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Editoriale (17)

JMJ - Oltre l'evento religioso

Settembre 29
Di ritorno da questa fantastica avventura, quanta malinconia...ci mancherà la dieta del panino e delle patate, la doccia fredda dopo cena, la sete ed il caldo , i piedi doloranti per il tanto cammino, le celebrazioni in discoteca o sul pullman, i cori che ci hanno tolto la voce sulle metro e per le vie di Madrid, la lingua italiana con le s finali per cercare di parlare in spagnolo, la nottata in compagnia di formiche e bruchi a Cuatro Vientos, gli scambi di effetti personali, le notti in sacco a pelo ad ammirare le stelle,....

Queste le parole nelle bacheche dei profili facebook dei protagonisti dell'ultima JMJ, l'evento nato a partire dal 1984 durante il Papato di Giovanni Paolo II per incentivare la partecipazione giovanile alla Chiesa cattolica.

Una manifestazione, questa, che trascende la mera religiosità per trasformarsi in un incontro dove giovani, provenienti da tutto il mondo, si esprimono attraverso un linguaggio universale, quello dell'Amore.

Un esperienza fatta di carne, di condivisione, di comunicazione "face to face" che ha toccato le città di Roma ( Italia 1986), Buenos Aires ( Argentina 1987), Santiago de Compostela (Spagna 1989), Czestochowa ( Polonia 1991), Montanas Rocosas De Denver ( Stati Uniti 1993), Manila ( Filippine 1995), Parigi ( Francia 1997), Roma (Italia 200), Toronto ( Canada 2002 ), Colonia ( Germania 2005), Sidney ( Australia 2008) fino a giungere a Madrid, capitale spagnola che nel mese di Agosto c.a., ha ospitato più di un milione di giovani con un'età compresa tra i 15 ed i 30 anni. Questi ultimi sono stati accolti in collegi, locali parrocchiali, centri sportivi e campings della periferia della città; Mostoles, zona periferica di Madrid e sede di molti ragazzi campani, offriva 12 docce a 260 persone.

I giorni dall'11 al 15 Agosto sono stati dedicati alla catechesi; a seguire il cuore dell'evento, inaugurato dal Papa in Piazza Cibeles e caratterizzato da momenti quali: la Via Crucis, la Veglia a Cuatro Vientos, la Messa conclusiva; tutti compartecipati dai giovani grazie alla distribuzione di radioline con la traduzione in tutte le lingue.

La processione ha visto protagonista la famosa "Croce della Giornata Mondiale della Gioventù o Croce dei Giovani", un crocifisso di legno di 3,8 metri di altezza, portato da ragazzi con le difficoltà più disparate nelle varie stazioni, a testimonianza delle "croci di ogni giorno".

Indescrivibile l'emozione della veglia e quella della S.Messa, sebbene non siano mancate molteplici difficoltà dovute all'insufficienza di acqua e cibo, al caldo torrido che costringeva i pompieri a bagnare con gli idranti, agli scarsi soccorsi che vedevano l'impiego di due ambulanze per un milione e mezzo di persone e da ultimo, ma non per ordine di importanza, alle rivolte organizzate contro il pontefice e contro l'intera manifestazione stessa.

Contemporaneamente agli eventi religiosi, durante tutta la settimana della JMJ , si è svolto a Madrid il " Festival della Gioventù": un insieme di attività artistiche e culturali tra le quali musica, danza, teatro, esposizioni di pittura e scultura, fotografia e cinema.

Inoltre è stato ampliato l'orario dei musei, dei monumenti e del resto del patrimonio spagnolo, per consentire, a giovani provenienti da tutto il mondo, di conoscere ed apprezzare i tesori artistici nazionali.

L'esperienza della JMJ può considerarsi, dunque, un evento a 360°, dove l'incontro umano assurge quale principale fattore.

"Nonostante la vita sia fatta di beni materiali, sono le persone che conosciamo durante il nostro percorso a fare la differenza. Ognuna di loro ci lascia una traccia, un segno indelebile che ci arricchisce e ci fa crescere, inevitabilmente."

Questo è il vero significato della GMG: incontrare quello che, il sociologo George Mead, ha denominato l'"altro generalizzato" e questo è ciò che avviene e avverrà ogni volta, a partire dalla prossima Giornata Mondiale che verrà celebrata a Rio de Janeiro (Brasile, Luglio 2013).

Il vasto uso dei mezzi mass mediatici evidenzia l'importanza per i giovani di comunicare e condividere le proprie idee ed esperienze; la virtualità però non può essere il modo per eccellenza di relazionarsi; bensì deve porsi come tramite per organizzare o commentare momenti di vita vissuta, di rapporti reali che oltrepassano il confine dello schermo del proprio pc. Pertanto è necessario favorire le occasioni di incontro giovanili: urbane, provinciali, regionali, nazionali.

