Che RaRt081 fosse un amante del retrogaming lo avevamo già intuito da poster come PAC-ANM,

 

RaRt081 PacANM

 

ma poiché la creatura di Toru Iwatani appartiene ormai all'immaginario collettivo, il nostro ci dimostra di essere un connoisseur di giochi d'antan citando nientemeno che Cabal, innovativo sparatutto del 1988. Dimentichiamo però gli scenari esotici del titolo della TAD Corporation, poiché RaRt081 sceglie di ambientare l'opera in un contesto assai familiare...

 

RaRt081 Montecitorio Cabal

 

A metà strada tra l'obelisco e Palazzo Montecitorio, il soldato senza nome (dettaglio assai interessante) rivolge lo sguardo alla frotta di sprites che sembrano correre a perdifiato verso l'ingresso. Il messaggio appare abbastanza chiaro, e la barra "politicians" in alto sembra non lasciare molti dubbi sull'identità dei suddetti sprites, eppure un attimo di riflessione è doveroso.

 

In primo luogo la posizione del protagonista: poiché in Cabal il player poteva spostarsi solo a destra e sinistra, era abbastanza raro trovarlo immobile; eppure RaRt081 lo ritrae proprio così: fermo, quasi in rassegnata contemplazione, e – altro dettaglio da tenere presente – nemmeno l'arma è immediatamente visibile. In secondo luogo, lo stesso mirino è puntato verso un punto qualsiasi, come a sottolineare il disinteresse verso i suoi nemici (che pure lo hanno lasciato con solo un quarto di salute, come si vede in alto a sinistra)... che stia pensando all'aumento del prezzo del piombo e abbozzando un rapido calcolo mentale tra costi e benefici?

 

Dal lato del significante, infine, un accenno sulla grafica pixellosa: esigenza compositiva o un'amara riflessione sulla nostra politica che sembra essere rimasta a decenni fa?

 

Ai poster(i) l'ardua sentenza.

 

 

 

 

Link all'immagine di copertina: http://davegamethoughts.blogspot.it/2011/03/cabal-clones.htmlhttp://davegamethoughts.blogspot.it/2011/03/cabal-clones.html

L'immagine di PAC-ANM è presa dalla pagina Facebook di RaRt081 https://www.facebook.com/rart081/

Odio guardare l'orologio e dire:«È già mezzogiorno ed ancora non ho concluso niente!» Odio che qualcuno mi dica:«Sbrigati che è tardi!»


Forse non tutti saranno d'accordo con me, ma detesto l'ora legale poiché la considerò dannosa per il mio ciclo di vita naturale.
Il mio corpo possiede un orologio interno collegato ai ritmi della natura che viene sbilanciato dall'ora legale ed un'ora di sole in più non mi serve nemmeno per sintetizzare la beneamata la vitamina D, dal momento che non posso passeggiare liberamente senza il timore di imbattermi in qualche baby gang. Qualcuno potrebbe obiettare che queste "birbe" non guardino l'orologio, ma io preferisco sperare che il buio le faccia rintanare nelle loro case!


Logicamente sto ironizzando, ma l'odio per l'ora legale mi sorge spontaneo.


Ma chi ha inventato l'ora legale, questa consuetudine che ci fa spostare le lancette un'ora avanti? Il colpevole è stato Benjamin Franklin che capì che facendo adattare l'orario ai cambiamenti della luce si sarebbe risparmiata energia destinata all'illuminazione. Il suo suggerimento cadde nel vuoto, ma fu riconsiderato, in molti paesi d'Europa, durante la Prima Guerra Mondiale, quando il risparmio energetico risultava importante. In Italia entrò in vigore con continuità nel 1966 e dal 1996 fu adottata con un calendario comune in tutta Europa.


Ma i bisogni del mondo super-industrializzato sono cambiati: ciò che risparmiamo sulla bolletta per l'illuminazione è vanificato dall'uso eccessivo di apparecchiature elettriche che divorano energia indipendentemente dalle ore di luce. Anche alcuni eurodeputati hanno proposto l'abolizione del cambio orario affermando che studi scientifici hanno dimostrato che non ci sono stati  effetti economicipositivi, ma al contrario hanno rilevato effetti negativi sulla salute umana e sull'agricoltura. La richiesta è stata bocciata, ma spero che in futuro ci sia l'opportunità di ridiscuterla.


