Capodimonte riapre le sale del terzo piano dedicate all’Arte Contemporanea

Grandi novità per il Museo di Capodimonte che dal 14 luglio 2016 offre ai suoi visitatori di poter g...

Al San Carlo Aida senza Aida

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Oltre i confini: conversazione con un amico turco

Forte dei miei 30 anni, entro di diritto nella generazione Erasmus. Noi la guerra non la conoscevamo...

«Vote for Alice!» Vincent cambierà le nostre vite

Sì, avete letto bene. Ha tanto l'aria di essere l'inizio di una commedia grottesca o satirica, invec...

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Capodimonte riapre le sale del terzo piano dedicate all’Arte Contemporanea
Luglio 23
Grandi novità per il Museo di Capodimonte che dal 14 luglio 2016 offre ai suoi visitatori di poter godere non solo del ricchissimo patrimonio di opere dei suoi prestigiosi maestri, ma anche dell’importante sezione di arte contemporanea, aperta permanentemente dalle ore 8,30 alle 19,30. Si tratta di un’opportunità eccezionale se si pensa che la reggia dei Borbone è stato il primo museo di arte antica in Italia a dedicare uno spazio all’arte contemporanea, a partire dal 1978 con la personale di Alberto Burri, sotto la sovrintendenza di Raffaello Causa. La collezione si è poi formata e arricchita nel tempo con le opere di artisti di fama internazionale, alcune ispirate proprio dal luogo e dalla città, altre donate o acquisite, fino a riunire più di 90 capolavori, prima visibili solo su prenotazione e adesso offerti a tutti dopo i lavori di ripristino delle sale del terzo piano e di manutenzione sulle opere che ne necessitavano.     Mimmo Paladino e Mario Merz     Si potranno dunque ammirare l’enorme Grande Cretto Nero di Alberto Burri del 1978, Vesuvius  di Andy Warhol del 1985, Onda d'urto di Mario Merz del 1987, Mare Nostrum di Anselm Kiefer del 2006, Indizi-Opera in situ di Daniel Buren del 1987-1996, Vasca di Mimmo Paladino del 1984, White Bands in a Black Room di Sol LeWitt del 2002, tanto per citarne alcune. Sono tutte opere di altissimo rilievo cui si è aggiunta, per l’occasione e in prestito temporaneo, Io e Zeus di Cy Twombly del 1963. Il valore di questa collezione è tale che appare doveroso ricordare coloro alla cui preparazione, intelligenza e sensibilità se ne deve la costituzione: Nicola Spinosa, Mariella Utili e Angela Tecce, nonché la passione di amanti dell’arte e galleristi come Lucio Amelio e Graziella Lonardi Buontempo, fondatrice degli Incontri Internazionali d’Arte, scomparsa nel 2010, alla quale è dedicata la Sezione di Arte Contemporanea.     Sergio Fermariello     Dagli artisti antichi ai contemporanei il percorso attraverso le sale del Museo di Capodimonte è senza soluzione di continuità, poiché la sezione del contemporaneo “è in dialogo con le altre opere presenti e il parco” come afferma il direttore Sylvain Bellenger il cui progetto è proprio quello di dare di Capodimonte un’immagine globale del museo e del parco. Si può accedere alla sezione utilizzando la nuova Artecard che permette di visitare l’arte contemporanea da Napoli a Caserta.   *Nell’immagine di copertina: Eliseo Mattiacci     LUOGO: Museo Nazionale di Capodimonte - Via Milano, 2, Napoli ORARI: Aperto tutti i giorni dalle 8.30 alle 19.30, ultimo ingresso fino alle 18:30; Mercoledì giorno di chiusura; tutti i Giovedì dal 12 maggio al 29 settembre 2016 aperto fino alle 22.30, ultimo ingresso alle 21.30 BIGLIETTO:  Intero € 8,00; Ridotto € 4,00 per visitatori dagli 18 ai 24 anni INFO: Tel 081-7499111; http://www.museocapodimonte.beniculturali.it/portfolio_page/arte-contemporanea/
Al San Carlo Aida senza Aida
Luglio 23
Al San Carlo ritorna l'Aida firmata Franco Dragone, allestimento già del San Carlo nel remoto 2013 e in origine contestato. Torna dunque rimaneggiata. scanso equivoci e nuove proteste, dal regista per la ripresa Michele Sorrentino Mangini, che ne rifinisce difetti ed impurità di fabbricazione. L'idea perseguita da Dragone ed elaborata da Mangini è quella di un'Aida nuova, priva di orpelli e pacchianate già viste... e per troppo tempo apprezzate dal grande pubblico. La rappresentazione scenica diventa quindi puramente concettualistica e mai narrativa o descrittiva servendosi a questo fine della sola musica Verdiana e riuscendo per altro a renderne coerente il principio dell'evocazione, chiave di volta della partitura dell'opera. In Aida la musica è evocazione pura, reminiscenza di drammi passati e intuizione di quelli futuri, è la celebrazione dolce e sinuosa dell'amore proibito e profondo, la rappresentazione aurea e gloriosa del potere dei grandi sopra ogni cosa. Tutto questo basta a giustificare l'assenza invadente dell'Egitto opulento e polveroso della cartapesta, delle finte piramidi, delle sfingi e dei baldacchini instabili. Al loro posto delle colonne fluttuanti in uno spazio scenico delimitato da pareti di corde, particolarmente duttili nella trasformazione delle scene e nella continua e diversificata distribuzione degli spazi. Dragone, e con lui lo scenografo Benito Leonori, portano in palcoscenico tutta la monumentalità austera di un Egitto non figurato, ma intelligentemente sublimato, frammentato in parte dalle belle luci di Vincenzo Raponi, attento ad affiancare alle tinte più generose ed invadenti le ombre più scure e desolanti, avvolgendo il teatro intero in un percorso visivo più che surreale. All'ambizioso e visionario progetto registico risponde una coerente orchestrazione, gestita dal Maestro Pinchas Steinberg con brillante cura espressiva, equilibrata nel rapporto con il palcoscenico, eccetto qualche sfasatura negli attacchi del coro. Steinberg sembra incitare, con la sua direzione i volumi fievoli delle voci in palcoscenico, quelle di un cast composto da nomi illustri quanto illustre è la loro fama di voci adatte a ben altro repertorio. L'orchestra avanza sempre vigorosa negli slanci tipicamente verdiani, prendendosi a carico tutta la drammaturgia delle voci in palcoscenico: nel ruolo del titolo la bellissima Kristin Lewis, un'Aida dal fascino di Schérazade, dalla voce suscettibile e ribelle ai ruoli drammatici e particolarmente differenziati nelle diverse sfumature non solo espressive ma anche tecniche. La bella e luminosa sonorità della Lewis è offuscata da un canto costantemente soffocato e ingolato, dai suoni piatti e aciduli che ne derivano e da un fraseggio inesistente, se per esso non si intenda il già citato “sospirar-cantando”. Ugualmente indebolito sembra essere il Radames di Antonello Palombi, che ricerca con scarso successo una finezza verdiana non di comoda riuscita, si veda il filato del “celeste Aida”, primo mal riuscito esempio di una lunga serie di salite e discese non propriamente verdiane, appunto, e giunte alla fine in un quarto atto tutto sospiri e soffocamenti, per ovvio e prevedibile fiato corto, causa per altro di una difficoltà nei legato rari e stentati. Nino Surguladze sostituisce con modesto successo una preannunciata Daniela Barcellona, rendendo più che apprezzabile la sua Amneris ma tradendo la natura mezzosopranile che le appartiene, scurendo la voce nel registro medio basso e conferendo al suo canto una spiacevole seppur velata artificiosità. L'autentica impronta verdiana è nelle corde dell'Amonasro di Giovanni Meoni, recentemente applaudito al San Carlo in Traviata, che ne fa un padre fastidioso e austero. Bene anche il re di Dario Russo e il Ramfis di Riccardo Zanellato, che affrontano le rispettive parti con straordinaria cura, mantenendo costanti coerenza scenica e musicale e facendo delle rispettive interpretazioni esempi unici e autentici di canto verdiano. Monumentale è l'intervento del coro diretto da Marco Faelli, intriso di un fascino oleografico sia scenico che musicale. Va in porto quindi con i sui pregi e le sue carenze la seconda proposta del SanCarlOpera Festival, tornita di contestazioni esasperate e isolate ad una regia spavalda e fiera, e (non) segnata da tiepide ovazioni agli interpreti. 
Oltre i confini: conversazione con un amico turco
Luglio 22
Forte dei miei 30 anni, entro di diritto nella generazione Erasmus. Noi la guerra non la conoscevamo, così come il concetto di confini. Venerdì sera ho scoperto in diretta del colpo di stato in Turchia e il mio primo pensiero è andato agli amici che vivono lì. Ho contattato uno di loro, Facebook è stato il mezzo, l’inglese la lingua e le prime parole: – Come stai? -. La risposta è arrivata un po’ in ritardo: -Sto bene, è stata una brutta nottata. – La mia curiosità ha preso il sopravvento - Vuoi raccontarmi cosa è successo dal tuo punto di vista? - e la risposta affermativa non si è fatta attendere. Ho preparato delle domande, è stato strano, lo ammetto, come si intervista un amico? La persona che ti ha cantato 'buon compleanno' in turco quando spegnevi 23 candeline. - Ho paura - mi dice - ma non voglio che questa prenda il controllo della mia vita. Che dicono in Italia? Cosa si percepisce da voi? -. - Qui si parla di un colpo di stato fasullo, atto a rafforzare Erdogan.- rispondo. - Non so se sia finto o meno. Quello che so è che non capisco cosa stia succedendo né cosa accadrà. Ci sono stati centinaia di morti e migliaia di arresti e qui c'è gente che è scesa in strada e ha festeggiato dopo questa terribile nottata. Capisci, Emma, hanno festeggiato!- - Tu dov'eri? – chiedo. - A casa, da solo, seguivo tutto in TV. - mi risponde. - Non avevano oscurato televisioni e social e preso possesso della CNN turca?- - La CNN era occupata, ma i canali privati trasmettevano e anche Facebook e Whatsapp funzionavano qui ad Istanbul. Mio fratello stava tornando in aereo e io ho sentito che l'aeroporto era bloccato, le notizie erano confuse. Ora è qui e sta bene, ma abbiamo avuto paura. Non c'è differenza tra questo colpo di stato, o qualunque cosa sia, e gli attacchi terroristici come quello di Nizza. Noi viviamo nel terrore e non vogliamo soccombere davanti a questa paura, io non desidero che mi cambi la vita. – Lo saluto, gli dico che lo aspetto a Napoli, mi dice che a Istanbul c’è sempre una cosa per me. Mi chiedo se ne avrei il coraggio, di andare. Mi chiedo quanto questo terrore ci stia cambiando e quanto attenti alla libertà prima che alla vita. Noi che siamo stati ovunque, da soli, senza paura, ora dove andremo?
