Barbara Giangravè, storie di “Inerti” e storie di eroi

Inspiring Woman of Italy 2011, Barbara Giangravé (1982) è una giornalista siciliana, distintasi nel ...

Divorziare potrebbe non convenire più!

Forse sta per finire l'era di chi ha pensato che con il matrimonio la sistemazione fosse assicurata!...

Addio a Chris Cornell

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Impariamo a difenderci dagli attacchi informatici

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"Chiamatemi Anna": pro e contro della serie Netflix

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Barbara Giangravè, storie di “Inerti” e storie di eroi
Maggio 22
Inspiring Woman of Italy 2011, Barbara Giangravé (1982) è una giornalista siciliana, distintasi nel proprio lavoro per la determinazione con cui da ormai quattro anni conduce un’indefessa battaglia contro le organizzazioni mafiose italiane.       Il suo romanzo Inerti (Autodafé 2016) nasce soprattutto dall’esigenza di tradurre in forma artistica il bisogno di raccontare e di raccontarsi. Gioia, donna determinata e solitaria, conduce la sua personale battaglia contro la delinquenza organizzata siciliana. Pervasa da un sentimento di vendetta e dalla voglia di scoprire la verità, la storia di Gioia prende le mosse da una serie di oscure coincidenze che mettono la sua vita e quella delle persone che ha intorno in serio pericolo.   L’improvviso licenziamento e un cospicuo numero di drammi irrisolti, convincono la ragazza a tornare nel paesino d’origine, Acremonte, una piccola comunità agricola dell’entroterra siciliano, decimata dal cancro e da altri misteriosi incidenti.   Ad insospettire Gioia sono le lapidi del cimitero comunale: le date di nascita e morte dei cittadini di Acremonte confermano il sospetto che da una decina di anni non sia aumentato solo il numero di perdite, ma soprattutto quello di morti giovani. Nel piccolo paesino siciliano ogni famiglia ha i suoi drammi da affrontare: per una grave malattia, per una misteriosa scomparsa o semplicemente per la paura di farsi avanti e puntare il dito contro un’evidente verità.       La battaglia di Gioia – così come quella che Barbara conduce nella vita reale – si porta avanti non solo contro un nemico, ma anche contro chi ha paura di affrontarlo. Omertà, paura, cattiva informazione e mancata collaborazione - o addirittura occultamento di prove - delle autorità, sono terreno fertile per il radicamento di abusi, traffici illeciti e completa anarchia delle associazioni mafiose.   Il romanzo di Barbara Giangravè è, nonostante l’inventio narrativa, una testimonianza di questa difficile battaglia, un resoconto dell’impegno quotidiano di uomini e donne attivi sul territorio italiano con l’unico desiderio di restituire al nostro Paese la propria dignità e ai suoi cittadini il diritto di vivere.
Divorziare potrebbe non convenire più!
Maggio 20
Forse sta per finire l'era di chi ha pensato che con il matrimonio la sistemazione fosse assicurata! La sentenza della Cassazione, n. 11504/17, infatti ha stabilito che l'assegno di divorzio non spetta all'ex coniuge se economicamente indipendente, ma solo a quello che ne abbia effettivamente bisogno. Questa decisione rappresenta un terremoto giurisprudenziale,   innovazione secondo alcuni, sciagura per quelli che percepiscono l'assegno divorzile in base al tenore di vita che avevano durante il matrimonio, poiché la sentenza potrà essere invocata in sede di revisione. Fino ad adesso accadeva che un divorziato benestante, in possesso di rendite e proprietà immobiliari, potesse percepire comunque un cospicuo assegno solo per il fatto che durante il suo matrimonio aveva goduto di agi ben superiori a quelli che le proprie finanze gli avrebbero permesso. Ci chiediamo se questa nuova sentenza riuscirà a sostituire l'orientamento di decenni di giurisprudenza in materia, dal momento che i giudici, nel nostro ordinamento, decidono solo in base alle leggi e non sono vincolati alle sentenze dell'Alta Corte e quindi non a quest'ultima, che ha ritenuto il matrimonio un atto di libertà e di autoresponsabilità, superando la vecchia concezione patrimonialistica che vedeva l'ex coniuge conservare il tenore di vita matrimoniale. Adesso l'assegno divorzile potrà essere riconosciuto soltanto se chi lo richiede potrà dimostrare di non potersi procurare i mezzi economici sufficienti al proprio mantenimento. Questa novità giuridica sembra buona, sia perché regola in modo più equo le relazioni patrimoniali tra i coniugi, sia perché non intacca i diritti dei figli.  In molti altri Stati, le vicende economiche, in caso di rottura della coppia, sono già regolate prima del matrimonio con i cosiddetti accordi prematrimoniali e, anche se fa una certa tristezza pensare che in questo modo metta già in forse in qualche modo il progetto di vita di coppia e di famiglia, sarebbe opportuno  introdurli anche in Italia. 
Addio a Chris Cornell
Maggio 19
Che sia il destino, il caso o una scelta, il fatto è che molti esponenti del Grunge, dopo aver esternato con il canto le proprie sofferenze, hanno deciso di farla finita; tra questi ricordiamo Kurt Cobain frontman dei Nirvana, Layne Staley voce degli Alice in the Chains e a Scott Wiland cantante degli Stone Temple Pilots. Il 17 Maggio del 2017, a questa lista nera, si è aggiunto il nome di Chris Cornell, uno dei pionieri del Seattle Sound, che ha messo fine alla sua vita in una camera d'albergo di Detroit. Aveva 52 anni. La sua carriera iniziò proprio qui a Seattle, sua città natale, che oggi gli ha reso omaggio riempiendo di fiori il giardino musicale di Magnuson Park e oscurando per un'ora il sovrastante Space Needle, simbolo della città. Cornell iniziò a suonare, fondando il gruppo dei Soundgarden, consacrati nel 1994 grazie all'album Superunknown che conteneva la famosa Black Hole Sun. In seguito fu impegnato come voce degli Audioslave, gruppo formato con alcuni componenti dei Rage Against the Machine. Ha pubblicato vari dischi da solista, l'ultimo pubblicato nel 2015 è Higer Truth. Chiunque negli anni '90 sia stato un ragazzo o un adolescente, come me, non poteva fare a meno di ascoltare quella musica così particolare e di identificarsi in uno stile che cercava di andare oltre il punk e oltre l'hard rock. Sì perché con quel tipo di suono così sporco, si dava voce alla ribellione di una generazione che cercava un proprio spazio in un mondo che cambiava e si evolveva lontano dalle sue aspettative. Chi invece non è cresciuto a “pane e Rock” probabilmente non ha mai sentito nominare Chris Cornell e soprattutto non ha mai ascoltato la sua voce calda, potente e a tratti disperata in canzoni come Hunger Strike, Like Stone, Cochise, Man of Steel presente nel remake di Superman e You know my name presente in Casino Royale. A questi mi sento di suggerire che è arrivato finalmente il momento di scoprire quest’artista, magari aiutandosi con una sua playlist di canzoni, come quelle proposte da Spotify o da Deezer. 
Impariamo a difenderci dagli attacchi informatici
Maggio 18
Venerdì 12 maggio 2017 si è diffuso, in più di 100 paesi, un ransomware che è riuscito a criptare i dati di moltissimi computer appartenenti ad enti e ad internauti, evento che ha obbligato a formattare i PC e a creare una una nuova identità informatica per evitare di versare un riscatto di 300 dollari in bitcoin per rientrare (si spera) in possesso dei vecchi dati e sopratutto delle password.   Sì, è un vero e proprio ricatto. Molti esperti di sicurezza informatica hanno considerato questo attacco come uno dei più disastrosi mai apparsi sul web, poiché il nuovo virus, chiamato WannaCry, non si è diffuso tramite email come quelli precedenti, ma ha sfruttato delle falle presenti nei vecchi sistemi operativi Windows, falle a cui la Microsoft sta attualmente ponendo rimedio con delle patch. Dietro quest'operazione non c'è la mano di hacker annoiati che vogliono dimostrare al mondo la loro abilità di programmatori, ma di professionisti che, probabilmente vorranno rivendere i dati sequestrati al miglior prezzo usando tools rubati all'agenzia informatica statunitense NSA. Purtroppo c'è anche il sospetto che si vogliano costringere enti e consumatori a rivolgersi a determinati software per proteggere al meglio i propri computer, e sarebbe ancora più grave se si volessero testare le vulnerabilità informatiche militari dei paesi colpiti. Questo lo scopriremo solo in seguito. Per adesso l'unica difesa consiste nell'aggiornare i propri software, cosa che può essere da aiuto specialmente per chi è poco nerd, ma la miglior protezione è nella testa dell'utente, che deve stare attento alla navigazione, a ciò che scarica e ai siti che aprono automaticamente altre pagine. Inoltre può essere anche utile cambiare spesso password e proteggerla con la modalità in "due passaggi", svuotare la cache prima di chiudere il computer, navigare con browser che permettono la navigazione privata, aggiornare i firmware dei modem e adottare la precauzione, dopo aver eseguito un backup automatico, di tenere i file più importanti su delle chiavette.
"Chiamatemi Anna": pro e contro della serie Netflix
Maggio 17
