"APB" - Polizia, corruzione e tecnologia

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Ciao Chuck

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"APB" - Polizia, corruzione e tecnologia
Marzo 23
Jack lo Squartatore, il Mostro di Firenze, il delitto di via Carlo Poma e l'omicidio di Notorious B.I.G. Tutti famosi casi irrisolti. Non sempre per le vittime (o i familiari di esse) è facile avere giustizia. Ciò non è sempre dovuto, però, al fatto che ci si trovi davanti al crimine perfetto. Spesso ci sono altri ostacoli e uno di questi è la corruzione, che spesso dilaga anche tra le forze dell'ordine, cioè tra coloro che dovrebbero far rispettare le leggi, difendere i cittadini e il bene comune.«Si vabbè, il solito articolo sull'Italiuccia stereotipata! Guarda che ci sono anche tante cose belle...» Si, non lo metto in dubbio, ma il mio era solo un cappello introduttivo per presentare l'ennesima serie TV, vale a dire APB!   Tutto il mondo è paese, dicono, e infatti non parleremo di corruzione in Italia, ma in America e precisamente nel 13° distretto del Chicago Police Department. Questo viene praticamente acquistato dal miliardario genio filantropo... aspettate, quello era Tony Stark. Però Gideon Reeves (Justin Kirk), il nostro protagonista, sembrerebbe assomigliargli un po'. Gideon, come stavo dicendo, compra il distretto. Deluso dall'inefficienza delle forze dell'ordine di acciuffare l'uomo che ha ucciso il suo migliore amico in una rapina, Reeves usa le sue risorse economiche e di inventore per dotare il distretto della più avanzata tecnologia, convinto che ciò sia necessario al buon funzionamento della polizia.   La serie sembra molto interessante e promettente. Il trailer, che vi lascio in calce, si mostra accattivante, ma sono i temi che promettono di essere affrontati dai 12 episodi che intrigano molto. La già citata corruzione delle forze dell'ordine è un classico, ma viene affrontato da una prospettiva originale e innovativa, quale quella del rapporto con la tecnologia: il problema è infatti quello di capire se la tecnologia possa considerarsi migliore delle capacità umane. Questione non semplice, ma molto affascinante. Se poi ci aggiungiamo una buona dose di azione, quale la serie promette di dare, possiamo aspettarci molto da APB. Bisogna però aspettare il 28 Marzo, quando il primo episodio andrà in onda su FOX (canale 112 di SKY).    
Il permesso - 48 ore fuori, il nuovo film di Amendola e De Cataldo dal 30 marzo al cinema
Marzo 23
La Eagle Pictures e Carnielboniventofilm presentano Il permesso - 48 ore fuori, il secondo film di Claudio Amendola che uscirà nelle sale giovedì 30 Marzo. Si tratta di una pellicola a tinte noir  incentrata sulle vicende di quattro detenuti del carcere di Civitavecchia che hanno maturato un permesso di quarantotto ore di libertà. Le aspettative nate attorno alla pellicola sono giustificate dalla caratura di Giancarlo De Cataldo, autore di cult del genere come Romanzo Criminale e Suburra, che ha affiancato Roberto Jannone e lo stesso regista nella preparazione della sceneggiatura.   Il film che si preannuncia ricco di suspense gode di un ricco cast, guidato da Luca Argentero, Giacomo Ferrara, Valentina Belle e Claudio Amendola, il quale si è cimentato nella triplice veste di sceneggiatore, regista e attore protagonista. 
All'Università Parthenope una giornata dedicata al celebre scrittore francese Hector Malot
Marzo 21
Domani, Mercoledì 22 Marzo, si terrà presso l’Università degli Studi di Napoli Parthenope la giornata internazionale Hector Malot Au Carrefour Des Cultures, dedicata al celebre scrittore francese dell'Ottocento Hector Malot. L’appuntamento è per le ore 10:00 presso palazzo Pacanowski, aula 2.5, con studiosi ed esperti, quali Francis Marcoin, Danielle Dubois-Marcoin, dell’Università d’Artois, Aldo Antonio Cobianchi, segretario nazionale della SIDEF (Società Italiana dei Francesisti) e Luigi Ferraiuolo, giornalista di TV2000. Lo stesso Marcoin spiega il perché di questa giornata, fortemente voluta da Antonio Garofalo, direttore del Dipartimento di Studi Economici e Giuridici e da Carolina Diglio, presidente del corso di studi di Management delle Imprese Internazionali e coordinatrice del dottorato di ricerca in Eurolinguaggi e Terminologie Specialistiche. “Si tratta di un momento di studio volto a riscoprire l’importanza di questo figlio indipendente di Balzac, ovvero, di un grande fotografo della realtà contemporanea, giornalista e romanziere del XIX secolo nonché autore dell’indimenticabile Sans famille”. Marcoin è direttore del Centre Robinson, direttore della rivista internazionale Cahiers Robinson e presidente dell’Associazione Lesamis d’Hector Malot e terrà insieme alla collega Danielle Dubois-Marcoin dei seminari e degli incontri con gli studenti partenopei volti ad approfondire aspetti della lingua e della cultura francese, nell’ambito del programma di scambio previsto dall’Università napoletana. Il programma di domani prevede in apertura i saluti di Jean-Paul Seytre, Console Generale di Francia e, in collegamento via Skype, l’intervento dell’erede dello scrittore, Agnès Thomas-Maleville, giornalista e scrittrice.  A seguire gli interventi delle relatrici, Raffaella Antinucci e Maria Giovanna Petrillo, e dei loro illustri ospiti. La giornata sarà patrocinata da: AMOPA (Association des membres de l'ordre des palmes académiques), Institut Français di Napoli,  Associazione Italiques, Università d'Artois, Associazione degli Amici di Hector Malot e SIDEF.
Ciao Chuck
Marzo 20
Sabato sera si è spento, nella sua casa in Missouri, Chuck Berry, uno dei padri fondatori del Rock'n Roll. Aveva 90 anni, ma nonostante le sue tante primavere continuava a suonare e a trasmettere la sua arte attraverso la  musica. Il suo stile, il suo modo di suonare la chitarra, ha influenzato tantissimi musicisti che adesso gli stanno rendendo omaggio su Facebook e su Twitter. È considerato uno dei primi poeti della musica contemporanea perché attraverso  i suoi testi si iniziava ad andare oltre al classico I Love You: con parole semplici e ironiche toccò anche tematiche riguardanti gli adolescenti che in quegli anni cominciavano a ribellarsi alla famiglia e alla società. Le sue canzoni furono tra le prime ad avere la chitarra come strumento principale e con quella parlava ad un'America ancora piena di preconcetti, dove i neri subivano la  segregazione razziale. Con quella chitarra riusciva a parlare anche alla parte bianca del paese invogliando centinaia di ragazzi, bianchi e neri, ad imbracciare una chitarra, riuscendo in questo modo a scacciare il ricordo del recente conflitto mondiale. Con quella chitarra parlava anche ai chitarristi d'oltremanica come Eric Clapton e George Harrison che si esercitavano sulle sue canzoni per far vibrare in modo magico i propri strumenti. Grazie al suo modo di comporre riuscì a mescolare gli elementi del Rhythm and blues con quelli della musica Country dando vita di fatto al Rock and roll moderno: fu la chiave del suo successo. É ricordato sia per alcuni grandi classici usciti dalla sua penna, tra cui Sweet Little Sixteen, Rock and Roll Music, Maybellene e Memphis Tennessee, sia per la duck walk - letteralmente: il passo d'anatra, imitata successivamente anche da altri musicisti, tra cui Angus Young degli AC/DC - sia per uno dei riff d'apertura più importanti del Rock, quello di Johnny Be Good, canzone che lo ha reso celebre per l'eternità e che ricordiamo con un sorriso nell'esibizione di Michael J. Fox in Ritorno al futuro. Alcuni sostengono che non si fosse mai autoproclamato King of Rock'n roll, a differenza di qualcun altro, perché il suo fine era quello di suonare la sua Gibson ES-335, fare nuova musica e stare a contatto con il pubblico. Al contrario altri sostengono che lui si sentisse davvero il re del Rock'n roll e lo descrivono rabbioso, solitario, tant'è vero ci sono stati  diverbi e incomprensioni quando mostri sacri del Rock hanno condiviso il palco con lui. John Lennon diceva sempre :«Se vuoi provare a dare un altro nome al rock and roll, puoi chiamarlo Chuck Berry», da adesso così lo chiameranno anche gli angeli. Ciao Chuck!
Linee morbide e parole spigolose nei fumetti di Bastien Vivès
Marzo 19
Bastien Vivès (1984) è un giovane fumettista parigino. La carriera di questo artista - ancora poco noto in Italia, se non tra gli appassionati del genere - inizia con una serie di romanzi grafici.   Nel 2007, Vivès esordisce con Tra due cuori. Alice, Charlotte e Renaud, la storia di un fragile triangolo amoroso tra due personaggi femminili e uno maschile. Il tema dell'amore si ritrova nel secondo romanzo a fumetti realizzato da Vivès nel 2009, Il Gusto del Cloro, che è il racconto di una storia romantica che muove i suoi primi passi - sarebbe più corretto dire : le sue prime bracciate ! - in piscina. Per questo romanzo l'autore vinse il Prix Révélation al Festival del Fumetto di Angoulême e il Premio Micheluzzi al Napoli Comicon 2010. Ispirate alla città partenopea sono, inoltre, le storie di Napoli, Sguardi d'Autore, un volume realizzato insieme a Anne Simon, Alfred e Mathieu Sapin, nello stesso anno.   In una secoda fase della sua carriera, il disegno di Bastien Vivès si evolve, abbandonando lo stile dei primi romanzi a colori e adottando una nuova tecnica, basata sull'utilizzo del bianco e nero e su un'estrema sinteticità del tratto. Questa tecnica si ritrova, ad esempio, in Polina (2011), ultimo romanzo grafico di Vivès, in cui la dolcezza dei movimenti e la complessità psicologica del piccolo personaggio in tutù sono realizzati con pochi e ben studiati tratti di matita. È proprio ai delicati disegni di quest'ultimo romanzo che si ispira il recente film di Angelin Preljocaj (2016), Polina, Danser Sa Vie.   Lo stile dell'essenzialità sperimentato con l'ultimo romanzo è estremizzato da Bastien Vivès nella collana di albi a fumetti Shampooing, pubblicata tra il 2012 e il 2013 e edita da Delcourt. La lista di titoli suggerisce il tema portante della collana : la quotidianità e gli oggetti, le futilità, i discorsi vuoti, le ridicole preoccupazioni con cui riempiamo la nostra vita di tutti i giorni. Il primo albo è stato Fatality! seguito da Family Business, Questioni d'Amore, Tu lo Leggi il mio Blog? e L'Importanza di Chiamarlo Fumetto. Le figure, in questi albi, sono appena accennate, ma al lettore è sufficiente un'impercettibile inclinazione del tratto di matita che disegna una spalla, o un ciuffo di capelli più folto che ricade sul viso, per percepire le emozioni, i toni e i sentimenti di ognuna di esse. Questa essenzialità è la grande risorsa di Bastien Vivès, che egli sfrutta con furbizia ed eleganza.   Non mancono sarcasmo e battutine spigolose, ma l'autore è lungi dal voler utilizzare la propria arte a scopo di polemica o di denuncia. L'obiettivo di questo giovane artista parigino è di rendere tutta questa modernità lobotomizzata dai media e dai social, divertente nelle sue storture. Vivès vuole abbassare i paraocchi della politesse – la "buona educazione" – realizzando un audace ed irriverente dipinto della vita del nostro secolo.