La sfida per il futuro potrebbe essere quella di preservare e migliorare la JMJ, affinché acquisisca sempre maggiore importanza ma, perché no, anche proporre una "Giornata Mondiale della Gioventù Laica", dove il credo religioso non giochi il ruolo di variabile discriminante e nella quale dibattere su temi universali quali : lo studio, il lavoro, la salute, l'amore, il sesso, etc. che, seppur affrontati diversamente nel mondo, da paese a paese, ci interessano e ci accomunano tutti come uomini, come giovani e soprattutto come generazione.

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Congo, verde ovunque.
Fame, tanta, è da giorni che non si mangia.
Un albero di frutta, una speranza!
Ma la frutta non è molta e già la bava corre veloce sulle pelose bocche del branco.
La tensione sale, dallo stomaco ai muscoli, tutti sono pronti all’azione, pronti a tutto pur di prevalere sugli altri per un frutto in più; ci sono sguardi fugaci, feroci, affamati.
L’equilibrio è fragile e l’animo violento dei primati sta per dilagare.
Le scimmie si avvicinano l’un l’altra, la conclusione è invitabile: l’orgia, improvvisamente, iniziò.
Dopo aver consumato quella forma d’amore così piacevole e appagante erano tutti più felici, distesi; la frutta in fondo bastava per tutti e, forse, aveva anche un sapore più buono.

abbraccio

La scena , per quanto inventata, può aiutare a comprendere lo stile di vita di uno dei primati più particolari della terra: il Bonobo (pan panicus).
Questa piccola abitante della foresta pluviale africana ha attratto parecchi studiosi per il fondamentale ruolo che assume il sesso nella vita di questa scimmia: esso infatti non è solo praticato per fini riproduttivi ma è una vera e propria ricetta magica.
I Bonobo fanno sesso per divertirsi, dopo una lite per consolarsi, per attenuare le tensioni, come strumento di coesione sociale, per rilassarsi e in generale lo adoperano come alternativa alla violenza.
Il loro amarsi è a dir poco esuberante, affettuoso, originale, creativo e senza distinzioni; viene infatti praticato indistintamente in via eterosessuale, omosessuale o anche in solitario.
Insomma il sesso è si un passatempo ma soprattutto un vero e proprio strumento, ma come incide sulla vita di queste scimmie?

Ebbene esse sono molto più pacifiche e meno egoiste delle altre specie, le rivalità all’interno del branco sono molto ridotte, non sussistono le tipiche liti tra diversi ceppi familiari, in quanto si potrebbe dire che sono tutti un’unica grande famiglia, d’altro canto come potrebbero i maschi essere sicuri che il cucciolo che stanno accudendo sia proprio loro figlio?

 

Per quanto sia una società con stampo matriarcale anche la disparità tra i sessi sembra non essere presente, il cibo viene naturalmente condiviso tra tutti i membri della comunità e, quando si incontrano due diversi branchi, raramente l’incontro sfocia in combattimento, semmai in una pacifica ammucchiata.
Da qui nasce l’interesse per il popolo dei Bonobo, in quanto non è la violenza la principale soluzione ai loro problemi, poiché è nel sesso che hanno trovato la chiave per risolvere gran parte dei problemi che affliggono le altre specie di scimmie.

 

Nelle tribù di altri primati, come per gli scimpanzè, nel risolvere le problematiche legate alla vita d’ogni giorno, si ricorre a comportamenti aggressivi, di prevaricazione, che rispettano gerarchie sociali ben precise; inoltre il sesso è, perlopiù, praticato per meri fini riproduttivi.
Insomma in tutte le altre specie di primati la violenza è un fattore fondamentale, in particolare in una: l’uomo.

Nella storia dell’uomo varie figure ed entità politico-religiose hanno sempre cercato di reprimere la sessualità, confinandola quanto più possibile; relegando il sesso a qualcosa di sporco, animalesco, impuro, qualcosa che va quanto più possibile evitato, in maniera da dissociarci dalle bestie ed essere migliori di loro.

Il risultato?

L’uomo è stato e rimane la specie animale più violenta del nostro pianeta.
E con il tempo la situazione non è migliorata, nel Secolo breve Hobsbawm definisce il XIX secolo come “il più violento della storia dell’umanità […]”.

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Forse possiamo imparare qualcosa dai nostri lontani cugini Bonobo?
Forse la soluzione è nel rivedere radicalmente,a livello sociale e non, il concetto di sesso?
Può davvero il sesso essere un’alternativa alla violenza come suggerito dal motto hippie “make love, not war”?
Lascio queste considerazioni ai lettori con un ultimo pensiero, un’insinuazione sopraggiunta ascoltando la canzone Bonobo power di Caparezza:

Possiamo noi definirci l’evoluzione della scimmia o sono i Bonobo l’evoluzione dell’uomo?

