Al San Carlo il dittico Il Lago dei cigni/ Il Corsaro tra asimmetrie e trionfi

Lunedì, 14 Novembre 2016 00:00
  

Prosegue l'Autunno danza del Teatro San Carlo che, dopo aver ospitato le celebrazioni per gli ottant'anni della Signora Fracci, ha visto scomparire dai cartelloni il tanto atteso appuntamento con la diva Zakharova, sostituito da un curioso abbinamento, quasi un sottoprodotto del precedente gala celebrativo con analoga presenza di star internazionali, tagli e rifacimenti e un'anomala quanto necessaria assenza d' orchestra.

Perché, se è vero che a forfait improvvisi non si comanda, è vero anche che saper ospitare è una componente strutturale del sapersi vendere, rito sgradevole a cui devono però sottostare anche le grandi istituzioni, per non soccombere nel tempo alla dura legge del marketing. Ci si aspettava effettivamente altro dal lavoro, intenso senza dubbio, di Giuseppe Picone, nuovo direttore del corpo di ballo del Massimo e già promotore negli ultimi tempi di Wheeldon e Balanchine, promettente certezza e garanzia di cambiamento, ha oggi l'ambizione di rimettere in gioco la competività coreutica del San Carlo lontana, si spera, dal tremore fastidioso della musica su nastro sotto la poltrona.

L'abbinamento Lago dei Cigni/ Corsaro alletta tuttavia il pubblico, in larga parte di giovanissimi. Dopo un'ouverture a mezza sala accesa, tra il fragore rumoroso del solito pubblico chiacchierone (in effetti il tutto ricordava il teatro d'intrattenimento di una nave da crociera), il sipario si apre su una scena severa, pulita, in cui il Principe, Giuseppe Picone, si staglia meravigliosamente attendendo la bella silouhette della meravigliosa Iana Salenko, Odette teneramente fanciullesca e impetuosa al limite del selvaggio che si distingue per una duttile musicalità, uniforme in tutto il corpo, che esalta la drammaturgia contrastata, la polarità negativa che lampeggia finanche nello sguardo tagliente da femme fatale, da malcelata e sublime Odile. Le belle linee della Salenko non possono non cadere in dimenticanza, almeno per buona parte di questo combattuto atto bianco, a furia di soffermarsi nervosamente su un corpo di ballo che metaforicamente riprende i leggendari trentadue cigni, instancabilmente identici. Metafora, citazione, ricordo vago di quei cigni ridotti a una dozzina e apparentemente costretti ad affrontare un palcoscenico difficile seppur accondiscendente.

La prima cosa che distrae e disturba è la mancanza di una linea, un tratto comune, un marchio, un brand (parlando di marketing) che definisca il San Carlo, che indichi un'appartenenza, un'origine accademica. Manca quel tratto che accomuna Iana Salenko a tante colleghe illustri e che a questo devono la loro fama.

La ballerine di fila sono diverse e creative, in un balletto che rifiuta diversità e creatività al contempo, e che fa delle simmetrie perfette un'importante componente strutturale dello studio drammaturgico e della narrazione stessa: la solida presenza della  simmetria, analoga in Sifilidi e Villi, è la rappresentazione quasi pittorica dei sensi pietrificati, imprigionati in una spettralità desolante e fatale che trascende ogni tipo di interpretazione improvvisata e personale. La singolarità costituisce distrazione e deformazione del senso stesso del corpo di ballo del Lago, e va evitata nel dettaglio se di lago si vuol parlare.

Discorso analogo per piccoli e grandi cigni che sfilano con difficoltà nell'insieme (differiscono, nel caso dei piccoli, nelle coordinazioni della testa), prescindendo dalla singola pulizia tecnica di ogni ballerina. Se questo atto bianco, pur non deludendo, fa molto riflettere, la successiva suite del Corsaro, ricco di virtuosismi sfavillanti, accende la serata. Ne sono artefici, oltre al geniale Daniil Simkin, alcuni dei più promettenti artisti del corpo di ballo tra cui è impossibile non citare i sempre splendidi Claudia d'Antonio e Alessandro Staiano, vera garanzia della danza sancarliana e protagonisti di un bellissimo Pas D'Esclaves, seguiti dalle odalische Luana Damiano, Giovanna Sorrentino e Claudia Bevivino, di cui va premiata la musicalità, traguardo massimo di una tecnica non nitida e pertanto opposta per pregi e difetti tra parte inferiore e superiore del corpo, specie nei casi in cui le coordinazioni enfatiche delle braccia distraggono da una tecnica di basso gamba in alcuni casi poco soddisfacente.

La bella Candida Sorrentino si distingue nella scena della camera da letto, più narrativa che tecnica, per grande dolcezza di linee, splendida nelle arabesque che disegnano in scena le enfatiche modellazioni dei legni. Tripudio di applausi al termine della variazione di Simkin, istrionico nelle piroettes virtuose (di gusto nostalgico), analogamente ai Fouettes doppi e strappa applausi della Salenko che ringrazia come una sfinge.

Applausi per tutti e tanto da dire su una direzione che si spera continui a lavorare intensamente affinché il palcoscenico diventi per il corpo di ballo una dimora comoda e non un plotone d'esecuzione.

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