Cronaca del DiscoDays

Si è tenuto, il 22 e il 23 Aprile, l'evento che Napoli ospita due volte l'anno e che gli appassionat...

Alla scoperta di un'etichetta indipendente: Volcano Records

Ambizione, competenza, entusiasmo e spontaneità sono alcune delle caratteristiche che abbiamo riscon...

NO BOX: Mercatino di Antignano a rischio chiusura

Sono scesi in strada Giovedì 27 Aprile i negozianti, venditori ambulanti, associazioni e abitanti de...

Addio a Jonathan Demme, il regista che con una farfalla fece trasalire il mondo.

Un altro lutto per il mondo del cinema. Ci ha lasciati nella giornata di ieri presso la sua casa di ...

Il CED presenta “‘na Nuttata ‘e Microcredito” alla Sanità

Venerdi 28 Aprile alle ore 20.00 avrà luogo “’na Nuttata ‘e Microcredito - Aperitivo d’arte e lavoro...

"La Terra è piatta e il Sole le gira attorno": la tesi di una dottoranda tunisina

Sembra un titolo degno di Lercio; invece è pronto ad essere spedito ne "Il Lato Oscuro di Internet"!...

Ultimi Articoli

Previous Next
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
Cronaca del DiscoDays
Aprile 29
Si è tenuto, il 22 e il 23 Aprile, l'evento che Napoli ospita due volte l'anno e che gli appassionati di musica aspettano con ansia: il DISCODAYS, una fiera del disco e della musica rivolta non solo agli “addetti ai lavori”, ma anche a chi vuole semplicemente passare qualche ora a curiosare tra i tanti stand mentre vari artisti si esibiscono sul palco. Può sembrare strano che nell'epoca delle “cuffiette” ci siano persone interessate al vinile: ma come rinunciare a quel suono caldo, a quello strumento del passato che riesce a riprodurre tutte quelle frequenze tagliate nei CD e negli MP3! Non solo vinile.In queste giornate si è dato spazio anche alla musica dal vivo e tra le novità di questa nuova edizione c'è stato un Workshop sul crowdfunding musicale tenuto da Maurizio Imparato e un Workshop – a cura di Scuola di Musica Business di Portici –  sulle tecniche basilari per promuovere la musica online. Siamo andati alla manifestazione, da collezionisti sfegatati, alla ricerca del Santo Graal e con soddisfazione abbiamo trovato qualcosa, ma quello che più ci ha colpito non è stato il nostro trofeo, né vedere molte persone, tra cui tanti giovani, che in un momento in cui basta un click per ascoltare qualunque canzone, erano lì, a frugare e a fare file per accaparrarsi l'oggetto del desiderio, ma constatare che questo evento dà voce a piccole realtà musicali che approfittano di questo spazio per promuovere, dal vivo, il proprio prodotto. Realtà musicali che abbiamo apprezzato e ne segnaliamo solo qualcuna: un nuovo gruppo emergente di Napoli, i Rever Music, che suonano una musica da loro definita “per tutti quanti”, una musica cosmopolita piena di contaminazioni e Barbara Bonaiuto, artista certamente non emergente, che è riuscita ad affascinare, come al solito, con la sua voce soul che ci riporta ad un passato lontano. Ma interessante è stato anche l'incontro con Alessandro Liccardo, – direttore della “Volcano Records & Promotion” – un ragazzo pieno di entusiasmo e di idee che è riuscito in soli tre anni a trasformare un'agenzia nata come organizzazione di concerti in etichetta discografica che oggi distribuisce dischi in Europa, nelle Americhe, in Australia e in Giappone, promuovendo i propri artisti in circuiti indipendenti e mercati underground, rivolgendosi a persone che si riconoscono nel genere musicale che l'etichetta propone: rock, hard rock e metal. Insomma ben vengano eventi come il DISCODAYS  in cui orbitano non soltanto artisti che promuovono il loro prodotto, ma anche supporti musicali che potrebbero risultare antiquati, ma che per gli appassionati sono veri e prorpri oggetti di culto.
Alla scoperta di un'etichetta indipendente: Volcano Records
Aprile 28
Ambizione, competenza, entusiasmo e spontaneità sono alcune delle caratteristiche che abbiamo riscontrato in Alessandro Liccardo, un giovane sicuro di sé, con cui abbiamo chiacchierato al DiscoDays. Nonostante la sua giovane età è riuscito a farsi spazio nell'affollato mercato discografico, tuttavia proprio questo suo essere così giovane l'ha aiutato ad essere intraprendente, lungimirante e capace di trasformare in poco tempo la sua agenzia in un'etichetta discografica  che sta esportando i suoi prodotti in molti paesi. Ad maiora! Ciao Alessandro, ci puoi spiegare sinteticamente di cosa si occupa la tua società e com'è nata? Ciao! La Volcano Records & Promotion è nata nel 2014 come agenzia di organizzazione concerti. Negli ultimi tre anni si è evoluta ed è cresciuta in maniera esponenziale fino a trasformarsi nel 2016 in etichetta discografica che oggi promuove e distribuisce dischi in Europa, Nord e Sud America, Australia e Giappone. Di che genere si occupa la tua casa discografica? La Volcano Records & Promotion è specializzata in rock, hard rock e metal. Seguiamo le nostre band attraverso un processo promozionale molto articolato che non riguarda solo la distribuzione fisica e digitale della loro musica, ma si concentra sul far crescere e diffondere la percezione del progetto musicale della band nel circuito indipendente, presso gli addetti ai lavori e il pubblico che segue la scena, in modo da alimentare ed incrementare la fanbase. Attraverso il nostro metodo di promozione professionale riusciamo praticamente a creare il pubblico e aumentare l’interesse anche intorno a band che sono solo al primo disco. Il mercato discografico, anche grazie ad internet sta cambiando, oggi ci sono nuovi canali per promuovere i propri artisti, come Youtube e Spotify. Oggi che ruolo ha ancora il disco fisico? Il disco fisico è importantissimo ed è ancora uno dei modi più diretti per gli artisti di monetizzare ed ottenere un ritorno economico attraverso la loro musica. Per questa ragione la mia etichetta ha adottato una politica molto innovativa: infatti non percepiamo royalties e percentuali dalle vendite dei dischi che vanno interamente alle nostre band. Questo per noi è molto importante perché è l’unico modo di garantire agli artisti un ritorno certo da tutti gli investimenti che oggi sono richiesti a chi vuole provare a fare della propria musica una carriera. Il mercato discografico è estremamente cambiato negli ultimi dieci anni e siamo convinti che ci voglia molta trasparenza e chiarezza per supportare gli artisti nel loro percorso in modo concreto e realistico. Che importanza hanno le fiere come Discodays nella promozione musicale? Sebbene oggi gran parte della promozione musicale corra sul web, ogni occasione per incontrare pubblico ed addetti ai lavori, ogni evento in cui ampliare il proprio network è fondamentale per diffondere e promuovere a 360 gradi il proprio progetto musicale. Oggi molti giovani sognano di diventare famosi con la musica. Come si riesce a individuare i talenti? La mia esperienza discografica mi fa riflettere spesso sul concetto di talento e sulle forme e modalità attraverso le quali si manifesta. Oggi sono sempre più portato a credere che il talento non è solo la capacità di scrivere buona musica e veicolare emozioni in cui le persone possano riconoscersi. Chi è dotato di vero talento, oltre a quello che ti ho appena elencato, ha soprattutto una passione incrollabile per ciò che fa, un amore incondizionato per la musica e la capacità ed il coraggio di non arrendersi di fronte alle difficoltà e agli ostacoli che ogni giorno cercano di rallentare o interrompere la nostra corsa. Il successo è questione di dedizione e costanza, quotidianità e forza d’animo per non mollare quando tutto sembra andare storto. I momenti difficili ci sono per tutti, ma bisogna sapersi rialzare dopo essere caduti ed imparare da ogni errore e intoppo incontrato sul percorso per fare di meglio la prossima volta. Talent e Karaoke stanno ammazzando la musica, in che modo si riesce a fare promozione? Il problema oggi per moltissimi addetti ai lavori è quello di non avere nessuna idea su come spingere fino a far accedere al mercato musicale, nuovi artisti. I talent in qualche modo risolvono questo problema perché quando una major mette sotto contratto un artista appena uscito da un talent va a beneficiare di mesi di grande esposizione mediatica, cioè pubblicità, che di fatto garantiscono a quell’artista pubblico e dunque vendite. Ma per noi che ci occupiamo di indipendenti e di mercato underground, tutto sommato il problema non si pone perché ci riferiamo ad un profilo di artisti e quindi di pubblico completamente diverso. Quello che è davvero importante e che spesso fa la differenza è riuscire a raggiungere la comunità di persone che si riconoscono in un genere o in uno stile… per noi che facciamo rock e metal questo è importantissimo. Il pubblico è molto esigente e richiede qualità ed onestà da parte dei musicisti, i talent sono davvero lontani anni luce dal nostro universo per fortuna. La tua è una piccola etichetta indipendente, ci sono delle sinergie con quelle più grandi? Per noi è importantissimo collaborare con agenzie ed etichette più grandi, impariamo tantissimo e cerchiamo di dare il nostro contributo per quelle che sono le nostre competenze e specificità quando abbiamo occasione di lavorare in sinergia. Abbiamo molti amici nell’industria musicale e quindi l’opportunità di stare a contatto molto spesso con professionisti di grande esperienza. Giusto per citarti qualcuno, la mitica Frontiers Records, etichetta di Toto, Whitesnake e molti altri, per la quale abbiamo curato la promozione di un live dei DGM e che la prossima settimana ci ospiterà al festival che ha organizzato in Lombardia. Oppure la Toast Records, la storica label torinese che negli anni ha lanciato tra gli altri Afterhours e Statuto, con la quale siamo in collaborazione per il Festival del Primo Maggio di Torino. Ma le sinergie sono tante e praticamente quotidiane, dunque per seguire tutte le nostre attività rimando alla nostra pagina facebook www.facebook.com/volcanopromotion o al nostro sito www.volcanopromotion.com per ogni aggiornamento.
NO BOX: Mercatino di Antignano a rischio chiusura
