"Who needs actions when you got words?": Apologia semiseria di "Pokémon Go"

Domenica, 24 Luglio 2016 08:40
  

Ci risiamo.

 

Appena un gioco/programma/applicazione/ristorante/modo di vestire ha successo, spuntano i moralizzatori e gli haters, pronti a metterci in guardia sui pericoli o la malvagità intrinseca dell'ultima novità.

 

"Peras imposuit Iuppiter nobis duas: - scrisse Fedro - propriis repletam vitiis post tergum dedit, alienis ante pectus suspendit gravem." Il che testimonia come un simile comportamento sia vecchio come il mondo (almeno quello classico!), tuttavia devo scrivere ancora il mio articolo di luglio e quale argomento migliore, visto che gli Europei sono finiti da un pezzo ormai?

 

«Allons-y!» come direbbe il Dottore e cerchiamo di capire le argomentazioni di chi odia Pokémon Go (ma come si possono mai odiare Bulbasaur, Charmander, Squirtle  e gli altri?).

 

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1) «È pericoloso: stando col naso nel cellulare vi farete male.» Vero, io stesso la prima sera ho colpito questo affare,

 

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ma i fautori di questa argomentazione sembrano dimenticare che i più giovani stanno comunque col naso nel cellulare tra social networks, messaggistica istantanea, e-books (ceeeeeeeeeeeeeeeeeeeeerto) e altri giochini. Certo, PG richiede - in teoria - maggiore attenzione e quindi il rischio aumenta, ma l'antidoto è il semplice buonsenso: prestare attenzione e giocare responsabilmente. Come per gli alcolici, o le macchinette da bar contro le quali non ho riscontrato lo stesso astio.

 

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2) «È una fesseria.» Opinione non fatto. Ma ragioniamo per assurdo un attimo e accettiamola come tale. Per me i reality sono una fesseria, i talent sono una fesseria e soprattutto gli scooteroni sono una fesseria ma non ricordo costantemente a chi la pensa diversamente che coi soldi di un Tmax si compra una Nightster, o che le emozioni del cambio manuale e del rombo di una Harley sono inimitabili. Al limite inforco la moto e scelgo una strada tutta curve per fare qualche bella scalata come piace a me, senza, ripeto, senza deridere o rompere le scatole a chi non la pensa così. È tanto chiedere il medesimo trattamento?

 

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3) «È nocivo e antisociale: sempre a pensare a quei così mostriciattoli invece di vivere la vita.» Rispondere a questa è fin troppo facile che quasi quasi chiedo a uno dei gatti di farlo per me. Se prima i videogiocatori più incalliti non vedevano la luce del sole per giorni (è capitato anche al sttoscritto, l'ultima volta con Ocarina of Time), gli utenti di PG devono camminare e camminare e camminare. Ad esempio, alcune uova, per schiudersi, richiedono al player di percorrere anche 10km! Certo, non vanno fatti tutti assieme, ma comunque spingono i ragazzi a usare le loro gambe, dal momento il gioco non tiene conto degli spostamenti fatti al di sopra di una certa velocità (auto, moto, bus, cammello, zampalunga, ecc...) Per quanto riguarda l'essere antisociale, date uno sguardo alle palestre (dove i giocatori si riuniscono) e ditemi se non si fraternizza. Come dite? Socializzare con i Pokémon è una fesseria? Tornate al punto 2. Senza passare dal «Via!» e senza ritirare le 20.000 Lire.

 

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4) «È un gioco stupido: i veri capolavori sono altri.» Solo un pazzo potrebbe affermare che PG sia dotato dello stesso spessore o profondità di Heavy Rain o Dear Esther o The Last of Us (tanto per dirne tre che lasciano Hideo Kojima fuori dall'equazione), ma vi invito a fare un salto indietro tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo. Le innovazioni tecnologiche come la radio, il telefono, il grammofono, la fotografia o la radiografia mettevano l'accento sui limiti dei nostri sensi, aprendo contemporaneamente la strada a nuovi modi per percepire ed interpretare la realtà; una delle correnti che più trasse ispirazione da una simile condizione fu il Modernismo (per approfondire date uno sguardo a The Senses of Modernism. Technology, Perception and Aesthetics di Sara Danius), che diede vita ad alcuni dei maggiori prodotti culturali della storia dell'umanità. Ora, del legame tra Modernismo (e Postmodernismo!) e videogiochi se ne è già discusso, quello che mi preme sottolineare qui è che anche PG apre la strada a nuove contaminazioni tra videogioco, realtà e realtà aumentata. Se consideriamo inoltre che PG sta a questa nuova generazione di prodotti come PONG sta ai videogiochi tradizionali, non c'è bisogno di essere un genio per capire che le possibilità di fruttuose contaminazioni estetiche sono virtualmente illimitate. Certo l'hater medio non ci arriverà, ma pazienza...

 

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5) «È una forma di controllo di Google e della CIA: sanno tutto su di te tramite le immagini della tua fotocamera!» Permettetemi di citare Homer Simpson per rispondere a quest'ultimo punto:«I am not going to dignify that with an answer.»

 

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Gotta catch 'em all!

 

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P.S.: Se non sapete cos'è uno Zampalunga (o Tallstrider in Inglese), eccolo qui:

 

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Ultima modifica il Domenica, 24 Luglio 2016 10:21
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Gabriele Basile

I don't believe in many things, but I do believe in duct tape.

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