I quattro magnifici quattro: Gli Squallor

Domenica, 20 Settembre 2020 00:00
Album degli Squallor Album degli Squallor
  

Lo scorso mese ci eravamo lasciati dicendo che nel momento in cui l’etere aprì le onde alle radio libere iniziammo ad ascoltare di tutto e di più.

Di soppiatto, nel grande calderone musicale, entrarono anche gli Squallor. Ingresso eclatante poiché quattro affermati produttori discografici, seriosi di giorno, nonché autori di hits come “Se bruciasse la città”, “Love me tonight” o “Maledetta Primavera” e tante altre che meriterebbero un articolo a parte, di notte si riunivano in un'allegra combriccola e quasi come carbonari, sfidavano il finto perbenismo e sbeffeggiavano il potere che tanto piaceva all’Italietta di quel periodo con canzoni come “O’ curnutone”.

 

Daniele Pace, Alfredo Cerrutti, Giancarlo Bigazzi e Totò Savio diedero così vita, quasi per gioco, ad un gruppo di cantanti dissacratori che furono travolti da un successo, per loro inaspettato, al tal punto che oggi, quando si nominano questi personaggi, viene subito alla mente il nome degli Squallor.

Inizialmente le radio libere non avevano il coraggio di trasmettere le loro canzoni e solo grazie a Gianni Boncompagni e Renzo Arbore il “38 luglio”, ebbe alcuni passaggi nel programma “Alto Gradimento”. Poteva sembrare che quel singolo fosse destinato a rimanere figlio unico, invece due anni dopo arrivò nei negozi l’ellepi “Troia”, disco che ancora oggi è un cult per gli appassionati.

 

Sembrerà paradossale, ma gli album degli Squallor non ebbero mai record di vendite poiché solo pochi coraggiosi entravano nei negozi per acquistarli. Per ogni album venduto ce n’erano altri 100 copiati dall’originale da amici e parenti al fatidico: “Me lo passi?”.

 

I benpensanti non gradivano questo genere musicale, ma oggi dopo 30 anni ci sembra giusto andare oltre quelle espressioni volgari e ascoltare le loro canzoni senza preconcetti.

La loro acida ironia si trasformava in inni alla libertà, prendendo di mira tutto e tutti; non si salvava nessuno: i comunisti e i fascisti, i socialisti e democristiani; la bella facciata della famiglia tradizionale, la bigotta morale cristiana, i gay, i cantanti e politici dell’epoca.

 

Oggi non c’è nessuno che si scaglia apertamente contro gli intoccabili del politically correct, poiché, appena si esce fuori dal seminato, si viene accusati di essere contro una determinata categoria di persone, perciò possiamo solo unirci al coro e dire: “Era meglio quando c’erano gli Squallor”.

 

 

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