Qualche tempo fa ve lo avevamo annunciato, Anna Shirley era pronta a tornare! Chi è Anna Shirley? Beh, recuperate gli episodi precedenti facendo clic qui. Come disse Giovanni Mucciaccia:«Ffffatto? Bbbene!»   Il 12 Maggio scorso è sbarcata su Netflix quella che noi conoscevamo come Anna dai Capelli Rossi. Basta il primo episodio dei sette previsti da questa creazione del colosso dello streaming per capire che forse non la conoscevamo tanto bene questa bimba piena di lentiggini. L'arrivo di Chiamatemi Anna era stato molto criticato, sia dai puristi del libro, che dai nostalgici del cartone giapponese, che da molti altri. La serie infatti si annunciava come diretta agli adulti, in vista dei toni non spensierati che non promettevano bene.   E, infatti, il tutto non sembra facile da guardare. Innanzitutto il primo episodio ha una durata di un'ora e mezza che scoraggia molti e non è proprio il massimo del piacere. Inoltre, come già detto, i toni sono seriosi e la serie è animata, più che da un serrato ritmo di azioni, dal susseguirsi di dialoghi anche molto veloci e che necessitano di molta attenzione. La giovane orfanella, infatti, ha una parlantina notevole, che snerva gli altri personaggi della serie e, bisogna dirlo, anche il pubblico.   Tuttavia, non si può esprimere un giudizio troppo severo dei confronti della piccola Anna. Forse il merito è dell'attrice che la interpreta, Amybeth McNulty, che non si può non apprezzare: oltre alla straordinaria somiglianza fisica che avevamo già notato nel precedente articolo, la giovane attrice riesce a trasmettere perfettamente tutto il groviglio di sentimenti che prova Anna, talvolta anche solo con uno sguardo o una smorfia della bocca. La piccola, infatti, vive delle emozioni fortissime, nel bene e nel male. Il suo passato difficile viene reso noto grazie a flashback e ricordi che rivelano i traumi subiti dalla bimba e questa è una delle caratteristiche originali della serie rispetto ai precedenti adattamenti.     Anna viene da un orfanotrofio, lo sapevamo, ma quella è stata la parte più piacevole della sua vita: lì ha potuto anche iniziare gli studi e leggere dei libri. Scopriamo poi che è stata affidata diverse volte a varie famiglie, ma mai da loro adottata: più che altro ha lavorato come bambinaia, ma soprattutto ha servito e sgobbato come serva e, ovviamente, è stata trattata molto male, subendo anche delle punizioni fisiche. Queste però sono facilmente sopportabili da Anna, a cui preme di più essere accettata come persona e per quello che è. [SPOILER ALERT] Sarà per lei molto difficile doversi scusare con la cattiva signora Lynde, che l'aveva attaccata per prima; è poi un duro colpo non essere creduta da Marilla riguardo alla scomparsa della spilla ed essere accusata di essere una ladra, per poi essere rispedita all'orfanotrofio. Risulta quindi evidente che il suo atteggiamento vivace ed estroverso è, in realtà, uno scudo e un tentativo di dimenticare un passato difficile. Come già detto, si tratta della caratteristica originale della serie, che la distingue dai passati adattamenti, ma può rappresentare sia una vantaggio che uno svantaggio: è un vantaggio perché permette di scoprire lati inediti della storia e rivela la profonda cura avuta nella realizzazione della serie; è uno svantaggio perché rende gli episodi – come dire? – un po' pesanti e difficili da guardare, magari la sera, quando si è stanchi.   E voi? Volete adottare la piccola Anna sui vostri schermi o la rispedite nell'orfanotrofio degli episodi abbandonati?
Fast & Furious 8: un’arancia da spremere
Maggio 15
Miglior weekend di debutto mondiale in assoluto per Vin Diesel e la sua “familia”. Oltre 553 milioni di dollari in 48 ore. Asfaltato “Star Wars - Il risveglio della Forza”, fermo a 529 milioni di verdoni. D’altronde arrivare primi nel minor tempo è un po’ la filosofia di vita di chi vive “un quarto di miglia alla volta”. A due anni esatti dall’ultimo episodio e con la perdita di Paul Walker ancora fresca nella testa dei fans, i produttori, tra cui lo stesso “Dom Toretto”, fanno jack pot e battono cassa con l’ottavo capitolo.  Ricattato da una misteriosa ciyber-terrorista (Charlize Theron)  Dom è costretto a tradire la sua squadra. In mezzo, corse d’auto sul ghiaccio, sottomarini da cui scappare, armi nucleari da disattivare e cyber guerre da combattere a 300 km/h contro automobili che si guidano da sole. Il tutto in location mozzafiato come l’Havana, Londra, New York e la Russia. C’è poco da dire, quando un film diventa franchise, diventa anche un’arancia da spremere fino all’ultima goccia, a costo di snaturare completamente  l’identità del primo movie. Difatti quest’ultimo “Fast & Furious” somiglia molto  ad un “Avengers”, ma più cafone. Il tasso di amminoacidi ramificati è alle stelle grazie al trittico di virgulti composto da  Jason Statham, Vin Diesel, simpatico come una querela, e Dwayne Johnson. “The Rock” non è solamente un “Jolly” che ribalta l’inerzia moscia di un film banale: è un simulacro venerabile che testimonia la versatilità della specie umana. Lo fai combattere in WWE? Vince Wrastelmania.  Gli fai fare una commedia? Si infila in un tutù di danza classica. Un giorno vincerà l’Oscar, vedrete! Per il resto il film si dipana in una pletora di dialoghi vuoti, pubblicità occulte, location mainstream e banalissimi riferimenti a Paul Walker che servono solo a far piangere quello stuolo di pischelli che non conoscono Steve McQueen, intento a rivoltarsi nella tomba come un tenerone nella padella. In definitiva le epiche schermaglie fra Statham e “The Rock” - che disgraziatamente non riescono mai a menarsi - sono plateau sessuali che non arrivano mai all’orgasmo.
Voilà, Macron!
Maggio 13
Emmanuel Macron è il nuovo Presidente della Francia. Il neopresidente, a soli 39 anni, è riuscito a conquistare l'Eliseo, dopo aver battuto al ballottaggio del 7 Maggio la candidata del Front National, Marine Le Pen. Non è certamente uno sconosciuto poiché nel suo intasato curriculum è presente anche la carica di consigliere dell'ex Presidente François Hollande e quella di Ministro dell’Economia del governo Valls, oltre ad aver lavorato anche per la banca d'affari Rothschild.  Da uomo dell'establishment ha potuto usufruire, durante la campagna elettorale, dell'appoggio di Soros, potente uomo d'affari, dei banchieri e della stampa mainstream per fermare il blocco populista di destra e di sinistra. Ora finalmente i mondialisti e gli europeisti sono in giubilo perché pensano che nel vecchio continente sia stata appannata l'aria indipendentista.  Ma non si è né appannata né bloccata, poiché su circa 46 milioni di cittadini aventi diritto al voto, meno della metà hanno votato per Macron, gli altri sono fortemente irritati e paradossalmente formano il primo partito virtuale di Francia e probabilmente saranno proprio loro a scendere in piazza per opporsi alle eventuali politiche neoliberiste che verranno dall'alto. Infatti nonostante Macron si sia presentato come il salvatore della patria, forse non riuscirà a rimediare agli errori di Hollande; d'altro canto un uomo con il suo background come può rappresentare le tante invocate istanze sociali ed economiche? Infatti la legge che toglie più diritti ai lavoratori francesi è stata firmata da lui quando ricopriva la carica di Ministro e probabilmente la sua attuale vittoria è stata favorita dalla paura dell'ignoto, che ha dirottato i voti francesi  verso una sperata stabilità. Non sappiamo cosa accadrà alle legislative di Giugno. Solo allora sapremo se Macron potrà attuare, senza ostacoli, il suo programma. Tuttavia, comunque vadano le cose, pensiamo che il suo partito si batterà per l'Europa, ma non per quella dei popoli, ma per quella della finanza.                                                                                                                                                                                                                                 
Benvenuti al Rione Sanità, cinquant’anni per cinquanta eventi
Maggio 11
A cinquant’anni dalla scomparsa del Principe del Rione Sanità, Antonio de Curtis – noto ai più come Totò – il folkloristico quartiere napoletano si mette in festa. La Fondazione di Comunità San Gennaro, nell’ambito del programma Totò l’arte, l’umanità, dà il via ad un nuovo progetto: il Benvenuti al Rione Sanità 2017, un grande evento, ricco di appuntamenti e con un programma molto invitante. Per la prima parte del festival (dal 15 aprile al 30 luglio) è previsto un fitto calendario di appuntamenti: notti bianche, concerti, spettacoli, visite guidate, proiezioni, giornate in bicicletta e molto altro ancora. Tra gli ospiti del panorama musicale italiano e napoletano attesi per le giornate del festival figurano in prima linea i nomi di Vinicio Capossela, Zulu dei 99 Posse, Jovine, Tony Ponticiello, Clementino. Non mancano altri ospiti iconici della città partenopea, tra cui Erri de Luca, Patrizio Rispo (il Raffaele ficcanaso di Un posto al sole) e il Cardinale Sepe. Al centro del Benvenuti al Rione Sanità ci sono il divertimento, l’allegria, sì, ma soprattutto la riscoperta dell’identità culturale di Napoli e in particolare di questo quartiere dalla discussa fama. I cinquant’anni dalla morte del Principe offrono l’occasione per rianimare il Rione di quella stessa disinibita euforia che tante volte Totò portò in scena. “Cinquanta eventi per cinquant’anni”, una metà di secolo in cui il Rione ha subito enormi cambiamenti, ma ha mantenuto il suo carattere originale e inconfondibile. Per tutte le informazioni sul programma del Benvenuti al Rione Sanità, vi rimandiamo al sito della Fondazione di Comunità San Gennaro, a cui potrete accedere facilmente cliccando su questo link: http://www.fondazionesangennaro.org/eventi-in-programma/. Le lunghe insonnie da caldo dell’estate napoletana troveranno pane per i loro denti nelle strade del Rione: nel cuore della città si prospetta una stagione molto movimentata!
