Shakespeare senza tempo a San Domenico Maggiore

Domenica, 28 Agosto 2016 11:05
  

Se i personaggi shakespeariani fossero vissuti oggi, come avrebbero affrontato il presente?

A questa domanda, più che giustificata dall'anniversario dei 400 anni dalla morte del Bardo, sembrano rispondere gli otto autori di altrettanti monologhi che compongono Time machine Shakespeare, spettacolo andato in scena ieri e in replica stasera, 28 agosto, alle ore 21.30 nel Chiostro del Convento di San Domenico Maggiore, nell'ambito della rassegna Classico Contemporaneo, diretta da Gianmarco Cesario e Mirko Di Martino, tra le iniziative di Estate a Napoli 2016.

Un viaggio nel tempo, dicevamo, diretto da Mirko Di Martino che parte dal Chiostro con un'introduzione musicale a cura del fisarmonicista Davide Chimenti che, a mo' di menestrello ante litteram, presenta gli otto personaggi. E qui viene il bello: una campana, che suona per gli spettatori ogni 20 minuti, indica che è l'ora, e qui torna il concetto di tempo, di scegliere il monologo da seguire, raggiungendo rapidamente la stanza in cui si trova il personaggio.

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Ad ogni personaggio è infatti affidata una stanza della struttura del Convento di San Domenico ed è proprio questo uno degli aspetti che diverte maggiormente il pubblico: viviamo il tempo di chi di tempo ne ha poco ma, se corriamo per gioco, la musica cambia.

Il nostro percorso inizia nel Chiostro, non ci spostiamo dunque, è Amleto / Orazio Cerino a venire da noi.

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Illuminato da due smartphone, sembra avere inizio il celebre monologo del Principe di Danimarca che tutti conosciamo, riscritto per l'occasione dal giovane drammaturgo Cristian Izzo: "S3 o non S3" e il resto non è silenzio, anzi. Un Amleto molto contemporaneo racconta il moderno rapporto dei personaggi del suo dramma con la tecnologia: da un'Ofelia dalla bacheca 'chiusa' a un Polonio intento a taggarla e troppo stupido per comprendere quanto i suoi sforzi siano vani. Esilarante l'idea di un Claudio fashion blogger/ web influencer e delle guardie alle prese con le puntate di Game of Thrones (con tanto di fantasma rivelatore di spoiler al seguito): le trovate sono tante, ma svelarle tutte sarebbe un peccato... Basti sottolienare la capacità di Cristian Izzo di analizzare e sintetizzare la modernità con tanto acume da rendere il monologo adatto a tutti, aperto ad ogni livello di lettura e perfetto per il suo interprete, Orazio Cerino. Ne vorremmo ancora, ma è proprio questo il bello!

Saliamo le scale e troviamo un Bottom/ Luigi Credendino dal volto coperto con una busta del pane adibita a copricapo per nascondere le orecchie da asino, sì, proprio quelle che lo stesso personaggio si ritrova sulla testa in Sogno di una notte di mezza estate per uno scherzo di Puck.

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Questa, però è un'altra storia: Luigi Credendino dialoga direttamente con il pubblico, raccontando delle sue antiestetiche propaggini uditive comparse in seguito alle notti brave, trasformate nella rilettura di Mirko Di Martino in un moderno andare a zonzo con gli amici e nell'hobby di attore 'della domenica', non certo per professione, ché qui si parla di persone serie, e cito la sottile autoironia di cui il gioco è parte. Diverte il dialogo di Bottom, rispettivamente, con la moglie e con il medico, quasi più preoccupati di fornire consigli su come fronteggiare l'età che avanza che di ascoltare le sue lamentele in merito al 'Problema'.

Suona ancora la campana e scegliamo di assistere al monologo di Frate Lorenzo/ Pino L'Abbate da Romeo e Giulietta.

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Qui l'autore, Fabio Pisano, non riscrive la tragedia, decide piuttosto di seguire uno dei personaggi dopo il finale, per la resa dei conti con il suo 'diretto superiore'. A chi, se non a Dio, è demandato il giudizio dell'operato di Frate Lorenzo? Che fosse nel giusto o meno ai tempi della vicenda è dato solo alla potenza divina stabilirlo, d'altronde l'abito talare così vuole. Da questa premessa nasce un dialogo concitato tra Frate Lorenzo, interpretato da Pino L'Abbate, e Dio, in cui l'imputato tenta di difendersi dalle sue colpe parlando e straparlando quasi con se stesso. Si evidenzia la natura molto umana di uno dei personaggi più interessanti di Romeo e Giulietta, simbolo della fondamentale importanza dei comprimari nell'opera shakespeariana, e dell'amore che, sul finale, ci viene ricordato che troppo spesso concide con dolore e morte, oggi come ieri.

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Ultimo, per noi, il monologo di Caterina, secondo Diego Sommaripa novella donna napoletana borghese vegana e intrattabile, alle prese con le canoniche pene d'amore da Bisbetica domata ai tempi di Facebook. Troverà l'amore o preferirà lamentarsi del suo servitore e della macchia sulla nuova camicia troppo costosa per esser rovinata da una volgare parmigiana? La interpreta Titti Nuzzolese che diverte e coinvolge il pubblico in un deja vù moderno di scene a cui assistiamo quotidianamente sui nostri 'schermi'.

Questi i nostri quattro monologhi, restano ancora il Mercuzio (Marco Palumbo) rivisitato da Luisa Guarro, la Desdemona (Roberta Misticone) vittima di femminicidio secondo Maurizio D. Capuano, Lady Macbeth (Ivana D'Alisa) riscritta da Viola Pereira e lo Shylock (Peppe Romano) di Francesco Rivieccio.

La scelta è ardua ma, come sempre, l'importante è che persista, anche nella serata di Napoli - Milan, perché questo esperimento è quantomai interessante nel suo essere corale, interattivo e contemporaneo all'interno di un luogo da scoprire e riscoprire, come il Convento di San Domenico Maggiore.

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Emma Di Lorenzo

I leave to others the conviction of being the best, for me I want the certainty that in life you can always improve.

 Marilyn Monroe

 

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