Aprile 28
Sono scesi in strada Giovedì 27 Aprile i negozianti, venditori ambulanti, associazioni e abitanti del quartiere per far sentire la propria voce contro il progetto di creare parcheggi sotterranei eliminando lo storico mercatino di Antignano. “NO BOX”, questa la scritta che riporta il manifesto affisso davanti ad ogni stand da qualche settimana, primo simbolo di protesta accompagnato poi dalla chiusura per un'ora al giorno dell'attività fino a Sabato 29 Aprile e dal corteo che recentemente ha bloccato la viabilità tra Via Tino di Camaino e Piazza degli Artisti. La faccenda non è lineare come sembra, andiamo per gradi. Il progetto, del 2010, prevede la costruzione di 526 box auto tra Piazza degli Artisti, via Tino di Camaino e Largo De Bustis. Se ne occuperà la cooperativa edilizia “Napoli 2000”, composta dai residenti. Il progetto ha destato scalpore già nel 2015 quando il quartiere, resosi conto dell'imminente e probabile chiusura di uno dei suoi punti nevralgici, diede inizio alle proteste. Il prospetto, che riguardava diverse zone del Vomero, risale all’epoca del sindaco Iervolino ed è stato bloccato dalla prima giunta De Magistris nel 2011. La cooperativa ha fatto ricorso al Tar e Consiglio di Stato e ha avuto ragione. Ora una sentenza del Consiglio di Stato impone al Comune di decidere lasciando partire il cantiere di piazza degli Artisti o pagando una penale. Il punto focale è che il quartiere è spaccato in due: coloro che hanno aderito e sostengono l'idea della costruzione dei box, data la mancanza di parcheggi nel quartiere, ed i commercianti che protestano perché il loro futuro è messo a rischio, data la possibilità di perdere il lavoro dall'oggi al domani. A sostegno di quest'ultimi WWF, i Verdi, i comitati San Martino, Vomero vecchio, Piazza Leonardo e Parco Mascagna, il Movimento Magnammece ‘o Pesone, il Coordinamento studenti auto organizzati, il movimento Disoccupati. Le proposte di Stefano Paloni, presidente della Cooperativa Napoli 2000, insieme al presidente di Legacoop Campania, Mario Catalano, sono quelle di non proporre l'eliminazione del mercatino rionale, ma demolire e ricostruire l’edificio su due livelli, adeguandolo alla vigente normativa igienico-sanitaria, oltre a un terzo livello scoperto a servizio della collettività. E durante l’iter dei lavori? Si prevede lo spostamento temporaneo degli ambulanti nelle strade adiacenti al parco Mascagna. In alternativa la cooperativa aveva proposto al Comune, che ha rifiutato, l’allocazione provvisoria dei mercatini in un tratto di via Tino di Camaino. Non si intravede un punto di incontro, dato che la cooperativa rifiuta ogni tipo di indennizzo avanzato dal Comune per evitare la costruzione del parcheggio. Di conciliazione neanche l'ombra, anzi Napoli 2000 aggiunge che il progetto contempla la consegna al Comune anche di un intero piano di parcheggio sotto il mercato da destinare a servizio del vicino ospedale Santobono dove persiste il fenomeno del parcheggio abusivo. Napoli 2000 risponde anche ai dubbi riguardo la sicurezza degli scavi sottolineando la l'assenza di alcun pericolo per i palazzi circostanti, dato che è stato previsto un attento monitoraggio prima e dopo i lavori. Il Comune, dato il provvedimento coercitivo, è messo alle strette, ma sta cercando strade alternative. La municipalità dal suo canto evidenzia l'elevata presenza di box invenduti e definisce il progetto anacronistico con l'urbanistica attuale. Il prossimo step è il 3 maggio, quando è prevista la firma della convenzione tra Comune e ditta per evitare il commissariamento da parte della Regione. Staremo a vedere. 
Addio a Jonathan Demme, il regista che con una farfalla fece trasalire il mondo.
Aprile 28
Un altro lutto per il mondo del cinema. Ci ha lasciati nella giornata di ieri presso la sua casa di New York Jonathan Demme, il genio cinematografico, "papà" di pietre miliari quali Il silenzio degli innocenti, che gli valse il Premio Oscar nel 1991 e Philadelphia. Era malato ormai da tempo, più precisamente dal 2010, quando scoprì di avere un cancro all’esofago, che lo ha lentamente consumato. Aveva 73 anni. 2 anni fa era comunque ricomparso sulle scene come membro della giuria del festival più importante d’Italia: la Mostra del Cinema di Venezia. Aveva diretto il film Dove eravamo rimasti con una protagonista d’eccezione, Meryl Streep, presentato in anteprima mondiale al Festival di Locarno. E nel momento in cui la malattia apparentemente sconfitta si è ripresentata, Demme ha trovato la forza di presentare al pubblico una retrospettiva sui film western dal titolo Saddle Up Saturdays, al Jacob Burns Film Center. Jonathan Demme nacque a New York nel Febbraio del 1944; i suoi genitori erano un albergatore e un’attrice e probabilmente proprio dalla madre ereditò l’amore per il cinema. Si affacciò nell’olimpo della celebrità portando sugli schermi la commedia Qualcosa di travolgente con Melanie Griffith e Jeff Daniels e Una vedova allegra...ma non troppo con Michelle Pfeiffer e Matthew Modine. Era regista, ma anche produttore e sceneggiatore, molto versatile, affrontava qualunque tema con delicatezza e violenza, con cognizione di causa ed estro; memorabile il famosissimo Philadelphia con Tom Hanks e Denzel Washington dove l’argomento tabù per eccellenza, l’Aids, viene mostrato al pubblico attraverso gli occhi del malato, gli stati d’animo di chi è coinvolto eticamente e la totale assenza di umanità dei potenti. Altri titoli splendidi sono Stop Making Sense, film che gira intorno al tour dei Talking Heads o la trilogia dei film-concerti dedicati al rocker, sua maestà Neil Young, intitolati: Heart of Gold, dove il cantante si esibisce al Ryman Auditorium di Nashville, mentre un pubblico adorante è intento a cantare i brani dell’album Prairie Winde e per ultimo ma non ultimo il bellissimo documentario Music Life, che traduce in immagini la poetica musicale di Enzo Avitabile. A proposito dell’artista partenopeo Demme dichiarò: «Stavo ascoltando un programma alla radio, guidando sul George Washington Bridge, a New York, e la musica di Enzo Avitabile mi ha folgorato, la mia vita è cambiata». Generi musicali differenti, diversi stili raccontati magistralmente attraverso lo sguardo di Demme e la sua cinepresa. E proprio attraverso la cinepresa che Demme catturava l’animo dei personaggi, soprattutto delle donne; ricordiamo che ad esempio ai tempi de Il silenzio degli innocenti questo regista fu in grado di elevare un ruolo femminile e renderlo interessante al pari di quello del famigerato cannibale serial killer, rivestendolo di fascino e potenza. A proposito delle donne Demme dichiarò: “Un eroe lo ammiro per quello che fa, sia che sia uomo o donna, ma immagino sia più appassionante se è una donna ad agire perché per le donne è molto più difficile ottenere qualcosa nel nostro mondo così maschile. Forse la mia fascinazione viene dal fatto che ho sempre ammirato moltissimo mia madre. Era un'alcolizzata che smise di bere quando io ero molto piccolo e poi cominciò ad aiutare altre persone con gli Alcolisti Anonimi.” Il cinema ha perso un grande artista e il mondo lo saluta con la consapevolezza che un genio di tale portata sarà difficile da reincontrare.
Il CED presenta “‘na Nuttata ‘e Microcredito” alla Sanità
Aprile 28
Venerdi 28 Aprile alle ore 20.00 avrà luogo “’na Nuttata ‘e Microcredito - Aperitivo d’arte e lavoro al Rione Sanità” presso la libreria “Adda Passa’ ‘a Nuttata”, nel cuore pulsante della Sanità. Si tratta di un evento organizzato dal CED, il Center for Economic Development and Social Change insieme alla ONLUS “Adda’ Passa’ ‘a Nuttata” e alla Parrocchia di San Severo alla Sanità, che si inserisce nel quadro più ampio della quarta edizione de “La Notte del Lavoro Narrato”, la cui missione è quella di raccontare e celebrare il lavoro come fondamento del processo d’innovazione.  La serata si articolerà in un insieme di racconti e narrazioni che si mischieranno alle voci della Sanità, piccoli commercianti e artigiani che, tra brani recitati e illustrazioni fotografiche, condivideranno le loro testimonianze. Il tutto verrà accompagnato da un aperitivo fatto di prodotti artigianali nostrani di grande qualità, forniti da “Non solo da bere – La Bottega dei Sapori” e “Pizzeria Oliva". Questi gli ingredienti di un’atmosfera che farà da sfondo al tema centrale della serata: la  presentazione del “Progetto Microcredito al Rione Sanità” reso possibile dalla collaborazione fra CED, Banca Popolare Etica, Manitese Campania, Rete Lilliputi, Rete Rione Sanità e Marco Mascagna. A moderare il dibattito intorno alla funzione del microcredito sarà il direttore del CED, Andrea Gatto, che ha già spiegato come l’istituto di sviluppo economico costituisca il motore della crescita in contesti come quello del Rione Sanità, poiché si pone come la più valida alternativa all’usura o ai tassi di interessi elevati.  
"La Terra è piatta e il Sole le gira attorno": la tesi di una dottoranda tunisina
Aprile 27
Sembra un titolo degno di Lercio; invece è pronto ad essere spedito ne "Il Lato Oscuro di Internet"! Ebbene si, non bastavano le foto di Berlusconi che allatta un agnellino, non bastava Morgan che paragona il programma Amici ad un lager nazista. A farsi strada tra le nostre news feed, ecco un'universitaria tunisina che ha scritto una tesi di dottorato sul fatto che la Terra sia piatta! In cinque anni, la studentessa ha svolto delle rigorosissime ricerche volte a suffragare la sua tesi; quella che, una volta constatata, le avrebbe permesso di vincere il dottorato presso l'Università di Sfax. Le premesse erano chiare: confutare alla radice tutti gli studi di Copernico e di Galileo. Dunque, dimostrare che la Terra non solo non avrebbe una forma sferica, ma sarebbe addirittura il Sole a girarle attorno. Come del resto, aggiunge la ragazza, è scritto nel Corano! E gli studi sarebbero passati inosservati alla facoltà di Ingegneria, se non fosse stato per il magico mondo del Web, già prontissimo a piazzare i riflettori sulla vicenda! Un'ondata di sdegno ha ben presto inondato l'Internet: al punto che il Ministero dell'Istruzione si è trovato costretto ad aprire un'inchiesta. E la ragazza, ovviamente, non ha potuto che vedere respinta la sua tesi, incriminata di mancanze di carattere scientifico ed etico. Per quanto la cosa ci faccia ridere di gusto, non possiamo che provare empatia per la dottoranda. In effetti, non sarebbe così sbagliato domandarsi se la Terra è piatta. Del resto, come sostiene il meraviglioso universo dei meme:«E' ovvio che la Terra è piatta. O come resterebbe sul dorso di una tartaruga gigante?»  
