Si è conclusa ieri la prima stagione di una serie ricca di colpi di scena, suspense e intrighi: La verità sul caso Harry Quebert.

Trasmesse ogni mercoledì dalle 21.15 su Sky Atlantic (canale 110 di Sky), le dieci puntate di questa serie, dopo un inizio da bene-ma-non-benissimo (ne avevamo parlato qui), si sono poi rivelate davvero interessanti, con un crescendo di impreviste ma studiatissime svolte di trama che riuscivano a tenere incollati allo schermo gli spettatori, continuamente presi di sprovvista: basti pensare che tutta la vicenda investigativa che anima la serie sembrava felicemente conclusa già nell’ottava puntata, per poi venir smentita drasticamente negli ultimissimi minuti e dar vita a due ulteriori episodi.

Una serie, insomma, che è cresciuta e ha carburato nel corso della sua prima stagione. Oltre alla interessantissima trama e ai sorprendenti colpi di scena, anche la fotografia, la regia e l’interpretazione di tutto il cast sono risultate estremamente piacevoli.
Anche Patrick Dempsey, che nei primi due episodi ci era apparso un po’ sbiadito, nel corso della serie è riuscito a rivelare tutta la profondità del suo personaggio, con una buona interpretazione.

Da rivedere!





Link alla foto: https://tg24.sky.it/spettacolo/serie-tv/la-verita-sul-caso-harry-quebert/home.html

Il Trono di Spade è tornato!!
Ieri notte è andata in onda la prima puntata dell’ottava – e ultima – stagione, che sarà composta unicamente da 6 episodi, ma più lunghi del solito: pare che infatti l’ultimo episodio – ma forse anche il penultimo – durerà intorno agli 80 minuti.

[SPOILER ALERT]
Torniamo a noi e al primo episodio. Le emozioni più forti sono legate al ritorno dei vari personaggi, che ormai sono un po’ membri delle nostre famiglie, e soprattutto dal fatto che molti di loro si rincontrano ora dopo intere stagioni di lontananza.
Vogliamo parlare di Arya e Jon? Commoventissimo. Oppure del finale in cui Jaime Lannister vede Bran? La faccia di Jaime è tutto un programma!

Tuttavia queste sono state le emozioni più forti. Certo, vedere Jon Snow cavalcare un drago pure non è stato male, ma non basta. Bisogna pur ricordare che è la prima puntata di una nuova stagione e il suo compito è quello di ricordare dove ci eravamo lasciati, a che punto eravamo rimasti, etc., ma non si è aggiunto nulla di più ed effettivamente dal Trono di Spade ci si aspetta qualcosa in più.

Staremo a vedere!



Link alla foto: https://www.dailynews24.it/game-of-thrones-8-yara-greyjoy/

In una cornice magica, tra i vicoli del centro storico ed i profumi di Napoli, arriva Chagall (1887-1985) ad incantare turisti ed appassionati. La Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta fino al 30 giugno 2019 farà da scenografia di ben 150 opere dell'affascinante pittore russo.

Il percorso consta di 5 sezioni ( Infanzia e tradizione russa; Sogni e fiabe; Il mondo sacro, la Bibbia; Un pittore con le ali da poeta; L’amore sfida la forza di gravità) nelle quali possiamo ammirare la sua atipicità e la sua tipicità. Atipicità perché si è distanti dai colori vivaci e ideali: il bianco e il nero predominano con le incisioni all'acquaforte e all'acquatinta, grazie all'incontro con l'illuminato Ambroise Vollard. Egli propose al pittore russo di illustrare "Le Anime Morte" di Gogol. Chagall ne fu entusiasta e lavorò alle lastre di rame del '23 al '27, anche se le acqueforti furono diffuse solo nel '48. Nelle acqueforti delle Favole emerge anche l’interesse per la natura e gli animali e le riflessioni sul comportamento umano.

La sua tipicità, invece, si racchiude nell'idea, quasi illusoria, di un amore che è al di sopra di tutto. L'amore come potenza delle anime, che rende le persone libere e capaci di volare. L'amore come modello.