L'ora legale scatta sempre la domenica in modo che le persone si adattino, dormendo un poco in più, dolcemente alla variazione di orario.


Peccato, per me non è stato così.


Il sabato sono andato al letto dopo la mezzanotte, la domenica mi son dovuto svegliare alle 6:30 per assistere al primo Gran Premio di F1 del 2018!

 

 

 

 

Link all'immagine originale: https://pixabay.com/it/tempo-di-conversione-orologio-2205490/

"Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi"- B. Brecht.


Non ci sono elementi rilevanti per il processo. Così l'assassino di Angelo Vassallo, il Sindaco Pescatore di Pollica ucciso il 5 settembre del 2010, resterà senza nome. Dopo più di sette anni i magistrati non sono riusciti a trovare prove che permettessero l'esercizio dell'azione penale e quindi l'avvio di un processo ai danni dei presunti responsabili dell'assassinio del Sindaco Pescatore.


È difficile accantonare la storia di Angelo, paradigma di buona politica e di impegno civile. La sua passione per l'ambiente, per il mare e la terra, è sempre stata al centro del suo esercizio. Ciò ha portato le acque di Pollica ad essere le più premiate, negli anni, con le 5 vele – massimo riconoscimento – della Bandiera Blu di Legambiente e Touring Club. L'amore per la sua terra lo ha spinto a battersi contro il mercato della droga ad Acciaroli, arrivando ad affrontare in prima persona gli spacciatori.


La sera del 5 settembre di quasi otto anni fa, fu ucciso barbaramente mentre rincasava alla guida della sua auto. Il nome dei suoi assassini è ancora ignoto. L'unico indagato, l'italo-brasiliano Bruno Humberto Damiani (arrestato a Bogotà nel 2015) considerato un frequentatore degli ambienti dello spaccio nella movida cilentana, è risultato negativo al test del DNA.


Il fascicolo è stato gestito dalla PM Rosa Volpe, procuratore aggiunto a Napoli ma applicata dal CSM a Salerno proprio per coordinare l'inchiesta seguita sin dalle prime battute, e dal PM Leonardo Colamonici, con il coordinamento del procuratore Corrado Lembo.

 

Vassallo fu ucciso con 9 colpi di pistola esplosi da distanza ravvicinata a pochi passi dalla sua abitazione di Pollica. Era in auto, con il finestrino aperto e il cellulare in mano. Con ogni probabilità, conosceva l'assassino o comunque non temeva che l'uomo potesse sparargli. L'arma, una calibro 9 baby Tanfoglio, è stata cercata dappertutto, ma non è mai stata trovata.

 

La scelta di eseguire i test del DNA ad ampio spettro è stata dettata proprio dalla volontà di non trascurare alcun dettaglio utile a scoprire la verità, reclamata a gran voce in questi anni non solo dai familiari del Sindaco Pescatore ma anche dalla società civile. Nonostante la perseveranza della magistratura nel corso di questi lunghi anni, neanche l'ultimo tentativo investigativo – il test del DNA su 94 persone tra conoscenti di Vassallo e sospettati – ha sortito esito positivo. Ed ecco, quindi la chiusura del caso.


Una ferita aperta, che brucia sempre di più. La legge, ai sensi dell'art. 408 CPP, disciplina la richiesta di archiviazione nel caso in cui il Pubblico Ministero non sia in possesso di elementi idonei a sostenere l'accusa nel processo penale. Il nostro paese in questo caso non deve plasmarsi alla legge formale affinché questo delitto così efferato non resti impunito. Per fare sì che l'Italia sia in grado di rendere giustizia ad Angelo, servitore delle istituzioni e amante della sua terra, le indagini devono continuare senza sosta.


È importante sottoscrivere l'appello su change.org (ecco il link: https://www.change.org/p/no-all-archiviazione-dell-omicidio-vassallo), per l'istituzione di una commissione d'inchiesta sull'omicidio del Sindaco pescatore. Un omicidio che deve far parte dell'ordine del giorno senza cadere nel dimenticatoio, nella lunga lista di storie irrisolte. Storie che nascondono sofferenze ed affetti di intere famiglie e comunità che cercano la verità da troppi anni.

 

Quando la Verità illuminerà la Giustizia allora il nostro paese potrà dire a gran voce di aver vinto. Per Angelo, per tutte le vittime innocenti.

