Stampa questa pagina

I Kairo ed il Medioemo della comunicazione

Martedì, 17 Gennaio 2017 12:32
I Kairo ed il Medioemo della comunicazione
  

Per chi non fosse informato sulla musica underground che striscia alle pendici del Vesuvio, i Kairo sono un (relativamente) giovane complesso cresciuto all'ombra della Solfatara, che sin da bambini battagliano senza sosta sui palcoscenici della Napoli rock per inseguire i loro sogni. Mario (voce e chitarra) segue l'idea di diventare un coevo Peter Gabriel; Daniele (basso) viene mosso dalla volontà di riscattarsi socialmente (è rosso) ed Alessandro (batteria) che da buona rockstar vorrebbe spendere i ricavati in marijuana. Il giovane complesso, ormai al terzo lavoro, ci mostra luci ed ombre dell'ultimo album: Medioemo.

 

Fate "musica per persone sensibili" come dite voi stessi. In un panorama così vasto, dove collocate “Medioemo”?

Kairo: In realtà non ci siamo mai posti un problema di genere musicale, per noi è più una questione di attitudine, e in questo senso potremmo definirci un gruppo “punk”. In un contesto in cui la musica underground fatica sempre di più ad emergere, abbiamo composto un disco senza alcun vincolo, tentando di testimoniare quest’epoca di disagio e difficoltà comunicative.

 

Quali sono i vostririferimenti in ambito musicale?

Kairo: I nostri ascolti sono molto diversificati: Mario ama Banco del Mutuo Soccorso, Genesis (con Peter Gabriel), Robert Wyatt, Van Morrison. A Daniele piacciono Crash of Rhinos, Delta Sleep, Toe, Music for Eleven Instruments (orgoglio italiano). Alessandro ascolta Raein, Pink Floyd, Deftones, Il Teatro degli Orrori e Jeff Buckley.

 

Siete un gruppo relativamente giovane, ma comunque al terzo lavoro. Come siete cambiati nel percorso? Ed il vostro modo di fare musica?

Kairo: Quando abbiamo iniziato a suonare insieme, un po’ perché eravamo appena adolescenti, un po’ perché volevamo fare casino, suonavamo una specie di noise in cameretta di Mario. Poi abbiamo dovuto smettere per le proteste del vicinato e per le accuse di fare “musica satanica”. Suonavamo con altre persone e ci chiamavamo One Eyed Jack (ispirato a Twin Peaks), poi Le Città della Notte Rossa (dall’omonimo romanzo di Burroughs) e poi finalmente sono arrivati i Kairo. Dopo due dischi legati alla nostra adolescenza, “Medioemo” per noi è sia un nuovo punto di inizio, sia il raggiungimento di una maturità compositiva.

 

Cosa ha ispirato “Medioemo”e cosa significa per voi?

Kairo: Abbiamo la sensazione di vivere in un Medioevo della comunicazione, in cui le persone preferiscono l’immediatezza all’approfondimento, il contenitore al contenuto, l’apparire all’essere. Tutto ciò è sicuramente sostenuto da un uso smodato e totalizzante dei social network. Questo si riflette anche sulla musica che la maggior parte dei nostri coetanei (23-25 anni) ascolta, e di conseguenza la musica “emozionale” non è più qualcosa che diversifica, uno strumento di ribellione ed aggregazione, ma è un canone vincolante e vincolato al desiderio di piacere alla massa.

 

In quale traccia vi rispecchiate di più?

Mario: Sicuramente “Medioemo”, perché è il pezzo più semplice e diretto, dove condenso quello che per me significa fare musica.

Alessandro: il mio pezzo preferito è “D’io”, perché è il pezzo di maggiore impatto, quello più grezzo, ed è il punto di arrivo del percorso che abbiamo intrapreso nei dischi precedenti.

Daniele:il pezzo che vi consiglio di ascoltare è “Siamo Cieli”, perché è quello che più si avvicina alla mia idea di “pezzo composto a mostro”.

Vota questo articolo
(0 Voti)
Andrea Vito Vollero

Ultimi da Andrea Vito Vollero

Articoli correlati (da tag)

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.