È ufficialmente finita un’era.
L’era degli eroi Marvel su Netflix. Lo scorso 14 giugno il colosso dello streaming ha caricato nel proprio catalogo la terza stagione di Jessica Jones, che sarà l’ultima. Niente più Daredevil, Iron Fist, Luke Cage, Defenders o The Punisher. E anche niente più Jessica Jones.


[SPOILER ALERT]
L’amaro in bocca c’è, è innegabile, ma forse non così tanto. Sì, perché in realtà la terza stagione di Jessica Jones non convince proprio. Anzi…!
I tredici episodi si rivelano in realtà lenti, statici, prevedibili e caratterizzati da un generale senso di già visto. Non si sente alcun brivido di vita.

Jessica (Krysten Ritter) è alquanto sbiadita e passa il suo tempo a correre dietro agli altri, a “risolvere” i problemi causati dagli altri, ma senza prendere alcuna iniziativa, come trascinata dalla marea. La sua amica/sorella Trish (Rachael Taylor), nel suo tentativo di diventare un’eroina per aiutare gli altri, per restituire quanto ha avuto nella vita e, in fondo, per emulare/aiutare Jessica, non attira simpatie, ma anzi antipatie, apparendo sempre come una ex star bambina viziata. Neanche la sua degenerazione la eleva allo status di grande villain, con tutto il fascino che questa carica si porta dietro (sì, perché se un cattivo è fatto bene, noi lo amiamo, ammettiamolo).

A proposito di villain, neanche questo Salinger (Jeremy Bobb) conquista perché non gli viene dedicato lo spazio necessario e rimane in realtà una minaccia che aleggia sulla serie ma che non si materializza veramente.
Le uniche vicende che riducono un po’ l’apatia generale dello spettatore sono forse la malattia dell’avvocatessa Jeryn (Carrie-Ann Moss) e la morte di Dorothy (Rebecca De Mornay), mamma di Trish.

Infine, non convince neanche l’ultima scena dell’ultimo episodio, in cui pochi secondi dopo la comparsa di una sorta di filtro viola si sente la voce di Kilgrave (David Tennant). Non convince perché innanzitutto la serie è finita, si sapeva che sarebbe finita, e per vincoli di contratto non c’è la possibilità di recuperare questa trama, queste vicende, questi attori, ecc in un improbabile reboot Disney+. Ancora, è il (disperato) recupero di un villain come si deve, ma passato e con la propria vicenda conclusa, a dover fornire materia prima per un colpo di scena che non si è visto in 13 episodi?

Certo, non siamo ai livelli di delusione dell’ultima stagione di Game of Thrones, ma quasi. Addio Jessica.




Link alla foto: https://lrmonline.com/news/jessica-jones-season-3-review-is-it-worth-watching-spoiler-free/

Toy Story 4: l'anteprima italiana

Giugno 22

È avvenuta il 18 giugno scorso l’anteprima italiana di uno dei cartoni animati targati Disney Pixar che ha segnato un’intera generazione e che, a quanto pare, continuerà a segnarne altre per molto altro tempo.

Stiamo parlando di Toy Story 4: la rinomata storia dei personaggi del mondo dei giocattoli che con coraggio e simpatia si imbattono in imprese sempre più ardue e ricche di significato per salvaguardare l’affetto per i propri bambini, imprese che arrivano al cuore di grandi e piccoli. Un mondo dove la cattiveria lascia spazio alla bontà e l’amore diviene il centro di ogni cosa.

Tra i personaggi che hanno calcato il Red Carpet, la mancanza che maggiormente si è fatta sentire è stata quella di Fabrizio Frizzi. Lui che per anni ha doppiato la voce del cowboy Woody e che purtroppo ci ha lasciati davvero troppo presto. Ma era come se Fabrizio fosse lì, in quella sala gremita di persone, che, con un gesto quasi automatico, gli dedica un fragoroso applauso dopo la performance di un emozionato Riccardo Cocciante in Un amico in me, storica colonna sonora del film.