"Officina delle Culture": un mare di bene a Scampia
Marzo 18
Scendendo le rampe della fermata della metropolitana di Piscinola, la prima cosa che colpisce gli occhi è una scritta in bella mostra: «Benvenuti a Scampia: basta crederci e trovi un mare di bene a Scampia». Chi non è del quartiere, leggendo queste parole, potrebbe meravigliarsi perché ormai, nell'immaginario collettivo, Scampia è sinonimo di Gomorra, ma chi ci è nato e ci vive è stanco di questo brand  e sta cercando in tutti i modi di rovesciare uno stereotipo che in questi anni ha fatto la fortuna di chi ha voluto descriverla come male assoluto e non ha voluto vedere oltre le piazze di spaccio. Sì, perché Scampia è diventata, nel corso degli anni, un laboratorio sociale cosparso di associazioni, il cui modello dovrebbe essere replicato in realtà simili. Oramai si arriva qui, da tutt'Italia, per partecipare ai mondiali antirazzismo, per partecipare al carnevale di un popolo che non deve e non vuole essere sconfitto dalla storia perché la storia non è fatta dai vincitori, ma da tutti quelli che danno il proprio contributo affinché si cambi lo status quo e perchè a Scampia si assiste ad una primavera che speriamo dia i suoi frutti negli anni a venire. In passato cruenti faide tra clan rivali hanno insanguinato il territorio, lasciando a terra non solo camorristi, ma anche vittime innocenti tra cui Gelsomina Verde, a cui è intitolata l'associazione “Officina delle Culture”, che abbiamo visitato questa settimana e dove abbiamo incontrato Ciro Corona, fondatore e presidente dell'associazione “Resistenza Anticamorra”, che opera sul territorio di Scampia dal 2008. Gelsomina fu barbaramente uccisa nel 2004, solamente perché tempo addietro era stata legata sentimentalmente, per poco tempo, ad uno scissionista e non aveva voluto svelare agli uomini del clan dei Di Lauro dove si nascondeva il suo ex fidanzato. Era una ragazza di 22 anni, piena di vita, che non aveva niente a che fare con la camorra e anzi addirittura operava nel sociale. Tra poco, il 21 Marzo, verranno ricordate le vittime innocenti di mafia con manifestazioni che avranno luogo in tutta Italia e sull'argomento abbiamo chiesto un parere al nostro interlocutore: «è importante ricordare i morti, ma è più importante dare supporto alle famiglie delle vittime, spesso dimenticate e ai testimoni di giustizia, spesso abbandonati alla loro sorte.» L'Officina delle Culture è vicino a gli ultimi: non dimentica e non abbandona nessuno. Il centro è nato sulle ceneri di una piazza di spaccio e di deposito d'armi, alloggiati in un dismesso edificio scolastico. Fatica e sudore hanno trasformato questo inferno in un luogo vivibile, che oggi ospita una palestra nonché laboratori di artigianato, di musica, di cinema, di pittura e di teatro ed in più offre lavoro agli ex detenuti. I minori che vivono realtà difficili possono usufruire del doposcuola, e tra poco partirà anche il progetto della casa-famiglia destinata ai minori a rischio e si prevede anche l'apertura di una pizzeria; il tutto con pochi finanziamenti venuti dal Nord e con i proventi dei prodotti raccolti su terreni confiscati alla camorra. A Scampia la mancanza di lavoro aveva favorito l'economia criminale, che puntando il suo utile sullo spaccio di droga, aveva indotto molte persone, che non trovavano altre alternative per sbarcare il lunario, a delinquere. Oggi, come afferma Ciro, dopo i molti arresti, sono scomparse molte piazze di spaccio, non esistono più per gli affiliati lauti guadagni e di conseguenza la camorra non è vista più come modello vincente: finalmente sta perdendo colpi. Ciro Corona e Daniele Sanzone, voce degli 'A67, hanno lanciato l'idea dello ScampiaTripTour, un giro con una navetta turistica nei luoghi noti ai più, come le vele, e in quelli meno conosciuti, che dimostrano il cambiamento di un territorio da molti ritenuto senza speranza. Non bisogna credere a tutto quello che vediamo in TV, non si deve confondere la realtà con la fiction. La realtà la si scopre solo toccandola con mano e scoprendo spazi pieni di umanità e di impegno civile pronti a dimostrare che anche in luoghi difficili si può fare impresa e si può avere una vita normale. Per info vi invitiamo a visitare le pagine: http://www.scampiaresiste.it/centro-gelsomina-verde/ http://www.scampiatriptour.it
Venerdì 17 - L'Horror oltre la siepe
Marzo 17
Eptacaidecafobia cos'è? Deriva dal greco ἑπτακαίδεκα "diciassette" e φόβος, "paura". Nell'antica Grecia gli allievi di Pitagora "odiavano " questo numero in quanto si interponeva tra il 16 e il 18 ovvero la perfetta rappresentazione dei quadrilateri 4x4 e 3x6. Una credenza religiosa cristiana, stando alla Bibbia associa il venerdì al giorno della morte di Gesù Cristo, nella tradizione dell' Antica Roma il 17 viene collegato alla battaglia di Teutoburgo durante la quale la legione n° 17 venne letteralmente spazzata via, episodio che portò i militari a non attribuire più il 17 ad alcuna truppa. Nella smorfia napoletana il 17 predice disgrazia e sventura, contrariamente alla Cabala che attribuisce a questo numero un significato positivo. C'è però da dire una cosa: Venerdì 17 è una nefasta leggenda metropolitana tipicamente italica, poiché nel resto del mondo il giorno tanto temuto è Venerdì 13 ad eccezione della Spagna che crede sempre nel 13 ma associa la sfortuna al Martedì.E allora, superstiziosi o meno, quale modo migliore che intraprendere una maratona horror per sfatare il mito o semplicemente sfidare il destino? Ecco se è vero che due negazioni fanno un'affermazione, due 17 nello stesso giorno cosa potrebbero significare? Nel dubbio per quelli di voi che non hanno la minima intenzione di uscire di casa nella giornata del 17 dell' anno 2017, qualche titolo che vi terrà occupati fino allo scoccare della mezzanotte. • https://www.youtube.com/watch?v=qSj7b5078eg Shriek - Hai impegni per venerdi 17? Le avventure di un assassino imbranato e i tentativi altrettanto esilaranti delle vittime di sfuggire alla sua furia.   • https://www.youtube.com/watch?v=u8jduvCG_2s Orgoglio e Pregiudizio e Zombie. Se siete intellettuali e non volete fare la brutta figura di apparire superstiziosi potete buttarvi senza paura su questa rivisitazione splatter di Orgoglio e Pregiudizio che vede tra i protagonisti, oltre che le figlie del latifondista Bennet, una bella orda affamata di vaganti.   • https://www.youtube.com/watch?v=ogeO6A9-h3k Splatters, gli Schizzacervelli. Forse alcuni di voi non sanno che prima di diventare il Signore de Il Signore degli Anelli Mister Peter Jackson negli anni '90 girava film alquanto sanguinosi sulla falsa riga delle produzioni di Dario Argento. Splatters è un film leggero che scorre ed esageratamente tinto di rosso.   • https://www.youtube.com/watch?v=DsTgUkBQOEc Il Ritorno dei Pomodori Assassini. Sì, avete capito bene: POMODORI ASSASSINI. Anche l'horror nel lontano 1978 si era rivolto alla comunità vegana facendo intendere che gli ortaggi in fondo non sono cosi buoni, un po' come il ciuffo troppo cotonato di un giovanissimo George Clooney.   • https://www.youtube.com/watch?v=9FXTGgrm80o&t=8s Zombie Ass - The Toilet of the Dead, ovviamente per par-condicio ecco il link dove la morte arriva non dalla verdura ma dalla carne o meglio dal pesce. La pura viaggia a ritmo di flatulenza, una vera perla del trash giapponese.   • https://www.youtube.com/watch?v=dYxgd5YaVgQ Per ultimo ma non ultimo, l'ovviamente immancabile L'Armata delle Tenebre regia di Sam Raimi papà de La Casa. È questo il film con cui Bruce Campbell ha consacrato la propria divinità nell' Olimpo degli Dèi Horror-Splatter.    