Breaking Myth
Maggio 10
Cari Amici Nerd, ben trovati. Oggi, a distanza di anni, voglio raccontarvi la mia opinione circa quella serie su quel professore di chimica che, dopo aver scoperto di essere malato di cancro, decide di diventare un cuoco "speciale" per pagarsi le cure e per lasciare un po' di grana alla famiglia dopo la sua dipartita.   Voi che siete gli alfieri della "Breaking Bad Generation" conoscete molto meglio di me i fasti in pompa magna che hanno ricoperto Vince Gilligan e il resto della banda di lustrini gloriosi. Bryan Cranston non è libero di starnutire che gli danno l'ennesimo Emmy come miglior attore protagonista. Le magliette con scritto "Bitch" o "Heisenberg" e compagnia cantando, sono diventate talmente tante che insieme assorbirebbero il Mediterraneo. Per non parlare di endorsement pregiati come quello di Anthony Hopkins, che inviò una lettera a Cranston in cui dichiarò di essersi innamorato della serie dopo averla divorata con un Binge Watching da sedicenne puberale.   Contraddire un cannibale non sarà la cosa più saggia del mondo, ma le mie impressioni sulla prima stagione di Breaking Bad sono assai negative. Innanzitutto è molle, moscia, lenta. La prima dello Schiaccianoci al San Carlo ha più suspense. La trama è poco credibile e i personaggi sono stereotipati: Pinkman il tossico, Hank il poliziotto duro e sbruffone che, e qui vado a naso, in realtà è corrotto. I dialoghi sono poveri e l'azione zoppica. Su Cranston alzo le mani, è davvero bravo, poi tutte le serie meritano tempo, figuriamoci quella che molti ritengono "La serie". Però, abbiate pazienza, le premesse sono povere. E poi io sono uno di quelli che, quando nel 2009 si sitonizzavano i televisori su Fox per sottoporsi a questo anestetico mentale, saggiavo l'influenza che ha avuto Gerardo "Er Barbaro" sulla vita del Libanese. Ma che ne sanno? Se alla fine Breaking Bad si rivelerà bello la metà di Narcos, chiederò scusa.
Meno male che Matteo c'è
Maggio 06
Se qualcuno sperava che con la sconfitta del No al referendum del 4 Dicembre 2016 Matteo Renzi si occupasse d'altro, che studiasse l'inglese o che imparasse a giocare a calcio, si sbagliava. Ha solo stazionato un po' in frigo perché, si sa, i dolci si cacciano al momento giusto! Insomma, Renzi ha continuato a lavorare per noi,  lasciando che Gentiloni prendesse, apparentemente, decisioni in modo autonomo. Nel PD, con le nuove primarie, una volta scongelato Renzi, c'è stata aria di festa, e probabilmente si son messi a cantare tutti in coro “Meno male che Matteo c'è” (ma non era Silvio?). Eh già, la squadra piddina è consapevole che senza il suo lottatore non si va da nessuna parte, anzi, se il partito non dovesse vincere le elezioni, molti dovranno trovarsi un lavoro e speriamo che per loro il Jobs Act funzioni, visto che per noi gufi non ha funzionato! L'incontro di wrestling  tra Renzi, Orlando ed Emiliano ha visto trionfare il giovane toscano; d'altro canto tutti gli incontri di questo sport hanno un vincitore pre-designato; alcuni osservatori, tra cui anche il rottamato e fuoriuscito “portatore di baffi”, hanno sottolineato l'inutilità di questa votazione, che serviva solo a legittimare il “già legittimato”. Tuttavia abbiamo potuto notare l'esultanza di Emiliano per la grande partecipazione al voto – ma forse ha dimenticato che l'affluenza dei votanti rispetto alle primarie in cui vinse Prodi è scemata di più di due milioni?– e il forte malcontento dell'Orlando furioso che ha contestato ciò è accaduto ad Ercolano. Ma cosa è accaduto nella cittadina alle pendici del Vesuvio? Alle urne non si sarebbero presentati solo gli iscritti al partito o semplici cittadini per dichiarare il loro amore al megapresidente galattico, ma anche una sessantina di migranti, indirizzati a quanto pare da una mano invisibile, a votare per Renzi per avere come ricompensa un permesso di soggiorno, magari un alloggio o semplicemente dei vestiti nuovi, come denunciato in un video sul giornale online Fanpage.it. Naturalmente non puntiamo il dito contro chi vuole scappare da guerre, miseria e povertà, ma lo puntiamo contro chi approfitta della sofferenza altrui per manipolare il voto. Condividiamo il suo malcontento perché le primarie dovrebbero avere regole precise e chiare e sopratutto dovrebbero essere regolate dalla legge; ai seggi è capitato di tutto: chi ha votato più di una volta, chi non aveva i requisiti minimi per votare, chi è stato portato al seggio proprio per votare Renzi. Ma era previsto un ente che vigilasse sulla correttezza del voto? Capiamo che un partito abbia il diritto di regolamentare come meglio crede la vita al suo interno, ma se il risultato è l'anarchia totale, forse è meglio fare un passo indietro.
Il primo Maggio visto dagli occhi di MYGENERATION
Maggio 04
La 27^ edizione dello storico concerto del Primo Maggio a San Giovanni in Laterano, Roma, ha avuto quest’anno come tema: "Il lavoro: le nostre radici, il nostro futuro". Ideato da iCompany e Ruvido Produzioni, con il Patrocinio dei sindacati Cgil, Cisl e Uil, ha mostrato un cambiamento di rotta sulle scelte artistiche. È stato dato ampio spazio alle nuove tendenze musicali pur garantendo la presenza di nomi autorevoli della musica spaziando da Edoardo Bennato e Teresa de Sio fino ad arrivare agli Editors e ai Planet Funk. In contrapposizione a ciò che è successo in Francia, dove tra manifestanti black-block e forze di polizia si è finiti a scontri e lanci di molotov, o a Torino, dove alcune persone sono state caricate da agenti antisommossa oppure a Portella della Ginestra, dove il fulcro delle celebrazioni è stato l’eccidio del 1947, a Roma l’atmosfera è stata festosa con un pubblico variegato nell’età e nell’etnia, si è respirata integrazione, allegria, speranza. Qualche malumore da parte dei giovani dovuto al lento accesso, a causa dei controlli effettuati al varco degli archi, non solo dalle forze dell’ordine ma anche dal nucleo antiterrorismo, che ha garantito la tranquillità e il sereno svolgersi della manifestazione. Una volta raggiunta la piazza però l’atmosfera è cambiata, il broncio è stato presto sostituito dai sorrisi e dalla consapevole frenesia di aver davanti, in occasione della festa dei lavoratori, 9 ore di musica, balli, brindisi e selfie d’ordinanza. Ecco perchè quest’anno la decisione di mostrare il concerto del 1 Maggio direttamente dal di qua del palco, dagli occhi del pubblico, dagli occhi di MYGENERATION.
Il primo Festival di Sky Arte è a Napoli – imperdibili appuntamenti dal 5 al 7 Maggio
Maggio 04
Parte domani, fino al 7 Maggio, la prima edizione del Festival di Sky Arte, che ha scelto Napoli come location di un vasto programma che mira a celebrare l’Arte in tutte le sue forme.  Tutti i settori che Sky Arte racconta da quattro anni nel suo canale televisivo - Arte classica e contemporanea, Teatro, Musica, Fotografia, Street art - saranno i protagonisti di queste tre giornate di eventi ricchi di spettacoli, incontri e performance con gli artisti più importanti della scena artistica italiana e internazionale.   Il tema è la Rigenerazione Culturale e la scelta di Napoli è indicativa di quanto la nostra città venga ormai percepita come in rinascita e in pieno fermento culturale. Sei sono le location in cui si svolgeranno gli eventi: la principale è Museo Pignatelli, l’elegante villa neoclassica che ospiterà proiezioni di film e documentari, workshop e alcune attività di Sky Academy rivolte a bimbi e ragazzi. Poi il Museo Madre, Piazza Montesanto, il Lungomare Caracciolo, Palazzo Zevallos Stigliano e il Rione Sanità che vedrà coinvolte per l’occasione la Basilica di San Gennaro Extra Moenia e la Basilica di Santa Maria della Sanità.   Il calendario con gli eventi del Festival è molto vario e fitto e vi si può partecipare gratuitamente su prenotazione, fino a esaurimento posti. Di seguito ricordiamo alcuni eventi tra i più importanti:   Venerdì 5 Maggio Inaugurazione nel cortile del Museo Madre con la proiezione in anteprima, alle ore 20.00, del documentario Fabio Mauri – Ritratto a luce solida, una produzione originale realizzata da GoodDay Film, in esclusiva per Sky Arte HD.   Sabato 6 Maggio Nelle sale del Museo Pignatelli ci saranno una serie di incontri con artisti di vari settori culturali, come i registi della Mad Entertainment e Luciano Stella che illustreranno i segreti del loro ultimo progetto, il film di animazione La Gatta Cenerentola. Poi una puntata live di Muse Inquietanti con Carlo Lucarelli e Bottega Finzioni. Sul lungomare Caracciolo, si potrà ammirare una grande installazione di arte pubblica, risultato di Inside Out, un progetto artistico dell’artista JR. A Palazzo Zevallos Stigliano è prevista in esclusiva l’anteprima de I musici di Caravaggio, con la spiegazione del Prof. Carlo Strinati. Al Rione Sanità, nella Basilica San Gennaro Extra Moenia, andrà in scena Napucalisse, lo spettacolo teatrale di Mimmo Borrelli  e Piazza Sanità sarà animata dalla notte bianca.   Domenica 7 maggio A Villa Pignatelli, si alterneranno incontri con Giacomo Durzi e Nicola Lagioia, con il professor Nicola Spinosa e Jordi Garcia Pons di Factum Arte, Dario Vergassola, Oliviero Toscani e Geppi Cucciari. Nel pomeriggio sarà proiettato in anteprima Ho perso il conto, il nuovo film diretto da Mimmo Paladino, alla presenza dell‘artista, di Sergio Rubini e Alessandro Haber. Nel Rione Sanità La musica insieme, il concerto che vede collaborare i versi di Erri de Luca con la musica diretta da Stefano Di Battista e interpretata da Nicky Nicolai. Chiuderà il Festival lo straordinario concerto di Vinicio Capossela IN-SANITÀ presso la Basilica di Santa Maria Della Sanità. Tutti i giorni, a Villa Pignatelli la Fotografia sarà protagonista con la mostra Master of Photography, mentre al Museo Madre si potrà assistere alle proiezioni dei tre grandi film d‘arte campioni di incassi prodotti da Sky: Musei Vaticani, Firenze e gli Uffizi, San Pietro e le Basiliche Papali.   INFO: www.festivalskyarte.com
