Manga & Co

Manga & Co (130)

Non so voi, ma io sotto Natale divento uno strano mostro.
Niente di verde e accigliato, non divento cattiva e scorbutica.
Divento Cindy Lou Who, pettinatura a treccia verticale compresa.
Una sorta di folletto natalizio che vorrebbe nutrirsi di marzapane 365 giorni l’anno e addobberebbe qualsiasi cosa con luci natalizie a led e palle di Natale di dubbio gusto.
Da questo ne consegue che, vedere un fumetto con scritto “Natale”, è una sorta di combo per me.

“Il canto di Natale” è il primo volume della serie “Parodie Disney” che usciranno in allegato al Corriere della Sera da questa settimana.
Il protagonista è, ovviamente, Paperon de’ Paperoni, denominato dallo stesso Carl Banks, nella versione originale, Scrooge McDuck.
Quale miglior character targato Disney poteva impersonare il ruolo dello scorbutico, avaro e meschino Ebenezer Scrooge?
Spero che la sottoscritta non debba narrarvi la storia originale di “A Christmas Carol”, racconto natalizio scritto da Charles Dickens nel lontano 1843 per estinguere un debito.
Nel caso abbiate vissuto gli ultimi vent’anni in una miniera o sull’isola insieme a Locke e vi siate persi le trasposizioni in ogni salsa di questo racconto che trasuda spirito natalizio in ogni pagina, vi rimando alla nostra recensionenostra recensione su questo immortale classico.
Da big fan del Natale e di qualsiasi cosa riguardi l’omone che porta regali in bianco e rosso, anno dopo anno mi guardo, e in molti casi mi sorbisco, le diverse varianti della storia.
Ma nessuna, oserei dire, è più lineare, giusta e – quasi del tutto – fedele alla trama, di questa versione fumettistica Disney.
È raro leggere una “parodia”, un rifacimento, che ti faccia provare le stesse emozioni dell’originale.
Ma è pur sempre magia Disney.
L’unica, a mio avviso, grave pecca è l’assenza della storia del piccolo Timmy, fonte di lacrime perenni sotto Natale, che viene a mancare nella versione di Guido Martina. Probabilmente perché pensata per un pubblico più giovane, si è deciso di sacrificare una delle scene più strappacuori che io abbia mai letto.
L’iniziativa di ristampare le “Parodie Disney”, promossa dal Corriere della Sera, mi fa pensare prima di tutto che qualcuno sbirci nella mia libreria, secondo che è un’ottima trovata per avvicinare i più piccoli ai grandi classici della letteratura firmati Disney.
L’edizione è in brossurato, ottima rilegatura, pronta per la vostra libreria.
I disegni sapranno di casa: chi ha mai letto Topolino riconoscerà il tratto distintivo dei suoi disegnatori e sarà un po’ come tornare a casa per le vacanze.
L’inferno di Topolino, Sandopaper e la perla di Labuan, Paperodissea, Zio Paperone e la Locandiera… sono solo alcuni dei quaranta titoli che faranno parte di questa collana.
Non me ne sfuggirà neppure uno, nel frattempo fatevi conquistare dalla magia del Natale - un euro più il prezzo del quotidiano - con Paperino e zio Paperone.
Siate più Cindy Lou Who e trovate(mi) un tutorial per quelle fantastiche trecce che sfidano le leggi di gravità.
Consigliato a tutti i Grinch e ai Cindy Lou in ascolto, a chi sta bevendo solo eggnog e mangiando solo marzapane.

“Ch-ch-ch-changes!” cantava Bowie.
Cambiamenti.
Fanno parte della nostra vita, li accogliamo, volenti o nolenti, come una giornata di pioggia.
Sono difficili e – a volte – necessari.

