Più Libri Più Liberi 2017: grandi cifre da inserire nel giusto contesto

Lunedì, 11 Dicembre 2017 13:07
  

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Si è conclusa ieri la sedicesima edizione di Più Libri Più Liberi, la fiera della media e piccola editoria italiana svoltasi dal 6 al 10 dicembre a Roma, per la prima volta all’interno della Nuvola dei Fuksas.

Tante le presenze (circa centomila persone), tanti gli ospiti, gli espositori, l’offerta. Poca – ma non deprecabile – l’organizzazione: file troppo lunghe, mal gestite, informazioni che circolano lentamente tra un piano e l’altro, tra interno ed esterno sale e – se proprio vogliamo dirle tutte – badge troppo fragili! Sulla Nuvola – la grossa stanza bianca fluttuante all’interno del palazzo congressi progettato dai Fuksas - le opinioni sono discordanti: c’è chi ammette di aver acquistato il biglietto d’ingresso solo per vedere il lavoro della coppia di architetti e chi, al contrario, pensa sia l’ennesimo sperpero edilizio senza gusto. Ma abbandoniamo per un momento il facile atteggiamento di polemica che si adotta per ogni grande evento organizzato dal nostro Paese e parliamo di cosa si è detto e visto nei quattro giorni di fiera.

Immagine 1 La legalità, tema centrale di questa edizione, si è fatta raccontare da voci rappresentative come quelle di Roberto Saviano, Marco Travaglio, Enrico Mentana, Domenico Iannacone. Si è parlato di diritti umani, della situazione dei migranti, degli equilibri instabili fuori dai confini dell’Europa. Si citi, a titolo esemplificativo, lo struggente incontro sui nuovi desaparecidos mediato da Michela Murgia.  

Tra gli autori italiani, molti hanno presentato le loro nuove uscite: Andrea Camilleri - per citarne uno -, che ieri sera ha chiuso la serie di incontri nella Sala Nuvola. Molti altri scrittori e giornalisti nostrani sono intervenuti in dibattiti della Fiera: fra gli altri Luca Briasco, Nicola Lagioia, Alessandro Baricco. Tra gli autori stranieri sono, invece, intervenuti Luis Sepùlveda, Paul Beatty, Michael Zadoorian (autore del libro che ha ispirato “Ella & John”, l’ultimo film di Paolo Virzì che uscirà in Italia il 18 gennaio). Ma non solo libri, letteratura e giornalismo all’edizione di quest’anno di PLPL: si parla anche di musica e teatro, con Ascanio Celestini e Giovanna Marini, o di fotografia con Concita De Gregorio.

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Cosa ci è piaciuto: le battute di Andrea Camilleri; il genuino entusiasmo di Domenico Ianaccone; la carismatica eleganza di Concita De Gregorio; le parolacce di Zerocalcare. Le file, seppur chilometriche e snervanti, hanno dimostrato che il pubblico c’era ed era numeroso ma - e questo bisogna a malincuore ammetterlo - si avverte una falsa speranza di cambiamento. Per dirla con le parole di Nicola Lagioia – una delle presenze più significative della fiera - : “Da noi il calore che circonda i festival è forse eccessivo, perché genera l’illusione che la cultura sappia innescare i cambiamenti che non propizia la politica”[1].

L’Italia resta, secondo i dati dell’ultima Buchmesse, uno dei paesi occidentali con il minor numero di lettori (anche quello in cui il 32% dei bambini non legge niente prima dei sei anni!). I falsi entusiasmi su cui si adagiano le cifre propinate dalla chiusura del festival lasciano credere che qualcosa si stia muovendo, ma non si può non leggere tra le righe lo stagnante isolamento in cui vivono tutti gli attori culturali, oltre che editoriali, nel nostro Paese.

Il disinteresse della politica – è vero – ma è anche l’incuria, il cinismo e l’atteggiamento di critica non costruttiva dei cittadini che infligge cali sempre più disastrosi al profilo culturale italiano. Non è sbagliato entusiasmarsi per l’interesse nutrito dal pubblico per questa fiera, ma è necessario essere realisti e inserire i risultati in un contesto più ampio in cui il disagio dell’industria culturale del libro dice la verità sul Paese che stiamo diventando.

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[1] Su “Robinson” (10/12/2017), p.4 .

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