Mariotti al San Carlo: un sogno interrotto

Giovedì, 07 Aprile 2016 00:00
  

Domenica sera, il Teatro di San Carlo proponeva ai tanti ascoltatori accorsi una serata sinfonica sotto la bacchetta del Maestro Michele Mariotti, reduce dai tumultuosi Foscari scaligeri e giunto al San Carlo ispiratissimo, pronto ad affrontare due partiture schubertiane e... un'epidemia di tisi di ispirazione, si sa, pucciniana.
Affascinante il preludio di tosse e ringtones che ha aperto la serata, da parte di un pubblico oramai artisticamente autonomo, quasi accolto da un'ovazione del Maestro e dell'orchestra intera, pazientemente in attesa.
Paziente Mariotti, pazienti anche noi... le prime note dell'incompiuta di Schubert avvolgono il pubblico, sensazionalmente dissolte nella grande sala, danno per prime voce ad una sinfonia ancora di difficile comprensione, ancora inspiegabilmente terminante, come la regola non vuole, ancora, silenziosamente e quasi di nascosto, criticata.
Mariotti è attento ai respiri travolgenti della partitura , conferendo all'esecuzione un velo di disincanto ed onirismo, misuratamente aggiunti ad una rigida fedeltà al metronomo.
Godibile il dettagliato connubio tempo-fraseggio, punto di forza di un'esecuzione che vede il suo più grande difetto in un disaccordo tra ottoni e viole, talvolta in contrasto bellicoso, oltre che in una coesione non sempre stabile degli archi. Mariotti sceglie dunque una lettura tortuosa e audace, cosciente degli ostacoli e delle pretese della partitura schubertiana, ma mai tanto rigida da far intuire distacco. Interpretazione e rispetto, insieme, di una partitura in cui si intrecciano stili diversi, antitesi emotive e sensazioni lasciate da un uomo sottoposto al fardello di un'Europa che progettava in quel tempo le sue innovazioni. E Mariotti non lascia niente al caso, progetta un'esecuzione nitidissima, pignola, forse troppo per un pubblico freddo, per una platea gelida che accoglie con sufficienza la prima parte della serata.
Un clima surreale avvolge la seconda parte, in cui il Maestro propone l'esecuzione della messa n.6 per 6 soli, coro e grande orchestra, di difficilissima reperibilità e di storico insuccesso, eseguita al San Carlo nella stagione 2005/06, e ritornata al Massimo non esente da critiche ed aspri dissensi nelle discussioni post concerto.
Mariotti anima la partitura conferendole scultorea solennità, con particolare attenzione al sostegno del coro preparato dal Maestro Marco Faelli e delle voci soliste, in particolare i Tenori Alessandro Luciano e Anicio Zorzi e le cantanti Alessandra Marianelli e Monica Bacelli, soprano e mezzosoprano, tecnicamente preparate, chi più chi meno. Bene anche il basso Michele Pertusi, abituè pesarese e storico grande interprete rossiniano. Mariotti regge nella media il confronto con la partitura del giovane Schubert, conferendole vigore e potenza, ma non riuscendo certamente a stravolgere la tendenza alla distrazione di una compagine artistica carente di cura al dettaglio.

Una cura che Mariotti rincorre fino alla fine, a corde ancora tese, nell'apparente silenzio della sala, sommersa poi da un fastidioso scroscìo di applausi inopportuni e sbrigativi, ai quali il Maestro reagisce con dovuta stizza.
Tra gli applausi gelidi di un teatro in fuga, si conclude una serata fatta di bella musica e di variazioni su tema...talvolta epidemiche. 
Le maschere sono pregate di accompagnare le signore alla carrozza.. Schubert può aspettare..

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