Je suis encore Charlie Hebdo!

Mercoledì, 25 Gennaio 2017 00:00
  

Il 7 Gennaio del 2015 la sede del giornale satirico Charlie Hebdo è stata vittima di un attentato terroristico che ha visto la morte di 12 redattori. Con le sue vignette al veleno, il periodico non ha mai mancato di rendere oggetto della sua ispirazione varie religioni, e talvolta i loro dettami più saldi. La religione islamica non è rimasta esclusa; ma un bel giorno degli integralisti non ci hanno visto più, e hanno sparato sui disegnatori. Un oltraggio alla libertà di stampa, l'abbiamo definito. Il più grave attacco che il diritto di opinione avesse mai potuto subire, ci siamo riempiti la bocca di queste parole. Abbiamo cambiato l'immagine del profilo, e siamo stati tutti "Charlie".


Poi Charlie ha deciso che, per quel numero, non avrebbe disegnato le grazie di Maometto. Avrebbe ritratto quelle di chi ha perso la vita durante le scosse di Amatrice, lo scorso 24 Agosto. Una lasagna umana, è così che i suoi disegni hanno definito l'evento. E allora no, là non ci siamo stati più. Abbiamo cancellato dalle profile pics i "Je suis Charlie Hebdo" in caratteri cubitali. Abbiamo inondato di commenti denigratori la pagina Facebook del satirico. Ci siamo lanciati in accorate apologie su come quei figli di buona donna dei francesi non avessero nemmeno un minimo di decenza e di umanità. Oltre che il bidet. Chi ci aveva criticato per aver parteggiato per gente così irrispettosa, ci diceva:«Te l'avevo detto. Siete ancora tutti Charlie?» Beh, no, non lo eravamo.


Sono, poi, passati i mesi, ed è arrivata la neve. La neve ha imprigionato nelle sue stesse case centinaia di persone, e altrettante ne ha uccise. E Charlie ci ha tenuto a ribadirlo, ritraendo la morte intenta a fare la corsa su di uno slittino. E via di nuovo ad indignarci; noi non saremo mai più Charlie.


Sarà che, forse, la battuta sulla scarsa pulizia i francesi la reputano un po' noiosa, ma alle invettive Charlie non ha tardato a replicare. "Italiani, tutto questo non l'ha fatto Charlie". Non è di certo questa la sede per interrogarci su chi abbia fatto cosa e come. Però, loro malgrado, i nostri cugini d'Oltralpe pare abbiano centrato il punto.


Le vignette di Charlie Hebdo sono per loro natura agghiaccianti. E molti ritengono che sia profondamente sbagliato: quelle vignette dovrebbero farci ridere. Dimenticano, tuttavia, che questo non rientra in alcun modo tra i compiti della satira. Non in quelli fondamentali. La satira è per definizione finalizzata a porre violentemente l'attenzione su di una tematica per stimolare al cambiamento. E lo fa utilizzando l'unico modo che ha per attirare al 100% l'attenzione di chi legge: turbandolo nel profondo. Sconvolgendolo, forse disgustandolo. Esaltando il grottesco. E, spesso, l'orrore.


E, allora, che forse non abbiano ragione, quei sadici giornalisti della testata francese? Non è forse vero che se, tra il 2016 e il 2017, si è perso la vita perché le case non erano abbastanza sicure, perché le fondamenta non erano abbastanza salde, perché i soccorsi non erano abbastanza veloci, probabilmente la colpa è di chi l'ha permesso? Non è forse vero che, ai familiari delle vittime, lo screenshot dei due euro donati non potranno servirgli di meno? Non è forse vero che, se sotto la neve ci fosse soffocato qualcuno che amiamo, con i titoli indignati per una vignetta ci saremmo costruiti qualche aeroplanino?


Io non so come reagirei se la morte del mio caro fosse ripresa in caricatura. Quello che so è che, al momento, mi sento molto più Charlie di chi ha urlato il suo risentimento a gran voce. O meglio, a grandi tweet. E questo perché se mi fa gelare il sangue che la morte da terremoto, o da neve, venga sbattuta su di una copertina, io, in quanto adulta in piena capacità d'agire, me lo merito eccome. Mi merito che un giornale francese metta in evidenza con toni agghiaccianti quanto il fatto che tutto questo accada nel 2017 sia ridicolo e vergognoso. E me lo merito perché è tutto frutto delle mie scelte. O di quelle che non ho fatto. Me lo merito perché ho lasciato che la mia gente si perturbasse per un disegnino, e che non abbia mosso un dito per il fatto che, delle anime, nella lasagna di macerie ci siano morte per davvero.

 

E finché continuerò a stare in silenzio davanti all'orrore, e ad indignarmi dalla poltrona perché un vignettista mi ha vomitato addosso la verità, io mi meriterò un trattamento sempre più agghiacciante. E sempre spererò che Charlie diventi più violento, più crudo, più drammatico, più sincero. Finché della carta straccia mi ricorderà, a giusta ragione, che sono l'assassino di me stesso, io sarò sempre Charlie.

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