La Alessandro Polidoro Editore di Napoli presenta in occasione della Fiera del Libro di Roma, Più Libri Più Liberi, la sua nuova collana di classici. A parlarci di questo e di altri interessanti realtà del mondo editoriale è il nuovo direttore di collana Antonio Esposito.

Immagine 1Typee di Herman Melville e I gioielli indiscreti di Denis Diderot, due primi romanzi e due celebri autori. Da dove nasce l’idea di riportare alla luce le opere “minori” di autori che hanno conosciuto la gloria, ma per altri capolavori (Moby Dick per Melville e L’Encyclopedie per Diderot)?

Siamo partiti dal presupposto che in letteratura non esistono opere o autori minori. Piuttosto esistono testi trascurati eppure di grande dignità. La scelta è caduta sulle prime opere di Melville e Diderot perché ci tenevamo a recuperare, per l’inizio di collana, lo spirito delle prime volte. La Alessandro Polidoro Editore è al suo quarto anno di attività, e in questo suo momento storico, si sta impegnando a ridefinire il proprio catalogo e a percorrere nuove vie; dopo aver dedicato tanto spazio a pubblicazioni sulla storia e le tradizioni del suo territorio.

Come avviene la scelta di un’opera da ri-editare?

Non esiste una formula. Volevamo una collana di classici che ci permettesse di definire al meglio il nostro progetto culturale così da poter, da un lato, delineare la nostra identità e, dall’altro, renderci più riconoscibili ai lettori. In particolare, per quest’ultimo aspetto, si è ragionato tanto sulla veste grafica, realizzata da Adriano Corbi.

melville 3Siete partiti da vecchie traduzioni per la redazione delle due opere. Come si sceglie la migliore proposta di traduzione e in che occasione si operano delle modifiche al testo? Per il titolo del libro di Melville, ad esempio, si è scelto di conservare la grafia inglese “Typee” piuttosto che adottare la grafia italianizzata “Taipi” di alcune edizioni nostrane (Mondadori, Feltrinelli e Rizzoli tra gli altri), da cosa è dipesa questa decisione?

Per lo più è stata una scelta pratica, per trovarsi in accordo con la lingua del lettore moderno. La traduzione di Typee è di Bice Pareto Magliano e risale al 1931. Gli interventi attuati sul testo quindi sono stati tutti orientati all’ammodernamento linguistico, compresa la trascrizione dei nomi propri.

In cosa consiste il lavoro editoriale di un direttore di collana e nel caso specifico di una collana di classici ristampati?

La direzione la percepisco soltanto come nominale. Infatti dopo aver avuto l’approvazione dell’editore ho lavorato a stretto contatto con Adriano Corbi e Cecilia Laringe. Io sono intervenuto per la scelta dei testi e dei curatori. Ma l’intera casa editrice ha contribuito a ogni passaggio della filiera, dal recupero dei testi al visto si stampi. È stato un lungo percorso di confronto che, se ha dato dei frutti, è stato proprio grazie alla giusta combinazione delle singole competenze.

Dal rapporto della Buchmesse sullo stato dell’editoria in Italia si evince che il nostro Paese registra la più bassa percentuale di lettori a confronto con le altre editorie europee e statunitensi. Quella di editare classici è sicuramente una scelta interessante, ma, a questo punto, diventa un po’ azzardata. Cosa pensi che potrebbe invogliare un lettore non forte a riprendere un classico della letteratura?

I dati sulla lettura in Italia sono questi da circa un decennio e l’editoria non sembra aver reagito con criterio alla cosa. Nel tentativo di conquistare i non lettori la produzione editoriale ha subìto in questo lasso di tempo un drastico abbassamento della qualità, avendo come conseguenza anche una disaffezione, e quindi un calo, dei lettori forti. In questo scenario la scelta di riportare i classici sullo scaffale può essere un tentativo per attuare un’inversione di tendenza. La scelta è, sì, azzardata, ma forse necessaria.   

