Letizia Battagia e Francesco Francaviglia. Quando la fotografia è documento, testimonianza e impegno sociale.

Martedì, 15 Marzo 2016 00:00
  

Lunedì 21 marzo sarà il primo giorno di primavera, ma il 21 marzo, da tempo ormai, dal lontano 1996, è la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.  Il 21 marzo è il simbolo della rinascita, della speranza che si rinnova; il 21 marzo è occasione di incontro con i familiari delle vittime che in Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie hanno trovato la forza di risorgere dal loro dramma, elaborando il lutto per una ricerca di giustizia vera e profonda, trasformando il dolore in uno strumento concreto, non violento, di impegno e di azione di pace.

 

Quest’anno la XXI Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie, si svolgerà a Messina e contemporaneamente in altre città di Italia . Non solo una marcia in ricordo delle vittime, ma anche incontri con i familiari, seminari e un momento ecumenico di ricordo delle vittime.

 

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Il ricordo delle vittime delle mafie è un tema molto importante che si sta trovando spazio in diversi ambiti, in alcuni sentiti meno, in altri di più, come accade nel mondo della fotografia. Molti esperti del settore hanno dedicato parte della loro vita, del loro lavoro a cercare in qualche modo giustizia, al racconto delle vittime delle mafie. Prima fra tanti Letizia Battaglia, definita da molti come la fotografa della Mafia.

 

Nata a Palermo il 5 marzo 1935, Letizia Battaglia, dedica la sua intera vita alla fotografia. La fotografia, è per lei documento, interpretazione, testimonianza. «L'ho vissuta come acqua dentro la quale mi sono immersa, mi sono lavata e purificata - scrive la fotografa nella prefazione del suo libro “Diario”- l'ho vissuta come salvezza e verità».  

 

Dopo la sua formazione e una parentesi, nel 1974, a Milano, ritorna nella sua città natale e da vita, insieme a Franco Zecchin, l’agenzia Informazione Fotografica iniziando a documentare quelli che diventeranno gli anni di piombo della sua città. I riti, le tradizioni, la povertà, la speranza ma anche i politici, i mafiosi, i giudici e i poliziotti: da Piersanti Mattarella a Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, da Salvo Lima a Vito Ciancimino, da Leoluca Bagarella a Giulio Andreotti e Nino Salvo. Fino al 1992, quando, dopo i tragici fatti, decide di non voler più fotografare i morti ammazzati.

 

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C’è tutto questo negli scatti della fotografa palermitana in mostra fino all’8 maggio 2016 negli spazi di ZAC- Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo. Un rapporto di amore ed odio, come spesso accade con la proprio città che spesso emerge dai suoi scatti. «Con Palermo c’è sempre stato un rapporto di rabbia e di dolcissima disperazione. La sento malata e mi fa arrabbiare. Io vorrei andarmene ma non ci riesco, la amo morbosamente e ho ancora molte cose da fare nella mia città».

 

 

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La mostra, da titolo Anthologia, è curata da Paolo Falcone, con oltre 140 immagini così diverse esposte insieme per la prima volta, immagini che raccontano la doppia vita di Letizia Battaglia. «Una mostra antologica che mette in luce i diversi aspetti del lavoro di Letizia Battaglia; concepita come un unicum polifonico dove amore e dolore, sangue e compassione, tragedia e sogno si mescolano in un percorso dal forte impatto emotivo, riflettendo il suo coraggio e la sua grandezza» scrive Paolo Falcone.

 

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Ma c’è chi racconta l’altra faccia della stessa medaglia come Francesco Francaviglia con il suo progetto fotografico Le donne del digiuno. Il progetto nasce tra il 2013 e il 2014 per “rappresentare” quelle donne che nel luglio del 1992, all’alba della morte di Falcone e Borsellino scesero in piazza Castelnuovo, la piazza principale di Palermo per protestare, per dire no alla mafia, digiunando.

 

Ma chi sono queste donne? Il fotografo le definisce come «una pagina importantissima della risposta, da parte della società civile palermitana, al disegno stragista della mafia. Sono le donne che quel terribile giorno dei funerali degli agenti della scorta di Borsellino, mentre una folla immensa imprecava contro i politici, decisero di proclamare un digiuno nella piazza principale di Palermo. Sono donne che, allora come oggi, chiedono verità e giustizia. Denunciano, con richieste che allora apparivano azzardate, i silenzi e le complicità di chi, all’interno delle istituzioni, avrebbe dovuto impedire le stragi. Sono donne che di fronte al sangue dell’estate del ‘92 decisero di mettere in gioco, con un’azione collettiva, non solo la loro quotidianità, ma anche la loro fisicità*».

 

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Nei suoi ritratti le donne del digiuno si presentano con un’inquadratura stretta, una luce dura con i loro volti [ … ] che emergono dal nero, quello stesso nero che avvolge oggi la verità sulle stragi, con i segni del tempo che testimoniano una lunga storia di impegno civile, con delle forti sfocature che rendono protagonista assoluto il loro sguardo, testimone di un dolore ancora vivo*».

 

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Il suo impegno come fotografo contro le mafie non si è concluso con questo progetto: proprio su invito della fotografa Letizia Battaglia ha ritratto donne scrittrici, magistrato, sorelle o madri di vittime della mafia che hanno fatto della loro forza uno strumento di lotta e di denuncia; per poi concentrarsi su un nuovo lavoro che vede protagonisti quei magistrati, da Gian Carlo Caselli a Pietro Grasso, che si sono occupati dei grandi processi contro la mafia negli ultimi decenni.

 

 

*dichiarazioni riprese da un’intervista al fotografo su www.huffingtonpost.itwww.huffingtonpost.it

 

 

Questo articolo è un rifacimento di un precedente articolo pubblicato sulla stessa rivista

Ultima modifica il Martedì, 15 Marzo 2016 06:32
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Roberta Pagano

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