno mandati in onda due episodi da 50 min l’uno.

 

 

 

 

Link immagini:

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Nelle ultime settimane è rimbalzata sul web la notizia che al Louvre di Parigi è iniziata il 26 settembre fino al 1 luglio 2019  una mostra dal titolo “L'archéologie en bulles”.

Uno spazio certamente interessante dedicato al singolare legame tra l'archeologia e i fumetti.

Gli organizzatori hanno deciso di esporre insieme ad altre tavole originali di fumetti quella di una graphic novel italiana, Il Porto Proibito.

Il porto proibito

Il Porto Proibito continua a riscuotere consensi

Il lungo “soggiorno”al Louvre è un altro importante riconoscimento che il Porto Proibito aggiunge al suo “curriculum”. Tradotto in diverse lingue, continua  a riscuotere grandi consensi oltre i nostri confini nazionali, ne è la conferma l’ultimo premio ricevuto, il Grand Prix de l’Acadèmie de Marine (dall’Accademia navale Francese).

La notizia dell’esposizione della tavola originale in uno dei musei più importanti al mondo è stata lanciata dai suoi creatori sul proprio blog La casa senza nordLa casa senza nord.


Chi sono i “genitori” orgogliosi di questa graphic novel?

Stefano Turconi e Teresa Radice sono tra gli autori di fumetti più interessanti del nostro Paese. Venuti alla ribalta grazie alla Disney, sono instancabili perfezionisti, lo si evince anche dal successo di un'altra loro opera, presentata l'anno scorso al Lucca Comics and Games, Non stancarti di andare.

nonstancartidiandaremygeneration


Oggi alle prese con un nuovo fumetto, Tosca dei Boschi (BAO Publishing) in uscita a novembre.

Non resta che prenotare un biglietto per Parigi! Ou revoire!




Foto di Roberta Lenoce

Ci volevano nove anni per svelare il "segreto" sul caso Cucchi!
Tutti sapevano, tutti sospettavano, ma nessuno aveva il coraggio di ammettere che Stefano, arrestato per possesso illecito di stupefacenti, non era morto, come qualche esponente politico aveva detto, per inedia causata dal suo "sciopero della fame" o in seguito ad una crisi epilettica. I suoi evidenti ematomi erano palesemente frutto di pestaggio e non di caduta o di inedia.
Dopo sette processi, cinquanta udienze e nove anni non è ancora stata fatta luce sugli avvenimenti accaduti la notte del 15 ottobre del 2009.
Nel frattempo c'è stato un muro d'omertà che ha impedito di scoprire la verità. Muro che adesso sta crollando. Con il nuovo processo sta emergendo la verità, grazie alle ammissioni di uno degli imputati. L'appuntato Francesco Tedesco ha puntato il dito contro i suoi colleghi, colpevoli, a suo dire, di aver provocato, con forti percosse, la morte di Stefano.
Ha parlato anche di sparizioni e di modifiche di documenti che avrebbero fuorviato le indagini e impedito che i veri colpevoli fossero messi alla sbarra.
Ilaria Cucchi in questi anni è stata derisa ed offesa solo perché pretendeva la verità sul fatto che i diritti di Stefano fossero stati calpestati da uno Stato che non aveva saputo proteggerlo quando lo teneva in custodia.
Per chi avesse poca memoria ricordiamo che, in un'intervista a "La zanzara" del 2016, l'attuale Ministro dell'Interno, Matteo Salvini,Matteo Salvini, disse che Ilaria doveva semplicemente vergognasi per aver postato la foto su FB di uno dei carabinieri indagati né dimentichiamo le continue esternazioni di Giovanardi: "tutte le perizie dicono che la prima causa della sua morte era la droga". L'unico esponente politico che ha chiesto scusa alla famiglia è stato il ministro BarbaraBarbara Lezzi Lezzi  che «questa orribile vicenda getta un'ombra terribile sul nostro Paese».
Deve passare in secondo ordine il fatto che Cucchi fosse un tossicodipendente rispetto a quello che gli è capitato. Non c'è dubbio che a coloro che sbagliano debbano essere applicate pene proporzionate ai reati commessi, proprio come doveva essere per Stefano.