Cronaca del DiscoDays
Aprile 29
Si è tenuto, il 22 e il 23 Aprile, l'evento che Napoli ospita due volte l'anno e che gli appassionati di musica aspettano con ansia: il DISCODAYS, una fiera del disco e della musica rivolta non solo agli “addetti ai lavori”, ma anche a chi vuole semplicemente passare qualche ora a curiosare tra i tanti stand mentre vari artisti si esibiscono sul palco. Può sembrare strano che nell'epoca delle “cuffiette” ci siano persone interessate al vinile: ma come rinunciare a quel suono caldo, a quello strumento del passato che riesce a riprodurre tutte quelle frequenze tagliate nei CD e negli MP3! Non solo vinile.In queste giornate si è dato spazio anche alla musica dal vivo e tra le novità di questa nuova edizione c'è stato un Workshop sul crowdfunding musicale tenuto da Maurizio Imparato e un Workshop – a cura di Scuola di Musica Business di Portici –  sulle tecniche basilari per promuovere la musica online. Siamo andati alla manifestazione, da collezionisti sfegatati, alla ricerca del Santo Graal e con soddisfazione abbiamo trovato qualcosa, ma quello che più ci ha colpito non è stato il nostro trofeo, né vedere molte persone, tra cui tanti giovani, che in un momento in cui basta un click per ascoltare qualunque canzone, erano lì, a frugare e a fare file per accaparrarsi l'oggetto del desiderio, ma constatare che questo evento dà voce a piccole realtà musicali che approfittano di questo spazio per promuovere, dal vivo, il proprio prodotto. Realtà musicali che abbiamo apprezzato e ne segnaliamo solo qualcuna: un nuovo gruppo emergente di Napoli, i Rever Music, che suonano una musica da loro definita “per tutti quanti”, una musica cosmopolita piena di contaminazioni e Barbara Bonaiuto, artista certamente non emergente, che è riuscita ad affascinare, come al solito, con la sua voce soul che ci riporta ad un passato lontano. Ma interessante è stato anche l'incontro con Alessandro Liccardo, – direttore della “Volcano Records & Promotion” – un ragazzo pieno di entusiasmo e di idee che è riuscito in soli tre anni a trasformare un'agenzia nata come organizzazione di concerti in etichetta discografica che oggi distribuisce dischi in Europa, nelle Americhe, in Australia e in Giappone, promuovendo i propri artisti in circuiti indipendenti e mercati underground, rivolgendosi a persone che si riconoscono nel genere musicale che l'etichetta propone: rock, hard rock e metal. Insomma ben vengano eventi come il DISCODAYS  in cui orbitano non soltanto artisti che promuovono il loro prodotto, ma anche supporti musicali che potrebbero risultare antiquati, ma che per gli appassionati sono veri e prorpri oggetti di culto.
Alla scoperta di un'etichetta indipendente: Volcano Records
Aprile 28
Ambizione, competenza, entusiasmo e spontaneità sono alcune delle caratteristiche che abbiamo riscontrato in Alessandro Liccardo, un giovane sicuro di sé, con cui abbiamo chiacchierato al DiscoDays. Nonostante la sua giovane età è riuscito a farsi spazio nell'affollato mercato discografico, tuttavia proprio questo suo essere così giovane l'ha aiutato ad essere intraprendente, lungimirante e capace di trasformare in poco tempo la sua agenzia in un'etichetta discografica  che sta esportando i suoi prodotti in molti paesi. Ad maiora! Ciao Alessandro, ci puoi spiegare sinteticamente di cosa si occupa la tua società e com'è nata? Ciao! La Volcano Records & Promotion è nata nel 2014 come agenzia di organizzazione concerti. Negli ultimi tre anni si è evoluta ed è cresciuta in maniera esponenziale fino a trasformarsi nel 2016 in etichetta discografica che oggi promuove e distribuisce dischi in Europa, Nord e Sud America, Australia e Giappone. Di che genere si occupa la tua casa discografica? La Volcano Records & Promotion è specializzata in rock, hard rock e metal. Seguiamo le nostre band attraverso un processo promozionale molto articolato che non riguarda solo la distribuzione fisica e digitale della loro musica, ma si concentra sul far crescere e diffondere la percezione del progetto musicale della band nel circuito indipendente, presso gli addetti ai lavori e il pubblico che segue la scena, in modo da alimentare ed incrementare la fanbase. Attraverso il nostro metodo di promozione professionale riusciamo praticamente a creare il pubblico e aumentare l’interesse anche intorno a band che sono solo al primo disco. Il mercato discografico, anche grazie ad internet sta cambiando, oggi ci sono nuovi canali per promuovere i propri artisti, come Youtube e Spotify. Oggi che ruolo ha ancora il disco fisico? Il disco fisico è importantissimo ed è ancora uno dei modi più diretti per gli artisti di monetizzare ed ottenere un ritorno economico attraverso la loro musica. Per questa ragione la mia etichetta ha adottato una politica molto innovativa: infatti non percepiamo royalties e percentuali dalle vendite dei dischi che vanno interamente alle nostre band. Questo per noi è molto importante perché è l’unico modo di garantire agli artisti un ritorno certo da tutti gli investimenti che oggi sono richiesti a chi vuole provare a fare della propria musica una carriera. Il mercato discografico è estremamente cambiato negli ultimi dieci anni e siamo convinti che ci voglia molta trasparenza e chiarezza per supportare gli artisti nel loro percorso in modo concreto e realistico. Che importanza hanno le fiere come Discodays nella promozione musicale? Sebbene oggi gran parte della promozione musicale corra sul web, ogni occasione per incontrare pubblico ed addetti ai lavori, ogni evento in cui ampliare il proprio network è fondamentale per diffondere e promuovere a 360 gradi il proprio progetto musicale. Oggi molti giovani sognano di diventare famosi con la musica. Come si riesce a individuare i talenti? La mia esperienza discografica mi fa riflettere spesso sul concetto di talento e sulle forme e modalità attraverso le quali si manifesta. Oggi sono sempre più portato a credere che il talento non è solo la capacità di scrivere buona musica e veicolare emozioni in cui le persone possano riconoscersi. Chi è dotato di vero talento, oltre a quello che ti ho appena elencato, ha soprattutto una passione incrollabile per ciò che fa, un amore incondizionato per la musica e la capacità ed il coraggio di non arrendersi di fronte alle difficoltà e agli ostacoli che ogni giorno cercano di rallentare o interrompere la nostra corsa. Il successo è questione di dedizione e costanza, quotidianità e forza d’animo per non mollare quando tutto sembra andare storto. I momenti difficili ci sono per tutti, ma bisogna sapersi rialzare dopo essere caduti ed imparare da ogni errore e intoppo incontrato sul percorso per fare di meglio la prossima volta. Talent e Karaoke stanno ammazzando la musica, in che modo si riesce a fare promozione? Il problema oggi per moltissimi addetti ai lavori è quello di non avere nessuna idea su come spingere fino a far accedere al mercato musicale, nuovi artisti. I talent in qualche modo risolvono questo problema perché quando una major mette sotto contratto un artista appena uscito da un talent va a beneficiare di mesi di grande esposizione mediatica, cioè pubblicità, che di fatto garantiscono a quell’artista pubblico e dunque vendite. Ma per noi che ci occupiamo di indipendenti e di mercato underground, tutto sommato il problema non si pone perché ci riferiamo ad un profilo di artisti e quindi di pubblico completamente diverso. Quello che è davvero importante e che spesso fa la differenza è riuscire a raggiungere la comunità di persone che si riconoscono in un genere o in uno stile… per noi che facciamo rock e metal questo è importantissimo. Il pubblico è molto esigente e richiede qualità ed onestà da parte dei musicisti, i talent sono davvero lontani anni luce dal nostro universo per fortuna. La tua è una piccola etichetta indipendente, ci sono delle sinergie con quelle più grandi? Per noi è importantissimo collaborare con agenzie ed etichette più grandi, impariamo tantissimo e cerchiamo di dare il nostro contributo per quelle che sono le nostre competenze e specificità quando abbiamo occasione di lavorare in sinergia. Abbiamo molti amici nell’industria musicale e quindi l’opportunità di stare a contatto molto spesso con professionisti di grande esperienza. Giusto per citarti qualcuno, la mitica Frontiers Records, etichetta di Toto, Whitesnake e molti altri, per la quale abbiamo curato la promozione di un live dei DGM e che la prossima settimana ci ospiterà al festival che ha organizzato in Lombardia. Oppure la Toast Records, la storica label torinese che negli anni ha lanciato tra gli altri Afterhours e Statuto, con la quale siamo in collaborazione per il Festival del Primo Maggio di Torino. Ma le sinergie sono tante e praticamente quotidiane, dunque per seguire tutte le nostre attività rimando alla nostra pagina facebook www.facebook.com/volcanopromotion o al nostro sito www.volcanopromotion.com per ogni aggiornamento.
