“A cosa servono i desideri”, quando il lettore diventa autore

Lunedì, 16 Gennaio 2017 00:00
  

Le opinioni sullo stile e sui contenuti di Fabio Volo sono tutt’oggi discordanti. C’è chi lo considera un autore generazionale e chi nutre seri dubbi sulle sue capacità di scrittore. Al di là dei giudizi più o meno fondati della critica, “A cosa servono i desideri” l’ultimo di Fabio Volo, edito da Mondadori (2016), è un libro apprezzabile per l’idea di base.

 

Del resto, non c’è molto da dire riguardo alle capacità dell’autore in questo libro, poiché di scritto da lui c’è ben poco! Subito dopo una prefazione iniziale, imbottita con le più disparate citazioni d’autore, inizia il libro vero e proprio: una sfilza di domande rivolte al lettore per indagare i suoi desideri, il suo stato d’animo, i suoi progetti per il futuro.

 

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L’idea, come dicevamo, non è male. Il lettore diventa egli stesso autore di un libro sulla sua vita. Volo ci invita a riflettere su noi stessi, ad auto-analizzarci e a rileggerci dopo uno, due, tre… dieci anni per scoprire cos’è cambiato, quanti desideri siamo riusciti a realizzare e quanti invece sono stati archiviati. Al di là di quale sia il risultato finale, sarà comunque bello ritrovare se stessi.

 

“Forse i desideri non sono una cosa da realizzare, una meta da raggiungere, ma il carburante per metterci in moto”.

Con “A cosa servono i desideri”, anche il meno dotato tra gli scrittori può scoprirsi autore e anche i più scettici possono ritrovarsi ad apprezzare un libro firmato da Fabio Volo.

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