E’ quando decidi di non iscriverti a facebook perchè ti va di pensare al tuo mondo senza lasciare tracce, o lasciarle, ma in modo diverso dai  “mi piace” & “condividi”, è quando decididi di tutelare anche un pò la tua privacy e poi per caso spulci l’elenco delle applicazioni per i-phone, allora si che ti vengono molti dubbi.
E ti rendi conto di come, anche in questo 2011, sia proprio da poeti sognatori pensare a tenersi un piccolo angolino per sé, lonato dagli occhi degli altri.

Basta un download e pochi minuti di attesa, infatti, per ottenere gratuitamente programmi che conferiscono al tuo cellulare l’appellativo di intelligente: chiamalo stupido un dipositivo che, con un sms, riesce a mettere in moto un virus in grado di  scaricare complete rubriche personali, acquisire tabulati delle telefonate fatte, localizzare gli apparecchi entro poche centinaia di metri e perfino registrare le conversazioni telefoniche e ambientali dove il cellulare, anche se spento, funziona da microspia.

Viene da chidersi come gli ideatori di questi programmi che, in buona fede, promettono il massimo della garanzia sul “trattamento dei dati personali” (!?) facendo sembrare il tutto a vantaggio della comunicazione interpersonale, non si preoccupino dell’uso che criminali, terroristi o semplici ricattatori potrebbero fare di queste tecniche.

Ma forse il problema sta lì, nella presunta (dagli altri) buona fede e nella loro profonda consapevolezza che, in fondo, controllo significa potere.Un potere acquisito subdolamente, come si dice : “t’ fann’ cuntent’ , aggarbat’  e fess’ “.

E’ interessante la vicenda di un tale Hollerith, americano nato a Buffalo (1860- 1929) da immigrati tedeschi.
Egli inventò un nuovo ed efficacissimo metodo di censimento che, alcuni anni dopo la sua morte, fu acquistato dalla Ibm e messo da essa a disposizione del Reich.
Quest’ “innocua” invenzione avrebbe costituito la via privilegiata dai gerarchi per l’identificazione dei settori contaminati della società e si sarebbe prestata come suprema macchina organizzatrice di sterminio.

L’idea di Hollerith era nata dall’osservazione delle modalità di  identificazione dei passeggeri sui vecchi tram all’epoca in cui non esistevano ancora le fototessere.
Per impedire che i biglietti venissero usati due volte e/o da persone diverse, le tessere dei tram prevedevano delle caselle prestampate che, opportunamente barrate, identificavano le caratteristiche salienti del possessore del biglietto ( colore occhi, capelli, altezza, etc.)

Poco ci volle a sfruttare il prototipo dei biglietti dei tram trasformandolo in un efficace strumento di controllo.
Hollerith ebbe l’idea di  far compilare ai cittadini americani dei cartoncini rettangolari in cui erano raccolte, attraverso un codice, le caratteristiche salienti dei singoli soggetti; una volta raccolte le schede era quindi possibile, inserendole in una macchina, calacolare le caratteristiche di tutta la popolazione americana.

Il progetto fece gola a Waston e Flint, fondatori dell’ Ibm, che, dopo aver acquistato l’idea, per richiesta del Reich portarono a termine il censimento del popolo tedesco, non prima però di apportare una piccola modifica all’originale struttura delle schede di Hollerith: alle 60 colonne originarie ne vennero aggiunte altre 20 che prevedevano, tra le altre, le voci “Nazionalità, Religione”: nulla di più facile per rintracciare in breve tempo, ad esempio, tutti gli “ebrei- polacchi”.

Il successo che l’idea di Hollerith scaturì nell’Intelligence Nazifascista  fece divenire le statisitche demografiche lo strumento fondamentale per pianificare i rastrellamenti, smistare i prigionieri nei lager e organizzare dall’interno i campi di sterminio, permettendo anche di decidere a priori chi sarebbe morto subito o chi sarebbe stato prima barabramente sfruttato.
I codici identificativi che i prigionieri portavano tatuati a fuoco sull’avambraccio, infatti, non erano altro che parti dei numeri previsti dalle schede di Hollerith, con i quali, oltre ad aver perso la dignità e l’aspetto umano, i prigionieri portavano stampato addosso, senza neanche saperlo, il loro destino.

C’è da rabbrividire.
Tutto questo deve suscitare paura, minaccia potenziale di quello che solo apparentemente può sembrare controllabile e innocuo.
A questo punto ad alcuni potrebbe venire istintivo disconnettersi da facebook, spegnere il cellulare e provare a ritrovarlo, il proprio mondo.
Ma non è così, non lo è per tutti. Anzi, lo è solo per pochi.
Per quei pochi che  non ci stanno a svendersi pur di ottenere una finta gloria e tanto denaro, filmati da videocamere nascoste in una “casa” che, al centro del gossip, sbanca da un decennio, ormai.
Per quei pochi che accettano di essere intercettati solo dal  “verecondo raggio della cadente luna” che, senza malizia,  ha sempre spiato tutto, ispiratrice di tanti sogni e speranze.

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