CHAGALL

La usa amata, Bella, è la protagonista di molte sue raffigurazioni. Bella e Marc si incontrano e innamorano a Vitebsk ma è il 1909, il padre di Bella si rifiuta di dare sua figlia – di circa 14 anni – a un pittore squattrinato. Chagall parte per Parigi e i due si scrivono lettere per sei anni. Nel 1914 sposa Bella al suo ritorno a Vitebsk, sua città natale, che rimarrà un riferimento ricorrente alle sue opere. Due anni dopo nasce la figlia Ida e nel 1923 si trasferiscono a Parigi. Vivono in Francia, hanno lasciato la Russia portando con sé i loro ricordi: l’infanzia al villaggio, il colore blu della casa del pittore, le figure degli animali, la fattoria di famiglia, gli acrobati delle festività ebraiche. Non è la guerra a separarli ma un’infezione violenta che la uccide nel 1944. 35 anni di amore e un tragico vuoto che precipitano il pittore in una profonda depressione. Per nove mesi, Chagall abbandona i pennelli senza ispirazione. Tornerà a dipingere e amare, pur rimanendo eternamente devoto alla sua musa ispiratrice.

Attraverso la lettura delle sue opere ci si trova di fronte ad un mondo che un po' tutti noi vorremmo, un mondo dove tutto è in perfetta armonia.

La Russia, presente nei suoi ricordi di infanzia tra paesaggi, religione e guerra.

Al termine del percorso si trova la “Dream room”, una piccola stanza dove è possibile sognare per un attimo. Gioco di colori con le opere di Chagall, musica di sottofondo ed il gioco è fatto.

Gli orari di apertura sono tutti i giorni delle 10.00 alle 20.00 (la biglietteria chiude un’ora prima), il costo del biglietto: Intero € 14 + 1 € audioguida, Ridotto € 12 + 1 € audioguida, bambini € 6 + 1 € audioguida (http://www.arthemisia.it/it/chagall-sogno-damore/http://www.arthemisia.it/it/chagall-sogno-damore/).

Una mostra che vuole portare all'essenza di Chagall , ma che allo stesso tempo non aiuta alla diffusione della cultura dato il costo del biglietto sproporzionato rispetto alle opere presenti.

Ieri sera sono andati in onda gli episodi 5 e 6 della quarta stagione di Gomorra. Si tratta di due episodi che potremmo definire speciali, in quanto vedono la regia di Marco D’Amore, che nelle precedenti tre stagioni aveva interpretato Ciro Di Marzio, detto l’Immortale.

Beh, l’Immortale è morto ma il legame con la serie non si è spezzato. Ancora nei cuori dei fan, Marco D’Amore è passato dall’altro lato della macchina da presa. In realtà non è la prima volta per il giovane casertano: oltre che interprete, è stato anche sceneggiatore e produttore del film Un porto sicuro (2015) e regista teatrale di American Buffalo (2016).
Al suo fianco in questa nuova sfida registica Enrico Rosati, già aiuto-regista nelle precedenti tre stagioni di Gomorra.

Il risultato? Due episodi ovviamente in linea con gli altri della serie, data la costante supervisione artistica di Francesca Comencini. Tuttavia si può dire che in queste due puntate traspare un maggior senso di solitudine dei personaggi e soprattutto il lato negativo di questa solitudine. C’è un’insistenza delle inquadrature sui volti dei protagonisti e una sottile luce che, anche nell’oscurità tipica di Gomorra, mette in risalto lo sguardo in realtà spaventato dei personaggi.
Certo, si tratta di due episodi ricci di pathos a livello di trama, ma il sapiente tocco di Marco D’Amore è riuscito a tenere lontano l’effetto melodramma, concentrandosi proprio sulla desolazione che genera la vita criminale. Ne risulta anche una distanza dall’epicità – pur sempre negativa – di altri momenti passati.

Marco D’Amore può dirsi ben fiero del proprio lavoro e aspettiamo di vederlo nuovamente all’opera, sia davanti sia dietro la macchina da presa!