Parlando di rapporto con il pubblico e di invogliare alla lettura, la Polidoro Editore è impegnata nell’organizzazione di Napoli Città Libro, puoi parlarci del progetto? Su cosa si lavora e quali sono le aspettative?

Napoli Città Libro è un progetto nuovo per la nostra città, ed è già in atto. Da settembre sono cominciati eventi mensili che hanno visto una forte partecipazione, con ospiti come Maurizio De Giovanni, Luca Briasco e l’algerino Kamel Daoud. Altri ce ne saranno fino ad aprile. E a maggio, dal 24 al 27, ci sarà il salone vero e proprio nel cuore del centro storico, al complesso di san Domenico maggiore, con la presenza degli editori e di tutte le altre forze messe in atto per realizzare l’evento.

 diderot 2Due frasi ad effetto per concludere: perché leggere Melville e perché leggere Diderot?

Melville è per gli amanti del romanzo d’avventura e Diderot per gli innamorati delle atmosfere da mille e una notte. Ma più che con una frase a effetto, concluderei con un pensiero di Italo Calvino: “Se la scintilla non scocca, niente da fare: non si leggono i classici per dovere o per rispetto, ma solo per amore”.

                                                          

Era il 2008, l’anno del mio primo viaggio all’estero da sola: vacanza-studio in Irlanda. Le pareti delle aule al Maynooth College erano un altare ai due miti della musica nazionale: i più datati – ma evergreen – U2 e una band più moderna, i Cranberries, che le nostre insegnanti ci facevano ascoltare nelle sue varianti parascolastiche (Karaoke, “Aggiungi la parola che manca”). C’erano anche quelle feste, durante gli anni del liceo, in cui amici alla chitarra ancora inesperti si rifugiavano nella comfort zone dei pochi accordi di Zombie.

dolores 1 Erano i primi anni duemila, eppure quelli che all’epoca erano adolescenti non potevano non conoscere la musica di uno dei gruppi irlandesi più in voga nel decennio precedente. Con Dolores O’Riordan se ne va il ricordo di quelle feste, di quei prati verdi d’Irlanda; si spegne il canto di protesta contro le ingiustizie del conflitto nordirlandese (Zombie), quell’inno all’amore vero, incorruttibile, istintivo (Animal Instinct).

Ieri, 15 gennaio 2018, si spegne a Londra una delle icone più significative della musica Rock. Sulle cause del decesso vige ancora il diritto di riservatezza richiesto dalla famiglia. È probabile che si tratti dell’aggravarsi di una condizione di salute che aveva spinto il gruppo a rimandare alcune date del tour.

Dolores O’Riordan non era soltanto la voce dei Cranberries – una voce inconfondibile, potente, calda, nasale -, ne era le parole, le idee, il simbolo inconfondibile, nonostante i suoi continui cambi di stile.

Ce n’è uno, tra gli altri, che varrà la pena ricordare: quello del 1999, con i capelli cortissimi e l’audace reggiseno rosso che fa da capolino nell’abito nero. È il concerto in cui la cantante di Limerick brucia il palco di Parigi in una versione dolcemente stonata di Dreams. Non perdetevene neanche un secondo: https://www.youtube.com/watch?v=etbzmEk6FTk

Ciao, Dolores.

dolores 2 

Può Shakespeare portato in scena da sempre, in tutto il mondo stupire ancora? Ebbene si e a tal proposito abbiamo incontrato un'innovativa e alternativa compagnia di ballo che sotto la guida di Alessia Filippi, porta in teatro una versione di un classico del tutto particolare intitolata I Segreti di William Shakespeare.