«Vote for Alice!» Vincent cambierà le nostre vite
Luglio 22
Sì, avete letto bene. Ha tanto l'aria di essere l'inizio di una commedia grottesca o satirica, invece si tratta del mondo reale. Anche la leggendaria rockstar Alice Cooper ha un sogno politico da realizzare, quello di cambiare la vita dei cittadini insoddisfatti degli USA e dell'Inghilterra. Infatti ha recentemente lanciato, in modo simultaneo, online due campagne per diventare Primo Ministro della Gran Bretagna e Presidente degli Stati Uniti d'America. Con le incombenti nuove elezioni americane e la travagliata Brexit dell'Inghilterra, Alice non può che rappresentare la più straordinaria delle scelte possibili. Il nostro Vincent ha aperto dei siti internet, aliceforprimeminister.com e VoteAliceCooper.com, dove è possibile creare banner personalizzati e leggere il fantastico manifesto elettorale da lui stesso stilato, in otto punti: 1 – Riportare Brian Johnson negli ACϟDC2 – Un serpente in ogni vaso3 – Basta penne e basta libri4 – Aggiungere la faccia di Lemmy al Monte Rushmore5 - Cambiare il nome del Big Ben in "Big Lemmy"6 - Groucho Marx sulle banconote da 50 dollari7 – Peter Sellers sulle banconote da 20 sterline8 – Portabicchieri in ogni sedile aereo9 – Divieto assoluto di parlare durante la proiezione di film10 – Divieto assoluto di scattare selfie, eccetto che in una giornata nazionale denominata "Selfie Day"   Ebbene sì, Alice migliorerà la qualità delle vostre vite ed è pronto a tutto per farlo. Come mai questa decisione insolita? A spiegarlo è il suo staff, attraverso un comunicato stampa che recita:"Alice è stufo della retorica e frenesia dei media. Tenendo sempre il serpente in gabbia e la ghigliottina in cantina, vuole mettere le persone al primo posto. Alice vuole essere eletto". Poi, In riferimento alla gara presidenziale degli Stati Uniti tra Hillary Clinton e Donald Trump, e alla nomina di Boris Johnson come Ministro degli Esteri britannico, il comunicato prosegue: "Egli chiede ai suoi colleghi americani, ai suoi amici inglesi e a tutti coloro che nel mondo sono delusi dai loro leader di partecipare al wild party! Alice Cooper affronta le preoccupazioni di tutti i giorni tra uomo e donna, intrattenendo e discutendo con persone ogni giorno durante l'esecuzione di quasi 100 concerti l'anno in tutto il pianeta". Ci ritroveremo tutti a girare per strada con dei serpenti intorno al collo, come fossero sciarpe, e truccati come Jane Hudson di Che fine ha fatto baby Jane? Sarebbe meraviglioso, Tim Burton ne sarebbe fiero. Intanto, sempre sul sito ufficiale possiamo ascoltare una nuova versione di Elected, brano del 1972 registrato di nuovo per l'occasione.
Due anni di iocisto, la libreria di tutti
Luglio 22
Si è festeggiato ieri sera il secondo compleanno della libreria iocisto, nata come una provocazione e continuata con un successo che per molti è stato inaspettato. Da una battuta detta quasi per caso, per vedere l’effetto che fa, ad oggi la libreria ha compiuto passi da gigante, girando tra i trafiletti dei giornali di tutto il mondo e organizzando presentazioni di grande richiamo; non ultimo l’incontro con Maurizio de Giovanni e Marco d’Amore (il nostro resoconto della serata qui). Iocisto, sita nei pressi di piazza Fuga, al Vomero, rappresenta il primo caso di libreria ad azionariato popolare, nata due anni fa per rispondere all'allarmante assenza di luoghi di cultura e di aggregazione dl quartiere collinare. (Un'intervista datata 21 luglio 2014 per spiegarvi come è nata la libreria: prima parte e seconda parte). L’attività della libreria è così intensa che quasi stupisce siano trascorsi appena due anni, ma questo straordinario successo può essere legato solo alla grande passione profusa quotidianamente dai soci. L’infaticabile lavoro è ripagato da un calendario fitto d’incontri, alcuni così appetibili al grande pubblico da rendere necessaria l’autorizzazione per l’utilizzo della piazza. Non sono mancati anche gli eventi di nicchia, quelli degli artisti ad inizio carriera, poiché, come spesso usano ricordare i soci, la libreria rappresenta un pretesto per fare cultura, per aggregare più persone possibili intorno agli eventi letterari. Quindi ogni buona idea, ogni richiamo al passato o proiezione al futuro è sempre ben accetta. Ciononostante, l’associazione sulla quale si fonda la libreria è alla continua ricerca di ulteriori soci, in primis per collaborare nella gestione di un’attività che è a tutti gli effetti di volontariato. Tutti i soci, infatti, scelgono di dedicare il proprio tempo libero al progetto, e la gestione di una libreria richiede una tale energia, difficile da immaginare, che può essere sostenuta solo con la partecipazione di quante più persone possibile. Non a caso lo slogan è: iocisto, la libreria di tutti. La festa di compleanno di ieri sera si è aperta con Giovanni Block, giovane cantautore napoletano impegnato con il tour promozionale del suo ultimo lavoro discografico: S.P.O.T. (ne abbiamo parlato qui). L’artista si è alternato con le incursioni di diversi soci d’onore come gli Assessori Nino Daniele e Annamaria Palmieri, l’attrice Rosaria De Cicco, lo scrittore Martin Rua e l'autrice Enza Alfano. Amici, soci, sostenitori che hanno dato voce all’entusiasmo che ogni giorno anima quest’idea unica al mondo. La serata si è conclusa con un buffet offerto da diversi sponsor, con la possibilità di visitare la libreria, comprare qualche libro, associarsi o approfittare di un buono per ottenere degli sconti. Le novità, insomma, non finiscono mai, le idee per coinvolgere sempre più persone sono tante e vedranno la luce nei giorni e nei mesi a venire. La redazione di MYGENERATION si unisce ai festeggiamenti e augura buon compleanno ad iocisto!       
ANTEPRIMA: Star Trek Beyond, il viaggio continua
Luglio 22
Lo confesso: non sono un grande appassionato di fantascienza e la saga televisiva, e poi cinematografica, di Star Trek non è mai stata tra le mie preferite. Pur apprezzando la glaciale ironia del vulcaniano Spook e il coraggio del Capitano Kirk, ho sempre avuto un atteggiamento tiepido nei confronti dell’Enterprise e delle sue avventure nello spazio. Ciononostante, assistendo in anteprima alla nuova puntata della saga, ammetto di essermi divertito e di essere stato coinvolto dalla storia, ben scritta e articolata. Star Trek Beyond è, da una parte, il classico film di genere per cui il fan non potrà non rimanere affascinato dalla bellezza e spettacolarità delle maestose scenografie e ricostruzioni di universi diversi e lontani. Dall’altra, quest’episodio della saga è caratterizzata da un elemento introspettivo e riflessivo inaspettato che coinvolge i due maggiori protagonisti: il capitano James Kirk (Pine) e Spock (Quinto). Per motivi diversi, Kirk e Spock si interrogano sul proprio futuro, chiedendosi se esplorare lo spazio infinito e oltre possa essere davvero lo scopo delle rispettive vite. Formulando questo interrogativo, di fatto gli sceneggiatori pongono direttamente allo spettatore la questione: se una vita avventurosa sia davvero la migliore e più interessante possibile. La struttura narrativa di Star Trek Beyond è semplice, chiara e lineare e, nello stesso tempo, è piena di colpi di scena, dinamica e veloce nel cambiare continuamente scenario e prospettiva narrativa. Il punto di forza del testo è il forte richiamo all’identità storica della saga, esaltata e rinverdita in diversi passaggi della proiezione. Un elemento nuovo e positivo è la presenza nei dialoghi di un’ironia fresca, brillante e incisiva, dimostrando in maniera tangibile il contribuito di Simon Pegg nella stesura della sceneggiatura. La regia di Justin Li è creativa, veloce, incalzante, dotata di ritmo e capace di tenere incollata lo spettatore allo schermo fino ai titoli di coda. Da segnalare la scena della battaglia finale, davvero bella e divertente, unisce effetti speciali e musica anni '90. L’intero cast è un riuscito e apprezzabile esempio d’interpretazione corale e coesa. Non c’è un vero protagonista, la sceneggiatura concede la giusta e meritata vetrina a ogni attore che può così dimostrare il proprio talento, personalità e carisma. Forse il punto debole del film è il villain, cattivo sì, ma non tanto carismatico da bucare lo schermo come fu all’epoca Kahn.   Il biglietto d’acquistare per “Star Trek Beyond” è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre (Con riserva)   “Star Trek Beyond” è un film del 2016 diretto da Justin Lin, scritto daDoug Jung,Simon Pegg con:Chris Pine, Zachary Quinto, Zoe Saldana, Simon Pegg, Idris Elba, Karl Urban, Sofia Boutella, Anton Yelchin, John Cho, Deep Roy, Joe Taslim, Lydia Wilson.
Kairós Edizioni presenta le nuove proposte, tra storie d'amore e integrazione e thriller di qualità
Luglio 21
Con due presentazioni in tre giorni, la Kairós Edizioni ha mostrato al pubblico napoletano le sue nuove proposte, perfette per letture estive impegnative, perché, si sa, sotto l'ombrellone è meglio mantere il cervello in esercizio! Martedì 19 luglio Iocisto, che oggi compie due anni, ha ospitato l'incontro sul libro C’è sempre tempo per svegliarsi di Aziza Isma’il, al secolo Rita, mentre stasera, giovedì 21 luglio, per le ore 18 è fissata la presentazione de Le pagine perdute di Ugo Nasi alla Mooks - Mondadori di Piazza Vanvitelli. Da una storia d'amore e integrazione tra Occidente e Oriente ad un thriller di qualità di uno scrittore milanese. L'offerta variegata ha trovato una doppia vetrina nelle due librerie vomeresi. La presentazione di martedì 19, moderata da Roberta D'Agostino, ha visto l'intervento di Laura Capobianco, Professoressa e membro della Consulta Regionale femminile, della giornalista Gabriella Galbiati e del professore Malik Abrah che, con l'autrice, hanno aperto un interessante dibattito. La storia di Rita/Aziza è quantomai di insegnamento per un'epoca come la nostra in cui, all'invito alla tolleranza tra popoli e culture differenti, si risponde con violenza, fisica e verbale. Nella storia d'amore raccontata in questo libro autobiografico, una donna partenopea descrive il suo matrimonio con il marito di religione islamica e, con la stessa leggerezza, la sua scelta, assolutamente personale, di studiarne la cultura, la religione e la lingua. C'è un coraggio in queste azioni non semplice da spiegare. La difficoltà non sta nell'atto di avvicinarsi ad una cultura differente, si chiama scelta non a caso, quanto piuttosto nel subire gli assurdi commenti degli altri, alcuni tristemente ascoltati anche alla presentazione, che hanno più volte rivolto all'autrice le stesse domande: ha davvero cambiato nome per sua scelta? Non è stata costretta a cambiare religione?  Al giorno d'oggi, siamo tutti esperti senza aver davvero studiato un argomento, opinionisti della vita altrui senza averne ascoltato le ragioni. II motivo è difficile da identificare, ma una soluzione potrebbe nascondersi in incontri come questi e nella lettura, l'arma più grande contro il pregiudizio. L'invito è dunque quello di partecipare all'incontro sul libro Le pagine perdute di Ugo Nasi, presenti l'autore, lo storico GuidoD’Agostino e la giornalista Francesca Cicatelli. Le letture sono a cura di Roberta D’Agostino e Gianni Sallustro. Date le premesse di martedì, e vietato mancare!
