La Star Comics sta facendo le pulizie d’autunno, rispolverando da vecchi scaffali serie manga che hanno da tempo imboccato la strada del “dimenticatoio” e le ennesime nuove edizioni di serie manga non ancora terminate in Italia, riproponendole in “nuove”, nemmeno più di tanto, vesti.

 

 

Ritorna in tutte le fumetterie dal 9 ottobre una delle serie più apprezzate e longeve in Italia, Jojonium. Le Bizzarre Avventure di JoJo ripartono dal principio con un’edizione nuova e scintillante, a detta dell’editore. Riparte la lotta tra bene e male concepita dalla mente geniale del sensei Hirohiko Araki, ospite atteso al Lucca Comics and Games 2019.

jojonium

 

Da gennaio, invece, ripescato dai meandri di qualche magazzino, ritorna un cult del mondo dei manga, Tokimeki Tonight, meglio conosciuto in Italia come Ransie La Strega. La serie sarà accompagnata anche da Eto Mori Na Kakeuchi, volumetto unico. Si tratta di un prequel sul passato dei genitori della strega più famosa.

Ranze Eto è la classica liceale come tante, se solo non fosse per un dettaglio di non poco conto: i suoi genitori sono un vampiro e di una lupa mannara.
E se la sua vita da umana è di per sé complicta, le cose in famiglia si fanno ancor più incasinate. Ranze finisce con l'innamorarsi del suo compagno di classe Shun Makabe, ma i suoi genitori, ovviamente, sono contrari, perché vorrebbero vederla accanto a qualcuno che provenga dal mondo magico!

rnsie

 

Link alle immagini: https://global.rakuten.com/en/store/mangazenkan/item/m8780402382/  -  https://myanimelist.net/anime/10594/Tokimeki_Tonight_Recaps/pics  https://redcapes.it/lucca-comics-games-2018-tutti-gli-annunci-manga-di-edizioni-star-comics/

La Star Comics sta facendo le pulizie d’autunno, rispolverando da vecchi scaffali serie manga che hanno da tempo imboccato la strada del “dimenticatoio” e le ennesime nuove edizioni di serie manga non ancora terminate in Italia, riproponendole in “nuove”, nemmeno più di tanto, vesti.

 

 

Ritorna in tutte le fumetterie dal 9 ottobre una delle serie più apprezzate e longeve in Italia, Jojonium. Le Bizzarre Avventure di JoJo ripartono dal principio con un’edizione nuova e scintillante, a detta dell’editore. Riparte la lotta tra bene e male concepita dalla mente geniale del sensei Hirohiko Araki, ospite atteso al Lucca Comics and Games 2019.

jojonium

 

Da gennaio, invece, ripescato dai meandri di qualche magazzino, ritorna un cult del mondo dei manga, Tokimeki Tonight, meglio conosciuto in Italia come Ransie La Strega. La serie sarà accompagnata anche da Eto Mori Na Kakeuchi, volumetto unico. Si tratta di un prequel sul passato dei genitori della strega più famosa.

Ranze Eto è la classica liceale come tante, se solo non fosse per un dettaglio di non poco conto: i suoi genitori sono un vampiro e di una lupa mannara.
E se la sua vita da umana è di per sé complicta, le cose in famiglia si fanno ancor più incasinate. Ranze finisce con l'innamorarsi del suo compagno di classe Shun Makabe, ma i suoi genitori, ovviamente, sono contrari, perché vorrebbero vederla accanto a qualcuno che provenga dal mondo magico!

rnsie

 

Link alle immagini: https://global.rakuten.com/en/store/mangazenkan/item/m8780402382/  -  https://myanimelist.net/anime/10594/Tokimeki_Tonight_Recaps/pics  https://redcapes.it/lucca-comics-games-2018-tutti-gli-annunci-manga-di-edizioni-star-comics/

[SPOILER ALERT] Una donna in abito da sposa stringe il figlio appena nato e guarda in alto, verso la pioggia di fuoco che solca il cielo. [SPOILER ALERT]

 

Con questa immagine si chiude 8 giorni alla fine (titolo originale 8 tage), miniserie prodotta da Sky Deutschland e trasmessa in Italia su Sky Atlantic.

