Ma perchè?! - Cose strane nei film americani

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Hiroshima: si potrebbe imparare dal passato ma...

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Sting & Shaggy incantano Napoli

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Jorit the Facestar

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Ma perchè?! - Cose strane nei film americani
Agosto 07
Cosa c’è di più bello, dopo una giornata di studio/lavoro, palestra/sport e seccature varie, di mettersi il pigiama, stravaccarsi sul letto o sul divano con la grazia di un ippopotamo e guardare un bel film? Forse solo vincere la lotteria. Tuttavia, se sapessi come si vince la lotteria non sarei qui, ma avrei già acquistato un atollo sperduto, perciò parliamo dei film. Parliamo un po’ di tutti i film americani, in cui se ci avete fatto caso accadono cose un po’ strane, che nella vita vera ci sogneremmo di fare e che, quando le vedo sullo schermo, mi fanno innervosire. Avete notato che quando due tizi, nei film, devono concludere una telefonata, non si salutano mai? Come fanno a capire entrambi che la conversazione è finita? E se l’altro aveva altre cose da dire? Deve ritelefonare? Strano. Affine a questa stranezza ce n’è un’altra. Quando due personaggi devono darsi un appuntamento (che sia di lavoro, per amicizia, romantico non importa) non specificano mai l’ora, il luogo, il giorno. Mai! Eppure magicamente sono entrambi lì, lo stesso giorno, alla stessa ora, nello stesso luogo. Senza che uno dei due si sia accampato per giorno ad aspettare l’altro. “Ok, ci vediamo lì.” DOVE? QUANDO? Perché fate così? Abbiamo parlato di appuntamenti, perciò passiamo alla sfera romantica. Nei film gli incontri romantici sono sempre dei più fantasiosi, da sogno, ma anche assurdi. Innanzitutto l’amore della propria vita si incontra sempre magicamente andandogli a sbattere contro mentre si gira un angolo. Lì, mentre si raccolgono i documenti d’ufficio di lui e i trucchi e i pasticcini glitterati caduti dalla borsa di lei (mai che uscissero assorbenti, fazzoletti sporchi o simili vergogne), scatta il colpo di fulmine. È quindi ovvio e scontato che i due trascorrano circa 72 ore insieme in una romantica fuga, senza avvisare famiglie, amici e datori di lavoro della propria continuata esistenza e senza perdere il posto. Ovvio. Appuntamenti, lui e lei. Parliamo di lei. Le donne nei film sono sempre magicamente pronte e bellissime per questi appuntamenti improvvisati e miracolosi. Mai che avessero i peli o il ciclo. Com’è possibile? C’è una qualche droga che dona questi benefici o hanno venduto l’anima al diavolo? Dopo il matrimonio da sogno tra questi due, nasceranno dei figli. Parliamo ora dei figli e dei ragazzi. Nei film americani gli adolescenti fanno di tutto: risolvono crimini, hanno a loro volta figli, girano per il mondo, svolgono missioni segrete, hanno più di un lavoro e spesso si tratta di cose impegnative (Joey Potter di Dawson’s Creek gestiva ristoranti e bed and breakfasts come se niente fosse) e in più sono sempre pronti per risolvere profondi problemi familiari che Freud levate proprio. Mai che aprissero un libro per studiare. Eppure, per pura stregoneria, alla fine dell’anno, nel giorno della consegna del diploma, sono sempre i migliori dell’istituto, hanno i voti più alti e hanno l’onore di tenere il discorso davanti a tutti gli altri studenti. Un'altra stranissima abitudine la rivelano quando i ragazzi si riuniscono per la serata film. Ordinano la pizza. Una pizza per dieci persone. La aprono, danno un morso e poi succede sempre qualcosa che non fa finire la cena. Sempre? E la pizza si butta?!? Spreconi! Sarà quel latte bevuto dalla bottiglia di detersivo che rende così strani questi americani? Chissà.
Hiroshima: si potrebbe imparare dal passato ma...
Agosto 06
La storia, come affermava Braudel, non è un semplice racconto di eventi, ma una materia su cui riflettere per capire il presente e il futuro. Non a caso, Orwell nel suo 1984, scrive: “Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato”. La storia è usata proprio dall'élite dominante per legittimare il proprio operato e per convincerci che qualunque provvedimento preso nel passato o nel presente è scaturito da decisioni necessarie affinché si evitassero mali peggiori.    Il 6 Agosto del 1945, nella tranquilla Hiroroshima, era una mattina come tante, il sole splendeva e il cielo era terso; gli adulti erano già al lavoro e i bambini si stavano recando a scuola. Tutto procedeva normalmente nonostante il Giappone stesse subendo pesanti bombardamenti a seguito dell'attacco di Pearl Harbor. Nessuno si aspettava la visita di Little Boy, una bomba così devastante che rase al suolo la città provocando più di centomila morti. Quelli che sopravvissero al bombardamento furono soprannominati Hibakusha, persone che oltre al danno subirono anche discriminazioni di ogni genere.   E se Little Boy fu lanciata, come affermavano le alte cariche statunitensi, per porre fine alla guerra, crimine ancora più nefando fu quello attuato a Nagasaki, poiché l'isola di Kyūshū fu scelta per sperimentare la bomba al plutonio e per dimostrare alle altre potenze, sopratutto all'Unione Sovietica, la supremazia tecnologico-militare degli USA.   Le due bombe furono le ultime della II guerra mondiale, ma possiamo considerarle le prime della guerra fredda, periodo in cui due blocchi continentali controllavano le sorti del mondo utilizzando “lo spauracchio” delle armi atomiche come deterrente, ed anche se è vero che dal '45 non si è più ricorso a bombe atomiche, l'equilibrio del terrore non ha impedito la proliferazione di arsenali atomici sempre più potenti, in varie parti del mondo.   Addirittura dopo il disfacimento dell'URSS e sopratutto dopo l'11 Settembre gli arsenali nucleari si sono arricchiti di bombe di nuova generazione, più maneggevoli e più facili da utilizzare. La storia potrebbe insegnare a non ricadere negli stessi errori, a non credere che il fine giustifichi i mezzi, ma purtroppo non è così. L'odierno scenario mondiale è infatti più caotico ed instabile: la minaccia nucleare grava sull'umanità oggi più che mai perché gli interessi economico-politici degli Stati prevalgono sugli interessi dell'umanità.   la foto dell'articolo è stata presa da qui
Sting & Shaggy incantano Napoli
Agosto 01
All'ETES-Arena Flegrea si è conclusa la seconda edizione di Noisy Naples Fest con la presenza di uno dei più amati artisti internazionali.  Compositore, autore, attore, filantropo e attivista: Sting. Nato artisticamente con i Police, band da lui formata insieme a Stewart Copeland e Andy Summers, ha poi continuato la carriera solista vincendo ben 10 Grammy Awards, 2 Brit Awards, 1 Golden Globe, 1 Emmy Awards e 4 nomination agli Oscar. Ad Aprile, assieme al rapper Shaggy, ha pubblicato 44/876 (i prefissi telefonici delle loro nazioni), un disco "sorprendente" scandito da ritmi giamaicani, che ha accompagnato i due artisti anglofoni nel loro tour europeo.Si sono esibiti anche nella nostra penisola, da Nord a Sud, toccando prima di Napoli Cagliari, Roma e Verona. Sting non si esibiva live a Napoli da 12 anni, da quella sera a piazza Pebliscito in cui il pubblico partenopeo lo accolse calorosamente in una piazza gremita, ed anche in questo concerto Sting ha dominato la serata. Gli applausi per lui non finivano mai e le 6000 persone presenti non sono rimasti delusi dalla performance del cantante inglese, anzi, pieni di entusiasmo hanno intonato all'unisono le sue canzoni. Sting & Shaggy si sono esibiti sul palco in coppia e singolarmente, proponendo ai fans sia brani del nuovo album sia alcune delle loro popolari Hits come Every Breath You Take, introdotta dal bassista con O'sole mio. Né sono mancati siparietti simpatici in cui Sting si è vestito da imputato e Shaggy da giudice.Il duo è stato accompagnato dalla band di Sting formata da Dominc Miller e Rufus Miller (chitarre), Josh Freese (batteria), e dai musicisti di Shaggy Monique Musique e Gene Noble (coriste) e Kevon Webster (tastiera).   La scaletta del tour: Englishman in New York44/876Morning is comingEvery little thing she does is magicOh Carolina / We'll be togetherIf you can't find loveLove is the seventh waveMessage in a bottleFields of GoldWaiting for the break of dayGotta get back my babyIf you love somebody set them freeDon't make me waitAngelDreaming in the U.S.A.Crooked treeShape of my heartWalking on the moonSo lonelyStrength of a womanHey sexy ladyRoxanne / Boombastic(bis)Desert roseIt wasn't meEvery breath you takeFragile     foto presa dalla Pagina Ufficiale Facebook di Sting  e da : https://it.wikipedia.org/wiki/Sting#/media/File:Sting_ThePolice_2007.jpg  
Jorit the Facestar
Luglio 30