NO BOX: Mercatino di Antignano a rischio chiusura
Aprile 28
Sono scesi in strada Giovedì 27 Aprile i negozianti, venditori ambulanti, associazioni e abitanti del quartiere per far sentire la propria voce contro il progetto di creare parcheggi sotterranei eliminando lo storico mercatino di Antignano. “NO BOX”, questa la scritta che riporta il manifesto affisso davanti ad ogni stand da qualche settimana, primo simbolo di protesta accompagnato poi dalla chiusura per un'ora al giorno dell'attività fino a Sabato 29 Aprile e dal corteo che recentemente ha bloccato la viabilità tra Via Tino di Camaino e Piazza degli Artisti. La faccenda non è lineare come sembra, andiamo per gradi. Il progetto, del 2010, prevede la costruzione di 526 box auto tra Piazza degli Artisti, via Tino di Camaino e Largo De Bustis. Se ne occuperà la cooperativa edilizia “Napoli 2000”, composta dai residenti. Il progetto ha destato scalpore già nel 2015 quando il quartiere, resosi conto dell'imminente e probabile chiusura di uno dei suoi punti nevralgici, diede inizio alle proteste. Il prospetto, che riguardava diverse zone del Vomero, risale all’epoca del sindaco Iervolino ed è stato bloccato dalla prima giunta De Magistris nel 2011. La cooperativa ha fatto ricorso al Tar e Consiglio di Stato e ha avuto ragione. Ora una sentenza del Consiglio di Stato impone al Comune di decidere lasciando partire il cantiere di piazza degli Artisti o pagando una penale. Il punto focale è che il quartiere è spaccato in due: coloro che hanno aderito e sostengono l'idea della costruzione dei box, data la mancanza di parcheggi nel quartiere, ed i commercianti che protestano perché il loro futuro è messo a rischio, data la possibilità di perdere il lavoro dall'oggi al domani. A sostegno di quest'ultimi WWF, i Verdi, i comitati San Martino, Vomero vecchio, Piazza Leonardo e Parco Mascagna, il Movimento Magnammece ‘o Pesone, il Coordinamento studenti auto organizzati, il movimento Disoccupati. Le proposte di Stefano Paloni, presidente della Cooperativa Napoli 2000, insieme al presidente di Legacoop Campania, Mario Catalano, sono quelle di non proporre l'eliminazione del mercatino rionale, ma demolire e ricostruire l’edificio su due livelli, adeguandolo alla vigente normativa igienico-sanitaria, oltre a un terzo livello scoperto a servizio della collettività. E durante l’iter dei lavori? Si prevede lo spostamento temporaneo degli ambulanti nelle strade adiacenti al parco Mascagna. In alternativa la cooperativa aveva proposto al Comune, che ha rifiutato, l’allocazione provvisoria dei mercatini in un tratto di via Tino di Camaino. Non si intravede un punto di incontro, dato che la cooperativa rifiuta ogni tipo di indennizzo avanzato dal Comune per evitare la costruzione del parcheggio. Di conciliazione neanche l'ombra, anzi Napoli 2000 aggiunge che il progetto contempla la consegna al Comune anche di un intero piano di parcheggio sotto il mercato da destinare a servizio del vicino ospedale Santobono dove persiste il fenomeno del parcheggio abusivo. Napoli 2000 risponde anche ai dubbi riguardo la sicurezza degli scavi sottolineando la l'assenza di alcun pericolo per i palazzi circostanti, dato che è stato previsto un attento monitoraggio prima e dopo i lavori. Il Comune, dato il provvedimento coercitivo, è messo alle strette, ma sta cercando strade alternative. La municipalità dal suo canto evidenzia l'elevata presenza di box invenduti e definisce il progetto anacronistico con l'urbanistica attuale. Il prossimo step è il 3 maggio, quando è prevista la firma della convenzione tra Comune e ditta per evitare il commissariamento da parte della Regione. Staremo a vedere. 
Addio a Jonathan Demme, il regista che con una farfalla fece trasalire il mondo.
Aprile 28
Un altro lutto per il mondo del cinema. Ci ha lasciati nella giornata di ieri presso la sua casa di New York Jonathan Demme, il genio cinematografico, "papà" di pietre miliari quali Il silenzio degli innocenti, che gli valse il Premio Oscar nel 1991 e Philadelphia. Era malato ormai da tempo, più precisamente dal 2010, quando scoprì di avere un cancro all’esofago, che lo ha lentamente consumato. Aveva 73 anni. 2 anni fa era comunque ricomparso sulle scene come membro della giuria del festival più importante d’Italia: la Mostra del Cinema di Venezia. Aveva diretto il film Dove eravamo rimasti con una protagonista d’eccezione, Meryl Streep, presentato in anteprima mondiale al Festival di Locarno. E nel momento in cui la malattia apparentemente sconfitta si è ripresentata, Demme ha trovato la forza di presentare al pubblico una retrospettiva sui film western dal titolo Saddle Up Saturdays, al Jacob Burns Film Center. Jonathan Demme nacque a New York nel Febbraio del 1944; i suoi genitori erano un albergatore e un’attrice e probabilmente proprio dalla madre ereditò l’amore per il cinema. Si affacciò nell’olimpo della celebrità portando sugli schermi la commedia Qualcosa di travolgente con Melanie Griffith e Jeff Daniels e Una vedova allegra...ma non troppo con Michelle Pfeiffer e Matthew Modine. Era regista, ma anche produttore e sceneggiatore, molto versatile, affrontava qualunque tema con delicatezza e violenza, con cognizione di causa ed estro; memorabile il famosissimo Philadelphia con Tom Hanks e Denzel Washington dove l’argomento tabù per eccellenza, l’Aids, viene mostrato al pubblico attraverso gli occhi del malato, gli stati d’animo di chi è coinvolto eticamente e la totale assenza di umanità dei potenti. Altri titoli splendidi sono Stop Making Sense, film che gira intorno al tour dei Talking Heads o la trilogia dei film-concerti dedicati al rocker, sua maestà Neil Young, intitolati: Heart of Gold, dove il cantante si esibisce al Ryman Auditorium di Nashville, mentre un pubblico adorante è intento a cantare i brani dell’album Prairie Winde e per ultimo ma non ultimo il bellissimo documentario Music Life, che traduce in immagini la poetica musicale di Enzo Avitabile. A proposito dell’artista partenopeo Demme dichiarò: «Stavo ascoltando un programma alla radio, guidando sul George Washington Bridge, a New York, e la musica di Enzo Avitabile mi ha folgorato, la mia vita è cambiata». Generi musicali differenti, diversi stili raccontati magistralmente attraverso lo sguardo di Demme e la sua cinepresa. E proprio attraverso la cinepresa che Demme catturava l’animo dei personaggi, soprattutto delle donne; ricordiamo che ad esempio ai tempi de Il silenzio degli innocenti questo regista fu in grado di elevare un ruolo femminile e renderlo interessante al pari di quello del famigerato cannibale serial killer, rivestendolo di fascino e potenza. A proposito delle donne Demme dichiarò: “Un eroe lo ammiro per quello che fa, sia che sia uomo o donna, ma immagino sia più appassionante se è una donna ad agire perché per le donne è molto più difficile ottenere qualcosa nel nostro mondo così maschile. Forse la mia fascinazione viene dal fatto che ho sempre ammirato moltissimo mia madre. Era un'alcolizzata che smise di bere quando io ero molto piccolo e poi cominciò ad aiutare altre persone con gli Alcolisti Anonimi.” Il cinema ha perso un grande artista e il mondo lo saluta con la consapevolezza che un genio di tale portata sarà difficile da reincontrare.
Il CED presenta “‘na Nuttata ‘e Microcredito” alla Sanità
Aprile 28
Venerdi 28 Aprile alle ore 20.00 avrà luogo “’na Nuttata ‘e Microcredito - Aperitivo d’arte e lavoro al Rione Sanità” presso la libreria “Adda Passa’ ‘a Nuttata”, nel cuore pulsante della Sanità. Si tratta di un evento organizzato dal CED, il Center for Economic Development and Social Change insieme alla ONLUS “Adda’ Passa’ ‘a Nuttata” e alla Parrocchia di San Severo alla Sanità, che si inserisce nel quadro più ampio della quarta edizione de “La Notte del Lavoro Narrato”, la cui missione è quella di raccontare e celebrare il lavoro come fondamento del processo d’innovazione.  La serata si articolerà in un insieme di racconti e narrazioni che si mischieranno alle voci della Sanità, piccoli commercianti e artigiani che, tra brani recitati e illustrazioni fotografiche, condivideranno le loro testimonianze. Il tutto verrà accompagnato da un aperitivo fatto di prodotti artigianali nostrani di grande qualità, forniti da “Non solo da bere – La Bottega dei Sapori” e “Pizzeria Oliva". Questi gli ingredienti di un’atmosfera che farà da sfondo al tema centrale della serata: la  presentazione del “Progetto Microcredito al Rione Sanità” reso possibile dalla collaborazione fra CED, Banca Popolare Etica, Manitese Campania, Rete Lilliputi, Rete Rione Sanità e Marco Mascagna. A moderare il dibattito intorno alla funzione del microcredito sarà il direttore del CED, Andrea Gatto, che ha già spiegato come l’istituto di sviluppo economico costituisca il motore della crescita in contesti come quello del Rione Sanità, poiché si pone come la più valida alternativa all’usura o ai tassi di interessi elevati.  
"La Terra è piatta e il Sole le gira attorno": la tesi di una dottoranda tunisina
Aprile 27