Elektra e il teatro magico al San Carlo
Aprile 22
Il sipario del San Carlo si alza sulle scene misteriose e ciniche dell'Elektra  di Grübere Kiefer, celati alchimisti di un'opera estraniante e livida già dalle prime battute. Il mondo di Elektra - musa sconosciuta, eroina selvaggia, confidente matura - è spaventoso. Il teatro, nel contrasto con il rifugio spettrale della dolce e bestiale Elektra, diventa la casa sicura del pubblico che benedice il riparo, il conforto, l'ospitalità della grande sala e delle poltrone comode. Benedice l'ordine esatto, la razionalità ferma e lucida, la catalogazione di tutte le cose: questo bello, questo brutto, questo giusto, quest'altro più che giusto, questo vero, quest'altro falso. Tutt'altro è Elektra, in contatto intimo con una realtà razionale e inconscia, reale ed irreale, gloriosa, morale e depravata. A questo si limita - la brevità gran pregio - la lettura destabilizzante di Klaus-Michael Grüber e Anselm Kiefer, inventori di un'Elektra coinvolta razionalmente nei meccanismi del suo stesso inconscio, che  si materializza scenicamente  in un castello blindato, sintesi razionalista di un teatro greco bestiale in cui i giudizi si esprimono, come del resto accade nei nostri teatri, dall'alto. Un castello, cosi ci piace definirlo, che si lascia modellare dalle luci e dalle ombre come fosse una tela di buona qualità nel momento in cui l'artista stende le prime campiture di colore. Le sue pareti sembrano inseguire progressivamente una realisticità estetica che si realizza quando la luce dolce del sole accarezza l'unico momento armonico dell'opera, il duetto di Elektra e Oreste. Per il resto il castello diventa spettro dell'inconscio di Elektra, dei suoi slanci bestiali, dei suoi sogni, la culla che ne raccoglie le vesti sudicie e l'accoglie come fosse il suo unico inquilino naturale. Elektra porta con se tutto il dolore di un'umanità congenitamente mutilata, il cui germe stesso è infetto di dolore e inquietudine. Così la partitura di Strauss ci viene offerta nella sua più cruda esemplificazione da un più che ispirato Juraj Valcuha. Si distinguono splendidamente i ruoli bipartiti: quello lirico e prezioso degli archi, coesi e riscaldati in una trama di colori brillanti, a cui si oppongono i fiati barbarici e le suggestive percussioni che insieme si alternano nella continua giustapposizione di lirismi e spasmodiche invenzioni musicali. Fosse fatta di musica e cartapesta, quest' Elektra entrerebbe di certo nell'olimpo degli allestimenti almeno Sancarliani. C'è di mezzo però anche il canto, che come d'abitudine spegne o affievolisce i successi in potenza più clamorosi. Ed è il caso di citare, primo fra tutti, il canto di Elena Pankatrova, un'Elektra vocalmente e fisicamente ben strutturata, che però stenta ad ottenere quella pienezza di suono e quella lucentezza timbrica che spesso si opacizza fuori dalla zona centrale. La complessità del fraseggio è risolta, come spesso accade, nella solita cantilena tedesca che è da imputare anche alla  bella Crisotemide di Manuela Uhl, spesso spoggiata e, appunto, cantilenante al limite della stonatura perfetta. Discorso a parte per la Clitemnestra di Renée Morloc, che concentra apprezzabilmente i suoi sforzi in una calcata presenza scenica, in cui il gesto spasmodico e tragicamente plateale supera per valore drammaturgico un buon canto. È suo il momento scenico più irresistibile, brillante dell'atto unico, lucidissimo nella sua splendida inconvenzionalità. Trascinando il suo corpo in un mantello di cartongesso, incarna un'eroina grottesca e psicotica votata all'espiazione della sua colpa crudele non solo attraverso la sottomissione alla realtà deforme del sogno, ma alla più che radicale destrutturazione del corpo, uno straccio impietrito che le è gabbia e rifugio, pateticamente impreziosito. Ottima la prova di Robert Bork, un Oreste lapideo, pervaso da un'eroicita romanza e cavalleresca esaltata da un'aura di luce incantata in cui egli si muove, di fronte alla sorella pudica. Della grandezza eroica che lo accompagna interessa la sua artificiosità, la sua spudorata e iconografica ovvietà, che sembra trasformare l'incontro dei due fratelli in una proiezione immaginaria di Elektra, infondo mai troppo autentica negli slanci verso Oreste. C'è poi il sole, che squarcia meravigliosamente la cortina del sogno e dà una cornice splendida al duetto tra i due. È qui che l'autenticità dei gesti e dei sentimenti sostituisce l'illusione di un teatro magico, dove la realtà scenica sembra invenzione irrazionale del protagonista. Applausi per tutti al termine.
Lasciati andare (alle risate) tra Servillo e Marinelli
Aprile 22
Un attempato psicoterapeuta, pigro e narcisista, vive con noia e sufficienza la sua routine quotidiana finché, convinto dalla sua ex moglie a rimettersi in forma, non assumerà una personal trainer vivace e caliente. Ecco le premesse di Lasciati andare, commedia brillante e divertente che si costruisce sul tagliente sarcasmo di un Servillo annoiato che si contrappone all’entusiasmo latino della sexy Veronica Echegui. I tempi comici sono perfetti e nel finale sale in cattedra un grandissimo Luca Marinelli, qui nei panni di un malvivente balbuziente, al quale è affidato un exploit di gag sui generis che contraddistingue questa commedia brillante, leggera e mai volgare. Servillo si conferma un sole da cui dipende la vita del film  e Marinelli, straordinario in ruoli drammatici come Non essere cattivo, si dimostra un fenomeno nella gestione dei tempi comici e per la capacità di sostenere sulle spalle la seconda parte del film. Cosa dire di Veronica Echegui? Beh, lo stile ispanico e sexy di un personaggio facile e leggero la aiuta non poco, ma siamo anni luce dai mostri sacri con i quali, per sua fortuna, si trova a condividere la scena. Anche Carla Signoris, nei panni della ex moglie e  vicina di casa del protagonista, dà il suo apporto con la sua solarità.  Il risultato di questa commedia si vede nelle risate che in sala arrivano copiose. Una commedia che fila via liscia come l’olio, ottima per divertirsi e con due protagonisti di eccezionale bravura. Da vedere.
Signori...che Napoli abbia inizio! Questa sera e domani, in scena al teatro Sanacore di San Giorgio a Cremano.
Aprile 22
Signori… che Napoli abbia inizio! È il titolo del nuovo spettacolo musicale scritto, diretto e interpretato da Genny Avolio. Il titolo, anche se personalmente rivisitato,  riprende la fatidica frase che viene pronunciata poco prima della messa in scena: “ Signori, lo spettacolo ha inizio”! proprio per evidenziare  Napoli come un grande spettacolo sotto i riflettori mondiali. Lo spettacolo, in due atti, è stato scritto pensando alla tecnica del metateatro, nota anche come teatro nel teatro, già utilizzata nell’antichità classica con Plauto, sino ad essere utilizzata nel secolo scorso da Eduardo de Filippo.  “Signori, che Napoli abbia inizio!” È una commedia musicale divertente che mira a non dimenticare le nostre radici. Infatti vengono messe in scena le canzoni, conosciute e non, più belle del repertorio napoletano, inserite in una storia di fantasia che tuttavia rispecchia uno scenario attuale: un artista alle prime armi e una Napoli bella ma messa alle strette dalle condizioni critiche che la circondano. “L’epoca in cui viviamo, è il risultato dei profondi cambiamenti registratisi a partire dal XX secolo: mi riferisco alla ”globalizzazione” che ha investito, non solo i campi della tecnologia, dell’economia e dell’imprenditoria ma anche del nostro panorama culturale, artistico e tradizionale. Ho il timore che con il passar del tempo, le future generazioni non conosceranno più nulla dei nostri usi e costumi, tanto meno del lavoro svolto dai grandi del teatro e della musica partenopea (Di Giacomo, De Filippo, Taranto, Carosone ecc.). Il mio intento è quello di guardare al futuro , ma senza perdere di vista il punto di partenza: la cultura, l’arte e tutto ciò che riguarda la nostra terra. Lo spettacolo, interpretato da giovani cantanti, attori e ballerine, vuole fare da”tramite” tra la generazione passata e quella futura, ricordando che in altri paesi le radici partenopee sono ben apprezzate”.  Genny Avolio In Scena: 22 aprile ore 21.00 23 aprile ore 18.00 Teatro Sanacore, Largo arso 39, San Giorgio a Cremano 
Il 22 e 23 Aprile ritorna DISCODAYS
Aprile 19
Il 22 e 23 Aprile torna al Palapartenope di Napoli la più importante fiera del Sud Italia dedicata alla musica, Discodays, manifestazione giunta quest'anno alla XVIII edizione. Ogni anno Discodays si svolge in due appuntamenti, ad Aprile e a Ottobre.  Discodays è ormai una delle più grandi manifestazioni, assieme a Vinilmania-che si svolge a Milano-per la diffusione della cultura della musica. All'interno dell'area espositiva saranno allestiti spazi in cui si potranno trovare vinili, Cd, rarità e memorabilia, esposti dai collezionisti e dai negozi di tutta Italia. Da anni si evidenzia un trend positivo rispetto al ritorno al vinile e grazie a questa manifestazione i cultori potranno spaziare nella scelta sia dei dischi più recenti sia di quelli che hanno segnato la storia della musica. Non solo esposizione di oggetti musicali; la fiera infatti sarà l'occasione per conoscere tanti artisti che animeranno le due giornate con workshop e musica live. Tra questi Maurizio Imparato, che in un suo intervento spiegherà come realizzare una campagna di raccolta fondi, rivolta ai musicisti e agli addetti ai lavori. La Scuola di Music Business di Portici illustrerà invece le 5 tecniche basilari per promuovere la musica online. Ci saranno anche un'esibizione di Lino Cannavacciulo, la presentazione di una selezione di tavole tratte da "Cash: I See a Darkness" di Reinhard Kleist, da parte del Comic(On)Off, Paolo Mazzucchelli presenterà il libro, "I Vestiti della Musica", un viaggio fra musica e cultura, grazie al quale si potranno ammirare le copertine più strane, maliziose o censurate. Tra le novità di quest'anno, la mostra “Una vita fra i solchi”, di Andy Simoniello: una raccolta di vinili accompagnata da tavole per narrare come la musica si leghi ai ricordi di una vita intera. La fiera aprirà Sabato alle 16:00 e sarà visitabile fino alle 22:00, mentre Domenica l'orario di apertura sarà dalle 10:00 alle 21:00. Il costo dell'ingresso singolo è di 5,00 euro a persona, mentre i minori di 18 anni potranno entrare gratuitamente.