 

link alla foto:

https://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/cucchi-processo-colpo-di-scena/

 

“Oh…ehm…ho un parassita…”
Così si “scusa” Eddie Brock. Ma all’altro non piace essere chiamato parassita.
Sto parlando di Venom, il simbionte alieno protagonista dell’omonimo film che ha invaso le sale cinematografiche lo scorso 4 ottobre.

Eddie Brock è un brillante giornalista d’inchiesta che si trova invischiato nei loschi piani del genio scientifico Carlton Drake riguardo forme di vita aliene. Una di queste, un simbionte, sceglierà Eddie come suo ospite, stravolgendogli la vita in tutti i sensi.

[SPOILER ALERT]
In questo film scopriamo le origini di un personaggio da sempre molto amato, che ha avuto una particolare evoluzione. La prima apparizione, sia nei fumetti (nel 1988) sia nei film (Spiderman 3 di Raimi del 2007), ce lo mostra come nemico di Spiderman. Negli anni Novanta, però, il Venom dei fumetti ci appare quasi buono: stringe una sorta di patto di non belligeranza con Spiderman e inizia a dare la caccia ai cattivi. Oggi questo patto viene concluso tra Eddie e Venom alla fine della pellicola. Forse un omaggio al fumetto o comunque una sintesi del personaggio.

Venom 02

È il primo film del Marvel Universe prodotto dalla Sony ma senza coinvolgimento della Marvel. Ciò si rivela nello stile, diverso dai superhero movies più famosi (prodotti per la maggior parte dalla Disney). Uno stile che non ha convinto i critici, che lo hanno definito da anni ’90, in senso spregiativo.
In realtà, per essere un film sulle origini del personaggio, non è affatto male. Anzi. Certo, non vi sono tutte la risate di della Disney o del re della comicità Deadpool e c’è meno sbrilluccichio di effetti speciali, ma il film vale. È più asciutto, più diretto, senza fronzoli. C’è tutto il dramma di Eddie, reso alla perfezione da uno strabiliante Tom Hardy, e la nascita di un rapporto particolare con Venom. Tutto qua. Puro e semplice, va dritto al nocciolo della questione. Non è il cannone Disney/Marvel, è un fucile ad alta precisione.

Pur non essendo prodotto dalla Disney, non c’è prodotto relativo alla Marvel che non abbia almeno una scena post-credit. Venom ne ha due, ma è la prima quella che conta (la seconda presenta il film animato e totalmente indipendente Spiderman: Un Nuovo Universo). Eddie si reca in carcere in visita a Cletus Kasady alias Carnage, nemesi di Venom. Il sequel è servito!




Link alle foto: https://www.j21tube.com/venom-2018/
https://moviebabblereviews.com/2018/10/05/film-review-venom-2018/

Montacchi e Copulati a Roma!

Ottobre 03

Romolo+Giuly - La guerra mondiale italiana.
È questa la nuova comedy targata Fox in onda dal 17 settembre. Una parodia portata agli estremi sullo scontro che da sempre divide i cuori dei Romani: la continua lotta fra Roma Nord e Roma Sud.
Una lotta affrontata ininterrottamente in questi ultimi anni, soprattutto da youtubers del calibro degli Actual, con Leonardo Bocci e Lorenzo Tiberia, e le Coliche, con i due fratelli Fabrizio e Claudio Colica.


Il Sud, il Nord, soprattutto il Centro Italia, quindi, sono il teatro della serie creata da Giulio Carrieri, Alessandro D'Ambrosi e Michele Bertini Malgarini.
Una miniserie che punta a mettere in risalto situazioni demenziali, ironia e soprattutto la partecipazione di volti noti al mondo dello spettacolo nel ruolo di sé stessi, tra cui Massimo Ciavarro, Francesco Pannofino, Giorgio Mastrota, Umberto Smaila e Michela Andreozzi.