Martina, diciannove anni, studentessa a carico dei genitori, ne ha decisamente bisogno.
Il padre, stanco della sua continua nullafacenza, del suo continuo procrastinare, non ne può più e, in un attimo di rabbia, la mette davanti ad un ultimatum: o cominci a fare qualcosa della tua vita oppure qui ci sono ventimila euro, li prendi e te ne vai via di casa e inizi una vita tua.
L'indecisione dura pochi secondi e Martina, in lacrime, esce dalla porta di casa con una valigia di fortuna e i ventimila euro in una busta.
Il padre, presentatoci come succube perenne della moglie, si rende subito conto del suo errore e vorrebbe richiamarla, inseguirla. Ma lei, oramai, ha spento il cellulare e scompare per le strade di Brescia.
Martina è arrabbiata: chi è lui per giudicare la sua vita, per poterla credere incapace di sopravvivere alle avversità del mondo esterno? Decide così di far vedere di cosa è capace, anche solo per poche ore, e prende un biglietto del treno.
Milano, solo andata.
Nel frattempo a casa sono tutti radunati, in ansia, per la sua scomparsa. La madre, che da sempre tratta la figlia come una bambina di otto anni, incolpa il marito del rischio enorme che sta correndo la sua piccola, sola, in mezzo ad una strada e con tutti quei soldi. Damiana, l'amica del cuore, è preoccupata: Martina non ha mai spento il cellulare, che cosa starà facendo, si chiede. Anche l'ex è presente all'appello e lui non ha mezzi termini per giudicare Martina: tette grandi e poco cervello, non sa badare a se stessa.
Quando finalmente Martina si decide ad accendere il cellulare, è questo l'appello di voci che le arriva: preoccupazione, ansia, paura che lei non ce la possa fare.

È pericoloso là fuori. "Tu non sai cos'è il mondo reale, torna indietro", sembra che le urlino. Questo coro di apprensione, condito anche dalla solita frase della nonna di turno (“Hai mangiato?”) la fa esplodere, la spezza in due. E Martina prende una decisione: non tornerà a casa per un anno. E spegne il cellulare, chiude i contatti.

Si sistema in un albergo a Milano, fa shopping sfrenato, come qualsiasi ragazza con ventimila euro nelle tasche dei jeans. Dopo una settimana le arriva la cruda realtà: ha speso seimila euro in soli sette giorni. Per essere una che ha deciso di dimostrare al mondo che sa badare a se stessa, non è esattamente partita con il piede giusto.
Bisogna trovare una casa, deve iniziare a pensare come una fuorisede.
Bisogna cambiare.

Paola Barbato ci regala questo scorcio di vita vera, la situazione quasi troppo reale di mille giovani che si trovano ad affrontare le spese di vita e le prime bollette da pagare. E mamma e papà, nel mondo reale, non possono aiutarti sempre.

L'autrice fa parte della “squadra Bonelli”, dal 1999 è sceneggiatrice nello staff di Dylan Dog e ci ha regalato piccoli capolavori come “Il sonno della ragione”.
“Davvero” esordisce in casa Starcomics, e mensilmente ci renderà partecipi della vita di Martina e delle conseguenze della sua decisione.
I disegni sono reali, sembra di penetrare nelle pagine del fumetto e di trovarci anche noi a Milano, con la protagonista, partecipi delle sue vicende.
Consigliato a tutti i fuorisede, ai giovani diciannovenni che sognano di andarsene di casa (non fatelo, mamma vi fa le lavatrici ed è priceless!) e a chi ha proprio voglia di un cambiamento.

Nella maggior parte dei manga che ho letto c'è sempre una sorta di luogo comune, una situazione stabile.
Facciamo gli intellettuali, chiamiamolo topos.
C'è sempre un ragazzo/a, appena trasferitosi in città, a metà anno scolastico.
Tale persona avrà sempre un'aria da teppista, sguardo tagliente e colore di capelli poco raccomandabile per gli standard giapponesi.
Questo è l'esterno. All'interno si nasconde, quasi sempre un orsetto del cuore, che ha solo voglia di condividere il suo immenso amore con il mondo.
Kodaka Hasegawa, la nostra star, non sfugge alla descrizione e - come qualsiasi poveraccio nei manga – si ritrova a fare lunghe passeggiate da solo per i corridoi della scuola. Improvvisamente, dall'interno di un'aula, riconosce la voce concitata e felice di una sua compagna di classe, Yozora Mikazuki. Quest'ultima, durante le lezioni, è sempre imbronciata e distante quindi lui, incuriosito, entra nell'aula per vedere l'interlocutrice di Yozora. Immaginatevi la sua reazione quando scopre che la ragazza sta parlando con un'air* friend di nome Tomo-chan**!
Insomma, Kodaka e Yozora, sono uniti dal triste e, soprattutto, sfigato destino di non avere amici.
Cosa fare allora?
Per unirsi ad un club scolastico è troppo tardi, i gruppetti si sono già formati, quindi, quale idea migliore di fondarne uno proprio? Un club per chi è in cerca di amici. Così nasce “Il club del tuo prossimo”, con il solo scopo di avere amici e, finalmente, un “normale percorso adolescenziale”.
La prima ad iscriversi è Sena Kashiwakazi, bionda e formosa ragazza, tra le più popolari della scuola. Il suo dilemma è non riuscire ad avere amicizie femminili, in quanto solo i ragazzi le girano intorno. A questo si aggiunge un carattere egoista e arrogante, la super enemy di qualsiasi ragazza e, ovviamente, anche di Yozora.
Le due protagoniste, alle quali si aggiungeranno molte altre, sono ragazze sole per scelta.
Non vogliono amici semplicemente perché non ne sentono la necessità. Si rendono conto, però, che nella società di oggi esiste il binomio amici=bene. Allo stesso modo, quindi, avere pochi amici o nessuno equivale ad essere etichettati come una persona triste, disagiata e con qualche problema, quando magari c'è solo il desiderio di vivere in solitaria.

