Arrivederci piccole donne

Lunedì, 22 Agosto 2016 00:00
  

Partiamo da questo: io amo Piccole Donne. Tanto. È uno di quei romanzi che hanno segnato il periodo della mia infanzia al confine con l'adolescenza; mi ha fatto ridere, piangere, ragionare, conoscere. Il ricordo più intenso che ho è la rabbia profonda che provavo contro Jo per aver rifiutato l'amore di Laurie: quel giorno d'estate, stesa sul mio letto, singhiozzavo di rabbia come se non ci fosse un domani, bagnando le pagine del mio Le piccole donne crescono tascabile.

Vi sembrerà comprensibile, allora, che quando ho trovato a distanza di tanti anni questo libro di Maecela Serrano che si rifaceva al grande classico lo abbia comprato senza esitazione. Non me ne sono pentita, è stata una lettura interessante, però devo ammettere che il paragone voluto dal titolo è stato arduo per me. E sapete perché? Perché la presunta Jo di questa versione – Ada – non mi piace per niente. Anzi, mi sta davvero antipatica! E non posso concepire un Piccole Donne in cui Jo non sia il mio personaggio preferito. Ma andiamo con ordine.

 

Nieves, Ada, Luz e Lola sono quattro cugine che nascono in Cile negli anni cinquanta e sessanta. Passano ogni estate al Pueblo dal nonno, in compagnia del cugino Oliverio e della zia Casilda, godendo dei semplici piaceri della vita di campagna. Ognuna di loro rispecchia una delle sorelle March, e Oliverio, neanche a dirlo, corrisponde a Laurie. La loro storia sarà sconvolta dal golpe di Pinochet, unito a tragedie familiari che porteranno alla partenza di alcune delle protagoniste per terre lontane. L'amore, ovviamente, insieme all'odio, guida le scelte delle cugine. E l'amore narrato in questo libro è più che altro una ossessione, quella di Ada per Oliverio, che non ha niente a che vedere con il sentimento che univa Jo e Laurie. Non c'è pace, è tutto più cupo, forse più reale direte voi, più contemporaneo, tra voli internazionali e sesso libero, divorzi e spinelli. Manca quella freschezza trasmessa dalle pagine di Piccole Donne, che permaneva anche quando si affrontavano argomenti seri. E soprattutto, per la prima volta in assoluto, posso affermare con certezza di preferire questa Amy a questa Jo: sì, qui Amy merita di vincere Laurie alla fine, eccome se lo merita! Perché Lola è una donna che ha lottato per ottenere quello che ha, per invalidare lo stereotipo della bionda bella e stupida, per superare i dolori giovanili spesso provocati proprio dal comportamento di Ada. E Ada cos'è? È una donna in fuga perenne, terribilmente egocentrica ma convinta che la letteratura basti a mascherare e a giustificare tutto, ossessionata dalla passione giovanile per Oliverio, insoddisfatta della sua vita e crudele verso quelle degli altri. Non trovo niente di Jo in questo ritratto, se non l'amore per i libri. Jo è un personaggio facilmente amabile, Ada il contrario.

 

Poi mi rendo conto che questo è un altro romanzo, piacevole e appassionante a modo suo, che si ispira al classico ma non è il classico vero e proprio. Meno male. Allora me lo posso godere, sviluppando anche un certo interesse per la storia del Cile, e sono in pace. Come quella che mi auguro abbiano trovato, alla fine, le protagoniste, anche se non ne sono poi troppo sicura.

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Valeria Lotti

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto." Italo Calvino

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