"Westworld": una season premiere coi controfiocchi

Mercoledì, 05 Ottobre 2016 12:08
  

«You're not real...»

 

Tra le tante battute della prima puntata di Westworld, questa sembra la più rappresentativa, persino più di quelle – illustrissime – di Shakespeare («Hell is empty and the devils are all here») o Stein («A rose is a rose is a rose»).

 

Questo perché la serie HBO andata in onda lunedì oscilla sulla linea che separa le cose (e le esperienze!) reali da quelle che non lo sono, un argomento non facile da affrontare e che avrebbe potuto essere trattato in maniera superficiale o inadatta. Fortunatamente questo non è il caso di Westworld, un prodotto che già dalla sigla iniziale si dimostra di altissima fattura, e che migliora man mano che passano i minuti, grazie ad una realizzazione tecnica impeccabile e un cast di primissima scelta (Evan Rachel Wood, Ed Harris e Anthony Hopkins, tra gli altri).

 

È una puntata (e presumibilmente una serie) che si gioca su una serie di netti dualismi: la realtà (qualsiasi cosa essa sia) e la finzione del parco a tema, il biologico e il meccanico, il libero arbitrio e un destino già scritto. Altre opposizioni sono inoltre riscontrabili su tutti i livelli del prodotto, a partire dalla sua stessa caratterizzazione, a metà strada tra fantascienza e western; così come nella scelta dei colori e nella fotografia. L'azzurro acceso del vestito di Dolores che si contrappone agli abiti scuri o sbiaditi degli altri personaggi nonché agli scenari aridi e polverosi di Westworld e a quelli cupi della "stanza dei bottoni", ecc.

 

Westworld mette inoltre sul tavolo una serie di intriganti questioni esemplificate dall'eloquente sottotitolo italiano Dove tutto è concesso: i ricchi frequentatori del parco hanno diritto di vita e di "morte" sugli androidi, soggetti a leggi di asimoviana memoria, e ridotti a sacchi di carne (o polimeri di qualche specie) adatti a soddisfare le pulsioni più primitive di un'umanità quanto mai ferina: il sesso e la violenza. Tra prostitute e tagliagole, misteriosi pistoleri e turisti vagamente goffi, facciamo anche la conoscenza dei burattinai, ovvero degli ideatori e dei gestori del parco. Assolutamente perfetto lo scambio di battute tra la versione di Peter Abernathy interpretata da Louis Herthum e il suo creatore, il Dottor Ford (nome scelto a caso?) interpretato da Anthony Hopkins: un confronto che, benché lontano anni luce da quello tra Roy Batty e il Dottor Tyrell in Blade Runner, non manca di drammaticità e getta sapientemente le basi per quelli che saranno gli sviluppi futuri.

 

E proprio qui che questo episodio pilota "The Originals" colpisce il bersaglio: presenta un mondo intrigante e dalle potenzialità narrative virtualmente infinite, con un ritmo narrativo assolutamente perfetto. Sappiamo già – o almeno lo intuiamo se abbiamo un Q.I. > π – quelli che saranno gli sviluppi futuri, ma la regia di Jonathan Nolan riesce a non svelarci troppo, mostrandoci solo un barlume di quello che ci aspetta, con la semplice scena di Dolores che schiaccia la mosca.

 

Quanto avrà in comune Westworld con l'omonimo film del 1973 (Il Mondo dei Robot in italiano)? Come verrà raccontata la storia di Dolores e degli altri automi senzienti? Ma soprattutto, la stagione riuscirà a mantenere le promesse del primo episodio?

 

Westworld 2

 

Tutti gli indizi sembrano portare al sì...

Vota questo articolo
(2 Voti)
Gabriele Basile

I don't believe in many things, but I do believe in duct tape.

Facebook Like

Accedi

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.