Il nostro Kodaka è disperato: riuscirà a farsi un vero amico e a condividere con lui le gioie e i dolori della vita scolastica?
Con un numero esilarante di gag e un manuale su “i mille modi per farsi degli amici”, “Haganai – I have few friends” si rivela come una delle novità più divertenti di questa stagione per la casa editrice J-POP. Il manga rientra nel genere harem, ossia un ragazzo circondato da sole ragazze, stile che solitamente non sopporto, ma che in questo caso è perfettamente congeniale alla trama.
La storia originale viene dalla light novel  “Boku ha tomodachi ga sukanai” di Yomi Hirasaka, con personaggi originali di Buriki, abbreviato dallo stesso autore in “Haganai”, da cui è stato tratto un anime e successivamente questo manga.
Probabilmente, a causa di queste continue trasposizioni, il disegno si perde leggermente nella sua versione cartacea. Risulta poco definito e, nonostante sia piacevole, a lungo andare può risultare incompleto e, conseguenzialmente, fastidioso.
Ottima edizione, come al solito, per la J-POP che si conquista ancora una volta nel mio cuore un posto speciale: pagine a colori, sovracoperta e copertina con commenti dell'autore.

Consigliato ai solitari del liceo, a chi veniva etichettato come “loser” e a chi cerca un modo per farsi nuovi amici. Saremo “loser” tutti insieme!

* avete presente la tecnica dell' “air guitar”, il far finta di suonare?
** “Tomo” in lingua giapponese vuol dire, letteralmente, “amico”.

“Cercate di vivere pensando che morirete!”

Ci avete mai pensato?
Dico, seriamente.
Ogni giorno vaneggiamo sui vari “Carpe diem” e "Cogli l'attimo”, ma chi li mette in pratica davvero?

Nel Giappone ideato da Motorō Mase, invece, vi è una legge chiamata Legge della prosperità nazionale, adatta “ad un popolo che crede che obbedire renda felici”.
Avete sei anni, è il vostro primo giorno di scuola. State pensando ai nuovi amici, a chi sarà il vostro compagno di banco. Vostra madre vi ha preparato il pranzo e, fiera della vostra divisa, vi ha intimato di comportarvi come si deve. Arrivate a scuola, è tutto come previsto e uno stuolo di infermieri è lì per voi, per iniettarvi un vaccino. Va tutto bene, tranne che per un piccolo, insignificante, particolare: una su mille di queste siringhe contiene una nanocapsula che esploderà quando sarete tra i diciotto e i ventiquattro anni. Nessun bambino si rende conto di quello che gli sta succedendo, nessun adulto si ribella. All'età di sei anni si diventa coscienti che uno, sui mille bambini intorno a sé, non diventerà mai ventiquattrenne.
Il nostro protagonista, Kengo Fujimoto, ha oramai passato l'età critica, avendo circa venticinque anni, e lavora per il governo. Il suo compito è consegnare l'Ikigami, l'annuncio di morte. È attraverso i suoi pensieri che veniamo introdotti in questo sistema. Nessuno sa quali siano i bambini predestinati, tutto si basa volutamente sulla casualità.

