Ustica: le verità di Martinelli sulla strage

Lunedì, 02 Maggio 2016 00:00
  

La strage di Ustica è un incidente aereo avvenuto il 27 giugno del 1980 nel quale hanno perso la vita 81 persone. Le circostanze dell’evento sono ancora oggi misteriose. Inizialmente si parlò di cedimento strutturale, poi di una bomba, poi ancora di collisione. Il 22 ottobre 2013, la sentenza n.23933 della Corte di Cassazione affermò che la caduta dell’aereo fu causata da “un missile lanciato da aereo militare ignoto”. Negli anni, inchieste e processi misero in luce un insabbiamento delle prove dell'accaduto da parte di alte cariche dell'aeronautica che, secondo la sentenza della Cassazione di cui sopra, furono responsabili di “un'intenzionale attività di inquinamento del materiale probatorio”. In contrapposizione al becero oscurantismo che ha caratterizzato questa strage, il film “Ustica” del regista Renzo Martinelli descrive l’implacabile sete di verità che nasce in chi è stato colpito direttamente o indirettamente da questo evento. Una voglia di sapere e di capire che contagia anche lo spettatore, che diventa partecipe di ciò che accade sullo schermo. I contenuti storicamente sensibili del film poggiano su 5.000 pagine d’inchiesta condotta dal giudice istruttore Rosario Priore e conclusa nel 1999 con una sentenza-ordinanza che vedeva in una “quasi collisione con un aereo militare” la causa della strage. Così, indizi, prove e congetture vengono unite in un puzzle doloroso da accettare. Attraverso le conversazioni dei personaggi, Martinelli è abile nel fornirci le possibili coordinate geopolitiche all’interno delle quali va inserita la strage. Ad esempio viene messa in bocca all'onorevole Fragalà una frase storica di Giulio Andreotti: “l’Italia ha una moglie americana ed un'amante libica”. Risulta ostico realizzare che tipo di connessione possa esserci fra la strage e questa frase. In realtà è l’estremità del velo di Maya che sta per essere sollevato. Negli anni '70/'80 la Libia di Gheddafi, alleata dell’Unione Sovietica, era sia in guerra contro Francia e USA, membri alleati dell’Italia all’interno della NATO, sia la principale fornitrice di gas nel territorio italiano. Dunque, se ai tempi di Jackson Brown e Michael Jackson avevate voglia di un caffè e accendevate il gas, questo veniva dritto dritto dal colonnello Gheddafi. L’Italia, in cambio, sembra permettesse agli aerei da combattimento libici, i Mig, di raggiugnere la Jugoslavia attraversando lo spazio aereo italiano (spazio aereo NATO) al fine di svolgere le attività di manutenzione, dato che questi caccia erano proprio di fabbricazione jugoslava. Ma in che modo l’Italia avrebbe coperto l’attraversamento di uno spazio aereo NATO da parte dei caccia libici? Attraverso un escamotage che il giudice Priore definisce, in un'intervista rilasciata a “L’Unità” nel 2016, “prassi consolidata e conosciuta da tutti”. In pratica, il giudice sostiene che fosse concesso ai Mig libici di volare più bassi degli aerei di linea cosicché i radar delle torri di controllo dell’epoca non sarebbero stati in grado di captare la loro presenza. Secondo Priore: “È ipotizzabile che l’aereo civile DC 9, partito da Bologna, sia stato agganciato da un Mig libico nei pressi di Firenze […] quel giorno c’era un'intensa attività militare nei cieli del Mediterraneo […] era in volo anche l’Awacs, il potente radar con visione top-down che avvista l’intruso e dà l’allarme. A questo punto il giudice parla di un “inseguimento” fra due caccia americani e il Mig libico. Questa tesi spiegherebbe molte cose, come il ritrovamento di un Mig libico schiantatosi a Castelsilano un mese dopo la strage, oppure la fusoliera di un aereo militare americano e due salvagenti dell’aeronautica militare Usa presenti accanto ai rottami del DC 9 la mattina seguente. Ma le prove giuridiche incontrovertibili di ciò non esistono. È qui che il cinema supera la giurisprudenza nella corsa verso la ricerca della verità, poiché, al di fuori della rigida formalità del diritto, ciò che è ovvio può essere vero, anche se non dimostrabile.

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