Gianni Boncompagni: interprete ironico ed irriverente dei mutamenti della società
Aprile 18
Gianni Boncompagni si è spento, a Roma, a 84 anni. Nato ad Arezzo il 13 Maggio 1932, è stato, insieme a Renzo Arbore, colui che ha rivoluzionato il linguaggio radiofonico negli anni ’60 e ’70. Questa coppia di “discoli” apportò nell'etere una ventata di freschezza in un ambiente imbalsamato e incravattato, dove non era consono essere irriverenti, provocatori e satirici oltre ogni limite. Si rivolse sopratutto ad un pubblico di giovani, ma anche gli adulti cominciarono ad apprezzarlo e a seguirlo. La generazione del ’70 o andava a scuola con la radiolina o correva a casa, all'uscita da scuola, per sintonizzarsi sul suo programma. Rivoluzionò il linguaggio radiofonico, complice l'amico Arbore, con due trasmissioni: “Bandiera Gialla” e “Alto Gradimento”. La prima, andata in onda dal 1965 al 1970, divenne un fenomeno di costume con la scelta di brani musicali diversi dal gusto corrente, con novità discografiche italiane e straniere, provenienti sopratutto dalla Gran Bretagna e dagli USA, brani banditi dalla radio italiana e per questo sotto una bandiera gialla, simbolo di epidemia. La seconda, apparentemente senza un palinsesto che seguisse un filo logico, piena di battute e interventi demenziali, in controtendenza alle scelte musicali del momento e piena di personaggi strampalati e fantasiosi, insomma una trasmissione che diede vita alla nascita di uno stile che di lì a poco, con l'avvento delle radio private, si sarebbe diffuso. Rivoluzionario fu anche il suo modo di fare televisione dove passò nel 1977. Ma che fosse radio o TV il divertimento è sempre stato la chiave stilistica delle sue conduzioni e come conduttore e come regista. Chi altri se non lui poteva far impazzire l'Italia sul numero di fagioli presenti in un barattolo; chi altri se non lui poteva far dire alla piccola Ambra Angiolini frasi irriverenti, chi altri se non lui poteva riuscire a far diventare grandi successi mondiali canzoni da lui definite “porcate” ! Firmò anche hit musicali come “Ragazzo Triste”, portata al successo da Patty Pravo e “Il Mondo”, lanciata nel 1965 da Jimmy Fontana e da bravo disk jockey debuttò in TV con “Discoring” ed in seguito fu autore e regista di trasmissioni di successo, come “Pronto Raffaella?” “Pronto chi gioca?” e “Domenica In”, programmi che furono di conferma per Raffaella Carrà e trampolini di lancio per Enrica Bonaccorti e Marisa Laurito. Nel 1991 passò a Mediaset dove firmò i programmi “Prima Donna”, condotto da Eva Robbins e “Non è la Rai”, che fu la fucina per moltissime ragazze diventate poi famose, prima fra tutte la sopracitata Ambra, ma anche Claudia Gerini e Sabina Impacciatore.  “Casa Castagna” fu l'ultimo programma realizzato lontano da “mamma Rai”, alla quale ritornò nel 1996 per dedicarsi a programmi come “Macao”, “Macao 2”, “Crociera” e “Carràmba che fortuna”. Per onore di cronaca c'è da dire che fu anche vittima di un becero gossip, a cui non vogliamo contribuire, ma vogliamo solo ringraziarlo per aver colto e aver mostrato e a volte ridicolizzati ed esaltati, attraverso i suoi programmi, i mutamenti che avvenivano nella società.
"Iron Fist": un pugno giallo non basta
Aprile 16
Il 17 marzo è sbarcata su Netflix una serie davvero attesissima, Iron Fist, che in poche parole racconta del ritorno nel mondo occidentale del giovane Danny Rand (Finn Jones), creduto morto 15 anni prima in un incidente aereo insieme ai suoi genitori – il padre Wendell è il fondatore della Rand Enterprises, quindi sì, Danny non solo è bello ma ha anche i "big money" – mentre sorvolavano il Tibet. In realtà Danny si è salvato ed è stato allevato da monaci guerrieri presso la misteriosa K'un-Lun, che gli hanno insegnato le arti marziali, la meditazione e tante belle cose orientali, fino a sceglierlo per divenire il nuovo Iron Fist, cioè un guerriero portatore di un potere che gli permette di rendere il suo pugno fortissimo e indistruttibile e, soprattutto, giallo! La sfida di Danny, però, è soprattutto spirituale: ritornare a New York dopo 15 anni in un monastero significa doversi inserire in un mondo totalmente diverso, con tutti gli ostacoli che ciò comporta. Il non essere riconosciuto neanche dai suoi amici d'infanzia, Joy e Ward Meachum (rispettivamente Jessica Stroup e Tom Pelphrey) – figli del socio di Wendell, Harold (David Wenham, il fratello di Boromir ne Il signore degli anelli), anch'egli creduto morto anni prima per un cancro e invece vivo e vegeto, ma segregato in casa – e il non poter riprendere il proprio posto nella società è solo la punta dell'iceberg.   [SPOILER ALERT]   Ve lo dico subito: la serie non ha convinto, nonostante le prime puntate avessero del potenziale. La storia di Danny è alternativa, il giovane Iron Fist è un supereroe diverso: è un ragazzo che per ben 15 anni si è fatto un sederino così – e certe inquadrature gli rendono molta giustizia, sappiatelo amiche – per imparare a menare le mani in modo splendido, come dimostrano le scene di combattimento coreografate alla perfezione, anche se si fanno un po' attendere. Il suo è un dramma tutto interiore: lotta per reinserirsi in una società diversa, dove il rispetto e la rigida gerarchia del monastero sono sostituite dall'inganno e dalla falsità. Proprio le persone più care e vicine a Danny mostrano tutte le incongruenze di questo mondo: Joy ci appare compassionevole all'inizio, ma in realtà è fredda e spietata. A lei si preferisce Ward, che invece all'inizio sembra freddo e spietato, ma poi mostra tutta una fragilità che rivela una fondamentale bontà d'animo. Credo che, se non è già impazzito, lo farà presto e magari sarebbe bello vederlo come villain. Ward is the new Loki. Per non parlare di Colleen Wing (Jessica Henwick), la maestra di arti marziali di cui Danny si innamora, ma che lo tradisce; la possiamo in parte giustificare, in quanto ha subito un lavaggio del cervello dalla Mano, organizzazione criminale che sembra la versione zen dell'HYDRA.     Uno dei problemi di Iron Fist è proprio il fatto che non vi è un nemico nuovo. Abbiamo di nuovo a che fare con la Mano e, soprattutto, con Madame Gao, che, per quanto possa essere un personaggio strutturato benissimo, abbiamo già visto e non dovrebbe essere compito suo rendere la serie interessante, come invece accade. Tuttavia, il problema principale credo risieda proprio in Danny. Non parlo dell'interpretazione di Finn Jones, che è di buonissimo livello. Danny, di episodio in episodio, perde la serenità buddista acquisita nel monastero poiché entra in contatto con tutte le brutture del mondo reale. Solo che, se fosse napoletano, potrebbe benissimo sostituirsi a Genny Savastano nel dire «Aggio reagit' mal'.» Danny, a mio modestissimo parere, si trasforma sempre più in un bambino capriccioso, che non sa fare altro che piangere o arrabbiarsi e agire d'impulso, cosa che un supereroe dovrebbe evitare, non fosse che per porsi come esempio per gli altri. Per come stanno le cose, sembra che il Danny televisivo non avrà un destino diverso da quello del fumetto, ovvero quello di buon comprimario – lo vedremo infatti al fianco degli altri 3 supereroi Marvel/Netflix in The Defenders – ma non credo che riuscirà a stare in piedi da solo. Magari verrò smentita e – solo in questo caso – sarà un piacere.  
Benvenuti al FERRARI LAND!
Aprile 15
Il 6 Aprile 2017 è stato inaugurato a Salou, vicino Tarragona, in Spagna, il nuovo parco tematico della Ferrari, il Ferrari Land, all'interno del PortAventura World Parks & Resorts, il parco divertimenti a tema più grande della Spagna. Grande circa 70 ettari e dotato di ben 11 attrazioni, farà venire i brividi a tutti gli appassionati di corse e divertirà tutti quelli che vorranno passare ore spensierate con la propria famiglia e i propri amici all'insegna del mito del Cavallino Rampante.  Nel Ferrari Land c'è davvero di tutto: c'è il Ferrari Red Force, l'acceleratore verticale più alto e veloce d'Europa; ci sono ben 8 simulatori semi professionali di F1 dove si potranno provare le stesse sensazioni dei piloti provetti e dove si potranno mettere alla prova le proprie abilità di guida; c'è il Maranello Grand Race dove tutta la famiglia può provare l'emozione di salire a bordo di una Ferrari 488 Spider; ci sono due Trill Towers, alte 55 metri, dove si possono provare scariche di adrenalina mentre si sale e si scende da un cilindro simile a quello di una macchina sportiva. Grazie al Ferrari Experience e alla Ferrari Gallery si potranno conoscere i momenti più salienti della storia del cavallino e si potrà fare un viaggio interattivo nei momenti più importanti della storia della scuderia di Enzo Ferrari. Accanto alle giostre che saranno tutte da scoprire e da provare, segnaliamo il Pit Stop Record di Ferrari Land, dove due team potranno sfidarsi in una gara di velocità per cambiare le gomme ad un’auto di Formula 1 a grandezza naturale e il Kids’ Podium dove ci sarà un’area giochi per i più piccoli. Naturalmente in questo parco tematico non mancano punti di ristoro né negozi dove i turisti possono comprare gadget e souvenirs. Ai portatori di handicap, con una disabilità minima del 33% verrà dato un distintivo identificativo per l'accesso, a prezzo ridotto, alle attrazioni e agli spettacoli dall'Accesso Esclusivo. Il distintivo sarà valido sia per la persona beneficiaria sia per gli accompagnatori (max 4 persone, una delle quali dovrà essere obbligatoriamente maggiorenne e pienamente capace di assumersi la responsabilità della sua custodia), che potranno seguire le sue attività nelle attrazioni.  Andare in vacanza, per qualche giorno, in questo parco sarà sicuramente un'esperienza unica, ma purtroppo non indicata a chi ha problemi di budget, tuttavia la Ferrari è sicura che il suo investimento avrà un successo assicurato. Nell'immaginario collettivo la Ferrari è una delle aziende più importanti in Italia, dove è nata e si è sviluppata: perché allora non costruire un parco tematico nella nostra penisola, creando anche opportunità lavorative? Proprio su questo punto, giustamente, la rete si è scatenata, ma la risposta di Piero Ferrari è stata che Maranello ospita già due musei. Ma non sarà invece che la FIAT aveva paura degli intralci burocratici, delle proteste degli ambientalisti e che forse era più appetibile uno Stato in cui si paghino meno tasse e dove le imprese possono ottenere più sgravi fiscali?
