Mario Draghi si dimette: cosa succederà ora in Italia?

Venerdì, 22 Luglio 2022 08:46
  

Una settimana fa il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha presentato le sue dimissioni e proprio ieri ha deciso ufficialmente di dimettersi. Pur avendo ottenuto la fiducia al Senato sulla risoluzione presentata dal senatore Casini, il premier ha deciso di rassegnare le dimissioni nelle mani del capo dello Stato. Il presidente del Consiglio, infatti, nonostante abbia avuto la maggioranza, si è reso conto che il voto di fiducia in Senato era surreale perché molti parlamentari non hanno partecipato alla votazione. In particolare, i partiti che si sono astenuti dal prendersi le responsabilità di questa crisi di governo sono la Lega, Forza Italia e il Movimento 5 stelle. Dopo le dimissioni ufficiali del Presidente Mario Draghi, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dovuto dunque firmare lo scioglimento delle camere. Devono passare massimo 70 giorni dallo scioglimento del Parlamento e dunque le elezioni si svolgeranno il 25 settembre. Dopo le elezioni saranno necessari circa 20 giorni per l’insediamento di Camera e Senato e infine si potrà affermare il nuovo governo che non sarà in carica prima di fine novembre.

 

Nonostante l’accaduto, il governo attuale rimarrà in carica per il disbrigo degli affari correnti: l’esecutivo si limmiterà quindi ad assicurare una continuità amministrativa ricorrendo ad atti urgenti. Come è consuetudine sarà una direttiva della Presidenza del Consiglio dei ministri, probabilmente tramite un DPCM, a indicare quale sarà l’ambito entro cui si muoverà il presidente del Consiglio. Il Consiglio dunque potrà ancora emanare decreti legge date le condizioni di emergenza dovute alla crisi energetica, pandemica e dal caro prezzi aggravato dalla guerra in Ucraina. Il governo, inoltre, può continuare ad adottare i decreti legislativi di attuazione delle leggi delega del Pnrr.

Il governo, invece, non potrà più esaminare nuovi disegni di legge a meno che non ci siano chiari obblighi intenzionali, non potrà approvare decreti legislativi e non potrà adottare nuovi regolamenti ministeriali o governativi a meno che non ci siano obblighi internazionali o di legge. Il presidente del Consiglio non potrà più fare nomine a meno che queste non siano vincolate da scadenze indicate da leggi o regolamenti.

 

Ovviamente, le dimissioni di Draghi sono giustificabili date le modalità con le quali ha ottenuto una instabile maggioranza ma, inevitabilmente, questa sua decisione determina un aumento della crisi in Italia sotto molti aspetti. Per esempio, nella riunione della BCE si è deciso di alzare i tassi di interessi di 50 BPS dopo più di 10 anni a causa dell’inflazione molto elevata e della crisi energetica causata dai rapporti con la Germania. Sebbene negli ultimi anni l’instabilità abbia spesso caratterizzato la situazione governativa italiana, le dimissioni di Draghi rappresentano un duro colpo che andrà a peggiorare la situazione economica, energetica e sanitaria già precaria in questo periodo storico. Solo l’unità può essere la chiave di svolta di questa situazione ma, essendo stata assente tra i diplomatici in Senato, l’unica speranza restano prossime elezioni cittadine.

 

 

 

 

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