"Big Little Lies": da Wisteria Lane a Monterey
Marzo 16
Una delle primissime sensazioni che si hanno guardando Big Little Lies è quella di trovarsi davanti a una versione "pompata" di Desperate Housewives, e non solo per la differenza di cast: Marcia Cross, Felicity Huffman e Teri Hatcher non sono – con il dovuto rispetto – la stessa cosa di Nicole Kidman, Reese Witherspoon e Shailene Woodley.   La sensazione continua anche nel momento in cui ci si accorge che regia, fotografia e colonna sonora sono di un altro livello rispetto alla serie della ABC; ma, c'è un momento preciso in cui la regia di Jean-Marc Vallée spinge decisamente sull'acceleratore in direzione Monterey, lasciando Wisteria Lane nello specchietto retrovisore, ed è la scena in cui le mamme vanno a prendere i bambini dopo la scuola. C'è qualcosa di profondamente unheimlich nel modo in cui, dopo un resoconto tutto sorrisi del primo giorno, il piccolo Ziggy viene accusato e umiliato davanti ai presenti: quasi una sensazione à la The Scarlet Letter, rinforzata dal fatto che Madeline usi, qualche scena dopo, il termine "stigmatized".   Ma lungi dallo sminuire le vicende dei bimbi! È proprio attraverso di esse che si svolgono le battaglie degli adulti, i quali non esitano ad usare i figli come vere e proprie armi, come accade nel caso della festa di Amabella. Eppure, c'è di più in BLL che una guerra tra "mamme" e "donne in carriera": le schermaglie tra questi due schieramenti, così come gli immancabili problemi tra mamme e figli, mogli e mariti, ex mariti ed ex mogli e così via, non costituiscono l'unico filone narrativo.   Un terribile omicidio ha infatti scosso la "quiete" di Monterey, ma più che il delitto in sé, è interessante il modo in cui esso viene raccontato: Vallée sceglie infatti di affidarne la narrazione a una serie di brevi flashforward in cui la polizia, o alcuni dei testimoni da essa interrogati, forniscono delle informazioni che vanno ad integrare, o in alcuni casi ad anticipare, i tempi della storia principale. Questa estetica del frammento, oltre a fare da piacevole contrappunto ad una narrazione di tipo più tradizionale, contribuisce a tenere elevatissimo l'interesse dello spettatore rivelando meno del minimo indispensabile: chi è la vittima? Chi sono i principali sospettati? Quando c'è stato il delitto? Sono domande che, dopo il secondo episodio, ancora non hanno avuto risposta.   BLL sembra avere tutte le carte in regola per mantenere le promesse delle prime due puntate: storia intrigante, eccellente realizzazione e un cast di primissimo livello: in tal senso i personaggi sono caratterizzati alla grande e molto ci attendiamo da Shailene Woodley perfettamente a suo agio nei panni – larghi – di Jane e alla guida di una Prius.     La facciata da ragazza acqua e sapone (ancora più evidente accanto alle eleganti Madeline e Celeste), nasconde un passato sicuramente tormentato e pone, ancora, una serie di questioni: chi è in realtà? Chi è il padre di suo figlio? Quest'ultimo ha veramente attaccato Amabelle? Perché soffre di sonnambulismo?   Monterey è una località turistica californiana, famosa per la bellezza del suo mare, che in BLL viene mostrato quasi sempre in tempesta o perlomeno agitato, trasmettendo una continua sensazione di pericolo, come di una minaccia incombente e inevitabile, al punto che nemmeno le stupende case coloniali delle protagoniste paiono in grado di proteggerle dalla tempesta che sta per scatenarsi.  
Aggredito Luca Abete, inviato di Striscia la Notizia
Marzo 15
Caserta. Domenica 12 Marzo 2017. Luca Abete, il noto inviato di "Striscia la notizia" è stato aggredito mentre era in Piazza Pitesti a Caserta. Un gruppo di ambulanti abusivi ha distrutto a bastonate una telecamera e colpito gli operatori. Luca Abete, grazie al prezioso aiuto delle persone che hanno assistito alla scena, è riuscito a sfuggire all'aggressione degli ambulanti. I risultati non sono stati quelli auspicati. L'inviato campano è stato preso a calci violentemente, dopo essere caduto a terra. Solo con l'intervento delle forze dell'ordine la situazione è tornata alla normalità e Luca è stato accompagnato al pronto soccorso, dove sono in corso accertamenti per verificare eventuali lesioni, oltre alle evidenti contusioni, dovute alle percosse subite. I servizi dell'inviato sono sempre più spesso caratterizzati dall'aggressione fisica, che oscura il vero motivo per cui Luca era lì. Il servizio mandato in onda era il prosieguo di un precedente risalente al 15 Dicembre, riguardante il fenomeno dell'abusivismo a Caserta. Oltre questo episodio purtroppo ricordiamo quello avvenuto lo scorso 17 Ottobre  ad Avellino, quando l'inviato, che voleva fare solo delle domande al Ministro dell'Istruzione Stefania Giannini, dopo una serie di offese verbali è stato aggredito e allontanato con la forza. Il caso è finito dritto in Senato: è stata inviata al Ministro dell'Istruzione e al Ministro dell'Interno Angelino Alfano, infatti, un'interrogazione scritta in merito alle vicende documentate con il servizio video  trasmesso su Canale 5, quando al giornalista del tg satirico è stato impedito di intervistare il ministro Giannini. Fare il proprio lavoro a contatto con realtà difficili come quelle in cui si cimenta Abete, dove la maggior parte delle volte regna sovrana l'illegalità e  la presenza dello Stato è del tutto residuale, é un compito arduo e, come si evince, anche pericoloso. Poche le tutele e molti i rischi. La solidarietà non basta, ma esigenza imperativa è il presidio dello Stato per tutelare la libertà di espressione e di stampa. Il punto focale su cui concentrarci è un altro però: alle inchieste dovrebbero seguire indagini serie e meticolose, senza restare meri spunti aleatori. Con la speranza che ciò accada sarà nostro interesse seguire gli sviluppi ed eventuali accertamenti della vicenda.
La febbre del gioco
Marzo 12
La voglia di scommettere e di tentare la sorte non è un fenomeno contemporaneo poiché questa frenesia era già presente nell'antichità e si manifestava con il gioco dei dadi, con le scommesse sui gladiatori, sulle corse delle bighe ed altro ancora, ma oggi, quello che un tempo era un semplice sollazzo, per molti si è trasformato in patologia, in una droga del nuovo millennio: la ludopatia. La voglia di vincere al gioco, se non diventa un'ossessione, è un legittimo desiderio che può coinvolgere tutti, senza distinzione di età, di sesso, di razza, di religione e addirittura di reddito, ma solo se si è maggiorenni si può giocare una schedina del totocalcio o del superenalotto, si può entrare in una sala scommesse per puntare su un qualunque risultato sportivo, si può entrare in un casinò e giocare alla roulette o allo chemin de fer, senza nessun divieto né restrizioni. Di qui a diventare malsane abitudini il passo può essere breve. Sui rischi legati alla "mania" del gioco si è spesso informati poco o male: in agguato c'è la dipendenza che può essere tale da spezzare legami sociali, affettivi ed economici, esattamente come fa l'abuso di eroina o cocaina. Lo Stato, da diversi anni, per fare cassa ha legalizzato il gioco d'azzardo e, poiché come spesso accade il banco vince, i soldi dei giocatori costituiscono un gruzzolo versato volontariamente. Insomma, come ha detto qualcuno, una tassa sugli imbecilli a cui piace sperperare soldi. Non bastano gli appelli di personaggi ricchi e famosi, come quelli di Baldini o di Pupo, per frenare un'emergenza che sta coinvolgendo, invogliati da pubblicità aggressive, anche i più giovani che, con semplici app, istallate sui loro telefonini, diventano abili giocatori virtuali, ma anche portatori di soldi reali che possono facilmente perdere ad ogni giocata o puntata. Gli stessi casinò on line informano pure sui rischi legati alla ludopatia, ma quanti giovani leggono cosa c'è scritto nelle loro informative? Su internet si possono trovare facilmente storie di chi ha perso al gioco la casa, il lavoro, la famiglia, e si badi bene che in questo tritacarne finiscono sopratutto persone indifese, come giovani disoccupati e anziani, tutta gente disperata, che intravede nel gioco una maniera facile per procurasi un guadagno, non rendendosi conto di entrare in una spirale da cui è difficile uscire, poiché l'ossessione del gioco può trasformarsi in un disturbo psichico, oggi riconosciuto anche dal Ministero della Sanità. La critica al gioco d'azzardo non investe solo il problema di compulsività psicologica che porta le persone a rovinarsi, ma investe anche il campo del crimine organizzato che utilizza questa attività per riciclare denaro o, staccando le slot machines dalla rete, causa un mancato introito fiscale allo Stato. Attualmente il Governo e gli Enti locali non sono riusciti a trovare un comune accordo per riorganizzare il settore poiché se allo Stato spettava il compito di dettare le regole, agli Enti locali non veniva data la possibilità di introdurre maggiori divieti nei territori di loro competenza. Si constata ancora una volta che gli interessi dello Stato prevalgono su quelli dei singoli cittadini: va bene legalizzare e regolamentare l'azzardo, ma non si può solo pensare a fare cassa per risolvere criticità economiche del Paese, che andrebbero risolte creando opportunità di lavoro che diano dignità e speranza per il futuro, dignità e speranza che invece vengono ingoiati da macchinette mangia-soldi infernali che teorizzano sogni irrealizzabili.
"Son of Zorn" - Realtà e animazione a confronto
Marzo 10
Sì e no. Bianco e nero. Dentro e fuori. Sopra e sotto. Coppie di opposti, apparentemente inconciliabili. In realtà potremmo dire che la vita sta proprio nelle sfumature, nel mezzo, nel compromesso. Ed ecco venire meno le distanze e i muri di separazione. Ciò può avvenire anche per ambiti che mai si sarebbe pensato di poter avvicinare. Un esempio? Mondo reale e mondo animato. Calma, calma. Non storcete il naso. Vi siete per caso dimenticati di Chi ha Incastrato Roger Rabbit? Pensateci, lui era un coniglio animato in un mondo reale. Sicuramente vi ricorderete di Jessica Rabbit, che non era cattiva, l'avevano solo disegnata così.   La fusione tra mondo animato e mondo reale fu una sperimentazione tipica degli anni '90. Ora, a riconferma di quanto affermava il buon vecchio Vico sui corsi e ricorsi storici, e un po' come tutte le mode, che vanno e vengono, tale fusione torna con Son of Zorn.   Si tratta di una sitcom prodotta dalla FOX e andata in onda in Italia il 9 marzo sul canale di SKY, FOX Animation. Il protagonista è Zorn, imponente guerriero di un'isola del Pacifico, Zephyria, dove tutto è animato. Zorn, con slippino di pelliccia e la sua spada gigante, torna ad Orange County, in California, per riallacciare i rapporti con Marissa, Ryan... ah no, scusate, quella è un'altra serie. Zorn vuole ricostruire il rapporto col figlio adolescente Alan e riconquistare l'ex moglie Edie, ora fidanzata con Craig.     Phil Lord e Chris Miller, produttori esecutivi, sostengono che lo show racconti una serie di pazze vicende di una famiglia alle prese con una nuova avventura, ma che il vero messaggio rivolto allo spettatore sia la complessità di un divorzio dal punto di vista di un adolescente. Senza dubbio i primi due episodi si rivelano esilaranti per le gag di Zorn, alle prese con la scoperta delle regole di un mondo a lui totalmente estraneo. È lui il protagonista indiscusso. Il giovane Alan, che da quanto detto dai produttori dovrebbe avere un ruolo fondamentale, per il momento è in una posizione abbastanza marginale. L'ex moglie Edie e il suo nuovo compagno, poi, sembrano solo di accompagnamento. È molto probabile, tuttavia, che nelle prossime puntate le dinamiche si definiscano meglio e il ruolo di tutti i personaggi venga alla luce più chiaramente. Per il momento, ridiamoci su!
