Il lungo viaggio di una chemise. Fabrizio Casu presenta il suo libro all'Isola che c'è.

Lunedì, 04 Luglio 2016 20:49
  

Che cos’è il lungo viaggio di una chemise? È la biografia di un capo d’abbigliamento - la chemise, appunto - la camicia bianca che da sottoveste diventa abito alla moda. È il desiderio di dar vita ad un libro che non sia soltanto un viaggio attraverso la storia del costume di un’epoca, ma una fusione di tre generi letterari: biografia, manuale di storia e saggio sociologico. Un’opera “trans gender” nel senso letterale del termine. Così Fabrizio Casu, di professione fashion designer, racconta la genesi della sua opera nell’accogliente e sognante cornice dell’Isola che c’è.

Il viaggio della chemise si svolge in un momento di grande fervore storico e sociale. Esso inizia nel 1783, anno in cui il dipinto di Elizabeth Vigée Lebrun, che ritraeva la regina Maria Antonietta in un’impudica chemise, fu esposto al Salon de Paris, suscitando orrore tra gli astanti. Pochi anni dopo, nel 1789, la scintilla rivoluzionaria diede fuoco alla Francia e incendiò gli animi di tutta l’Europa. La chemise, sebbene fosse stata additata negativamente per la sua indecenza, riuscì a raggiungere in questi anni di eccitazione rivoluzionaria i salotti delle donne europee più in vista, radicalizzandosi a tal punto nel mondo della moda, che già durante la Restaurazione post-napoleonica aveva ormai perso quel fascino anticonformista per cui era nata.

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Ad aprire l’incontro con Fabrizio Casu all’Isola che c’è, è l’estratto recitato da Luisa Aiello (rigorosamente in chemise). A incorniciare la presentazione multimediale del libro offerta dall’autore, sono, invece, gli intelligenti interventi di Marina Salvetti “la morbosa”, come suole definirsi per il suo interesse morboso alla vicenda di Maria Antonietta, e la giornalista Ornella d'Anna (direttrice della rivista LadyO), che ha posto l’accento sulla figura della donna in relazione a ciò che indossa nell’ideologia contemporanea.

Esiste nel guardaroba del novecento un capo d’abbigliamento capace d’eguagliare per innovazione e velocità di diffusione la chemise? Si domanda il moderatore della presentazione, Claudio Finelli, e la risposta dell’autore è: “No”. Non esiste capo d’abbigliamento dopo la chemise che abbia condotto ad un nuovo tipo di rivoluzione. I blue jeans, le minigonne, i pantaloni a zampa d’elefante, ognuna di queste pseudo-rivoluzioni nel campo della moda non fanno che ripetere ed emulare gli stessi motivi che, tra sette e ottocento, resero la chemise tanto in voga: provocazione, sensualità, affermazione di una personalità e di un’individualità visibilmente femminili.

Raccontando la storia e il viaggio della chemise, Fabrizio Casu guida il lettore attraverso l’Europa a cavallo tra XVIII e XIX secolo e svela interessanti nozioni ed aneddoti su questi anni che hanno rivoluzionato il panorama sociale e culturale dell’Occidente.

 

A seguire, alcuni scatti della fotografa Paola Salvetti.

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