Attualità

Attualità (641)

Categorie figlie

Il logorio del potere

Il logorio del potere (83)

A partire da dopo Tangentopoli, è diventato sempre più difficile districarsi tra le liste di nomi, sigle, partiti e partitini che compongono la schizofrenica scena politica italiana; eppure proprio in questo momento è importantissimo sapere chi sono i personaggi che decidono il destino del nostro Paese ed essere aggiornati sui continui cambiamenti degli scenari politici.

Perché non bisogna mai dimenticare: "il potere logora chi non ce l'ha".

Visualizza articoli ...
Partecipare al grave momento che sta attraversando l'Italia promuovendo gesti concreti di condivisione: è questo l'obiettivo della campagna del 3° Circolo Didattico "De Amicis" di Napoli che, per primo, ha lanciato l'hashtag #IBAMBINICONASCIERTO per sostenere iniziative di beneficenza a favore della Fondazione Pascale. L'istituto, che si occupa da sempre prevalentemente…

Voci da Napoli, 23 Marzo 2020.

All’inizio, parlando del virus i giovani erano scettici, discutendo dei futuri impegni e della quotidianità, c’era chi non si prefigurava nemmeno lontanamente la situazione attuale.

Abbiamo continuato a fare progetti, a programmare per convincerci che non poteva accadere, che era una suggestione collettiva.

Non poteva accadere qui, in Italia.

Invece, abbiamo visto e continuiamo a vedere il nostro paese svuotarsi, la nostra città diventare spettrale: le strade silenziose, i negozi sbarrati, semafori diventati arredo urbanistico, incroci caotici ormai deserti, le domeniche senza mare, senza il vento sul viso.

Abbiamo cambiato la nostra vita in un attimo, anche se sembrava una missione impossibile: impegni rimandati, viaggi saltati, matrimonio annullati, lauree telematiche, concorsi prorogati.

L’intero paese fermo, ingessato.

E poi, i contagiati, i morti, quelli che pensavamo fossero pochi ed invece, giorno dopo giorno, sono aumentati.

Ci bussano alla porta, ma non li possiamo vedere, toccare ed è questa la consapevolezza più atroce che attornia i nostri giorni.

Ed ecco che ci siamo ritrovati con ciò che forse ci spaventa di più: noi stessi.

Non sapendo fino a quando durerà, siamo stati costretti a guardarci dentro, tra un senso di iperattività smodata ed una inerzia totale.

Impieghiamo il nostro tempo per fare tutto quello che abbiamo sempre celato dietro quell’“oggi non posso”, “non ho mai tempo”, “preferisco uscire”, “lo faccio domani”.

Abbiamo incominciato a sentire rumori che non conoscevamo, abbiamo osservato oggetti che mai sino ad ora avevamo guardato davvero.

Ci siamo trovati di fronte a noi e niente altro, noi ed il mondo fuori.

Quello che da piccoli ci sembrava un docile amico ed ora ci sembra un mostro indomabile. Lo osserviamo come se avessimo un telescopio perché ci sembra lontano da noi, come se si fosse reciso quel cordone ombelicale che ci legava inesorabilmente.

Non riusciamo a toccarlo perché è invisibile, non possiamo classificarlo, additarlo, condannarlo.

Ora scorrono fluidi i pensieri e le tensioni.

Il mondo è lì e non va dimenticato, non possiamo staccare la spina, ora no.

Ora dobbiamo dedicarci a tutto quello che abbiamo sempre accantonato, senza dimenticarci che il tempo passa ed i conflitti non si fermano. Noi siamo fermi, ma il resto scorre e noi dobbiamo esserne consapevoli.

Ed allora ci siamo chiesti il perché di tutto questo, e ancora oggi lo facciamo, soffermandoci soprattutto in che cosa ci sentiamo violati, in poche parole cosa ci manca.

Alla domanda qual è la prima cosa che faresti quando tutto sarà finito, non tutti hanno saputo rispondere.

Alcuni perché, anche se può sembrare un paradosso, stanno avvertendo un cambiamento, ma lo vivono positivamente lasciando spazio a quello che è e che sarà.

Altri, perché stanno ancora metabolizzando ciò che sta accadendo o fingono che non stia accadendo proprio nulla.