M*t*e*f*c*i*g Easter Eggs 2!
Marzo 08
Già lo scorso anno MYGENERATION si era occupato di tutti gli Easter Eggs presenti sia nel film sia nel videogioco di Deadpool:   https://www.mygenerationweb.it/201603272996/articoli/nerdzone/nessuna-delle-precedenti/2996-easter-eggs-a-gogo   https://www.mygenerationweb.it/201605193105/articoli/nerdzone/videogiochi/3105-m-t-e-f-c-i-g-easter-eggs   In occasione della presentazione del teaser trailer andato in onda durante la prima del puntuto personaggio di Wolverine, con grande e piacevole sorpresa del pubblico ci si ritrova a guardare prima della proiezione, uno short film di 4.07 minuti (nella versione inglese) allegata alle copie di Logan in programmazione. Short film significa che nessuna delle scene presenti in questo cortometraggio fa parte o sarà vista nel film, come specificato da Rhett Reese, co-sceneggiatore della pellicola.     Le analogie col personaggio di Logan si ritrovano già nel primo film quando Deadpool seduto su un cavalcavia dice di aver dovuto solleticare gli attributi a qualcuno con delle graziose unghiette di adamantio e bombe a mano australiane per poter avere un film tutto suo.I riferimenti a Wolverine, come ad altri attori, fumetti o artisti musicali sono molteplici, ma andiamo insieme a vedere di cosa si tratta.     Shortfilm:     1. Il primo riferimento riguarda l'audio, nel momento in cui si toglie le cuffie dell' iPod si distinguono chiaramente le parole di St. Elmo's Fire di John Parr, canzone dell' omonimo film diretto da Joel Schumacher. Nelle sale però, prima del film la musica riprodotta è Angel of the Morning di Juice Newton, stessa identica canzone del primo film, forse meglio conosciuta in Italia con la versione Gli Occhi Verdi dell'Amore dei Profeti. Mentre il corto nella scena finale, sfuma sulle note di You're So Cool di Hans Zimmer ovvero colonna sonora di Una Vita al Massimo.   2. Nel momento in cui Deadpool rivolge lo sguardo al pubblico nella prima battuta si intrevede l'insegna del Royal Diner, location della serie TV Bones e di svariate scene di How I Met Your Mother.   3. Proseguendo nell'azione si nota sul cartello pubblicitario del cinema che in programmazione c'è Logan, e se per caso è sfuggito, sul muro alle spalle c'è affissa la locandina del film. Subito sotto sul muro appare un graffito "REY" che potrebbe essere associato proprio al nome dell'attore Reynolds o ad un altro personaggio Marvel, il principe Rey, per via della corona posta sopra la "R".   4. Anche Superman viene omaggiato nel corto quando Deadpool entra nella cabina telefonica per mettersi il costume e accorrere in aiuto di un poveraccio che sta per essere rapinato. Anche se risulta una scena più alla Aldo baglio, soprattutto quando il sederone di Wade si stampa sui vetri della cabina, è possibile, facendo attenzione, notare alcuni dettagli come ad esempio due scritte "HOPE" subito sotto l'insegna Telephone, probabile riferimento a Hope Summers un cross over che si dipana su tutte le testate mutanti, e "NATHAN SUMMERS CUMMING SOON". Nathan Summers è il personaggio di Cable, figlio di Ciclope e Madelyne Pryor.   5. Proseguiamo con un graffito sul muro all'angolo "OGGY WAS HERE" molto probabilmente un riferimento al personaggio di Calibano presente sempre in Logan.   6. Oltre ad Oggy ci sono altri graffiti sparsi sui muri come ad esempio Ariana Grande, non è chiaro se la cantante faccia un'apparizione nel film o se abbia a che fare con la colonna sonora o se più semplicemente Wade ne sia fan.   7. Alley Cat, fumetto della Image Comics.   8. Victim of the Brain, titolo di un documentario del 1988 di Piet Hoenderdos che tratta di testi sulla filosofia della mente.   9. Siamo ormai abituati a vedere Stan Lee nelle varie apparizioni all'interno dei film targati Marvel e qui immancabile si complimenta con Wade per la bellezza del suo costume. Da notare che in questo caso viene chiamato, o meglio zittito, per nome e cognome.   10. Uscito dalla cabina telefonica, mentre corre in slowmotion, si può notare che dietro di lui nella vetrina del negozio è pubblicizzata Firefly. Questa serie TV ha visto tra gli interpreti proprio Vanessa (Morena Baccarin), l'amata di Deadpool, la quale interpeta anche Lee in Gotham, moglie dell'ispettore Gordon, altra serie nella quale un intero episodio è stato dedicato proprio a Firefly.   11. Alla fine dello short film, quando Deadpool appura che ovviamente non c'è più nulla da fare per la vittima, ci intavola un discorso e mangia il suo gelato Ben & Jerry al gusto di Cherry Garcia, il nome è chiaramente ispirato a Jerry Garcia, chitarrista dei Grateful Dead.   12. Ultimo easter egg riguarda i titoli di coda i quali altro non sono che un omaggio a Hernest Hemingway e al libro Il Vecchio e il Mare con un riassunto "Deadpool style", in cui il nostro spiega che:«Molti anni dopo, in quasi ogni città d'America è possibile trovare un Red Lobster Restaurant che offre un'atmosfera informale e ampio parcheggio».
Jon Snow a Napoli! Ed è subito comitato di benvenuto
Marzo 05
Tutto è cominciato con un semplice post su Facebook:«Una ragazza su Instagram dice di averlo visto a via dei Tribunali». Ed ecco entrare in azione il comitato di benvenuto Made in Naples! Di cosa stiamo parlando? Ma dell'arrivo di Jon Snow a Napule! L'attore di Game of Thrones, Kit Harington, si trovava in città per uno shooting fotografico organizzato da Dolce & Gabbana. Sicuramente sarà stato messo al corrente che il popolo napoletano non è famoso per l'inappetenza e la ritrosia. Tuttavia, siamo certi che non si aspettasse un'accoglienza simile a quella che gli è stata riservata! Fin dal suo arrivo, Harington non ha di certo sofferto la solitudine. Con un sottofondo di applausi e tarantelle, l'attore è stato continuamente circondato da abbracci e tenerezza. Un po' come il figliol prodigo fuorisede tornato al Sud per le feste! E come lasciarlo mai a stomaco vuoto? Pizze, sfogliatelle, babà, fritturina all'italiana e chi più ne ha più ne metta; e quale modo migliore di smaltire le calorie, se non quello di danzare sulle note di Tu vuò fa' l'Americano? L'ironia del web non ha tardato a farsi sentire: ecco i ragazzi di Casa Surace, a notare che «Sarai pure il King in the North; ma Stai sciupato a nonna in the Sud!» Come sarebbero potuti mancare i riferimenti alle clip dei The Jackal, con i meme di Jon Snow affacciato al balcone, ad urlare «Ue, buongiorno signora!» oppure «Ancora noi».   Altri sette giorni di pizze fritte per Kit, le riprese termineranno la prossima settimana. Quelli di Dolce & Gabbana non sanno che, al termine di questa, dovranno convertire la campagna pubblicitaria in uno spot contro l'obesità.