Tanti complimenti per il nuovo doppiaggio di Woody, sono arrivati per Angelo Maggi, una persona di una immensa cordialità e disponibilità che, detto sinceramente, si è mostrata degna sostituta.

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All’interno della pellicola una “new entry” che immediatamente si è guadagnata il rispetto e soprattutto l’affetto del pubblico: Forky, (doppiata da un meraviglioso Luca Laurenti), una forchetta creata con degli avanzi di oggetti presi dalla spazzatura, dai modi un po' maldestri e convinta che il suo posto nel mondo sia solo quello della spazzatura.

Di grande insegnamento è stato il discorso tenuto dallo stesso Laurenti nella presentazione della prima visione: molte volte un niente, come lo può essere Forky, si trasforma in qualcosa di un’importanza enorme. L’amore non dipende dal prezzo o dalla qualità, dipende dal significato che quell’oggetto ha per noi, e Forky è proprio questo, un oggetto creato dal nulla che diventerà prezioso come niente lo era mai stato.

Molti sono stati gli ospiti: Serena Autieri, Tess Masazza, Rosa Perrotta con il suo grande pancione, Benji e Fede, Laura Cremaschi, Caterina Balivo, Martina Corradetti e molti altri.

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Insomma, una serata piena di emozioni e ricordi che siam tutti pronti a rivivere a patire dal 26 Giugno nelle sale e che ci auguriamo riesca a trasmettere quello che di più bello c’è nel bambino che ognuno di noi si porta sempre dietro: il vero valore dell’amicizia.



Foto di: Camilla Greco

Esce nelle sale italiane giovedì 4 luglio il film firmato dal regista Antonio Grimaldi Restiamo Amici, con un cast di grande spessore: Alessandro Roja e Michele Riondino, con accanto altri nomi noti ed emergenti del cinema italiano, tra cui la giovane e bella attrice in grande ascesa nel panorama cinematografico nazionale, Desirèe Popper, e di seguito: Violante Placido, Mirko Trovato, Ivano Marescotti, Sveva Alviti, Camilla Martini, Lidia Vitale.

Alessandro (interpretato da Michele Riondino) è un giovane vedovo con un figlio a carico che improvvisamente riceve la chiamata di un suo vecchio amico Gigi (interpretato da Alessandro Roja). Prima di morire c’è un favore che Gigi chiede ad Alessandro: per ereditare i tre milioni di euro lasciati da suo padre deve per forza intestarli al figlio di Alessandro, non avendo lui stesso nessun tipo di erede e prendendo quindi suo figlio letteralmente “in prestito”. In cambio della gentilezza dell’amico, Alessandro avrebbe ricevuto una parte di eredità come ricompensa.


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Inizialmente pensata come una commedia leggera sull’amicizia maschile, in realtà nasconde un romanzo di bamboccioni: un padre che sicuramente possiede meno maturità rispetto al figlio, il classico clichè del marito infedele, un film dove prevedere il finale risulterà abbastanza intuitivo.

Ma il problema che preoccupa principalmente è la sciatteria con cui sono dipinti i personaggi femminili: mantenute, incapaci di avere una sana relazione con un uomo, isteriche.

Un film che, a detta di molti, già si prospetta un’idea che, per quanto in alcune scene surreale, può portare a casa buoni risultati.

Insomma, non resta che aspettare l’uscita nelle sale e sperare che stupisca anche i più scettici!





Foto di: Camilla Greco

Nell’attesa della desideratissima ma per ora improbabile reunion di Friends, possiamo vedere la bella Jennifer Aniston nel nuovo film Netflix, Murder Mystery. Si tratta di un giallo in versione comica o di una commedia a tinte gialle, come preferite, in cui la ex-Rachel è affiancata da Adam Sandler.

I due interpretano marito e moglie che, dopo quindici anni di un monotono matrimonio, si trovano per caso a viaggiare per l’Europa su uno yatch abitato da veri ricconi, ma soprattutto si vedono accusati di vari omicidi. Tra improbabili coincidenze, gaffes e pericolose incomprensioni dovranno essi stessi risolvere il caso, pur di scagionarsi.