La storia ruota attorno all’amore travagliato fra Romolo (Alessandro D’Ambrosio), facente parte della casata dei Montacchi, e Giuly (Beatrice Arnera), della casata dei Copulati.

Il fortuito incontro tra i due farà quindi esplodere un antico conflitto fra Roma Nord (fighetta e sfarzosa) e Roma Sud (coatta e spontanea).


Img 01
 

In tutto questo, il resto d’Italia non resterà a guardare inerme: Napoli e Milano, capeggiate da Don Alfonso (Fortunato Cerlino) e Giorgio Mastrota (interprete di sé stesso) si coalizzeranno in una improbabile alleanza contro i romani che da sempre li considerano stakanovisti e caotici.

Quello che colpisce di questa serie, oltre alle indubbie risate, è l’aspetto di attualità che ci mostra un’Italia inesorabilmente divisa; un’Italia che deve fare continuamente i conti con le conseguenze delle sue azioni.

Non sono mancati innumerevoli insulti e minacce da chi si sente colpito nel profondo, prendendo (fin troppo sul serio) le battute inserite all’interno del format.

Molto apprezzati, invece, sono stati i riferimenti e le citazioni provenienti dal mondo del cinema (da Star Wars  a Titanic), che hanno incorniciato ancor di più quel livello di comicità che in Italia si sta un po' perdendo.

La colonna sonora Il paese dell’amore è già destinata a diventare un tormentone grazie alla scrittura dei ragazzi de Lo Stato Sociale che, con la loro autoironia, sono riusciti a conquistare anche il cuore dei più scettici e a far emergere quel forte rischio di stereotipizzazione come li identifica unicamente come “quelli della vecchia che balla”.


Non rimane quindi che scoprire, puntata dopo puntata, il susseguirsi degli eventi che colpiscono questa strana Roma Shakespeariana.





Link alle foto: https://www.mondofox.it/2018/01/29/romolo-giuly-comedy-italiana-fox/

«Mi è saltato il Ferragosto!»... Queste ed altre, che per misericordia non riportiamo, sono state le parole che il portavoce dei 5Stelle ha proferito solo dopo tre giorni dal crollo del ponte Morandi.
Peccato che il Ferragosto sia saltato sopratutto per le vittime di Genova che, a differenza di Casalino, non potranno posticipare la vacanza.
Per loro resta solo il dolore dei parenti, il cordoglio delle istituzioni e la promessa di una giustizia che speriamo non si risolva, come in altri casi, in un non luogo a procedere!


Ad onor del vero, Casalino si è scusato per le sue parole, ma le scuse certamente non cancellano un pensiero esternato, speriamo, in un momento di stress.
Casalino non ricopre nessun incarico né governativo, né parlamentare, ma se ha accettato di fare il portavoce di un Movimento che si definisce popolare, "dove uno vale uno", deve essere consapevole del fatto che sarà sempre sotto la lente d'ingrandimento dei giornalisti, con i quali deve imparare ad interagire sempre con professionalità.


Dopotutto non ha imparato che il Grande Fratello non è solo un gioco, ma una realtà che incombe specialmente sulle persone che hanno visibilità mediatica?
Tuttavia più che parlare del personaggio Casalino, è importante riflettere sulle sue parole perché esprimono particolari aspetti di quest'epoca: arroganza e aggressività.
Comportamenti di chi pensa di essere su un gradino più alto rispetto a quello dei comuni mortali, un gradino magico dal quale si può esternare di tutto e di più senza mai venire bacchettati; comportamenti di chi crede che per avere successo bisogna essere uno schiacciasassi per raggiungere in modo più efficace i propri obiettivi.


Numerose sono le manifestazioni di arroganza degli ultimi tempi che danno un'immagine negativa della nostra società e che non riguardano solo politici o personaggi dello spettacolo, ma sono caratteristiche presenti tra le persone comuni che nascondono con i loro atteggiamenti le loro insicurezze e non hanno la capacità di rapportarsi in maniera adeguata con gli altri.