I Segreti di William Shakespeare 1


Alessia, parlaci di questo spettacolo:
Si tratta della famosa tragedia Romeo e Giulietta rivisitata in chiave estremamente moderna, perché a scontrarsi non sono i Montecchi e i Capuleti, bensì una famiglia di vampiri e una di licantropi. Si segue il loro dramma in maniera molto più leggera se vogliamo, poiché alla fine la tragedia non si compie. Grazie infatti all'intervento di alcune streghe e all'aiuto di entrambe le famiglie, unitesi per salvare i figli, la situazione si risolve e alla fine il bene trionfa. Siamo stati meno tragici di Shakespeare, che spero non si rivolterà nella tomba, ma abbiamo preferito lasciare una speranza. Credo sia un modo per avvicinare il pubblico giovane ad un classico, senza contare che licantropi e vampiri vanno per la maggiore, essendo protagonisti in serie TV con streghe, spettri, zombies, e così via. Attraverso la storia i giovani riescono a comprendere in maniera più semplice il classico e come è nato. Il linguaggio è in prosa, quindi più diretto, c'è della comicità, perciò alcune situazioni arrivano in maniera diversa. Nonostante questo c'è tutto l'amore di questi due ragazzi così come il rapporto padre/figlia (che qui si chiama Dalia): un rapporto burrascoso poiché padre è un vampiro originale (il creatore di tutti i vampiri) e potente che governa il suo popolo e la città di New Orleans in maniera assoluta.


I Segreti di William Shakespeare 2


Come nasce l'idea di portare in scena un classico del teatro in chiave psichedelica e soprannaturale?
Ho sempre portato favole Disney e quant'altro, ma mi affascinava l'idea di mettermi alla prova con qualcosa di così grande e importante quale è Shakespeare. Essendo molto attratta dal mondo di streghe e vampiri ho notato che proponendo questo affascinante connubio ai ragazzi (che hanno tutti 10/15 anni meno di me), si sono esaltati vedendo il classico in maniera più fruibile, e si sono voluti mettere alla prova entrando nei personaggi. Inoltre, quando scrivo per loro, amo farlo ispirandomi alle loro caratteristiche e lavorando su ognuno di loro. Ed è così si sono appassionati.


Quanti ragazzi partecipano allo spettacolo?
Circa 16, e qui con noi c'è Sara Puglisi la Femmina Alfa dei licantropi, colei che guida il branco, la mamma di Romeo. Lo scontro vero e proprio, così come nella tragedia, avviene tra gli adulti, però mentre lì la rivalità viene vissuta anche da Mercuzio e dai ragazzi, qui questi ultimi non comprendono l'odio eterno e ancestrale che intercorre tra le famiglie, quindi trovano assurdo dover vedere per forza il nemico nell'altro.

 

Una domanda a Sara, cosa ti è piaciuto di più di questo spettacolo e come è stato interpretare il ruolo della suocera guerriera?
Sicuramente è stata una bella esperienza in quanto è stata la prima volta che ci siamo messi completamente in gioco, perché prima i canti principali erano sempre presi dai classici Disney, ed essendo ispirati ai cartoni avevamo già una figura su cui impostare la voce o le movenze. Questo spettacolo invece è stato scritto completamente da Alessia ed è lei che ci ha dato le caratteristiche, l'indirizzamento che poi abbiamo fatto nostro. È stato bello perché, in un'opera shakespeariana confrontarsi con un personaggio come il mio, il capobranco dei licantropi, una figura che si scontra in prima persona con il vampiro originale, è risultato facile e complesso allo stesso tempo. Complesso perché ho dovuto assumere una presenza importante, quindi dovevo calarmi nel personaggio e rapportarmi con quello del vampiro originale che è un uomo. Inoltre, sotto questo punto di vista ci abbiamo lavorato ampiamente a livello recitativo: anche le coreografie, ideate sempre da Alessia e dal maestro Caleb Eli sono state molto difficili. In alcune danze eravamo corpo di ballo mentre in altre abbiamo dovuto rappresentare i nostri personaggi, quindi anche l'interpretazione variava.


