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Sulla Szymborska, con onestà (la mia, discutibile)

Venerdì, 03 Febbraio 2012 07:54
Sulla Szymborska, con onestà (la mia, discutibile)
  

Prima di tutto, due giorni fa intorno alle 23:00 i minori e poi i maggiori blog italiani di poesia ne davano notizia prima che ne scrivessero le testate nazionali: la poetessa polacca W. Szymborska ci ha lasciati. Blog piccoli e medi, per quel momento: tanto sono accesi e acuti i radar di chi la poesia, nel suo spazio piccolo o medio (non stiamo parlando del grande, no) la fa ma, soprattutto, la legge, seguendone le sorti e i movimenti. E questo sarebbe piaciuto, forse, alla Szymborska che sulla questione piccolo-medio-grande avrebbe risposto: ho letto con interesse “senza preoccuparmi in anticipo / se sia poesia / e quale poesia”. Dunque qui noi già avremmo potuto ringraziarla e sentirci più sollevati, adatti e meno impacciati.

In secondo luogo, davvero poca roba potrei aggiungere a tutte le cose già scritte, dette, quotate, ritwittate e condivise in facebook, tratte da Wikipedia o tirate fuori da cassetti, librerie, file word e cartelle di pc. Sono tutte vere (almeno nessuno, finora, è venuto a sconfessarle con teorie o notizie più convincenti) anche se, a volte, lacunose. Ad ogni modo, chi volesse farsi un’idea generale e abbastanza certa sulla poetessa polacca potrà, a questo punto, trovare moltissimo materiale nel web, persino appassionati necrologi e frasi di affetto così commoventi da far riflettere su quanto un estraneo che faccia poesia possa diventarti così familiare e così amato. La Szymborska, al riguardo, risponderebbe che forse non è amore e che noi crediamo di doverle delle cose, delle parole e dei pensieri perché, in fondo, non è che l’amassimo come si ama una persona reale che ci vive accanto o che possiamo vedere, conoscere per davvero e frequentare. Probabilmente direbbe che con lei - leggendola insomma - “i viaggi […] vanno sempre bene, / i concerti sono ascoltati fino in fondo, / le cattedrali visitate, / i paesaggi nitidi”. Quindi sentiamo di doverle qualcosa perché non l’amiamo veramente, altrimenti ci comporteremmo in modo diverso. E chi può obiettare! Molti di noi nemmeno la conoscevano dal vivo, non l’avevano mai vista o ascoltata, mai l’avevano incrociata in reading, festival e cose del genere.

Però, per onestà, devo poter scrivere di quando ho lasciato il mio “adelphone” (Wisława Szymborska, La gioia di scrivere – Tutte le poesie [1945 – 2009], Adelphi 2009, ndr) in giro per casa e la mia famiglia, che notoriamente legge altro e non fa che ricordarmi di quanto la poesia non porti il pane in tavola, ha cominciato a sfogliare e leggere con interesse; qualcuno ha addirittura tenuto per molto tempo il “mio” libro sul suo comodino, nonostante ne reclamassi la piena e sacrosanta proprietà. Ma va bene, perché al riguardo la Szymborska avrebbe detto: “Poteva accadere. / Doveva accadere. / È accaduto prima. Dopo. / Più vicino. Più lontano. / È accaduto non a te”. E anche qui non le si sarebbe potuto obiettare alcunché perché se la poesia sfonda una finestra, una porta o un muro (che non siano i soliti malfermi finestre, porte e muri di cartone di chi si riconosce appassionato del genere) sarà stato un piccolo miracolo il quale, prima o poi, è augurabile accada.

Oppure dovrò raccontare di quel pomeriggio a parlare di poesia in una scuola di Benevento. Mi dicevano che la canzone funziona di più, che non c’è motivo di mettersi a leggere una poesia se la canzone ti stuzzica cuore, mente e orecchie. Allora ho preso il solito “adelphone” e ho letto “Amore a prima vista”, la poesia su due che si innamorano all’istante e non sanno di essere il risultato di una somma di tanti piccoli eventi. Arrivata ai versi: “Vi furono segni, segnali, / che importa se indecifrabili” ho chiesto di ricordarsi di due interpreti bellocci, vincitori del Festival di Sanremo di qualche anno fa con una canzone che si intitola “Colpo di fulmine” (e che perde, certo, nel confronto con l’originale che ha “ispirato”) e ho chiesto se sapessero chi fosse l’autore della suddetta canzone. È la Nannini, lo sapevano. Ma non sapevano, però, che la canzone vincitrice canticchiata da tutti fosse la riscrittura di una poesia che vince cento a zero con la rielaborazione canora. A ben vedere non lo sapevo neanche io prima di imbattermi, qualche anno più tardi, nella poesia. Nessuno, praticamente, aveva citato l’illustre precedente. Ma Wisława Szymborska forse avrebbe detto: è bene “conoscere altri mondi, / non fosse che per un confronto”, mentre io – prendendo a prestito – avrei probabilmente sbottato: “Non riesco a ricordare / dove, quando e perché / ho permesso che aprissero / questo conto a mio nome”.

In ultimo, sarebbe opportuno raccontare di quando è uscito, poche settimane fa in edicola, come supplemento a un quotidiano, un volume con le sue poesie a prezzo incoraggiante. Ho mandato un po’ di messaggini agli amici, non tanto perché mi interessasse appoggiare l’iniziativa commerciale, quanto perché erano le poesie della Szymborska! E le sue scritture - lo ripeto sempre – devono per forza piacere anche a chi la poesia l’ha sempre bellamente ignorata. Una sfida che la signora W.S., almeno con le mie conoscenze, ha sempre stravinto. In poco tempo l’amico al quale avevo detto della cosa ha acquistato il libro, ha letto ad un suo amico una poesia e questo ne ha parlato con un’amica in comune che ha riferito alla sorella che ha riportato alla sua amica... Qualche giorno dopo qualche persona in più si trovava d’accordo sul fatto che la Szymborska fosse “figa”.

Lei - forse divertita, forse compiaciuta, forse soddisfatta - avrebbe detto: “A che serve qui chiedersi / sotto quante stelle nasce l’uomo / e sotto quante dopo un attimo muore”.
Appunto, risponderei, a che serve? Lei, signora Szymborska, l’ha spiegato per bene. Non devo aggiungere niente, alla questione. Lei ha scritto: “Non c’è vita / che almeno per un attimo /non sia immortale”. È quello che vorremmo dirle, confermarle. Perché ne parleremo ancora, di lei. Ne parleranno ancora, dopo di noi. Non sappiamo per quanto, ma è sempre lei che ci ha detto della gioia di scrivere.

In effetti la vendetta – dolce, direi – di quella mano mortale, il potere di perpetuare, paiono, ad oggi, almeno con lei, funzionare.

Anna Ruotolo

 

nota: i versi di W. Szymborska citati sono tratti da “La gioia di scrivere – Tutte le poesie (1945 – 2009)” (Gli Adelphi, 2009)

Ultima modifica il Venerdì, 03 Febbraio 2012 18:20
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