"Quarry": acqua, sangue e piombo
Aprile 13
Memphis, Tennessee. Inizio Anni '70.   È questo il setting di Quarry, serie TV prodotta da Cinemax e incentrata su Mac Conway, reduce del Vietnam alle prese col non facile ritorno alla vita di ogni giorno.   La sensazione di spaesamento del protagonista è evidente sin dal primo episodio, in cui, appena atterrato in patria, gli viene suggerito di abbandonare l'aeroporto in abiti civili, vista la cospicua presenza di contestatori e manifestanti. Mac è infatti coinvolto, assieme al suo amico di colore Arthur, in uno degli episodi più oscuri del conflitto, al punto da essere etichettato come criminale di guerra. Al di là di ciò, Mac si troverà inoltre invischiato in questioni ben più serie, entrando suo malgrado in contatto con una tentacolare organizzazione criminale specializzata nell'omicidio su commissione, e retta da un misterioso personaggio noto come The Broker.   Nel corso di otto episodi Quarry offre un quadro dettagliato del paese in un momento delicatissimo della sua storia, tra i prodromi della crisi economica e il riacutizzarsi della questione razziale. Molto belle in tal senso le scene in cui, come passeggeri di una muscle car, veniamo condotti attraverso i differenti sobborghi di Memphis: dal vicinato di Mac a quelli più poveri riservati alla popolazione afro-americana, il senso di degrado e di diseguaglianza diventa via via più palpabile.     Sapientemente raccontato – quasi centellinato – è il trauma di Mac, attraverso una serie di enigmatiche sequenze subacquee; l'acqua è infatti un elemento onnipresente in Quarry: dalla piscina sul retro fino al Mississippi, passando per il villaggio sul fiume in Vietnam teatro di indicibili atrocità. Nessun flashback, nessuna immagine che torna vividamente alla memoria all'infuori di una maschera rituale che riappare ossessivamente e nei momenti meno opportuni. Il tutto fino all'ultimo episodio, in cui con un lunghissimo piano sequenza straordinariamente realistico e dettagliato (quasi per una sorta di contrappasso cinematografico), apprendiamo cosa è davvero accaduto «over there».   Quarry è un prodotto estremamente particolare: più che a una serie TV sembra di assistere a un lunghissimo film, sensazione accentuata dal finale e dalla scena dell'assassinio sulle sponde del fiume, che chiude idealmente un cerchio iniziato nell'episodio pilota (e alzi la mano chi ricordava quella scena prima di rivedere la lotta tra Mac e il Capitano). I vari subplot (le vicende di Joni, Ruth e Moses, la storia di Buddy) si inscrivono alla perfezione nella trama principale, e oltre ad essere dei gradevolissimi diversivi, toccano una serie di argomenti interessantissimi per l'America del tempo e quella odierna. Una menzione particolare va alla colonna sonora, davvero a cinque stelle, che spazia dagli spirituals al rock dei bar e dei locali, e che aderisce perfettamente alla pelle sudata di Memphis, contribuendo a restituirne l'inimitabile atmosfera.     Talvolta capita che serie TV ottimamente realizzate passino quasi inosservate; benché Quarry non rientri in questa categoria, è innegabile che abbia raccolto meno di quanto gli spettasse. Poiché un'eventuale seconda stagione è tutt'altro che scontata, non resta che apprezzare gli otto episodi a disposizione, col loro enigmatico finale, e sperare che le vicende di Mac possano continuare, ottenendo, nel frattempo, il riconoscimento che meritano.  
50 anni fa moriva Totò. Cosa ci ha lasciato il principe della risata
Aprile 12
Era il 15 Aprile 1967. Nella sua casa romana in Via dei Monti Parioli si spegneva il Principe Antonio de Curtis, in arte Totò. Seguirono non uno ma ben tre funerali, incredibile a dirsi: il primo a Roma, gli altri due a Napoli-uno addirittura a bara vuota-nella sua Napoli, dove un mare di folla gli diede l’ultimo saluto, l’ultimo omaggio, l’ultimo abbraccio. Era amato Totò. Lo era soprattutto dalla gente, meno dalla critica, che imparò ad apprezzarlo, fino a riconoscerne l’inestimabile valore, solo dopo la sua morte. Come succede ai più grandi, a quelli che per la propria superiorità e per un’innata capacità di precorrere i tempi, finiscono spesso e volentieri col non essere capiti, anzi addirittura osteggiati, criticati, sminuiti. Ma ciò che un artista, qualsiasi sia il suo campo, è in grado di trasmettere al pubblico, è proprio quello a fare la differenza, decretandone, in alcuni casi, l’immortalità. E Totò è senza dubbio immortale. La sua fama è giunta, senza essere scalfita dai segni del tempo, sino ad oggi, sino alla nostra generazione, che lo ama, lo osanna, lo cita, si ciba delle sue massime come pane quotidiano. Sì, possiamo dirlo, siamo cresciuti un po’ tutti a pane e Totò, complice l’onnipresenza dei suoi film, soprattutto negli anni ’80 e ’90, su decine di canali televisivi, tra nazionali e locali. Totò è per la maggioranza dei napoletani-e probabilmente per molti italiani-come uno di famiglia, qualcuno con cui si è cresciuti, che c’è sempre stato, come uno zio o un nonno, con cui si è trascorso il pranzo domenicale, i giorni di festa, che ha reso più speciali i momenti lieti e meno amari quelli dolorosi. Un sorriso, i film di Totò, sono sempre in grado di strapparlo, oggi come ieri. E se da bambini non potevamo essere in grado di coglierne tutto il valore, la poeticità, l’immensa capacità di dipingere ritratti dell’umanità, oggi, da adulti, non possiamo non farlo e ringraziare il passato, che ci ha lasciato in eredità un bene prezioso, da proteggere e trasmettere alle generazioni successive, patrimonio di Napoli, patrimonio d’Italia. Circa 100 sono le pellicole che costituiscono la filmografia di Totò, tanti i registi con cui ha lavorato, tra i quali anche i mostri sacri del cinema italiano: Monicelli, Rossellini, Risi, Pasolini, Comencini. Altrettanto numerose le cosiddette “spalle”, gli attori che hanno avuto il privilegio di condividere con lui la scena: Peppino de Filippo, Nino Taranto, Aldo Fabrizi, Macario, Mario Castellani. Tanti, troppi per essere qui ricordati, i titoli indimenticabili: da Miseria e Nobiltà a Un Turco Napoletano, da Totòtruffa 62 a La Banda degli Onesti, da 47 Morto che Parla a Totò a Colori, da I Tartassati a Totò, Peppino e la Malafemmina e ancora, i più intimisti, Totò e Marcellino, Guardie e Ladri, Siamo Uomini o Caporali. Vorremmo citarli tutti perché tutti hanno in sé un lampo di genio, un’espressione facciale indimenticabile, un momento di bellezza, una massima che è passata alla storia ed è entrata nel linguaggio comune. Tra queste: “La serva serve”, “Lei con quegli occhi mi spoglia. Spogliatoio!”, “Badi come parli, sa”, “Sono un uomo di mondo, ho fatto tre anni di militare a Cuneo”, “È la somma che fa il totale”, “Noio... volevan savoir...l’indiriss”, “Lei dica duca, io dico dica”, “Io sono un uomo tutto d’un pezzo”, “Vota Antonio, vota Antonio, vota Antonio”, “Signori si nasce e io modestamente lo nacqui!”. La lista potrebbe allungarsi a dismisura e ci ritroveremmo a recitare intere scene dei suoi film. Eppure, non solo cinema nella lunghissima carriera di Totò, ma anche e soprattutto teatro e ancora poesia e musica; come dimenticare ad esempio “’A livella”, con i suoi versi celebrativi della morte che appiana ogni umana differenza o “Malafemmena”, la struggente canzone scritta e musicata da Totò nel 1951 in occasione del concorso di Piedigrotta "La Canzonetta", che fu poi portata al successo da Giacomo Rondinella. La grandezza di Totò è stata suggellata la scorsa settimana con una laurea ad honorem alla memoria in Discipline dello Spettacolo, conferitagli dall’Università di Napoli Federico II e fortemente voluta da un suo illustre estimatore, Renzo Arbore. Tante sono le iniziative in programma per questa settimana e nei mesi a venire per celebrare i 50 anni dalla sua morte: mostre, incontri, spettacoli televisivi e teatrali, visite guidate attraverso i luoghi della vita del “principe della risata”, uno su tutti, il Rione Sanità, che lo vide nascere il 15 febbraio del 1898 in Via Santa Maria Antesaecula. A Totò sarà dedicata anche una speciale programmazione di Sky Cinema Classics, che per tutta la settimana, proporrà alcuni dei suoi film più famosi e amati dal grande pubblico.   
«The Young Pope», le foto di scena in mostra a Palazzo Reale di Napoli
Aprile 11