    E’ tornato in libertà Jorit Agoch. La facestar olandese-partenopea era stata arrestata  mentre lavorava  insieme ad altri due ragazzi, un italiano Salvatore Tukios e un palestinese al ritratto di  Ahmed Tamimi, l’attivista palestinese di appena 17 anni che 8 mesi fa ha  schiaffeggiato un soldato dell’ FDI (forze di difesa israeliana), per essersi introdotto illecitamente e con la forza in casa sua . Gli street artist si trovavano a Betlemme nella zona della Barriera di difesa quando sono stati tratti in arresto con l’accusa era di aver “danneggiato e imbrattato” la parete, chiamata dai locali “il muro della vergogna”, divide la Cisgiordania dai territori occupati dalle forze israeliane. Sembra strano pensare che sia stata imbrattata  dal momento in cui la parete in questione è ricoperta da murales, lo stesso Banksy due anni fa raffigurò una sua opera e per di più aprì un albergo proprio all’ombra di quella parete, cos’ha lo sguardo di un’adolescente che ha solo difeso la propria casa e la propria famiglia di cosi offensivo o pericoloso? Israele forse un giorno lo spieghera al mondo. Intanto Jorit e gli altri due ragazzi hanno riottenuto la libertà, dopo che l’ambasciata italiana e la Farnesina si sono messi all’opera ma anche il comune di Quarto si è mobilitato con un corteo per richiederne il rilascio e Napoli organizzando un sit-in di solidarietà in piazza municipio, dove ha partecipato anche il papà dell’ artista, che ha dichiarato : “Arrestato come un criminale, aiutatemi a farlo tornare in libertà”.   La notizia della liberazione è stata diffusa e confermata proprio dalla Farnesina che ha rassicurato anche circa le sorti della ragazza liberata ieri e che ormai è divenuta il simbolo della lotta palestinese. Ahmed reclusa insieme alla madre e alle altre donne che hanno portato avanti le proteste, ha rilasciato una dichiarazione proprio di fronte alla casa di una vittima dell FDI «Le altre prigioniere sono forti, ringrazio chi mi ha sostenuto mentre io stessa ero incarcerata. La resistenza continuerà finché l’occupazione non sarà stata rimossa».     La notizia dell’arresto di Jorit e gli altri due ragazzi era stata diffusa proprio dall’artista che con un appello su facebook ha fatto subito circolare l’informazione, il post che ritrae di spalle un soldato recita : “We are in arrest in betlemme from israeli army Who can help us please do it” ( siamo in arresto a Betlemme da parte delle forze armate israeliane, chi può aiutarci, per favore lo faccia). Sul profilo instagram invece è comparsa un’ immagine ben più rassicurante, uno sfondo nero dove campeggia la scritta “Free thank all of you”. (Liberi, grazie a tutti voi) nella descrizione un ringraziamento speciale al legale che li ha seguiti “Special thank Azmi Masalha advocate!” e un hastag a favore di un popolo oppresso #freepalestine   La prima dichiarazione dopo la scarcerazione è stata: «Sto bene, un po’ di paura c’è stata ma in fondo non è stata questa esperienza così segnante. Lo rifarei, perché va denunciato quanto accade quotidianamente nei territori occupati da Israele che sta spezzettando la Cisgiordania per impedire la nascita dello Stato di Palestina. Il mio era un modo per far conoscere il più possibile la realtà delle cose. Mentre noi occidentali siamo stati sì arrestati ma poi liberati, ogni giorno in Palestina continuano a morire persone e quanto accade agli arabi di quei posti è qualcosa di indicibile».
Qualcuno ci osserva mentre scriviamo: la Madre, il Maestro, Shakespeare e Dio
Luglio 29
«A volte crediamo di sapere cosa ci serve ma non è così. Ascoltami, Nabel: non devi cedere alle lusinghe della tua età e della tua insicurezza. Solo tu puoi farti sentire bella o brutta, insignificante o importante. L’amore non serve a questo, anzi, viene dopo di questo, è tutto ciò che avanza del tuo amore per te.»       Per Nabel la scoperta dell’amore per se stessa inizia il giorno in cui conosce Hector, un fratello di cui non era mai stata messa al corrente e con cui condivide un padre distante da entrambi, fisicamente ed emotivamente: il professore Lucrezio Minenti. Luminare della fisica, sempre in giro per il mondo tra convegni e nuove ricerche, Minenti è artefice di una serie di esperimenti tra cui, si sospetta, quelli che riguardano l’invenzione di una prodigiosa Macchina del Tempo.   A partire dal loro primo incontro, le vite di Nabel e Hector sono destinate a intrecciarsi: i due fratelli decidono di non perdersi mai di vista e si rincorrono tra l’Italia e l’Inghilterra. Nel primo paese Nabel trascorre la sua vita con mezzo padre, una madre algida e una sorella con le idee più chiare di lei. Ha l’ambizione della scrittura, ma finisce sempre per cancellare tutto. A Londra, invece, Hector espone la sua opera d’arte alla Tate e si prepara a una collaborazione con Tim Burton.   Una storia di intrecci spaziali e temporali, attraverso l’Europa e attraverso il tempo, alla ricerca di una verità che la famiglia Minenti tiene ben nascosta sotto il tappeto. Il romanzo di Giulia Bracco, La Madre, il Maestro, Shakespeare e Dio (Caffèorchidea Editore, 2018), entra a pieno titolo nella classifica delle nuove uscite tutte da scoprire.             link immagini:  https://www.sololibri.net/local/cache-vignettes/L252xH360/arton149193-2f1b0.jpg?1527506159 http://www.caffeorchidea.it/wp-content/uploads/2017/03/caffe_lamadre_header.png      
F8: Gli obbiettivi di Zuckerberg dopo Cambridge Analytica
Luglio 28
L'aria di primavera porta con se la stagione degli amori è e anche all'F8, la kermesse aziendale di Facebook che si è tenuta a San José i primi due giorni di maggio, se ne sono accorti. In occasione dell'apertura dell'evento dedicato all'innovazione del social network più famoso, Mark Zuckerberg , fra le altre cose, ha presentato Dating. Nello specifico si tratta di una piattaforma che ha la funzione di creare "relazioni durature".   Il CEO del colosso californiano ha spiegato che per accedere al servizio bisognerà creare un profilo ad hoc e che i match avverranno fra profili che non sono già amici su Facebook. Le conversazioni avverranno su una chat esclusiva e parallela a quella di Messanger. È in questo modo che Mark Zuckerberg, forte dei suoi 2.2 miliardi di utenti attivi, si propone come primo competitor nel settore di Match Group, l'azienda che detiene Tinder e Ok Cupid.   Resta da capire in che misura la piattaforma ideata dai cervelloni di San José possa differenziarsi da quelle preesistenti, o se finisca per rivelarsi perfettamente sovrapponibile ad esse. L'intervento del CEO di Facebook non si è limitato di certo alle storie d'amore. Al centro dell'agenda non poteva non esserci il tema della privacy e dell'uso improprio da parte degli utenti dei dati altrui. In tal senso Zuckerberg aveva già fatto mea culpa in occasione delle audizioni dinnanzi al Congresso, in ordine allo scandalo relativo a Cambridge Analytica, una società di consulenza politica che ha raccolto milioni di dati personali per somministrare messaggi propagandistici mirati ai singoli utenti.   La mancanza di controllo relativa al "microtargeting" è stato l'obbiettivo primario che Zuckerberg si è proposto di raggiungere. A tal proposito è stato presentata "Clear history" una funzione in fase di progettazione che permetterà agli utenti di purificare il profilo. Il CEO di Facebook ha presentato questo progetto attraverso un post che spiega come «sarete in grado di vedere le informazioni riguardo alle app e ai siti web con cui avete interagito attraverso il vostro account e di cancellarle. Inoltre, potrete anche scegliere di disabilitare la collezione di questi dati attraverso il vostro profilo. Per essere chiari, la decisione di cancellare i cookie dal browser, può peggiorare parti dell'esperienza che avete online. Lo stesso accadrà in questo caso. Ma avrete la possibilità di scegliere». Si tratterebbe di una innovazione di provvidenziale importanza in un momento in cui l'equilibrio fra condivisione e privacy sembra essere la vera sfida dell' era social. Informare gli utenti in modo adeguato circa i pro e i contro, dando loro la possibilità di scegliere con consapevolezza potrebbe essere la soluzione.         Foto presa dal sito www.flickr.com
ESPERIENZA UNICA: ECLISSI LUNARE DEL SECOLO IN BARCA A MARECHIARO
Luglio 28
Nella vita ci sono serate importanti, quelle che ricorderai per sempre per il loro valore, ma ci sono anche serate speciali, quelle che ricorderai perché ti hanno toccato il cuore. Ieri, venerdì 27 luglio, l'associazione culturale “Sii turista della tua città” ha organizzato un tour di un'ora e mezza in barca attraverso i gioielli del golfo di Napoli, in collaborazione con i famosi barcaioli di Marechiaro, per ammirare l'eclissi lunare più lunga del secolo. Il costo dell'escursione è stato di 12 euro a persona, aggiungendo 5 euro (facoltativo) per un'impepata di cozze e un bicchiere di vino. Erano previsti 5 turni: 20, 20.30, 21, 21.30, 23.30. L'evento ha riscosso notevole successo, date le 600 prenotazioni e la suggestiva organizzazione. Una volta arrivati all'appuntamento al ristorante “Cicciotto”, dopo aver atteso il nostro turno con pazienza, dato il ritardo, siamo saliti sulla barca e lì è iniziata la magia. Immersi nel mare, ammirando la luna e le sue sfumature. Immersi nell'anima di questa città, passando per Villa Imperiale, Villa Fattorusso (complesso Rocce Verdi), Villa Rosebery, Villa Volpicelli (sede delle riprese della fiction “Un posto al sole “), per arrivare alla spiaggetta di Villa Lauro. Una volta arrivati abbiamo potuto ammirare un capolavoro, sconosciuto ai più, tra bellezza e storia. Villa Rocca Matilde, meglio nota come Villa Lauro perché l'ultimo proprietario fu l'armatore Achille Lauro, sorge sui resti del palazzo seicentesco di Orazio D'Acunto. La prima proprietaria fu l'inglese Luisa Dillon che acquisì la proprietà del terreno nel 1842 e diede alla villa il nome della sua prima figlia, Matilde. Furono eseguiti successivamente dei lavori che hanno dato l'aspetto attuale alla villa, che ospitò nel marzo del 1882 Giuseppe Garibaldi. Dopo il fallimento della gestione Lauro, la villa è stata sede degli studi di Canale 21, delle prime riprese di “Un posto al sole” e per anni location di cerimonie ed eventi fino a restare completamente abbandonata. Incamminandosi per gli scogli, passando sotto degli archi si arriva dall'altra parte della villa da cui si intravede la terrazza. Il panorama é mozzafiato e la luna sembra sempre più vicina. Per concludere in bellezza, cozze e vino distribuiti sulla spiaggia. I più coraggiosi hanno fatto il bagno per godersi al massimo l'atmosfera al chiaro di luna. Un'esperienza unica, grazie all'ingegno e la passione dei ragazzi di “Sii turista della tua città” e grazie alla nostra città che non finisce mai di stupirci e che merita di essere rispettata per lo spettacolo che riesce a regalarci ogni volta. Una serata che tutti porteranno nel cuore e che ci fa dire ancora una volta “ essere napoletano è meraviglioso!”.    
