"Nymphomaniac": Natale di sesso in Danimarca. E in Italia?

Mercoledì, 01 Gennaio 2014 18:13
  

Definire il personaggio Von Trier è impresa assai ardua: un precursore, un provocatore, una scheggia impazzita nel panorama cinematografico mondiale, oscillante tra l’adesione a dogmi, anzi, al Dogma, e la caotica sperimentazione, forse fedele solo a se stesso e alla sua pervicace volontà di stupire fino allo choc il pubblico. D’altronde, è uno dei pochi capaci di sollevare furiose polemiche ben prima dell’uscita dei suoi film, tanto forti nel caso della sua ultima fatica, “Nymphomaniac”, da metterne a repentaglio l’uscita stessa.

In Danimarca, terra natale del regista, la pellicola semi-pornografica ha esordito in una data significativa: il 25 dicembre. Nessuno scandalo particolare nel Paese della Sirenetta, tra i più liberali e tolleranti al mondo, il primo peraltro nel 1969 a legalizzare la pornografia. Altrove però ci sarà da attendere, e in Italia è già un mezzo miracolo che, dopo la ritirata strategica di Bim e Lucky Red – storici pattern del danese – dalla competizione per la distribuzione, si sia fatta avanti la Good Films, di cui è presidente Ginevra Elkann e partecipata al 30% dal più famoso fratello Lapo.

Ma dov’è appunto la pietra dello scandalo? Il film racconta la storia di Joe – interpretata da giovane da Stacy Martin e poi da Charlotte Gainsbourg, sempre più attrice feticcio di Von Trier – nel suo dipanarsi lungo vari anni, concentrandosi sulle sue vicende sessuali, perché, come si evince chiaramente dal titolo, la donna è una ninfomane. Attorno a lei ruota tutta una serie di personaggi – e il cast include nomi importanti quali Uma Thurman, Willem Defoe, Shia LaBeouf, Christian Slater, Stellan Skarsgård, Udo Kier – che risultano parimenti impegnati in attività amatorie esplicite, come testimoniato anche dai poster promozionali in cui gli attori vengono ritratti all’acme del piacere erotico. Una strategia di marketing vincente, che ha creato un notevole hype, schizzato alle stelle con il trailer esplicito.

L’intero lavoro dura in versione estesa oltre 5 ore, divise in due parti: una vera e propria maratona sessuale, in cui però pare ci sia il trucco, perché genitali di attori porno sarebbero stati “sovrapposti” ai corpi degli attori originali. Miracoli della computer grafica. Sbalorditivamente, la critica è entusiasta, in particolare quella anglo-americana: Peter Debruge su “Variety” parla di “opera magna”, Xan Brooks sul “The Guardian” parla di “epica sessuale… che randella il corpo e intenerisce l’anima”.

Quanto sono lontani i tempi, ed era solo il 2011, in cui Von Trier fu espulso per indegnità a causa di frasi antisemite troppo maldestre per essere vere e pericolose, ma che pure offuscarono il giudizio critico sull’opera di allora, “Melancholia”: adesso il mondo della cinefilia si è riconciliato con lui. Il problema è capire se il danese, dichiaratamente affetto da disturbi psicologici vari e da una depressione di fondo, si sia riconciliato con se stesso. Il pubblico italiano intanto dovrà attendere ancora qualche mese per apprezzare o meno il suo lavoro.

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Alberto E. Maraolo

Laureato in "Medicina e Chirurgia" presso la "Federico II" nel 2010, attualmente lavora come medico specializzando in Malattie Infettive presso lo stesso Ateneo. 
Cinefilo onnivoro, sogna giornate di 48 ore per dedicare il tempo necessario ai tanti altri (troppi?) interessi: musica (rock e colonne sonore), sport nazional-popolari (calcio, ciclismo e motori) e non (basket USA), letteratura, storia, filosofia, fisica e logica for dummies.

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