P.S. L’omaggio alla prima stagione l’avete notato? Vi rimandiamo alla 1x09 per la precisione.





Link alla foto: https://video.sky.it/skyatlantic/gomorra-la-serie/gomorra-4-backstage-marco-damore-nel-ruolo-di-regista/v426289.vid

Il primo appuntamento è sempre un’incognita. Tante aspettative, le farfalle nello stomaco e a speranza di non fare figuracce! Ma se potesse andare esattamente come vogliamo?

Questo è quello che offre il giovane e bello Brooks Rattigan, un ragazzo che per avere i soldi necessari ad andare a Yale inizia ad accompagnare le ragazze che lo “assumono”, tramite l’apposita app, a feste, mostre d’arte, serate di rodeo e chi più ne ha più ne metta. Ma la chiave del successo è un’altra…

Purtroppo non è la realtà, ma è la trama di The Perfect Date, commedia romantica aggiunta proprio oggi al catalogo Netflix.
Un film dai un’ora e mezza circa, molto piacevole e anche originale, con un’idea di fondo moderna e innovativa, davvero sfiziosa. Consigliata un po’ a tutti, questa commedia è forse diretta soprattutto ai più giovani, non solo per la presenza del bel Noah Centineo (Tutte le volte che ho scritto ti amo) nel ruolo del protagonista, ma soprattutto per il messaggio che trasmette: in una società dell’immagine come la nostra è facile perdersi e diventare ciò che non siamo per soddisfare gli altri e le loro aspettative. Tuttavia è fondamentale sapere che tipo di persona si è in realtà ed è ancora più importante sapersi accettare, senza timore dell’opinione altrui. Essere se stessi è la chiave dell’originalità.

D’altronde lo diceva anche Oscar Wilde: “sii te stesso, tutti gli altri sono già presi”.




Link alla foto: https://www.latimes.com/entertainment/movies/la-et-mn-capsule-noah-centineo-perfect-date-review-string-20190412-story.html

Lunedì 15 aprile alle 9,30 si svolgerà a Palazzo Packanowski, sede dell’Università di Napoli Parthenope, la cerimonia di chiusura della prima edizione del Contamination Lab, un’iniziativa nata con l’obiettivo di generare idee imprenditoriali attraverso la contaminazione di conoscenze, competenze e talenti sui temi della Blue Economy e della Circular Economy, finanziata dal MIUR e coordinata dal Dipartimento di Studi Economici e Giuridici.

 

Antonio Garofalo

 

Al Ceremony Day del Clab, organizzato dal Direttore del Dipartimento di Studi Economici e Giuridici, prof. Antonio Garofalo, saranno presenti tra gli altri il Presidente della Camera Roberto Fico, il Sindaco di Napoli Luigi De Magistris e il Magnifico Rettore dell’Università Parthenope prof. Alberto Carotenuto.

 

Roberto Fico

 

Giunto al termine della prima edizione, il Contamination Lab ha visto la partecipazione di oltre 50 studenti provenienti da percorsi di studio differenti (laureandi, laureati e dottorandi) e la nascita di 11 idee imprenditoriali innovative, consentendo all’Università Parthenope di porsi come luogo di confronto privilegiato tra stakeholder del territorio, Istituzioni e imprese.

 

Il Ceremony Day chiude un percorso di formazione ricco di stimoli, che ha consentito di rafforzare la cultura imprenditoriale e la capacità di lavoro di squadra dei partecipanti attraverso quattro fasi: Clab Activation per allineare tutti i partecipanti rispetto alle metodologie e ai concetti fondamentali; Flipped Classroom durante il quale i Clabber organizzati in team hanno iniziato il processo di sviluppo della propria business idea anche grazie alla gamification applicata ai processi di apprendimento; i Labs gestiti in collaborazione con alcuni dei partner esterni tra cui il Comune di Napoli, Invitalia, The Hive e le testimonianze di numerose Start-up di successo; la Clab Competition che ha portato a selezionare le migliori idee imprenditoriali. Durante il percorso formativo i Clabber hanno anche avuto l’opportunità di confrontarsi con personalità di particolare rilievo sui temi oggetto del Clab Uniparthenope, quali il Commissario Europeo per l'ambiente, gli affari marittimi e la pesca Karmenu Vella ed il Commissario Europeo per l'agricoltura e lo sviluppo rurale Phil Hogan.