 

La foto di Rocco casalino è stata presa da qui

Di qualunque cosa le nostre anime siano fatte, la mia e la tua sono fatte della stessa cosa. Così diceva Emily Brontë.
E se la mia anima fosse fatta d’ansia? L’ansia è un disturbo ormai comunissimo al giorno d’oggi. È sempre ritenuto come un qualcosa di negativo, ma se non fosse necessariamente così? È l’idea alla base di Maniapp!

A neanche due settimane dall’uscita su Netflix, la serie Maniac è virale e ha conquistato tantissimi consensi. Per cavalcare l’onda del successo, è stata lanciata Maniapp, un’app/sito internet che permette di trovare la propria “ansia gemella”.
L’idea è estremamente rivoluzionaria! Mentre normalmente si mostra prima il meglio di sé per poi rivelare solo col tempo i propri difetti, Maniapp permette di sapere fin dall’inizio quali sono le ansie di una persona. Se tali ansie non ci piacciono basta premere le freccette laterali e si passa al prossimo appetibile squilibrato, risparmiando così mesi di conoscenza e frequentazione (oltre ai soldi per le cene, i vestiti, l’estetista, la fatica).

Maniapp 02

Ma come funziona? Basta collegarsi gratuitamente al sito (clicca qui) e creare un proprio profilo, con nickname e icona. Adesso bisogna selezionare le proprie ansie 10 preferite tra una lunga serie di opzioni, alcune alquanto bizzarre, altre estremamente familiari e comuni, tra cui è difficile fare una selezione. Si va da ansie più comuni, come le deadline al lavoro o le vespe e gli scarafaggi, ad ansie più bislacche, come i sandali coi calzini e Despacito, come ci ricorda Costantino della Gherardesca, protagonista dell’allucinato e buffo spot di quest’app.
Fatta la selezione, si ha una sorta di diagnosi – la sottoscritta soffre di “disagite deforestica”, qualsiasi cosa significhi – e si va ai match, cioè all’abbinamento con altri ansiosi in base alla percentuale di ansie in comune.

E voi che aspettate? L’ansia vi aspetta!






Link alle foto: https://zon.it/maniapp-netflix-trovare-lanima-gemella/
https://www.cinefacts.it/cinefacts-dettaglio-1-100/maniac-e-l-app-delle-ansie-secondo-netflix.html

Lo sgretolarsi delle proprie certezze come accade ad un castello di sabbia colpito da un’onda è un qualcosa di devastante. Almeno sul momento. È una sensazione profonda, intensissima, brutale, ma in un certo senso anche affascinante.
È la sensazione che si prova dopo aver visto Maniac, il nuovo gioiellino di Netflix.
[SPOILER ALERT]

Aggiunta al catalogo del colosso dello streaming lo scorso 21 settembre, la serie da 10 puntate diretta da Gary Fukunaga è in realtà il rifacimento di un omonima serie norvegese del 2014.
I due protagonisti, Owen e Annie (rispettivamente Jonah Hill e Emma Stone), sono dei tipi strani, borderline, in bilico tra la sanità mentale e la pazzia. Allucinazioni per lui, frustrazione e droghe per lei.

Maniac 02

Con vicende molto diverse e per motivi differenti, si ritrovano insieme, pazienti/cavie in una innovativa e fantascientifica terapia/ricerca sulla mente umana, in particolare sulle emozioni, gestita da un team di (bizzarri) scienziati nippo-americani (un po’ come il regista) e soprattutto da un computer dotato di emozioni, se non proprio di un’anima.
Un’anomalia nel sistema porterà Owen e Annie a sperimentare realtà alternative, ma insieme, violando così i protocolli dell’esperimento.

Maniac 03

Maniac 04

Si tratta di una vera e propria perla di serie tv. Un’ambientazione a metà tra i coloratissimi anni ’80 e un futuro prossimo ipertecnologico. Un laboratorio, per definizione asettico, che però brulica incessantemente di vita e intensità esplosiva. Una fotografia da oscar e musiche di sottofondo perfette. A tutto ciò si aggiunge l’interpretazione straordinaria dei protagonisti e del cast tutto. I coprotagonisti, i dottori Mantleray e Fujita, rispettivamente Justin Theroux (che non è solo l’ex marito di Jennifer Aniston) e Sonoya Mizuno, sono delle macchiette bizzarre, ma ben studiate e necessarie.

