Il tempo di Blanca. La silenziosa storia di una donna cilena di buona famiglia

Mercoledì, 08 Giugno 2016 00:00
  

Un ictus, sopraggiunto nel mezzo di un pomeriggio tra amiche, paralizza Blanca e le porta via per sempre la capacità di esprimersi. I medici parlano di “afasia”, ovvero l’impossibilità di formulare un discorso che sia esso fatto di parole, scrittura o gesti. Questa è la dolorosa immagine di apertura del romanzo di Marcela Serrano, Il tempo di Blanca. Il racconto di una paresi, un blocco fisico ed emotivo, sopraggiunta nel momento in cui la protagonista del romanzo aveva tante cose da raccontare. Il muto ricordo della vita di Blanca - sconvolta, alterata ed infine spezzata - occupa tutto lo spazio narrativo del romanzo.

 

Nei primi quarant’anni della sua vita, Blanca ha vissuto imbavagliata dal rigore aristocratico della sua famiglia cilena, in cui i compiti e i ruoli di uomini e donne sono ordinati in precise ed infrangibili categorie. Il mondo di Blanca sembrava essere tutto qui, tra la scelta di un buon arredamento per la sua lussuosa casa a Santiago del Cile e il lavoro come insegnante volontaria in chiesa; tutto funzionava bene finché certe regole venivano rispettate, finché non arrivò Sofia. Sofia, psicoterapeuta che lavora per soldi, già sposata con un altro uomo e allo stesso tempo impegnata in una nuova storia amorosa con Alfonso, fratello e alter-ego maschile di Blanca, costituirà l’elemento distruttivo del suo ordine, del suo impeccabile lavoro di moglie e mamma. Sofia condurrà Blanca alla scoperta di un nuovo circuito di esistenze, che da sempre ruotava attorno alla sua vita, ma di cui Blanca non si era mai accorta. È il mondo di Victoria, di Bernardo, del Gringo, dei loro drammi, dei loro passati, delle loro lotte. Un mondo in cui la povertà, la violenza e gli orrori subiti dalle famiglie superstiti dei desaparecidos esistono davvero e non sono solo fiabe dei sobborghi.

 

Il tempo di Blanca è un tempo immobile che si insinua tra due realtà completamente opposte: il mondo muto, severo, aristocratico della sua famiglia e quello dei pomeriggi passati a sorseggiare il mate della signora Yolanda, in cui si bevono fiumi di tequila alle feste e in cui si scende in piazza e si assiste alle rivendicazioni strazianti delle vittime del governo. A quarant’anni Blanca si scopre diversa da come ha sempre creduto di essere. Non è più la donna che conduce una sterile vita di moglie ubbidiente, ma non si lascia neanche inghiottire completamente dal ritmo vorticoso della vita di Victoria, o da quello lento e malinconico dei libri del Gringo. Egoisticamente, Blanca ruba ad ognuno di questi due mondi un momento di felicità, una fonte di benessere: dal primo, le carezze alla sua bambina, Trinidad; dal secondo la passione carnale del Gringo. Ma la dualità non è fatta per una donna limpida e innocente come Blanca e prima o poi il filo su cui si gioca la sua nuova vita è destinato a spezzarsi.

 

Attraverso le non-parole di Blanca, Marcela Serrano racconta il Cile devastato dalla dittatura di Pinochet, il Cile dei desaparecidos, dei racconti strazianti delle famiglie perseguitate davanti alla Commissione Rettig. Un libro ricco di stimoli, di commozione, di malinconiche riflessioni sulla vita e su tutto ciò che spesso consideriamo lontano da noi, e che invece è solo a qualche isolato di distanza.

 

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