La maggior parte di coloro che hanno risposto hanno espresso il desiderio di abbracciare le persone a loro care, questo non perché fosse nelle loro abitudini, anzi, ma perché è ciò a cui non hanno mai dato importanza.

Altri, invece, essendo abituati al forte contatto con le persone, ne avvertono una mancanza fisiologica nella loro vita.

Ancora, desiderio comune è quello di vedere il mare, camminare, una semplice giornata di sole, la palestra, gli amici, vedere il proprio fidanzato, riabbracciare i propri nonni, la propria madre, tagliarsi i capelli, fare un viaggio, lavorare, mangiare la pizza o il sushi.

Tutte cose che se chiudiamo gli occhi e pensiamo di non poter avere più, ci fanno sentire vuoti perché è la privazione della nostra libertà che ci fa sentire tali.

E allora la superficialità non ha più terreno fertile perché siamo di fronte a tutte le nostre certezze crollate, come un castello di carta. Quel castello era la normalità della nostra città, del nostro paese, della nostra Europa, del nostro mondo, ma forse le fondamenta erano sbagliate.

Quella normalità era sbagliata, quel senso di apparire dei più era la vera malattia, non questo virus.

E allora prendiamo una penna, tracciamo le fila di quello che è stato, delle nostre priorità ed infine mettiamo un punto.

Alla fine di tutto questo scriveremo la prima cosa che faremo, come in quei romanzi con il lieto fine, ma saremo noi a scegliere se continuare il capoverso o andare a capo.

Canti, balli, maschere e felicità: sono stati questi gli ingredienti della "Festa di Carnevale" organizzata dalla Fondazione Istituto Antoniano, con il coinvolgimento degli studenti di alcune scuole della provincia di Napoli e la partecipazione del centro riabilitativo "Dinastar". Obiettivo: affrontare il tema dell'inclusione sociale mostrando ai più piccoli come, anche…
L’ostruzione delle vie aeree è un evento fortuito, non frequente ma che si può rivelare molto pericoloso, caratterizzato dal passaggio di un corpo estraneo nelle vie respiratorie. Un fenomeno che può accadere a ogni età ma che interessa soprattutto i bambini tra 1 e 3 anni. Può succedere sia mentre…

Capita alle volte di non riuscire a frenare il turbinio di informazioni che quotidianamente ci scaraventano addosso: alcuni si proteggono indossando le cuffiette ed alzando il volume, altri indossano a prima mattina la maschera dell’indifferenza e, di conseguenza, fingono di non accorgersi dell’ignoranza elevata a sistema. Infine, nascosti, ci sono tutti coloro che cercano di frenare la deriva del nostro paese, soffocato dai rumori dei femminicidi, dagli estenuanti episodi di violenza e disumanità e che, nonostante ciò, continuano a porsi domande e a cercare soluzioni.

Allora, chiedersi perché ormai nel nostro paese all’ordine del giorno accadono episodi razzisti è desueto, perché consolidato sulla nostra pelle. Analizzare perché questi fenomeni sono fomentati da chi dovrebbe stilare moniti giusti ed, al contrario, esplicita il suo impegno politico infangando storia e memoria e lanciando messaggi d’odio è doveroso.

Aprioristicamente, il razzismo non esiste, non è un lemma congenito nella natura umana, ma è un prodotto artificiale inscatolato che l’uomo ha scelto di costruire. Costruire, esatto perché è proprio così che è andata: sessismo, classismo, omofobia, discriminazione nei confronti dei tossicodipendenti, meridionali, immigrati cose, non come uomini.

Perché il vero uomo è solo quello occidentale, educato, pulito, insomma quello che non inquina l’ordine.

Ebbene, tutte le società creano stranieri e, a loro volta, li distruggono per corroborare l’ordine della nazione, dello Stato. Quello Stato che oggi impiega 5 minuti per screditare una persona, nella sua frenesia smodata di distruggere i rapporti sociali e di costruirsi un’”identità” che fungerà da direttiva costante, ed ormai quasi patetica, nelle attività istituzionali.

