Oscar 2014: "la grande bellezza" dell'Academy

Lunedì, 03 Marzo 2014 11:55
  

Se Sorrentino, che ha riportato l’Oscar in terra italiana dopo l’exploit di Benigni datato 1999, non chiariva cosa fosse “la grande bellezza” nel suo omonimo film, essa è invece chiara per l’Academy: non, come pensano i più, Hollywood che si autocelebra, bensì qualcosa di ancora più autoreferenziale, ovvero gli Oscar che premiano se stessi, la capacità di creare un “hype”globale perdurante, la forza di far convergere l’attenzione di legioni di appassionati e addetti ai lavori sul Dolby Theatre dopo mesi in cui già si sono espressi a vario titolo giornalisti, sindacati, giurie –

Golden Globe, SAG e DGA, Indipendent Spirit Awards nei soli USA. Il risultato finale quasi non conta più: d’altronde, le sorprese sono sempre meno, e i pronostici sono (quasi) infallibilmente rispettati.

Il vincitore di quest’anno è “Gravity”: il rivoluzionario 3D di Cuarón ha colto nel segno, tanto da fare il grande slam nelle categorie tecniche e conquistare l’alloro della miglior regia, che la lunghissima gestazione della pellicola, ardua già da concepire, meritava. “12 anni schiavo” si afferma come miglior film ripristinando la tradizione della classicità ad Hollywood, e soddisfazioni arrivano pure per “Frozen”  e a sorpresa “Il grande Gatsby” di Luhrmann, due statuette a testa.

Circa gli interpreti, tutto come previsto, con la coppia di “Dallas Buyers Club” McConaughey-Leto a sbancare il settore maschile, mentre in quello femminile Cate Blanchett stravince affiancata dalla pressoché esordiente Lupita Nyong’o.
I grandi delusi? In primis, “American Hustle”: dieci nomination e nessun riconoscimento. Non è la prima volta che succede, tuttavia il film di David O. Russell avrebbe meritato qualcosa, dopo aver portato ben quattro attori in nomination – non succedeva dal 1982 – e aver stupito per freschezza, originalità, capacità di entertainment; invece la stupefacente e trasformata Amy Adams, bomba sexy e fragile, ha incontrato sul suo cammino la Blanchett e per scenografie e costumi sono stati preferiti i tecnici di Luhrmann, dopo la clamorosa mancata nomination per il make-up. Poi, DiCaprio, che è stato superato da McConaughey nell’ultimo mese. Infine, la legione di ignorati dall’Academy già alla nomination: i fratelli Coen, Tom Hanks, e qualche film straniero – su tutti “Il passato” di Asghar Fahradi – che avrebbe probabilmente meritato più del lavoro di Sorrentino. Tuttavia, sono gli Oscar, (grande) bellezza.

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Alberto E. Maraolo

Laureato in "Medicina e Chirurgia" presso la "Federico II" nel 2010, attualmente lavora come medico specializzando in Malattie Infettive presso lo stesso Ateneo. 
Cinefilo onnivoro, sogna giornate di 48 ore per dedicare il tempo necessario ai tanti altri (troppi?) interessi: musica (rock e colonne sonore), sport nazional-popolari (calcio, ciclismo e motori) e non (basket USA), letteratura, storia, filosofia, fisica e logica for dummies.

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