 

Un delicato tableau vivant? Forse. Ma di poetico c'è davvero poco in questa serie TV: nel corso dei suoi – ovviamente – otto episodi assistiamo al progressivo imbarbarimento dell'umanità, attraverso il collaudato espediente narrativo delle storie indivudali di un gruppo di personaggi che finiscono inevitabilmente con l'intrecciarsi e con l'acquistare significato.

 

Un movimento a spirale che trascina verso il basso qualsiasi forma di legame o solidarietà: al disordine sociale che aumenta man mano che l'asteroide Horus si avvicina alla Terra, si accompagna infatti lo stato di entropia dei rapporti umani, mostrati impietosamente in tutta la loro pochezza. Non ci sono personaggi positivi in questo mondo moribondo, ad eccezione forse di Deniz, poliziotto di origine turca che fino alla fine rimane ligio al suo ruolo e al suo dovere, [SPOILER ALERT] e per il quale non c'è – emblematicamente – posto né nel bunker di Klaus, né tantomeno in qualunque futuro attenda i sopravvissuti. [SPOILER ALERT]

 

È qui che risiede la forza e l'originalità di 8 giorni alla fine: pur trattando il tema trito e ritrito delle catastrofi globali, lo fa da un'angolazione diversa. Se serie come The Walking Dead, Falling Skies o Jericho descrivevano il mondo all'indomani della distruzione, 8GAF insiste con precisione da chirurgo – o da vivisettore? – su quello che succede immediatamente prima, sulla graduale dissoluzione della società civile e dei rapporti tra le persone: colleghi, conoscenti, amici, amanti o parenti più o meno stretti... non ha importanza, chiunque abbandona i propri simili, e presto o tardi si raggiunge lo stato in cui l'uomo, per l'altro uomo, è un lupo.

 

E se, come detto, c'è poco spazio per la poesia in questa corsa verso la catastrofe tanto realistica da far davvero paura in certi frangenti, ci si bea di quelle rare, anzi rarissime, eccezioni, come il "funerale vichingo" improvvisato da Hermann per suo padre Egon, in cui il rosso della barca in fiamme che si riflette nelle acque, si perde nel blu e nel nero dell'oscurità che attende l'umanità. Stesso discorso per la colonna sonora di David Reichelt, fatta di brani di assoluta bellezza, come Horus, che è anche il main title theme della serie.

 

Non sarà certamente Westworld, ma 8 giorni alla fine si dimostra un prodotto di eccellente fattura, una B+ alla quale manca davvero poco per essere una A. Benché il creatore Rafael Parente non lo abbia escluso a priori, al momento non è dato sapere se ci sarà una seconda stagione in cui provare ad innalzare ancora il livello dell'esperienza. Quel che è certo è che anche una volta spenta la TV, la domanda rimbomba ossessivamente nel cervello:

 

E tu, che saresti disposto a fare?

 

 

 

 

 

 

Link all'immagine: https://www.movietele.it/post/8-giorni-alla-fine-serie-sky-original

Il 16 ottobre 2019 allo stadio San Paolo di Napoli si terrà "La partita del futuro, al San Paolo la sfida tra saperi e nuove idee". La partita del futuro, non un match calcistico ma una "gara" tra gli studenti, è stata promossa dal Centro di Cultura e Studi Giuseppe Toniolo. L'evento, ad ingresso gratuito, si svolgerà presso lo Stadio S. Paolo di Napoli e avrà inizio alle ore 9.00 con i saluti istituzionali del Sindaco di Napoli on. Luigi De Magistris e del Mons. Nicola Longobardo, Rettore della Basilica Incoronata Madre del Buon Consiglio. Protagonisti della manifestazione saranno i ragazzi degli Istituti superiori e delle Università che hanno aderito all'iniziativa con la presentazione e la premiazione di progetti. I dodici lavori migliori, selezionati da un comitato scientifico presieduto dal Prof. Antonino Zichichi, saranno presentati e votati dagli studenti delle scuole tramite un'apposita app.