Il conio di questa identità fascista ha fatto sì che tutti coloro che celavano la loro indole e la loro voglia di repulsione nei confronti di chi è un prodotto difettoso, di scarto dello zelo ordinatore dello stato, si senta finalmente rappresentato dal sistema. E così, l’odio si è riversato nelle strade, nei confronti di qualsiasi soggetto senza collocazione, con tratti somatici diversi: dagli occhi, all’odore della pelle. Odio verso le donne, come verso gli stranieri, l’importante è individuare qualcuno di più debole da prendere di mira sui social o da schernire con commenti da bar. È fuoriuscito tramite il linguaggio comune che adesso normalizza l’orrore, rendendolo così banale tanto da diventare paradigma di propaganda.

Il linguaggio di rappresentanza di una parte della politica, quindi, palesa sintomi congeniti di antidemocrazia e cavalca gli umori della popolazione per avere consensi.

Questo atteggiamento rende tutto lecito, anche ciò che non dovrebbe esserlo e conia il nuovo status in cui viviamo: l’indifferenza al disagio della postmodernità. La nostra generazione sta vivendo nella profonda convinzione di poter sapere tutto senza, però, conoscere davvero e, al contempo, credendo che tutto ciò che accade al di fuori del proprio giardino non la tocchi, non la riguardi ed è proprio questo modus vivendi a dar man forte all’orrore dilagante.

È più comodo volgere il pensiero ad Achille Lauro sul palco dell’Ariston, ai suoi presunti atti osceni in tv, contro l’ordine, gli schemi, contro il pudore, contro il lessema maschio. È comodo perché è l’argomento del giorno e dicendo la nostra, dunque, possiamo tirare un sospiro di sollievo e sentirci facenti parte dell’ordinamento. Ora si può spegnere la luce, infilarsi sotto il piumone di flanella e si può andare avanti. Ma non è così, così si torna indietro e non si costruisce una coscienza collettiva forte, attenta e solidale. Quella coscienza, presupposto imprescindibile per sostenere uno Stato di diritto e per creare un vero collante generazionale.

Pertanto, capire è impossibile, conoscere è necessario. Conoscere oggigiorno è l’unica arma per superare le atrocità che ci rendono imbelli di fronti ai drammi quotidiani.

Conoscere senza puntare il dito, ma cercare di tessere i connettivi del nostro paese per arrivare a capire il motivo del suo marciume ed il dilagare imperante di una impronta fascista che per anni è stata sottaciuta.

Quando uno studente universitario va a sostenere un esame talvolta ne sostiene una parte col professore e una parte, la prima generalmente, con l’assistente. Ai suoi occhi, l’assistente è semplicemente un professore più giovane. In realtà la situazione è alquanto complessa.

Bisogna tornare all’ormai lontano 2010, anno della riforma Gelmini, dal nome dell’allora ministra dell’istruzione. Tra i vari aspetti curati dalla riforma c’era anche la situazione dei ricercatori universitari.
Al tempo esistevano unicamente i Ricercatori a Tempo Indeterminato (RTI), ovvero studiosi e docenti – pur non essendo tenuti ad insegnare – che però si vedevano costretti a vita nel ruolo. La riforma intendeva eliminare questa permanenza ad oltranza e voleva permettere l’avanzamento di carriera, con la nomina a professore per i ricercatori. L’idea era buona, anzi ottima. Nei fatti, tuttavia, le cose non sono andate come previsto.

È stata istituita, con la riforma Gelmini, una nuova categoria di ricercatori, gli RTD, ovvero Ricercatori a Tempo Determinato, di due tipi: il tipo A, per cui non è previsto il rinnovo dopo i tre anni, e il tipo B, per cui è previsto il passaggio a professori associati (o di seconda fascia) se in possesso dell'abilitazione scientifica nazionale.
Gli RTI sono stati da allora considerati come una categoria ad esaurimento. Un esaurimento però solo sperato, se non unicamente nervoso. Solo pochissimi fortunati RTI, infatti, grazie al Piano Straordinario finalmente previsto nel 2018, sono riusciti a divenire professori. E gli altri? Per gli altri c’è il limbo. Perché? Perché gli RTI non rischiano di restare senza lavoro, gli RTDb sì e quindi le università chiamano questi ultimi.

