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Uomini e no

Giovedì, 15 Agosto 2013 09:17
Uomini e no
  

Il caldo, l'afa, il frinire delle cicale, l'asfalto cocente, le vacanze (mancate) e, sì, dai, mettiamoci anche la crisi, in fondo non è sempre tutta colpa della crisi? Ecco, l'esplosiva combinazione di questi fattori porterebbe i lettori italiani a dedicarsi a letture rilassanti, non molto impegnative e possibilmente divertenti. Su questa linea di pensiero, quindi, il libro che vi propongo questa settimana è un bell'Harmony, ripescato in uno scatolone in soffitta, tra spalline, fuseaux e altri reperti degli anni Ottanta.

Bazinga! Perdonatemi, ma non ho saputo resistere ad un innocente scherzetto estivo.

Il libro della settimana, in realtà, è lontano quanto più possibile dall'identikit summenzionato: si tratta, invece, di una storia ambientata nella Milano dell'inverno del 1944, durante le lotte tra partigiani e nazisti. Il protagonista è Enne 2, nome di battaglia di un capitano partigiano – e unico suo nome che ci è dato sapere – che affronta una crisi esistenziale silenziosa ma profonda. Dov'è il senso di tutte le azioni di guerra, di tutte le rappresaglie, di questa infinita catena di orrori? Ostacolare e uccidere i nazisti e i fascisti è davvero la chiave per interrompere questa catena? Chi è davvero degno di essere chiamato “uomo”? Enne 2 cerca di comprendere se stesso e le sue azioni, senza però smettere di agire per fermarsi a riflettere: l'istinto di sopravvivenza che lo spinge a combattere è troppo forte in lui per lasciarlo nella non-azione. Le sue riflessioni, inoltre, concernono anche l'amore per Berta, una donna sposata con cui ha una relazione che sembra senza futuro. Ma in fondo non è difficile che qualcosa sembri senza futuro durante la guerra; anzi, sarebbe insolito il contrario.

Nonostante la collocazione storica e i temi affrontati siano decisamente seri e delicati, il romanzo sorprendentemente non risulta pesante. È suddiviso in tanti brevissimi capitoli, di cui alcuni – quelli in corsivo – rappresentano le riflessioni di Enne 2, mentre gli altri raccontano le azioni, eseguite da lui come da altri personaggi. Credo che un fattore decisivo per la scorrevolezza del romanzo sia la prevalenza di dialoghi, che occupano la maggior parte delle pagine, e che ci impediscono di arenarci nella lettura della descrizione di quel ramo del lago di Como...

La crudeltà, l'orrore e l'estrema nonchalance con cui tale crudeltà e orrore vengono raccontati sono scioccanti, ma non al punto di farci chiudere il volume lamentando un'eccessiva insopportabilità tematica e narrativa. Tutt'altro.

Quest'opera di Elio Vittorini, scritta in diretta con gli eventi – l'autore partecipò attivamente alla resistenza – ma pubblicata solo l'anno successivo, alla fine della guerra, è una lettura impegnativa, intensa, grave, straordinariamente lucida, e a mio parere adatta anche alla sdraio sotto l'ombrellone, in alternativa alle parole crociate. Meditare su temi seri non è mai fuori luogo e, se possiamo farlo grazie a un'opera scritta con maestria, magari avremo dato più senso alla nostra estate di quanto avremmo fatto se avessimo davvero letto quell'Harmony trovato nello scatolone in soffitta.

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Valeria Lotti

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto." Italo Calvino

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