In rappresentanza dell'Università degli studi di Napoli "Partenope", a seguito di una selezione tra molteplici progetti candidati realizzata da una commissione di esperti dell'Associazione Onlus Toniolo, parteciperanno ben due dei gruppi vincitori della I Edizione del Contamination Lab Uniparthenope: MUSH Better (ORCESINI Samuele, IOVINELLI Riccardo, FRANCIER Gabriele, FINIZIO Alessandro) e Shark Patch (TODISCO Valeria, VOLLARO Carmen, PARISI Ornella, POZIELLO Vincenzo, POZIELLO Giuseppe, CIRILLO Angelina).


Il Contamination Lab è un progetto promosso dal Dipartimento di Studi Economici e Giuridici (DiSEG) dell'Università degli studi di Napoli "Partenope", coordinato dal Prof. Antonio Garofalo e finanziato dal MIUR. Il Clab è nato con l'obiettivo di generare idee imprenditoriali attraverso la contaminazione di conoscenze, competenze e talenti sui temi della Blue Economy e della Circular Economy.

 

I partner dell'iniziativa sono:
USR Campania - CISL Campania - BCC NAPOLI - CONFCOOPERATIVE - AIDP – UCID - REGIONE CAMPANIA
Cisl Scuola Campania.
Sono previste testimonianze di Presidi e Direttori Didattici delle Scuole Superiori della Campania, Arcidiocesi di Napoli e Pastorale Universitaria, Questore di Napoli, Prefetto di Napoli, Comandante della Polizia Locale di Napoli, Rettori delle Università campane, Associati AIDP ed Associati UCID Campania.

Era il 29 settembre 2013 quando (in America) andava in onda l’ultima puntata di Breaking Bad. Cinque stagioni che sono passate alla storia, amatissime da milioni di spettatori. Al punto che, quando nel novembre 2018 The Albuquerque Journal annunciò l’inizio di alcune riprese nella zona per un film tratto dalla serie, i fan andarono in visibilio.
E il film si è fatto ed è stato distribuito su Netflix lo scorso 11 ottobre. El Camino è un sequel che promette di mostrare la fuga di Jesse Pinkman (Aaron Paul), non senza flashback che riportino a momenti importanti della serie.

Il risultato, però, non è dei migliori. All’inizio del film Jesse è, come già detto, un fuggitivo. Alla fine? Ugualmente un fuggitivo. E nelle due ore di film che succede? Non molto, in realtà. Anzi, pochissimo.
Nel “presente” – parliamo del 2013 in cui Jesse fugge dopo la sparatoria organizzata da Walt (Bryan Cranston) – il nostro protagonista si rimette in sesto, recupera dei soldi e organizza il proseguimento della sua fuga. Tutto qui.
A riempire la pellicola sono numerosi – e lunghi – flashback riguardanti il periodo in cui Pinkman è stato prigioniero di Todd (Jesse Plemons) e la banda dello zio.
Vi sono poi due flashback che hanno il sapore di essere stati messi lì giusto per autoreferenzialità: il primo è quello in cui si vede Walter White consigliare a Jesse l’iscrizione al college, quando la loro impresa era ancora agli albori; il secondo vede un rapidissimo scambio di battute tra Jesse e Jane (Krysten Ritter).

Il problema è che questi flashback che costituiscono gran parte del film non aggiungono o rivelano particolari fondamentali alla storia del nostro spacciatore. Sembrano, anzi, quasi scene tagliate dalla serie proprio perché non rilevanti.
Per quanto riguarda la fuga di Jesse nel “presente”, questa poteva essere tranquillamente inserita in un’ulteriore puntata del telefilm (cioè in un prodotto di breve durata).

Ad aggravare la situazione c’è la totale assenza di familiarità e legame estetico, artistico e “di atmosfere” tra il film e la serie di cui è sequel: sembra di assistere ad una storia totalmente diversa, in cui anche i personaggi sono radicalmente cambiati rispetto a ciò che erano nello show.

