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"Mission: Impossible - Protocollo Fantasma": la resurrezione di Cruise

Giovedì, 02 Febbraio 2012 21:48
"Mission: Impossible - Protocollo Fantasma": la resurrezione di Cruise
  

Tom Cruise is back. La sua vera missione impossibile era recuperare il feeling perduto col grande pubblico mondiale, quello capace di regalare incassi a otto zeri, altro che volteggi senza controfigura sul grattacielo più alto del mondo, il Burj Khalifa a Dubai. Il buon e quasi cinquantenne Tom ci è riuscito ritornando nei panni, che ad un certo punto sembravano sul punto di essere indossati dal suo eterno rivale Brad Pitt, di Ethan Hunt, l’agente più famoso dell’IMF – Impossible Mission Force – tanto da meritare anche l’investitura a co-conduttore della prossima notte degli Oscar.

Per il quarto episodio della saga, ennesimo regista diverso: J.J. Abrams, qui solo in qualità di produttore, ha ceduto infatti il testimone a Brad Bird, finora famoso regista di deliziosi film d’animazione per la Disney-Pixar.

Bird, prudentemente e intelligentemente, ha scelto di usare i soliti schemi di gioco, in particolare quelli del primo e indimenticabile episodio griffato De Palma: Ethan Hunt, dopo una spettacolare missione moscovita nel Cremlino, è con le spalle al muro, bollato come estremista da tutto il mondo; per riscattarsi e salvare il pianeta da una subdola eppure gravissima minaccia nucleare dovrà fare gli straordinari, tra Dubai e Mumbai, aiutato solo da un ristrettissimo manipolo di fedelissimi – interpretati dal rientrate Simon Pegg, e dalle new entry Jeremy Renner e Paula Patton.

“Mission: Impossible – Protocollo fantasma” risente perfino dell’onda lunga della trilogia “Millennium”: il cattivo, originalmente, è lo svedese Michael Nyqvist, in un’altra vita filmica Mikael Blomkvist. Peccato che il suo personaggio sia un po’ fiacco e che un villain scandinavo nel ruolo del destabilizzatore globale sia un po’ improbabile.

Tutto comunque ruota attorno al ritrovato carisma e alla rinnovata fisicità di Cruise, che si è messo in gioco al 100% facendo uso limitato di controfigure. Di culto la lunga sequenza nel parcheggio indiano: un saliscendi mozzafiato che ricorda, come intensità, il finale sul treno del primo episodio.

La trama è solo un pretesto, occorrono forti dosi di sospensione di incredulità, tuttavia il prezzo del biglietto non è per nulla rimpianto a fine visione.

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Alberto E. Maraolo

Laureato in "Medicina e Chirurgia" presso la "Federico II" nel 2010, attualmente lavora come medico specializzando in Malattie Infettive presso lo stesso Ateneo. 
Cinefilo onnivoro, sogna giornate di 48 ore per dedicare il tempo necessario ai tanti altri (troppi?) interessi: musica (rock e colonne sonore), sport nazional-popolari (calcio, ciclismo e motori) e non (basket USA), letteratura, storia, filosofia, fisica e logica for dummies.

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