"Il Settimo Splendore": il dolce sapore dell'attesa
Luglio 21
Con l'avvento dell'estate cresce sempre più la voglia di partire, di esplorare luoghi sconosciuti o di rivederne altri già visti molti anni addietro. Così inizia la graphic novel edita dalla Bao Publishing, Il Settimo Splendore, titolo ispirato da una citazione della terza cantica della celeberrima Divina Commedia di Dante Alighieri, è un'opera creata a sei mani da Leonardo Favia, sceneggiatore ed editore, Ennio Buffi, disegnatore e Walter Baiamonte, colorista.   La prima pagina del romanzo raffigura un cielo azzurro intenso segnato dalle scie degli aerei ed eccolo li, Modì, il protagonista della storia, seduto su una sedia della sala d'attesa dell'aeroporto in attesa di partire. L'attesa sarà la sua spalla durante il viaggio che dovrà affrontare, la sua co-protagonista in quest'avventura che sta per iniziare. È proprio accanto a lui: nessuno la vede, ma tutti possono sentirla.   Lei lo prende per mano e lo conduce a Parigi, una città che lo riporta indietro nel tempo, alla sua infanzia ed agli innumerevoli soggiorni trascorsi con la madre nella capitale dell'amore. Lo trascina in giro per i luoghi che la sua mamma ha amato, di cui sentiva la mancanza e che si è presa gli ultimi momenti della sua vita, il suo ultimo respiro. È il motore che gli da la spinta. Durante il suo soggiorno conosce persone che lasceranno un segno di speranza nella sua anima attanagliata da un peso grande quanto un macigno. Parigi non gli da le risposte che cercava, ma anzi gli pone nuovi quesiti, gli insinua nuovi dubbi, sia sulla reale vita della madre scomparsa sia sul rapporto che avevano i suoi genitori. Il botta e risposta tra passato e presente lo porterà a capire che il cardine della vicenda non è quello di dissipare dei dubbi, ma far luce sulle bugie che si è raccontato da solo nel corso degli anni vissuti in completa solitudine. Al termine del viaggio c'è sempre lei che lo attende, l'attesa, stavolta carica di sentimenti positivi, per un futuro più limpido, come il cielo che osservava oltre le vetrate dell'aeroporto.  
Novità musicali: Isole minori settime e il loro primo EP dal vivo
Luglio 21
Il panorama partenopeo è sempre brulicante di interessanti esperimenti musicali più o meno coraggiosi, giovani ispirati dalla dea dell’arte che bacia molti, ma va solo con i più meritevoli. L’ambiente undergound napoletano è quanto di più frazionato si possa immaginare e c’è veramente solo l’imbarazzo della scelta. Tra le tante nuove proposte musicali, il gruppo delle Isole minori settime sta facendo parlare di sé. Fondato nel 2013 dai cantautori Enzo Colursi, Alessandro Freschi e Lorenzo Campese, insieme ai musicisti Alberto Savarese (chitarra elettrica), Marco Maiolino (basso) e Alessandro Bellomo (batteria), il gruppo registra dal vivo, al Cellar Theory, Elemosina, il suo primo EP, dal titolo omonimo di un brano in esso contenuto. Sei brani che sprigionano energia positiva, voglia di fare musica di un certo livello. Seppur si evinca la formazione acerba che ancora cerca una dimensione precisa, è altrettanto evidente l’ottima preparazione musicale dei componenti. Di per sé questa non dovrebbe essere una novità, ma fa sempre bene sottolinearlo, soprattutto perché troppo spesso i teatri e gli stadi sono gremiti per la venuta di pseudo-artisti che scambiano le note musicali con quelle a piè di pagina, quando va bene. Vale la pena incoraggiare una formazione preparata e che, nonostante la giovane età dei suoi componenti, mette nella stesura delle proprie tracce una parte di quella preparazione acquisita con il tanto studio e la profonda abnegazione. Elemosina è un EP eterogeneo, come si è accennato: si va dal delizioso folk al rock ruvido, passando per un cantautorato che trae piena ispirazione dalle lezioni musicali di Lucio Dalla (in tal senso si consiglia l’ascolto del brano Lune Storte). Ne risulta un insieme di brani slegati, isole appunto, come suggerisce il nome del gruppo. Il primo ascolto potrebbe essere spiazzante e questo, in un’epoca di appiattimento generale, non può che essere un punto a favore, insieme alla qualità (oggigiorno fin troppo sottovaluta) di aver qualcosa da dire.
NazzaBot: va in stampa il futuro
Luglio 20
Come anticipato nell'articolo sullo SpaceApps Challenge di quest'anno, trattiamo oggi l'argomento della stampante 3D.Questa versione, inventata da Edoardo Mazzaracchio, ha reso possibile in poco tempo la stampa del prototipo dello SpaceDive, lo strumento che, attraverso la realtà virtuale, simula le passeggiate extraveicolari. La particolarità di questa stampante, da lui battezzata "NazzaBot", oltre ad essere la più grande "in kit" da montare abbastanza facilmente da soli, è quella di abbattere i costi, al fine di massimizzarne la diffusione, pur mantenendo un'altissima qualità di stampa. Questo è stato reso possibile lavorando più volte sul design di ogni pezzo, riducendo il numero di componenti all'essenziale, e mantenendo un'alta tolleranza sul sistema di fissaggio, affinché possa essere facile montata ma anche personalizzata, e migliorata. Le dimensioni sono generose: si parla di un volume di stampa pari a un metro cubo (un metro per lato), il che significa che si possono realizzare molte opere a grandezza naturale, anche busti, oggetti di scena, o cosplay come l'armatura dei marine di StarCraft 2, usata come caso d'uso, e che ha attirato anche l'attenzione della Blizzard.     Il funzionamento è piuttosto semplice: si crea o si scarica un file e si modella in 3D, lo si lavora con software come Slic3r e lo si manda in stampa. Ovviamente, andando a realizzare oggetti mediamente grandi, i software di preparazione alla stampa impiegheranno un po' più di tempo rispetto alla preparazione di portachiavi o altri oggetti piccoli per stampanti "tradizionali". I filamenti utilizzati per realizzare gli oggetti derivano dalla fermentazione degli scarti del mais, e il risultato è uno zucchero chiamato PLA (acido polilattico), che viene estruso ad alta temperatura e raffreddando si solidifica. Il progetto è in attesa di approvazione per la Maker Faire di quest'anno, ove si prevede si affacceranno molti soggetti interessati all'acquisto, alla partecipazione e allo sviluppo di quella che sarà la stampante di riferimento per FabLab, workshop, laboratori, scuole, il tutto in un'ottica open source e open hardware. Tradotto per i profani, ognuno può scaricarsi i progetti e farsene uno, così come si ha la possibilità contribuire allo sviluppo della stessa comprando un kit, e proponendo successivamente modifiche e miglioramenti.     Attualmente il sito è in costruzione, ma è già possibile farsi un'idea del prototipo in funzione andando a questo link:   https://www.youtube.com/channel/UCa_z8BLhPB42PIskfY6_cEw   Seguendo il canale sarà possibile rimanere aggiornati sullo sviluppo del prototipo e avere informazioni circa la data di lancio sul mercato (molto probabilmente questo autunno), Stay Tuned.
Qu’est-ce qu’il se passe à Avignon? Festival di Avignone 2016
Luglio 20
Per la 70esima edizione del Festival del Teatro di Avignone non mancano entusiasmo, energia  e un’atmosfera magica che solo i francesi sanno tingere di quella particolare sfumatura di rose. MYGENERATION atterra nel cuore pulsante della Provenza per raccontarvi ce qu’il se passe à Avignon, quello che succede al più celebre festival di teatro francofono. In questo articolo vi daremo un assaggio del Festival OFF di Avignone, che, a differenza degli spettacoli ufficiali del Festival IN, abbraccia un pubblico molto più ampio e variegato, che è quello a cui vogliamo rivolgerci anche noi. Ecco gli spettacoli visti per voi! “Mars et Venus” di Sebastien Cypers al Paradise République. Una commedia di basso livello, sessista e dai contenuti fin troppo banali. Le battute non riescono a superare il confine dello stereotipo della vita di coppia: uomini rudi e scansafatiche vs desperate housewives.                 “Antigone” di Jean-Charles Raymond al Théâtre Des Lucioles è l’interessantissima rivisitazione della tragedia sofoclea in chiave ispanica della Compagnie la Naïve. Un transessuale in uno scintillante abito rosso è la voce narrante di uno spettacolo che si svolge all’interno di una vera e propria arena costruita sul palco. Sabbia, acqua, forte presenza del colore rosso, elementi che richiamano la passione e il dolore della sventurata figlia di Edipo. Non mancano allusioni ai drammi contemporanei, con un Tiresia simbolo delle vittime dell’omofobia. Uno spettacolo profondamente toccante. “Le Horla” di Slimane Kacioui al Théatre Des Corps Saints. L’ispirazione all’omonimo romanzo di Maupassant farebbe pensare ad uno spettacolo adrenalinico e carico di tensione, ma non è così. La mise en scène non rende giustizia all’innegabile talento attoriale di Florent Aumaître, attore e unico protagonista. Il suo farneticante monologo di un’ora e mezza non riesce - causa la quasi totale assenza di movimento e di oggetti di scena – a regalare allo spettatore il giusto pathos. Risultato: uno spettacolo piatto. “Peau Neuve” di Fred Radix e François Pilon al Théatre Des Lucioles. È in assoluto il modo migliore per concludere un’intensa giornata di spettacoli! Un duo frizzante e scatenato quello di Lili Cros e Thierry Chazelle, che in scena cantano, ballano, raccontano storie, e suonano  gli strumenti, la loro stessa pelle e – invenzione di Thierry – il tape à donf (una pedana collegata ad un microfono che trasforma i passi in un suono simile a quello di un tamburo). Insomma, una coppia carica di energia, dentro e fuori dal palco, con cui siamo riusciti a scambiare due chiacchiere e a prolungare il piacere dello spettacolo. Caldamente consigliato! Il Festival del Teatro di Avignone continua con la sua accattivante energia ad attrarre un pubblico sempre più entusiasta fino al 30 luglio… Non è ancora troppo tardi per farci un salto!
