Gli effetti di "Pokémon Go" su persone apparentemente sane

Martedì, 19 Luglio 2016 07:17
  

Sono giorni che li vediamo armeggiare con il loro smartphone, muovendosi con un'andatura circospetta e mantenendo uno sguardo vitreo, fisso sullo schermo. All'inizio pensavamo fossero la versione 2.0 della famiglia Cullen, quella appassionata di selfie panoramici. Non c'è voluto molto per capire che non erano dei succhiasangue, ma che loro stessi erano stati risucchiati; e da un telefono! Di chi stiamo parlando? Ma degli intrepidi giocatori di Pokémon Go!


In Italia da venerdì, Pokémon Go ha fatto la sua apparizione sui dispositivi a partire dal 6 Luglio, quando è stato ufficialmente lanciato negli Stati Uniti. Il gioco consiste nel catturare quanti più Pokémon possibile, e allenarli per renderli più forti, così da sfidare altre squadre in un combattimento. La caccia si svolge raggiungendo fisicamente le bestioline indistinte, le quali, grazie alla fotocamera del telefono, possono essere geolocalizzate un po' dappertutto. Una valida alternativa ad un cinema, ad una serata rimantica o in genere alla vita, insomma! E definire il suo successo come "clamoroso" è un eufemismo.

 

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La popolarità di Pokémon Go ha raggiunto livelli tali da far balzare alle stelle il valore delle azioni della Nintendo, salite del 50% in una sola settimana. Giornali, siti di notizie, programmi TV, commenti sui social: della battaglia all'ultimo Pokémon ne parla veramente chiunque, coinvolgendo grandi e piccini, persone comuni e celebrità.


Gli effetti che una baraonda tale ha generato sulla nostra quotidianità? Presto detto. Dalla data di pubblicazione del gioco, ecco un proliferare di selfie mentre si accarezza uno Snorlax, di screenshot compulsivi con i risultati ottenuti, di foto di Pidgeot che compaiono nei luoghi più disparati, dalla fila alla posta ad una bara. E, mentre stai trascorrendo una tranquilla serata con gli amici, eccoli fuggire tutti nella stessa direzione; un'emergenza, un terremoto? No, è solo comparso Jigglypuff su di una panchina.


E queste non sono le maggiori bizzarie a cui il gioco ha dato luogo; secondo le testimonianze dei vari forum, c'è chi per pubblicare sui social la foto di un Pokémon apparso in ufficio, ha violato la politica aziendale e ha perso il lavoro. C'è chi, nel Missouri, è stato irretito nella trappola di un gruppo di malviventi, che intercettava gli spostamenti dei giocatori per rapinarli. Una diciannovenne del Wyoming, per catturare un Pokémon, si è addirittura imbattuta in un cadavere.


Insomma, non possiamo che nutrire qualche perplessità nell'assistere alle sfide a colpi di sfere Poké dei nostri amici sposati e con figli. Tuttavia, oltre ad augurarci che l'allenamento non li intrattenga mentre sono al volante, e che questo improvviso ritorno al duemila non porti con sé anche i pantaloni a zampa di elefante, dobbiamo essere sollevati. Per una volta, un videogame porta le persone fuori casa! Speriamo che il prossimo le induca anche a guardarsi in faccia.

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