Ognuno di loro deve vivere come se avesse la nanocapsula impiantata, crescere con la minaccia costante del pericolo. Questa consapevolezza dovrebbe far sì che i cittadini abbiano una maggiore coscienza sociale, che a sua volta si dovrebbe tradurre in un aumento della produttività collettiva.
Questa è la teoria. La pratica, ovviamente, dista anni luce.
Fujimoto riceve i file dei predestinati circa 48 ore prima dell'orario previsto per il decesso, in quanto l'Ikigami deve essere consegnato 24 ore prima dell'ora fatale. Non c'è nessun modo di interrompere questa trafila: volenti o nolenti, la nanocapsuola esploderà all'interno del corpo del prescelto all'ora stabilita. In cambio il governo si fa carico di mantenere la famiglia del condannato con una pensione di prosperità nazionale, a meno che il ragazzo non compia atti contro la legge nel suo ultimo giorno di vita. Come si può intuire, non tutti sono entusiasti di questa pratica governativa, ma chi si ribella o esprime dei dubbi sulla funzionalità della legge in corso viene allontanato in quanto “demoralizzatore” e viene impiantata anche in lui una nanocapsula.

Benvenuti nel mondo ideato da Orwell, insomma.

In ogni volume seguiamo le ultime ventiquattro ore degli sfortunati, i loro rimpianti, le loro paure.
Le storie sono di una bellezza straziante, commoventi, violente e incredibilmente vere.

Arrivato a noi nel lontano 2007 grazie a PlanetManga (casa Panini) “Ikigami – Annunci di morte” è già alla sua prima ristampa. Terminata in patria, la serie conta dieci tankōbon, arrivati ad otto in Italia. I disegni rispecchiano la trama, giungendo a sfiorare il realismo più crudo, e per una volta non compaiono i tipici “occhi a manga”.
Una serie che fa pensare, discutere e riflettere.
Non consigliata ai paranoici, ai deboli di cuore e a chi già vive ogni giorno come se fosse l'ultimo.

E tu, cosa faresti se ti rimanessero solo ventiquattro ore di vita?

Bracci bionici. Fratelli uniti da un destino. Complessi di Edipo. Alchimia.
Questa è la lista di alcuni dei componenti che mi aspettavo di trovare in un manga di Hiromu Arakawa, famosa autrice di Fullmetal Alchemist. In un'infinita saga di ventisette tankōbon  la sensei Arakawa riesce a gestire con incredibile maestria una storia basata sul pentimento, la fratellanza e il senso di giustizia.

Ecco, che noia.

Oramai stufa di manga che osannano giustizia, libertà e ramen mi sono avvicinata a Silver Spoon con un luccichio di speranza nel cuore e le mie aspettative non sono state deluse.
Yugo Hachiken è un ragazzo come tanti, che alla veneranda età di quindici anni, si rende conto di non riuscire a rispondere alla domanda “Qual è il tuo sogno?”. Tra gli amici io annovero ancora dei mattacchioni, che a tale domanda risponderebbero “Diventare grande!”, ma Hachiken si dimostra particolarmente scosso da questo suo dubbio e, con la paura perenne di fallire, decide di iscriversi al modesto Istituto Tecnico Agrario O-Ezo, convinto, quindi, di aver preso la strada “più facile”.  La situazione è paragonabile a quella in cui la vostra ragazza vi chiede come le sta un vestito, tranquilli, è una trappola! E no, non esiste una via facile per uscirne.
Il nostro ragazzo prodigio si ritrova infatti in una prestigiosa scuola dell'Hokkaido a spalare letame - e non è una metafora - e scopre ben presto che l'istituto è frequentato da ragazzi con alle spalle aziende familiari e centri di equitazione a cui far ritorno una volta preso il diploma. 
Risultando il classico topo di città che fa visita al cugino di campagna, Hachiken, dapprima sconvolto dalle sveglie estenuanti e dallo scoprire da dove vengono le uova, pian piano trova la consapevolezza di ciò che vuol dire “lavorare con gli animali”. Lo circondano gli altri studenti della scuola, ognuno con una propria storia che viene svelata nei diversi capitoli del manga. Poco alla volta scopriremo anche la storia di Yugo Hachiken e cosa nasconde sotto la sua pelle...
Silver Spoon lascia al lettore una sensazione di pace e tranquillità, la stessa sensazione che si prova quando si accarezza un cucciolo. Il manga è al suo quinto numero in casa giapponese, dove è anche stato premiato, quest'anno, con l'ambito riconoscimento Manga Taishō.

