The Beatles - Eight Days a Week: The Touring Years

Martedì, 04 Ottobre 2016 00:00
  

The Fab Four, the Mop Tops, the four headed monster, come li definì Mick Jagger: chiamateli come preferite, tutti sanno di chi stiamo parlando. John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr rivoluzionarono la musica leggera, segnarono un'epoca, crearono il fenomeno delle rock band, dei concerti da stadio e dei videoclip musicali... Ladies and Gentlemen, The Beatles!

Nel docu-film girato da Ron Howard si sente spesso questa frase precedere l'entrata sul palco dei quattro di Liverpool. Eight days a week – otto giorni a settimana, titolo di una loro canzone scelto per rendere a pieno l'intensità quasi folle dei loro anni di tournée – è uscito nelle sale la sera del 15 settembre, in contemporanea con la première a Londra, dove il regista statunitense presentava la sua opera insieme ai due superstiti del celeberrimo quartetto, Ringo e Paul. Il film tratta, come scritto nel titolo, degli anni in cui i Beatles tennero concerti in tutto il mondo a un ritmo molto serrato, prima di smettere definitivamente nel 1966, per concentrarsi sulla composizione e sperimentazione musicale in studio. Grida disumane di adolescenti impazzite sul grande schermo riportano lo spettatore indietro di cinquant'anni fino al famoso concerto allo Shea Stadium di New York, le cui riprese sono state restaurate e rimontate accuratamente in un segmento di circa mezz'ora alla fine del film.

Oltre a spezzoni di tour e concerti, il documentario include interviste e commenti proprio dei quattro musicisti su vari episodi: l'eccitazione delle prime tournée all'estero, ma anche le polemiche (Siamo più popolari di Gesù Cristo disse John Lennon e scatenò il putiferio), e le evidenti difficoltà di fare una performance di alto livello con amplificatori che non reggevano il confronto con migliaia di ragazze urlanti. Inoltre, il film è arricchito da interviste con noti personaggi dello spettacolo – Whoopi Goldberg, per esempio, ricorda con gioia come sua madre la sorprese con i biglietti per un loro concerto. Il tutto è ovviamente condito dalle canzoni di quegli anni, dall'esordio rock'n roll di Please please me alla maturità musicale di Revolver.

Si tratta, a tutti gli effetti, di un prodotto ben confezionato da un regista esperto da cui non ci aspettavamo niente di meno. Resta, comunque, un documentario e, sebbene narri un pezzetto di storia culturale moderna – è storia, non neghiamolo –, può interessare pienamente solo i veri appassionati dei Beatles, quelli che conoscono l'ordine di uscita dei loro album e le parole di (quasi) tutte le canzoni. Forse è la pecca di ogni documentario, e questo non fa eccezione. E ve lo dice una vera fan.  

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Valeria Lotti

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto." Italo Calvino

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