A Scampia la 35^ edizione del Carnevale Gridas
Marzo 02
Il 26 Febbraio scorso ha avuto luogo a Scampia il Carnevale Gridas, manifestazione nata 35 anni fa da un'idea del noto artista Felice Pignataro, che ha lasciato come eredità agli abitanti del quartiere la voglia di coloralo, di metterne in luce tutti gli aspetti positivi attraverso la partecipazione attiva alla vita collettiva. “Il Carnevale di Scampia”, rappresenta lo zenith delle attività culturali ed è ormai diventata una tradizione che in questo giorno, con balli, suoni e lazzi, cerca di ammainare l’immagine delle Vele in favore di una fotografia diversa, una che mostri la vera faccia di Scampia. Il carnevale, oltre ad essere un evento gioioso e colorato, acquista qui un significato culturale e sociale promosso da giovani che non vogliono sentirsi isolati e che vogliono mostrare al mondo il loro entusiasmo, la loro forza e la loro volontà di lottare per il benessere del proprio rione. Non per niente il tema di quest’anno era proprio “Equi-Libri tra Equilibristi e Equilibrismi”, riferimenti nati dalla necessità di trasformare le solite convinzioni, associate ad un quartiere visto dai più come abbandonato e degradato, in altre che esprimano una realtà diversa e mostrino una comunità che ogni giorno combatte per il riscatto. Una comunità unita per ribadire, ancora una volta, che questo non è un territorio senza speranza, senza futuro e tristemente noto solo per la serie tv Gomorra, ma un luogo dove la cultura è viva e si esprime grazie alle tante attività presenti sul territorio, come quelle del teatro TAN, del Caffè Letterario, del Centro Hurtado e tante altre ancora… Una bellissima giornata di sole ha accompagnato la sfilata a cui hanno aderito non solo le principali associazione del territorio, come l’ARCI Scampia, il Centro Hurtado, Il Mammut, i Pollici Verdi, ma anche altre realtà territoriali provenienti da tutta Italia. Il coro giovanile del San Carlo diretto da Carlo Morelli ha aperto il festante corteo pieno di ballerini in maschera, persone festanti, carri allegorici, e bande musicali: Los Espantapajaros (Murga di Battipaglia), La Murga di Materdei, Murga Los Quijotes de la Fuente (Caserta), le Murgas di Roma (La Malamurga, Murga Patas Arriba, Los Adoquines de Spartaco, Murga SinConTrullo), BandaBum Murga di Sassuolo, GLAMourga Macao di Milano, Murga Invexendà di Genova – provenienti da tutta Italia che hanno suonato insieme a quella del Gridas e all’Orchestra “Musica Libera Tutti”. Anche il Sindaco Luigi De Magistris ha voluto salutare i partecipanti sottolineando che in questo territorio: «C'è sempre più cultura, fantasia e profondità di messaggio». La festa si è conclusa buttando nel fuoco maschere che esprimono negatività. Quel falò ormai è spento, ma non si spegne certamente la voglia per gli scampiesi di camminare insieme. Per saperne di più sul Carnevale e su tutte le altre iniziative dell'associazione Gridas, potete visitare il sito: http://www.felicepignataro.org/home.php?mod=gridas
Webseries e pubblicità: come unire l'utile al dilettevole
Marzo 02
Bisogna subito dire che questo articolo non è un tutorial. Placate quindi i vostri animi desiderosi di "big money", cari amici. Ad essere sinceri neanche l'idea è di chi vi parla. La sottoscritta sta ancora aspettando l'eredità di un improbabile zio d'America o che il proprio cane, nascondendo l'osso, trovi il petrolio.   L'idea è venuta ai geniacci della Peugeot. Cos'hanno fatto? Hanno sfruttato il format delle web serie per farsi pubblicità. Già questo è da apprezzare perché si sono dimostrati originali e al passo coi tempi. Se poi come protagonista di questa serie/spot scelgono il talentuoso Stefano Accorsi, che con la sua voce potrebbe convincermi a comprare qualsiasi cosa, allora la definizione di "geniacci" per quelli della Peugeot è più che giustificata.     Ma di che si tratta? Il nostro Stefanone nazionale deve andare a fare un provino, il più importante della sua vita. In ognuno dei sei episodi – tre sono già online, i prossimi lo saranno a breve – gli succede qualcosa che lo porta a reagire in modo diverso e ad affrontare poi il provino con un particolare stato d'animo. Nel primo, ad esempio, intitolato "Stupore", incontra un ex compagno di scuola con cui ha un conto in sospeso. Gli altri ... non posso dirvi di che parlano, vi rovinerei la sorpresa! Dico solo che consiglio la visione del secondo a tutte le donne. Poi mi ringrazierete.     Quindi le web serie sono ora diventate strumento del marketing? È indubbio che sfruttando il web il numero di spettatori/clienti che si può raggiungere diviene praticamente infinito. «Si, ma...che ne sarà della credibilità, della professionalità?» potrebbe obiettare qualcuno. In realtà si tratta solo un possibile utilizzo di uno strumento, quello delle web serie, molto versatile per propria natura. La stessa situazione avviene in molti altri campi, ad esempio nell'editoria: in libreria, accanto a Proust, Kafka e Svevo, troviamo l'ultimo "best seller" di Barbara D'Urso, ma non per questo la letteratura – quella degna di questo nome – è morta. Almeno non ancora e non per questo. In conclusione, credo che possiamo dormire sonni tranquilli e andare a comprare una Peug... no, scusate, ancora non mi hanno assunta come testimonial. Ritiro tutto.   P.S. Stefano, se il provino è a Napoli, ti accompagno io, tranquillo!
"And the Winner is... La La L'altro film!": L'errore degli Oscar che ha fatto esplodere l'Internet!
Febbraio 28
Come se la sparatoria mediatica che aveva generato non fosse abbastanza, ecco balzare di nuovo alle stelle la popolarità di La La Land. Lo scorso Lunedì 27 Febbraio si è verificata una scena simile a quella volta in cui incoronarono la Miss Universo sbagliata. Questa volta, però, è toccato nientemeno che a Warren Beatty. Tutto procedeva per il meglio: discorsi strappalacrime, abiti sbrilluccicanti, photobombing di Justin Timberlake. Nessuno avrebbe potuto immaginare che la catastrofe fosse dietro l'angolo. È il momento di proclamare il vincitore nella categoria "Miglior film": grande entusiasmo e trepidazione. Ai presentatori, però, giunge una busta sbagliata: questa contiene il nome della migliore attrice protagonista, Emma Stone. Probabilmente, senza aver ben capito il contenuto della missiva, Beatty non ci ha pensato due volte a dichiarare la vittoria di La La Land. I componenti più importanti del cast salgono sul palco; i produttori del musical arrivano anche alla fine del discorso, quando in sala comincia uno strano mormorio. Ed ecco Jimmy Kimmel accorrere pieno di vergogna, dichiarando che sulla "vera" busta ci fosse scritto a caratteri cubitali che l'Oscar andasse a Moonlight, la pellicola di Barry Jenkins. E non a La La Land. L'imbarazzo e le risatine nervose hanno ben presto la meglio in sala; e, prevedibilmente, il web decide di esplodere! Non ci saranno di certo passati inosservati i meme a modificare la locandina del film («E il premio va a... la la l'altro film!»); per non parlare della foto di Barry Jenkins con la statuetta tra le mani («Questo è l'immigrato che ha rubato l'Oscar a La La Land... kondividi se sei indignato»). C'è chi, invece, ha dichiarato che fosse tutto un komplotto11!!11, e che vincitore dell'Oscar, in realtà, fosse The Lady, la web serie di Lory del Santo.     Altri, ancora, hanno osservato che la vicenda degli Oscar evocasse perfettamente il finale di La La Land, e cioè "bene ma non benissimo" («Gli Oscar, in realtà, SONO LA LA LAND»). E come non menzionare coloro che hanno sperato fino all'ultimo che, in sala, spuntasse un'altra busta. Contenente, questa, il risultato delle Presidenziali («In realtà ha vinto Hillary Clinton!»).   Come al solito il web non ha mancato di regalarci graditissime perle di ironia trash. Con gli altri sei premi, di certo cast e produttori di La La Land non hanno bisogno di queste per rallegrarsi. Siamo sicuri soltanto di una cosa: con Maria De Filippi tutto ciò non sarebbe successo.
Alla scoperta della collina del Vomero
Febbraio 27
La conoscenza di un territorio include in sé sia la storia politica sia le vicende e la cultura delle genti che l'hanno popolato e deve fondarsi sia sull'analisi delle strutture materiali sia sull'analisi dell'organizzazione dei gruppi, delle comunità familiari, dei legami fra gli individui. Deve essere un'analisi che parta “dal basso”, seguendo i dettami di Bloch e di Lefebvre, insomma, la storia di tutti quegli elementi che hanno contribuito alla costruzione di un determinato spazio. L'identità socio-culturale di un territorio è processo lungo, ma alla sua base vi è la conoscenza del luogo in cui si abita, vuoi per scelta, vuoi per lavoro o per casualità, poiché spinge a sentirlo proprio e quindi a proteggerlo, a rivalutarlo e a stimolare riflessioni per approfondire il significato di un bene comune. Proprio su questi temi si è sviluppato il convegno, tenutosi nella sala della V Municipalità di Napoli-dedicata alla memoria di Silvia Ruotolo-nell'ambito del mercoledì culturale sulla storia della collina del Vomero.   L'incontro è stato presentato da Ersilia Di Palo, promotrice di innumerevoli eventi culturali, sotto l'egida dell'associazione E.I.P. Italia, ente non governativo riconosciuto dall'UNESCO.   I relatori del convegno, il magistrato e storico Sergio Zazzera e la Professoressa Fara Caso hanno rievocato, sotto diversi aspetti, la storia di questo luogo. Attualmente il Vomero è una zona residenziale con alta densità abitativa e commerciale, per alcuni luogo senza storia, nato solo grazie alla speculazione degli anni '50, ma andando indietro nel tempo, poche ma importanti testimonianze ci svelano che i primi insediamenti risalgono già all'epoca greca e romana. I primi nuclei abitativi sorsero sulla via Puteolis Neapolim per colles, strada che costituiva l'unico collegamento via terra con la zona Flegrea, strada in seguito risistemata e chiamata Antiniana, nome che deriverebbe da ante Agnanum, cioè di fronte Agnano, attorno ad essa si svilupperà il quartiere del Vomero che prenderà il nome proprio da quei contadini che si sfidavano, con il proprio aratro e il relativo vomere, a tracciare il solco più dritto nel terreno. Nel XVI secolo sorsero sulla collina le prime ville dei nobili che lì si recavano per la villeggiatura, per cambiare aria e praticare l'otium in un luogo ameno e pieno di verde, verde che nel corso dei secoli gli fu sottratto grazie alla spinta di varie speculazioni edilizie. Verso la fine del XIX secolo la banca Tiberina acquistò grandi lotti di terreno con l'intenzione di costruire un nuovo quartiere; così l'11 maggio 1885, alla presenza dei reali, del ministro Depretis e del sindaco Nicola Amore, fu posta la prima pietra del nuovo rione, il cui progetto prevedeva l'urbanizzazione di un'area di circa 650000 mq con la creazione di Via Scarlatti e Via Bernini, incrociantesi in Piazza Vanvitelli, e delle Vie Luca Giordano e  Morghen.  La seconda fase speculativa si ebbe sotto l'amministrazione Lauro, quando furono costruite abitazioni di edilizia popolare con il fine di creare un bacino elettorale per l'amministrazione  in carica, fino ad arrivare agli anni '70-80 quando l'edilizia di piccoli lotti favorì nella zona, come afferma il Dottor Zazzara, l'immissione di elementi che venivano dalla periferia o dai comuni limitrofi, fatto che oltre a togliere ancora più verde alla collina portò allo sgretolamento del patrimonio culturale di quel luogo. A questo punto sembrerebbe impossibile, per la mancanza di altri lotti edificabili, che si mettessero ancora le mani sulla città, ma non è così perché si stanno mettendo sotto la città con la costruzione di numerosi garage sotterranei. Il convegno si è concluso con la promessa di un prossimo approfondimento dedicato a questo quartiere napoletano.