 

 

 

 

Immagine presa dal sito www.panoramawww.panorama.it

Lo scorso 18 agosto su Netflix assistevamo all’incontro di quattro newyorkesi “speciali”. I loro nomi sono Matt Murdock, Danny Rand, Luke Cage e Jessica Jones. Sono i Defenders, protagonisti dell’omonima serie del Marvel Cinematic Universe. Serie che potrebbe riassumersi in “andiamo a sistemare i guai che quel piagnucolone ripetitivo di Iron Fist non sa risolvere da solo”.
Tuttavia non siamo qui a insultare Danny Rand (ma lo abbiamo fatto qui). Siamo qui per parlare di uno dei personaggi che nei Defenders ha avuto troppo poco spazio: Jessica Jones.

Per fortuna la nostra eroina ha una serie tutta sua, giunta ormai alla seconda stagione, disponibile su Netflix dall’8 marzo. Un giorno secondo me molto significativo per far uscire la serie su una giovane donna quanto più diversa dall’idea classica di supereroina. Una donna che ne ha passate davvero tante e che ancora sembra essere una calamita per le sventure. Una donna a mio avviso estremamente reale, seppur uscita dai fumetti. Guai e sfortune, infatti, capitano e portano a scoraggiarsi o a divenire cinici. Jessica Jones è cinica. È sarcastica. Forse è anche un po’ asociale. Pur dotata di superpoteri, Jessica Jones è terribilmente umana. Traumi, sfortune e seccature varie riempiono le sue giornate. Però Jessica Jones reagisce. Sempre. Non si arrende mai. Spesso commette errori, è vero. Ma prova e riprova finché ce la fa. (Sì, come nella sigla di Rossana)

Jessica Jones 02

La seconda stagione, a mio modestissimo parere, porta alle estreme conseguenze alcuni aspetti della prima. È soprattutto il lato emotivo che viene esposto e coinvolto. Se nella prima stagione si trattava delle conseguenze che il passato recente di Jessica aveva sulla sua vita, ora si scava ancora più a fondo. Si va ancora più indietro nel tempo, pur non muovendoci mai dalla New York dei giorni nostri. Un passato che non è mai andato via, era solo sopito, ma che ora ritorna con la forza di un’esplosione (SPOILER: la scelta di parole non è casuale…) e non può più essere evitato. Un passato che cambierà drasticamente il presente, modificando radicalmente le dinamiche della vita attuale di Jessica.

Jessica Jones 03

Tuttavia non c’è solo Jessica (Krysten Ritter). Tredici puntate dove si passa in modo estremamente fluido dalla trama principale – riguardante Jessica – alle trame secondarie, in cui anche gli altri personaggi – Trish (Rachael Taylor), Malcolm (Eka Darville), Jeri (Carrie-Anne Moss) – vedono loro vite trasformarsi in modi imprevisti e sconvolgenti.

È tutto un veloce (ma non troppo) precipitare verso gli ultimi episodi, in un crescendo di emozioni e suspense irresistibili. [SPOILER ALERT] E poi che finale! Da urlo!


Link alle foto: http://nerdmovieproductions.it/2018/03/06/jessica-jones-i-primi-5-episodi-della-seconda-stagione/
http://nerdmovieproductions.it/2018/03/06/jessica-jones-i-primi-5-episodi-della-seconda-stagione/
httphttp://ilnerdastro.blogspot.it/2018/03/ancora-uno-poi-basta-jessica-jones-2.html

https://www.serialclick.it/news/73191-marvels-jessica-jones-recensione-della-seconda-stagione

Nei giorni scorsi è venuto alla luce un fatto sconcertante circa le affermazioni di una professoressa di storia e filosofia di un istituto superiore. La notizia rimbalzata su tutti gli organi di informazione, persino in prima serata sulle reti nazionali, riguarda una ferita aperta, troppo spesso presente nella cronaca italiana, il femminicidio.


Ed è proprio questo il nodo cruciale della questione. È innegabile che il dovere morale della Scuola sia di educare i cittadini del domani al rispetto comune, alla giustizia e alla liberalità. Ma in tempi recenti tale dovere non sarebbe stato – presumibilmente - adempiuto dall'Istituto d'Istruzione Superiore "N. Pizi", di Palmi (RC): infatti, un membro del corpo docente avrebbe pronunciato una frase deprecabile contro le donne, tra l'altro in ricorrenza della Giornata Internazionale della Donna, proprio nella classe frequentata dalla figlia minorenne di Maria Chindamo, la mamma scomparsa in circostanze misteriose circa due anni fa nel vibonese.