Riapre l’Edenlandia ed è subito profumo di graffa!
Luglio 26
Che cos'è l'Edenlandia? Se lo chiedete a chi è cresciuto fuori dalla Campania vi dirà: "Ne ho sentito parlare". Se lo chiedete a un napoletano vi risponderà: "È profumo di graffa"! È con quello stesso profumo che il parco attrazioni partenopeo ha riaperto le sue porte nella serata di ieri, 25 luglio. Più di cinquemila napoletani accorsi per ritrovare quel luogo magico dell'infanzia. Una serata carica di emozioni, ricordi e novità. Una nuova gestione, nuove attrazioni e nuove graffe: stavolta affidate a Casa Infante, un altro marchio di garanzia per i napoletani. Delle ventotto giostre totali, una buona parte sono già utilizzabili, mentre le più vecchie richiederanno tempi più lunghi per la riapertura. Uno staff di eccellenza accompagnerà in questa grande avventura Gianluca Vorzillo, amministratore unico, a cui va riconosciuto il merito di essere riuscito do ve in tanti, da anni, hanno sempre fallito. Al nuovo Edenlandia si accede con l'acquisto di una tessera, la Edencard, disponibile nelle biglietterie al costo di tre euro (di cui uno è il costo effettivo della tessera e due si ricaricano di volta in volta). Si tratta di una cifra simbolica, di cui il 10% andrà alla Fondazione Santobono-Pausillipon e un altro 5% ad Unicef. Per accedere alle attrazioni occorrerà di volta in volta ricaricare la carta in base al costo della singola giostra (da 2 a 4 €). Si potrà usufruire del nuovo parco dalle ore 9 alle 22 dal lunedì al venerdì, mentre il sabato e la domenica resterà aperto fino a mezzanotte.
Nascita e sviluppo dei campionamenti musicali
Luglio 21
Ascoltando canzoni, per radio o attraverso qualsiasi altro supporto, può capitare di sentire rumori strani, suoni particolari o spezzoni di melodie note. Sappiamo bene che tutto ciò è opera della tecnologia moderna che permette, in corso d'opera, “diavolerie” impensabili fino a pochi anni fa.   All'inizio del secolo scorso, chi voleva riprodurre riff o strumenti caratteristici doveva riprodurli dal vivo. Ma l'invenzione dei registratori multitraccia ha facilitato la vita ai musicisti e agli ingegneri del suono, perché finalmente si sono resi disponibili librerie con suoni e rumori  sovrapponibili a qualunque brano. Nacquero così i campionamenti musicali a cui dai rumori di strada, versi di uccelli, suoni di campane e così via si aggiunsero cori, marce e melodie standard di orchestre o di singoli strumenti.   Tutto divenne riproducibile dal vivo con supporti come il Chamberlin e il Mellotron, veri e propri congegni elettro-meccanici, i quali permettevano di richiamare i campionamenti incisi su nastro, pigiando anche un solo dito sulle loro tastiere (demo).   Negli anni '60, davanti a questi nuovi giocattoli (così venivano chiamati), i puristi storcevano il naso perché si rendeva superfluo l'ingaggio di musicisti esterni. Ma ben presto si aprirono le porte ai sintetizzatori. Nascevano le tastiere monofoniche. La prima a scendere in campo fu il Moog che, grazie ad oscillatori e moduli, permetteva di creare suoni nuovi alternando anche la loro frequenza girando  semplici manovelle.   Con lo sviluppo tecnologico si è arrivati non solo a polifonie complete, ma a strumenti meno ingombranti e sopratutto meno costosi, come le tastiere attuali che, grazie a rom esterne, possono aumentare la gamma di suoni offerti. Con internet i campionamenti sono alla portata di tutti. Senza tastiere, ma con un semplice computer chiunque può registrare una traccia, senza bisogno di andare in sala di incisione, richiamando intere librerie o di loops. Foto principale presa da: https://www.pexels.com/photo/audio-business-computer-connection-265672/  Foto Moog presa da:  http://www.hakenaudio.com/Continuum/examplesmsmoogmo.html  
Dasvidanyia, Mondiali!
Luglio 16
  E anche questo Mondiale è finito. Sembrava ieri che la Svezia ci ha buttati fuori e invece già siamo al 16 luglio! Come tradizione, cerchiamo di parlarne in maniera sistematica e precisa, cominciando dalla "A" dell'   Argentina, non tanto per quanto fatto vedere in campo (?), ma per il bellissimo spot con Ruggeri protagonista. L'avete visto? No? Beh, eccolo qui:       Peccato che forse, il contratto non sia stato onorato in questa occasione e l'albiceleste "ammirata" in Russia sia stata tra le più scarse di sempre. Ma non è stata comunque la cosa peggiore del Mondiale, soprattutto se consideriamo il finto   buonismo della FIFA, che ha ordinato di non riprendere le tifose belle in tribuna per la Finale. Sul serio? Ci sarebbe tanto da dire, ma limitiamoci a linkare l'ottimo articolo di "AC" Annachiara Giordano (fate clic qui) e a dire che questa cosa, parafrasando Fantozzi è "una boiata pazzesca"!   Torniamo a parlare ci calcio e più precisamente del   catenaccio dell'Iran. Critica? Assolutamente no. Quando sei nel girone con una delle squadre più forti del mondo e con quella di un alieno non hai scelta. Se attacchi ne prendi 5, se ti chiudi – con una difesa organizzatissima, non a cazzo di cane – magari riesci anche a portare a casa il risultato. Fatto sta che i ragazzi iraniani hanno davvero dato il massimo e più o meno tutto il mondo (tranne gli USA, forse) ha sperato che si qualificassero nell'ultima partita. Così come tutti abbiamo sperato che passassero i senegalesi che con le loro   danze hanno conquistato sicuramente le simpatie di tutti. Eppure, questo sarà un Mondiale da dimenticare per tutte le nazionali del Continente Nero, nessuna delle quali è riuscita a passare alla fase a eliminazione diretta. Russia 2018 sarà inoltre ricordato per i vari   errori imbarazzanti da parte dei portieri, non ultimo quello di Lloris ieri pomeriggio, se non fosse avvenuto sul 4-1 avrebbe potuto cambiare il risultato del match e chissà se la   Francia si sarebbe comunque laureata Campione del Mondo di nuovo a distanza di 20 anni? Chissà... Fatto sta che ben pochi ieri avranno fatto il tifo per i Transalpini, e, a proposito di schadenfreude...   «Gott in Himmel!» avranno esclamato in Germania dopo l'incredibile eliminazione alla fase a gironi. La maledizione continua: chi vince, poi non arriva agli ottavi. Successe a noi e anche alla Spagna allenato quest'anno da   Hierro, trovatosi lì quasi per caso dopo l'esonero di Lopetegui e buttato fuori dalla Russia neanche troppo a sorpresa. Peccato che al buon Fernando non abbiano dato fiducia e abbiano deciso di puntare su Luis Enrique, ma si sa che i flop si pagano cari. E Restando in tema, per fortuna anche l'   ISIS che aveva promesso di portare il terrore a un livello successivo, non ha fatto nulla, per merito delle imponenti misure di sicurezza dispiegate da Mosca. Bel lavoro, compagni! Questo complimento non si può proprio fare a   Jorge Sampaoli, il pittoresco CT dell'Argentina che ricorderemo per il look non propriamente sobrio e per l'aver chiesto a Messi il "permesso" di far entrare Aguero! Anche la "Pulce" però ha poco da stare allegro, avendo chiuso la rassegna con una sola marcatura, a differenza di   Kane che, coi suoi 6 gol, si è laureato capocannoniere. Certo, l'Inghilterra ha un po' deluso alla fine, ma le basi sono state gettate per fare bene già ai prossimi Europei, così come per il Belgio che con   Lukaku e gli altri ha centrato uno storico terzo posto e ha fatto intravedere il più bel gioco del torneo. Sono 4 le segnature (più un assist) del venticinquenne attaccante, che magari potrebbe trovarsi coinvolto nel grandissimo giro delle punte al quale assisteremo quest'anno. Già, il   mercato: al di là dei propositi di metà giugno di lasciarlo fuori dal presente articolo, come fare quando un certo Cristiano Ronaldo non solo lascia il Real Madrid ma ma, addirittura, viene in Italia? Non solo il suo avvento rende virtualmente inutili le prossime due Serie A, ma crea anche un caos di dimensioni planetarie a livello di punte? Dove va Higuaìn? Al Chelsea? Al Milan? Chi prende il Real Madrid? Icardi? Mbappé? E Griezmann? Cavani torna a Napoli? Una cosa è certa: sarà un mercato appassionante, così come lo sarà la storia del portiere dell'Islanda Halldorsson – di professione regista – che racconterà ai suoi   nipoti di quella volta in cui parò un rigore a Leo Messi! Cosa che non potrà fare Buffon che ha però scoperto che (come insegna Lisa Simpson) "crisi" in cinese si scrive con lo stesso carattere di   "opportunità": non ti sei qualificato per i Mondiali? Pazienza! Puoi comunque girare una fracca di pubblicità! Dite la verità: in quanti spot lo avete visto? Ma torniamo alla nostra amata Argentina con la   pantomima messa in scena da Maradona in tribuna: gestacci, malori e chi più ne ha più ne metta! Ma come si fa ad avercela con Dieguito? Impossibile! Chi invece non risulta per nulla simpatico con le sue sceneggiate è Neymar. Fortissimo, per carità, ma il modo in cui si contorceva come nemmeno Shawn Michaels contro Hulk Hogan a Summerslam 2005 è stato la cosa più irritante del Mondiale. Speriamo che in   Qatar tra 4 anni impari ad essere meno melodrammatico. Rimaniamo comunque sul futuro: la rassegna del 2022 sarà l'ultima a 32 squadre e la prima a tenersi a novembre-dicembre. Poi, dal 2026, in Canada, Messico e Stati Uniti, arriveranno le novità. Speriamo che almeno gli shootouts non sostituiscano i   rigori che rimangono una dei momenti più emozionanti di sempre, come nel match tra Croazia e Danimarca in cui Schmeichel e Subasic hanno davvero fatto la parte del leone, in un contesto altamente drammatico, come l'immagine del volto rigato di   sangue di Mascherano, che ha dato davvero tutto ma non è riuscito ad evitare l'eliminazione della sua squadra. E a proposito di emozioni, come dimenticare le lacrime del panamense   Torres durante l'inno nazionale? Da brividi. Ma iniziamo le lettere difficili parlando di   Umtiti e del suo gol di testa che ha fatto fuori il Belgio. Magari se non l'avesse presa, ora racconteremmo un'altra storia. E come non parlare del   VAR che ha fatto il suo debutto e che ha contribuito a dirimere non poche controversie. Pollice in su quindi! Passiamo ora ad un'altra protagonista assoluta e cioè   Wanda, non Nara     ma 万达, ovvero uno dei cartelloni più presenti ai Mondiali.     Si tratta di un colosso cinese con interessi virtualmente ovunque, dal cinema al mercato immobiliare, perciò se volete comprare un terreno per costruirci un multisala, sapete a chi rivolgervi. Parleremo ancora di Cina, ma adesso concentriamoci su   Xhaka, il numero 10 della Svizzera che chiude il Mondiale con 360 minuti giocati e un gol. Non c'è molto altro da dire, ma la "X" è difficile, quindi torniamo sulla Cina, anzi sui cinesi con   Yonghong Li e le sue storie col Fondo Elliot che hanno attirato l'attenzione (quasi) più di ciò che accadeva in campo. Noi ci scherziamo su, ma chissà davvero quale sarà il futuro del Milan? Che dire? Ci avviciniamo alla fine della nostra cavalcata, ricca di Argentina e finiamo col nostro Walter   Zenga il cui record di imbattibilità di 517 minuti ai Mondiali, interrotto da un gol dell'argentino Caniggia, continua a resistere! E speriamo che ciò sia di buon augurio quando, tra 4 anni, ci rivedremo (forse) in Qatar!     Link alle foto: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/07/15/finale-mondiali-2018-francia-croazia-4-2-gol-di-pogba-e-mbappe-per-la-seconda-coppa-nella-storia-dei-bleus-foto/4494347/ http://www.tuttosport.com/foto/calcio/mondiali-2018/live/2018/06/14-44153850/mondiali_2018_le_tifose_russe_danno_subito_spettacolo/ http://www.itasportpress.it/calcio/sampaoli-la-spagna-ci-ha-schiaffeggiato/ http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/10/27/news/vanda_nara_a_processo_facebook_maxi_lopez-179473518/ https://www.endurancebusiness.com/2018/industry-news/wanda-group-reported-to-be-considering-ipo-of-sports-assets/ Il link al video è stato preso dal sito www.gazzetta.it
5 costanti nelle canzoni latino-americane!
Luglio 16
Ricky Martin, Luis Fonsi, Alvaro Soler. Le loro canzoni dominano le radio durante l’estate. Le sentiamo e risentiamo al punto che, nonostante il ritmo travolgente, non ne possiamo più. Tuttavia non bisogna essere così cattivi. Bisogna pur ricordar che questi cantanti, con i loro tormentoni estivi devono guadagnare abbastanza per poter pagare l’ibernazione invernale, così come Michael Bublè si fa congelare d’estate ed esce solo d’inverno. Però … sappiamo cosa dicono queste inevitabili canzoni estive? Qualcuno di voi ha mai letto il testo di una di queste ballate? Tranquilli, non è un esame. La risposta ve la diamo noi. Un’occhiata ad alcuni di questi testi spagnoleggianti ha fatto notare alla sottoscritta alcuni elementi comuni in tutte le canzoni latino-americane. Innanzitutto tema dominante è l’amore. C’è sempre una bella ragazza che fa spasimare il cuore del cantante. Ma non è così semplice: il padre di lei non approva questa relazione! C’è sempre un padre ostile al giovane innamorato, chissà come mai. Sarà perché questo cristiano passa le notti sotto la finestra della bella, cantando da solo o con gli amici e non facendo dormire tutto il vicinato. Sarà per i piercing, i tatuaggi, la motocicletta senza casco. Lo scopriremo. La notte. Altro luogo comune. Tutte queste canzoni e i relativi video sono ambientati dal tramonto all’alba e mai viceversa. La vida loca, evidentemente, porta uno sfasamento temporale, prevede un diverso fuso orario. Oppure sono vampiri. Se siete in paesi latino-americani o progettate di andarci, fate prima un salto da Buffy l’ammazza vampiri e chiedetele se vi presta un paletto, non si sa mai. L’orario l’abbiamo, ma il luogo? Se non ci troviamo sotto casa della pulzella, siamo al mare o sulla spiaggia. Vamos a la playa! Esistono montagne in questi paesi? Colline? Un entroterra qualsiasi? Solo e unicamente spiagge, mai che si veda una baita, uno chalet. Ovviamente, poi, è sempre estate. Il latino-americano soffre la neve che manco Superman e la kryptonite. Questi individui, però, hanno anche un’altra caratteristica, che li rende forse un po’ supereroi. Sono sempre, costantemente, pervasi da un fuego incontrollabile! La loro anima brucia, il loro cuore arde, la loro pelle scotta. Qualcuno chiami i pompieri!! Infine, hanno anche un’altra fissa: la cintura. Il basso ventre, la pancia e i fianchi sono proprio un pensiero fisso per i latino-americani. Zone del corpo tutte comprese nel termine ‘cintura’. La cintura sale, scende, si muove, ondeggia, ha una vita propria. Una vita propria, quella che manca a noi quando d’estate siamo invasi da queste canzoni. Però che estate sarebbe senza? Link alla foto: https://www.sorrisi.com/musica/playlist/balli-di-gruppo-canzoni-video-migliori-festa-estate/
Calcio: addio alle belle tifose in tv!