Dopo il grande successo televisivo, The Young Pope approda al Palazzo Reale di Napoli per “mettere in mostra” i momenti salienti della serie-evento del 2016.       Trentotto scatti di Gianni Fiorito, fotografo napoletano, che ha seguito il premio Oscar, Paolo Sorrentino, anche sul set di altri sui film, dall’esordio de L’uomo in più a La grande Bellezza, passando Il Divo.   La mostra “mette in evidenza” come la costruzione della serie è l’insieme del lavoro di molteplici figure con le quali il regista risulta essere in sintonia. Attraverso i suoi scatti, il fotografo napoletano ripercorre la costruzione del personaggio interpretato da Jude Law, degli altri personaggi della serie, le ambientazioni alternando immagini di scena ad immagini di back-stage dove emerge maggiormente lo stretto rapporto tra il regista, i suoi attori e il cast tecnico.         Protagonisti, dunque, non solo quello che c’è davanti la macchina da presa, ma soprattutto ciò che c’è dietro e coloro che permettono la perfetta riuscita del lavoro, dalla costruzione dei personaggi al trucco, dalla ricerca dell’inquadratura giusta fino al dialogo, quasi intimo, tra il regista e i suoi attori.    La mostra, aperta al pubblico fino al 18 giugno 2017, è a cura di Maria Savarese ed coordinata dalla Scabec Spa, Società Campana Beni Culturali. Un evento, questo che rappresenta «un omaggio [ … ] al premiatissimo regista napoletano e a Gianni Fiorito, fotografo e da sempre suo collaboratore».     INFO Date 11 aprile - 18 giugno 2017 Orario: 9.00 - 20.00 (ultimo ingresso ore 19) - mercoledì chiuso Ingresso: € 4,00  Tel.: 081 580 82 55 mail: pm-cam.palazzoreale-na@beniculturali.it
Una chiacchierata con Enzo Avitabile
Aprile 11
Marianella ha voluto rendere omaggio ad un suo illustre conterraneo con una festa popolare che ha visto la partecipazione di una folla entusiasta. Di chi parliamo? Ovviamente di Enzo Avitabile, che proprio alla folla ha dedicato la vittoria dei due David di Donatello ottenuti per la colonna sonora del film “Indivisibili” di Edoardo De Angelis e per la migliore canzone originale “Abbi pietà di noi”. Le musiche del film e del suo ultimo album “Lotto Infinito” sono state scritte pensando alle periferie del mondo, popolate da persone “senza potere”, come ha affermato Luigi De Magistris, a cui invece va l'attenzione e l'interesse del maestro.    Abbiamo incontrato Enzo Avitabile alla pro loco “Soul Express” di Marianella, poco prima della festa in piazza, e l'incontro, al di là dell'intervista, è stato emozionante per il senso di umanità mostrato dal musicista.  Il tuo ultimo album,  Lotto Infinito, cosa rappresenta per te? È un disco come gli altri, con la differenza che quest'album mi rappresenta più di quello precedente poiché è dedicato alle periferie, alle terre fuori di vista, alle “popolazioni a svantaggio”: è un canto di speranza. Quindi tu dai voce a luoghi dimenticati. Perché questa scelta? Io sono innanzitutto napoletano e mi riferisco al mio quartiere come casa madre. Sintetizzo questo mio pensiero: Se Marianella è la mia casa, Napoli è la mia casa; se Napoli è la mia casa, l'Italia è la mia casa; se l'Italia è la mia terra, L'Europa è la mia terra; se l'Europa è la mia terra, il mare è la mia terra; se il mare è la mia terra, i continenti sono casa mia; se i continenti sono casa mia, il mondo è casa mia, se il mondo è casa mia, l'universo è casa mia; se l'universo è casa mia, Marianella è casa mia. C'è sempre un rapporto tra il punto è l'infinito. Ecco perché mi son detto di dedicare ogni evento della vita alla mia città e innanzitutto al mio quartiere. C'è poi l'attenzione alle periferie perché penso che  sia corretto cantare una Napoli meno in vista, non quella del '700 napoletano, non quella che si vede dal mare, ma quella che una volta veniva definita mare verde, che non è quello di Ischia, ma quello che viene identificato con la campagna. Quindi, perché non raccontare una parte di Napoli che noi chiamiamo periferia come Marianella, Scampia o Ponticelli? Ma esiste anche la periferia del centro storico quali per esempio sono la Sanità, Soccavo, San Pietro a Patierno. Ma un aspetto più largo di questo termine, di cui ha parlato anche Papa Francesco, sono le periferie esistenziali, poiché è periferia tutto ciò che si muove fuori di vista, così come accade per i migranti e gli emigranti; d'altronde ognuno di noi è un migrante-emigrante alla ricerca di una terra di nessuno in cui gli uomini parlino attraverso il cuore.   Prima hai accennato a Papa Francesco, visto che l'hai incontrato di recente, ce ne parli? Ho incontrato una grande anima, un incontro che va oltre le parole, poiché il contatto con una grande spiritualità come quella di Papa Francesco noi la viviamo attraverso una comprensione sottile che non si riesce a raccontare attraverso le parole. Viviamo in un'epoca di paradossi: chi ha tutto e chi non ha niente. Secondo te c'è una terra di mezzo in cui c'è spazio per la solidarietà e la spiritualità? Dobbiamo fare una riflessione su ciò che è la sacralità. Sacro è tutto quello a cui diamo significato nella vita, al di fuori dello spazio e del tempo, sacro non è a tutti costi liturgico. Chiaramente uno spera che qualcosa che sia molto sacro e devozionale, come la devozione alla Madonna di Montevergine o come la musica di Bob Marley-ma non vorrei essere troppo di parte-diventi poi, essendo io cattolico, cristiano o liturgico. Però è naturale che affrontando i temi della vita attraverso un'evoluzione personale, diventa più facile la soluzione di tutto. Certamente va cambiato ciò che ci circonda, però credo che sia fondamentale cambiare anche un po' noi stessi, cambiarci nella maniera in cui riusciamo a migliorarci e a dare un contributo anche attraverso il nostro essere.
"Anna dai Capelli Rossi" è tornata! Su Netflix!
Aprile 09
Avete presente quella sensazione di odio e amore quando una canzone vi ritorna in mente all'improvviso e non potete fare a meno di canticchiarla, anche se non sapete perché sia proprio quella canzone? Alla sottoscritta è successo proprio oggi e la canzone in questione era tratta dal film Disney Pocahontas, quella del "tu pensi che io sia una selvaggia, nananana". Bella, vero? Ma non è di Pocahontas che voglio parlavi oggi, bensì di un altro cartone che probabilmente abbiamo visto tutti. Un cartone, però, dal quale ancora doppiamo riprenderci. Sto parlando di Anna dai Capelli Rossi!   Calma, calma. So che molti di voi avranno pensato «ma dai, non dire così, io lo guardavo sempre da piccolo/a!» Ovviamente anche io lo guardavo, ma pensateci bene. Non si può dire che era tutta quest'allegria di cartone. Per chi lo avesse dimenticato, parlava delle (dis)avventure dell'orfanella Anna Shirley, adottata per sbaglio dai fratelli Marilla e Matthew Cuthbert, verso la fine del 1800. (Vi confesso che io avevo sempre pensato che Matthew e Marilla fossero sposati, ma forse sono più come Cercei e Jamie Lannister..) La ragazzina tutte lentiggini e trecce del romanzo della scrittrice canadese Lucy Maud Montgomery, dopo il cartone animato, ora si vede protagonista di una sere televisiva di 8 puntate, che andrà in onda dal 12 maggio e di cui Netflix ha da poco rilasciato il trailer.       Bisogna ammettere che, visto il trailer, la serie pare promettente e interessante. Sembra che miri a un pubblico di giovani adulti, dato che sembra esplorerà temi come l'accettazione del diverso, la ricerca della propria identità e la lotta contro il pregiudizio: Anna (Amybeth McNulty), infatti, ha problemi a inserirsi nella comunità dell'Isola di Prince Edward – ad esempio, a scuola – ma anche nella casa a cui viene insegnata, dove troverà l'ostilità di Marilla (Geraldine James; Matthew è interpretato da R.H. Thomson). La donna infatti rivela che aveva richiesto esplicitamente di adottare un maschio, da cui avrebbe voluto aiuto nei lavori più pesanti. Anna dovrà quindi guadagnarsi la fiducia e il rispetto di tutti, a partire dalla propria casa. Possiamo dire con certezza che la serie ha già vinto per quanto riguarda la fotografia e la scelta delle scenografie. Anche la scelta del cast appare molto oculata, basti pensare alla protagonista, che è fisicamente uguale a quella del cartone!     Non ci resta che stare a vedere!
Raffaello in 3D – Al cinema l’arte di un genio del Rinascimento
Aprile 05
Raffaello – il Principe delle arti 3D è il quarto film d’arte prodotto da Sky, in collaborazione con Musei Vaticani e Nexo Digital. Dopo Musei Vaticani 3D del 2014, Firenze e gli Uffizi 3D del 2015 e  San Pietro e le Basiliche papali 3D del 2016, proprio in questi giorni nelle sale arriva il primo film sul genio senza tempo di Raffaello Sanzio (1483-1520), che racconta dell’uomo che attraverso l’arte visse come un Principe, più che come un artista (G. Vasari).   Tre grandi storici dell’arte accompagnano le immagini dei dipinti, illustrandoli con una narrazione appassionata, autorevole e nello stesso tempo coinvolgente: Vincenzo Farinella, docente alla Normale di Pisa, Antonio Natali, ex direttore degli Uffizi e Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani fino al 2016. Il film si apre illustrando la formazione dell’artista urbinate, che avviato alla pittura nella bottega del padre, pittore alla corte di Federico di Montefeltro, trovò i suoi primi modelli in Pietro Perugino e nel Pinturicchio, ma anche nella meravigliosa tempera la Città ideale e nelle opere del classicismo ellenistico.    Confronto tra lo Sposalizio della Vergine di Raffaello e del Perugino   Quando nel 1504 arriva a Firenze, Raffaello ha già assorbito e superato l’esempio dei suoi primi maestri ed è pronto a entrare in contatto con l’arte dei più grandi talenti della storia dell’arte di quel momento storico: Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti. Impossibile immaginare Firenze in quegli anni senza immedesimarsi nella feconda vita culturale che si respirava dappertutto in città e che ne fece la culla del Rinascimento. Nella Firenze rinascimentale l’arte era ovunque, non solo nei pennelli e negli scalpelli degli artisti, ma anche nelle parole, nelle case, nelle strade, dentro ai vicoli, nelle nostre vite. La città ne era pregna in ogni angolo. L’arte plasmò Firenze in quegli anni e Firenze plasmò l’arte, dice il personaggio di Lorenzo il Magnifico in Firenze e gli Uffizi 3D.   