I Segreti di William Shakespeare 3


Al momento la compagnia di recitazione e coreografica di Alessia non ha date fruibili per quanto riguarda I Segreti di Shakespeare, ma se ci si vuole fare un'idea del fantastico lavoro di questi ragazzi li si potrà ammirare presso il Nuovo Teatro San Paolo con il musical tribute I Figli dei CATTIVI. Chissà che presto non si potrà godere di questi spettacoli innovativi e unici nel loro genere nelle città più importanti d'Italia. Per ulteriori informazioni, rivolgersi al centro culturale "Insieme per" via della Magliana Nuova 230/232 Roma tel. 06.55281105 o 389.8909259 o mandare una mail all' indirizzo mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

 

 

 

Le foto appartengono alla compagnia teatrale.

Ve le ricordate le avventure grafiche? Quei videogiochi che facevano sognare e qualche volta imbestialire gli aspiranti nerd davanti ad uno schermo? Chi è cresciuto a pane e George Lucas non potrà non ricordare i capolavori della LucasArts: vere e proprie storie che rivaleggiavano con quelle dei film.


Chi ha qualche capello bianco ricorderà, tra i tanti videogiochi pubblicati, le avventure ambientate a Monkey Island che tenevano incollati alla scrivania fino a tarda notte.


Trent'anni fa si aspettava con impazienza l'uscita del supporto materiale, che poteva essere anche un un nuovo manageriale o una nuova ed esilarante avventura grafica di Guybrush Threepwood. Invece oggi si acquista tutto in rete con un semplice click. Infatti per l'acquisto si può ricorrere al collaudato Steam, ma i nostalgici, in mancanza dei vecchi computer (Amiga, Atari, Commodore...), che ormai appartengono alla storia dell'informatica, possono utilizzare gli emulatori per i vecchi videogames a 8 e 16 bit che hanno scaldato i cuori dei millennials.


La notizia di questi giorni è che uno di questi emulatori, lo ScummVM, ha potenziato il suo motore grafico per permettere anche ad altri videogiochi di entrare nella lista di quelli già supportati dal famosissimo programma. Si potrà giocare finalmente anche con Cranston Manor, con Full Pipe e con tanti altri games diventati abandonware.


È possibile scaricare la nuova versione cliccando quicliccando qui che potrà essere utilizzato su tutti i PC Windows, su Linux, su Mac Os e finalmente anche su Playstation3 e Dreamcast.


Non dite che non vi avevo avvisato!

 

I videogames attuali sono senz'altro spettacolari, ma purtroppo freddi. Gli odierni sviluppatori, bravissimi nella parte grafica, magnifica, realistica e piena di colori, lo sono meno nel riuscire a coinvolgere e a far appassionare i giocatori, cosa che riuscivano a fare gli sviluppatori dei vecchi cari videogiochi.


Ridatemi il vecchio SimCity e Prince of Persia. Ridatemi quei giochi che mi trascinavano nel computer, quelli che mi scatenavano l'adrenalina, quelli che mi facevano ridere e quelli che mi facevano sognare.

"Maturità, t'avessi preso prima..." cantava Antonello Venditti. "Notte prima degli esami" è la canzone che tutti canticchiamo – o a cui pensiamo – almeno una volta nella vita, in un momento particolarissimo: la notte che precede l'esame di maturità. La fine del liceo è così vicina, ma manca la sfida più grande. Devi andare lì a esporre tutto quello che sai in tutte le materie a una commissione messa lì per giudicarti e darti un voto. Un voto che in quel momento per te è tutto, ma dopo di accorgi che è solo un numero che non conta niente e che, sicuramente, non ti rappresenta affatto.

 

Senza impegolarci in discorsi filosofici ed esistenzialisti, diciamo che l'esame di maturità è una cosa che la maggior parte di noi non ripeterebbe neanche per dieci miliardi di dollari! Ma se all'improvviso, dopo 20 anni dalla fine del liceo, dopo aver costruito un'intera vita, vi arrivasse una letterina dal Ministero dell'Istruzione che vi comunica di dover rifare l'esame?