Altro piccolo dettaglio: il titolo. Il film prende il nome dall’auto con cui Jesse fugge, la Chevrolet El Camino inizialmente appartenuta a Todd. Ciò porta a credere che quest’auto abbia un ruolo determinante nella storia – come pure la scena di Skinny Pete (Charles Baker) interrogato dalla polizia che si vede nel trailer portava a credere che nel film la polizia avrebbe avuto un ruolo importante nella fuga di Jesse, ma non è stato così. In realtà, Jesse, proprio nei primi minuti del film, dopo aver raggiunto la casa di Badger (Matt L. Jones) e del sopracitato Skinny Pete, la lascia lì e ne prende un’altra. Certo, la El Camino appare nel flashback con Todd, ma non ha nessun ruolo importante.

In conclusione, siamo quindi autorizzati a dire che il primo film prodotto, scritto e diretto da Vince Gilligan sia stato un flop?
“Peccato, non hai vinto. Ritenta!”




Link alla foto: https://www.news18.com/news/movies/el-camino-a-breaking-bad-movie-review-aaron-pauls-performance-aside-film-is-a-big-letdown-2342947.html

Anche quest'anno al Palazzo delle Arti di Napoli è ritornato, per il quinto anno, l'appuntamento con l'Expò Art Polis, rassegna culturale e artistica, a cura di Daniela Wollmann, organizzata dall'associazione culturale RivoluzionART/CreativiATTIVI in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli e con Radio LDR, media partner ufficiale dell'evento.


Il tema dell'edizione 2019 è: Mille colori, la città dell'accoglienza. Un'accoglienza riservata a performance artistiche e musicali, e proprio su questo ultimo aspetto ci siamo concentrati noi della sezione musicale di MyGeneration poiché abbiamo saputo che, tra i tanti artisti, è prevista anche la presenza di Alessandra Pepe, presentata proprio sulle nostre pagine in occasione del lancio del suo singolo "Donna in ogni senso" che, scritto in collaborazione con Giuseppe Deliberato ed il giornalista Lello La Pietra, verrà riproposto al pubblico del PAN.


Ci fa piacere seguire la carriera di questa giovane e promettente cantante, presenza fissa nell'importante coro dei cantori di Posillipo, che ha già alle spalle molteplici esibizioni, sorrette da basi solide, come lo studio del pianoforte per oltre dieci anni, lo studio in didattica al Conservatorio di San Pietro a Majella e quello del canto.


La sua versatilità permette alla sua voce di spaziare tra il mondo della musica lirica e quello della musica leggera, ed è per questa ragione che al PAN ci regalerà il 14 ottobre, alle 17 e 30, oltre all'ascolto del suo inedito anche l'ascolto delle canzoni napoletane classiche di cui non conosciamo la scaletta perché Alessandra vuole che sia una sorpresa per il pubblico.


In alternativa all'ascolto dal vivo si potrà gustare la performance cliccando su questi link: http://www.radioldr.eu o https://www.facebook.com/radioldr .

 

La foto dell'articolo è stata presa dalla pagina Facebook di EmozionArt

Appiattimento e pregiudizio. Viviamo in un’epoca in cui il fatto di conoscere (anche) un solo ed unico dettaglio riguardante una persona fa credere agli altri di essere autorizzati ad etichettare quella persona. Che poi quella persona sia un individuo a 360°, con una sua storia e con le proprie sfaccettature non conta. Perciò se incontrassimo una ragazza che a trent’anni è ancora vergine potremmo benissimo giudicarla come una sfigata, giusto?

Eppure una trentenne vergine è la protagonista di una nuova serie tv, Extravergine, i cui primi due episodi sono andati in onda ieri sera su FoxLife (canale 114 di Sky). La nostra eroina si chiama Dafne, è interpretata da Lodovica Comello, è vergine ma si ritrova a dover curare una rubrica di sessualità nella rivista per cui lavora.

La prima a rivelare il pregiudizio è proprio Dafne, convinta di doversi vergognare del fatto di non aver ancora fatto sesso per paura dell’opinione della gente. Ne è convinta perché è circondata da persone superficiali, insensibili e allucinate.
Ciò si rivela, in modo estremamente piacevole e originale, in vari elementi della serie: innanzitutto nei dialoghi, che vedono solo Dafne parlare in modo “normale”, mentre gli altri utilizzano frasi fatte e hashtag; in secondo luogo anche le ambientazioni e la fotografia comunicano questa distorsione riempiendo lo schermo di colori scintillanti, accesissimi e in contrasto tra loro, come se fossimo catapultati in un trip allucinogeno.