 

Il Ceremony Day sarà anche l’occasione per lanciare la seconda edizione del Contamination Lab di Uniparthenope e dare così il via alla fase di recruiting dei nuovi talenti.

Una nottata foriera di news scottanti!
Beh, qui in Italia era notte, ovviamente, ma non negli Stati Uniti, dove l’annuale incontro con gli investitori ha portato la Disney a poter finalmente annunciare due entusiasmanti serie tv e a confermarne una terza.

Serie Marvel 02

Iniziamo da quella annunciata tramite un’immagine proprio sul profilo twitter ufficiale dei Walt Disney Studios: Falcon & Winter Soldier, interpretati sempre da Anthony Mackie e Sebastian Stan. I due amici di Captain America ci avevano regalato una breve ma simpatica parentesi a due in Civil War, quindi dovremmo aspettarci una serie comica? Purtroppo è ancora presto per dirlo.

Serie Marvel 03

Passiamo poi ad una serie che tutti un po’ ci aspettavamo: WandaVision, con protagonisti Wanda Maximoff e Visione, anche loro interpretati nuovamente da Elizabeth Olsen e Paul Bettany, il quale si è detto davvero entusiasta del progetto. Anche qui non è stato riferito nulla riguardo alla trama.

Serie Marvel 04

È stata poi confermata la serie su Loki, che dovrebbe vedere la partecipazione di Tom Hiddleston ma forse unicamente in veste di narratore in quanto era trapelato che si sarebbe costituita come un prequel, dunque narrando le gesta di un Loki più giovane.

Serie Marvel 05

Il web dà poi per certa la serie su Occhio di Falco, ancora col volto di Jeremy Renner che si è detto disponibile a rivestire i panni dell’eroe arciere. Pare che tratterà del passaggio di testimone tra Clint Barton e Kate Bishop, nei fumetti membro degli Young Avengers. Tuttavia ancora nulla riguardo questa serie viene dalla Disney/Marvel.

Quel che è certo è che aspettiamo con grande trepidazione il debutto della nuova piattaforma streaming Disney+!





Link alle foto:
http://www.gamesoul.it/2019/01/04/alcuni-ex-sviluppatori-blizzard-lavorano-ad-un-nuovo-gioco-marvel/http://www.gamesoul.it/2019/01/04/alcuni-ex-sviluppatori-blizzard-lavorano-ad-un-nuovo-gioco-marvel/
https://nerdmovieproductions.it/2019/04/12/the-falcon-and-the-winter-soldier-wandavision-e-marvels-what-if-annunciate-le-prime-esclusive-marvel-su-disney/falcon-winter-soldier-disney-plus-logo/
https://www.themarysue.com/falcon-winter-solider-tv-series-make-em-kiss/
https://geektyrant.com/news/marvel-studios-confirms-wandavision-and-shares-info-on-their-what-if-animated-series
https://www.comicsuniverse.it/nuovi-dettagli-sul-possibile-progetto-dei-marvel-studios-dedicato-a-occhio-di-falco-clint-addestrera-kate-bishop/

Considerato per anni una forma narrativa inferiore, o non altezza del romanzo, il racconto è stato messo da parte, camuffato, trasformato in altro dagli editori. Quali sono le ragioni della ghettizzazione della forma breve? Dove affonda le sue radici lo scetticismo di lettori e editori dinanzi a un testo quantitativamente – e si badi, solo quantitativamente – inferiore al romanzo?

 

Sul racconto

 

L’assunto da cui parte il saggio di Maurizio Vicedomini, Sul racconto (Les Flâneurs 2019), è la necessità di svelare le ragioni di questo isolamento, ma soprattutto di fornire una definizione esaustiva del concetto di forma breve.

