Stoner, storia di un uomo ordinario

Domenica, 22 Ottobre 2017 11:31
  

Quello di Stoner è sicuramente uno dei casi editoriali più interessanti del Novecento. Apparso per la prima volta nelle librerie statunitensi nel 1965, il romanzo, firmato da John Williams (1922), non ottenne una grande approvazione da parte del pubblico,  non fino alla riedizione da parte della New York Review of Books Classics nel 2006. Da allora, il successo dell’opera fu eclatante e si diffuse capillarmente in tutti gli U.S. e oltre oceano, fino a giungere sugli scaffali italiani nel 2012 grazie all’editore Fazi. Ma chi è William Stoner e perché è tanto amato dal pubblico di lettori?

Stoner è un professore dell’Università del Missouri, originario di Booneville, un piccolo paese rurale, ha una moglie e una figlia. Tutto qui, fine della storia.

La grandezza di questo romanzo si gioca esattamente sull’assenza di grandi eventi. È la vita comune, di un uomo comune. Non c’è un eroe, non c’è una grande impresa da portare a termine. Non c’è neanche un viaggio, la descrizione di un luogo che non sia un interno domestico o il cortile dell’università.

Fuori dalla finestra dello studio di Stoner le guerre si succedono con lo stesso ritmo invisibile delle stagioni: l’università si affolla e si svuota, la neve cade e poi si scioglie. Stoner vive anche le emozioni più intense – l’amore, la morte, l’apprensione genitoriale con flemmatico distacco, quasi che – belle o brutte che siano – esse gli piombino addosso dal cielo come pioggia e scompaiano asciugandosi al sole.

Il mondo di Stoner è un mondo ordinario, che riesce però ad indossare una seducente veste letteraria ed esercita un indiscusso fascino sul lettore. Ecco come, in una delle pagine più interessanti del romanzo, John Williams ci offre una descrizione di quel microcosmo, l’università del Missouri, in cui si gioca l’esistenza di Williams Stoner:

“Gordon, ti ricordi cosa ci disse una volta Dave Masters? […] Eravamo tutti e tre insieme e lui disse qualcosa, qualcosa sul fatto che l’università è come un ospizio, un rifugio dal mondo, per gli infelici, gli storpi. Ma non alludeva a quelli come Walker. Dave avrebbe considerato Walker come… come il mondo esterno. E noi non possiamo lasciarlo entrare. Perché se lo facciamo, diventeremo come il mondo, altrettanto irreali, altrettanto… L’unica speranza che abbiamo è tenerlo fuori”.

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"Ti aspetti sempre che il mondo sia qualcosa che non c’è"

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