Fenomenologia di un interista
Febbraio 27
Carissimi nerd. Come qualsiasi tifoso dell'Inter provo un gusto irrefrenabile e spasmodico per l'autolesionismo. Per questo motivo, oggi mi cimenterò nell'esercizio masochista per eccellenza di ogni tifoso interista che si rispetti. Con la guida spirituale del Chino Recoba, che oggi sarà il mio Virgilio, mi immergerò nei ricordi per capire chi e che cosa ha reso una parte della mia vita totalmente nerazzurra.   In principio fu il Fenomeno. Quando il calciatore più forte di tutti i tempi mise piede alla Pinetina per la prima volta ero solo un cucciolo di tre anni. Fonti fiduciarie riferiscono che all' epoca ero un rompicoglioni professionista, uno sfrangi palle vero. Mi chiedo se in tanti anni sia cambiato qualcosa. Comunque, nel '98, avevo tre fissazioni: Mio nonno, primo amore della mia vita, Marco Pantani, detto il Pirata, e Luis Nazario da Lima, un ventunenne brasiliano con indosso una maglia neroazzurra della Umbro che era solito prendere palla a centrocampo, girarsi e puntare con una potenza devastante le difese schierate . Ronaldo aveva una tecnica di dribbling irripetibile supportata da un'accelerazione nel breve mai vista prima e mai rivista dopo. Nessun difensore era in grado di fermarlo senza commettere fallo. Inoltre era il sosia spiccicato di mio padre, con quella pelata da monaco tibetano, gli occhi a mandorla e gli zigomi alti. Forse nel mio subconscio vedevo mio padre con la maglia dell'Inter . Ma certo, papà usciva di casa la mattina e tornava la sera. Diceva che sarebbe andato al CIS di Nola per sbrigare delle pratiche in ufficio. Era palesemente una copertura. In realtà andava a prendersi gioco di Maldini e Costacurta in quel di San Siro. Poi la sera tornava a casa con gli occhiali. Papà sta a Ronaldo come Clark Kent sta a Superman. Ma i sogni di un tifoso in erba si sgretoleranno pian piano, assieme al tendine rotuleo del Fenomeno . In quel periodo, a pensarci bene, anche papà ebbe un paio di operazioni al ginocchio. Coincidenze? Io non credo.   Il Fenomeno rimarrà sempre il migliore di tutti, colui che mi ha fatto innamorare del calcio prima e dell'Inter poi. Tiferò per lui anche quando passerà ai cuginetti del Papi Berlusca. Dal 2004 al 2007 ho vissuto il momento più intenso e doloroso della mia passione nerazzurra. Sono gli anni d'oro dell'unica persona che io abbia davvero idolatrato: Adriano Leite Ribeiro, detto l'imperatore. Non era tecnico e veloce come Ronaldo, e non aveva oggettivamente un senso tattico spiccato. Ma io ero un bambino di dieci anni e gli ordigni fatti brillare dal suo sinistro mi regalavano la felicità. A scuola non andavo bene e i bambini facevano i bulletti perché ero un tipetto gracile. Adriano era la mia rivincita, la sua potenza era la mia rivalsa. In quel momento della mia vita ero ciecamente convinto che sarebbe riuscito a spostare le montagne e, ingenuamente, a regalarmi la Coppa dei Campioni. L'Imperatore non è stato solamente il mio calciatore preferito, è stato l'unico supereroe in cui io abbia veramente creduto.   Christian Vieri è la cosa più brutta e goffa che io abbia visto su un campo da calcio. Speravo sempre che l'azione non passasse per i suoi piedi. Era sgraziato come un ippopotamo e la sensazione che mi dava quando toccava il pallone, con quell'andatura fiacca e ingobbita, era la stessa che ti dà il virus che impalla il PC. Tu scorri il mouse e il computer risponde sempre con quei tre-quattro secondi di ritardo. Quindi scorri nuovamente, e il computer risponde all'input precedente. Ecco, questo era Christian Vieri.   Con Zlatan Ibrahimović ho sempre avuto un rapporto d'amore e odio. Da un lato mi faceva vincere i campionati, e quindi si godeva come ricci, soprattutto quel pomeriggio a Parma. Dall'altro era chiara la percezione che in Europa non avrebbe mai risolto nemmeno un solitario. Dominava soltanto contro Chievo, Palermo, Cagliari e le altre squadre italiane, in un momento in cui non era nemmeno troppo soddisfacente, dato che il livello del campionato era radicalmente calato dopo "Calciopoli". Questo lo faceva assomigliare un sacco ai bulletti che se la prendevano con me. In fondo l'ho sempre disprezzato.     Non riesco a scindere gli uomini del Triplete dal collettivo che hanno rappresentato. Eravamo una corazzata razionale. Un cingolato preciso. Il livello medio della squadra era alto, ma non c'era nessun Fenomeno, nessun supereroe trascinatore. Quando alzammo la Coppa dei Campioni dopo quarantacinque anni provai la stessa sensazione che Agassi sentì quando vinse il suo unico Wimbledon, nella finale del 1992 contro Ivanisevic . La soddisfazione per una vittoria non è forte come la delusione di una sconfitta. Sarò sempre grato agli uomini del Triplete, ma il cuore avrebbe preferito che a portarmi in cima all'Europa fosse stato il mio Imperatore.
Fotografie. Helmut Newton in mostra al Pan di Napoli
Febbraio 26
«Il desiderio di scoprire, la voglia di emozionare, il gusto di catturare, tre concetti che riassumono l'arte della fotografia» (H.Newton).     È questa l’essenza dell’arte fotografica che ritroviamo in tutti gli scatti di Helmut Newton in mostra al PAN | Palazzo delle Arti di Napoli, inaugurata ieri 25 febbraio. L’idea della mostra, dal titolo Helmut Newton. Fotografie. White Women / Sleepless Nights / Big Nudes, nasce dalla volontà di June Newton, moglie del fotografo, di “mostrare”, appunto” le fotografie del grande maestro pubblicate in tre libri verso la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’90.   Libri, questi, curati, progettati ed impaginati dallo stesso Newton:   White Women. È il primo libro nomografico del fotografo tedesco, pubblicato nel 1976, che gli valse il prestigioso premio Kodak Photo Book Award. Si tratta di 81 immagini, 42 a colori e 39 in bianco e nero, introducendo per la prima volta il nudo e l’erotismo nella fotografia di moda. In quegli anni, la moda stava cambiando e con lei anche il modo di “mostrarla” in fotografia: sul mercato appaiono i primi capi a prezzi modici che consentirono anche agli strati sociali inferiori di vestirsi con eleganza e gusto e i fotografi non potevano non testimoniare questa quasi rivoluzione alimentata dai movimenti femministi che introdussero nell’immaginario collettivo l’idea di una donna aggressiva che combatte per ottenere la sua emancipazione. C’è un ribaltamento della “figura donna” e le stesse riviste che trent’anni prima pubblicizzavano donne aristocratiche con abiti lunghi e lussuosi, ora propongono donne emancipate, combattive con l’uomo alle proprie dipendenze. Di conseguenza, nascono nuovi modi di “vedere” la donna: fotografi come Helmut Newton ritraggono donne decise e compiacenti a volte colte in atteggiamenti sadomasochisti. Provocazione, la sua, simbolo della sua personale produzione artistica.       Sleepless Nights. Pubblicato nel 1978, è un libro fotografico dal carattere retrospettivo che mostra Newton in una veste diversa: le immagini da foto di moda si trasformano in ritratti e da ritratti in reportage quasi da scena del crimine. Si tratta di 69 fotografie, 31 a colori e 38 in bianco e nero, dove i soggetti, le modelle, sono per lo più seminude con in dosso corsetti ortopedici e selle di cuoio, fotografate all’esterno in atteggiamenti provocanti quasi a proporre, ancorauna volta, un uso della fotografia di moda come pretesto per realizzare qualcosa di differente e molto personale.           Big Nudes. Pubblicato nel 1981, questo libro consente al grande artista tedesco di diventare il protagonista nella storia dell’immagine del secondo Novecento. Si tratta di 39 scatti in bianco e nero che inaugurano una nuova dimensione della fotografia umana: nudi a figura intera, gigantografie che entreranno prepotentemente nei musei di tutto il mondo. L’ispirazione? I manifesti diffusi dalla polizia tedesca per ricercare gli appartenenti al gruppo terroristico della RAF.     Nato a Berlino il 31 ottobre del 1920 da una ricca famiglia di origine ebrea. Sin dalla più tenera età vive una doppia vita diviso tra posti particolari (come i quartieri a luci rosse) che, seppur degradati, lo affascinano e i grandi alberghi in cui va in vacanza con i genitori. A dodici anni acquista la prima macchina fotografica. Nel 1936, a sedici anni, inizia il suo apprendistato presso l'atelier della fotografa di moda Iva frequentando una ragazza ariana che mette a rischio la sua incolumità a causa della diffusione delle leggi antiebraiche. I suoi genitori lo imbarcano così su una nave diretta in Cina, ma Helmut si ferma a Singapore, dove, per appena due settimane, lavora per il quotidiano "Straits Times". È in questo periodo che inizia a capire che la fotografia potrebbe essere il suo lavoro. Nel frattempo, conosce una ricca signora belga con la quale viaggia nelle colonie britanniche fino ad approdare in Australia nel 1940. Dopo un breve periodo di prigionia in quanto cittadino tedesco, diventa cittadino australiano e nel 1948 sposa l'attrice June Brunnell, che ha conosciuto in ambito lavorativo; infatti, lei ha posato come modella per le sue fotografie. Dopo aver aperto un piccolo negozio di fotografia a Melbourne, si trasferisce a Parigi nel 1961 e comincia quasi subito a lavorare per French Vogue, dando così inizio alla sua lunga carriera di fotografo. «Newton aveva la capacità di scandagliare la realtà che, dietro il gesto elegante delle immagini, permetteva di intravedere l’esistenza di una realtà ulteriore, che sta allo spettatore interpretare».   «Obiettivo della mostra è presentare i temi distintivi dell’immaginario artistico di Helmut Newton, offrendo la possibilità ai visitatori di comprendere fino in fondo il suo lavoro come mai prima d’ora».   L’esposizione è aperta al pubblico dal 25 febbraio al 18 giugno 2017 ed è Promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, organizzata da Civita Mostre in collaborazione con la Helmut Newton Foundation ed è curata da Matthias Harder e Denis Curti.  