Dal 6 maggio 2016 la Procura di Vibo Valentia ha avviato le indagini sui reati di: sequestro di persona, omicidio e occultamento di cadavere (il corpo della donna non è mai stato ritrovato, sono state rinvenute solo tracce ematiche davanti alla sua proprietà nel giorno in cui si sono perse del tutto le sue tracce).


Scuola Palmi


La frase poco felice: «Tutte le donne andrebbero sterminate, non valgono a nulla» rivolta alla ragazza visibilmente scossa, sarebbe arrivata allo zio, attualmente tutore legale, tramite un SMS in cui la nipote raccontava quanto successo. Lo zio, fratello della madre, subito messosi in contatto con la dirigente sarebbe stato convocato e informato di quanto riferito dagli avvocati presenti «la professoressa conferma l'accaduto e non mostra alcun pentimento, posto che ritiene "normale" tali affermazioni.» Ora, ciò è già spiacevole di per sé, ma il fatto che tale affermazione sia uscita dalla bocca di una donna, per giunta un'educatrice la rende oltremodo agghiacciante.

 

La bufera mediatica che si è abbattuta sui protagonisti di tale episodio, e il relativo coinvolgimento di allievi e del resto del corpo docente, denota sicuramente, una leggerezza e una mancanza di tatto non solo nei confronti della figlia di Maria Chindamo, ma di altre persone che con l'episodio non c' entrano assolutamente nulla, professionisti seri che si spendono ogni giorno per fronteggiare una cultura popolare spesso retrograda e sbagliata, e ragazzi che si sono prontamente schierati dalla parte della compagna e della famiglia, biasimando il comportamento inusuale e fuori luogo della professoressa.

 

L'Istituto è stato inoltre accusato di promuovere una cultura "omertosa", a causa del silenzio del personale scolastico in merito alla vicenda. In realtà, il "Pizi" si dissocia senza dubbio dalla violenta asserzione dell'insegnante, che anzi condanna aspramente; d'altro canto, è ragionevole che la scuola tuteli dalla bufera mediatica tutta la comunità scolastica, composta in gran parte da minori, prima che le autorità competenti emettano la loro sentenza. Ciononostante, l'allieva più di tutti colpita (per via della sua condizione familiare) dall'aggressione verbale del professore, in una dichiarazione rilasciata pochi giorni fa, ha affermato di aver ricevuto non solo l'appoggio dei compagni e di tutti gli altri docenti, ma soprattutto il sostegno della Dirigente Scolastica, Prof.ssa Maria Domenica Mallamaci, che tempestivamente è intervenuta nella questione prendendo i dovuti provvedimenti e informando gli organi competenti dell'Ufficio Scolastico Provinciale e Regionale e successivamente diramando all'ANSA un comunicato in cui chiarisce nettamente la posizione assunta dalla scuola.


Scuola Palmi 1


Quest'ultima, insediatasi solo due anni fa alla Dirigenza dell'Istituto, ha svolto un instancabile lavoro di promozione della scuola come faro di cultura nel territorio pianigiano, creando nuovi percorsi di studi e curando i rapporti con tutti gli enti locali e le associazioni culturali interessati allo sviluppo formativo ed educativo della comunità giovanile, coinvolgendo la Diocesi Oppido-Palmi, esperti di psicologia, giornalisti ed autori affermati in campo letterario. Peraltro, sono frequenti i contatti proprio con il mondo della legalità: è stato da poco attivato un percorso di alternanza scuola-lavoro presso il Tribunale di Palmi e regolarmente sono tenuti incontri con esponenti del sistema giudiziario, da avvocati a magistrati e procuratori. Lo scorso 21 marzo, in occasione della Giornata contro le mafie, la scuola ha preso parte al consueto appuntamento della marcia annuale organizzata dall'associazione antimafia "Libera" di Don Ciotti. L'Istituto, poi, si preoccupa di stimolare la crescita culturale dei suoi studenti non solo attraverso le tradizionali lezioni frontali, ma anche grazie a progetti finalizzati a coltivare il loro lato umano ed artistico.