L'incredibile bravura dell'autrice sta non solo nel disegnare con precisione i vari animali che popolano l'istituto, ma anche nella ricerca accurata riguardante il mondo dell'agricoltura e dell'allevamento. Il tratto è quello tipico della sensei Arakawa che ha fatto innamorare tutti i fan di Fullmetal Alchemist.
Portato in Italia dall'onnipresente PlanetManga, viene lanciato ad un prezzo promozionale di 1,99 € fino al 25 novembre. Suggerisco a chiunque di approfittare di questa offerta, in quanto il volume è davvero originale: posso tranquillamente affermare di non aver mai letto un manga del genere.
Consigliato agli amanti della natura, a chi aveva la tessera Legambiente alle medie e a chi vuole semplicemente staccare dai suoni assordanti della vita di città.


 

Johnny, è quasi magia Johnny, riprova di nuovo Johnny e come sempre riuscirai...
Chiunque fra di voi stia canticchiando nelle sua testa queste note si ricorderà di Johnny, ragazzo con poteri extrasensoriali che allietava i nostri pomeriggi infantili con le sue difficilissime scelte amorose e, contemporaneamente, facendo strage di cuori nelle fila delle bambine di tutte le età (in primis, colei che scrive).
Il ricordo di una vecchia cotta più un'inusuale attrazione per gli anni Ottanta mi hanno spinta a comprare Kimagure Orange Road, fresca ristampa di casa J-POP, manga della più famosa trasposizione ad anime di È quasi magia Johnny.
La storia è sempre quella: lui ama lei, ma anche l'altra, il classico triangolo amoroso di qualsiasi shojo che si rispetti. Ma qual è la novità, allora? “Che può spostare tutto col pensiero, ci riesce per davvero...” Kyosuke Kasuga, meglio ricordato come Johnny, è al suo settimo trasferimento di casa e di classe e, contravvenendo alla legge dello sfigato dei manga, fa subito amicizia in stile padre (“Non devi fumare! Fumare fa male”) con le ragazze più carine e delinquenti della scuola. E si sa, dato che il tono pedante attira tutti come mosche al miele, sotto gli occhi dei meravigliati lettori, Kyosuke bacia la bella Hikaru e poi anche Madoka (per tutti gli amici di Cristina D'Avena in ascolto: Tinetta e Sabrina).

Oramai la sua vita scolastica è compromessa dal quesito che adombra da sempre le menti maschili: la bionda o la bruna? La vivace o la timida? Kyosuke non fugge dagli stereotipi e, per fugare ogni dubbio, decide di provarci con entrambe, grazie anche all'aiuto dei suoi poteri.
A parte il decadimento di un eroe, Kimagure Orange Road si rivela proprio un bel manga: tratta d'amore senza essere noioso, di poteri extrasensoriali senza scadere nel ridicolo e Kyosuke, nonostante sia un traditore, ma dei più cheap, si merita un high five per le sue scuse convincenti che, dette con quegli occhi da cane bastonato, persuaderebbero chiunque!
I disegni sono caratterizzati dal tratto tipico degli anni dei capelli cotonati e sono molto piacevoli, ma i fan dell'anime troveranno gravi difficoltà a riconoscere in queste immagini cartacee i loro beniamini della serie animata. Molto spesso il disegnatore cambia nella trasposizione da manga ad anime, ma in questo caso la resa è quasi irriconoscibile.
Oramai la moda vintage ha attaccato persino il mondo dei manga e gli anni Ottanta si respirano anche nelle fumetterie. Lodevole l'iniziativa della J-POP nel voler ripescare una serie che, volendola recuperare, era in pessime condizioni, in quanto l'ultima stampa risaliva al 1997.
Kimagure Orange Road va quindi ad affiancare i suoi vecchi colleghi su nuovi scaffali: grazie all'impegno di diverse case editrici, i lettori di oggi possono gustarsi Sailor Moon, Dragon Ball e non ultimo Cat's Eye (Occhi di gatto).
Come mai questo ritorno alle origini? I maligni parlano del blocco d'idee e di soldi “facili”, ma la nostalgia che mi pervade nel leggere questi piccoli capolavori senza tempo mi fa annullare qualsiasi pensiero malvagio.
Consigliata a chi si svegliava alle sei del mattino per vedere Johnny e aveva un diario pieno di cuori con il suo nome. Ah! E ai fan dei capelli cotonati, ovviamente.  