Luglio 12
L’ipercorrettismo – dice l’Enciclopedia Treccani – consiste nella sostituzione di una forma linguistica che sarebbe esatta, ma che viene erroneamente ritenuta scorretta per somiglianza con una forma effettivamente sbagliata. Che c’entra questo col calcio? Beh, la notizia sconvolgente di ieri è che la Fifa è caduto in un caso di ipercorrettismo, a modestissimo parere di chi vi parla. La Fifa, infatti, ha chiesto ieri alle emittenti televisive di ridurre le riprese di tifose belle e attraenti durante le partite, in quanto sarebbe una cosa sessista. In effetti, durante questi mondiali i casi di sessismo hanno superato quelli di razzismo e, in particolare, diverse croniste sono state vittima di atti di sessismo. La risposta della Fifa agli atti di sessismo è, quindi, ridurre le riprese di tifose belle. Ora che abbiamo avuto tutti il tempo di ridere, parliamone. Per difendere le croniste da atti di sessismo, non sarebbe forse il caso di aumentare la sicurezza? No, meglio non far vedere le tifose e lasciare che gli stadi siano un luogo di violenza, un luogo dove ci si abbandona ai più bassi istinti. Però i bambini sì, quelli si possono vedere. I bambini che, minorenni, non dovrebbero essere mostrati in tv, senza consenso dei genitori, quelli li possiamo vedere. E che ne sarà degli uomini? Anche gli uomini belli verranno oscurati dagli schermi? In più, c’è un modo di misurare la bellezza? Chi decide se una tifosa è abbastanza bella da essere oscurata? O, al contrario, abbastanza brutta da essere ripresa? Eppure ai bambini si dice che lo sport è una scuola di altruismo, rispetto e solidarietà, che lo sport è aperto a tutti, a prescindere dall’età, dal colore della pelle, dal sesso, dalla religione. Eccetto le belle ragazze, a quanto pare. Link alla foto: http://www.tuttosport.com/foto/calcio/mondiali-2018/live/2018/06/14-44153850/mondiali_2018_le_tifose_russe_danno_subito_spettacolo/
La storia di Francesco Paolillo: Ponticelli decide di non dimenticare
Luglio 11
Era il 28 ottobre 2005, Ponticelli. Periferia est di Napoli, simbolo di degrado e di vite spezzate. Vite, proprio come quella di Francesco Paolillo. Francesco aveva 14 anni quando un pomeriggio, come tanti altri, andò a giocare con i suoi amici in un cantiere abbandonato in via Carlo Miranda. Trascorrevano il loro tempo, non avendo un vero parco giochi a disposizione, tra i cantieri pericolosi non recintati. La corsa per le scale, arrampicarsi dovunque, fare l'altalena usufruendo dei ferri abbandonati ,cose da bambini. Qualcosa andò storto quel giorno, Francesco andò ad aiutare un suo amico in difficoltà, ma precipitò da un pilone in costruzione. Rimase steso al suolo per 30 minuti, all'arrivo dei soccorsi non ci fu nulla da fare. Una tragedia avvenuta per la mancanza di attenzione nei confronti di un'area da mettere in sicurezza, pericolosa, piena di rifiuti e di veri e propri crateri, lasciati da un cantiere che avrebbe dovuto invece fruttare oltre 300 alloggi. L'area fu messa sotto sequestro, poiché furono intercettati dei camion che scaricavano rifiuti illegalmente facendo diventare la zona una vera e propria discarica a cielo aperto (amianto, ruderi edili, scheletri di auto bruciate, etc). Terreno che nel gennaio scorso è stato soggetto ad un incendio di vaste dimensioni, uno tra i tanti che flagellano costantemente questa zona. La famiglia di Francesco, in particolare il fratello Alessandro, ha sollecitato le istituzioni affinché il luogo fosse messo in sicurezza, ma sono passati 13 anni e la situazione è sempre la stessa. L'unico raggio di sole è la riapertura del parco giochi, che da 8 anni versava in uno stato di totale abbandono. A ridare vita al parco giochi è stata l'iniziativa del comandante dell'Unità Operativa della Polizia Municipale di Barra, Ponticelli, San Giovanni, Enrico Fiorillo che ha messo in campo un progetto di autofinanziamento e coinvolto sponsor del territorio per restituire spensieratezza e spazi ai bambini di via Miranda. Gli sponsor non hanno avuto ritorno monetario ,ma sono stati ingaggiati per una gara di solidarietà contribuendo ciascuno per una specifica esigenza del parco giochi a cominciare dalle porte da calcio fino alla verniciatura. Le aziende coinvolte e vicine ai bimbi di Ponticelli sono state: la Ditta Football Green, Citellum Impianti elettrici ,Velotti verniciature, Reale Gennaro, Garden piante, Termit impianti, Zappalà, Ital impianti.Una altra buona notizia arriva dall'Istituto di Istruzione Superiore Sannino-De Cillis che ha intitolato il laboratorio multimediale a Francesco con la targa di commemorazione: «Esempio di solidarietà sociale».Con l'augurio che questo piccolo passo avanti non resti nell'ombra e che il futuro dei bambini di Ponticelli non sia una esigenza di serie B, ma sia all'ordine del giorno.
Salvini non ha trovato la maglia rossa, Napoli ne trova una grande quanto una piazza
Luglio 08
Indossare una maglia rossa non salverà il mondo dall’emorragia, ma aiuta a bilanciare i pesi in una società fatta di fotografie e tweet. Se a invadere la rete e le piazze sono solo gli appelli xenofobi dell’estrema destra, è giusto contrattaccare con un simbolo di opposizione e umanità.   L’iniziativa promossa da Libera e Gruppo Abele, Arci, Legambiente, Anpi e dal giornalista Francesco Viviano trova libera diffusione attraverso i social e non solo. Ecco il messaggio diffuso tramite Whatsapp: «Sabato 7 luglio indossiamo tutti una maglietta rossa per un'accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà. Una maglietta rossa per fermare "l'emorragia di umanità". Il rosso è  il colore di molti bambini annegati e che a volte il mare riversa sulle nostre coste. "Muoiono molti bambini mentre l'Europa gioca allo scaricabarile con il problema dell'immigrazione...". I bambini sono patrimonio di tutta l'umanità. È l'appello di don Luigi Ciotti (Premio Nazionale Nonviolenza nel 2012 ndr) e io lo faccio mio. Fallo anche tu. Manda questo invito a tutte le persone di grande umanità».   All’invito rispondono in tanti: scendendo in piazza, pubblicando fotografie sui social. Il 7 luglio si colora di rosso in un gesto di pacifica solidarietà a cui il nostro Ministro degli Interni risponde con l’agghiacciante e pericolosa ironia dell’odio: “Peccato, non ho trovato una maglia rossa”.   Finché il popolo risponde e si colora resta vivo. E con lui la speranza che le cose non stiano precipitando del tutto. Così, quasi in risposta alla spregiudicata e aberrante linea di pensiero di Salvini, Napoli risponde e trova una maglia rossa grande quanto un’intera piazza: il colonnato del Plebiscito e il Maschio Angioino si illuminano di rosso per manifestare la partecipazione della città all’iniziativa.   Una società chiusa è una società limitata, ottusa. Aprire i porti, aprirsi a politiche sociali più inclusive, imporre la necessità di una convivenza pacifica in Europa, restare umani, questi sono i messaggi delle magliette rosse e, si spera, di un’Italia più sana che prende il sopravvento.           Link alle foto: https://www.repstatic.it/content/localirep/img/rep-napoli/2018/07/07/221359295-014a23cc-ce45-4855-afd1-ee174beda90c.jpg
Ladies and Gentelmen...ecco a voi i Pennelli di Veermer
Luglio 07
I pennelli di Vermeer sono una band partenopea dell'area Vesuviana, composta da: Pasquale Sorrentino (voce, autore, compositore, chitarra acustica), Stefania Aprea (voce), Marco Sorrentino (batteria/backing vocals) , Giuseppe Dardano (chitarre) e da Michele Matto (basso elettrico), attiva nel panorama musicale da più di dieci anni. Il loro sound è un mix molto vario e molto originale che richiama le atmosfere grunge, rock, blues e la musica celtica: una miscellanea che da origine ad un genere musicale pieno di contaminazioni, ma originale. Molti dei loro testi sono brillanti, ironici e a volte descrivono delle realtà inverosimili a volte prendono spunto dalla realtà.   MYGENERATION ha deciso di presentarli ai suoi lettori perché ci sembra che la loro musica si distacca dal solito pop italiano e se ne può avere una prova ascoltandoli su Spotify o su Deezer. Il gruppo sta infatti puntando tutto sul nuovo modo di distribuzione digitale, anche a costo di far storcere il naso agli audiofili, ma il mercato è il mercato e solo i consumatori possono convincere le etichette discografiche a tornare al supporto fisico, magari al vinile che in grado di diffondere la musica senza perdite di qualità. Abbiamo avuto l'opportunità di interloquire direttamente con i membri del gruppo a cui abbiamo rivolto alcune domande:   - Vorremmo che vi presentaste ai lettori di MYGENERATION. Come vi siete conosciuti, insomma qual è la vostra storia? La band nasce nel 2004, ma da allora la formazione è cambiata diverse volte. La prima è nata dopo un viaggio a Capo Nord, fatto dal sottoscritto insieme a Giovanni Santoro, bassista della band, fino al 2009. Fu lui a stimolarmi a mettere su un gruppo che suonasse i brani che gli avevo fatto ascoltare durante il viaggio. Tornammo a casa e formammo la band con altri tre: mio fratello Marco Sorrentino alla batteria e voci, tuttora nella band, Raffaele Polimeno alle tastiere, organi e moog e Pasquale Palomba alla chitarra elettrica, entrambi presenti in tutte le produzioni, anche se non fanno più parte del gruppo dal 2015).Dalla prima formazione ne è passata acqua sotto i ponti, abbiamo collaborato con tantissimi artisti, alcuni dei quali hanno fatto parte del gruppo in un determinato periodo e che collaborano abitualmente con noi. Tra questi è Stefania Aprea, voce femminile della band ormai dal 2009.   - Vermeer poneva grande cura nella preparazione dei calchi ad olio e nella ricerca dei migliori pigmenti rintracciabili all'epoca. Anche voi fare una ricerca particolare per esprimere al meglio il vostro sound? La nostra ricerca è fare canzoni che fermino un momento, un' idea, l'umore delle nostre generazioni. Non ci precludiamo niente e la nostra ricerca è dettata dalla curiosità di sperimentare e comunicare con la musica, con le parole.   - Ascoltando i vostri brani su Spotify mi sembra che il vostro stile segua diversi generi. Ci parlate del vostro background musicale?   Il nostro marchio di fabbrica è la contaminazione tra i generi. Come Vermeer mischiava i pigmenti, così noi mischiamo gli stili e negli anni siamo passati per diverse fasi: quella del progressive rock, quella del "teatro canzone", quella del rock più cantautorale.   -  La distribuzione tramite app della musica aiuta le band emergenti a farsi conoscere? Si ma sì è abbassato il livello qualitativo dell'audio. Ormai lavorare in analogico è anche costoso, pertanto si fa tutto col digitale, per ottenere formati audio compatibili con le app della musica che in un certo senso standardizzano i suoni e i tempi... Ma così vanno le cose e dobbiamo accettarle, altrimenti si rischia di essere obsoleti e vecchi prima del tempo.   - Il vostro ultimo album, Misantropi felici, nasce da una mancanza di fiducia verso il mondo o da un'arroganza culturale? Nessuna delle due, in verità. Io e Stefania Aprea, voce femminile della band, con la quale condivido anche la vita privata, abbiamo avuto da poco un bimbo e questo ci ha portati, proprio nel periodo in cui era in cantiere il disco, ad un isolamento un po' forzato, un po' voluto, dettato sia dai tempi della vita genitoriale che dalla riscoperta del valore delle piccole cose, dei piccoli sguardi, delle carezze...Infatti ci sentivamo come due "misantropi felici" e questo ha ispirato tante canzoni, molte delle quali finite sul CD, prodotto dalla Soter Label è uscito nel novembre del 2017.   - Secondo voi è più difficile fare un Concept Album o fare un album con canzoni che non seguono un filo logico? Se non sei ispirato naturalmente non ti riesce facile né l'uno né l'altro. Sono sicuramente due approcci molto diversi, con una loro logica interna in fase di stesura delle canzoni. Dopo due Concept Album abbiamo scelto la strada dell'album con brani che non avessero necessariamente un filo conduttore, se non nella volontà di evocare le atmosfere domestiche, il tran tran di tutti i giorni, i sentimenti scaturiti dall'esperienza della nostra genitorialità.   - Da quando apriste il concerto di Pino Daniele a piazza Plebiscito ne è passata acqua da sotto i ponti. Che ricordo avete di quella sera? Davvero una bella esperienza, in compagnia di tanta gente e grandi musicisti, giornalisti, e addetti al settore.Fu davvero un'impresa irrealizzabile stringere la mano a Pino Daniele... Ma in compenso riuscimmo a rubare qualche scatto e a scambiare due chiacchiere con altri grandissimi musicisti del calibro di James Senese e Tullio De Piscopo. Il concerto fu bello, la nostra esibizione fu accolta con il calore di un pubblico rispettoso e attento che ci mise davvero a nostro agio. E poi suonare in una piazza del Plebiscito gremita di gente è qualcosa che non dimentichi.   - Quali progetti vi aspettano dietro l'angolo? L'uscita, ormai imminente, del videoclip di un altro brano del CD Misantropi felici e il videoclip di una canzone che fa parte del nostro repertorio live e che non abbiamo mai registrato... Ma preferiamo non svelare nulla in proposito, se non che l'uscita è prevista dopo le vacanze estive. Sarà un'ulteriore prova di sperimentazione a marchio Pennelli di Vermeer e siamo sicuri che apprezzerete.               foto presa dalla Pagina Ufficiale FB dei Pennelli di Veermer 
Premio Strega 2018: la vittoria è di Helena Janeczek con “La ragazza con la Leica”
Luglio 06
Come da previsioni (leggi il nostro articolo sulla cinquina qui), vince il Premio Strega 2018 una donna, Helena Janeczek con "La ragazza con la Leica".   Una vittoria al femminile, la prima dopo Melania Mazzucco nel 2003. Ma il Premio è anche dell'editoria indipendente: dopo il monopolio dei Grandi Gruppi, ora è infatti il turno di Guanda.   Il libro di Helena Janeczek è la biografia della fotografa tedesca e compagna di Robert Capa, Gerda Taro, travolta da un carro armato al ritorno dal fronte di Brunete, negli anni della guerra civile spagnola.   Secondo i risultati delle votazioni presiedute da Paolo Cognetti a Villa Giulia, Helena Janeczek si posiziona al primo posto con 196 voti, seguita da Marco Balzano con Resto qui (Einaudi) con 144 voti; Sandra Petrignani con "La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg" (Neri Pozza) con 101 voti; Carlo D'Amicis con "Il gioco" (Mondadori) con 57 voti e Lia Levi con "Questa sera è già domani" (Edizioni E/O) con 55 voti.   Una vittoria molto politica, in cui si legge un'esigenza di contenuti più etici e paritari all'interno del mondo della cultura. Secondo l'autrice, la storia di Gerda è la storia di una donna libera e l'autrice dichiara appena ricevuto il Premio: "L'Italia è una società mista e la bellezza vincerà sempre".     foto copertina presa da: https://img2.tgcom24.mediaset.it/binary/fotogallery/ansa/54.$plit/C_2_fotogallery_3089271_0_image.jpg?20180706013507  foto del libro presa da :https://img.ibs.it/images/9788823518353_0_0_300_75.jpg
Oedipus @ Pompeii Teatrum Mundi
Luglio 06
“Edipo, non t’avessi mai conosciuto!” Significativa affermazione che ricorre continuamente nello spettacolo. Quale? Oedipus diretto Robert Wilson, andato in scena ieri a Pompei, nel Teatro Grande, per la prima di tre serate. La trama? Conosciutissima, ma ricordiamola. Al re di Tebe, Laio, viene predetto che avrà un figlio che lo ucciderà. Nato Edipo, il padre gli fa trafiggere i piedi e lo affida a un pastore affinché il bambino venga abbandonato in montagna. Il pastore però lo affida a un altro pastore, che lo porta a Corinto, dove il locale re, Polibo, in mancanza di figli, lo cresce come se fosse figlio suo. Cresciuto, Edipo sente dire di essere un trovatello. L’oracolo di Delfi gli predice che avrebbe ucciso suo padre e sposato sua madre. Edipo non fa più ritorno a Corinto. In un trivio, incontra un vecchio su un carro che pretese la precedenza. Nella colluttazione, Edipo uccide il vecchio e i suoi servi, tranne uno. Il vecchio è Laio. Edipo giunge a Tebe, la libera dalla Sfinge e viene proclamato re. Sposa la regina Giocasta, vedova di Laio, e con lei ha quattro figli. Interrogando un veggente e l’unico servo di Laio sopravvissuto, Edipo scopre la verità. Giocasta si suicida e Edipo si acceca. Uno spettacolo particolare  e surreale, che rivisita la grande tragedia del maestro greco Sofocle. Infatti, più che a uno spettacolo teatrale in senso stretto – dove prevale la recitazione, s’intende – ci troviamo di fronte a un’installazione visiva e musicale davvero particolare, fornita al pubblico da attori muti e dalle movenze a tratti lentissime, a tratti fulminee, in un sottofondo musicale talora lento e delicato, talora stridente e dissacrante. La trama è ridotta a pochi eventi fondamentali (la profezia fatta a Laio, il matrimonio tra Edipo e Giocasta, ecc.) ed è – se così possiamo dire – commentata da una serie di voci fuori campo, maschili e femminili, che la offrono al pubblico in varie lingue (italiano, francese, tedesco, inglese, greco). A un’analisi più approfondita, però, lo spettacolo appare più come il diario delle emozioni dei personaggi, ma soprattutto del protagonista, Edipo. Le luci, i movimenti e le danze sul palco, il sottofondo musicale variano a seconda delle situazioni e rappresentano le reazioni di Edipo: la ricerca affannosa dei suoi genitori, lo sgomento per la scoperta dell’incesto, ecc. Lo spettatore è, quindi, portato allo shock e a forti reazioni emotive, sulla scia di quelle provate dai personaggi. Vi è una sorta di retaggio impressionista/futurista in ciò. Tuttavia il risultato non è convincente. L’ossessiva ripetizione dei commenti/trama nelle varie lingue rende davvero lento lo svolgimento dell’opera. In più, bisogna conoscere la trama della tragedia di Sofocle davvero bene per cogliere la successione degli eventi, in quanto il movimento continuo e simbolico (e caotico) degli attori sulla scena non sempre permette di capire cosa stia effettivamente succedendo. Forse ciò dipende anche dalla sopracitata natura fortemente emotiva dello spettacolo: un diario è frutto della prospettiva dell’individuo, è soggettivo e, in un certo senso, può falsare il racconto degli eventi. Una menzione speciale va però allo scenario, il Teatro Grande di Pompei: le rovine di età romana e il cielo stellato erano pura poesia!Link alla foto: http://www.infoturismonapoli.it/pompei-theatrum-mundi-2018/
Altaroma GiugnoLuglio 2018
Luglio 04
Si è conclusa l’1 Luglio l’edizione estiva della manifestazione Altaroma 2018 (cominciata il 28 Giugno), un evento organizzato per la Fashion Week romana nei set e teatri degli Studios di Cinecittà. La manifestazione ha ospitato nella capitale grandi nomi del campo della moda, cominciando dallo stilista Renato Balestra, che, con l’eleganza che contraddistingue i suoi capi e la location sul set dell’antica Roma a dir poco meravigliosa, ha incantato tutti. La collezione Haute Couture di Balestra, ricca di colori e lustrini, è riuscita a far brillare gli occhi a tutti gli ospiti presenti. Neanche la pioggia è riuscita a fermare il grande show, anzi, al contrario, ha reso lo spettacolo ancora più emozionante e carico di entusiasmo collettivo. Insomma, un grandissimo successo! Dal canto suo, lo stilista Sylvio Giardina, che ha puntato tutto sull’oscurità della location, ha ammaliato con i suoi abiti dai colori sgargianti. Capo di punta un abito da sposa semplice nelle linee, ma che allo stesso tempo appare elaborato nella composizione dell’ampia gonna. Le scarpe indossate dalle modelle in passerella, opera di Gianluca Peverada, hanno riscosso notevole successo, apparendo comode e sempre adeguate ad ogni abito. Arriviamo alla stilista Marianna Cimini, che con la sua collezione “Feeling colors” è riuscita a mostrare l’anima delle sue creazioni. Le tonalità usate per gli abiti hanno colpito nel segno e la scelta stilistica dei fumogeni a sfilata conclusa, per mettere al centro della scena l’idea che ruota attorno alla collezione, ovvero il colore, ha suscitato moltissime reazioni positive negli spettatori, i quali hanno mostrato il loro apprezzamento con fragorosi applausi finali. Hanno inoltre sfilato a Cinecittà i finalisti della 14° edizione di “Who Is On Next?”, i quali si sono dati filo da torcere per tutta la manifestazione. Eccezionali tutte le collezioni presentate, ma a trionfare nella sezione abbigliamento è MRZ by Simona Marziali. Qualità, dettagli e un’italianità in chiave internazionale sono le caratteristiche principali della collezione di MRZ; una collezione dove gli elementi sportwear si incontrano perfettamente con una classica linea sartoriale vecchio stampo che l’hanno portata inevitabilmente alla vittoria. Non resta quindi che augurarle un grosso in bocca al lupo per il futuro! Per tutte le altre foto dell'evento correte sulla pagina facebook di MYGENERATION cliccando qui!