 

Vicedomini risponde a questo bisogno smontando e ricostruendo la storia e l’accoglienza del racconto in maniera accurata e svelando un’invidiabile preparazione sull’argomento, oltre che una profonda e tangibile passione.

 

L’autore riflette sul panorama internazionale della forma breve e ne analizza tutte le declinazioni: da Calvino a Cortázar, da Hemingway a James, per finire con l'anilisi della prismatica complessità del racconto di David Foster Wallace, Piccoli animali senza espressione.

 

Dopo anni di isolamento, ora il racconto sta finalmente trovando un proprio spazio soprattutto grazie al lavoro di piccoli e medi editori che si sono assunti il rischio di investire e sperimentare. Ma i contorni in grado di definirne una forma sono ancora incerti.

 

“Cosa significa, allora, racconto? È un testo breve, certo. È qualcosa di piccolo, che oggi troviamo pubblicato online su blog e riviste, oppure in raccolte con altri testi simili. […] Siamo insomma davanti a un significato decisamente vago. Il racconto è un testo breve. Ed è tutto ciò che sappiamo. Ci basta?”

 

A noi no, ed è per questo che vi consigliamo caldamente il libro di Maurizio Vicedomini!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

link immagini:

https://www.ilcartello.eu/wp-content/uploads/2017/05/David-Foster-Wallace.jpg

Thailandia, terra ricca ed esotica che non perde mai il suo fascino, è il pulpito che da inizio alla storia del giovane Sompong. Così nasce una delle graphic novels più amate dell'ultimo anno.

 

papaya salad 1

Dalla Thailandia all'Europa tra atmosfere coinvolgenti e nostalgiche.

Bangkok, la famiglia di Sompong si riunisce per un pranzo familiare. Una della portate principali è un piatto tipico della tradizione thailandese, la papaya salad. Quel sapore così dolce riporta la mente dell'ormai vecchio Sompong ai tempi di quando era un giovane curioso, che fu trascinato dalla sua passione per le lingue a viaggiare fino alla lontanissima Europa.

La narrazione del protagonista è scandita dalla preparazione della ricetta di questo piatto. Man mano che la storia si arricchisce di colori, avvenimenti e sentimenti, anche la papaya salad diventa sempre più un piatto finito. In questo viaggio complesso, Sompong, da giovane ingenuo e spensierato, si ritrova a dover fare i conti con la Seconda Guerra Mondiale, che lo plasma e lo trasforma in un uomo che sa affrontare le paure e le avversità.

 

papaya salad 2

Chi è la mente che ha creato questa graphic novel, Papaya Salad?

Elisa Macellari è una giovanissima illustratrice italo-tailandese che vive e lavora a Milano.

Artista di grande talento, all'attivo vanta numerose collaborazioni sia su territorio nazionale che internazionale. Il suo stile molto colorato ed esotico sono il suo “marchio di fabbrica”. Papaya Salad è il suo primo romanzo edito dalla Bao Publishing.

 

papaya salad 3

 

Link alle immagini: http://www.trevisocomicbookfestival.it/2018/portfolio/mostra-papaya-salad/http://www.trevisocomicbookfestival.it/2018/portfolio/mostra-papaya-salad/ - http://www.tropismi.it/2018/10/16/papaya-salad/http://www.tropismi.it/2018/10/16/papaya-salad/ - https://www.google.com/search?q=papaya+salad+fumetto&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=0ahUKEwjOh_vZv8jhAhVGyaQKHTy7DS8Q_AUIDigB&biw=1920&bih=937#imgrc=HB8c5gb4UDBXMM: -

https://www.badcomics.it/2018/10/papaya-salad-la-recensione/220964/

A circa tre anni dall’uscita del suo primo libro, L’enneagramma della ferita originaria, Antonio Barbato torna con un secondo volume per approfondire meglio l’argomento.