Il problema sta nel fatto che l’abilitazione scientifica nazionale ha una scadenza (la sua durata è stata estesa a nove anni lo scorso 10 Ottobre 2019, mentre prima era di sei anni) ed essendo passati ormai dieci anni dalla legge Gelmini molti Ricercatori a Tempo Indeterminato sono stati costretti a doversi guadagnare nuovamente l’abilitazione.
Si tratta di una situazione oltremodo indecorosa, soprattutto se si pensa che la maggior parte dei corsi universitari in Italia è tenuta proprio dai quattromila RTI rimasti, che si caratterizzano quindi come elementi fondamentali per gli atenei del Belpaese.

Cosa si potrebbe fare? L’idea più semplice e logica sarebbe quella di equiparare i Ricercatori a Tempo Indeterminato ai RTDb, considerando anche che, nei fatti, il compenso di queste due categorie non è poi così distante.
Questa disonorevole e problematica situazione è tuttora in parte sottoposta all’attenzione della Corte Costituzionale. Tuttavia ecco che insorgono i soliti problemi dell’istruzione in Italia: mancano i fondi e soprattutto l’opinione pubblica è pressoché disinteressata all’argomento. Eppure dovrebbe interessare a molti il destino dei giovani studiosi che si dedicano alla ricerca e che sono quotidianamente impegnati a formare le prossime generazioni di studenti universitari, nonostante vedano svilita perpetuamente la propria dignità e sminuiti i propri sforzi. È vergognoso che in Italia, terra così ricca di cultura, coloro che a quella cultura vogliono dedicare la propria vita debbano trovarsi imprigionati in un umiliante precariato a vita.




Link alla foto: https://www.ilgiardinodeilibri.it/speciali/libri-per-bambini-quali-sono-i-5-migliori-titoli.php

È ormai prossimo l'evento internazionale organizzato dalla S.I.DE.F – Associazione italiana dei Francesisti - per celebrare il cinquantenario dalla sua fondazione. La cerimonia si svolgerà, a Napoli, sabato 9 novembre dalle ore 9 alle 19 presso la prestigiosa sede dell'Institut Français (Palazzo Grenoble, via Crispi, 86), Salle Dumas. Il simposio…
Il 16 ottobre 2019 allo stadio San Paolo di Napoli si terrà "La partita del futuro, al San Paolo la sfida tra saperi e nuove idee". La partita del futuro, non un match calcistico ma una "gara" tra gli studenti, è stata promossa dal Centro di Cultura e Studi Giuseppe…

Alessio Bellini, 20 enne di Sanremo raccoglie mozziconi di sigarette dalle strade e dalle spiagge. La sua iniziativa ,concreta ed importante, è paradigma di impegno costante per la salvaguardia del nostro pianeta. Prima di agire è molto importante conoscere, per questo abbiamo deciso di intervistare Alessio. 

 

 

 

Da dove è nata l'idea di raccogliere mozziconi di sigarette per strada?

 

Già da quando ero piccolo ero molto sensibile ai temi ambientali: la nonna mi faceva guardare i cartoni animati di David Gnomo e passavo molto tempo nella natura, è un amore che dura da sempre. L'idea di attivarmi, però, è nata lo scorso inverno, quando si è tanto parlato di Greta Thunberg e del suo Global Strike: questo mi ha portato a riflettere e a dirmi che protestare è una buona cosa, ma poi bisogna passare alle azioni. E io l'ho fatto. Non ho partecipato allo sciopero, ho preferito parlare poco e agire molto. Da febbraio, dedico un'ora al  giorno alla raccolta dei mozziconi.                                            

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                              Cosa ti ha spinto a dedicarti quotidianamente a questa attività?

 

L'idea che non c'è tempo. Ogni giorno la gente getta i mozziconi per terra, se si vuole per lo meno mantenere un equilibrio, si devono raccogliere tutti i giorni, e più si è, meglio è. Purtroppo, l'inquinamento non fa pause, e quindi non possiamo farne nemmeno noi che lo combattiamo. E poi, voglio dimostrare a chi mi segue che io ci credo davvero, ci credo così tanto da investire ogni mia giornata in ciò che faccio.

 

Noti una maggiore sensibilità dei giovani rispetto agli anni precedenti?