Angela Ponce, la prima transessuale a Miss Universo
Luglio 04
  Grandi passi nell’integrazione e nella lotta alle discriminazioni, nel mondo delle reginette di vanità. Si chiama Angela Ponce la prima transessuale a partecipare al concorso di Miss Universo. Dopo aver riportato una gloriosa vittoria al concorso di Miss Universo Spagna, è adesso la volta di farsi conoscere a livello mondiale.   E’ una vittoria significativa nel campo dei concorsi di bellezza: fino al 2012, infatti, le modelle transessuali erano esplicitamente bandite dalla gara. Competizione, all’epoca, posta in essere dall’attuale Presidente USA Donald Trump.       La modella Jenna Talackova subì molteplici polemiche per essersi iscritta a Miss Universo Canada, anni fa. Da allora, ha avviato un’incessante lotta affinché le transgender potessero essere, a giusta ragione, ammesse alla competizione. Il giorno è arrivato: la Ponce parteciperà alla competizione, segnando una svolta epocale.     link alle foto: https://www.express.co.uk/news/world/982929/angela-ponce-transgender-latest-miss-universe-2018-miss-spain-donald-trump-news https://www.express.co.uk/news/world/982929/angela-ponce-transgender-latest-miss-universe-2018-miss-spain-donald-trump-news  
Strega 2018: in attesa del vincitore parliamo della cinquina
Luglio 02
Ogni manifestazione o premio culturale riflette l’andamento della società in cui viviamo. Così lo Strega, il premio letterario italiano più influente in termini di vendite, cerca di tradurre le ansie degli ultimi tempi: da un risveglio femminista un po’ screpolato, all’attenzione per le minoranze. Non è un segreto che in campo culturale le donne registrino un forte distacco in negativo rispetto agli uomini, è la traduzione di un andamento sociale che per anni si è edificato su un patriarcato ottuso e sconsiderato. È una situazione che può cambiare, senza dubbio, ma l’esigenza di rimodernare la società non giustifica il pietismo di certe scelte puramente politiche. L’attenzione intorno allo Strega si focalizza sulla tematica delle donne, che sono ben tre (su cinque finalisti) in lizza per il premio. Certo, ben venga la vittoria di una donna, ma non si sta un po’ troppo cavalcando l’onda delle aberranti quote rosa? Altro focus: editori indipendenti vs grandi gruppi editoriali. Non è un segreto neanche questo, gli autori Premio Strega hanno sempre un marchio noto: Mondadori e Einaudi al primo posto. Così, in quest’anno un po’ hipster, si incrociano le dita per alcuni titoli di editori indipendenti (Edizioni e/o; Neri Pozza) finiti in lizza. Un altro andamento interessante nelle scelte dei votanti (che quest’anno sono 660) è l’attenzione al romanzo storico, alle narrazioni collocate in un’altra epoca: quasi tutte tra gli anni venti e quaranta del secolo scorso. Insomma, questo è il quadro generale, non ci resta che aspettare il 5 luglio per sapere come andrà a finire a Villa Giulia. Nell’attesa di conoscere il verdetto delle votazioni finali presiedute da Paolo Cognetti (Premio Strega 2017), scopriamo meglio i cinque titoli:     Marco Balzano – Resto qui (Einaudi) ambientato nel Sudtirolo delle persecuzioni linguistiche, etniche e culturali messe in atto da Mussolini.   Carlo D’Amicis – Il Gioco (Mondadori) è la storia di uno scabroso intreccio erotico tra tre personaggi preda di ossessioni sessuali.   Helena Janeczek – La ragazza con la Leica (Guanda) è la biografia della fotografa tedesca e compagna di Robert Capa, Gerda Taro, travolta da un carro armato al ritorno dal fronte di Brunete negli anni della guerra civile spagnola.   Lia Levi – Questa sera è già domani (Edizioni e/o) Nell’Italia delle leggi razziali, questo romanzo racconta la storia di una famiglia ebraica di Genova che tenta di sfuggire alle persecuzioni.   Sandra Petrignani – La corsara, un ritratto di Natalia Ginzburg(Neri Pozza) la biografia di una delle donne più influenti del panorama culturale e della storia dell’editoria italiani.         Link immagini: https://www.repstatic.it/content/nazionale/img/2018/06/13/214829995-4ed9a1b8-239e-4c1e-b5be-ed0cf89d70db.jpg
Patrick Melrose: alcol, droga e traumi familiari!
Giugno 27
Il lunedì, si sa, è un giorno davvero pesante e poco stimato. È il giorno del ritorno al lavoro o dei sensi di colpa per i buoni propositi mai iniziati. È il giorno del ‘mai una gioia’. Eppure ieri una gioia c’è stata. Si chiama Benedict Cumberbatch. Non mi riferisco (solo) alla sua bella faccia, ma soprattutto al suo grande talento come attore. Infatti ieri sera, 9 luglio 2018, sono andate in onda su SKY Atlantic (canale 110 di SKY) le prime due puntate di una serie col britannico Benedetto. Si tratta di Patrick Melrose, una miniserie in 5 puntate ideata da David Nicholls e diretta da Edward Berger, tratta dagli autobiografici romanzi di Edward St Aubyn. Come gli episodi, anche i romanzi dedicati alla famiglia Melrose sono cinque e ad ognuno di loro è dedicata una puntata della miniserie, che affronta la decadenza dell’alta borghesia britannica, dagli anni ’60 fino ai 2000, con continui ma studiati salti temporali. In particolare, al centro di tutto c’è Patrick (Cumberbatch) che da bambino subisce tutte le conseguenze della sua disfunzionale famiglia: un padre tirannico che abusa di lui e una madre assente, che nega e affoga tutti i problemi nell’alcol. Tormentato dai traumi infantili, Patrick è un adulto che sviluppa dipendenza da alcol e droghe, conduce una vita passiva, non si assume alcuna responsabilità, indugia nei rancori, rimugina sempre ed è sempre a un passo dal suicidio. [SPOILER ALERT] La morte dei genitori, prima il padre e poi la madre, scatena in lui ricordi drammatici, ma lo spinge anche a brevi e momentanee disintossicazioni. Patrick infatti, dopo la morte del padre, si sposa e ha due figli, ma è ossessionato dal terrore di diventare come il suo genitore e la moglie è più una madre che una compagna per lui. Morta anche la madre, la tentazione di ricadere nelle vecchie abitudini è forte; Patrick inizierà a recitare sempre lo stesso ruolo, ma fortunatamente si ravvede e prova a sistemare il suo matrimonio e quindi la sua vita. O almeno così pare. La miniserie si presenta come un prodotto di altissima qualità, soprattutto per quanto riguarda la regia, la fotografia, le ambientazioni e i dialoghi. Perfetta è poi l’interpretazione dei personaggi principali, tra cui Hugo Weaving (Matrix, Il Signore degli Anelli, Captain America) nel ruolo del padre e Jennifer Jason Leigh (The Hateful Eight, Twin Peaks) in quello della madre. Tuttavia spicca come protagonista incontrastato Benedict Cumberbatch, il quale si mostra (finalmente!) in un ruolo diametralmente opposto a quello di Sherlock Holmes (e ravvisabile anche in Doctor Strange): smessi i panni del genio brillante, saccente e perfetto in tutto, Cumberbatch assume i panni di un uomo fortemente traumatizzato e tormentato, isterico e bipolare; ottima anche la resa delle sofferenze che si provano durante le crisi di astinenza. Giustissima anche la scelta di condensare i cinque romanzi nei cinque episodi, pur della lunghezza di circa un’ora, in modo da non appesantire con forti temi e situazioni psicologiche troppo a lungo, ma dando comunque il giusto spazio. Breve, ma intenso!Link alle foto: http://www.themovienetwork.ca/patrick-melrosehttps://www.independent.co.uk/arts-entertainment/tv/reviews/patrick-melrose-review-episode-5-finale-ending-benedict-cumberbatch-a8392631.htmlhttp://www.seriangolo.it/2018/06/patrick-melrose-stagione-1/
Noel Gallagher all' ETES Arena Flegrea
Giugno 21
  Si è aperta a Napoli, l'11 Giugno, la seconda edizione di Noisy Naples Fest all'Arena Flegrea della Mostra d'Oltremare. I vari concerti prevedono la presenza di: Enzo Avitabile e James Senese, Kasabian, Bonobo, DJ Paul Kalkbrenner, Noel Gallagher, Coez, Benni e Fede, Kasabian e si concluderanno con la presenza di Sting & Shaggy, già sold out.   Noel Gallagher, ex chitarrista degli Oasis, si è esibito con il suo nuovo gruppo i Flying Birds, il 21 Giugno con un concerto che ha appagato le aspettative dei suoi fans. Sul palco erano in otto, compresi gli ex compagni di scuderia Chris Sharrock e Gem Archer.   Una platea caldissima ha fatto sentire il suo boato quando l'artista, dopo una serie di brani, ha salutato Napoli.     Le canzoni più coinvolgenti, che hanno fatto cantare anche il pubblico, me compreso, sono state quelle che portavano alla mente i ricordi di chi era teenager negli anni 90: Little by little, Wanderwall, Don't look back in anger e la Beatlesiana All you need is love. Tuttavia il suo concerto non ha ricordato solo la gloriosa Band di Manchester, infatti Noel Gallagher con molti brani, che hanno occupato un terzo dello show, tratti dal suo ultimo lavoro discografico: “Who built the moon?”, ha mostrato la sua attuale identità musicale che dà nuova luce al Brit Rock!   Il celebre musicista ha concluso il concerto esprimendo gratitudine agli spettatori per la loro calorosa accoglienza e, non venendo meno all'humor inglese, li ha ringraziati per la cessione di Jorginho al Manchester City, né ha dimenticato di augurare buona fortuna al Napoli per la prossima stagione: “Thank you for Jorginho and good luck for the next season”.   Scaletta del Concerto: Fort Knox Holy Mountain Keep on Reaching It’s a Beautiful World In the Heat of the Moment Riverman Ballad of the Mighty I If I Had a Gun… Dream On Little by Little The Importance of Being Idle Dead in the Water Be Careful What You Wish For She Taught Me How to Fly Half the World Away Wonderwall What a Life! Bis Finale The Right Stuff Go Let It Out Don’t Look Back in Anger All You Need Is Love     foto presa dalla Pagina Ufficiale di Noel Gallagher    
Tanta, troppa suspense a Hanging Rock!