Maniac 05

Emma Stone, alias Annie, ormai amatissima da tutta Hollywood, si dimostra ancora una volta perfetta per ruoli problematici di donne enigmatiche, magari lunatiche, ma totali e in cui un po’ tutte possono riconoscersi. Donne con un passato burrascoso o traumatico e un futuro incerto, ma con la voglia di lottare sempre e nonostante i continui ostacoli che si trovano nel mondo ancora oggi.
Jonah Hill, aka Owen, non è solo un attore comico, ma ha reso questo ruolo drammatico davvero indimenticabile, facendo trasparire la frustrazione, il disagio, ma anche la continua sopravvivenza della speranza, da un personaggio che fa della propria calma uno scudo per proteggere gli altri da se stesso. Una calma imperfetta e estremamente fragile: il caos che Owen cerca di sopire sguscia fuori tramite una particolare inflessione di voce e alcuni tic, apparentemente impercettibili, ma significativi.

Lo studio così rigido e rigoroso, che impediva le relazioni tra i candidati, fallisce sia per problemi tecnici (dati dal pc) sia perché non riesce a fermare il legame tra Owen e Annie. È una sorta di metafora della vita: il mondo ci dice cosa fare, cosa pensare, cosa mangiare, come valutare noi stessi. Il computer impone regole e comportamenti ai candidati allo studio, la vita a noi tutti. Ma può un computer sapere cos’è meglio per Owen e Annie? E nella vita vera, chi decide chi è sano e chi è pazzo, cosa è giusto e cosa è sbagliato?
Forse lo scopriremo nella già confermata seconda stagione, ma “in fondo, nessuno è normale”, dice lo spot della serie.






Link alle foto: https://www.reddit.com/r/NetflixBestOf/comments/9hqr5e/us_maniac_2018_two_struggling_strangers_connect/
https://www.whats-on-netflix.com/news/why-netflixs-maniac-wont-be-back-for-season-2/
http://collider.com/maniac-season-2/
https://www.comingsoon.it/serietv/news/maniac-il-nuovo-trailer-presenta-i-personaggi-di-emma-stone-e-jonah-hill/n81510/
https://blog.screenweek.it/2018/09/maniac-emma-stone-e-jonah-hill-sono-connessi-nella-nuova-clip-646849.php

Alle volte ci sono quei silenzi che ti pervadono, sono così assordanti che ti mettono a nudo di fronte alla vita.
Così accade dopo aver visto Sulla mia pelle, film diretto da Alessio Cremonini.
Le parole te le senti appiccicate dentro il tuo corpo, restano lì e nessuno le può sentire. Non riescono ad uscire, ma gridano dentro ognuno di noi. La rabbia che non fa scaturire sdegno, ma indignazione. Non un sentimento sterile e tossico, ma il rifiuto attivo delle ingiustizie. La voglia di spaccare il mondo per non tornare mai più in una sala a vivere una storia come quella di Stefano Cucchi.

La cronologia dell’ultima settimana di vita di Stefano, ora per ora, morto mentre si trovava in custodia cautelare a Regina Coeli. Tagliente in ogni singola espressione, grazie alla magnifica interpretazione di Alessandro Borghi. Ogni singolo istante e ogni parola trasudano sofferenza ed ingiustizia.

A quasi 10 anni di distanza la storia di Stefano è più viva che mai, la sua come quella di tutte le persone maltrattate e morte nelle carceri italiane. Una storia che fa luce su un argomento attualissimo e spesso dimenticato dalle istituzioni. Un argomento che spinge a riflettere sui pregiudizi che vigono ancora nella nostra società, sull’emblema del ragazzo drogato che deve essere picchiato senza un perché, senza una ragione. Sulla normalità di certi comportamenti che vanno contro ogni principio di uno stato di diritto.