Ah, se potessi tornare indietro... Chi non l'ha pensato almeno una volta (ma anche tre)?
Quante volte abbiamo desiderato poter cambiare il corso del tempo, poter rivedere noi stessi adolescenti e dire “Lasciala, ti farà soffrire” oppure “Studia, dannazione, te ne sarò grato!”.
Nel 2022, presso l'istituto di ricerca Time Travel Kasuga, questo “desiderio” è diventato realtà grazie all'invenzione di una macchina del tempo capace di riportarci indietro. Grazie ad uno strumento chiamato ASTONE si proiettano all'interno del cervello del “viaggiatore” i dati scannerizzati della città in vent'anni e si riproduce così uno specifico spazio-temporale. Conseguenzialmente, come spiegato dalla dolce Aki Kazamidori, direttrice dell'istituto, non vi sono paradossi temporali in quanto non si viaggia realmente nel tempo e qualsiasi azione che si compie andando nel passato non ha effetti sul presente. In pratica è un enorme “what if”: cosa sarebbe successo se quella volta mi fossi dichiarato/mostrato/non avessi ucciso il mio pesce rosso?
Ovviamente questo viaggio, seppur virtuale, ha dei costi proibitivi per la maggior parte delle persone, ma ciò fa in modo che al centro si rivolgano davvero le persone disperate, quelle che vogliono tornare a quando la loro era una vita “giusta”. Quindi incontriamo un uomo rifiutato in gioventù dalla ragazza dei suoi sogni, quella per la quale era cambiato, un fratello che non ricorda la promessa fatta alla sorella vent'anni prima, una donna aggredita che vuol scoprire il colpevole e un pittore che vuol esaudire la promessa fatta alla moglie in fin di vita.
Tutte queste persone torneranno ai loro momenti preziosi per trovare quello che cercano e molto di più. La stessa dottoressa Kazamidori nasconde un segreto legato allo scorrere del tempo che prima o poi dovrà essere svelato... 
Tradotto in italiano con un titolo che grida scrittura creativa per principianti ossia “Le nostre tracce nel tempo”, il quale può ricordare una puntata di una soap di bassa qualità o una nuova canzone di Cristina d'Avena pronta per il Fivelandia 16, “The Time Travel Kasuga Laboratory” è un seinen* manga incredibilmente intrigante, misterioso, ma al contempo dolce e riflessivo. Comprato dall'ottanta per cento delle persone per via della splendida cover che ci mostra il tratto del disegno pulito e piacevole, diventa un concentrato d'emozioni racchiuse in un solo primo tankōbon, a cui ne seguiranno altri sei.

Edito da PlanetManga, la pecca enorme di questo volume è un costo un tantino eccessivo che viene giustificato da una sola misera pagina a colori e la sovracopertina. Planet, non è così che si fa!
Consigliato ai nostalgici, ai fan del rimorso e a chi ancora sogna la ragazza del liceo.
Seguendo le parole dell'autore Kumichi Yoshizuki:
Il passato può essere un "ricordo" o un "peso". In realtà... si tratta della stessa cosa. Immagino che tutto stia in una scelta: usarlo come un aiuto o considerarlo un fardello. Comunque sia, se il peso è tale da costringere a fermarsi, forse dopo una visita all'istituto di ricerca Time Travel Kasuga potrebbe capitarvi qualcosa di bello.
                                                          

 

 

*Seinen: letteralmente "maggiorenne", è un termine giapponese che, associato ad anime e manga, indica opere di questo tipo che hanno come target un pubblico che va dalla maggiore età in su.