- Buonasera Antonio, vogliamo anzitutto rinfrescare la memoria su cosa sia l’enneagramma?
L’enneagramma è un simbolo, raffigurato sulla copertina del libro, è un cerchio al cui interno sono inscritti un triangolo equilatero, che collega tre punti convenzionalmente posti nel vertice in alto e in quelli a destra e a sinistra, e un esagono irregolare che collega gli altri punti.
Noi utilizziamo questo simbolo come una sorta di bussola che ci permette di poter avere delle assonanze e delle dissonanze rispetto a quelle che possono essere le posizioni caratteriali o della personalità delle persone.

- Il tuo secondo libro a distanza di tre anni circa dal primo libro. Si è trattata di una lunga gestazione o non era inizialmente previsto?
Era previsto poiché dovrebbe essere il secondo di una quadrilogia. In questo secondo libro ho avuto la fortuna di potermi divertire perché tra il momento in cui ho concepito il libro, raccogliendo il materiale già raccolto negli anni, e il momento della sua realizzazione è passato un periodo di tempo abbastanza ridotto, di circa sette o otto meni, molti meno rispetto al primo libro. Soprattutto mi sono divertito a scrivere questo libro perché nel descrivere i tratti caratteriali mi sono sentito quasi un romanziere alle prese con la creazione di un personaggio.

- Dunque hai un modello letterario di riferimento?
Beh, in realtà più che ad un modello letterario vero e proprio mi viene da pensare alle Mille e una notte. Sembra strano ma chi conosce l’opera sa che il personaggio centrale è questa donna, Shahrazad, di cui tra l’altro si parla diffusamente nel libro in quanto rappresenta molto bene un tipo di carattere. Shahrazad è il vero filo conduttore delle Mille e una notte, in quanto attraverso la molteplicità delle storie raccontate nel libro si racconta in realtà un’unica visione, proprio quella di Shahrazad, che dipana una trama sottile al di sotto di quanto appare in superficie. Si parla infatti di umanità e di essere umani, dell’unità profonda che esiste al di là delle apparenti divergenze caratteriali nelle coscienze degli essere umani.

- Tre anni fa hai affermato che in Italia non c’è molta dottrina su questo aspetto. È cambiato qualcosa in questo lasso di tempo?
Qualcosa è cambiato in quanto qualche nuovo libro che parla di enneagramma delle personalità c’è. Tuttavia su questo specifico argomento, ovvero sui sottotipi, non vi è alcun libro uguale a questo, quando poi i sottotipi sono da un certo punto di vista il tratto più evidente del carattere di una persona in quanto si caratterizzano come il modo più evidente in cui si manifesta una passione dominante. Gli altri libri si limitano a rappresentare 27 varianti istintuali. Io sono andato abbastanza oltre e mettendo a frutto tutto un quindicennio di lavoro ne ho descritti 54 in dettaglio sui 108 plausibili.

- Questo secondo libro si caratterizza come approfondimento del primo? Che differenze presenta rispetto al primo?
Il primo libro era molto legato al desiderio di far comprendere come nasce la personalità o carattere, come esiste una interrelazione inscindibile tra l’ambiente in cui si nasce e il tessuto di cui siamo portatori e soprattutto di come il tessuto di cui siamo portatori si adatti seguendo proprio uno degli istinti fondamentali della vita, l’istinto all’adattamento alle esigenze ambientali. Quindi il filo conduttore del primo era far vedere come il bambino sviluppi un carattere, far vedere l’importanza delle cure parentali sul felice compimento della personalità del bambino prima e dell’uomo poi e dunque mettere in allarme sulle possibili conseguenze negative di una cattiva parentalità.
Nel secondo libro invece potremmo dire che i temi del primo vengano guardati al microscopio. Si tratta di un ampliamento molto forte dei tratti caratteriali in quanto si va a parlare delle modalità con le quali una coscienza un po’ meccanica, cioè formata da un filtro cognitivo fisso con cui vedere le cose e da un modo condizionato dal punto di vista emozionale, vada ad interagire con gli istinti, cioè con le forze primarie della vita. Nell’essere umano il carattere è il sostituto dal punto di vista della risposta esistenziale degli istinti, che nel mondo moderno sono scarsamente sviluppati. Tuttavia gli istinti sono ugualmente vivi e non potrebbero non esserlo in quanto sono funzionali alla vita, ma gli istinti non sono liberi, sono condizionati. La personalità funge da filtro che condiziona gli istinti.