Detto ciò e aggiungendoci che ogni episodio ha una durata di circa venti minuti, la serie ha un ritmo notevolmente sostenuto e rapido e, per quanto riguarda le prime due puntate, questo influisce non poco sulla reazione emotiva del pubblico e sulla trama, che appare alquanto sbrigativa e semplice – per non dire banale (SPOILER ALERT: vogliamo parlare del bad boy fighetto che ovviamente ci prova con l’inconsapevole Dafne?) – e impedisce un approfondimento psicologico della figura della protagonista che permetterebbe agli spettatori di stabilire un reale legame, al di là delle risate che indubbiamente la serie produce.





Link alla foto: https://www.dituttounpop.it/extravergine-serie-tv-fox-foxlife-lodovica-comello-trama-quando-inizia/

Un personale ricordo di Ginger Baker

Ottobre 09

 

Per quelli come me, che sono cresciuti ascoltando i Pink Floyd, gli Who, i Cream e i Led Zappelin, il 6 Ottobre scorso è stato un giorno triste, poiché si è avuta notizia della morte di un altro dei nostri eroi, uno dei migliori batteristi al mondo: Ginger Baker.

 

Nel celebrare questo grande musicista non voglio scrivere semplicemente il solito coccodrillo riempi-pagina, ma vorrei focalizzare la mia attenzione sul perché, in molti casi, l'uomo dietro ai tamburi risulta essere il cuore pulsante di un gruppo musicale. Per avvalorare la mia tesi mi basterebbe ricordare che due musicisti ingombranti come Jimmy Page e Robert Plant si sono sempre rifiutati di riformare la loro band senza il compianto John Bonham.

 

In linea generale il batterista è stato sempre sottovalutato dagli ascoltatori rispetto a chitarristi e bassisti, ma invece è proprio lui che dà risalto al sound di un complesso musicale.

Non si tratta semplicemente di ammirare solo chi è in grado di eseguire virtuosismi esagerati, ma di apprezzare chi è riuscito a dare il giusto "feel"ad ogni brano a cui ha dato il suo apporto.
E Ginger Baker era uno di questi.

 

Dai suoi colleghi, a causa del suo carattere e del modo di suonare, era soprannominato Selvaggio e in realtà il suo stile focoso calzava a pennello per i Cream e i Blind Faith, nonché per tutti gli altri artisti che lo hanno voluto nelle loro formazioni.
Lui non si limitava ad accompagnare il ritmo delle canzoni con un colpo di rullante e di charleston, (battutona), ma, scegliendo personalmente pelli e configurazione della batteria, come per esempio la doppia grancassa, ha rivoluzionato il modo suonare, dando vita ad uno stile ruvido e affascinante che enfatizzava con assoli interminabili.

 

Ma il suo genio creativo si mostrava in tutta la sua pienezza sopratutto quando suonava drum-fill particolari che davano al pezzo un colore di funky, di jazz o addirittura di musica etnica africana poiché intuiva che non bisognava essere intrappolati nei singoli generi musicali, ma, ponendo forse le basi alla Fusion Music, nata proprio proprio verso la fine degli anni '60, bisognava incorporarli.
Niente male per chi non si sentiva affatto un ribelle!

 

La foto è stata presa dal seguente link:

https://www.nme.com/blogs/ginger-baker-obituary-1939-2019-2551866

 

Ecco una sua esibizione presa da Youtube

 

 


 

 

Il sensei Rokuda Noboru padre del celebre manga Dash Kappei sarà presente alla convention grazie alla collaborazione con il Festival, Jungle, Anime Import e Edizioni Star Comics. È prevista la sua partecipazione ad eventi, incontri con il pubblico e attività varie, tra cui la presentazione dell’unica action figure su licenza ufficiale della Tatsunoko/Shogakukn in edizione limitata di 200 pezzi numerati.

gigi action figure

 

L’acquisto della figure in fiera darà il diritto di farsi firmare la scatola dal sensei nello spazio creato appositamente per l’evento unico. In Piazza Star Comics Rokuda Noboru parteciperà ad una sessione autografi per la nuova edizione del manga. 