 

Ed è subito infarto.

 

Questa è l'idea alla base del film Immaturi, simpatica commedia che vide la luce nel 2011. Tuttavia è anche ciò che anima Immaturi – La serie, il cui primo episodio è andato in onda lo scorso 12 gennaio su Canale 5. Ora, la sottoscritta potrebbe racchiudere tutti i suoi pensieri in un'unica frase. La frase è la seguente: ce n'era proprio bisogno?


Il film di Paolo Genovese fu simpatico, divertente e piacevole da guardare. L'idea era estremamente originale e il risultato fu ottimo anche perché quei ruoli sembravano cuciti perfettamente addosso al cast. Immaturi, se ricordate, ha avuto anche un sequel. Farne anche una serie creava legittimamente dei dubbi. Tuttavia, il caso di Gomorra – in cui la serie, a mio modestissimo parere, è mille volte meglio del film – mi ha convinto a dare una chance alla serie.

 

Immaturi 02

 

Serie che presenta molti punti di contatto col primo film, certo, ma se ne distacca anche per alcuni elementi. Innanzitutto non tutto il cast originale è presente: restano Ricky Memphis, Luca e Paolo, ma mancano ad esempio Raoul Bova, Ambra Angiolini (sostituita da Nicole Grimaudo) e Barbora Bobulova (nella serie Irene Ferri). Calmi, ciò non è necessariamente un male, anzi. Introdurre personaggi diversi dà una ventata d'aria fresca. Tuttavia, nel caso specifico, si è perso molto della qualità originaria. In più, riproporre le stesse dinamiche tra i personaggi – che hanno solo cambiato volto – non ha aiutato.


In secondo luogo, mentre nel film si trattava solo di rifare la maturità, qui i protagonisti decidono di frequentare nuovamente le lezioni. Quindi rifaranno l'intero ultimo anno di liceo. Scusate la franchezza, ma dobbiamo sorbirci un intero anno di scuola appresso a loro? Dovremmo rivivere ogni compito in classe e ogni interrogazione? No, grazie.

 

Voi cosa ne pensate?

 

 

 

 

 

 

Link originali alle foto: http://www.mediaset.it/quimediaset/comunicati/al-via-su-canale-5-immaturi-la-serie_23475.shtmlhttp://www.mediaset.it/quimediaset/comunicati/al-via-su-canale-5-immaturi-la-serie_23475.shtml e http://tvzap.kataweb.it/news/218380/immaturi-la-serie-il-ritorno-al-liceo-di-luca-e-paolo-e-ricky-memphis/http://tvzap.kataweb.it/news/218380/immaturi-la-serie-il-ritorno-al-liceo-di-luca-e-paolo-e-ricky-memphis/

Quando si parla di indagini si pensa sempre a Sherlock Holmes, è istintivo. Si immaginano, dunque, un omicidio, una serie di indizi misteriosi o la totale mancanza di essi, diverse persone fornite di movente e con un alibi discutibile, infine uno scaltro detective che riesce vedere più lungo degli altri e a risolvere il caso.


Non ci sarebbe spazio per la comicità. Al massimo vi può essere un sottile umorismo da cogliere in una battuta ad effetto dello scaltro detective nel finale.


Non è possibile che un poliziesco sia divertente? Miei cari, tenetevi forte, perché la risposta è sì!

 

Ci hanno pensato I delitti del BarLume ad unire indagini e risate in un unico prodotto leggero, divertente ma anche molto curato dei dettagli e non banale. Neanche dopo 10 episodi! Per chi non lo sapesse, si tratta di una serie tv dove ogni stagione è composta da 2 episodi, che si caratterizzano come dei film apprezzabili sia in sequenza sia in modo autonomo perché autoconclusivi.