Fëdor Dostoevskij e il tempo immobile de Le Notti Bianche
Luglio 20
Il libro di questa settimana è dedicato agli inguaribili romantici, ai sognatori, a quelli che non hanno bisogno di giornate di caldo afoso per sciogliersi come un gelato al sole. Torniamo indietro nel tempo, ad un’estate di metà ottocento, e lasciamoci trasportare dall’incanto delle Notti Bianche di San Pietroburgo, dal fascino delle atmosfere sognanti che solo il genio di Fëdor Dostoevskij è in grado di ricreare.     Il personaggio di questa storia non ha un nome ed è proprio l’appellativo affibbiatogli dal suo autore a collocarlo in un non-luogo onirico, ai confini con l’immaginazione: è il Sognatore, un giovane che vive un’artistica estraneazione dal mondo e dalle cose concrete. Dopo l’incontro con Nasten’ka, giovane donna vittima di una nonna possessiva e di scottanti delusioni amorose, qualcosa inizia ad agitarsi nell’irrazionale protagonista del romanzo: un sentimento nuovo, forte, prorompente, destinato a riscuoterlo con vibrante eccitazione dal suo lungo sogno. Quella del Sognatore non è neanche una vera e propria storia, perché non sembra avere uno sviluppo, ma è come intrappolata in un tempo immobile, irreale, in una San Pietroburgo deserta e perennemente sveglia, con un sole che è come un giudice attento, che resta fisso nel cielo a far luce sui discorsi dei due personaggi, a rischiarare le loro identità, ad accendere i loro sentimenti.     Un romanzo dalle tinte tenui e sognanti, intriso di un romanticismo astratto, delirante, con cui Dostoevskij realizza un piccolo, meraviglioso capolavoro della letteratura russa.      MYGENERATION SULLA SPIAGGIA Mare, sole, una bibita fresca, un ombrellone sulla testa … manca solo il tocco finale e per quello ti aiutiamo noi con MY GENERATION sulla spiaggia: una rubrica estiva che ti suggerisce il libro giusto da portare con te in vacanza! Ogni settimana sarà pubblicata sulla nostra rivista MYGENERATIONWEB una breve recensione del libro “da ombrellone” che ti consigliamo di leggere. Segui la nostra rubrica, condividila inserendo l’hashtag con il titolo del libro che porterai con te quest’estate seguito da #MYGENERATIONsullaspiaggia e partecipa al nostro concorso. MYGENERATIONWEB apre le porte ai giovani talenti e ti invita a condividere la TUA recensione del libro che hai letto durante l’estate. Scrivici all’indirizzo mygenerationstaff@gmail.com, le recensioni migliori saranno pubblicate sulla nostra rivista!
Gli effetti di "Pokémon Go" su persone apparentemente sane
Luglio 19
Sono giorni che li vediamo armeggiare con il loro smartphone, muovendosi con un'andatura circospetta e mantenendo uno sguardo vitreo, fisso sullo schermo. All'inizio pensavamo fossero la versione 2.0 della famiglia Cullen, quella appassionata di selfie panoramici. Non c'è voluto molto per capire che non erano dei succhiasangue, ma che loro stessi erano stati risucchiati; e da un telefono! Di chi stiamo parlando? Ma degli intrepidi giocatori di Pokémon Go! In Italia da venerdì, Pokémon Go ha fatto la sua apparizione sui dispositivi a partire dal 6 Luglio, quando è stato ufficialmente lanciato negli Stati Uniti. Il gioco consiste nel catturare quanti più Pokémon possibile, e allenarli per renderli più forti, così da sfidare altre squadre in un combattimento. La caccia si svolge raggiungendo fisicamente le bestioline indistinte, le quali, grazie alla fotocamera del telefono, possono essere geolocalizzate un po' dappertutto. Una valida alternativa ad un cinema, ad una serata rimantica o in genere alla vita, insomma! E definire il suo successo come "clamoroso" è un eufemismo.   La popolarità di Pokémon Go ha raggiunto livelli tali da far balzare alle stelle il valore delle azioni della Nintendo, salite del 50% in una sola settimana. Giornali, siti di notizie, programmi TV, commenti sui social: della battaglia all'ultimo Pokémon ne parla veramente chiunque, coinvolgendo grandi e piccini, persone comuni e celebrità. Gli effetti che una baraonda tale ha generato sulla nostra quotidianità? Presto detto. Dalla data di pubblicazione del gioco, ecco un proliferare di selfie mentre si accarezza uno Snorlax, di screenshot compulsivi con i risultati ottenuti, di foto di Pidgeot che compaiono nei luoghi più disparati, dalla fila alla posta ad una bara. E, mentre stai trascorrendo una tranquilla serata con gli amici, eccoli fuggire tutti nella stessa direzione; un'emergenza, un terremoto? No, è solo comparso Jigglypuff su di una panchina. E queste non sono le maggiori bizzarie a cui il gioco ha dato luogo; secondo le testimonianze dei vari forum, c'è chi per pubblicare sui social la foto di un Pokémon apparso in ufficio, ha violato la politica aziendale e ha perso il lavoro. C'è chi, nel Missouri, è stato irretito nella trappola di un gruppo di malviventi, che intercettava gli spostamenti dei giocatori per rapinarli. Una diciannovenne del Wyoming, per catturare un Pokémon, si è addirittura imbattuta in un cadavere. Insomma, non possiamo che nutrire qualche perplessità nell'assistere alle sfide a colpi di sfere Poké dei nostri amici sposati e con figli. Tuttavia, oltre ad augurarci che l'allenamento non li intrattenga mentre sono al volante, e che questo improvviso ritorno al duemila non porti con sé anche i pantaloni a zampa di elefante, dobbiamo essere sollevati. Per una volta, un videogame porta le persone fuori casa! Speriamo che il prossimo le induca anche a guardarsi in faccia.
MyTopTweet139
Luglio 19
Questa settimana è stato fin troppo facile scegliere l'argomento a cui dedicare la mia rubrica. L'Italia, anzi il mondo, è stato invaso dalla Pokèmon mania con la nuova app lanciata dalla Nintendo Pokemon Go, che ha letteralmente fatto impazzire tutti. Sicuramente non c'è bisogno di dirvi come funziona questa applicazione anche perchè ora l'universo si divide in due categorie di persone: i fan accaniti, che ormai trovano ogni scusa per uscire di casa, e quelli che ritengono sia una cosa da sfigati, ma che comunque sanno come funziona. Io mi schiero subito con gli accaniti, anzi ora vi lascio perché devo andare in esplorazione.....     #PokemonGo   Marcè : È chiaro che siamo arrivati a un punto di non ritorno.... #pokemonGo     Eric van Tok.: So accurate. #PokemonGO   Isteven: Morto e risorto. #PokemonGO     Nicola Carmignanii: Ho installato #PokemonGo e finalmente ho trovato il primo Pokemon da catturare!!!    Tevhale:  Daniele Tomasoni : Incontestabile! #PokemonGO   Raffaele Romeo Arena: Qua stiamo perdendo la testa #PokemonGO   Maia Lino: E con questa addio #PokemonGO    Ágætis byrjun: Le priorità dell'Internet #PokemonGO     Andrea Dianetti: VERITÀ ASSOLUTA. #pokemongo       Alla prossima!!!
La leggenda di Tarzan: l'urlo si è spento
Luglio 19
Nell’immaginario collettivo il simbolo del machismo sexy per eccellenza è Tarzan, l’uomo scimmia. Le stesse femministe più radicali potrebbero aver sognato, almeno una volta, di essere Jane e di farsi accogliere tra le braccia possenti e muscolose del signore della giungla. Io che invece non ho mai avuto gli addominali scolpiti e non tengo più folti e lunghi capelli ho sempre faticato a entusiasmarmi davanti a questo eroe ecologista e puro. Sono un uomo di città e per me la giungla evoca caldo e insetti. Tralasciando però i miei gusti e l'invidia, cerchiamo di tornare sul pezzo e di spiegare perché “The Legend of Tarzan” mi ha conciliato il sonno per quasi due ore di proiezione. David Yates ha costruito un film sul piano scenografico e ambientale sicuramente bello e affascinante. Gli effetti speciali sono di ottimo livello e trascinano lo spettatore dentro la giungla. L’occhio del pubblico è soddisfatto, ma a questo film manca tutto il resto. La regia di Yates è ricca, colorata, maestosa, ciononostante non incanta più di tanto. Tarzan significa libertà, simbiosi con la natura e critica all’avidità e al cinismo della cosiddetta civiltà. La scelta narrativa degli autori di porre Tarzan, o meglio, John Greystoke (Skarsgard), nuovamente civilizzato ed elegante nella Londra di fine ottocento e felicemente sposato con l’amata Jane (Robbie), convince poco. Tarzan è Tarzan e il richiamo della foresta è più forte di ogni cosa e quando John è invitato con l’inganno a recarsi in Congo, su invito di Leopodo II Re di Belgio, è la stessa Jane a essere celere a fare i bagagli e partire per il continente nero. "The Legend of Tarzan" è un racconto piatto, scontato, privo di mordente e incapace di tradurre efficacemente in azioni il vero significato della storia originale, inventata e scritta da Edgar Rice Burroughs nei suoi romanzi dal 1912. La stessa Africa e i suoi paesaggi, sebbene siano mozzafiato, non riescono a bucare totalmente lo schermo. La misteriosa e magica giungla e i suoi abitanti appaiono come delle belle statuine e non come i veri protagonisti della vicenda. L’intreccio narrativo basato sulla netta e manichea divisone tra i buoni e giusti, incarnati da Tarzan e i suoi amici, e i cattivi, dagli avidi e senza scrupoli belgi guidati dal Capitano Rom (Waltz), è troppo schematico, prevedibile e crea solo in parte una tensione drammaturgica apprezzabile e con il giusto pathos e ritmo narrativo. Alexander Skarsgård e Margot Robbie sono belli, giovani e sicuramente sexy, ma sono un coppia mal assortita. Si vede poca alchimia tra i due e non si nota quella scintilla d’amore, frutto del contatto tra civiltà e magnetismo della giungla. Samuel L. Jackson e Christoph Waltz svolgono i loro rispettivi ruoli senza andare oltre una stiracchiata sufficienza e, da due attori di grande talento e personalità, ci si aspettava qualcosa in più. Alla fine della proiezione allo spettatore resta la sensazione che per Tarzan, come per chiunque altro, si è a casa dove si è felici anche privi delle care e ricercate comodità.   “The Legend of Tarzan” è un film del 2016 diretto da David Yates , scritto daStuart Beattie eCraig Brewer, con: Alexander Skarsgård,  Margot Robbie,  Samuel L. Jackson,  Christoph Waltz, Ella Purnell, Djimon Hounsou.    Il biglietto d’acquistare per “The Legend of Tarzan” è: 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5)Sempre.  