Dunque, pur andando adesso incontro ad una spiacevole ed infamante vicenda, il "Pizi" riesce comunque a tenere alto il suo nome, proponendosi come garante di una solida formazione umana e culturale contro la discriminazione e la sopraffazione. Insomma, l'impegno e la passione di tutto il collegio docenti, degli alunni, del personale ATA e degli uffici non possono e non devono essere lesi o lasciati nell'ombra da generalizzazioni e distorsioni ad opera di informazioni semplificate agli occhi della società civile, per via dell'errore di un singolo che non è stato capace di portare avanti pienamente i valori condivisi dall' Istituto.

 

Proprio per questo ci si augura che, qualora venissero individuate responsabilità penali oltre che amministrative, lesive nei confronti in primo luogo della dignità della ragazza e successivamente di una scuola sempre attenta e vigile nella lotta ad ogni tipo di sminuimento e/o sopraffazione, sia essa culturale o umana, siano presi i giusti e dovuti provvedimenti.

L'Italia è un paese in cui si registra un esercito di persone "diversamente giovani" che si prendono cura dei propri nipoti: i benamati nonni.


Una volta lo stereotipo della nonna era quello di una vecchietta che, accanto al camino, lavorava la lana e coccolava i suoi nipotini con favole e filastrocche. Il nonno, in genere, era una figura più defilata, ma non mancava mai di rincasare con caramelle e dolci per i suoi piccoli. Se una volta erano considerati solo la memoria storica e, per cultura, non esternavano apertamente il loro amore, perché non era stato esternato a loro, tuttavia Il loro ruolo, all'interno della famiglia, è sempre stato importante nell'educazione dei nipoti. Un'importanza accentuata tanto più adesso dai bisogni della società odierna che vede i genitori sempre più impegnati nel lavoro.

 

Nonni 2

 

Infatti oggi i nonni trascorrono sempre più tempo con i nipoti; giocano assieme; li vanno a prendere all'uscita di scuola; ascoltano la musica contemporanea e si dilettano con WhatsApp, Facebook e Instagram, insomma tutte attività che li avvicinano e rompono quel muro di soggezione che una volta esisteva tra di loro.


Così tra nonni e nipoti si sviluppa una relazione magica fatta di continui scambi, grazie alla quale i nonni riescono a trasmettere un senso di continuità tra i vecchi insegnamenti e quelli nuovi e i nipoti riescono a dare ai nonni un nuovo senso alla vita che li rende dinamici e giovanili e, anche se fiaccati nel corpo dalla vivacità dei nipoti, hanno il cervello rivitalizzato.


Ma i nonni non sono solo una figura di riferimento sotto il profilo affettivo, poiché molto spesso, grazie alle loro solide pensioni, sono diventati un welfare sicuro per quei figli che vivono in situazioni precarie e non riescono più ad arrivare alla fine del mese.
Insomma si è passati dal concetto di famiglia nucleare composta da padre, madre e figli, a quello di famiglia allargata anche ai nonni e agli zii che contribuiscono sempre più al benessere dei propri nipoti.

J. J. Abrams. Un nome, una garanzia.
Regista(Mission Impossible III, Into Darkness – Star Trek, Star Wars: Il risveglio della Forza), sceneggiatore (Armageddon – Giudizio finale, Alias, Lost, Fringe) e produttore di molti dei prodotti televisivi e cinematografici più amati di sempre, J.J. Abrams ha messo il suo zampino – come produttore – anche in una particolare saga, composta da tre film, di cui due distribuiti nelle sale cinematografiche e uno, l’ultimo, solo su Netflix lo scorso 5 febbraio.
Stiamo parlando di Cloverfield (2008), 10 Cloverfield Lane(2016) e The Cloverfield Paradox (2018).

Tre pellicole estremamente diverse l’una dall’altra per ambientazione, personaggi, trama, stile di regia e, in un certo senso, anche genere. Tuttavia hanno un profondo e intenso legame. Alla base di tutti e tre i film vi è il fatto che l’umanità è tenuta ad affrontare qualcosa di inimmaginabile e totalmente imprevisto, che stravolge totalmente le esistenze delle persone e non solo.

