Berlinale 2016: considerazioni finali

Giovedì, 25 Febbraio 2016 07:13
  

Due giorni di pioggia incessante hanno accolto la vittoria dell'Orso d'Oro da parte di Fuocoammare, il documentario di Gianfranco Rosi sull'arrivo dei migranti a Lampedusa (per la recensione cliccare qui). Meryl Streep consegna il premio a Rosi affermando che il suo film è stato “il cuore della Berlinale” e, per restare in tema, il regista dedica la vittoria alla gente di Lampedusa “che apre il suo cuore a chi arriva sull'isola”.

D'altronde, questo festival ha la tendenza a premiare film che trattano di problemi politici attuali, come commentano alcuni media tedeschi. L'anno scorso, in occasione della premiazione di Taxi Teheran, il direttore del festival Dieter Kosslick aveva ribadito: “il nostro è un festival politico nel senso che siamo consapevoli di quel che succede nel mondo”.

E l'emergenza rifugiati è un problema domestico, non solo “qualcosa che succede nel mondo”: i tedeschi sono molto impegnati nell'accoglienza dei rifugiati (oltre a donazioni di vestiti e cibo, organizzano corsi di tedesco e giochi per i bambini). La vittoria di Fuocoammare, in ogni caso, fa piacere, sia per il tema trattato, sia per un pizzico di orgoglio italiano – era l'unico film nostrano in gara.

Orso d'Argento grande premio della giuria al film bosniaco Death in Sarajevo, e Orso d'Argento premio Alfred Bauer al lunghissimo film filippino A lullaby to the sorrowful mystery (485 minuti, non dico altro).

 

 2. rosi

Come sapete già, la Berlinale non è composta solo di film in gara, ma soprattutto di pellicole fuori gara e alcune meritano davvero di essere menzionate. Mahana, per esempio, produzione neozelandese che tratta di una famiglia patriarcale negli anni Sessanta, ci dona un vivido spaccato sociale e familiare maori dell'epoca, insieme a degli splendidi panorami. Gli attori protagonisti e il regista Lee Tamahori sono saliti sul palco dopo la proiezione, accolti dall'applauso entusiasta del pubblico. Un'altra première mondiale degna di nota è Lao Shi, del regista cinese Johnny Ma, film di nicchia ambientato in un'anonima città cinese in cui un uomo fa i conti con le tragiche conseguenze dell'aver agito in modo responsabile. Il regista ha precisato che la sua critica non è rivolta specificamente alla società cinese ma può essere adattata a qualsiasi altra, confidando di aver preso spunto da un fatto di cronaca del Sud Est Asiatico e di aver sviluppato la storia negli Stati Uniti.

3. mahana

 

Insomma, tanta cultura cinematografica alternativa e non, questo è il pregio del festival. Però non sono tutte rose e fiori alla Berlinale, e la mia osservazione negativa personale riguarda l'attesissimo film britannico Genius, per il quale ho sprecato quasi un'intera giornata e alla fine non l'ho visto, e come me altre centinaia di persone. La mia critica ovviamente non va al film in sé, ma alle disumane condizioni di vendita dei biglietti il giorno stesso della première: pochi alla volta, poi pausa di un'ora, poi un'altra decina, poi pausa di due ore, e avanti così fino al momento della proiezione. Trovo semplicemente sadico questo metodo di vendita, che costringe le persone a rimanere in fila nella speranza che più tardi spuntino altri biglietti. Perché non venderli tutti uno dopo l'altro così da evitare alla gente una estenuante perdita di tempo?

 

Confidando (inutilmente) in un miglioramento delle condizioni di vendita, vi do appuntamento all'anno prossimo sempre qui a Berlino!

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Valeria Lotti

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto." Italo Calvino

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