 

Fortunatamente sì. Purtroppo, ci sono ancora un sacco di giovani che alla materia non sono interessati affatto o lo sono solo superficialmente, ma cosa mi conforta è che, in generale, vige una solida informazione. La gente sa. Qualcuno dice che la nostra sia la generazione del cambiamento: io non voglio deludere questa aspettativa, e invito tutti i miei coetanei a mettersi in gioco.

 

Pensi che le persone sappiano che la sigaretta è tra i rifiuti più dannosi per l'ambiente?

 

Purtroppo, questa è un'informazione che oggi manca a un sacco di gente. Si parla molto della plastica, ma in realtà la sigaretta rappresenta quasi metà dell'inquinamento degli oceani: basti pensare che un singolo filtro può inquinare oltre un litro d'acqua. Mi sento di dire che la responsabilità appartenga anche e soprattutto alle aziende che si occupano di rifiuti: esse, infatti, suggeriscono di conferire il mozzicone nell'indifferenziata. Questo è un grave errore, perché la sigaretta, contenente catrame, nicotina e polonio, è in realtà un rifiuto speciale che necessita un tipo di smaltimento particolare.

 

Che campagna si potrebbe utilizzare per aumentare l'informazione riguardante la pericolosità del filtro della sigaretta?

 

La mia azione di raccolta quotidiana non ha l'arroganza di voler cambiare il mondo, vuole essere, per l'appunto una campagna di sensibilizzazione e un po' di provocazione. Se poi, tanti ragazzi dovessero accettare la sfida, allora sì che si può puntare al cambiamento! Questo è ciò che si può fare dal basso, poi molto spetta anche alle istituzioni. Benissimo Sanremo, la mia città, la quale ha emanato l'ordinanza smoke free che vieta di fumare in spiaggia. Ora, il passo successivo è organizzare un processo di smaltimento dedicato alla sigaretta. Spero che le aziende se ne accorgano.

 

Quale fascia d'età noti sia maggiormente disinteressata alla questione ambientale?

 

Difficile a dirsi, ho notato sensibilità abbastanza diffusa, fortunatamente. Forse, però, gli anziani sono coloro che comprendono di meno l'urgenza: sono stati educati in una società dove la maggior crescita e la maggior produzione significavano un aumento del benessere, si era ben lontani dall'allarme ambientale. Tuttavia, questa è una panoramica molto generalista, non significa che un anziano non possa essere interessato o attivo in questo campo.

 

A 20 anni quanto ognuno di noi può concretamente aiutare il pianeta?

 

Marcel Proust diceva che ognuno può cambiare una piccola parte del mondo, ossia se stesso. Raccogliere qualche mozzicone o due bottigliette di plastica da una spiaggia, usare una borraccia, spostarsi con i mezzi pubblici, cercare di acquistare il più possibile prodotti a chilometro zero sono tutte azioni che chiunque può fare per migliorare il pianeta di quel poco. L'errore da non fare è pensare “se cambio solo io, non cambia niente”. Perché non è assolutamente così, ognuno di noi ha il dovere di essere controcorrente, poi il resto viene da sé. Io sono partito da Sanremo realizzando la mia iniziativa in solitaria, poi si è aggiunta mia sorella, poi i suoi amici, poi i miei colleghi in tutta la Liguria e il Piemonte. Se non avessi iniziato per paura che fosse inutile, oggi saremmo un centinaio in meno.

 

Pannellli informativi soprtattutto nelle grandi città potrebbero incentivare il cittadino al rispetto per l'ambiente?

 

Non saprei, posso dare una mia opinione. Io, sinceramente vedo che le parole, di per sé, costano poco e rendono ancora meno. La rivoluzione industriale, la Rivoluzione Francese, il Rinascimento... non sono stati incentivati da un governo, sono scaturiti dalla genialità delle persone più lungimiranti. Secondo me, più che pubblicizzare, le istituzioni dovrebbero organizzare iniziative che coinvolgano le imprese quanto il singolo cittadino, perché gli artefici dell'inquinamento quanto della pulizia, alla fine, siamo noi. Io sono fermamente convinto che le rivoluzioni debbano venire “dal basso”, bisogna metterci la faccia, come Thunberg, come tutti coloro che si stanno impegnando in un'iniziativa ecologica, e sono tanti.

Pagina 1 di 46

Facebook Like

Accedi

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.