Cloverfield 02

Cloverfield
, il primo, si presenta come se fosse realizzato a partire dalle immagini ritrovare su una videocamera privata. Vediamo sei ragazzi che un attimo prima si stavano divertendo ad una festa e un attimo dopo devono fuggire in una New York devastata da un terribile e gigantesco mostro.
Nel secondo capitolo la protagonista, Michelle (Mary Elizabeth Winstead), dopo un incidente d’auto, si trova segregata nel bunker di un bizzarro sconosciuto, Howard (John Goodman). Nonostante le rassicurazioni di Emmett (John Gallagher Jr.), un ragazzo che ha assistito al famigerato attacco di cui parla Howard e che è anch’egli ospite nel bunker, Michelle non riesce a non sospettare di Howard e cerca in tutti i modi di fuggire. Ciò che la aspetta all’esterno è davvero incredibile.
The Cloverfield Paradox, l’ultimo, vede una squadra di astronauti internazionali che, nel 2028, in missione in orbita per cercare fonti di energie alternative, compiendo esperimenti scientifici che presentano un alto tasso di rischio e di “controindicazioni” che potrebbero cambiare la realtà così come la conosciamo.

Cloverfield 03

Come già detto, tre pellicole estremamente diverse, ma legate da un qualcosa che si percepisce, ovvero la natura post-apocalittica degli eventi e delle situazioni che i personaggi si trovano a dover affrontare (o –
SPOILER ALERT – causare).
Il primo film si presenta come un video-diario girato da ignari ragazzi che cercano solo di sopravvivere. La componente emotiva è estremamente forte: amici scomparsi o morti, perdita degli oggetti più cari, della sicurezza, per via di una minaccia tanto improvvisa quanto pericolosa e invincibile.
10 Cloverfield Lane, dopo un inizio un po’ lento e stentato, si presenta come una sorta di action movie dei comuni mortali, con la protagonista che si trasforma all’occasione in Sherlock Holmes e Lara Croft.
L’ultimo capitolo appare più complesso sia per temi trattati che per le vicende vissute dai protagonisti e, soprattutto, (SPOILER ALERT) per le conseguenze delle loro azioni. Gli esperimenti scientifici che tentano, in un clima già di per sé complicato (vita in orbita a contatto con persone totalmente diverse, influenzati da culture e politiche nazionali spesso in conflitto), finiscono col danneggiare lo spazio-tempo in modo disastroso.

Cloverfield 04

La particolare natura di questa saga, in cui gli ultimi due film presentano una certa distanza cronologica dal primo, dipende da fattori esterni a quelli che potremmo definire cinematografici in senso stretto: in parole povere, non si trattava di problemi di budget. Il primo film ebbe sì un buon successo al botteghino, ma soprattutto continuò a vivere in altre forme: ad esempio, fu creato il sito del film (
www.1-18-08.com), dove, insieme  a foto inedite, erano fornite ulteriori informazioni omesse nella pellicola; ancora, vennero creati i (finti) profili myspace dei protagonisti, i quali riportavano come ultima data di accesso proprio la data in cui si svolge il film (quella riportata anche nel sito).
Il risultato è una trilogia particolare e per questo accattivante, che riesce a soddisfare i gusti di un vasto pubblico. L’ideale per una bella maratona con gli amici nerd e amanti del genere post-apocalittico. Preparate i pop corn!

Link alle foto: 
https://fi.flixable.com/title/70082268/
https
://cinapse.co/the-cloverfield-films-get-the-4k-treatment-cbceb2faf8e5

http://ilbelcinema.com/10-cloverfield-lane/
https://www.ilpost.it/2018/02/05/cloverfield-paradox-netflix-online-trailer/

Chi è RaRt081?

Marzo 20

Chi è RaRt081?

 

Nessuno lo sa, tantomeno noi di MYGENERATION.

 

Sappiamo però che è un giovane artista napoletano, che ha deciso di manifestare il suo dissenso restando nel più totale anonimato, scegliendo la nostra redazione come suo interlocutore privilegiato, ogni volta che una nuova opera vede la luce.

 

I suoi poster, affissi in varie zone di Napoli (e non solo!) hanno attirato l'attenzione di un crescente numero di curiosi e di appassionati, e vanno a toccare una serie di temi che spaziano dalla politica al sociale, dalla cultura alla TV, sempre in maniera intelligente. Talvolta forte, ma mai banale, come nel caso della serie di opere "ispirate" alla serie TV Gomorra, in cui la giustapposizione tra le frasi celebri dello show e i personaggi dell'universo Marvel o DC creavano un senso di straniamento nell'osservatore.