A dirla così, non sembra male. In realtà, però, il film appare estremamente piatto. Non è la solita commedia volgarotta-demenziale con Adam Sandler, versione americana dei nostri Boldi-De Sica, e questo è già un vantaggio. Tuttavia la risoluzione della trama è estremamente sbrigativa, c’è poco pathos nella vicenda e la comicità non è di alto livello. L’impressione è che sia tutto troppo controllato e che le potenzialità e l’indole di tutti gli attori, protagonisti in primis, siano soffocate.

Non hai vinto, ritenta!





Link alla foto: https://www.youtube.com/watch?v=hu1Y7sGg-M0

“Pitti Uomo 96”

Giugno 15

Si è concluso ieri il salone fiorentino del menswear più famoso e atteso degli ultimi anni: Pitti Uomo 96.

Come ogni anno la kermesse è ricca di personaggi di ogni genere e gentlemen da tutto il mondo, che, per l’occasione, si riuniscono nella location in Fortezza da Basso nella città di Firenze.

La manifestazione, iniziata l’11 Giugno, ha visto passare in città una quantità infinita di mise, che, stravaganti o meno, hanno fatto parlare di sé. La parola d’ordine? RIFLETTORI. Esatto, perchè tutti, da ospiti del mondo dello spettacolo e del cinema a influencer, hanno come unico scopo quello di essere paparazzati dal fotografo di turno che, diciamoci la verità, trova pane per i suoi denti.

Giacche con stampe a righe, camicie in seta, occhiali tartarugati, colori al limite del sobrio e cappelli da gondoliere, ne hanno fatto da padrone, e non venitemi a dire che per un uomo è difficile avere tante cose nel proprio armadio perché questa teoria è stata totalmente respinta!

Pitti Uomo è da sempre stata considerata universalmente come la fiera dell’eleganza maschile ed è proprio questo il mood che si segue a tutti i costi, spesso con abbinamenti eccentrici, altre volte con look centratissimi e “must-have”.

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Molti erano i brand ospiti all’interno della Fortezza, con capi sempre giusti e per le occasioni giuste. Interi padiglioni e negozi dedicati alla moda uomo del momento: American Vintage, Best Company, Bikkembergs, Spektre, Borsalino, Fila e tanti altri, che esibivano le anteprime delle loro nuove collezioni al pubblico.

Tutto era al suo posto: ogni spazio curato nel minimo dettaglio, il personale cordiale e attento, insomma, dall’esterno all’interno si respirava l’aria incontenibile della passerella.

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Ora non ci resta che attendere e cercare di carpire quali potranno mai essere le tendenze che accompagneranno la prossima edizione, con l’augurio che si vada sempre migliorando.

Le foto all'interno dell'articolo sono state scattate dall'autrice Camilla Greco.

André Gide… à Naples

Giugno 14

Giovedì 20 giugno 2019 alle ore 18 presso l'Institut Français di Napoli (Palazzo Grenoble, via Crispi, 86) si terrà l'evento André Gide... à Naples. L'incontro sarà incentrato sulla presentazione, in anteprima internazionale, di un originale volume della prof. Carmen Saggiomo, dedicato al celebre autore. Si tratta di un unicum: il testo manoscritto, in copia anastatica, tradotto e commentato, dell'ultima conferenza pubblica del celebre scrittore André Gide, svoltasi a Napoli, proprio presso l'Istituto francese, il 24 giugno 1950. Un omaggio del Premio Nobel francese al capoluogo partenopeo, all'amata Italia, ma, soprattutto, secondo gli studiosi gidiani, una sorta di 'testamento spirituale' dell'autore, una riflessione di ampio respiro caratterizzata dalla profondità e dallo spessore culturale che anima lo scrivere di Gide, con particolari e attualissimi riferimenti al concetto di Europa.