Giugno 20
Ieri sera sono andate in onda, su SKY Atlantic (canale 110), i due episodi conclusivi della miniserie da sei puntate Picnic at Hanging Rock, di cui avevamo già parlato qui. Ebbene, dopo averla vista, che dire? Avevamo già capito che a farla da padrone in questa serie sarebbe stato il mistero. Così è stato. Il “voglio vedere come va a finire” ha tenuto incollati allo schermo per tre settimane. Un mistero basato su incredibili non-detti, su piccoli dettagli che lasciavano immaginare indicibili segreti sul passato dei personaggi e su una fotografia caratterizzata da un mix di gotico e psichedelico, con studiati contrasti tra colori scuri e colori molto accesi e quasi fosforescenti. Azzarderei un rimando, per quanto riguarda la fotografia e i colori, a un film altrettanto potente sotto questo aspetto quale Crimson Peak del maestro Guillermo del Toro. Ma torniamo a noi. La suspense e il mistero, quindi, c’erano e a quantità industriali. E il resto? Ecco, il resto latitava. Escludendo la degna interpretazione di Natalie Dormer (la signora Appleyard, direttrice del collegio), gli altri personaggi non sono che appena abbozzati. In più, ripensandoci col senno di poi, la trama sembra davvero esigua. C’è un unico grande evento, la scomparsa delle ragazze sulla montagna, e poi niente più. Non è un giallo perché, al contrario di quanto avviene normalmente nei gialli, il caso non viene risolto, ma anzi sembra quasi che si faccia di tutto per evitare che venga risolto, facendo disintegrare la trama in mille digressioni. Il finale quindi resta apertissimo, facendo venire un po’ di amaro in bocca. Tuttavia, si può pensare che sia in cantiere una seconda stagione. Staremo a vedere!Link alla foto: https://www.genremag.com/2018/05/genre-tv-grid-week-of-may-20-2018-natalie-dormer-stars-in-remake-of-picnic-at-hanging-rock/https
Vedere o non vedere Svezia-Corea del Sud?
Giugno 18
«Tra poco gioca la Svezia.» Supponendo che il sorteggio fosse rimasto invariato, e che se a Stoccolma e Milano fosse finita diversamente, oggi saremmo noi nel gruppo F con Germania, Messico e Corea del Sud, diremmo: «Tra poco gioca l'Italia.» Saltando ogni considerazione, la domanda alla quale cercheremo di rispondere ora è: «La guardiamo o no?» e lo faremo adducendo 5 ragioni per ogni scelta. «No, non la guarderemo.» 1. Il primo motivo è che il gufìo (per usare un termine caro a Waylon Smithers) non avrebbe senso: perché mai tifare per quella stessa Corea che nel 1966 e – soprattutto – nel 2002 ci ha buttati fuori?2. Meglio non soffrire è il secondo. Se la Corea è poca cosa, è meglio non pensare «Persino noi l'avremmo asfaltata e col passo falso della Germania di ieri avremmo potuto raggiungere gli ottavi.»3. Possiamo andare al mare.4. L'ignoranza è una benedizione. Chissene di chi vince!5. Difficilmente sarà una partita indimenticabile, il che ci riporta ai punti 3 e 4. «Sì, la guarderemo.» 1. Per chi non vive in una città di mare – o ragionevolmente vicina ad esso – il punto 3 dei "no" può essere d'aiuto: verrà trasmessa alle 14, cosa c'è di meglio per conciliare un riposino?2. È comunque calcio, e considerato che verranno lunghe giornate senza in cui diremo:«Ora mi guarderei anche Isole Fiji-Samoa!» ci può anche stare.3. Ci saranno le tifose svedesi.     E anche le coreane.     4. Può uscire un nome per il Fantacalcio... chi può dire che quel terzinaccio dal nome impronunciabile non venga comprato da una neopromossa? Solo chi ha visto il match lo ricorderà per l'abnegazione e dei discreti cross.5. Se la vediamo in un bar, magari offre Zlatan. E lui, sicuramente non se la perderà...               Link alle immagini originali: https://it.depositphotos.com/10787865/stock-photo-ball-in-hand-and-blue.html http://www.tifaverona.net/2016/06/29/svezia/ https://it.pinterest.com/pin/384143043187631780/

Quando i treni viaggiavano sicuri

Martedì, 27 Novembre 2012 21:41
  

C’è stato un tempo in cui fare musica era un modo per far ascoltare la propria idea e i propri pensieri, generosamente, in modo aperto e pulito.
Un tempo in cui il commercio non era la linfa, ma solo un dettaglio, forse quello finale, dell’universo discografico.
Uno dei crucci maggiori di chi ascolta tanta musica, per lavoro o diletto, è la consapevolezza di una stereotipata omologazione, che pone il suddetto aspetto “commerciale” del disco come condicio sine qua non per l’uscita di questo o quel prodotto musicale.
I Finti-Illimani, di tutta questa storia, se ne fregano altamente.
Da dieci anni e più, si definiscono un gruppo musicale politicamente scorretto e assai schierato in politica e sociale.
Loro vivono, sentono, toccano, sfiorano stati d’animo ed emozioni che, poi, in maniera teatrale, ironica, popolare e sapiente, riescono ad impastare in 11 tracce, quelle presenti, per l’appunto, nel loro ultimo lavoro, “Quando i treni viaggiavano sicuri”, realizzato tramite le “produzioni dal basso” ed edito dalla Marotta&Cafiero Editori, con la collaborazione del Gridas.
Una produzione totalmente indipendente, in barba al decalogo del “bravo cantante 2.0” quanto a contenuti, scelte stilistiche e mix di generi musicali, incrociati che più bello non si può.
Parlano in italiano, in inglese e in un gradevole napoletano fruibile a tutti gli amanti del pensiero intelligente, e tu immagini, fin dalle prime note dell’album, un meltin ‘pot di artisti di varia natura e provenienza che, per mesi, abbia vissuto in sala, collaborando, confrontandosi, divertendosi (ah, se si avverte!!); e, soprattutto, concentrandosi per raggiungere l’obiettivo prefissato, ovvero quello di collegare 40 anni di dittatura cilena targata Pinochet, a quell'11 settembre che tutto cambiò, arrivando ai fatti di cronaca più recente che hanno drammaticamente abitato il nostro povero Paese.
E come si potevano allacciare tante storie, tanto dolore, tanta diversa cultura, se non attraverso il linguaggio universale della Musica, e qui la M maiuscola è d’obbligo? Ecco, quindi, che, accanto a sonorità sudamericane (Seattle dance), trovi armonie soul e rock (Fuga, con la featuring di Daniele Sepe), o un’inaspettata traccia simil-lullaby inglese (Bomb Shelter Rag), e ancora sprazzi vocali di alto impatto emotivo, stralci di telegiornali o testimonianze dell’epoca mixati alle melodie, una su tutte la “lettera delle Madri di Plaza de Mayo”, inserita in “The Great Joke in the sky”, e interpretata da Angela Bernal.
Tanti i cameo di artisti locali ed internazionali, da Gordon Poole a Romilda Bocchetti, passando per Andrea Campese e Daniele Mattera, per una registrazione effettuata tra Napoli e Santiago de Cuba.
Non ultimo, un dettaglio che aiuta ulteriormente il pensiero positivo: per ogni cd venduto, un euro sarà devoluto ad Emergency, e il ricavato delle vendite sarà in parte reinvestito per aiutare chi vuol far sentire la propria musica. Intelligente.

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