La ragazza che danzava per Mao

Lunedì, 25 Gennaio 2016 00:00
  

Prendete Montalbano e trasferitelo a Shanghai. Okay, lo ammetto, non è proprio la stessa cosa, però voi date spazio all'immaginazione e seguitemi.

 

Siamo alla fine degli anni Novanta in una Shanghai in rapidissima trasformazione: grattacieli modernissimi crescono ad una velocità impensabile, business di ogni tipo fioriscono senza sosta, eppure il cuore della città resta legato a una ciotola di tradizionali spaghetti in brodo consumati in ristorantini che non saprei definire in altro modo che bettole – parlo per esperienza personale, e vi assicuro anche che sono deliziosi, ma questa è un'altra storia. Il passato e un presente che sa di futuro si confrontano ad ogni angolo. È in questa cornice che si svolgono le indagini dell'ispettore capo Chen Cao, un poliziotto di mestiere e un poeta per vocazione, che questa volta sono incentrate su un caso che potrebbe essere legato a niente di meno che al defunto presidente Mao e al suo rapporto con le donne. Una bella patata bollente per Chen, che si ritrova catapultato all'improvviso tra i nostalgici della Shanghai degli anni Trenta, tra giradischi e case coloniali, e antichi pettegolezzi. 

 

Lo scrittore cinese Qiu Xiaolong, stabilitosi negli Stati Uniti in seguito alle sommosse di piazza Tian'anmen, ha esordito nel 2000 con il primo giallo della serie dell'ispettore Chen Cao, La misteriosa morte della compagna Guan, riscuotendo un certo successo e un Anthony Award per la miglior opera prima. Da quel momento in poi Chen è stato il protagonista di altri otto episodi, e non è escluso che il numero sia destinato a crescere. Al di là delle indagini in sé e per sé, quel che colpisce è l'analisi della società cinese che emerge tra le pagine, portata avanti dagli occhi osservatori di Chen. Non è quel che fa anche il nostro Montalbano riguardo alla Sicilia in particolare e all'Italia più in generale? A me piace pensare di sì, ovviamente con le dovute differenze, sia chiaro.

 

Inoltre, questo libro ha anche un merito in un certo senso storico, perché l'autore riporta alla luce un aspetto molto poco lusinghiero di Mao che il Partito ha sempre cercato di tenere nascosto, e cioè la crudeltà con cui egli trattò le donne che fecero parte della sua vita – mogli, amanti, “piccole segretarie”. In fondo, non ricordo chi disse che è da come tratta le donne che si capisce di che pasta è fatto un uomo, e non ho dubbi che avesse ragione.

 

La fotografia in copertina è di Brigid Conklin, Shanghai 1997.

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Valeria Lotti

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto." Italo Calvino

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