 

Ma passando a lavori più recenti, il primo che RaRt081 presenta a MYG è il seguente:

 

RaRt081 Bastonate

 

La semplicità della composizione si riflette nell'immediatezza del pensiero veicolato: se qualcuno va preso – metaforicamente? – a bastonate, quel qualcuno è chi ci governa, che anche nell'atto di fuggire si tiene ben stretta la sua borsa. L'opera è stata concepita mesi fa, come spiega lo stesso RaRt081, eppure il messaggio rimane – ahinoi – tristemente attuale.

 

RaRt081 Bastonate 2

 

In attesa di altri poster, per ora è tutto.

Immagine«L’amore è un contenitore dentro cui ficchiamo tutto». Ci mettiamo la gioia, certo, la passione, il traporto, l’emozione; ma non risparmiamo le notti in bianco, i rancori, le liti feroci e quel senso di vuoto che prevale quando la storia è ormai ai suoi ultimi sfilacci.

Lacci (Einaudi 2014) di Domenico Starnone – da cui l’omonima pièce con Silvio Orlando - nasce dall’esigenza di raccontare gli ultimi respiri rantolosi di una storia d’amore malata e troppo avanti con gli anni. Il romanzo è un racconto a più voci: c’è quella capricciosa e venata di disprezzo di Vanda molti anni fa, e quella rassegnata, dai toni pacifici e malinconici di suo marito, molti anni dopo. Le storie d’amore procedono su binari non ben assestati, spesso deragliano e rischiano di finire fuori strada, a volte vanno avanti ma perdono qualcosa per strada: qualche bagaglio vola fuori dal finestrino, eppure il carico non diventa più leggero.

Starnone cambia notevolmente tono e ritmo rispetto al romanzo con cui si aggiudicò lo Strega nel 2001, Via Gemito. C’è una differenza sostanziale: prima di forma – Lacci conta 133 pagine, contro le 389 di Via Gemito -, poi di contenuto. I toni sono più svelti, accesi, incalzanti. Insomma, un autore da riscoprire con un romanzo nuovo e pluritonale. Uno Starnone intenso e ricco di attese.

url immagini:

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Zeppole, che passione!

Marzo 14

I dolci napoletani hanno origini antiche e loro nascita è stata spesso influenzata da un misto di culture. Alcune ricette risalgono all'epoca greca, altre rievocano sapori orientali, come si evince dall'uso del miele e dei canditi, altre ancora prendono spunto dalla cucina francese, ma tutte si sono poi trasformate secondo il gusto locale.


Per ogni ricorrenza c'è una delizia per il palato: la pastiera, il babà, gli struffoli, la sfogliatella, il migliaccio e tanto altro ancora spalmato lungo tutto l'arco dell'anno. Così, marzo non è solo il mese della primavera, ma è anche il mese in cui tutta Napoli si riempie dell'odore di uno dei dolci più buoni della sua storia culinaria, ovvero quello delle zeppole.


Queste soffici frittelle hanno origini antiche risalenti addirittura all'epoca romana, quando gli abitanti festeggiavano Bacco e Sileno durante le celebrazioni della Liberalia gozzovigliando con vino e paste di frumento, cotte nello strutto bollente. L'avvento del Cristianesimo non ha cancellato questa antichissima tradizione, ma l'ha assimilata e fatta propria per onorare uno dei Santi più amati a cui è dedicata la Festa del Papà che si festeggia mangiando proprio le ben note zeppole. Questa bontà è associata a San Giuseppe perché, secondo la leggenda, egli affiancò al mestiere di falegname quello di friggitore di frittelle durante la fuga in Egitto.


La ricetta originale si avvicina a quella del bigné francese e risalirebbe, secondo il trattato Cucina teorico-pratica di Ippolito Cavalcanti, al 1837: un preparato a base di zucchero, uova, farina, burro, fritto e decorato con crema pasticcera, zucchero a velo e amarena sciroppata. È un dolce tradizionale mangiato ancora oggi, ma, nei tempi addietro, risultava costoso per il nostro popolo che onorava il Santo con le classiche ciambelle di patate fritte prima nello strutto e poi zuccherate. Ricetta ancora oggi rispettata.

 

Risulta, comunque, sempre delizioso mangiare l'uno o l'altro dolce. Buon appetito!

 

 

 

 

 

Link all'immagine originale: https://pixabay.com/it/pasticceria-zeppola-napoletana-1538782/ 

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