Un film che va vissuto in sala, va condiviso. Condiviso con gli occhi delle altre persone e con le labbra bagnate da quella lacrima che scende inevitabilmente sul volto.
Un film essenziale, non pomposo. Tutto ciò che viene rappresentato è la fedele riproduzione di quello che risulta dei verbali, niente di più. Una riproduzione che non idolatra Stefano, ma lo rappresenta per come è.

Una trasformazione non solo del corpo ma anche della sua voce. Alessandro Borghi ha saputo, nonostante i dialoghi brevi, far trasparire ogni minuto in più di dolore anche solo respirando. Ha saputo far capire cosa si prova ad essere circondati da persone che ti voltano la faccia e che fanno finta di non vedere. Quante volte si mette al primo posto il proprio interesse personale e si fa finta che tutto ciò che non dovrebbe mai succedere sia normale?

Sulla mia pelle è tutto ciò che non dovrebbe mai accadere, ma che è accaduto nella noncuranza generale. Oggi questa storia vuole servire da monito affinché nessuno più chini il capo e  affinché il nostro Stato si impegni davvero nella tutela dei diritti della persona. Questa storia doveva essere raccontata per Stefano e per tutte le persone vittime di ingiustizie.





Link alla foto: https://www.firstonline.info/sulla-mia-pelle-la-storia-di-cucchi-su-netflix-e-al-cinema/

Kit Harington, meglio noto al grande pubblico come Jon Snow, ha scatenato una polemica.
No, nessuno vuole censurare la sua scena di nudo nell’ultimo episodio della settima stagione di Game of Thrones, tranquille mie care lettrici.

L’attore inglese si è scagliato contro la Marvel ed in particolare contro i Marvel Studios, che producono i film dei supereroi come gli Avengers e i Guardiani della Galassia.
La questione riguarderebbe l'identità sessuale dei protagonisti dei film. Harington si è lamentato dell’assenza di personaggi LGBTQ (sigla usata per riferirsi collettivamente a persone Lesbiche, Gay, Bisessuali, Tansgender e Queer) tra i nostri beniamini coi superpoteri. Il tutto è nato dal fatto che in Thor Ragnarock (2017), terzo capitolo della saga del Dio del Tuono, i personaggi di Valchiria e Korg non sono stati ben delineati dal punto dell’identità sessuale. I due, infatti, nei fumetti, sono bisessuali, ma nel film non se ne fa menzione.

Korg e Valchiria

Caro Kit, forse ti sono molto piaciuta molto la coppia lesbo Testata Mutante Negasonica-Yukio di Deadpool 2 (che però non è frutto dei Marvel Studios, ma della 20th Century Fox), ma vacci piano.
Innanzitutto, a modestissimo parere della sottoscritta, in Thor Ragnarok specificare l’identità sessuale di due personaggi secondari – soprattutto Korg – non so quanto avrebbe avuto senso ai fini della trama. In più, il bell’inglese dimentica che il personaggio di Magneto degli X-Men è stato più volte interpretato da Ian McKellen, che sì ha fatto Gandalf, ma soprattutto è gay.

Certo è che mancano i supereroi LGBTQ, che nei fumetti Marvel invece ci sono, soprattutto negli ultimi tempi. Per citarne solo alcuni, abbiamo Wiccan dei Giovani Vendicatori, Psylocke e Ice Man degli X-MEN.
Tuttavia, mesi fa – e non l’altro ieri – James Gunn, ex regista dei Guardiani della Galassia, aveva annunciato che ci sarebbero state novità a riguardo.

Caro Kit, vedi che la Marvel ancora deve finire la famigerata fase 3. Magari la 4 è quella buona. Piuttosto polemizza sul fatto che dobbiamo aspettare troppo tempo per l’ottava stagione della tua serie!




Link alle foto: http://www.film.it/news/televisione/dettaglio/art/stasera-in-tv-6-marzo-jon-snow-sopravvissuto-a-pompei-52259/
http://www.film.it/news/televisione/dettaglio/art/stasera-in-tv-6-marzo-jon-snow-sopravvissuto-a-pompei-52259/
httpshttps://steemkr.com/spanish/@ikar59/resena-or-avengers-infinity-war

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