Coppélia di Petit: un rigenerato incanto al San Carlo

Lunedì, 11 Aprile 2016 00:00
  

Ho sempre visto, oserei dire, “vissuto” un’altra Coppélia. E di anno in anno, quest’ “altra” Coppélia mi ha accompagnato per divenire un’impressione, poi una convinzione: la mia Coppélia, la mia visione di questo balletto non tradisce nessuno. È solo e semplicemente il mio modo di partecipare a questa danza». 

 

Roland Petit


Ottobre 1977, sul palcoscenico del San Carlo compare una tela, firmata Ezio Frigerio, forse una strada viennese, tante finestre, una bambola dagli occhi di smalto. È la Coppélia del parigino Roland Petit, il genio de Le jeune homme e la mort, del pipistrello, di una rivoluzionaria Carmen e, perché no, di quel piccolo capolavoro di Les Forains, luogo di poesie e raffinato ingegno.
Allora Petit celebrava al San Carlo la sua nuova diva, una Coppélia rigenerata, fantasiosamente rivoluzionaria e sempre nuova; dopo quarant'anni dal suo debutto sancarliano e solo pochi anni di assenza, tornano la meraviglia assoluta e la dolcezza di questa Coppélia, per tutti irresistibile e attraente.
Il protagonista è Coppélius, un affascinante viveur beau rapito da un autentico amore per la giovane Swanilda. Coppélius è il narratore, è lui a raccontarci la storia, seguendo la linea del suo disperato amore, folle e meraviglioso, che si consuma tutte le sere in un segreto e patetico valzer con la bambola, Coppélia, costruita per sopperire al desiderio amoroso, per accarezzare un'illusione, un sogno, e abbandonarlo poche ore dopo, quando le candele si spengono e la musica tace. Una storia, quella di Petit, che fa ridere e piangere, intrisa di spontanea identità artistica e di accurata analisi psicologica espresse in un finale tragicomico, con i due giovani Swanilda e Frantz felicemente innamorati, e Coppélius desolato, con i pezzi della sua Coppélia distrutta tra le mani.
Azzardo e amore hanno guidato Roland Petit nell'ideazione di questo capolavoro, un ritratto della bella Zizi, moglie e musa del coreografo Parigino che, a causa di un infortunio, non potè danzare il ruolo di Coppélia. Ecco il valzer con la bambola, ecco uno degli elementi che più rappresenta l'illimitato flusso artistico di Petit, che fa del suo disagio una delle scene più belle dell'intero balletto.
Mercoledì sera il sipario si è chiuso nel trionfo assoluto, nell'ovazione che premia, su tutti, il Coppélius di Luigi Bonino, allievo prediletto di Roland Petit e supervisore coreografico. In lui oggi rivive tutta la genialità del Maestro Petit, a lui ne sono affidate la forza creativa e la tecnica, entrambi elementi limpidi nella sua esecuzione.
Dimitrij Sobolevskij è Frantz, un giovane ingenuo e innamorato, perfettamente caratterizzato dal ballerino russo che sfoggia una tecnica solida oltre che una leggerezza straordinaria. Ksenya Ryzhkovainterpreta incarna tutta la spontanea leggerezza di Swanilda, troppo bella e giovane per abbandonare il suo mondo incantato, ricco di dolcezza e di spontanea ingenuità, di vezzi e abitudini lontani dal mondo del mago innamorato.
La Ryzhkova ammalia per la sua generosa espressività, lasciando alla tecnica uno spazio marginale, una cura approssimativa che indebolisce la sua esecuzione.
Al meraviglioso intreccio emotivo che Petit crea, si aggiunge tutt'altra cornice, rappresentazione autentica di un gusto nuovo, di uno stile tra vie bohème e cinema d'avanguardia, che si impone in palcoscenico tra soldati e ragazze frou-frou, interpretati da un ispiratissimo corpo di ballo, che danza al suono di una partitura rimaneggiata in diverse parti, come quella introduttiva, ricca di humor e di sensazionale capacità descrittiva, immagine di una città affollata e frenetica, lontana dall'allegra e pesante società campagnola tradizionalmente rappresentata.
Alla guida dell'orchestra è il britannico David Garforth, attento direttore di un'orchestra in splendida forma, che sostiene la danza con sanguigna energia e fraseggio dettagliato. Coppélia di Roland Petit è un sorprendente meccanismo che stupisce per la sua perfezione, opera di un artista lontano dalle contorsioni astruse e sofisticate, un intenditore del dettaglio alla continua ricerca dell'elemento semplice e rivoluzionario, del dialogo perfetto e funzionale tra danza, partitura e scene, un connubio al vertice della perfezione armonica ed espressiva, sempre toccante per la sua autenticità, oggi testimonianza vivente della sua preziosa visione.

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