"Io, Clara": Madre, Moglie, Figlia e Artista

Sabato, 06 Febbraio 2016 00:00
  

Vita pubblica e privata, arte e affetti personali: è possibile riconciliare questi aspetti? Esiste, per usare le parole di Samuel Taylor Coleridge, un «punto equatoriale», in cui essi possano coesistere?

 

Sono alcune delle domande che Sergio Savastano pone in Io, Clara opera ispirata al libro Clara Schumann di Valeria Moretti, e messa in scena lo scorso venerdì 29 gennaio nella suggestiva cornice della Domus Ars. La scena è semplice: oltre a una poltrona, un tavolino e – naturalmente – un pianoforte, dei pannelli fonoassorbenti che circondano la scena, contribuendo a creare uno spazio al tempo stesso raccolto e aperto.

 

Certo, perché l'intera opera vive di dualismi: la stessa Clara Schumann è divisa in due. Paola Maddalena interpreta la donna Clara, vero e proprio "io narrante" dell'opera, mentre Sara Amoresano, incarna la pianista. Se da principio le due "forme" paiono distanti, (emblematico è il modo in cui esse si osservano, come allo specchio), una sintesi diventa possibile nel corso dell'opera.

 

Clara 3

 

I monologhi della Maddalena si alternano ai brani scelti ed eseguiti della Amoresano, fino al momento della lettera – vero e proprio spartiacque della pièce – in cui il pianoforte accompagna la recitazione in un crescendo drammatico dal forte sapore cinematografico che prepara la strada al clou della messa in scena.

 

È infatti nella seconda metà che le fratture si fanno più drammaticamente evidenti, col resoconto dell'internamento del figlio Ludwig, oltre che della malattia e morte del marito Robert Schumann. Se si aggiunge il non facile rapporto col padre, la sintesi appena raggiunta viene immediatamente messa in discussione.

 

Clara 2

 

Allo stesso modo, i dualismi diventano vere e proprie opposizioni: vita e morte, sanità e pazzia, gioventù ed esperienza, arte "pour l'art" e sua mercificazione e, soprattutto, femminilità e mascolinità. Se la seconda si configura come assenza (il padre e il marito della Schumann non sono mai presenti in scena, ma evocati tramite le voci fuori campo di Federico Torre e dello stesso Savastano), la prima è invece la vera colonna portante della pièce. Le interpretazioni della Maddalena e della Amoresano contribuiscono a delineare la personalità dell'artista: se la prima ne mette drammaticamente a nudo i dubbi e le insicurezze spostandosi costantemente, la seconda, coi suoi movimenti lenti, quasi ieratici ne restituisce un'immagine serena e pacifica.

 

L'insieme è di grande impatto emotivo, al quale contribuisce anche la bellezza della Domus Ars: la statua di Caterina della Ratta che dal suo monumento funebre (in condizioni tutt'altro che perfette) si affaccia sul presbiterio come uno spettatore da un palchetto laterale, concorre a creare una sensazione di mise en abîme, mentre il velluto rosso e i pannelli fonoassorbenti si sostituiscono alla pala d'altare e situano l'opera in una dimensione temporale indefinita e quasi onirica.

 

Sogno, realtà, passato, presente, vita, amore, morte... Io, Clara tocca questi ed altri temi, restituendo un ritratto toccante di una delle più importanti figure della storia della musica, alla quale, forse, non è ancora stato tributato il giusto rispetto. «Fino a qualche tempo fa – confessa Savastano – conoscevo Clara Schumann solo di nome. Certo, sapevo che era stata una grande musicista, ma non molto di più; poi, dopo aver letto il libro di Valeria Moretti decisi di portarlo in scena. Fui rapito dalla sua personalità e mi auguro che Io, Clara possa contribuire a farla conoscere maggiormente sia come artista che come donna.»

 

Clara 4

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Gabriele Basile

I don't believe in many things, but I do believe in duct tape.

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