Napoli Film Festival: SchermoNapoli Doc giorno 4, le recensioni

Venerdì, 30 Settembre 2016 11:06
  

Quarto giorno di proiezioni per il Napoli Film Festival. Per la sezione SchermoNapoli Doc tre i docufilm proiettati ieri, Giovedì 29 Settembre, al PAN: Faber Navalis di M. Borriello, Mirabiles – I custodi del mito di A. Chetta e M. Perillo e Instabile di A. Chetta. Tante le riflessioni e le suggestioni offerte da questo pomeriggio di cinema, diversi i temi affrontati, un fil rouge che collega idealmente i tre documentari. Tutti e tre infatti hanno un’impronta antropologica, che li ha resi, ciascuno a suo modo, interessanti e meritevoli di approvazione.

 

In Faber Navalis Maurizio Borriello è interprete, regista, videomaker. Potremmo dire l’assoluto protagonista. Eppure così non è. Tutta l’attenzione della telecamera, nei 30 minuti di documentario, è concentrata sul lavoro e l’interprete, il lavoratore, è solo lo strumento attraverso cui il lavoro prende vita e può essere mostrato. Un lavoro da riscoprire ed ammirare, fatto di precisione, costanza, sacrificio, rispetto. Il lavoro artigiano, quello del restauratore di antiche imbarcazioni in legno. Ecco che con il suo docufilm, Borriello sollecita al riappropriarsi di mestieri del passato, così lontani dal nostro modo di intendere il lavoro-da qui il titolo in latino-ma vuole anche riflettere sul lavoro come possibilità di completamento di sé, proponendo un parallelismo tra approccio artigianale al lavoro e alla cinematografia, avendo realizzato interamente da solo il suo film. L’apertura di un portone segna l’inizio della giornata lavorativa, una tra le tante. Nord della Norvegia: silenzio, solitudine, rapporto-necessario-con la natura. Il ritmo è scandito dal lavoro delle mani, dal suono degli attrezzi, dal rumore delle assi di legno, dal battere dei chiodi, dallo scoppiettare del fuoco con cui Borriello forgia ciò che gli serve per completare la sua opera, emblema del riscoprire la capacità dell’uomo di risolvere autonomamente i problemi, la necessità di farcela da solo, anche quando il clima intorno è ostile. Riflette così Borriello sul lavoro come sfida. Mani che accarezzano compiaciute il legno perfettamente levigato, soffi di trucioli, utensili in primo piano rendono superflue musica e parole, assenti e per così dire “spostate” solo al termine del documentario, che si chiude, sulle note di Francesco Di Bella, con la chiusura di quello stesso portone che si apriva all’inizio del film.

 

Registro comunicativo completamente differente per Mirabiles – I custodi del mito di Alessandro Chetta e Marco Perillo, che hanno scelto di documentare, di cristallizzare una realtà del tutto particolare. Quella che si vive e si respira alla Tomba di Agrippina, alla Piscina Mirabilis, al Teatro Romano di Miseno, alla Grotta della Dragonara e alla Grotta della Sibilla al Lago d’Averno. Protagonisti del loro film non tanto i cinque siti archeologici “minori” dei Campi Flegrei, sebbene non venga tralasciato il loro immenso valore storico, architettonico e culturale, quanto i loro “custodi”, uomini e donne che dedicano parte della loro vita alla cura di questi siti, evitandone l’oblio e promuovendone, con tutti i limiti del caso, la conoscenza e la salvaguardia. Ad eccezione della giovane Imma, custode della Piscina Mirabilis, subentrata alla nonna, i custodi sono tutti anziani e con grande sacrificio portano avanti un impegno che sentono come una responsabilità e un dovere per la propria terra e per le proprie radici, ma anche come un grande motivo di orgoglio. Chetta e Perillo accompagnano lo spettatore in un viaggio umano, attraverso le storie, le vite e l’ironia di ciascuno dei cinque custodi, pregni di un’umanità che secondo gli autori andava raccontata e immortalata. Memoria storica e gratitudine per la dedizione con cui i custodi vivono la propria missione sono ciò che non può non rimanere dopo aver visto Mirabiles.

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Altro viaggio umano è quello che compie Alessandro Chetta in circa un’ora di Instabile, raccontando momenti gloriosi e vicissitudini che il regista Michele Del Grosso ha vissuto e vive tuttora insieme al suo Teatro Instabile (TIN), nel cuore di Napoli, in Vico Fico al Purgatorio. Tanti i momenti che l’autore ha documentato nella sua opera, a stretto contatto con il suo protagonista, uomo che con mille difficoltà porta avanti quel piccolo grande gioiello che è il Teatro Instabile, legato a nomi importanti della scena teatrale nazionale ed internazionale e del teatro d’avanguardia. Passione sfrenata per vecchi libri e i manifesti cinematografici, un carattere apparentemente burbero e profondamente ironico, uno sguardo talora malinconico, talora fiero, Del Grosso racconta alla telecamera aneddoti tratti dall’incontro con artisti che hanno segnato la cultura di Napoli, da Pino Daniele a Massimo Troisi passando per Eduardo de Filippo. Passeggiate tra le vie di Napoli spulciando tra le bancarelle alla ricerca di testi, momenti di quotidianità, progetti, prove in teatro, confessioni sono raccolte da Chetta. Sullo sfondo i rumori della città, spesso osservata dal basso: il vociare dei passanti, le urla dei bambini, il rumore dei motorini e delle auto. Il lavoro di Chetta è suddiviso in capitoli, momenti che segnano l’avvicinamento al “Pulcinella day”, il giorno di posa della statua di Pulcinella, proprio in Vico Fico al Purgatorio, fortemente voluto da Del Grosso e diventato un vero e proprio amuleto della città. Ciò che rimane è la convinzione che con la cultura si possa e si debba ancora mangiare, soprattutto a Napoli.

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