Tell me your story, ovvero stati "mentali"
Febbraio 26
Il 24 Febbraio, in occasione dell' ottavo compleanno, sono sbarcate ufficialmente le "storie" su Whatsapp, anche se nell'app di messaggistica vengono chiamate status. Proprio come per Instagram, Snapchat e Facebook c'è la possibilità di inviare brevi video o fotografie che hanno la durata di massimo 24 ore e permettono agli utenti di raccontare i fatti propri anche dallo schermo del telefonino, rendendo molto più facile la vita agli stalker. In confronto Misery non Deve Morire sembra la storia di Peppa Pig. Whatsapp ha già fatto fallire migliaia di relazioni e matrimoni e con le storie ha dato il colpo di grazia alla Privacy, ma – Hey! – tanto c'è la crittografia end-to-end.E così a gente che andrebbe studiata nelle Università viene data la possibilità di allietare le nostre giornate e i momenti bui delle nostre vite, condividendo il video della visita veterinaria e relativa documentata colonscopia del cane, la grigliata in campagna a suon di vino e canti corali, la gif del piccione viola impegnato nel suo rave mentale e chi più ne più ne metta, non c'è limite alla fantasia. E la cosa più assurda, se così vogliamo dire, è che i contatti in tempo reale potranno commentare e rispondere ai post.       Se il fatto che il caro vecchio Mark Zuckerberg voglia rendere il mondo un posto a immagine e somiglianza di Facebook non ci infastidisce o preoccupa, allora bisogna sapere che esiste la possibilità di importunare non solo tutti i contatti contemporaneamente, ma se ne abbiamo uno abbastanza social-dipendente esiste la possibilità di inviare tramite la funzionalità Direct le perle cinematografiche o fotografiche direttamente al suo device, per il momento solo su Facebook, ma abbiate (qualche mese di) fede...     Se ancora non è germogliato il seme dell'ispirazione, se vi trovate spaesati mentre percorrete la vostra Salerno - Reggio Calabria interiore, se non avete idea di cosa scrivere nel nuovissimo di pacca Whatsapp-Status ecco alcuni suggerimenti stereotipati che funzionano sempre e che vi faranno apparire interessanti proprio come sul vostro social blu preferito.   Categoria Simpaticoni:• Mamma dice: «L'alcool è tuo nemico!!!» Gesù disse:«Ama il tuo nemico!!! Gesù, io sto con te!!!»• Dei tuoi selfie apprezzo il coraggio.• Dietro ogni uomo di successo c'è un account disattivato.• Whatsapp compie 8 anni. Dal 2009 la fonte principale di «No amore, posso spiegare.»• Un amore è degno di tal nome solo quando si basa sulla condivisione della password dello smartphone.   Categoria Socialdipendenti:• Mi hanno appena raccontato di uno che si è suicidato lanciandosi dalla bacheca di Facebook. Pare avesse un mucchio di debiti su FarmVille.• Secondo me il settimo giorno Dio lo passò aggiornando il profilo di Facebook.• Ho chiesto la separazione. Lei su Facebook, io su Twitter. Siamo persone troppo diverse.• Facebook mi fa odiare persone che conosco veramente, Twitter mi fa odiare persone che non conosco affatto, Whatsapp mi fa odiare tutti.• Se vuoi piangere usa il fazzoletto, non il tuo status. Categoria Filosofi:• Se pensi che l'avventura sia pericolosa, prova la routine. È letale.• Quelli che ti criticano sono quelli che ti vogliono diverso, perché vedono in te quello che loro non saranno mai.• La vita è come una lavagna, dove la fantasia scrive, e la realtà cancella.• Fiducia, sincerità e rispetto sono le cose principali in un rapporto.• Chi desidera vedere l'arcobaleno deve imparare ad amare la pioggia.   Categoria Cinici e Asocial Network:• Possa un giorno la tua vita essere fantastica come fingi che sia su Whatsapp.• Aggiungetemi ai gruppi solo se sono di recupero.• Amo le persone discrete. Quasi invisibili. Se non esistono è meglio.• Mi piacciono quelle cose che abbiamo imparato a fare insieme. Tipo non vederci, non sentirci, non parlarci.• Non amo le persone mattiniere. Beh, nemmeno le mattine... e neanche le persone.
C'eravamo tanto amati: ennesima spaccatura della sinistra
Febbraio 25
Ormai siamo arrivati alla frutta, raccontiamo l'atto finale di un partito che forse non sarebbe mai dovuto nascere perché ha tradito Gramsci e ha sposato le tesi di Tony Blair; un partito che ci aveva garantito che la globalizzazione e la mondializzazione avrebbero azzerato le diseguaglianze, avrebbero ridato dignità e speranze alle persone. Peccato che il copione previsto non si è mai realizzato e quello che hanno chiamato sogno, si è trasformato in un incubo. Il Bel Paese non cresce da vent'anni, qualcuno potrebbe dare colpa al debito, all'euro, all'invasione di migranti che scappano da povertà e da guerre e pochi puntano il dito contro una classe politica attenta solo alla conservazione del proprio potere e miope di fronte ai bisogni della comunità. Per anni ci siamo scagliati contro Silvio Berlusconi, ci siamo scagliati contro il suo conflitto di interessi e non abbiamo mai visto il conflitto di interessi che c'era dall'altra parte, non abbiamo visto che i lupi vestititi da agnelli erano mille volte più pericolosi di Mr. B: non a caso Bagnai, ha sempre detto, metaforicamente, che: “Quando il macellaio è vestito di rosso, il sangue non si vede” e infatti pochissimi osservatori si sono accorti di ciò che ha fatto il partito PDS-DS-PD in questo ventennio. Renzi è stato l'ultimo a spostare l'asse del partito verso destra, infatti quanti di voi si ricorderanno della bicamerale, delle galanterie rivolte verso il partito avverso, e quanti si ricorderanno della grande coalizione e il refrain :«Ce lo chiede l'Europa»? Non deve essere entusiasmante passare dalle feste dell'unità alla Leopolda, ma il PD ha deciso che ormai è diventato desueto parlare di lotta di classe, è meglio stare con i Marchionne piuttosto che con i Landini, é meglio indossare giacca e cravatta per mostrarsi moderati piuttosto che rivendicare in piazza i propri diritti. Il dramma è che anche la sinistra è convinta della bontà della politica neoliberista, unica alternativa utile a salvare la gente dalla disoccupazione, dai terremoti e dall'invasione delle cavallette; la sinistra ha mutato forma per adattarsi alle nuove ideologie del mercato e non ha ascoltato le esigenze della gente comune, il suo senso di smarrimento e di disperazione, raccolte invece da una destra che sta intercettando il loro voto. Il più grande partito di sinistra avrebbe dovuto sentire il campanello d'allarme di tutte quelle persone che non riescono ad arrivare alla terza settimana del mese; di tutti quei giovani che non riescono a trovare un lavoro neanche a pagarlo a peso d'oro; di chi attende per anni in lista di attesa un posto in ospedale o una casa. Si è preferito girarsi altrove con la convinzione che con il solo ottimismo si potesse ricostruire un paese che sta affondando sulle grandi opere. Ma che senso ha costruire se tutto attorno c'è il deserto? La spaccatura tra gli ex democristiani e gli Ex non sono mai stato comunista non è un fatto insolito perché, nonostante l'ala migliorista del vecchio PCI abbia sempre cercato di dialogare con le forze centriste, bisogna sottolineare che il loro è un amore mai nato; è stato un rapporto di convenienza reciproca e quando è così si giunge sempre al divorzio. Divorzio che in questo momento conviene a chi vuole, con prossime primarie, guidare il partito e a chi vuole trasformare la propria corrente in partito per presentare, nell'eventuale voto di giugno, proprie liste elettorali e proposte alternative ad una segreteria ormai lontana da istanze prettamente di sinistra. Qualcuno si chiederà se si stia assistendo al canto del cigno della pseudosinistra riformista. No, la sinistra è abituata a fare le scissioni, anzi si potrebbe dire che ormai è diluita in una galassia fatta di partiti e partitini, di barche che galleggiano in un mare in tempesta. La difficoltà per il PD o per chi verrà in seguito consiste nel recuperare un nesso sentimentale tra rappresentanti e rappresentati. L'assurdo è che ormai i lavoratori e i piccoli imprenditori, sentendo sulle spalle il peso della crisi economica, non riescono a capire le risposte date da una sinistra impegnata di più a salvare le banche e a finanziare campi da golf piuttosto che risolvere i problemi delle persone. Eppure l'avvento della sinistra, anche se scolorita, avrebbe dovuto avere nel suo DNA il compito di frenare il peso delle multinazionali e le pretese di un'Europa da incubo, troppo burocratica e poco solidale con i popoli, invece ha portato con sé la voce di chi assicurava: «con l’euro lavoreremo un giorno in meno e guadagneremo come se lavorassimo un giorno in più». Naturalmente questi signori si sono sbagliati e potremmo ritrovarci la Troika in casa. Si può pensare ad un piano B prima di scontrarci contro l'iceberg? 
"La Mafia Uccide Solo d'Estate" tra risate e consapevolezza
Febbraio 24
Amici Nerd, ben trovati. Interrompete un attimo la vostra maratona di Mr. Robot, riponete l'ascia di Vikings nell'apposita guaina e non temete: massimo due minuti e il panta rei netflixiano riprenderà il suo corso. Oggi si parla di un jolly che la Rai (si avete capito bene) ha pescato dal redivivo mazzo della freschezza artistica. Pensavamo tutti che in Viale Mazzini ne avessero perse le tracce, e invece l'hanno ritrovato.   Vai a sapere i casi della vita. Il sito streaming RaiPlay, la serie I Medici e Casa Mika sono state la mano vincente dell'autunno-inverno 2016. E in questa mano La Mafia Uccide Solo d'Estate - La Serie è stato l'Asso pigliatutto, il piatto forte. La serie di Pif racconta le vicende mafiose che affliggono la Palermo di fine anni '70. Il connubio fra corleonesi e le istituzioni locali, il quadrumvirato scudato portato avanti da Vito Ciancimino, Salvo Lima e i cugini Salvo e gli attentati a Mario Francese e Boris Giuliano non sono i primi protagonisti, ma innervano il contesto palpitante entro il quale si consumano le vicende tragicomiche della famiglia Giammarresi: Papà impiegato all'anagrafe (Claudio Gioè), madre supplente precaria alle elementari (Anna Foglietta), figlia adolescente comunistoide (Angela Curri), Zio "Punciuto" (Francesco Scianna) e infine "Salvuccio" (Edoardo Buscetta) che, fra una Iris e un esame di quinta elementare, si domanda perché a Palermo si muore per le "fimmine".   Il tutto narrato dalla voce sicula e nasale di Pif. Ingredienti semplici. dosi calibrate. Ricetta perfetta. Attraverso l'ironia brillante che pervade le scene, la commedia diventa uno strumento sferzante di denuncia. D'altronde è lo stesso principio su cui si basano gli altri lavori di Pif, In Guerra per Amore e La Mafia Uccide Solo d'Estate – Il Film. La differenza è che una serie ha più ore a disposizione di un film e quindi permette di indugiare su particolari dinamiche che altrimenti avresti dovuto tralasciare. L'acqua a Palermo, la scomparsa delle ville Liberty dalla città, l'omertà, le raccomandazioni e ovviamente gli intrallazzi fetenti. Problematiche vissute dal punto d'osservazione di una normale famiglia siciliana non del tutto consapevole delle ingiustizie che subisce. Una serie da vedere per rendersi conto, attraverso quattro risate e qualche lacrimuccia, di una parte grave della storia del nostro Paese. Prima Netflix però.