 

L'evento si inserisce nelle celebrazioni internazionali per i centocinquanta anni dalla nascita dello scrittore e rappresenta uno dei momenti più attesi del programma di festeggiamenti per il centenario dell'Istituto francese a Napoli. Del resto l'iniziativa è stata fortemente voluta dal Console generale di Francia a Napoli Laurent Burin des Roziers, su proposta della S.I.DE.F. Società italiana dei francesisti, storico sodalizio fondato a Napoli cinquanta anni fa, che ha incoraggiato la pubblicazione del volume, in collaborazione con i principali sodalizi internazionali gidiani, ossia la Fondation Catherine Gide, l'Association d'Amis des André Gide, il C.E.G. Centre d'Études Gidiennes, e con l'Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli.

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All'incontro interverrà l'autrice, rinomata studiosa gidiana, ricercatore di Lingua e Traduzione francese presso l'Università della Campania, membro del C.E.G. e Socia della S.I.DE.F. Ad affiancare la professoressa Saggiomo ci saranno il Console di Francia a Napoli, il Segretario generale della S.I.DE.F. Aldo Antonio Cobianchi, organizzatore dell'evento, e il Presidente del Centro di Simbolica Giuridica dell'Università degli Studi di Pavia Giulio Maria Chiodi, professore ordinario di Filosofia del Diritto e della Politica presso Università degli Studi dell'Insubria.

 

Il volume suddetto, che si avvale della prefazione del professore emerito dell'Università di Nantes Pierre Masson, considerato il più autorevole esperto gidiano nel mondo, è stato realizzato in copie limitate e in edizione di pregio da AdHoc Cultura - società editoriale che si occupa di numerose pubblicazioni dell'Istituto dell'Enciclopedia italiana Giovanni Treccani - corredato da un'immagine tratta dall'opera creata per l'occasione da Carla Castaldo, intitolata Reconaissance ad André Gide, che sarà esposta per la prima volta, alla presenza della celebre artista.

 

Info: 335 6252230; Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Titolo: André Gide... à Naples.

Tipologia: evento culturale e presentazione di un saggio con testo dello scrittore francese.

Data e orario: 20/06/2019 - ore 18.00.

Luogo: Institut français Napoli – via Crispi, 86 (Palazzo Grenoble) Napoli.

Ingresso: libero e gratuito, fino a esaurimento posti.

Info: 335 6252230 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Sarà disponibile un servizio bus gratuito da Caserta (partenza alle ore 16 davanti alla Chiesa del Buon Pastore per 50 persone. Per info: 3298355387 (Carmen Conte)



Link alla foto: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2016/08/28/news/andre_gide_in_un_diario_del_1950_il_suo_viaggio_in_campania-146788541/

Il cane, da sempre considerato il migliore amico dell’uomo. L’uomo, però, è un buon amico per il cane?
Molti di voi avranno sicuramente un amico o un conoscente che ricopre d’amore il proprio cane e dedica all’amico peloso cure, attenzioni, tempo e fatica. Talvolta un po’ troppo, magari, come chi gli organizza anche le feste (si, cercate sul web e troverete che esistono un’infinità di servizi di questo tipo che organizzano il perfetto tea party canini). Ma si sa, l’amore non sente ragione e perciò ben venga ricopre di amore il proprio cagnolino, che – ahimè – ha una vita più decisamente breve di quella umana.

Tuttavia, nel farlo si potrebbe risultare bizzarri e alquanto buffi. Ed è proprio ciò che succede a Malcolm in It’s Bruno!, nuova serie aggiunta al catalogo Netflix lo scorso 17 maggio. Prodotta, ideata, diretta e interpretata dal rapper Solvan “Slick” Naim, la serie mostra le peripezie che il giovane Malcolm e il suo fedele compagno canino Bruno si trovano a vivere quasi quotidianamente nella zona di Bushwick, Brooklyn: dalla ricerca della pappa perfetta alla competizione con un vicino, dalla caccia al “criminale” che non raccoglie la pupù del suo amico a quattro zampe alla love story con una rapitrice di cani.
Tutte queste avventure sono intraprese dal Malcolm una serietà tale da risultare buffa, così come lo sono tutti gli strambi personaggi che lo circondano.

Si tratta quindi di una divertentissima serie dell’assurdo ed è consigliatissima la maratona, che tra l’altro vi richiederà circa un paio d’ore, dato che solo l’ultimo degli otto episodi di questa prima stagione raggiunge i 20 minuti di durata.




