La Cattedrale di Carlo Magno: la presenza viva del passato

Sabato, 17 Settembre 2016 00:00
  

Esistono luoghi capaci di immergerci direttamente e quasi senza averne coscienza, nella loro storia, luoghi intrisi del loro passato a tal punto da percepirne tutt’oggi la viva presenza.

Aquisgrana è uno di questi luoghi: non si fa fatica a riandare all’epoca di Carlo Magno (742-814), l’atmosfera è talmente piacevole e dolce che quasi naturalmente ritorna l’immagine del guerrier sovrano che si ritempra nei tiepidi lavacri di Aquisgrana.

Le terme, infatti, caratterizzavano la città già dall’antichità, tanto che i romani le dettero il nome di Aquae Grani – Granno era il dio celtico della salute – e ancora oggi le sue trenta sorgenti idrominerali (le più calde dell’ Europa centrale) ne fanno un luogo di cure molto rinomato in Germania.

Ma la gloria di Aachen – Aix-la-Chapelle per i francesi - nasce quando Carlo Magno decise di farne la capitale del suo regno, centro non solo del potere ma anche della rinascita culturale carolingia. Nuova Roma fu l’ambizioso nome datole dai contemporanei, era il rimando obbligato all’Impero.
E il palazzo di Aquisgrana incarnò perfettamente la grandiosità di tali propositi.

 

 

Al centro di questo complesso stava la Cattedrale che, costruita in fasi successive, presenta stili architettonici di vari periodi. Il coro risale al XIII-XIV sec. mentre la Cappella Palatina, che ne costituisce il nucleo più antico, fu eretta nel 794, secondo lo stile bizantino, dal maestro Oddone da Mertz e consacrata nel 804 da Papa Leone III. Qui ancor più si annulla la distanza dei secoli, è un grande privilegio ripercorrere gli ambienti dove Carlo Magno veniva quotidianamente, posare gli occhi sulle stesse immagini che egli contemplava, sentire la forte potenza evocativa di quel trono di marmo bianco sul quale, dopo di lui, furono consacrati più di trenta sovrani del Sacro Romano Impero fino al 1531.

Ogni volta la storia del mondo non poteva non passare di lì!

 

Il trono di Carlo Magno

Il trono di Carlo Magno

 

Nel far erigere la Cappella, il restauratore dell’Impero d’Occidente aveva espresso l’intenzione di ripetere nella sua capitale le basiliche romaniche da lui ammirate a Roma e a Ravenna e infatti il modello architettonico che subito torna alla mente - la pianta ottagonale con ampio ambulacro voltato e coperta da cupola - è quello di San Vitale. Le colonne, di quel porfido rosso riservato agli edifici imperiali, furono fatte portare da Carlo Magno direttamente da Roma, i marmi e i mosaici hanno l’impronta di Ravenna e Costantinopoli. Ulteriori riferimenti all’intento di restauratio imperii sono la piccola pigna di bronzo al centro della fontana nel cortile del Vaticano e la lupa pure in bronzo - in effetti un'orsa presa per una lupa - che, in maniera molto evidente, simboleggia Roma e il suo potere.

 

Il candeliere donato da Federico Barbarossa nel 1170

Il candeliere donato da Federico Barbarossa nel 1170

 

Al centro della Cappella c’è un enorme lampadario in rame dorato (1160-70) che fu commissionato e donato da Federico Barbarossa. Basato sulla ripetizione del numero otto, esso presenta sedici torricelle e quarantotto fiamme e ripete la figura ottagonale della pianta della Cappella che simboleggia, secondo Sant’Ambrogio, la Resurrezione. In quanto figura intermedia tra il quadrato - la Terra - e il cerchio - il Cielo - l’ottagono è infatti un simbolo che rimanda al percorso di redenzione dal mondo terreno alla salvezza eterna e pertanto lo si ritrova nelle piante di molti battisteri e basiliche.

 


Il coro con la Pala dOro e il Sarcofago di Carlo MagnoIl coro con la Pala d'Oro e il Sarcofago di Carlo Magno

 

Al fascino della Kaiserkapelle contribuisce la presenza di un meraviglioso coro di stile gotico, costruito quando, distrutte in gran parte le strutture del palazzo imperiale, si adattò la Cappella a Chiesa Cattedrale. La splendida stanza di vetro, consacrata nel seicentesimo anniversario della morte di Carlo Magno, contiene straordinari capolavori dell’oreficeria renana, due donati da Enrico II il Santo: la Pala d’oro, realizzata attorno al 1020 e l’ambone, del 1014, ricoperto di lamine d’oro e rame tempestate di pietre preziose. Il terzo è il Karlsschrein, l’urna d’argento dorato, eseguita nel 1200-1215 per custodire le spoglie dell’imperatore, le cui crociate contro i Mori di Spagna sono narrate nei bassorilievi e ci portano, ancora una volta, alle origini della nostra civiltà europea.

Aachen e i tesori della sua Cattedrale continuano a raccontare in ogni epoca le proprie storie, affidandole ad ogni visitatore che abbia la sensibilità di ascoltarle.

                                                                                                                              

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