Eco Summer 2016, il Festival estivo più green del casertano
Luglio 18
È green, è eco, è bio e chi più ne ha più ne metta! È l’Eco Summer Festival, che alla sua sesta edizione torna per regalarci cinque serate all’insegna della musica, del buon cibo (rigorosamente veg!) e di tutto il calore e l’armonia della nostra terra. L’Eco Summer Festival è un evento promosso dall’Associazione Culturale La Tenda di Parete, che dal 2009 si impegna nella tutela dell’ambiente e della cultura del casertano. A chi pensa che la Terra dei Fuochi bruci solo di roghi tossici, l’Eco Summer Festival regala la possibilità di invertire la prospettiva e di riscattare un territorio che ha delle enormi potenzialità di rinascita.  Come rendere possibile una sì ardua impresa? La sensibilizzazione al rispetto ambientale e alla legalità è una tematica di importanza cruciale con i tempi che corrono e, in tal senso, l’Eco Summer si fa promotore di una serie di attività in perfetta sintonia con l’amore e il rispetto per il nostro territorio. Durante i cinque giorni di festival, dal 26 al 30 luglio, saranno allestiti all’interno della Scuola Media Matteo Basile di Parete laboratori di riciclo creativo, attività ludiche e sportive (ping-pong, yoga) e una fiera per promuovere le associazioni culturali e le attività commerciali locali. La musica resta ovviamente una delle priorità del festival. Ad inaugurare la prima serata musicale (29 luglio) gli Slivovitz, a seguire, Sandro Joyeux, Buddha Superoverdrive e, in chiusura (30 luglio) il concerto di Giovanni Truppi. Il giorno 26 alle ore 21, a dare inizio al festival sarà la biciclettata, che da Piazza Berlinguer – dove alle ore 20 si terrà la conferenza stampa dell’evento – arriverà fino alla Scuola Media Basile. Insomma, un debutto in vero stile green! L’Eco Summer Festival è il modo migliore per trascorrere una piacevole serata estiva all’insegna della cultura e dell’amore per l’ambiente; noi ci saremo e che GOD SAVE THE GREEN! Clicca su video per un'anteprima.  Per ulteriori info sull’evento: https://www.facebook.com/EcoSummerFestival/?fref=nf
Turchia, ipotesi di complotto
Luglio 17
Siamo i gatti neri, siamo i pessimisti, siamo i cattivi pensieri e non abbiamo da mangiare… Era vero, era tutto vero. I soldati in strada li abbiamo visti tutti, i carrarmati anche, i detriti per gli spari sul Parlamento di Ankara sono stati rimossi il giorno seguente e la polvere che respiravano gli addetti alla rimozione li faceva tossire per davvero. Eppure c’è qualcosa che non torna, un sospetto colpevole si insinua inevitabile quando tutto sembra troppo strano per essere vero, nonostante le immagini. D’altra parte non sarebbe una novità, nelle strategie politiche, ritrovarsi di fronte ad una messinscena. Siamo nel campo incerto e labile delle ipotesi, un insieme forzato di ragionamenti che convogliano verso un solo punto designato a priori. Il classico errore dell’investigatore cocciuto che designa un colpevole e cerca in tutti i modi di far convogliare su di lui gli indizi. Eppure il vecchio detto sostiene che a pensar male si fa peccato, ma raramente si sbaglia. Specie se si parla di Capi di Stato, nazioni sull’orlo di un collasso politico ed eventi che in maniera disarmate si ripetono nell’eterno ciclo della Storia. Risulta così quantomeno lecito porsi dei dubbi e storcere il naso di fronte al tentato golpe della notte scorsa in Turchia, durato quattro ore; appena in tempo per fare atterrare il Presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, stanco di girare in tondo con l’aereo presidenziale. Ammesso che lui, su quell’aereo, ci fosse davvero. Il dubbio si alimenta con i conti che non tornano o con quelli che tornano ma restituiscono un risultato diverso da quello delle comunicazioni ufficiali. Qui potete leggere la cronaca di quelle ore e già in quegli stessi momenti di sgomento e confusione qualcosa sembrava non tornare. Innanzitutto il fatto che fosse solo una parte dell’esercito ad avere provato il golpe. Era quantomeno surreale vedere combattere i militari golpisti contro gli altri militari e la polizia. Il corpo della Marina si è subito dissociato dal tentativo di rovesciare lo stato di Erdoğan e così il corpo militare più grande del mondo, dopo quello statunitense, si è ridotto ad un manipolo poco organizzato di uomini in mimetica. Poco dopo l’inizio dell’attacco i siti social sono stati oscurati e fa quasi sorridere che proprio lui, il benemerito Presidente Erdoğan, contrario all’utilizzo di questi mezzi di comunicazione, abbia infine scelto di lanciare un messaggio attraverso uno di essi per invitare a scendere in strada e bloccare l’avanzata dei traditori. Qualche ora di destabilizzazione ed il capo di stato è atterrato senza correre alcun rischio per finalmente poter avanzare le sue pretese agli occhi del mondo, che fino a quel momento era stato a guardare paziente, non troppo turbato. I potenti, in questo caso, hanno dimostrato ancora una volta di essere essenzialmente disinteressati alle sorti del popolo, sbilanciandosi in timidi proclami solo dopo che il pericolo di golpe era rientrato. Atteggiamento molto diverso da quello adottato nel 2011 quando in Libia iniziarono le proteste contro il regime di Gheddafi, quando il mondo si accorse, dopo 42 anni di dittatura, che forse era il caso di mettere fine alla sua epoca. Con Erdoğan siamo di fronte ad una situazione piuttosto simile, anche se il Presidente turco si è dimostrato nel tempo più abile del suo collega libico, giocando una partita diplomatica con le grandi nazioni del mondo, forte di una posizione geografica ed un esercito – come si è detto – da far invidia. Visto di cattivo occhio dagli Stati Uniti per i suoi contatti con i leader islamici siriani, ha ben badato a tenersi stretto – ma non troppo – Vladimir Putin, innescando una sorta di seconda guerra fredda. Sta nelle abitudini dei dittatori non essere particolarmente ubbidienti rispetto alle imposizioni altrui, né tantomeno di avere l’esigenza di giustificare i propri gesti di fronte ad una corte planetaria. Ma è un fatto storico che dal ‘900 le guerre non si fanno più con il dichiarato scopo di conquistare e sottomettere gli altri popoli. Tutti hanno bisogno di un movente “nobile”, dall’esportazione della democrazia statunitense, alla liberazione dei popoli al confine tra Russia e Ucraina da uno Stato mal digerito. Scuse, balle storiche che solo la lucida analisi può smascherare, pur mancando di prove concrete e dichiarazioni ufficiali. Allo stesso modo il golpe dell’altra sera potrebbe essere solo un modo da parte di Erdoğan per giustificare l’inasprimento del suo governo, abbassando ancor più l’asticella della democrazia turca, ai minimi storici da quando nel 2014 è salito al potere. Adesso nessuno potrà negargli la possibilità di prendere le dovute contromisure affinché il rischio di golpe non si ripeta, poiché i carrarmati li abbiamo visti tutti, e la polvere delle macerie secca ancora la gola dei turchi. Ci sono anche 2800 militari arrestati e 300 morti. E quelli sono veri, spaventosamente veri.
"Stranger Things": il nuovo thriller di Netflix
Luglio 17
Hawkins, Indiana. Anni '80. Nella foresta scompare un bambino. Dalla stessa foresta fuoriesce una ragazzina stramba. Sbalzi di corrente e telefonate misteriose "vivacizzano" la vita della piccola cittadina, in cui aleggiano strane presenze e si intensificano i rapimenti misteriosi. Il tutto condito dal sospetto di una responsabilità governativa. Ecco di cosa parla Stranger Things, la nuova serie targata Netflix, le cui otto puntate sono disponibili dal 15 luglio scorso. Gli elementi per un thriller di successo ci sono tutti: bambini di un'altra epoca a cui è impossibile non affezionarsi; una madre single (interpretata magistralmente da Winona Ryder) sconvolta dal rapimento del figlio, che la porta sull'orlo del baratro; una ragazzina misteriosamente apparsa dal nulla e dotata di strani poteri; delle imperscrutabili presenze simil-demoniache e mostruose. Qualitativamente buoni anche gli intermezzi tra le varie scene dedicate al paranormale, scene che descrivono la quotidianità e la normalità di una cittadina qualsiasi della provincia americana.   Dopo aver visto i primi due episodi (tranquilli, niente spoiler), posso dire che il risultato non mi ha del tutto convinta. Innanzitutto questi intermezzi non sembrano avere alcun legame, neanche recondito, con le scene principali della serie, che si basa sull'invasione della cittadina da parte di una presenza misteriosa, che ricorda però molto il Drill della compianta The Whispers. A mio modesto parere, andrebbero valorizzati i due filoni principali della serie: il rapimento del piccolo Will e la comparsa della ragazzina chiamata Undici. Della festa in piscina di quattro liceali poco ci importa. Da notare è la perfezione della ricostruzione storica e i numerosissimi richiami a film, canzoni e libri del tempo (i bambini in bicicletta non vi fanno pensare a E.T.?). Questi elementi, uniti alla magnifica interpretazione di Winona Ryder (si, lo ripeto perché è davvero brava), però non salvano la serie da un «meh» con tanto di alzatina di spalle. Che migliori episodio dopo episodio? Ai posteri l'ardua sentenza!
PalExtra: la città saluta i campioni olimpici partenopei
Luglio 17