Don Rosa sarà un altro attesissimo ospite della convention grazie alla collaborazione tra Lucca Comics and Games e Panini Comics. L’erede di Carl Barks è conosciuto in tutto il mondo per le sue storie di Paperon de’ Paperoni. La sua “Saga di Paperon de Paperoni” gli ha fatto vincere negli Stati Uniti il premio molto prestigioso Eisner Award. Don Rosa si è distinto perché è stato in grado di dare un certo spessore ai personaggi di una delle famiglie più famose dell’intero pianeta. 

duck don rosa

 

Altro ospite d’onore sarà Jim Starlin, padre della prima Marvel graphic novel, “La morte di Captain marvel”. Ha saputo creare esseri con poteri indicibili, come Thanos. Ha co-creato “Shang-Chi maestro del kung fu”, che sarà uno dei protagonisti nel 2021 nella quarta fase del Marvel Cinematic Universe.

Ancora altre incredibili sorprese attenderanno i fans nell’edizione di quest’anno del Lucca Comics and Games.

jim starlin

 

Link alle immagini: https://www.mondofox.it/2019/07/30/lucca-comics-games-2019-aperte-le-prevendite-di-biglietti-e-abbonamenti/  -  https://www.luccacomicsandgames.com/it/2019/japan/ospiti/rokuda-noboru/  -  https://www.ebay.it/itm/THE-DON-ROSA-LIBRARY-19-ZIO-PAPERONE-E-PAPERINO-FUMETTO-PANINI-DISNEY-ITALIANO-/254231539386  -  https://comicstore.marvel.com/Captain-Marvel-by-Jim-Starlin-The-Complete-Collection/digital-comic/43257  - 

Joker, 50 sfumature di psicosi

Ottobre 07

joker 1

 

Attenzione. Spoiler alert.

 

Un’ Interpretazione profonda, sofferente,lo specchio di un dramma interiore, pervaso dalla voglia di riscatto, perfuso a tratti da un delirio d’ onnipotenza. Quello del Joker è un ritratto intimo e Phoenix lo incarna alla perfezione. Trae origine da un film del 1928 “ l’Uomo che ride” di Paul Leni, ispirato al romanzo di Victor Hugo. Il film vero e proprio ha principio nel momento in cui con un calcio letterale ad una porta, ne da uno figurato ai modelli di comportamento familiari e alle consuetudini. Cancellando con un pennarello non solo dal poster ma anche dalla sua mente il messaggio di sorridere sempre, inizia la dolorosa metamorfosi. E’ un personaggio, Arthur Flack, che sente, ancora prima di venire a conoscenza di determinate cose, il peso del giudizio di Thomas Wayne, forse dettato dall’ammirazione che la madre nutre nei confronti del milionario.

Alle spalle di ogni risata incontrollabile, ben diversa dalla gioviale e scanzonata a cui siamo abituati si percepisce un senso di smarrimento oscuro, indotto dal suo problema psicologico e dal fatto che si tratti di un suono malato e compulsivo. Anche quell’attimo di soddisfazione crescente data dalla notizia che lo riguarda sul giornale, viene convertito in risentimento alla rivelazione sulla vera identità del padre, che muta ancora in rabbia nei confronti della madre. La stessa rabbia che lo logora quando Murray Franklin, suo idolo lo deride. Joker è pregno di sentimenti fanciulleschi che si acutizzano nel momento d’imbarazzo conseguente l’incontro col presunto padre, e dall’ angoscia quando viene a conoscenza della realtà sulla madre. Nutre però una forte speranza che puntualmente viene disattesa, non solo per via della patologia ma anche e soprattutto dalla delusione, risultato fisiologico della vita di tutti i giorni, traducendosi in un alternarsi di emozioni contrastanti.

