La leggenda del santo bevitore - Joseph Roth

Sabato, 28 Dicembre 2013 16:10
  
Questo lungo racconto è una storia che parla di fortuna, di onore e di alcool; tre fattori che si intrecciano e si intersecano, plasmando un brevissimo periodo della vita di un uomo che non ha più niente da perdere.
 
La fortuna agisce sotto forma di casuali e benedette donazioni di denaro, che permettono al nostro Andreas di condurre per vari giorni un'esistenza diversa dalla solita (migliore, diremmo noi?).
Ai nostri occhi un albergo, un ristorante o un caffè dovrebbero rappresentare un notevole miglioramento rispetto ai ponti della Senna con vecchi giornali come coperta e compagnia.
La buona sorte, allora, entrata magicamente nella sua vita, innesca una questione d'onore: rispettare la parola data e restituire il denaro ricevuto alla “piccola Santa Teresa” nella chiesa di Santa Maria di Batignolles. Sembra semplicemente impensabile che un senzatetto, un uomo che ha ormai perso ogni interesse verso la società e i suoi schemi, ritenga importante tener fede a un voto; eppure è proprio così.
Tuttavia, tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare o, nel caso specifico, l'alcool: quanta attrazione suscita in lui un goccio di Pernod! E poi un altro e un altro, fino ad essere inevitabilmente sviato dal suo pio proposito di mantenere la parola d'onore.
 
L'impressione complessiva è che in una/due settimane la vita di Andreas si rimetta all'improvviso in movimento dopo anni di inerzia, e raggiunga picchi di lucidità, soddisfazione, nostalgia, riconoscenza, ma senza ordine, senza riuscire a trattenere ciò che ha trovato. La chiesa di Santa Maria di Batignolles è la meta finale e paradossalmente quasi irraggiungibile del suo disordinato e casuale peregrinare tra le vie di Parigi; il nostro uomo appare, allo stesso tempo, artefice e vittima del proprio destino.
Joseph Roth dipinge la vita umana come un susseguirsi di dispersione e ricongiungimento, di nuovi scorci e antichi ricordi, di sobrietà ed ebbrezza. È quasi superfluo a questo punto specificare che tale era la condizione di vita dell'autore, soprattutto nei suoi ultimi anni parigini, e che il tempismo perfetto della pubblicazione postuma dell'opera – appena pochi mesi dopo la sua morte – contribuisce a renderla una sorta di testamento, di ultimo lascito letterario di uno straordinario bevitore, probabilmente non santo, ma sicuramente in un certo qual modo illuminato. 
 
Nel 1988 dal racconto venne tratto l'omonimo film di Ermanno Olmi, vincitore del Leone d'Oro al Festival di Venezia.
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Valeria Lotti

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto." Italo Calvino

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