Lunedì 18 Luglio 2016 alle ore 10, nell'ambito della seconda edizione di PalExtra, la città saluterà i campioni olimpici e paralimpici partenopei in partenza per la XXXI edizione dei Giochi Olimpici di Rio de Janeiro. L'evento PalExtra – L’Agorà dello Sport con vista Rio de Janeiro consentirà di praticare gratuitamente sport all’interno del villaggio a cinque cerchi, allestito nella Mostra d’Oltremare, promuovendo in modo convinto il valore sociale delle attività sportive con la partecipazione di scuole, associazioni, parrocchie, organizzazioni, cittadini. Tra i partner, l’Unione Stampa Sportiva Italiana (USSI Campania), l’Ordine dei Dottori Commercialisti di Napoli, il Consiglio Notarile di Napoli, il Rotary Napoli – Posillipo. PalExtra è un progetto nato per esaltare i valori di Napoli e della sua gente, la sua missione è condivisa della rete di Fondazione Fare Chiesa e Città della Curia di Napoli (il cardinale Crescenzio Sepe presiede il Comitato Etico di PalExtra) e con il sostegno della Fondazione con il Sud, presieduta da Carlo Borgomeo. Lo sport è una ricchezza del territorio, un fenomeno sociale e non solo agonistico. Questo è lo slogan dell'associazione Milleculure, che ha dato vita al progetto PalExtra. Il tutto nasce nel 2012, quando Diego Occhiuzzi vince due medaglie a Londra ed esprime il desiderio di voler fare qualcosa per aiutare lo sport nella sua città. Così ha chiamato con sé Napoli nella preparazione dei Giochi Olimpici di Rio e di tutti gli appuntamenti intermedi. Occhiuzzi allarga la sua squadra aprendosi alle eccellenze sportive e manageriali della città: da Franco Porzio, presidente di Acquachiara, a Vincenzo Ferrara, la guida della Fondazione Cannavaro Ferrara, che impegna da subito Milleculure anche nel settore no profit; da Carlo Palmieri, manager con ricca esperienza aziendale nel gruppo Carpisa Yamamay, a Luca Corsolini, unico non napoletano, responsabile comunicazione di un progetto che riproduce il suo impegno come Olympic and Paralympic Content Coordinator per SKY Sport. E, ancora, fanno parte della squadra anche altre eccellenze napoletane come Massimiliano Rosolino, Patrizio Oliva, Pino Maddaloni, Pino Porzio, Ciro Ferrara e Manuela Migliaccio, per la sezione paralimpica, con l’agenzia Love Studio come responsabile marketing, creando un modello di lavoro sociale nello sport, fortemente innovativo, che cresce e si evolve in modo rapidissimo. Un'iniziativa che si perpetua soprattutto nel quotidiano presso il Palazzetto polifunzionale di Soccavo, in via Adriano. Un luogo dove sarà possibile non solo allenarsi ogni giorno, ma anche effettuare visite mediche specialistiche in un laboratorio di analisi funzionale, un presidio di medicina sportiva. Un luogo di incontro e di formazione per moltissimi giovani che lottano affinché lo sport non abbia più barriere. 
Il disastro ferroviario di Corato. Un'Italia a due velocità.
Luglio 16
Un violentissimo impatto frontale tra due treni, avvenuto verso le 11:00 del 12 Luglio, lungo il tratto a binario unico tra Corato e Andria, ha provocato uno dei più grandi incidenti ferroviari mai avvenuti in Italia, causando 24 morti e una cinquantina di feriti. È stata una vera strage, la cui causa è forse da attribuire ad un errore umano, ad un guasto meccanico o al sistema che controlla la circolazione sui binari, ma tutto questo sarà stabilito dalla magistratura. Il presidente Mattarella ha affermato: «Bisogna fare piena luce su questa inammissibile tragedia: occorre accertare subito con precisione responsabilità ed eventuali carenze», mentre il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha assicurato: «Non ci fermeremo finché non chiariremo cosa è accaduto». I soccorsi, immediati e continuativi sono risultati efficaci per la salvezza di quelle persone che si trovavano fra le lamiere accartocciate, poiché sono state subito accolte in un ospedale da campo allestito sul luogo dell'incidente ed inoltre molti volontari hanno risposto all'appello lanciato dall'AVIS facendo lunghe file per donare sangue del gruppo zero positivo, il più raro.   In Italia ci sono circa 16mila chilometri di linee ferroviarie, di cui più di 8mila a binario unico, gestite da Rete Ferroviaria Italiana (Rfi), società partecipata da Ferrovie dello Stato, così come sono a binario unico 6mila dei 6500 chilometri di linee ferroviarie date in gestione a società private, come la tratta su cui è avvenuto l'incidente. Il sistema a binario unico, sotto accusa da parte di coloro che si spostano giornalmente per lavoro o per studio, per poter funzionare a dovere, deve essere dotato dei più avanzati sistemi di sicurezza; invece sulla tratta in cui è avvenuto il gravissimo incidente i treni devono aspettare le istruzione dalla stazione più vicina, per evitare eventuali collisioni. Ma se il binario unico crea disagi dovuti alla ridotta frequenza dei treni, il disastro attuale è la prova lampante della mancanza dei fondi, mai o mal erogati, anche a causa della spending review, per istallare sistemi di protezione e per migliorare la rete esistente. La verità è che al Nord si investono miliardi in alta velocità, da Roma in giù si taglia. Su 71 progetti programmati nel piano triennale dei trasporti 2017-2020 solo 2 riguardano il Sud, che viene preso in considerazione solo per mandarvi treni vecchi di vent'anni. É il caso di dirlo: in un'Italia che viaggia a due velocità qualcuno pensa di rottamare le persone e non si rottamano i treni! Nel nostro Paese, sempre a causa della spending review, la classe dirigente sembra dimenticarsi sia dei crediti vantati dagli imprenditori che collaborano con la P.A., che di quei cittadini che hanno bisogno e diritto di servizi primari ed essenziali, mentre di sicuro ricorda e favorisce gli interessi delle grandi lobby e quelli dell'alta finanza. Addirittura le opere incompiute in Italia sono più di ottocento e il numero è destinato a salire; il Codacons ci fa sapere che queste infrastrutture, abbozzate e mai completate, costano già ad ogni famiglia italiana circa 170 euro e ne occorrerebbero molti di più per vedere finalmente realizzate nuove dighe, nuovi porti, nuove strade e nuove linee metropolitane, non solo nelle città più importanti. Bisogna sbloccare quei cantieri fermi per contenzioso o per mancanza di finanziamenti, bisogna smetterla di avviare cantieri fantasma solo per ottenere fondi dal CIPE, organismo statale che oltre a sovvenzionare le opere pubbliche dovrebbe anche preoccuparsi della gestione dei fondi erogati e, soprattutto, indirizzarli verso quei progetti di necessità impellenti, utili alla collettività, invece di finanziare opere mastodontiche che forse vedremo tra vent'anni. Il primo piano da attuare al più presto, a livello nazionale, è un nuovo riassetto del territorio, che comprenda la salvaguardia e la valorizzare del patrimonio urbano, storico, artistico e archeologico, e che tuteli quei territori a rischio geologico. Parallelamente bisogna garantire l'acqua su tutto il territorio nazionale; mancano infatti, soprattutto al Sud, infrastrutture che la eroghino, in modo capillare e continuo, evitando sprechi. Insomma bisogna costruire con criteri di sostenibilità economica ed ambientale. Troppo spesso le risorse non sono indirizzate al bene comune né ad uno sviluppo territoriale omogeneo, poiché è palese la commistione tra una certa politica e il malaffare, che non pensa all'interesse generale, ma al proprio profitto immediato.
La notte del giudizio - election year: rivoluzione con il sangue o con le elezioni?
Luglio 16
Il cinema spesso anticipa la realtà, ma quest'ultima può anche superare la fantasia. Guardando le immagini dei Telegiornali e leggendo le tragiche e luttuose cronache provenienti da oltreoceano, osserviamo come l’America sia ancora una pentola a pressione, da un punto di vista sociale, in cui i conflitti e le tensioni razziali sono nervi scoperti... Le strade d’America sono macchiate di un sangue frutto di rabbia e odio e, nonostante la presidenza di Obama, sembra lontana una vera e duratura pace sociale. È tempo di elezioni negli Stati Uniti e, a novembre, si sfideranno l’istrionico Trump e la glaciale Hilary Clinton; sarà una scelta tra due visioni di fare politica all’opposto e molti temono che, se dovesse vincere il primo, per l’America sarebbe l’inizio di un periodo buio e ambiguo. La campagna elettorale non poteva non essere lo spunto narrativo più interessante e incisivo per far partire la terza puntata della saga apocalittica e cupa di The Puge, nata nel 2013, che tanto successo ha riscosso in America e nel mondo. La storia è di per sé semplice e terribile: i Nuovi Padri Fondatori danno la possibilità ai cittadini, una volta l’anno, di dare libero sfogo ai propri istinti più brutali e feroci, autorizzando e rendendo legali per una notte ogni tipi di violenza e omicidi. Il mantra è: uccidere per purificarsi, per essere poi, durante l’anno, dei cittadini modello. Se nella prima puntata lo spettatore aveva osservato la violenza e la follia all’interno di una casa in maniera cupa e claustrofobica, nella seconda, la prospettiva si allargava portando i protagonisti per strada, permettendo di vedere quanto fosse spregevole e crudele l’uomo quando libero da limiti e regole. In questo terzo episodio il campo di battaglia è più politico che fisico avendo come protagonista la senatrice Charlie Roan (Mitchell), candidata alla Presidenza e ferma sostenitrice dell’abolizione del Giorno dello Sfogo, perché lei stessa da piccola vittima di questa feroce follia, avendo perso tutta la sua famiglia. La Roan è favorita per le presidenziali e ciò spaventa i Nuovi Padri Fondatori che, timorosi di perdere il loro potere, decidono di organizzare una caccia all’uomo e di uccidere la donna durante lo Sfogo. A difendere la senatrice c’è il suo fedele e tenace agente di sicurezza Leo (Grillo), che ancora una volta è costretto ad affrontare questa notte e, insieme a lui, un gruppo di uomini e donne di strada, onesti e stanchi di questo status quo. Questo terzo episodio segna un’evoluzione filosofica - sociale nella sceneggiatura: la violenza e la brutalità sono solo il contorno voluto dall’autore per mettere a confronto due visioni politiche distinte e contrapposte. La prima è rappresenta dagli avidi e sanguinari Padri Fondatori, che vogliono mantenere i propri privilegi e il potere schiacciando le classi più povere e disagiate, la seconda è impersonificata dalla senatrice e dal suo gruppo, disposto anche a compiere una strage pur di ottenere un cambiamento efficace. L’autore si chiede e ci domanda se una rivoluzione sia possibile da realizzare pacificamente o solo attraverso il sangue. È una scelta difficile e controversa che evidenzia lo stato di degrado e corruzione della politica e soprattutto della società americana. Come nei precedenti episodi, il film è crudo, brutale, animalesco, ma stavolta anche portatore di una richiesta di cambiamento e di una speranza. La regia di DeMonaco è essenziale, diretta, senza fronzoli e porta lo spettatore dentro una realtà poco lontana da quella attuale, riuscendo a creare un vero e intenso pathos narrativo sostenuto dal ritmo incalzante. L’intero cast è di buon livello, senza particolari picchi di talento, ma dà prova di solidità ed efficacia interpretativa, risultando credibile. Il finale, volutamente aperto, è in parte retorico e forse troppo ottimistico lasciando credere che la ragione possa prevalere sulla forza, perché non basta vincere le elezioni affinché i poter forti si mettano davvero da parte.   “La notte del Giudizio –Election Year” è un film del 2016 scritto e diretto da James DeMonaco, con: Frank Grillo, Edwin Hodge, Betty Gabriel, Kyle Secor, Joseph Julian Soria, Mykelti Williamson, Elizabeth Mitchell, Ethan Phillips, Terry Serpico, Liza Colón-Zayas.   Il biglietto d’acquistare per “La notte del Giudizio – Election Year” è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto (con riserva) 5) Sempre.
Colpo di Stato in Turchia: il racconto di una notte di golpe
Luglio 16
In Turchia, una notte di grande caos lascia spazio a un'alba di incertezze.   E proprio per riordinare gli elementi che compongono un quadro tanto complesso, quanto drammatico, vorremmo ripercorrere i principali eventi che hanno macchiato di sangue questa notte fra il 15 e il 16 luglio 2016, con un colpo di stato fallito alle prime luci dell'aurora. Non già per cercare risposte a interrogativi che affondano le proprie radici nel passato e a cui si dovrà dare seguito poco alla volta, ma per fissare i punti salienti di una vicenda che, ne siamo consapevoli, lascerà un segno nei libri di storia.   23.00, ora locale (22.00, ora italiana). Il tentativo di un colpo di stato militare, teso a rovesciare il presidente turco Erdoğan, nel corso della notte è arrivato a un passo dal successo. Il golpe è iniziato con l'occupazione di Ankara e il blocco dei ponti sullo stretto del Bosforo, a Istanbul.   Ore 00.09: diversi carri armati occupano l’aeroporto internazionale Istanbul - Atatürk, imponendo la cancellazione dei voli. Nel frattempo, la capitale Ankara è presa d’assalto da elicotteri militari e da F16 che volano rasenti il terreno, mentre avvengono scontri fra militari e polizia turca. Sebbene in seguito sia stato affermato che solo un ristretto numero di militari fosse l'artefice del golpe, inizialmente l'operazione congiunta fra esercito e aeronautica militare fa pensare alla presenza di un ampio numero di persone impegnate nell'operazione golpista. Il capo della Marina militare turca, Bostan Oglu, però, già a partire dall'1.38 (ora locale), fa sapere che le forze sotto il suo controllo non aderiscono alla sollevazione. Alle 00.10 ha inizio l'"enigma Erdoğan": si sa che il presidente turco è in fuga su un jet privato, di cui, però, si ignora la destinazione. Molte perplessità riguardo il suo appello alla popolazione: "scendete in strada", chiede Erdoğan che, tuttavia, lascia il paese e batte in ritirata. Alle 00.13 (ora turca) la Germania nega il permesso di atterraggio al jet di Erdoğan. Alcuni giornalisti parlano di un presidente che "elemosina" asilo politico. Qualcuno suggerisce che Erdoğan possa rivolgersi a Londra e che questo sarebbe un ben difficile banco di prova per l'Inghilterra neo-extraeuropea. In seguito, fonti americane e inglesi fanno sapere che il presidente turco potrebbe essere diretto in Qatar. Alle 00.15, nella capitale è istituita la legge marziale e il coprifuoco, mentre si odono esplosioni presso la sede centrale della televisione di stato turca, simbolo dell’egemonia mediatica di Erdogan. All'1.03 è oscurata l'emittente pubblica Trt. Queste modalità di attacco sembrano rispecchiare perfettamente i colpi di stato militari che caratterizzavano il Sud America degli anni '70. Ma se Pinochet aveva la possibilità di isolare il Cile occupando le sedi delle principali fonti d’informazione, stanotte i golpisti turchi hanno dovuto fare i conti con la capacità di Erdogan di sfruttare le nuove tecnologie a proprio vantaggio. In fuga su un aereo, il Presidente si è collegato con la CNN turca tramite smartphone, attraverso l’applicazione Face-time, in un momento in cui i social network erano stati disattivati.   All'1.24, civili sostenitori di Erdoğan scendono in strada, come auspicato dal presidente, e marciano contro i militari golpisti. Violenti scontri fra gruppi pro e contro il colpo di stato generano una guerriglia civile che infiamma le strade turche. All'1.55, in seguito a scontri sul Bosforo, viene data notizia di tre feriti in prossimità del ponte. In un primo momento, pare che il colpo di stato abbia avuto successo e che non ci siano forze militari che intendano opporsi ai golpisti, ma alle 2.19 (ora turca), il presidente americano Obama fa sapere, dalla Casa Bianca, che gli Stati Uniti appoggiano il governo democraticamente eletto e, quindi, Erdoğan. Fa sollevare qualche sopracciglio che, poco dopo, arrivi lo stesso appoggio dalla Merkel, sebbene la Germania abbia negato l'asilo politico al presidente turco. L'opinione pubblica guarda ai servizi segreti di Erdoğan come all'unica forza in grado di opporsi ai militari artefici del colpo di stato e infatti, puntualmente, alle 2.45 l'intelligence turca fa sapere che il golpe è stato sventato. Almeno 13 golpisti sono arrestati mentre cercano di fare irruzione nel palazzo presidenziale. Alle 2.52 viene fatta esplodere una bomba contro il palazzo del Parlamento, con diversi feriti. Alle 3.12, Efkan Ala, ministro degli interni turco, afferma che il colpo di stato è stato sventato e, subito dopo, il premier turco, Binali Yildrim, fa sapere che la situazione è sotto controllo. Alle 3.30 Erdoğan fa ritorno in Turchia, atterrando a Istanbul.   Questa mattina, la Farnesina, come pure era già avvenuto durante la notte, ha ribadito il suo invito a tutti gli italiani che si trovano ora in Turchia a restare in casa:   “In relazione alla situazione in atto in Turchia, dove si registrano ripetute sparatorie sul Bosforo e ad Ankara – si legge sul sito dell’Unità di crisi – si raccomanda ai connazionali di evitare gli spostamenti e di attendere lo sviluppo degli eventi tenendosi informati sui media locali e internazionali”.   Per informazioni ed emergenze, spiega ancora il ministero degli Esteri, è possibile contattare l’Ambasciata italiana ad Ankara ai numeri: +90 532 374 81 77 e +90 534 074 33 63 e il Consolato Generale a Istanbul al numero 00905554585844.   Alle 12.00, ora turca (11.00 ora italiana), durante una conferenza stampa, Erdoğan ha detto che nessuno "può permettersi di minacciare la libertà del popolo turco". Tuttavia, prima che il discorso avesse termine, avvertito da una guardia del corpo, il presidente turco ha lasciato il suo posto, allontanandosi in tutta fretta, segno evidente di una situazione in equilibrio ancora precario. Non a caso, sull'account twitter della presidenza turca è possibile leggere che “un nuovo tentativo di golpe è possibile in ogni momento”.   Non possiamo fare a meno di ripensare al fatto che, durante la fuga in aereo di Erdoğan, quando il golpe sembrava riuscito, le potenze occidentali si sono limitate a sostenere moderatamente un generico “governo democraticamente eletto”. Quanto accaduto nella notte, alla luce del fallimento del colpo di stato, lascia numerosi interrogativi che difficilmente troveranno risposta nelle prossime ore. Cambiare tutto per non cambiare nulla, dunque, con l'unica certezza che ci resta dell'orrendo bilancio di circa 200 vittime e 2900 arrestati. In giorni come questi, di dati del genere non se ne sentiva certo la mancanza.       Fonti: Ansa, il Fatto Quotidiano, Sky Tg24.
Out of the Blue, il nuovo disco di Bruno Bavota
Luglio 15
Dopo il grande tour che lo ha portato ad esibirsi in tutto il mondo, Bruno Bavota torna in studio per registrare un nuovo album di inediti. Out of the Blue, prodotto dalla Sono Luminous e distribuito dalla Ducale, è il quinto lavoro di questo pianista napoletano che esplose quasi per caso circa sei anni fa col suo primo album Il Pozzo d’amor. In questo primo lavoro il pianista partenopeo si proponeva di indagare le profondità delle emozioni umane analizzando quasi con minuziosità accademica le sfaccettature dei sentimenti. La situazione è cambiata, dopo il successo di Mediterraneo,Mediterraneo Out of the Blue rappresenta il disco della maturità, un lavoro intenso che mantiene le sonorità morbide tipiche di Bavota. Un disco in cui si esprime tra gli ottantotto tasti del pianoforte in maniera decisa ed evidente, ma integrato con chitarra classica, archi ed elettronica che lo accompagneranno per tutto il percorso, fondendo una visione alternativa del modern classic ad un pop pianistico, mostrando non solo il suo percorso di crescita artistico-personale, ma evidenziando anche i grandi compositori e musicisti che lo hanno ispirato, da Sakamoto ad Einaudi. I suoi pezzi risultano infatti ricchi di grandi riferimenti, forse anche troppo evidenti per un pianista che vuole rimanere fedele alla sua forma di espressione. Il prossimo 21 Luglio Bruno Bavota tornerà a casa dove, al Lost Paradise di Bacoli alle ore 20, ci racconterà, brano dopo brano, le tappe fondamentali di questo viaggio che gli ha fatto girare il mondo e della registrazione dell’album negli Stati Uniti, lavoro che uscirà solo il prossimo settembre e, nonostante ciò, risulta già tra le novità più vendute su Amazon, facendo entrare di forza Bruno Bavota nella classifica dei primi 15 artisti più cercati sull’azienda di commercio online più famosa del web.