Vi posso già sentire.
L'estate è finita, sono tornato a lavoro/scuola/università/fare la ricotta sul divano e si parla di un manga che ha nel titolo la parola estate? Questa è vera crudeltà! Ma “Summer Wars” non parla d'estate, parla di famiglia, coraggio e amicizia. E no, non sto descrivendo la story-line del nuovo film Disney.
Qualcuno si dovrebbe ricordare di “Second Life”, un mondo virtuale dove era possibile crearsi un avatar e vivere quindi una “seconda vita”, come in “The Sims”, ma all'ennesima potenza. In “Second life” si usano soldi veri, si possono creare aziende, stringere contatti. In Summer Wars esiste un mondo virtuale che poggia sulle stesse regole: il mondo di Oz. Come il nome stesso suggerisce, questa piattaforma ha qualcosa di magico, d'innaturale. Tutti possono accedervi tramite pc o cellulare o qualsiasi oggetto in grado di andare online e tutti possono addirittura gestire le principali funzioni che collegano il mondo informatico al mondo reale. In questo mondo fatto di avatar e calcoli, si rifugia Kenji Koiso, studente diciassettenne giapponese, che, vistosi fallire l'esame per rappresentare il Giappone alle Olimpiadi della matematica, si propone per poter lavorare al sistema di Oz. Questi erano i suoi piani prima che la senpai* Natsuki, oggetto del desiderio suo e di tutta la scuola, subentrasse nella sua estate offrendogli un lavoro. Prima titubante, rifiuta poi, spinto dall'amico Sakuma, accetta e prima di rendersene conto si ritrova in mezzo a tutta la famiglia di Natsuki, la quale, per niente impietosita dall'imbarazzo di Kenji, lo presenta a tutto il parentado come il suo ragazzo, futuro sposo! Kenji è atterrito dallo scoprire che era questo il lavoro proposto (quando si dice: leggere bene le istruzioni prima dell'uso): fingere di essere il ragazzo, universitario di Tokyo e che ha studiato all'estero, di Natsuki. Kenji si ritrova in una situazione che sarebbe imbarazzante per la maggior parte di noi, calcolando che la famiglia della dolce Natsuki conta circa venticinque persone tra i parenti più stretti - discendenti da un'antica famiglia di samurai, appartenente al periodo Edo -, riuniti per festeggiare il compleanno della nonna Sakae. Insomma, un leggero complesso d'inferiorità. Da semplicemente imbarazzante passiamo a problematico quando Kenji riceve per e-mail un codice da decifrare. Senza indagare sul mittente, Kenji si mette all'opera e in una notte risolve il problema. Al mattino scopre di essere ricercato dalla polizia in quanto, grazie al suo operato, il sistema di Oz è andato in crash e il suo account risulta il colpevole. Ben presto i danni fatti nel mondo di Oz iniziano a ripercuotersi sul mondo reale, con conseguenze catastrofiche. Sarà compito di Kenji e della famiglia Shinonara combattere questa “summer war”!
La storia originale è di Mamoru Hosoda, regista dei primi due film di “Digimon” e dell'opera che l'ha reso famoso, “La ragazza che saltava nel tempo”. Dopo il successo del film “Summer Wars” si è deciso di farne un manga, come in precedenza era già accaduto per altre sue opere. Le sue storie sono sempre delicate ma allo stesso tempo forti, combattive e impegnate, proprio come le sue protagoniste femminili. Donne, ragazze, fragili nell'aspetto ma che custodiscono una forza interiore che le fa diventare esseri speciali. Il personaggio della nonna Sakae, ad esempio, è caratterizzato in modo da farcela sentire anche nostra nonna. E alla fine saremo tutti innamorati della senpai Natsuki. In tre volumi, edito da Planet Manga in Italia con doppia cover per il primo volume, questo manga è la versione tascabile di uno dei capolavori di Hosoda e dà la sensazione di poter fare tutto, di essere invincibili. E di voler imparare a giocare a Koi-Koi.

* senpai: nominativo che viene utilizzato dagli studenti più giovani per indicare gli studenti più anziani, in forma di rispetto.

Essere fratelli maggiori è una grande responsabilità. Ti senti in dovere di essere quello più intelligente, quello più maturo, quello più "bravo". Devi essere l'esempio per quel piccolo fratellino che ti porti sempre dietro. Lui, prima di tutti, deve essere orgoglioso di te. Questa è stata l'infanzia fatta di sfide a chi sputa più lontano di Mutta Nanba e di suo fratello minore, Hibito. Mutta, nato nel giorno conosciuto da tutti come il giorno de "L'agonia di Doha"*, e suo fratello Hibito, nato due anni più tardi, sono inseparabili. La notte del 9 luglio 2006, mentre tutto il mondo sta guardando la finale dei mondiali, i due Nanba stanno praticando una delle loro solite escursioni che consistono in sessioni di registrazione dei suoni della natura. Durante quella sessione, però, accade qualcosa di straordinario: vedono un UFO.