"Beata Ignoranza": in conferenza stampa Bruno suggerisce titoli
Febbraio 23
È nelle sale dal 23 Febbraio 2017 Beata Ignoranza, il quinto film da regista di Massimiliano Bruno. Il regista è noto al grande pubblico per aver vestito i panni di Nando Martelloni, il mitico notaio dalla linea comica in Boris, la serie tv con Pannofino dall’indimenticabile tormentone: “Bbbbbbuscio de culo!”. Al di là di quanto si possa pensare questa commedia affronta temi concreti e importanti e, a parte i contrasti che si vengono a creare tra i due protagonisti Giallini e Gassman - che hanno due visioni dimetralmente opposte, culturalmente e su tutto ciò che concerne il web - l’analisi della società odierna viene delineata e definita in maniera poetica e precisa.   Il film racconta la storia di Ernesto e Filippo, due docenti in una scuola superiore che si ritrovano colleghi dopo molto tempo. Non corre buon sangue tra i due a causa di vecchi malumori irrisolti. Quando la passione per la tecnologia dell’uno si scontra con la repulsione dell’altro, si arriva alle mani e un video rubato durante il litigio viene diffuso in rete, divenendo virale. La situazione si complica quando una donna, che i due hanno in comune, li sfida a mettersi l’uno nei panni dell’altro per un mese. Il professore conservatore dovrà cimentarsi con la rete, i social network, il gaming online, mentre l'altro dovrà salutare temporaneamente i suoi 5.000 followers. Questo rappresenterà il punto di partenza per risolvere situazioni messe da tempo in stand-by, proprio quelle che hanno dato il via alla rivalità tra i due.   In una frizzantissima conferenza stampa Massimiliano Bruno ha spiegato: «La genesi del film è un post che ho scritto su Facebook circa quattro anni fa e che poi avevo condiviso con Gianni ed Herbert Simone, sul fatto che potesse essere il concept per un film. Io mi lamentavo del fatto che, personalmente, non riuscivo ad andare troppo spesso a teatro o al cinema, leggevo sempre meno romanzi e dedicavo meno tempo alla vita sociale fuori casa, perchè perdevo un po’ troppo tempo a stare sui social network. Lì è nata una storia, nella quale abbiamo potuto raccontare le nostre anime, perchè abbiamo capito che dentro di me, ad esempio, c’era una parte di Ernesto e una parte di Filippo, la prima parte dice che non dovrei stare a perder tempo sul computer o sul cellulare e l’altra invece che è attratta, come da una droga, che non riesce a non rispondere ad un messaggino su Whatsapp. Alla fine mi trovo schiavo di questi maledetti gruppi, non so voi io ne ho una settantina, a partire dal gruppo del Weekendino fatto a Sutri, al gruppo del Ci vediamo la partita dell’Italia insieme?  Che poi non è che ci leviamo da sti gruppi, ci rimaniamo tutta la vita, ogni tanto dopo sei mesi, bip, ti arriva un messaggino da quel gruppo che era La lasagna a casa de Gino con scritto, ma se facciamo un’altra lasagna? E tu pensi: “BASTA! Dovete morì!”. Per quanto riguarda la struttura del film, si sa, siamo tutti molto amanti della commedia all’italiana e soprattutto di due titoli quali: C’eravamo tanto amati e Dramma della Gelosia,che ricamano in qualche modo non i contentuti, ma la forma di quella che è stata poi la nostra sceneggiatura. Lì succedeva che i personaggi si rivolgevano direttamente in macchina e parlavano col pubblico, facevano le loro considerazioni, così da aprire finestre sul loro passato. Insomma, siccome siamo tutti, almeno io personalmente da regista, figlio della commedia all’italiana, figlio di quei registi a cui mi rifaccio ignobilmente (nel senso che non me lo merito però ce provo) la scelta è stata quella di fare un film che, paradossalmente, adesso risulta diverso dai tipi di  sceneggiatura che ho fatto in questi anni che sono molto più lineari, nonostante in questo abbiamo cercato di far sposare queste due anime della storia: l’una si domanda se sia meglio restare in rete e l’altra approfondisce i rapporti umani, ed è qui che entrano in ballo i personaggi di Teresa, Carolina e Valeria. Marco Giallini e Alessandro Gassman mi sembravano i prototipi giusti per raccontare questi due personaggi. Gassman anche nella vita è molto superficiale e Giallini è un anziano travestito da motociclista della Nomentana. No, scherzo!»      Esilarante anche l’intervento di Marco Giallini che, paragonandosi ad Ernesto, il suo personaggio nel film afferma: «Io mi rivedo molto in Ernesto, nel senso che non sono uno che sta molto sui social network, diciamo che su Twitter ho messo una foto, sei anni fa, fortunatamente c’è una ragazza che mi segue i vari Buongiorno Mondo e Buonasera Mondo, Sto cor gatto o Sto cor cane delle varie pazze su Facebook, o i Maledetta pioggia, Mio padre è andato via (non si sa se è morto, se se ne è andato a Milano, si capiscono da sole poi, è una cosa terribile!). Apri Facebook e leggi : Non mi avrai, mi hai avuta una volta, basta! Ma a chi lo stai a scrivere? Ma perchè non lo scrivi direttamente a lui via sms invece di rompermi le palle a me? Grazie a tutti.»   Non si fa aspettare la risposta di Alessandro Gassman che prontamente interviene cosi: «Anche questa è una filosofia. Diciamo che tra questi individui io sono quello che usa di più i social, utilizzo soprattutto Twitter, mezz’ora la mattina e la sera, faccio piccole battaglie civili e credo che sia importante conoscerli invece, anche se non si apprezzano, perchè i social ci saranno sempre di più, non si torna indietro. All’interno della rete c’è tutto il meglio e tutto il peggio della società e io preferisco conoscerli bene e poi magari decidere se usarli oppure no. Andrebbe insegnato il loro utilizzo a scuola.» Su questo punto viene interrotto da Giallini, che esprime il suo pensiero così:«Io dico che i social dovrebbero essere anche antisocial, più che altro antisocial. A scuola si insegnerebbe inutilmente l’utilizzo della rete, perchè poi ai ragazzini non gliene frega niente, tu gli dici fai una cosa e ne fanno un’altra, però io direi, perchè non impariamo cos’è questo paese? Il passato, la memoria, il futuro per non ripetere gli sbagli. Ecco, dovrebbe servire anche a quello invece vedo che per l’80% insomma, c’è robaccia!» Interviene immediato Massimiliano Bruno: «Vi suggerisco un titolo: Giallini si scaglia contro la rete... » A questo punto Gassman riprende il concetto ribadendo: «Però, se usata bene, può essere una macchina meravigliosa che la nostra generazione non aveva e che rende questa per molti versi avvantaggiata e più informata.» E di nuovo Bruno: «Altro titolo: Gassman difende la rete... »   Decisamente diversi i toni utilizzati da Carolina Crescentini che ci tiene a precisare un concetto: «Sui social network c’è una cosa da dire che non abbiamo detto, sì che sono molto utili, sì che si usano per tenersi in contatto con persone lontane e per informarsi, ma il social sta cambiando le persone. La gente vive dietro a questo schermo e dietro allo schermo tu sei tutelato a non essere te stesso ma a trasformarti in quello che vorresti essere quindi aggredisci, dici cose che non avresti mai il coraggio di dire faccia a faccia o fai battaglie sociali che non faresti mai nella vita reale, perchè non sei mai sceso in piazza in vita tua. C’è tutta una serie di cose permesse dallo schermo del pc o del telefonino, che sono false. Quindi la società non è vero che sta cambiando, è l’apparenza della società che sta cambiando poichè, nella realtà, quando c’è veramente da fare un casino o manifestare - e a quel punto è veramente importante - non lo si fa. Una volta che è stato fatto sul wall della propria pagina, che sia Twitter o Facebook, si pensa di avere la coscienza a posto e invece è una grande eresia. Ho letto un libro anni fa di Bauman che diceva una cosa interessantissima: Nella nuova società liquida non c’è più “penso dunque sono”, ma c’è “esisto, sono visto dunque sono e penso di avere la coscienza risolta”. Però si salta il passaggio che rende un essere umano interessante e utile alla società, quindi il social network o il social media è una facciata ma non è niente di più.»
I geniali idioti di John Kennedy Toole
Febbraio 22
“Quando nel mondo appare un vero genio, lo si riconosce dal fatto che tutti gli idioti fanno banda contro di lui”. (Jonathan Swift) Chi sia il vero genio, o il vero idiota, nella storia di Ignatius Reilly è davvero difficile da stabilire. Il romanzo Una banda di idioti (Marcos y Marcos, 2014) di John Kennedy Toole è un’acuta parodia dell’America degli ultimi anni, contesa tra stolidi idealisti e conservatori retrogradi. Nel libro di Toole ci sono tutti, ma proprio tutti, gli stereotipi negativi che hanno contraddistinto la storia americana degli ultimi cinquant’anni: xenofobia, omofobia, “comunistofobia” , tv spazzatura, cibo spazzatura, obesità, bowling, locali notturni, alcolismo.     Ignatius Reilly, genio-idiota, è il grosso (e grasso) perno attorno al quale si sviluppano una serie di storie parallele di altrettanti geniali idioti. Contraddistinto dal suo berretto verde con i paraorecchie, Ignatius è l’ennesimo Tanguy: un figlio cresciutello che ancora non vuole abbandonare il nido materno. Vittima di insormontabili traumi giovanili - come la morte dell’adorato cane Rex - e di una serie di improbabili malattie - come l’occlusione di una fantomatica “valvola” in fin troppo frequenti momenti di stress - Ignatius si ritrova a dover affrontare l’ennesima dura prova della sua vita: trovarsi un lavoro per risarcire il danno causato da un incidente in auto fatto con sua madre.     Irene Reilly, donna dall’ambivalente natura materna; il suo nuovo fidanzato “fascista”; gli oscuri retroscena legati al circolo di frequentatori del Notti di follia; le lotte politiche della poco di buono Myrna Minkoff; e il resto della ridicola banda, saranno la causa del crollo definitivo di Ignatius… o della sua liberazione?   Un romanzo esilarante, dall’ironia sottile ed intelligente. Una lettura consigliatissima! 

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