- Tre anni fa hai detto che il primo libro era  maggiormente rivolto ai caregiver. Questo ha un pubblico più o meno ampio?
A prima vista il pubblico di questo secondo libro potrebbe apparire più ridotto, in quanto parlando di sottotipi si presuppone la conoscenza dei tipi. In realtà però siccome parliamo di qualcosa che fa parte dell’esperienza umana universale io credo che questo libro sia di molta più facile lettura rispetto al primo, che scontava dei passaggi tecnici più radicali. Questo secondo libro parla molto di più dell’esperienza a cui la persona accede con facilità. Qual è il tratto che maggiormente mi contraddistingue? Cioè, qual è la forma che più sento appartenere a me stesso? C’è meno difficoltà a vedersi.

- Per la sua struttura, è un’analisi, una descrizione dei sottotipi o ci sono dei “consigli” per affrontare le situazioni della vita in modo migliore a seconda della propria predisposizione caratteriale?
Io non amo molto dare consigli in quanto dare consigli significa sentirsi superiori in un certo senso. L’obiettivo è rendere consapevoli del fatto che l’agente di cambiamento, ciò che in qualche modo può realmente fare qualcosa per una persona, è la persona stessa. Una persona estera può accendere una luce, ma il cammino deve essere fatto dalla persona stessa. Il tentativo è dunque quello di permettere alle persone di capire davvero cosa le spinge in profondità.
Ti faccio un esempio: molte persone sono molto radicate nell’ambizione. Questa può avere una valenza positiva, in quanto si traduce in una non accettazione della situazione in cui si è nati e quindi può spingere al cambiamento, ma può anche essere molto negativa perché può condurre ad un’eliminazione di coloro che non accettano tale ambizione o una lotta al coltello con chi si frappone al proprio obiettivo.
Nel libro si tenta di far in modo che le persone comprendano qual è il lato positivo del dilemma piuttosto che rimanere ferme nell’ignoranza della ragiona scatenante della propria passione dominante.

- Centootto sottotipi. Ci sarà anche il tuo, giusto? È visibile?
Certo, ma è più facile che sia la persona stessa a riconoscersi nel sottotipo, rispetto al tipo, e a vedersi in prima persona. Dire a qualcuno che è avaro (tipo) può portare una sorta di difficoltà di accettazione nella persona che è “affetta” da tale passione. La persona non ama vedere la propria immagine condizionata dal sentirsi etichettare in un certo modo. Se invece si dice alla persona in questione che questa tende a rinchiudersi molto, a preferire ambiti ristretti con le proprie cose, a necessitare di molto spazio e tempo per sé, a non amare molto la condivisione qualora non ci sia la certezza di un arricchimento proveniente dall’altro, allora molto più probabilmente la persona accetta tale situazione.

- Dunque questo è il secondo libro di una quadrilogia. Ci puoi anticipare qualcosa sul prossimo?
Si, il prossimo cercherà di fare un ragionamento diverso. Quando si parla di carattere si tende ad enfatizzare il fatto che il carattere sia fatto tratti, ma ciò significa vedere dei singoli alberi e non l’intera foresta. La personalità è fatta di sistemi, non di singoli tratti.
Tutti sentiamo una particolare necessità psichica, ovvero di dirci che se conseguissimo un qualcosa, diverso da persona a persona, allora la nostra vita sarebbe completa e avremo raggiunto l’optimum. Ciò non è vero, è un’illusione che ci serve perché abbiamo necessità di puntellare continuamente il nostro senso di sé. Questo è un sistema che si chiama proprio sistema illusorio ed è molto diverso dal sistema difensivo della personalità che tende a non vedere e a tener lontano dalla propria consapevolezza cose che risultano sgradite.
Il prossimo libro tratterà dei sistemi all’interno della personalità e torniamo ad allargarci per mostrare i molteplici segmenti di cui è composta la personalità e le loro interconnessioni.




Foto di: Annachiara Giordano

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