Scuola di Atene, 1509-11 ca., affresco, Stanza della Segnatura, Musei Vaticani   Nel 1508 il papa Giulio II, nell’ambito di un grandioso programma di renovatio urbis, affida a Raffaello la decorazione degli appartamenti in Vaticano, continuata poi sotto Leone X. Contemporaneamente Michelangelo è impegnato negli affreschi della volta della Cappella Sistina. Gli anni vaticani rappresentano il culmine del percorso umano e artistico di Raffaello che a Roma si mostrò in tutto il suo genio. Spesso descritto come un pittore classico, Raffaello si è invece trasformato continuamente, facendo propri e superando i segreti e le complessità dei maestri con cui man mano veniva a contatto, fino a Leonardo e Michelangelo.     Madonna della seggiola, 1513-14 ca., olio su tavola, Galleria Palatina, Firenze   Ma la vera perla del film è la ricostruzione virtuale della Cappella Sistina com’era prima che Michelangelo dipingesse il Giudizio Universale (1535-1541) lungo tutta la parete dietro l’altare. L’esigenza nasce per ricreare l’intera Cappella Sistina come appariva il 26 dicembre 1519 quando, in occasione della messa di Santo Stefano, papa Leone X espose i primi 7 arazzi realizzati da Raffaello lungo il registro più basso delle pareti, raffiguranti le Storie dei santi Pietro e Paolo. A quel tempo il Giudizio Universale non era stato ancora realizzato e al suo posto sappiamo che c’erano affreschi in gran parte del Perugino, ma di quella parete non esistono testimonianze pittoriche per cui l’aspetto precedente si può soltanto dedurre dai disegni preparatori sopravvissuti e dalle supposizioni degli storici dell’arte. La produzione ha commissionato a un pittore beneventano, Marco Romano, la realizzazione delle opere perdute, per poi ricollocarle virtualmente insieme agli arazzi di Raffaello, nell’intera Cappella Sistina. Si tratta sicuramente di un’operazione ambiziosa e affascinante che, nell’intento di mostrare ciò che nessuno ha più visto dopo cinque secoli, rivela qualcosa di visionario e sicuramente unico.
It’s happening again! - La terza stagione di "Twin Peaks" sta arrivando
Aprile 04
/!\ SPOILER ALERT /!\ Chi ha tremato di paura al silenzioso avanzare di Bob attraverso il soggiorno di casa Palmer? Bene, sappiate che non è finita lì... e come avrebbe potuto? Il ritorno di Twin Peaks - serie TV cult degli anni novanta ideata da Mark Frost e David Lynch e diretta da quest'ultimo - non è proprio una sorpresa per i fan. I più attenti si ricorderanno che nell'ultimo episodio della seconda stagione Laura Palmer rivelò all' "agente speciale Dale Cooper" (Kyle MacLachlan) che si sarebbero rivisti: - Tra venticinque anni -. Di anni ne sono passati ventisei, ma si sa come vanno a finire queste cose, tra i vari – i soliti – impedimenti buro-amministr-economici, la terza stagione, il cui ritorno era stato annunciato per il 2016, sarà invece trasmessa questo maggio. L'anteprima in Italia è prevista per il 21 in lingua originale sottotitolata e in contemporanea con gli USA su Sky Atlantic; sullo stesso canale sarà trasmessa in italiano il 26. Come da suo stile, Lynch è riuscito ad impedire che qualsiasi informazione circa la trama della nuova stagione fosse rivelata. Come? Lo stesso Mark Frost e gli attori della serie non sono informati sul disegno generale. Ognuno conosce il proprio ruolo e i propri compiti e nulla di più. Un vero colpo di genio nell'epoca dello spoiler virale. In ogni caso, il regista ha lasciato che qualche piccola informazione trapelasse, il giusto per stuzzicare l'appetito dei fan, ormai a digiuno da troppo tempo! Si conoscono, ad esempio, i nuovi volti della serie, tra cui spiccano i nomi di Monica Bellucci, Jim Belushi, Naomi Watts e Tim Roth. I 51.201 abitanti di Twin Peaks saranno rimpolpati a dovere, forse per rattoppare le precedenti perdite. Ad ogni modo, la domanda che forse ci interessa di più è: che ne sarà di quella fotografia rosso-arancio, di quegli effetti speciali approssimativi e di quelle scritte verde fluorescente? I malinconici e gli amanti del vintage ne sentiranno sicuramente la mancanza. I primi teaser, infatti, lasciano presagire un rinnovo totale nella tecnica delle riprese e nello stile delle immagini ma... sarà poi la stessa cosa?
A tutto Greenery! Come sfoggiare al meglio il colore Pantone 2017
Aprile 04
È ufficialmente primavera! È tempo di lasciarsi riscaldare dai primi raggi di sole, fare passeggiate all’aria aperta-che sia in un parco cittadino, in campagna o in riva al mare non fa differenza-e godere appieno delle ore di luce che ogni giorno ci regala. È tempo di rifiorire fuori e dentro, aiutate da quello straordinario periodo di rinascita che la natura ogni anno ci dona senza chiedere nulla in cambio. Lasciamo che piumoni, pigiamoni di pile, sciarpe di lana, bevande calde e serate al cinema o davanti alla TV siano un piacevole ricordo e respiriamo a pieni polmoni la tiepida aria primaverile. “Voglio fare con te quello che la primavera fa con i ciliegi”. Il vostro ragazzo non vi ha (ancora) dedicato il celebre verso di Pablo Neruda? Nessun problema. Immaginate che ve lo stiano sussurrando il vostro guardaroba, il vostro beauty case e, perché no, anche la vostra casa. È ora di dire addio ai capi pesanti e alle tinte scure-a meno che una serata elegante non richieda un look total black-e lasciarsi ispirare proprio dalla natura che rifiorisce anche nelle scelte in fatto di abbigliamento (accessori compresi si intende!), make up e home decor. Quale migliore fonte di ispirazione allora se non il colore Pantone 2017? Per chi ancora non lo sapesse si chiama Greenery ed è una tonalità verde-gialla fresca e frizzante che rievoca i primi giorni di primavera, quando le infinite sfumature di verde della natura si risvegliano, si riaccendono e tornano a essere più belle che mai. Tipico delle chiome verdeggianti e delle distese lussureggianti dei paesaggi naturali, Greenery richiama il bisogno di respirare aria pura, riossigenarsi e attingere nuova linfa. I nostri consigli: 1. Attenzione a non esagerare. Assolutamente da evitare, a nostro parere, un look total green: il rischio di assumere le sembianze di un albero pronto a fiorire è, in questo caso, dietro l’angolo! 2. Sì agli abbinamenti di colore! Pantone, guru mondiale della grafica, viene in nostro soccorso proponendoci gli abbinamenti più corretti, che potete visualizzare qui, ricordandoci che Greenery si abbina perfettamente anche ai colori 2016, Rose Quartz e Serenity. Se volete andare sul sicuro, scegliete il denim. L’effetto è strepitoso! Anche il bianco è decisamente promosso! 3. Scegliete la tonalità di verde più in linea con la vostra carnagione. 4. Osate sì, ma meglio se con un accessorio.  A seguire, le nostre proposte più frizzanti, a tutto Greenery! Tante idee per l'abbigliamento: dalla camicia Coach al mini dress con gonna a tulipano Oscar De La Renta, dal gilet Michael Kors al maglioncino (per le serate più fresche) Gucci con serpente e farfalla, dal mini dress a maniche corte Emilio Pucci al blazer Miss Selfridge con inserti fiorati, passando per i pantaloni L’Autre Chose e ancora Etro, Kenzo, Ungaro, Fay. E per le più audaci, una proposta Greenery di abito da sposa con tanto di bouquet!  In fatto di scarpe ce n’è davvero per tutti i gusti! Che siate innamorate, da vere fashioniste, dei vertiginosi tacchi di Manolo Blahnik, Jimmi Choo e Dolce e Gabbana (qui nella versione sandalo gioiello e slingback floreali) o non possiate fare a meno delle comodissime Crocs, non rimarrete deluse. E ancora, sneakers, sandali bassi, sabot e stringate!  Veniamo all’oggetto del desiderio di molte donne: le borse. Le più fortunate (e facoltose) possono accaparrarsi la versione Greenery della Birkin di Hermès. Per tutte le altre c’è una vesta scelta di modelli: si va dalla sportiva e intramontabile Kipling alla clutch gioiello di Charlotte Olympia, dalle borse a spalla di Salvatore Ferragamo e Valentino ai modelli (hand bag e box bag) proposti da Dolce e Gabbana nella versione Sicily con foglie stampate.  Un po’ meno ricca la scelta in fatto di accessori, dobbiamo essere onesti! Per restare in tema Greenery vi proponiamo, tra gli altri, l’elegante bikini Parah, gli occhiali da sole Ray-Ban e Chimi, il bracciale Maruti Beads, luminosissimo e decisamente adatto alla primavera!  Un tocco di verde in varie nuances dà colore anche al make up. Le più coraggiose potranno provare a sfoggiare, meglio se con un po’ di abbronzatura, il rossetto della NYX o il mascara della Clinique per ciglia lunghe e folte come foglie! Per le più “timide” matite per occhi, ombretti (l'abbinamento col giallo, a richiamare i colori del Brasile, è decisamente glamour) e perché no, smalti, di cui vi proponiamo le varianti di butter London, Opi e Collistar.  Qui le idee sono davvero tantissime per dare un’allure lussureggiante ma allo stesso tempo delicata alle vostre case. Cuscini, poltroncine, bicchieri, complementi d’arredo, oggetti per la cucina: tutto si tinge di Greenery. Assolutamente imperdibile la MUG di Pantone con tanto di chip drive.   Che altro dire? Buona primavera e buon Greenery a tutte!
Ritorna "Flowers in the Dirt" in versione rimasterizzata
Aprile 03
