Nessuno scompare davvero o "Molto rumore per nulla"?

Lunedì, 13 Febbraio 2017 00:00
  

Originaria del Mississippi, Catherine Lacey (1985) è una scrittrice newyorchese, selezionata dalla rivista Granta come una delle migliori voci del 2014. Nessuno scompare davvero (ed. italiana BIGSUR, 2016), è solo il suo primo romanzo, ma la Lacey sembra già essersi guadagnata un posto di riguardo nelle classifiche delle vendite e tra i favori della critica.

 

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Elyra, una giovane donna con un passato tormentato da orribili ricordi, abbandona suo marito, la sua agiata vita newyorchese, i suoi vestitini blu e stivali neri, per iniziare una sprovveduta e sensazionale avventura in un continente a lei completamente ignoto: la Nuova Zelanda. Munita solo di uno zaino e un paio di scarpe da ginnastica troppo vecchie, Elyra inizia la sua avventura nel “nuovo mondo” adottando la vecchia politica del pollice in su a bordo strada, la filosofia del dormire dove capita, la storia di una donna qualunque senza più un passato e con un futuro più che mai incerto.

 

L’idea sembra intelligente e lo stile di Catherine Lacey riesce a trasformare una trama molto semplice in un più complesso itinerario temporale che viaggia tra l’infanzia e il presente di Elyra, esplorandone i turbamenti, le angosce, la difficoltà nell’istaurare rapporti sociali.

 

Nonostante i buoni presupposti e le alte aspettative desumibili dal successo editoriale del romanzo, il risultato finale sembrerebbe un po’ deludente. Nessuno scompare davvero ha tutti gli elementi per essere un ottimo romanzo, ma c’è qualcosa di stridente nello scorrere delle pagine che rende la lettura poco piacevole: il cinismo dissacrante di Elyra e l’esasperazione del suo atteggiamento nichilista, che la rendono un personaggio quasi noioso.

 

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Risulta molto difficile provare empatia per questo personaggio, sebbene la sua storia sia la concretizzazione di quel tacito desiderio di fuga che la maggior parte dei lettori cerca tra le pagine di un libro.

 

Di certo, Catherine Lacey riesce a fornire degli interessanti spunti di riflessione e il suo romanzo è ricco di una serie di passaggi molto toccanti di cui vi diamo un piccolo assaggio per concludere questo articolo e magari – chissà - per instillare un po’ di curiosità. A voi il giudizio finale:

“Non ci è dato di rimanere in certi momenti e questo non dovrebbe suonarti come una novità. Conosciamo entrambi il concetto di tempo, la sua matematica spietata, sappiamo che la storia di ognuno di noi diventa sempre più voluminosa, meno comprensibile, sovrappeso, sovraccarica, non smette mai di crescere, e a volte i ricordi vengono archiviati male e finiscono  per incasinare i sentimenti senza un buon motivo e a quanto pare ci sono persone più brave a gestire questa cosa, a tenere la propria storia pulita e in ordine, ma io continuo a non capire come mai i momenti che volevamo trattenere ci sono scivolati via mentre quelli che avremmo voluto dimenticare ci perseguitano ancora.”

 

 

 

 

 

 

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