Comm’ è bella ‘a muntagna stanotte…

Sabato, 13 Febbraio 2016 00:00
  

 

Comm’ è bella ‘a muntagna stanotte,
Bella accussì nun l’aggio vista maie…

Così cantava una canzone dei primi del Novecento.
La montagna è il Vesuvio, il mote per eccellenza per i napoletani che nel termine esprimono l’affetto ma anche il rispettoso timore per la memoria delle sue ire devastanti.
Il Vesuvio domina e caratterizza in maniera inconfondibile il panorama di Napoli.
Le sue pendici scendono dolcemente restituendo un’immagine familiare e serena, ma sappiamo che la sua attività non è spenta e perciò viene monitorata senza interruzione. Non stupisce quindi che ’a muntagna sia presente già dal Quattrocento nelle carte topografiche, fino a diventare un soggetto predominante nel vedutismo del Settecento.
Questo secolo rappresentò un periodo particolarmente felice e vivo nella storia di Napoli, che godeva di una fama europea come città ineguagliabile soprattutto per tre fattori: la straordinaria bellezza del golfo, gli scavi di Ercolano e Pompei così illuminanti per la conoscenza dell’antichità, infine il Vesuvio, in cui sembrava incarnarsi un concetto tipico di questo secolo: il Sublime, cioè la natura che sovrasta con la sua forza terrificante.
Su Napoli convergevano viaggiatori diversi per l’affermarsi del Grand Tour, un viaggio in Italia che ampliava e approfondiva la cultura dei rampolli di nobili e facoltosi famiglie del Nord Europa, ma venivano anche architetti, letterati, amanti delle antichità e pittori.

A fare da sfondo alle immagini di suggestiva bellezza della città è sempre il Vesuvio fumante, ora ritratto nella luce trasparente del giorno, ora di notte squarciato dal rosso intenso dell’eruzione.

 

Il corteo reale a Piedigrotta
Il corteo reale a Piedigrotta

 

ANTONIO JOLI (1700-1777)
Il corteo reale a Piedigrotta – Museo di San Martino, Napoli

Le carrozze dei reali e del seguito si snodano verso la Basilica di Piedigrotta in occasione della festa omonima, percorrendo la curva dolce di Chiaia.
Com’era nello stile del pittore, il Vesuvio fumante è il fondale non solo dell’avvenimento ufficiale, ma anche della vita di ogni giorno nella rappresentazione di un gran numero di personaggi che assistono all’evento. Tutto è immerso in una luce mediterranea tersa e diffusa.

 

Eruzione del Vesuvio
Eruzione del Vesuvio del 1779

 

JACOB PHILIPP HACKERT (1737-1807)
Eruzione del Vesuvio del 1779

Nato nella Marca di Brandeburgo, da quando giunse a Roma nel 1768 non lasciò più l’Italia. Nominato pittore di corte da Ferdinando IV, si trasferì a Napoli definitivamente. Il sovrano gli commissionò una serie di dipinti intitolata “i porti del Regno” con vedute di Napoli, della Campania, della Puglia e poi Calabria e Sicilia. Si tratta delle prime vedute di questi luoghi e perciò di notevole interesse. Appare qui la cifra più evidente della produzione hackertiana, “il paesaggio dal vero”. Ma il realismo non è l’unico elemento distintivo del suo stile. Con forza espressiva l’artista rappresentò i fenomeni naturali come in questo quadro di grande suggestione emotiva.
Il potente getto di fuoco che squarcia il buio della notte è acceso da lampi e riversa sul mare suo riflesso rosso. È una scena di forte effetto drammatico, che ci fa cogliere nella pittura di Hackert sfumature romantiche.

 

Castel dellOvo
Castel dell’Ovo

 

ANTON SMINCK VAN PITLOO (1790-1837)

Nato in Olanda, ma napoletano di elezione, è considerato il maestro ed iniziatore della Scuola di Posillipo che ai primi dell’Ottocento rinnova il vedutismo settecentesco privilegiando sul dato documentaristico la ricerca della luce.
In questo bellissimo dipinto una luminosità dorata e diffusa è protagonista del quadro. Essa immerge elementi naturali e figure umane sinteticamente rappresentate in un’atmosfera pacata, come sospesa, in cui la luce è l’elemento unificante.

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