Link alla foto: https://www.netflix.com/title/80999455

È la fine di un’era. L’era degli X-Men che abbiamo tanto amato negli ultimi vent’anni circa. Li ritroveremo, trasformati si presume, perché la Fox è stata acquistata dalla Disney, con tutti i diritti di questi personaggi che si riuniranno ai colleghi fumettistici nel Marvel Cinematic Universe.
[SPOILER ALERT: se avete visto il film, avete notato che i poliziotti nella scena del treno avevano scritto MCU sulla spalla? MCU come Marvel Cinematic Universe. Coincidenze?]

Ora però dobbiamo salutarli per un po’ e lo facciamo con un ultimo film, ahimè, deludente.
X-Men – Dark Phoenix, infatti, non soddisfa le altissime aspettative che la narrazione della storia di Jean Grey (Sophie Turner), una tra i mutanti più amati e più potenti, porta sempre con sé.
Bisogna in realtà dire che la prima parte del film, l’antefatto in cui si narra delle origini di questa supereroina e del suo ingresso nella casa/scuola del Professor X (James McAvoy), è estremamente ben fatta e calca molto la mano sul lato emotivo, suscitando una forte reazione nello spettatore.

Tuttavia un film di supereroi è sostanzialmente un film d’azione. Nella seconda parte di azione ce n’è poca, ma soprattutto è strutturata male a causa di una debolezza di trama. Jean, durante una missione nello spazio, viene travolta da un’energia misteriosa – che poi si scopre essere l’entità cosmica nota come Fenice – e, tornata sulla Terra, si scopre incredibilmente più forte ma anche tremendamente instabile. Presa dal panico, dopo aver distrutto un po’ di cose e ferito persone a lei vicine, lascia la scuola degli X-Men e finisce nelle mani degli alieni D’Bari intenzionati a sfruttare la Fenice per conquistare l’universo.

Il tutto però avviene in modo così rapido e senza profondità che delude: basti pensare che Jean si fida cecamente di questi alieni senza neanche chiedere nulla sul loro conto. Ancora, si percepiscono delle fratture all’interno degli X-Men, ma queste sono allo stesso modo abbozzate e non ben delineate come dovrebbero.
Gli effetti speciali almeno ci sono, ma non bastano quelli a rendere realmente bella una pellicola.

Un triste addio agli X-Men. Cala il sipario.


Link alla foto: https://www.express.co.uk/entertainment/films/1137312/X-Men-Dark-Phoenix-end-credits-scene-is-there-post-credits-after-scene

Ebbene sì, è uscita su Netflix la quinta stagione di Black Mirror, la serie britannica più ansiogena e rivelatrice di sempre. La serie è infatti nota per la sua capacità di sconvolgere il pubblico, mettendolo di fronte alla dura realtà in modo diretto e implacabile.
L’idea di fondo è quella di rivelare l’immane pericolosità insita nella tecnologia, di cui ormai siamo schiavi. Tale messaggio è veicolato in modo diverso nei vari episodi, che non presentano, infatti, sostanziali legami di trama, ma solo sottili richiami – avete notato che c’è quasi sempre un ospedale chiamato San Jupitero?

Ecco che ora possiamo guardare la quinta stagione, fatta di tre episodi proprio come le prime due stagioni (solo la terza e la quarta erano formate da sei episodi).
Il primo episodio, Striking Vipers, è incentrato sulla relazione instauratasi tra gli avatar di due vecchi amici, la quale scatena dubbi, perplessità e malessere nei due uomini, interpretati da Anthony Mackie (il Falcon amico di Captain America) e Yahya Abdul-Mateen II (Aquaman).
Smithereens, il secondo, narra del rapimento ai danni di uno stagista di una società di social network operato da un tassista che si sente responsabile per la morte della promessa sposa avvenuta in un incidente d’auto.
Infine, il terzo, Rachel, Jack and Ashley Too, mostra i dolorosi retroscena della vita di una famosa pop star interpretata da Miley Cyrus, che verrà aiutata da una fan, dalla sorella di questa e da una bambola robotica.

