Roberto Benigni si racconta: da Fellini al rapporto con Troisi, passando per "La vita è bella"

Lunedì, 24 Ottobre 2016 07:14
  

L’incontro con Roberto Benigni ha chiuso il sipario sulla Festa del cinema di Roma. “Johnny Stecchino” è stata la ciliegina sulla torta di un evento che fonda la propria peculiarità sugli incontri di grandi personaggi del cinema con il pubblico, da Bernardo Bertolucci a Meryl Streep, passando da Tom Hanks e Oliver Stone. Momenti di condivisione ai quali noi di MYGENERATION abbiamo prestato massima attenzione. L’ultimo di questi ha visto protagonista il nostro Roberto, pimpante e giocoso come sempre, raccontare molti aneddoti sui suoi film e sui personaggi del cinema che lo hanno influenzato. In primis, Benigni ha speso parole d’ammirazione per Fellini: “è il più grande regista del novecento. Mi chiamava sempre ai provini e mi faceva recitare 30 minuti ogni volta. Quando avevo finito mi diceva: “Sai Roberto, io sto cercando una donna per questo ruolo”. Riusciva a trovare il magico nel quotidiano […]. “La dolce vita” era un inferno travestito da paradiso”. Sul regista Antonioni ha raccontato: “era l’opposto di Fellini, era alla ricerca ossessiva della bellezza in ogni ripresa”. In seguito alla proiezione di una clip di “Non ci resta che piangere”, Roberto ha riservato parole dolci e malinconiche per Massimo Troisi: “è stata una pellicola fondata sulla purezza dell’allegria, improvvisavamo moltissimo, ci siamo cercati a vicenda, la nostra amicizia è stata come un amore e  la sua perdita è stata un dolore immenso”. Ancora, su Totò : “Mi impressionava moltissimo, aveva un viso misterioso e inquietante. “Totò, Peppino e la malafemmena” è uno dei miei film preferiti di ogni epoca”. Successivamente, Roberto ha raccontato la sua prima volta al cinema: “Ricordo che c’era un cinema all’aperto ed io e le mie quattro sorelle ci posizionammo dietro lo schermo, così vidi il film al contrario, era “Ben Hur”, ma io lessi ruHneB. Tra un elogio a Chaplin e le vicissitudini col Vaticano, Benigni ha parlato del film più importante, “La vita è bella”: “l’idea era quella di trasportare un corpo comico in una situazione estrema. Ci furono parecchie pressioni in Italia per non far morire il mio personaggio nel film, ma io volevo che fosse una tragedia, il tentativo di un comico di fare un film tragico”. Interessante il concetto della morte che ritorna in vari momenti, la faccia “ che sembra un teschio” di Totò, la velata consapevolezza di Troisi “in cuor suo sapeva che se ne sarebbe andato prima”. Continuando su questo piano Benigni ci ha fatto notare che “Johnny Stecchino” e “La vita è bella” condividono una scena di esecuzione in cui la morte è fuori campo, si sentono solo gli spari. Si è concluso così un incontro speciale, che ha chiuso l’undicesima edizione della “Festa” nel migliore dei modi.

Immagine di copertina: Ph. TripperPhotograph

 

 

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