Scrivere un articolo su Paul McCartney o su un suo disco è sempre impegnativo, non solo perché si deve parlare di una leggenda contemporanea, ma anche perché buona parte degli italiani è convinta che il bassista di Liverpool non abbia fatto nulla di significativo dopo lo scioglimento dei Beatles. Si sbagliano! Con Flowers in the dirt si scopre il Macca più autentico e genuino ed è proprio di questo disco, uscito in versione remaster, che vogliamo parlarvi, perché colpendo positivamente la critica e il pubblico sin dalla sua prima uscita nel lontano 1989, ha fatto nascere nuove generazioni di maccafan in tutto il mondo. Oggi Flowers in the dirt è disponibile in diversi formati: la versione deluxe, contiene 3 CD+DVD+ libro ed un disco disponibile solo in download. Il primo cd ha la scaletta rimasterizzata e remixata di quello edito nel 1989, mentre gli altri due dischi, ripuliti e remixati per l'occasione, hanno i demo registrati all'epoca con Elvis Costello. Il cd scaricabile solo via internet, invece, è pieno di B-Side e remix. Il  DVD include  i videoclip usciti all'epoca, il documentario Put it there e qualche altra chicca registrata con Costello rimasta negli archivi della MPL. Questo lussuoso box ha scatenato le ire dei fans più accaniti poiché, lo diciamo senza indugi, nonostante sia il più costoso tra tutte versioni disponibili, non dà la possibilità immediata di toccare con mano l'ultimo disco che, tra infuriate e incertezze, bisogna scaricare da internet sperando in una buona qualità sonora e che le tracce non abbiano DRM o protezioni. Gli altri due formati, sicuramente meno costosi, contengono rispettivamente uno 2 vinili, l'altro 2 CD. Sono certamente formati diversi, ma accomunati dal fatto che hanno la stessa tracklist e lo stesso numero di dischi, unica differenza è che, comprando il vinile, bisogna scaricare l'ultima canzone del lato B. Ma le sorprese non sono finite qui, perché per la festa della musica, Paul ha preparato una cassettina, contenente 3 Demos, che si potrà acquistare presso i record store. Flowers in the dirt segna il risveglio di un Macca deciso a tornare alle sonorità delle origini, contornate però da nuova luce grazie alla versione rimasterizzata. Questo disco è contrassegnato dalla collaborazione con Costello, apprezzata nei dischi 2-3, che spinse l'ex beatle a riprendere il basso Hofner tra le mani,  a riappropriarsi del sound e della storia Beatlesiana e a dirigersi verso una direzione musicale più vera e immediata. Le canzoni scritte a quattro mani, McCartney-Costello, presenti nel primo disco, sono My Brave Face, You Want Her Too, Don't be Careless Love e That day is done. Le prime hanno la leggerezza delle canzoni scritte  da Paul, ma inzuppate dall'arguzia e dalla Verve tipiche di Elvis; le altre due assomigliano di più a quelle scritte da Costello, ma con testi tipici maccartiani: un mix micidiale. Nella canzone d'apertura, My Brave Face rispunta, dopo tantissimo tempo, il suono del Beatle bass che ha accompagnato la prima parte della carriera del baronetto inglese. In You Want Her Too, si assiste ad un magico duetto pop ridondante, fatto di botta e risposta tra i due musicisti di Liverpool: la voce di Costello non fa per niente rimpiangere quella di John Lennon. Ma l'apice della collaborazione MacManus-McCartney si raggiunge con Don't be Careless Love e That day is done, canzoni cupe, dal vago sapore gospel, ma che fanno tremare le orecchie dell'ascoltatore per l'incredibile prova vocale del nostro Paul. Le sorprese non finiscono qui perché nella spagnoleggiante We Got Married c'è un ospite illustre che ha già collaborato in passato con Macca: si tratta di David Gilmour, chitarrista e leader dei Pink Floyd. Il suo modo di suonare così incisivo e ipnotico risulta purtroppo mancante quando Paul si esibì live nel 1989-90 Le ballate acustiche, tipicamente alla Paul, sono presenti in “Distractions” e in Put it There. La prima è quasi un inno alla vita semplice, un desiderio di vivere in luoghi solitari, lontani dalla routine quotidiana, per poter godere della compagnia della propria amata. La seconda è dedicata a suo padre che l'aveva spronato a non scoraggiarsi mai. Il lato rock è affidato a Rough Ride, suonata ai sintetizzatori, con una connotazione molto acida, dai produttori Steve Lipson e Trevor Horn, e a Figure of Eight, cantata con una tonalità così alta e rauca da mettere in difficoltà l'ex bassista dei Beatles che, nonostante ciò, la scelse, quasi a sfidare le sue corde vocali, per aprire i concerti. This one e How many people sono altre due perle del disco. La prima segna un ritorno agli anni 60 con un sound psichidelico, l'altra è un macca-reaggie dedicato a Chico Mendes ucciso davanti alla sua porta di casa, nel 1988, per aver difeso l'Amazonia. Le delusioni di questo disco, invece, sono rappresentate da Motor of Love, una ballata al pianoforte che lascia nelle orecchie degli ascoltatori un po' di amaro perché ci si aspettava una grande canzone orchestrale e da Où est le soleil, che richiama fin troppo quel sound anni 80 con quei sintetizzatori e batterie elettroniche.    
La bellezza nascosta di Napoli-Juventus
Aprile 03
E alla fine Higuaín tornò al San Paolo.   Tutto si è svolto esattamente come previsto, con bordate assordanti di fischi ogni qualvolta il Pipita toccasse palla o partecipasse in qualunque modo all'azione. Benché affatto intimidito dall'accoglienza riservatagli dai suoi ex tifosi, il numero 9 bianconero non è riuscito ad incidere e tutti siamo rimasti a chiederci cosa avrebbe fatto in caso di gol: avrebbe esultato o no? Per fortuna, "Gonzalo Gerardo Higuaín contro la città di Napoli" non era che una delle innumerevoli chiavi di lettura del match di ieri sera, e forse neanche la più importante: quella con la Juve è infatti LA sfida per i tifosi partenopei, e vincerla può anche salvare una stagione che si chiude con «zero tituli», fermo restando che la Coppa Italia è ancora lì e che tra pochissimo si rigiocherà l'identico match.   Ma al di là dei significati e delle interpretazioni, com'è stata la partita?   Sicuramente non spettacolare, ma molto bella.   Mi rendo conto che quanto scritto qui sopra possa sembrare una contraddizione, ma, a ben vedere è proprio così. Non ci sono state giocate a effetto, numeri d'alta scuola o grandissime parate, eppure anche l'occhio è stato gratificato.   In che modo?   Dopo il gol di Khedira all'inizio, la Juventus ha scelto di difendersi, lasciando sfogare il Napoli; grandissime occasioni – repetita iuvant – non ce ne sono state, ma il possesso palla degli azzurri e le fittissime trame di passaggi al limite dei 16 metri avversari hanno avuto una innegabile valenza estetica.   E i bianconeri?   Con due linee basse a protezione dell'area di rigore hanno semplicemente fatto catenaccio? Questo è un modo per dirla, un altro modo è che i Campioni d'Italia hanno giocato una partita a scacchi (quasi) perfetta, impedendo agli avversari di rendersi davvero pericolosi, se non in occasione del gol.   Ma poiché la metafora scacchistica forse non rende giustizia a uno sport dinamico come il calcio, ecco che le arti marziali ci vengono in soccorso. Esiste infatti un esercizio conosciuto da tutti i praticanti di kung fu, che spiega quanto osservato ieri sera: il chi sao. Semplificando al massimo, si tratta di una simulazione di combattimento in cui le mani di due avversari rimangono sempre in contatto (chi sao significa infatti "Mani appiccicose") in un'infinita catena di mosse e contromosse. In questo senso, i movimenti senza palla e i passaggi da un lato, e i raddoppi e gli scali di posizione dall'altro, hanno dato vita a un balletto di rara bellezza in cui ogni azione era annullata da una reazione uguale e contraria. Tuttavia, per nostra fortuna, il calcio non è mai una scienza esatta e a un certo punto il Napoli è riuscito a eludere la guardia della Juve assestando, col gol di Hamsik, un colpo al rivale.   E poiche siamo pur sempre in NerdZone, un altro modo di descrivere i minuti tra il 7° e il 60° è il combattimento tra Raul e Toki in Hokuto No Ken (Ken il Guerriero): il primo (che rappresenta il Napoli) attacca con la forza del mare in tempesta, e il secondo (ovviamente la Juve) risponde con la tecnica dell'acqua calma, assecondando la forza del rivale e riuscendo, ipso facto, a disinnescarla. Tenendo a mente che a un certo punto del duello, anche Toki inizia a usare una tecnica più votata all'attacco, sarebbe stato lecito aspettarsi qualche emozione in più negli ultimi 30 minuti del match (e qui ritorniamo sul tema del poco spettacolo), ma la vita, si sa, non è un cartone animato, e proprio quando ci si attendeva chissà che è successo ben poco.   Chissà, magari lo spettacolo ci sarà mercoledì nella prossima puntat... ehm, partita. Nella prossima partita.
“La casa degli spiriti”, una travagliata storia familiare e sociale
Aprile 03
Clara, Blanca, Alba. Tre nomi legati da un simbologia luminosa, da un vincolo di sangue e da una storia di tormenti e violenze. Sulla vita di queste tre donne - rispettivamente nonna, madre e figlia - Isabel Allende traccia, nel suo romanzo La casa degli spiriti (1982), i punti chiave su cui si articolano gli anni più travagliati della storia cilena: quelli tra il terremoto, la rivoluzione e l’ascesa di Pinochet.       La casa degli spiriti è una lunga storia familiare di persone legate da vincoli di sangue e non solo. È una storia di spiriti e presenze magiche, di profezie e di eventi ultra sensoriali. Nella grande casa all’angolo, la famiglia Trueba vive gli anni più tormentati della storia geologica e politica del Cile sommando alla normale violenza della vita le liti familiari, le incomprensioni, gli amori impossibili, l’orgoglio e una spiccata tendenza alla follia.   Nel romanzo di Isabel Allende, il complicato sistema di vite che si incrociano e di generazioni che si succedono, la ciclicità degli eventi e della violenza permettono di stabilire un’associazione immediata con uno dei più celebri capolavori della narrativa sudamericana: Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez. Due romanzi e due autori che raccontano il proprio paese attraverso la lente caleidoscopica del realismo magico.     La miseria economica dei poveri e quella morale dei più ricchi sono i due poli magnetici all’interno dei quali si snodano le vicende della famiglia Trueba e del suo variegato circolo di frequentazioni, in cui si alternano sensitivi, giovani brillanti dallo spirito rivoluzionario, pericolosi individui che minacciano sotterraneamente l’ordine familiare e tutti coloro che hanno bisogno di un rifugio dalla povertà o dalle persecuzioni politiche e che, insieme a fantasmi e altre magiche presenze, riescono a ricavarsi il proprio cantuccio nel labirinto di corridoi e stanze segrete della grande casa all’angolo. La casa degli spiriti di Isabel Allende è molto più di un semplice romanzo, è una storia di stoica accettazione della vita nelle sue storture, nelle sue violenze, ma anche nei suoi sussulti d’amore e di gioia. È un’indiscussa pietra miliare della letteratura sudamericana e mondiale.

Nerd Zone

Progetti & Territorio

Facebook Like

Accedi Registrati

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.