Tratti dai romanzi omonimi di Marco Malvaldi, i 10 episodi vengono a costituire 5 stagioni e sono prodotti dalla Palomar e trasmessi da SKY Cinema a partire dal 2013.

 

Protagonista è Massimo Viviani (Filippo Timi), un barista dell'immaginaria cittadina toscana di Pineta, che per la centralità del suo bar si trova coinvolto nelle indagini della polizia, capitanate dall'austera ma affascinante commissario Vittoria Fusco (Lucia Mascino). Spiccano tra i simpatici ma non (troppo) stereotipati, cittadini di Pineta la collega di Massimo, la procace Tizzy (Enrica Guidi), e i quattro "bimbi", ovvero quattro buffi e bizzarri anziani convinti di poter proteggere Massimo e aiutare la propria comunità come nessun altro può (interpretati da Alessandro Benvenuti, Atos Davini, Marcello Marziali, Massimo Paganelli).


Vi anticipo solo che col progredire delle puntate, nella serie, sono apparse delle guest star molto particolari!

 

[SPOILER ALERT]
La puntata andata in onda lo scorso 8 gennaio è stata forse una delle migliori. Un grande sorriso lo hanno strappato Mara Maionchi, ritornata a vestire i panni della parrucchiera, e la new entry Corrado Guzzanti, nelle vesti di uno stravagante perito assicurativo.


A inchiodarci allo schermo è stata però la scomparsa dello stesso Massimo! Non capita tutti i giorni di vedere una serie orfana del suo protagonista principale. Tornerà? Come cambieranno le cose a Pineta? Ci tocca aspettare per scoprirlo.

Come già detto, la serie non è mai banale, neanche dopo 10 episodi/film e si fa apprezzare per la sua originalità nell'unire una notevole cura dei dettagli a un tono alternativamente leggero e serio quando serve. L'interpretazione di tutto cast, nonostante sia un prodotto TV neanche molto noto, è perfetta.


Il prossimo episodio è previsto per il 15 gennaio. Che aspettate?!?

 

 

 

 

 

Link all'immagine originale: http://www.iodonna.it/personaggi/cinema-tv/2017/01/09/i-delitti-del-barlume-torna-in-televisione-con-due-nuove-avventure-per-il-barrista-filippo-timi/http://www.iodonna.it/personaggi/cinema-tv/2017/01/09/i-delitti-del-barlume-torna-in-televisione-con-due-nuove-avventure-per-il-barrista-filippo-timi/

Oggigiorno la parola "teatro" è sempre più spesso accostata a ciò che di più noioso esiste, col risultato che i giovani osservano il fenomeno, se così vogliamo chiamarlo, con un freddo distacco. Nella vasta gamma di attività serali, il teatro non è quasi mai contemplato. Se ci domandiamo il perché allora dovremmo sviscerare i fattori scaturenti di questa sorta di assenteismo contagioso e finiremmo inevitabilmente per cadere in un discorso triste e prevedibile. Possiamo però analizzare il perché tramite Dignità autonome di prostituzione, di Luciano Melchionna, tratto dall'omonimo format di Betta Cianchini e Melchionna stesso e andato in scena al teatro Bellini di Napoli dal 26 Dicembre al 7 Gennaio.


Più che spettacolo, sarebbe meglio definirlo esperienza di vita. Ci si immerge in un "bordello" surreale in cui l'attore, la prostituta di turno, adesca e si fa adescare dagli spettatori/clienti che , muniti di "dollarini", dovranno contrattare il prezzo delle singole prestazioni, le cosiddette " pillole di piacere", monologhi classici e contemporanei scritti per lo più dall'attore. Lo spettatore si trova catapultato in una esperienza inusuale che vuole intrattenere e al tempo stesso far riflettere attraverso la capacità degli attori nel coinvolgere il pubblico.