Meglio dire che videro una sorta di satellite che i loro occhi preadolescenti captarono come UFO. Ma entrambi, in quel preciso, istante presero la decisione che avrebbe cambiato le loro vite: sarebbero andati nello spazio, sulla lontana Luna. Passano gli anni, siamo nel 2025 e Hibito Mutta ha acquisito una certa popolarità perché sarà il primo giapponese ad andare sulla luna (state pensando: è il 2025 e nessun giapponese è mai andato sulla luna?! È una perplessità che assilla anche me.)

E suo fratello Mutta? Non doveva essere il maggiore, il "primo" fra i due? Evidentemente qualcosa deve essere andato storto perché troviamo un Mutta appena disoccupato e tornato a vivere con i suoi. Basterà una telefonata di suo fratello Hibito a far riaccendere in lui quella competizione infantile? Si scrollerà dallo stato apatico in cui si trova? I giapponesi andranno mai sulla Luna? Se volete una risposta a tutte queste domande Uchu Kyodai è quello che fa per voi. Avente all'attivo 18 numeri con la serie ancora in corso, le vicende dei fratelli Nanba hanno appassionato milioni di lettori. Ciò ha permesso al manga, edito dalla Kodansha in Giappone, di vincere il "56° Premio Shogakukan" nel 2011 e ben due adattamenti, anime e drama, nel 2012. In Italia grazie a Starcomics con una copertina "stellare" (vedere per credere) Uchu Kyodai - Fratelli nello spazio è una rivelazione. La competizione, la voglia di primeggiare ma, al contempo, il senso di protezione verso il fratellino minore... Sensazioni fin troppe note a chi ha una metà di se stesso in giro per casa. Il rapporto fra Mutta e Hibito risulterà familiare e terribilmente vero. I disegni sono precisi e dettagliati e si nota comunque lo studio evidente dell'autore in campo ingegneristico spaziale. Consigliato a tutti, uomini, donne, grandi e piccini. Ma, sopratutto, ai fratelli.

Vi presento Minami Fuji, una giovane ragazza giapponese che lavora da tre anni in un'azienda pubblicitaria. È in gamba, una lavoratrice indefessa e si dedica completamente al suo mondo fatto di stacchi di spot da tre minuti. È convinta che in tre minuti si possa dire tutto di una persona e che le pubblicità abbiano una capacità espressiva ineguagliabile. Questa è Minami, una ragazza come tante, con i capelli sempre in disordine tenuti da un elastico, lo stress sulle spalle e la solita storia d'amore conclusasi dopo tanto tempo. Minami ha detto no agli uomini e sì al lavoro extra, al dormire su una sedia in ufficio, a fare le sei del mattino dietro una scrivania. Ma, ovviamente, in tutta la sua disarmante banalità, l'amore non accetta il rifiuto. Un amore che ti coinvolge, ti trascina e ti fa dubitare di te stessa. La signorina Fuji si ritrova così divisa tra due uomini, Ishida e Ogiwara, e il suo essere stacanovista. La scelta non sarà facile e la costringerà ad abbandonare qualcosa lungo il suo cammino...

Cosa c'è di differente fra questo manga e un qualsiasi shojo? Semplicemente questo: è uno josei, un lady comic. Quando parliamo di josei, intendiamo un manga o anime dedicato a un pubblico esplicitamente femminile e adulto. Una narrazione incentrata sul genere slice of life, sulla vita quotidiana di giovani donne e su tutti i problemi legati a un mondo più adulto; insomma, è una versione più realistica dello shojo. Non è un paese per giovani. Mari Okazaki disegna con tratto preciso, denso, carico di inchiostro, il quale dona a Minami un volto giovane e ingenuo, ma allo stesso tempo adulto e concentrato quando serve. Lo stile ricorda in alcuni tratti quello di Ai Yazawa e della sua opera più celebre, Nana, sia per i disegni che per i temi trattati.

Il manga ha iniziato la sua pubblicazione in Italia grazie alla casa editrice Goen, con delle splendide copertine disegnate dall'autrice, quantomai evocative. Arrivata ora al terzo numero, la serie conterà dieci volumi più uno special. Consigliato a tutte le giovani donne che stanno iniziando a rapportarsi con il mondo del lavoro, che si rispecchieranno immediatamente nella determinata ventisettenne Minami, ma anche a chi vuole conoscere qualcosa di più del panorama lavorativo del Giappone moderno.

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