Sembra un titolo degno di Lercio; invece è pronto ad essere spedito ne "Il Lato Oscuro di Internet"! Ebbene si, non bastavano le foto di Berlusconi che allatta un agnellino, non bastava Morgan che paragona il programma Amici ad un lager nazista. A farsi strada tra le nostre news feed, ecco un'universitaria tunisina che ha scritto una tesi di dottorato sul fatto che la Terra sia piatta! In cinque anni, la studentessa ha svolto delle rigorosissime ricerche volte a suffragare la sua tesi; quella che, una volta constatata, le avrebbe permesso di vincere il dottorato presso l'Università di Sfax. Le premesse erano chiare: confutare alla radice tutti gli studi di Copernico e di Galileo. Dunque, dimostrare che la Terra non solo non avrebbe una forma sferica, ma sarebbe addirittura il Sole a girarle attorno. Come del resto, aggiunge la ragazza, è scritto nel Corano! E gli studi sarebbero passati inosservati alla facoltà di Ingegneria, se non fosse stato per il magico mondo del Web, già prontissimo a piazzare i riflettori sulla vicenda! Un'ondata di sdegno ha ben presto inondato l'Internet: al punto che il Ministero dell'Istruzione si è trovato costretto ad aprire un'inchiesta. E la ragazza, ovviamente, non ha potuto che vedere respinta la sua tesi, incriminata di mancanze di carattere scientifico ed etico. Per quanto la cosa ci faccia ridere di gusto, non possiamo che provare empatia per la dottoranda. In effetti, non sarebbe così sbagliato domandarsi se la Terra è piatta. Del resto, come sostiene il meraviglioso universo dei meme:«E' ovvio che la Terra è piatta. O come resterebbe sul dorso di una tartaruga gigante?»  
Elektra e il teatro magico al San Carlo
Aprile 22
Il sipario del San Carlo si alza sulle scene misteriose e ciniche dell'Elektra  di Grübere Kiefer, celati alchimisti di un'opera estraniante e livida già dalle prime battute. Il mondo di Elektra - musa sconosciuta, eroina selvaggia, confidente matura - è spaventoso. Il teatro, nel contrasto con il rifugio spettrale della dolce e bestiale Elektra, diventa la casa sicura del pubblico che benedice il riparo, il conforto, l'ospitalità della grande sala e delle poltrone comode. Benedice l'ordine esatto, la razionalità ferma e lucida, la catalogazione di tutte le cose: questo bello, questo brutto, questo giusto, quest'altro più che giusto, questo vero, quest'altro falso. Tutt'altro è Elektra, in contatto intimo con una realtà razionale e inconscia, reale ed irreale, gloriosa, morale e depravata. A questo si limita - la brevità gran pregio - la lettura destabilizzante di Klaus-Michael Grüber e Anselm Kiefer, inventori di un'Elektra coinvolta razionalmente nei meccanismi del suo stesso inconscio, che  si materializza scenicamente  in un castello blindato, sintesi razionalista di un teatro greco bestiale in cui i giudizi si esprimono, come del resto accade nei nostri teatri, dall'alto. Un castello, cosi ci piace definirlo, che si lascia modellare dalle luci e dalle ombre come fosse una tela di buona qualità nel momento in cui l'artista stende le prime campiture di colore. Le sue pareti sembrano inseguire progressivamente una realisticità estetica che si realizza quando la luce dolce del sole accarezza l'unico momento armonico dell'opera, il duetto di Elektra e Oreste. Per il resto il castello diventa spettro dell'inconscio di Elektra, dei suoi slanci bestiali, dei suoi sogni, la culla che ne raccoglie le vesti sudicie e l'accoglie come fosse il suo unico inquilino naturale. Elektra porta con se tutto il dolore di un'umanità congenitamente mutilata, il cui germe stesso è infetto di dolore e inquietudine. Così la partitura di Strauss ci viene offerta nella sua più cruda esemplificazione da un più che ispirato Juraj Valcuha. Si distinguono splendidamente i ruoli bipartiti: quello lirico e prezioso degli archi, coesi e riscaldati in una trama di colori brillanti, a cui si oppongono i fiati barbarici e le suggestive percussioni che insieme si alternano nella continua giustapposizione di lirismi e spasmodiche invenzioni musicali. Fosse fatta di musica e cartapesta, quest' Elektra entrerebbe di certo nell'olimpo degli allestimenti almeno Sancarliani. C'è di mezzo però anche il canto, che come d'abitudine spegne o affievolisce i successi in potenza più clamorosi. Ed è il caso di citare, primo fra tutti, il canto di Elena Pankatrova, un'Elektra vocalmente e fisicamente ben strutturata, che però stenta ad ottenere quella pienezza di suono e quella lucentezza timbrica che spesso si opacizza fuori dalla zona centrale. La complessità del fraseggio è risolta, come spesso accade, nella solita cantilena tedesca che è da imputare anche alla  bella Crisotemide di Manuela Uhl, spesso spoggiata e, appunto, cantilenante al limite della stonatura perfetta. Discorso a parte per la Clitemnestra di Renée Morloc, che concentra apprezzabilmente i suoi sforzi in una calcata presenza scenica, in cui il gesto spasmodico e tragicamente plateale supera per valore drammaturgico un buon canto. È suo il momento scenico più irresistibile, brillante dell'atto unico, lucidissimo nella sua splendida inconvenzionalità. Trascinando il suo corpo in un mantello di cartongesso, incarna un'eroina grottesca e psicotica votata all'espiazione della sua colpa crudele non solo attraverso la sottomissione alla realtà deforme del sogno, ma alla più che radicale destrutturazione del corpo, uno straccio impietrito che le è gabbia e rifugio, pateticamente impreziosito. Ottima la prova di Robert Bork, un Oreste lapideo, pervaso da un'eroicita romanza e cavalleresca esaltata da un'aura di luce incantata in cui egli si muove, di fronte alla sorella pudica. Della grandezza eroica che lo accompagna interessa la sua artificiosità, la sua spudorata e iconografica ovvietà, che sembra trasformare l'incontro dei due fratelli in una proiezione immaginaria di Elektra, infondo mai troppo autentica negli slanci verso Oreste. C'è poi il sole, che squarcia meravigliosamente la cortina del sogno e dà una cornice splendida al duetto tra i due. È qui che l'autenticità dei gesti e dei sentimenti sostituisce l'illusione di un teatro magico, dove la realtà scenica sembra invenzione irrazionale del protagonista. Applausi per tutti al termine.
Lasciati andare (alle risate) tra Servillo e Marinelli
Aprile 22
Un attempato psicoterapeuta, pigro e narcisista, vive con noia e sufficienza la sua routine quotidiana finché, convinto dalla sua ex moglie a rimettersi in forma, non assumerà una personal trainer vivace e caliente. Ecco le premesse di Lasciati andare, commedia brillante e divertente che si costruisce sul tagliente sarcasmo di un Servillo annoiato che si contrappone all’entusiasmo latino della sexy Veronica Echegui. I tempi comici sono perfetti e nel finale sale in cattedra un grandissimo Luca Marinelli, qui nei panni di un malvivente balbuziente, al quale è affidato un exploit di gag sui generis che contraddistingue questa commedia brillante, leggera e mai volgare. Servillo si conferma un sole da cui dipende la vita del film  e Marinelli, straordinario in ruoli drammatici come Non essere cattivo, si dimostra un fenomeno nella gestione dei tempi comici e per la capacità di sostenere sulle spalle la seconda parte del film. Cosa dire di Veronica Echegui? Beh, lo stile ispanico e sexy di un personaggio facile e leggero la aiuta non poco, ma siamo anni luce dai mostri sacri con i quali, per sua fortuna, si trova a condividere la scena. Anche Carla Signoris, nei panni della ex moglie e  vicina di casa del protagonista, dà il suo apporto con la sua solarità.  Il risultato di questa commedia si vede nelle risate che in sala arrivano copiose. Una commedia che fila via liscia come l’olio, ottima per divertirsi e con due protagonisti di eccezionale bravura. Da vedere.
Signori...che Napoli abbia inizio! Questa sera e domani, in scena al teatro Sanacore di San Giorgio a Cremano.
Aprile 22
Signori… che Napoli abbia inizio! È il titolo del nuovo spettacolo musicale scritto, diretto e interpretato da Genny Avolio. Il titolo, anche se personalmente rivisitato,  riprende la fatidica frase che viene pronunciata poco prima della messa in scena: “ Signori, lo spettacolo ha inizio”! proprio per evidenziare  Napoli come un grande spettacolo sotto i riflettori mondiali. Lo spettacolo, in due atti, è stato scritto pensando alla tecnica del metateatro, nota anche come teatro nel teatro, già utilizzata nell’antichità classica con Plauto, sino ad essere utilizzata nel secolo scorso da Eduardo de Filippo.  “Signori, che Napoli abbia inizio!” È una commedia musicale divertente che mira a non dimenticare le nostre radici. Infatti vengono messe in scena le canzoni, conosciute e non, più belle del repertorio napoletano, inserite in una storia di fantasia che tuttavia rispecchia uno scenario attuale: un artista alle prime armi e una Napoli bella ma messa alle strette dalle condizioni critiche che la circondano. “L’epoca in cui viviamo, è il risultato dei profondi cambiamenti registratisi a partire dal XX secolo: mi riferisco alla ”globalizzazione” che ha investito, non solo i campi della tecnologia, dell’economia e dell’imprenditoria ma anche del nostro panorama culturale, artistico e tradizionale. Ho il timore che con il passar del tempo, le future generazioni non conosceranno più nulla dei nostri usi e costumi, tanto meno del lavoro svolto dai grandi del teatro e della musica partenopea (Di Giacomo, De Filippo, Taranto, Carosone ecc.). Il mio intento è quello di guardare al futuro , ma senza perdere di vista il punto di partenza: la cultura, l’arte e tutto ciò che riguarda la nostra terra. Lo spettacolo, interpretato da giovani cantanti, attori e ballerine, vuole fare da”tramite” tra la generazione passata e quella futura, ricordando che in altri paesi le radici partenopee sono ben apprezzate”.  Genny Avolio In Scena: 22 aprile ore 21.00 23 aprile ore 18.00 Teatro Sanacore, Largo arso 39, San Giorgio a Cremano 