Tutto questo in un teatro in festa, dove la platea si trasforma in una piazza, dove non ci sono più segreti e dove lo spettatore è partecipe nel vero senso della parola, a un percorso itinerante che gli permette di non percepire più alcuna parete con l'attore, ma che gli consente di vivere tutto a pieno scoprendo luoghi generalmente non accessibili. Ci si può ritrovare all'ultimo piano del teatro o in un piccolo camerino, guardando negli occhi la prostituta di turno. Via i telefoni, via tutto ciò che può essere di impedimento nel percorso conoscitivo dell'arte. Ed è quando si resta in questo status, in questa atmosfera elettrizzante, che per un attimo scompare la musica e restano solo le parole. Dritte allo spettatore, mirate al trattamento di una tematica attuale e volte a far sorgere indignazione per tutto ciò che accade in Italia dal punto di vista culturale. Parole vere, che rispecchiano tutto quello che ci circonda. Le condizioni dell'attore oggi, tra difficoltà di inserimento ed il desiderio di crederci ancora.


Non è facile raccontare Dignità autonome di prostituzione, forse è quasi impossibile.


Un cast che compie 10 anni , con le sue 42 edizioni e 387 repliche è diventato un imperdibile novità che ogni anno coinvolge il pubblico delle città italiane con i suoi quasi 50 attori. Non basta partecipare solo una volta, ma è necessario viverlo anno dopo anno. Si ripromette a se stessi di ritornare, di partecipare di nuovo a quel teatro necessario che non ha bisogno di un vestito elegante o un tacco alto. Un teatro che porta avanti un sogno e che lo fa vivere in ogni minuto, come se fosse una magia. Che scuote al punto da travolgere completamente. Diventa una esigenza che forse può essere annoverata tra i motivi per il quali un giovane d'oggi si avvicina poco al teatro. Questa generazione chiede questo, ha bisogno di un teatro aperto a tutti, che li faccia sentire a casa e che riesca a trasmettere fiducia. Fiducia nel coltivare i propri sogni, nonostante la nostra società lanci quasi sempre messaggi superficiali e che non aiutano a guardare oltre, in profondità.

 

Dignità guarda oltre, è oltre.

"Bella presenza, vestimento elegante, si privilegiano donne single". Sembrerebbe il tipico testo di uno degli annunci decisamente kinky che le pagine cultrici del trash amano pubblicare di tanto in tanto. E invece proprio no, amici miei; l'inserzione proviene da Bakeca.it, ed è stata pubblicata da un ben noto studio legale del casertano!


Il "Ricerchiamo giovane avvocatessa da inserire della nostra struttura" non lascia spazio a dubbi; e men che meno la descrizione del "vestimento", che dovrebbe presentarsi come "consono alla professione legale (tailleur, tacchi a spillo etc.)". Non c'è che dire: si tratta davvero di un'offerta di lavoro!

 

ARTICOLO STUDIO LEGALE


A qualsiasi studente o laureato in Giurisprudenza verrebbe da chiedersi se tutti gli anni passati sul Codice Civile siano stati sprecati. A quanto pare, indossare scarpe con tacco conferisce tempestivamente la capacità di redigere un atto! Altri, invece, si chiederanno che cosa mai sottenderebbe quell' "etc." non poco sibillino. Il popolo del web, tuttavia, non è stato così superficiale da porsi futili domande: ha immediatamente provveduto a linciare il post, tacciandolo di compiere delle vere discriminazioni.


E come avrà risposto l'avvocato, autore del chiacchieratissimo annuncio? «La mia era una provocazione! So bene che ci sono le leggi, le conosco perfettamente». Non sappiamo esattamente chi e cosa l'inserzione avesse il proposito di provocare; ci resta solo da pensare che si tratti di una strategia pubblicitaria. Se così fosse, allora l'avvocato conoscerà perfettamente le leggi del nostro ordinamento; ma a quelle del marketing sarebbe opportuno che desse una rinfrescata!