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Non è così facile essere sempre felice. Non sa chi è, non sa definirsi ma ne sente un disperato bisogno. Quando finalmente viene a contatto con le proprie emozioni e riscopre la capacità di piangere nasce il nuovo Arthur Flack o meglio il vero e proprio Joker che si scrolla di dosso la vecchia vita attraverso La consapevolezza che “la sua vita non è una tragedia ma una commedia” come dice lui stesso. Si trasforma nel villain che tutti conosciamo, uno splendido, brillante, psicopatico Joker. La cattiveria gli dona un’ aura di freschezza, di giovinezza e finalmente sopraggiunge l’accettazione, la gratificazione la

convivialitá attraverso l’acclamazione della Società ( anche se dalla parte malata) ma in fondo anche questa “That’s Life”.

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Raccontando della sua interpretazione Joaquin Phoenix rivela:

"Ho perso quasi 25 chili. Ogni giorno mi alzavo con la paura di essere ingrassato: è una situazione assurda, quasi una malattia. Ma ho scoperto che senza tutto quel peso addosso ero molto più fluido, potevo fare movimenti che prima non sarei stato in grado di fare. Il lato negativo è che ero spesso di cattivo umore, sempre affamato e abbastanza debole. Però alla fine era proprio quello lo stato d’animo giusto per il Joker, uno che cerca di combattere i suoi seri problemi psicologici. La risata che incarna la fragilità del suo stato d’animo. È una risata dolorosa che nasce dal fondo dell’anima, disperata, più triste che felice. E poi il modo in cui si muove: ci sono momenti in cui danza in modo così leggero che sembra sollevarsi dalla tristezza del mondo in cui vive. Per questo mi sono ispirato a Ray Bolger, lo spaventapasseri de Il mago di Oz. Adoro il fatto che il suo personaggio risplenda attraverso la danza, la musica, le note, i solfeggi. Il mio Joker ha dei movimenti un po’ meccanici, un modo di gesticolare e muovere la testa che denota un’arroganza quieta prima … della tempesta. Spesso combinavo danza moderna e musica disco: il bello del Joker è che è davvero imprevedibile

Non mi sono ispirato a nessun Joker. Però mi ricordo benissimo Jack Nicholson nel Batman di Tim Burton. E il bravissimo Heath Ledger. Ma ho preferito prepararmi senza fare riferimento a nessun lavoro precedente, neanche ai fumetti o serie tv. Volevo creare il mio Joker. Che fosse frutto della mia immaginazione. O della mia pazzia. Non è un film sui soliti supereroi, cattivi e umani con poteri speciali. A me i personaggi ispirati ai fumetti piacciono perché hanno problematiche reali, le stesse che abbiamo noi. Joker è proprio questo: uno di noi. Non ha padre, non ha amici, è ansioso, depresso, un lavoro infimo. Ha subito dei traumi ed è stato anche abusato da bambino… Poveraccio… Ha tutti i problemi di questo mondo. Non è stato né piacevole né facile entrare nella sua testa… ma sono orgoglioso di averlo conosciuto...".

 

Il film di Todd Phillips da un quadro esaustivo delle conseguenze che possono  verificarsi nel contesto di una società malata, dove la sopraffazione, il bullismo, la violenza gratuita sono ingrediente fondamentale. Caratteristica vincente del film è la dissonanza rispetto al modo del comic, e la preferenza di inserirlo in un contesto reale, quello della quotidiana frustrazione, dal sentore di fallimento sempre dietro l’angolo, condizione che porta l’ uomo a sviluppare atteggiamenti violenti. E' proprio questa fedeltà al mondo reale che rende la pellicola un gioiellino, una storia in cui il pubblico si sente, in un certo senso più vicino alla povera disillusa e insoddisfatta vittima degli eventi Joker, piuttosto che al patinato e straricco paladino Batman.

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Piccola curiosità, nel film è presenta anche un’ omaggio a Heath Ledger sebbene possa essere sfuggita ai più, La scena del Bacio alla dottoressa nello studio televisivo di Murray Franklinè un evento successo realmente quando il giovane Heath durante un’ intervista viene spaventato dal grido di una fan e per tranquillizzala le da un bacio sulla bocca, lasciandola finalmente senza parole. 

 

https://www.instagram.com/p/B3ShAoGhBGl/?igshid=1s4t6uca57og6

Cosi come è presente un easter egg di Batman, nella scena iniziale del film dove attraverso un sofisticato gioco di inquadrature e luci prende forma il faccione mascherato del suo acerrimo nemico.batman

 

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