A dirla così, i tre episodi sembrano alquanto interessanti e promettenti. In realtà è tutto dovuto alla fama che Black Mirror si è conquistata con le precedenti stagioni, in quanto questa nuova serie è la peggiore di sempre. Le uniche note positive infatti sono la magistrale interpretazione di Andrew Scott (Sherlock), nel ruolo del rapitore nel secondo episodio, e di Miley Cyrus, che interpreta la pop star dalla vita difficile – un po’ come nella realtà, no?
I tre episodi, infatti, sono superficiali e piatti, non approfondiscono quanto dovuto le importanti tematiche che abbozzano e, a dirla tutta, non presentano il senso di minaccia e ansia tipico di Black Mirror. Sembra di vedere tutta un'altra serie, e neanche delle migliori.

Che sia la fine di un’era?


Link alla foto: https://www.mangaforever.net/590593/black-mirror-stagione-5-recensione

 

Il mondo della musica è sempre stato attraversato da giovani talenti che non sempre sono riusciti a farsi apprezzare dal grande pubblico. Oggi invece, con le tecnologie che corrono su web, è più facile per un cantante far ascoltare, sui social, le proprie esibizioni e sperare in innumerevoli condivisioni. Grazie ad una di queste condivisioni ho potuto ascoltare il singolo “Donna in ogni senso”, dalla voce di una giovane cantante emergente: Alessandra Pepe. 
 
In un’epoca in cui i cantanti, molto spesso, arrivano al successo o grazie ai videoclip ammiccanti, o alla furbesca tattica di attrarre il pubblico con brani commerciali, che durano il tempo che trovano, fa piacere ascoltare chi non segue questa corrente, ma canta la sua anima affidando le proprie corde vocali allo Swing, travolgente ritmo di derivazione jazzistica. Quella di Alessandra è una voce limpida e cristallina che lei mostra di saper modulare perfettamente con un brano per niente banale.
Abbiamo incontrato Alessandra per darle modo di presentarsi al pubblico di Mygeneration:
 
  • - Ciao Alessandra, ti puoi presentare ai nostri lettori?
Sono nata e vivo a Napoli. Il mio percorso musicale inizia all’età di 12 anni, quando ho incominciato ad intraprendere gli studi di pianoforte fino ad arrivare al diploma. Attualmente studio per completare un discorso iniziato qualche anno fa, ma contemporaneamente in me è nata anche la passione per il canto. Sono partita dal canto lirico fino ad arrivare oggi al canto moderno. 
 
  • - Quanto è stato importante raggiungere la propria identità musicale?
È un traguardo fondamentale per ogni artista. È un percorso che comincia pian piano fino ad arrivare al proprio mondo. Si arriva ad un punto in cui dici: “Questa sono io e voglio fare questo”.
 
- Sul tuo percorso hai trovato difficoltà?
Sì, di vario genere, soprattutto quando si è costretti a fare qualcosa in cui non ti riconosci, tuttavia ho sempre dato il massimo in tutto ciò che ho fatto.
 
- Che genere di musica proponi?
Sono arrivata allo Swing spaziando attraverso vari generi musicali, dalla lirica al musical, un genere che adoro, infatti ho fatto uno stage con importanti artisti che hanno partecipato al “Notre Dame de Paris”.
 
- Ci parli del tuo singolo?
È uscito a fine aprile, si chiama “Donna in ogni senso” ed è stato un lavoro molto voluto e molto lavorato, ma che sta dando tante soddisfazioni. Un lavoro che è stato gratificato con il premio della critica al Talent- Contest “EmozionArt”
 
- Quali sono i tuoi programmi futuri?
Sicuramente penso di scrivere altri brani, nel frattempo continuo il mio percorso musicale esibendomi in vari locali, il 13 giugno sarò a “La Perla”, ma può capitare anche di sentirmi cantare in qualche chiesa, in occasione di un matrimonio, “L’Ave Maria”.
 
La foto di Alessandra è stata presa dal suo profilo Facebook
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