Dalla parte di Kaufmann

Giovedì, 15 Settembre 2016 00:00
  

“Non ti scordar di me” cantava la Tebaldi durante il suo ultimo bis al San Carlo, nell'anno dell'addio alle scene, un addio affettuoso e commosso, soffocato dai fiori e dal tripudio colossale perfettamente ricostruito, in parte inventato, da chi tanto a lungo ne ha ascoltato i racconti, le narrazioni altisonanti dei melomani d'un tempo.

Da allora la sensazione di essere testimoni di un evento eccezionale se - alle volte capita anche a Napoli - dovesse passare il celeberrimo artista di turno, alimenta il carico di meraviglia mista al sempre armonioso campanilismo, fatale incantatore di divi e stelle della lirica nella speranza di occupare quel trono vacante dal 1975.

E, mentre gira questa roulette di incantesimi, la folla di curiosi e appassionati non può non adunarsi nella grande sala del tempio, pronta a consacrare al santo o al divo gentilmente accorso.

Questa volta è toccato al grande Jonas Kaufmann, artista anch'esso solo di passaggio, seppur ammaliato dal caffé e dai babà del golfo.

Fumata nera anche per lui, niente trono, solo un “non ti scordar di me” dal sapore sarcastico più che celebrativo, “ma forse lui non sapeva”, e i fiori li avuti anche lui, come la Tebaldi.

Per due ore, lunedì 12 settembre, ha parlato ai ragazzi dei conservatori campani, ben consapevoli della preziosità dell'occasione concessa loro, dell' importanza del tesoro da spolpare vivo perché il tempo stringe, e Kaufmann chissà quando tornerà.

Così il Maestro ha dedicato tutta la sua attenzione a ogni domanda, non tralasciando nessun dettaglio, nessuna piccolezza tecnica che ha sfamato quasi letteralmente l'avidità del pubblico accorsoal San Carlo.

Ha parlato dell'emozione, parte fondamentale dello strumento vocale, e della necessità di attualizzarla, di renderla coerente e vicina ad un pubblico abituato ad emozioni pronte all'uso. La vena talentuosa del cantante di Monaco è senza dubbio l'indiscutibile causa della sua fama internazionale, ciò non giustifica -spiega- nessun tipo di disattenzione nello studio della tecnica, perché avere talento non significa seguire l'istinto o inventare. Ma la tecnica- ci tiene a specificare- è solo in parte il fondamento del talento, che si compone per altro di un approfondito studio drammaturgico attraverso la  conoscenza della lingua: imparare un'opera significa conoscerne il significato, il carico emotivo attraverso lo studio della parola.

Kaufmann non significa solo bell'aspetto e bella voce; in lui traspare una combattuta e minuziosa cura nello studio delle componenti spesso ignorate della musica, una voglia infinita di riportare l'opera alla sua natura autentica, fatta di emozioni tangibili e non di tecnicismi convenzionali.

Cantare, secondo Kaufmann, non deve significare affrontare le intricate impalcature del canto convenzionale, ma capirne e trasmetterne l'essenza naturale e spontanea.

Ecco giustificata la grande fama del tenore tedesco, così vicino all'autentico aspetto artistico della musica da ignorare gli isterici e diffusi meccanismi del settore.Così, poco importa se, con un po' di sforzo, bisogna vedersi rinfacciata la propria fama ad ogni angolo del teatro, resa sfacciatamente ed inutilmente pomposa, poco importa se durante il concerto il pubblico (non) pagante grida con feroce audacia “voce!” e gli tributa poi un trionfo memorabile anche se lui voce non ne ha più.

Lui è Kaufmann, e il cantante, quello vero, lo fa altrove. Canta davanti a un pubblico che non lo applaude con la morbosità di chi si è appena accorto che in sala c'è “il tenore più famoso al mondo”, in teatri dove il provincialismo è fuori la porta assieme ai politici e ai capi di stato, dove lui fa il cantante, non la pignatta del marketing e della pubblicità o, peggio ancora, l'amuleto da venerare.

Cantare Napoli significa tante cose ed implica un'eccellente qualità vocale, messa a repentaglio da una poco accorta gestione dei tempi dell'evento.

Nel disco canta meglio, non c'è dubbio... allora acquistatelo, dame e gentlemen accorsi, senza badare all'ineleganza o alla futilità di tutto questo... Comprate! Comprate! Comprate!

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