Poesie dell'Africa - Léopold Sédar Senghor

Martedì, 18 Febbraio 2014 11:23
  

Alcuni anni fa, scoprii l'Africa. Non la scoprii in un viaggio, ma attraverso la poesia cantata dai poeti africani del ventesimo secolo, impregnata di natura selvaggia e sentimenti sublimi. Tra tali poeti, colui che mi guidò maggiormente nella mia scoperta fu Senghor, primo presidente del Senegal e uno dei padri del movimento letterario della négritude (negritudine, in italiano). 
I versi di Senghor mi affascinarono per la loro potenza, espressa soprattutto attraverso la figura della donna. Ah, la donna! Che ruolo immenso ricopre nella sua opera poetica. Forte come la natura, nera come la notte, indomabile come una gazzella.
 
[…] Donna nuda, donna scura
Frutto maturo dalla polpa soda, buia estasi del vino nero, bocca che fai lirica la mia bocca.
Savana dai limpidi orizzonti, savana fremente alle ardenti carezze del vento dell'est
Tam tam scolpito, tam tam teso che risuoni sotto le dita del Vincitore […]
 
[…] Donna nuda, donna nera
Canto la tua bellezza che passa, la tua forma che fisso nell'Eterno,
Prima che il Fato geloso ti incenerisca per nutrire le radici della vita.
 
Quale carica erotica è contenuta in questa donna! Ma quanto è commovente la sua descrizione, scaturita dall'amore meravigliato del poeta. E parte del fascino della donna è proprio nel suo colore, in quel nero che è da lei inscindibile. I popoli africani sono neri, e la rivendicazione della loro negritudine è alla base del movimento d'indipendenza dalla colonizzazione bianca. Ritrovare e affermare prepotentemente la propria negritudine è un atto di ricerca interiore, di ritorno alle proprie radici. Sartre definiva la corrente culturale della négritude una “negazione della negazione dell'uomo nero”. Senghor, con la sua poesia come con la sua politica, spinge l'africano a prendere coscienza di sé, della sua unione con la natura, con la quale conduce un dialogo che l'europeo non riesce a condurre. La negritudine non è cieco nazionalismo, anzi, è apertura al mondo proprio grazie alla comprensione delle proprie origini. Per citare le sue parole, “la vera cultura è mettere radici e sradicarsi. Mettere radici nel più profondo della terra natia. Nella sua eredità spirituale. Ma è anche sradicarsi e cioè aprirsi alla pioggia e al sole, ai fecondi rapporti delle civiltà straniere”. 
 
[…] La luce limpida del tuo paese è ancora così lieve?
E le donne così belle da sembrare disegnate?
Se la rivedessi la fanciulla, la donna, tu al sole di settembre
Pelle dorata passo melodioso, e quegli occhi vasti, fortezze contro la morte.
 
La poesia di Senghor ha una grande forza evocativa, che cattura ed emoziona verso dopo verso. L'Africa è un continente troppo vasto e complesso per poterlo conoscere solamente tramite delle poesie, ma sicuramente queste sono un primo passo squisito. 
 
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Valeria Lotti

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto." Italo Calvino

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