 

 

 

 

Le immagini provengono dai siti https://www.silhouettedonna.it e http://www.adiconsum.ithttp://www.adiconsum.it

I romani si sono lamentati di Spelacchio, ma forse dovrebbero ritenersi fortunati perché nessuno penserebbe mai di rubare il loro povero abete!


Invece a noi napoletani è toccato, come ha detto qualcuno, Sparicchio. L'albero di Natale che, allestito annualmente nella Galleria Principe Umberto, dopo poco scompare, non per magia, ma per colpa di mariuoli che non rispettano nemmeno una delle tradizioni più amate da adulti e bambini. Quello dell'albero non è un semplice furto, ma è una sfida alle istituzioni. É il modo in cui la malavita dimostra la sua presenza sul territorio, il modo in cui dice:«andiamo a comandare».


Purtroppo, come dimostrano le ultime cronache, la presenza sul territorio di baby gang fa sì che non si possa passeggiare tranquillamente per le vie di Napoli e che addirittura dopo una certa ora sembra scatti il coprifuoco. Qualcuno sosterrà che questa situazione è il frutto di una povertà causata dalla disoccupazione, problema mai risolto né dalle vecchie amministrazioni né dalle nuove.


Ma non è possibile pensare che questo degrado culturale e morale si avvalga delle solite attenuanti che spesso si invocano nei processi. Né è pensabile restare impassibile, girarsi dall'altra parte e rassegnarsi al fatto che Napoli «è na carta sporca,e nisciuno se ne importa, e ognuno aspetta a 'ciorta».


Occorre un forte cambio di mentalità che può avvenire solo se si parte dal basso, solo se si ha il coraggio di prendere in mano le redini di questa città, così come stanno facendo i tanti movimenti associativi e universitari che si muovono sul territorio. Presenze che trovano poco spazio sui media, che preferiscono dare più risalto a notizie che possono cavalcare e che fanno vendere.


Napoli è la città che amiamo e soffriamo a vederla maltrattata. In questo periodo, per la sua bellezza, potremmo paragonarla ad un presepe pieno di pastori, ma molti di questi ne faremmo volentieri a meno, così se un ipotetico Luca ci chiedesse: «Te piace 'o presepe?» potremmo rispondere affermativamente.

 

 

 

 

 

Foto con licenza Creative Commons.

Da Goya a Maradona recita lo slogan pubblicitario, ma l’allestimento del Museo della Follia a cura di Vittorio Sgarbi riserva molto più di un classico dell’arte preromantica e di un mito del folklore napoletano. C’è un impegno, una competenza, una cura dei dettagli e un gusto assolutamente innovativi. Istallazioni che stimolano tutti i sensi e che esplorano il carattere ambivalente della follia.

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C’è chi, nell’esteriorizzare il proprio squilibrio psichico, ha dato vita ad un’arte diversa, svincolata dalle forme classiche, capace di creare innovazione. E c’è chi, invece, incapace di declinare quello stesso slancio in una forma piacevole all’occhio, ha pagato le conseguenze della propria diversità. Di queste due opposte testimonianze si popola il museo eretto in onore di una delle più insidiose delle muse: la follia.

Goya, Maradona (ebbene sì, anche l’osannato Pibe de oro), ma anche Pietro Ghizzardi, la natura variopinta di Ligabue e i movimenti vorticosi nei ritratti urlanti di Francis Bacon. La mostra attraversa diverse espressioni artistiche che spaziano dal classico olio su tela alla fotografia, dal plasticismo al disegno. Ma ciò che ipnotizza lo spettatore è senza dubbio la capacità di creare una sorta di porta infernale, attraversata la quale, le pareti nere, i suoni, le immagini generano l’effetto di un lungo, irresistibile incubo.

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Dove? A Napoli, Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta. Quando? Dal 3 dicembre 2017 al 27 maggio 2018.

Una mostra originale, rivelatrice, intelligente. Insomma, imperdibile.

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