Il 22 e 23 Aprile ritorna DISCODAYS
Aprile 19
Il 22 e 23 Aprile torna al Palapartenope di Napoli la più importante fiera del Sud Italia dedicata alla musica, Discodays, manifestazione giunta quest'anno alla XVIII edizione. Ogni anno Discodays si svolge in due appuntamenti, ad Aprile e a Ottobre.  Discodays è ormai una delle più grandi manifestazioni, assieme a Vinilmania-che si svolge a Milano-per la diffusione della cultura della musica. All'interno dell'area espositiva saranno allestiti spazi in cui si potranno trovare vinili, Cd, rarità e memorabilia, esposti dai collezionisti e dai negozi di tutta Italia. Da anni si evidenzia un trend positivo rispetto al ritorno al vinile e grazie a questa manifestazione i cultori potranno spaziare nella scelta sia dei dischi più recenti sia di quelli che hanno segnato la storia della musica. Non solo esposizione di oggetti musicali; la fiera infatti sarà l'occasione per conoscere tanti artisti che animeranno le due giornate con workshop e musica live. Tra questi Maurizio Imparato, che in un suo intervento spiegherà come realizzare una campagna di raccolta fondi, rivolta ai musicisti e agli addetti ai lavori. La Scuola di Music Business di Portici illustrerà invece le 5 tecniche basilari per promuovere la musica online. Ci saranno anche un'esibizione di Lino Cannavacciulo, la presentazione di una selezione di tavole tratte da "Cash: I See a Darkness" di Reinhard Kleist, da parte del Comic(On)Off, Paolo Mazzucchelli presenterà il libro, "I Vestiti della Musica", un viaggio fra musica e cultura, grazie al quale si potranno ammirare le copertine più strane, maliziose o censurate. Tra le novità di quest'anno, la mostra “Una vita fra i solchi”, di Andy Simoniello: una raccolta di vinili accompagnata da tavole per narrare come la musica si leghi ai ricordi di una vita intera. La fiera aprirà Sabato alle 16:00 e sarà visitabile fino alle 22:00, mentre Domenica l'orario di apertura sarà dalle 10:00 alle 21:00. Il costo dell'ingresso singolo è di 5,00 euro a persona, mentre i minori di 18 anni potranno entrare gratuitamente.
Gianni Boncompagni: interprete ironico ed irriverente dei mutamenti della società
Aprile 18
Gianni Boncompagni si è spento, a Roma, a 84 anni. Nato ad Arezzo il 13 Maggio 1932, è stato, insieme a Renzo Arbore, colui che ha rivoluzionato il linguaggio radiofonico negli anni ’60 e ’70. Questa coppia di “discoli” apportò nell'etere una ventata di freschezza in un ambiente imbalsamato e incravattato, dove non era consono essere irriverenti, provocatori e satirici oltre ogni limite. Si rivolse sopratutto ad un pubblico di giovani, ma anche gli adulti cominciarono ad apprezzarlo e a seguirlo. La generazione del ’70 o andava a scuola con la radiolina o correva a casa, all'uscita da scuola, per sintonizzarsi sul suo programma. Rivoluzionò il linguaggio radiofonico, complice l'amico Arbore, con due trasmissioni: “Bandiera Gialla” e “Alto Gradimento”. La prima, andata in onda dal 1965 al 1970, divenne un fenomeno di costume con la scelta di brani musicali diversi dal gusto corrente, con novità discografiche italiane e straniere, provenienti sopratutto dalla Gran Bretagna e dagli USA, brani banditi dalla radio italiana e per questo sotto una bandiera gialla, simbolo di epidemia. La seconda, apparentemente senza un palinsesto che seguisse un filo logico, piena di battute e interventi demenziali, in controtendenza alle scelte musicali del momento e piena di personaggi strampalati e fantasiosi, insomma una trasmissione che diede vita alla nascita di uno stile che di lì a poco, con l'avvento delle radio private, si sarebbe diffuso. Rivoluzionario fu anche il suo modo di fare televisione dove passò nel 1977. Ma che fosse radio o TV il divertimento è sempre stato la chiave stilistica delle sue conduzioni e come conduttore e come regista. Chi altri se non lui poteva far impazzire l'Italia sul numero di fagioli presenti in un barattolo; chi altri se non lui poteva far dire alla piccola Ambra Angiolini frasi irriverenti, chi altri se non lui poteva riuscire a far diventare grandi successi mondiali canzoni da lui definite “porcate” ! Firmò anche hit musicali come “Ragazzo Triste”, portata al successo da Patty Pravo e “Il Mondo”, lanciata nel 1965 da Jimmy Fontana e da bravo disk jockey debuttò in TV con “Discoring” ed in seguito fu autore e regista di trasmissioni di successo, come “Pronto Raffaella?” “Pronto chi gioca?” e “Domenica In”, programmi che furono di conferma per Raffaella Carrà e trampolini di lancio per Enrica Bonaccorti e Marisa Laurito. Nel 1991 passò a Mediaset dove firmò i programmi “Prima Donna”, condotto da Eva Robbins e “Non è la Rai”, che fu la fucina per moltissime ragazze diventate poi famose, prima fra tutte la sopracitata Ambra, ma anche Claudia Gerini e Sabina Impacciatore.  “Casa Castagna” fu l'ultimo programma realizzato lontano da “mamma Rai”, alla quale ritornò nel 1996 per dedicarsi a programmi come “Macao”, “Macao 2”, “Crociera” e “Carràmba che fortuna”. Per onore di cronaca c'è da dire che fu anche vittima di un becero gossip, a cui non vogliamo contribuire, ma vogliamo solo ringraziarlo per aver colto e aver mostrato e a volte ridicolizzati ed esaltati, attraverso i suoi programmi, i mutamenti che avvenivano nella società.
"Iron Fist": un pugno giallo non basta
Aprile 16
Il 17 marzo è sbarcata su Netflix una serie davvero attesissima, Iron Fist, che in poche parole racconta del ritorno nel mondo occidentale del giovane Danny Rand (Finn Jones), creduto morto 15 anni prima in un incidente aereo insieme ai suoi genitori – il padre Wendell è il fondatore della Rand Enterprises, quindi sì, Danny non solo è bello ma ha anche i "big money" – mentre sorvolavano il Tibet. In realtà Danny si è salvato ed è stato allevato da monaci guerrieri presso la misteriosa K'un-Lun, che gli hanno insegnato le arti marziali, la meditazione e tante belle cose orientali, fino a sceglierlo per divenire il nuovo Iron Fist, cioè un guerriero portatore di un potere che gli permette di rendere il suo pugno fortissimo e indistruttibile e, soprattutto, giallo! La sfida di Danny, però, è soprattutto spirituale: ritornare a New York dopo 15 anni in un monastero significa doversi inserire in un mondo totalmente diverso, con tutti gli ostacoli che ciò comporta. Il non essere riconosciuto neanche dai suoi amici d'infanzia, Joy e Ward Meachum (rispettivamente Jessica Stroup e Tom Pelphrey) – figli del socio di Wendell, Harold (David Wenham, il fratello di Boromir ne Il signore degli anelli), anch'egli creduto morto anni prima per un cancro e invece vivo e vegeto, ma segregato in casa – e il non poter riprendere il proprio posto nella società è solo la punta dell'iceberg.   [SPOILER ALERT]   Ve lo dico subito: la serie non ha convinto, nonostante le prime puntate avessero del potenziale. La storia di Danny è alternativa, il giovane Iron Fist è un supereroe diverso: è un ragazzo che per ben 15 anni si è fatto un sederino così – e certe inquadrature gli rendono molta giustizia, sappiatelo amiche – per imparare a menare le mani in modo splendido, come dimostrano le scene di combattimento coreografate alla perfezione, anche se si fanno un po' attendere. Il suo è un dramma tutto interiore: lotta per reinserirsi in una società diversa, dove il rispetto e la rigida gerarchia del monastero sono sostituite dall'inganno e dalla falsità. Proprio le persone più care e vicine a Danny mostrano tutte le incongruenze di questo mondo: Joy ci appare compassionevole all'inizio, ma in realtà è fredda e spietata. A lei si preferisce Ward, che invece all'inizio sembra freddo e spietato, ma poi mostra tutta una fragilità che rivela una fondamentale bontà d'animo. Credo che, se non è già impazzito, lo farà presto e magari sarebbe bello vederlo come villain. Ward is the new Loki. Per non parlare di Colleen Wing (Jessica Henwick), la maestra di arti marziali di cui Danny si innamora, ma che lo tradisce; la possiamo in parte giustificare, in quanto ha subito un lavaggio del cervello dalla Mano, organizzazione criminale che sembra la versione zen dell'HYDRA.     Uno dei problemi di Iron Fist è proprio il fatto che non vi è un nemico nuovo. Abbiamo di nuovo a che fare con la Mano e, soprattutto, con Madame Gao, che, per quanto possa essere un personaggio strutturato benissimo, abbiamo già visto e non dovrebbe essere compito suo rendere la serie interessante, come invece accade. Tuttavia, il problema principale credo risieda proprio in Danny. Non parlo dell'interpretazione di Finn Jones, che è di buonissimo livello. Danny, di episodio in episodio, perde la serenità buddista acquisita nel monastero poiché entra in contatto con tutte le brutture del mondo reale. Solo che, se fosse napoletano, potrebbe benissimo sostituirsi a Genny Savastano nel dire «Aggio reagit' mal'.» Danny, a mio modestissimo parere, si trasforma sempre più in un bambino capriccioso, che non sa fare altro che piangere o arrabbiarsi e agire d'impulso, cosa che un supereroe dovrebbe evitare, non fosse che per porsi come esempio per gli altri. Per come stanno le cose, sembra che il Danny televisivo non avrà un destino diverso da quello del fumetto, ovvero quello di buon comprimario – lo vedremo infatti al fianco degli altri 3 supereroi Marvel/Netflix in The Defenders – ma non credo che riuscirà a stare in piedi da solo. Magari verrò smentita e – solo in questo caso – sarà un piacere.  

