“Dieci storie proprio così”: perché per Napoli c’è ancora speranza

Sabato, 03 Marzo 2012 07:43
  

Hegel scrisse: “Nel mondo nulla di grande è stato fatto senza passione”.

“Dieci storie proprio così”, lo spettacolo per le scuole in scena al Teatro San Carlo dal 29 Febbraio al 3 marzo, l’ha decisamente preso alla lettera. Nell’opera corale di Emanuela Giordano non manca nulla; l’orchestra, il corpo di ballo e il coro delle voci bianche del Massimo di Napoli si amalgamano con quello che è il fulcro della scena: gli attori, o meglio, le storie che raccontano e che essi stessi rappresentano. Una scenografia semplice, una tela sulla quale vengono proiettate frasi che dividono lo spettacolo in capitoli, scritte con una grafia chiara, quasi da bambino. Si parla di indignazione che diventa dignità, di eroi e brave persone, di un Noi da tenere sempre presente. Le storie si susseguono con un pathos narrativo degno dei migliori film americani, ma qui il grande impatto emotivo non è dato dall’azione, bensì dalla parola, dal racconto.

In silenzio, più di 1500 ragazzi, in un San Carlo gremito, ascoltano, partecipano, applaudono, sentono il dolore di chi ha perduto i propri cari a causa della Camorra, di chi passava per caso come Silvia Ruotolo e che davanti agli occhi della figlia ha trovato la morte o di chi non poteva proprio stare in silenzio, come il giornalista Giancarlo Siani o l’eroe/persona giusta, il confine in certi casi è molto labile, che aveva un piccolo banchetto di profumi e ha denunciato i suoi estorsori.

Ma non solo di tristezza, anche di speranza sono intrise queste storie, si racconta di laboratori artistici per ragazzi a rischio, capaci di cambiare quello che sembra un fato già segnato e, ancora, di persone che, tramite associazioni come Libera, riescono a dare nuova vita a terre o locali espropriati alla malavita. Così diversi tra loro sono gli attori sul palco, ma vestiti allo stesso modo, quasi a sottolineare il messaggio che gli altri siamo noi, che il cambiamento non deve partire dagli eroi come Falcone e Borsellino, ma dalle persone comuni. Non c’è più spazio per la paura o per la rabbia: il cambiamento, le idee e la speranza sono la strada. La realtà che ci vogliono far vedere, gli scippi, le rapine, i morti ammazzati ci sono, ma rappresentano soltanto una minoranza della popolazione di Napoli, una delle città più belle d’Europa. Far sì che la normalità non sia questa è il compito che hanno le nuove generazioni.

Giovani attori sono stati scelti per interpretare questa voglia di cambiamento: Daria D’Aloia, Vincenzo D’Amato, Tania Garribba, Marco Palvetti, Salvatore Presutto, Diego Valentino Venditti, Elias Zoccoli, è d’uopo citare ognuno di loro per la bravura con cui hanno saputo evitare una grande trappola, quella di portare in scena la rabbia, per la quale non ci deve essere più posto. E’ l’ignoranza il problema, come ha sottolineato la regista Emanuela Giordano, che abbiamo avuto il piacere di intervistare, ed è su questa che si deve agire.

“Il sogno della ragione genera mostri” diceva Goya, è dunque arrivato il momento di svegliarci.

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Emma Di Lorenzo

I leave to others the conviction of being the best, for me I want the certainty that in life you can always improve.

 Marilyn Monroe

 

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