'Feisbuc-un mare di amici'

Domenica, 13 Maggio 2012 07:37
  

Recenti studi sostengono che l’utilizzo di Facebook aumenti l’autostima, altri esperti, invece, sposano una tesi diametralmente opposta. La verità, come spesso accade, è a metà strada: il mezzo di comunicazione più utilizzato dai giovani d’oggi può essere un grande strumento di scambio di idee ed opinioni a distanza o una gabbia che crea dipendenza e rende schiavi, tutto dipende dall’uso che se ne fa.

“Feisbuc- un mare di amici”, lo spettacolo di Giuseppe Celentano, allestito dal teatro Diana per le scuole nella stagione 2011-2012, ha il pregio di mettere in guardia gli spettatori da uno strumento tanto complesso senza mai giudicarlo. La scena sembra quasi uno specchio della platea: sullo sfondo una pagina che richiama proprio il noto social network ideato da Zukenberg con tante vite che transitano come satelliti intorno ai propri computer. Ragazzi soli ma con tanta voglia di comunicare, a loro modo: chattano, si taggano, condividono frasi, dando di sé un’immagine spesso artefatta, nel tentativo di accettarsi.

C’è Luca (Yuri Napoli), il soldato che manda le sue foto dall’Afghanistan e, attraverso le sue ‘imprese’, si sente un eroe, Lisa (Viviana Cangiano) e Stefania (Lorena Leone) con disturbi alimentari opposti che si scoprono più vicine di quanto pensassero, Oreste (Carlo Liccardo) che deve fare i conti con la propria sessualità ed i pregiudizi altrui e ci sono Barbara (Anna Capasso) e Carmen (Angela Rosa D’Auria) che cercano di capire fino a che punto ci si possa spingere per ‘diventare qualcuno’ in televisione e Amerigo (Diego Sommaripa), il bullo della situazione. Ragazzi, adolescenti forse ancora minorenni alle prese con i problemi della crescita, ma anche adulti come il portiere Pasquale (Rosario Verde), tentato da una possibile quanto rischiosa, conoscenza online o Sandra (Gabriella Cerino) ed il suo vecchio amico (Peppe Celentano) , compagni di liceo che si ritrovano dopo trent’anni o ancora Megamind (Ciro Pellegrino), canuto gestore di una discoteca che si crede ancora un ragazzino. Ognuno di loro ne fa l’uso che più rispecchia se stesso, indossa la sua maschera e recita la sua parte nel mondo virtuale.

Attraverso le situazioni più varie lo spettacolo riesce a parlare, anche con canzoni ottimamente interpretate dagli stessi attori, al suo pubblico: temi come l’omosessualità, i disturbi alimentari, il non accettarsi, il voler apparire perfetti a tutti i costi sono affrontati in modo leggero ed efficace. Colpisce soprattutto il registro linguistico, studiato per essere quello che i ragazzi utilizzano effettivamente sui social network.

Esiste un gruppo proprio su Facebook, “Feisbuc-un mare di amici”, dove si palesa maggiormente la risposta di coloro a cui lo spettacolo è dedicato: ragazzi entusiasti che vogliono capire e cercano se stessi ed il loro mondo.

Se siete interessati ad approfondire ulteriormente questo intricato tema, il nuovo numero della rivista MyGeneration si occupa dei social network.

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Emma Di Lorenzo

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