'Feisbuc-un mare di amici'

Domenica, 13 Maggio 2012 07:37
  

Recenti studi sostengono che l’utilizzo di Facebook aumenti l’autostima, altri esperti, invece, sposano una tesi diametralmente opposta. La verità, come spesso accade, è a metà strada: il mezzo di comunicazione più utilizzato dai giovani d’oggi può essere un grande strumento di scambio di idee ed opinioni a distanza o una gabbia che crea dipendenza e rende schiavi, tutto dipende dall’uso che se ne fa.

“Feisbuc- un mare di amici”, lo spettacolo di Giuseppe Celentano, allestito dal teatro Diana per le scuole nella stagione 2011-2012, ha il pregio di mettere in guardia gli spettatori da uno strumento tanto complesso senza mai giudicarlo. La scena sembra quasi uno specchio della platea: sullo sfondo una pagina che richiama proprio il noto social network ideato da Zukenberg con tante vite che transitano come satelliti intorno ai propri computer. Ragazzi soli ma con tanta voglia di comunicare, a loro modo: chattano, si taggano, condividono frasi, dando di sé un’immagine spesso artefatta, nel tentativo di accettarsi.

C’è Luca (Yuri Napoli), il soldato che manda le sue foto dall’Afghanistan e, attraverso le sue ‘imprese’, si sente un eroe, Lisa (Viviana Cangiano) e Stefania (Lorena Leone) con disturbi alimentari opposti che si scoprono più vicine di quanto pensassero, Oreste (Carlo Liccardo) che deve fare i conti con la propria sessualità ed i pregiudizi altrui e ci sono Barbara (Anna Capasso) e Carmen (Angela Rosa D’Auria) che cercano di capire fino a che punto ci si possa spingere per ‘diventare qualcuno’ in televisione e Amerigo (Diego Sommaripa), il bullo della situazione. Ragazzi, adolescenti forse ancora minorenni alle prese con i problemi della crescita, ma anche adulti come il portiere Pasquale (Rosario Verde), tentato da una possibile quanto rischiosa, conoscenza online o Sandra (Gabriella Cerino) ed il suo vecchio amico (Peppe Celentano) , compagni di liceo che si ritrovano dopo trent’anni o ancora Megamind (Ciro Pellegrino), canuto gestore di una discoteca che si crede ancora un ragazzino. Ognuno di loro ne fa l’uso che più rispecchia se stesso, indossa la sua maschera e recita la sua parte nel mondo virtuale.

Attraverso le situazioni più varie lo spettacolo riesce a parlare, anche con canzoni ottimamente interpretate dagli stessi attori, al suo pubblico: temi come l’omosessualità, i disturbi alimentari, il non accettarsi, il voler apparire perfetti a tutti i costi sono affrontati in modo leggero ed efficace. Colpisce soprattutto il registro linguistico, studiato per essere quello che i ragazzi utilizzano effettivamente sui social network.

Esiste un gruppo proprio su Facebook, “Feisbuc-un mare di amici”, dove si palesa maggiormente la risposta di coloro a cui lo spettacolo è dedicato: ragazzi entusiasti che vogliono capire e cercano se stessi ed il loro mondo.

Se siete interessati ad approfondire ulteriormente questo intricato tema, il nuovo numero della rivista MyGeneration si occupa dei social network.

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Emma Di Lorenzo

I leave to others the conviction of being the best, for me I want the certainty that in life you can always improve.

 Marilyn Monroe

 

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